
Eccomi Bobby!
«Sono qui pronto per te. Alla grande! Perfetto!».
Perfetto! Ho ascoltato il tuo nuovo brano che mi hai inviato ieri. Video attraente. Il titolo è Io puzzo.
«Simpatico no? (intona una strofa, ndr) “io puzzo, / lo sai che puzzo / giorno e notte puzzo e puzzerò”…».
Si riferisce a chi è disposto a dire verità. Perché la verità può risultare maleodorante?
«Perché a volte qualcuno fa qualcosa di sbagliato, però pensa di non farsi scoprire. Se poi viene scoperto a lui questa verità dà fastidio e, per lui, ha una forma di puzzo».
Ti riferisci a qualcosa in particolare?
«No, riguarda tutto ciò che c’è nel mondo. A volte la verità viene oscurata o camuffata per interessi economici».
Ti professi cattolico e credente.
«Sì, lo sono, tantissimo, e anche mia moglie. Il mio bambino, che ha 13 anni, fa già il chierichetto in chiesa. Io ho avuto anche un piccolo miracolo…».
Racconta…
«Nel ’78, facendo ginnastica con i pesi, non riuscivo a crescere muscolarmente e volevo prendere degli ormoni come certi culturisti americani ma temevo uno shock anafilattico dopo le iniezioni. Riuscii a convincere un farmacista a Milano che mi ha dato un prodotto a base di testosterone per i malati terminali. Non sono cresciuto di muscoli ma un tremendo nervosismo. Quando sono andato a cantare in piazza Duomo a Milano, con 4.000 persone, a un certo punto la voce si è spezzata…».
Ahi…
«Invece di parlare e cantare, usciva solo un rantolo. E sentivo gusto di sangue in bocca. Pensavo di aver ingoiato un dente. Ho chiesto al mio manager di portarmi a Salsomaggiore dall’otorinolaringoiatra di Pavarotti. Mi ha messo una microcamera che entra nel naso e va alle corde vocali e facendomi vedere nello schermo del computer che una corda vocale si era spezzata in due. “Probabilmente non potrai più cantare”».
Drammatico. E poi che è successo?
«Attraverso un mio amico manager di ragazze che fanno spogliarelli a Pigalle, a Parigi, sono andato con lui in auto da lì a Lourdes, e ho visto la grotta - ci sono già andato più volte a ringraziare con mia moglie - con stampelle di persone tornate a camminare grazie a un miracolo. Ho bevuto l’acqua santa, ho lasciato 250 franchi e con la mente ho detto alla Madonna “aiutami tu”. Dopo due mesi, nei quali non parlavo più (evoca un rantolo, ndr), ho provato, le corde vocali si muovevano, e poi la voce è ritornata. Un ateo potrebbe dire che si tratta di un’autoguarigione naturale. Io invece sono convinto che sia stato un piccolo miracolo. Dal ’78 avrò fatto, credo, 5.000 concerti… E la voce va sempre benissimo. È la pura verità».
Parlando di verità, ce ne sarebbe una, quella cristiana, ossia quella di darsi al prossimo…
«Assolutamente, però c’è sempre Satana che combatte dall’altra parte. Tante volte nell’umanità abbiamo visto che spesso è venuto fuori ma sempre il Signore è riuscito a schiacciarlo. Ma c’è sempre questo brutto personaggio di Satana che ha fatto cose orrende e continua a farne».
Pensi sia possibile incidere sul mondo attraverso piccoli gesti quotidiani?
«La volontà c’è, però purtroppo il mondo è in mano a chi ha il potere. E chi ha il potere probabilmente non ascolta le persone ma pensa agli affari suoi».
Continui a fare yoga e a praticare riti tibetani?
«Io pratico i riti tibetani, una forma di ginnastica sanitaria, una tecnica cinese, si chiama thai chi. La praticavano 2.000 anni fa non per combattere, come il karate, ma per dare energia, cercare di contrastare l’invecchiamento. Un maestro di ginnastica direbbe che questi esercizi sono solo stretching. Sarà. Ma come hanno confermato gli astrofisici siamo in un universo con miliardi di raggi cosmici, X, gamma, ultravioletti, siamo pieni di questa energia che ci attraversa. Con questi esercizi i raggi possono penetrare nella spina dorsale e rallentare la vecchiaia, dopo questi esercizi tu sudi… Mi sta arrivando il libro di Aba Pant, Surya Namaskar, che vuol dire saluto al sole. Vorrei riprendere il saluto al sole».
Un altro tuo brano appena uscito, ShishKebab. «Serve amore in quantità / non l’assalto dei parà». Propositi cristiani. Invochi giustamente la pace tra Israele e Palestina.
«Mi ha dato un’enorme tristezza vedere le foto in Palestina dei bambini morti perché credo che la guerra nel passato era tra militari… Ho otto nipoti, il mio primo figlio ha 57 anni e l’ultimo 13. Con i bambini mi sento bene, mi danno un sacco di energia. Poi, avevo presentato un brano per Sanremo ma Carlo Conti l’ha rifiutato…».
Tema?
«Era contro il femminicidio. Si chiama Nata libera e lo promuoverò. Un uomo dice a una donna: “Mi hai dato 10 anni di felicità, ora hai deciso di andare con lui. Pensa alla tua felicità. Se per caso un giorno tu verrai lasciata da lui, io ti riprenderò con un abbraccio e sarò contento”. Una cosa opposta al femminicidio».
