Braccio di ferro tra Roma e le Regioni. I criteri misteriosi restano un dogma
Nessuna svolta all’incontro tra esecutivo e governatori. Francesco Boccia: «Parametri intoccabili fino al 3 dicembre». Giuseppe Conte passa la palla ai tecnici e insiste con il «Natale sobrio». Roberto Speranza: «Nessuno sottovaluti la situazione».

Quello che potremmo chiamare il «protocollo Conte» ha ormai un andamento scontato: ogni volta che arriva una precisa richiesta politica, il premier fa scaricabarile e si nasconde dietro i tecnici. Così, intervenendo ieri all’assemblea Anci, riferendosi alla proposta delle Regioni di disboscare la selva dei 21 parametri, Conte ha scaraventato la palla in tribuna: «Non sono uno scienziato. Parlare di cinque o tre indicatori rientra in un dibattito scientifico, dobbiamo fidarci degli esperti. Il dibattito è aperto, ma proprio per rassicurare i presidenti di Regione abbiamo concordato con il ministro Speranza che il professor Brusaferro con i suoi esperti spieghi bene tutto ai governatori».

Risposta vaga ed elusiva pure sulla possibilità di una maggiore flessibilità subregionale: «Il meccanismo che adottiamo», ha detto Conte, «è già tarato anche su base provinciale: è possibile differenziare le aree, così da adottare misure più rigide nelle province più a rischio, ma anche più leggere nelle province meno a rischio. È già previsto nel dpcm, occorre una richiesta del governatore, fondata su una base scientifica: il ministro Speranza poi valuterà». E qui si torna alla vera questione, intorno alla quale il governo continua a girare a vuoto: per quanto l’esecutivo si nasconda dietro presunti automatismi, poi c’è un ineliminabile momento di assunzione di responsabilità politica, più o meno mascherato.

Ma Conte sembra affezionato al velo di mistero che copre i famigerati parametri, e infatti raccoglie solo a parole una richiesta di maggiore trasparenza: «Occorre rendere trasparenti e chiari questi meccanismi e parametri a tutta la popolazione, ma parliamo di algoritmi, ed è un po’ complicato». E poi l’immancabile colpevolizzazione delle Regioni: «Ricordiamo sempre che all’interno della cabina di regia ci sono tre rappresentanti delle Regioni che hanno contribuito a elaborare questi parametri».

In ogni caso ieri pomeriggio si è tenuto l’ennesimo incontro tra Roma e le Regioni, preceduto da un brutto segnale recapitato via tv da uno dei ministri partecipanti alla videoconferenza. Infatti, ospite di Oggi è un altro giorno su Rai 1, Francesco Boccia, oltre a lasciar intendere che altre Regioni potrebbero diventare rosse, ha aggiunto che il sistema dei 21 parametri «fino al 3 dicembre non è in discussione. C’è un dpcm in vigore fino a quella data e il confronto in corso servirà a prendere ulteriori decisioni in vista del dpcm successivo». Insomma, uno stop preventivo alle richieste dei governatori. Anzi, ancora peggio: un modo per derubricare la riunione di ieri a un giro di tavolo per raccogliere opinioni.

La riunione ha visto da una parte Boccia, Speranza e Brusaferro, e dall’altra diversi governatori tra cui Toti, Fedriga, Acquaroli, Toma, Marsilio, Bardi e Spirlì. Il governo si è trincerato dietro la solita parvenza di dialogo, che nasconde una rigidità sostanziale. Ecco ancora Boccia a proposito della cabina di regia per il monitoraggio dei dati: «Se in quella sede dovesse venir fuori una valutazione scientifica che può consentire a un parametro di essere ponderato meglio, chiaramente la cabina può dare un contributo». Tutto qui. Per il resto, toni cupi da Speranza: «Nessuno sottovaluti la serietà della situazione. La pressione sulle strutture sanitarie è molto alta. Non si può assolutamente scambiare qualche primissimo e insufficiente segnale incoraggiante in uno scampato pericolo».

Risultato finale della riunione? In attesa del 3 dicembre, da oggi a fine mese ci sarà l’ennesimo tavolo tecnico tra il presidente dell’Iss, Brusaferro, i rappresentanti dell’Istituto, del ministero della Salute e delle Regioni «per valutare le ulteriori ponderazioni e proposte delle Regioni», fanno sapere in serata fonti governative.

Resta sullo sfondo anche un ipotetico alleggerimento delle misure fatto intravvedere dal coordinatore del Cts, Agostino Miozzo , per dicembre: a beneficiarne potrebbero essere ristoranti e negozi (a quanto pare, non palestre, circoli sportivi, teatri e cinema), ma – nella vaghezza generale – non si esclude che a questa cauta flessibilità possa far seguito un ulteriore successivo irrigidimento.

Tornando infine a Conte, il premier nemmeno ieri si è lasciato sfuggire l’occasione di presentarsi come maestro di spiritualità, quasi fosse una specie di autoproclamato precettore e confessore degli italiani: «Dobbiamo predisporci a un Natale più sobrio». E poi, in un crescendo abbastanza surreale: «Una settimana di socialità scatenata significherebbe pagare a gennaio con un innalzamento brusco della curva, in termini di decessi e stress sulle terapie intensive: non ce lo possiamo permettere. Non sono pensabili baci, abbracci, festeggiamenti, festoni, festini, indipendentemente dalla curva epidemiologica».

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