Sei un classico del Festival…
«Non mi sono suicidato perché faccio 40 concerti d’estate e ora ne ho già in programma 15. Mi sono liberato dei manager “esclusivisti”. Adesso tutti i contratti li fa il mio chitarrista. Questi manager prendevano tre-quattro-cinque mila sulla mia schiena. Adesso sono libero. Quindi non ho bisogno di Sanremo. Però volevo portare questa canzone. Amadeus mi ha rifiutato 5 volte e Carlo Conti due volte».
Di cosa avrebbe bisogno l’Ariston?
«Avrebbe bisogno di artisti come Fausto Leali, Mina e tutti i miei coetanei. Perché su 16 milioni di spettatori ci saranno secondo me 5 milioni di ragazzi giovani, ma anche 11 milioni di signori dai 70 ai 99 anni che stanno in poltrona. Vedere canzoni di Peppino Di Capri, di Edoardo Vianello sarebbe meglio. Non sono io a decidere quelli che prendono a Sanremo. Ma io saprei come fare».
Con quali criteri sono scelte le canzoni?
«È molto semplice. Da vent’anni sono stati cancellati i dischi, esiste solo Spotify, 90 centesimi di quota, e Streaming, 24 centesimi. Quando c’erano i dischi e Little Tony vendette 3 milioni di copie con Cuore matto e Bobby Solo 2 milioni e mezzo con la Lacrima gli artisti prendevano il 6% e il 94% la casa discografica. Siccome non ci sono i dischi hanno creato X-Factor e Amici, dove sono scelti ragazzi giovani ai quali viene fatto fare un contratto. L’artista prende molto meno. La casa discografica non può più guadagnare con la vendita dei dischi. A un ragazzo giovane che guadagna anche poco e a un concerto vede le ragazzine che si sbracciano per lui non gli dà fastidio che il manager guadagni di più. A me sì, tant’è che mi gestisco con il mio chitarrista. Da 5 anni mi sono liberato da ogni vincolo di esclusività».
Pertanto con quei Sanremo in cui spopolavi con Se piangi se ridi, Zingara e la Lacrima non c’è nulla in comune?
«No, anche perché, fai caso, quando negli anni Sessanta e Settanta un signore che si alzava alle 6 di mattina per andare al lavoro e la sera prima aveva sentito “Dimmi quando tu verrai, dimmi quando quando quando…” (intona il brano di Tony Renis, ndr), se lo ricordava facendo la doccia… Adesso quando sentono queste cose più parlate che cantate, non possono cantare sotto la doccia la mattina dopo. Ma alle case discografiche non interessa perché tutti i successi discografici di Mina, Vanoni, Celentano, Jonny Dorelli, Little Tony, Peppino Di Capri, Bobby Solo, già ce l’hanno. A loro non interessa il discorso della musica ma recuperare del denaro attraverso questi ragazzini tutti contenti pur prendendo molto meno…».
Mi hai inviato un articolo in cui si riferisce essere in corso la più intensa radiazione solare degli ultimi 20 anni…
«Sì, lo dice la Nasa. Dal 1400 gli astronomi hanno osservato i cicli più o meno caldi del Sole. Ora il Sole sta aumentando la forza del calore. Le teorie sono teorie, non sono realtà. Si è detto che la fine del Sole sarà tra 5 miliardi di anni. Ma nessuno può realmente sapere cosa succede dentro al Sole. Noi stiamo parlando grazie ai satelliti ed essi, se questo dovesse continuare, sono a rischio…».
Vivi in provincia di Pordenone.
«Mia moglie, essendo figlia di un sergente maggiore americano che non c’è più, mio suocero, ama vivere vicino alla base americana dove ha delle amiche coetanee. Mio padre prese due medaglie d’argento nel ’43 in Africa e quindi nel libro degli aviatori c’è il nome di Bruno Sarti, mio papà. La base è di origine italiana. L’ho fatto per mia moglie, per farla contenta, ma mi trovo bene in tutta l’Italia. Mia moglie mi vuole bene, è molto più precisa e seria di me. Un artista non può essere troppo serio, lei ha molta pazienza e io le voglio un bene dell’anima».
Bello sentire queste cose!
«È così».
I tuoi colleghi di un tempo…
«Purtroppo ho perso il mio fraterno amico Little Tony. Poi ero legato a Celentano… A Roma lui abitava a via Laurentina e io all’Eur. Tutt’e due soffrivamo d’insonnia. Nel ’75 ci trovavamo a viale Europa all’1 della notte e camminavamo fino alle 4. C’era una farmacia notturna. Mi porta in farmacia, come tu mi porti in un bar , “cosa prendi, un prosecco?” e lui dice al farmacista “Bobby, cosa vuoi un Cebion o un Agrovit?”. Vitamina C. Celentano era troppo forte».
Quando ho intervistato Laura Ephrikian mi ha raccontato che durante le riprese del musicarello Una lacrima sul viso, del ’64, ti vedeva un po’, diciamo, spaesato…
«Il fatto è che ero timido e spaventato da morire. A farmi vincere la timidezza fu il grande Nino Taranto. Lei, prima di Morandi, era fidanzata con un campione di rugby di Udine. Alto 1 e 90. Dovevo baciarla attraverso un cancello. Lui, in friulano mi ha detto “se te la basi davvero vengo zò e te spacco la testa”. Allora, se rivedi il film, la bacio proprio tremando…».
Grazie Bobby!
«Alla grande!».






