2024-04-27
Blinken incalza Xi: la Cina molli Mosca e aiuti la pace in Medio Oriente
Antony Blinken e Xi Jinping a Pechino (Ansa)
Tour del Segretario Usa. Il leader del Dragone: «Siamo partner e non nemici». Ma rimangono gli attriti sul commercio e Taiwan.È un rapporto che resta ambiguo quello tra Usa e Cina. A confermare questa situazione sta l’ultimo viaggio di Tony Blinken a Pechino. Ieri, il Segretario di Stato americano ha avuto un incontro con Xi Jinping. «La Cina vorrebbe vedere Stati Uniti fiduciosi, aperti e prosperi. Ci auguriamo che gli Stati Uniti vedano lo sviluppo della Cina in una luce positiva», ha detto il presidente cinese a Blinken, per poi aggiungere: «La Cina e gli Usa dovrebbero essere partner piuttosto che avversari». Il segretario di Stato americano, dal canto suo, ha denunciato «azioni pericolose» della Repubblica popolare nel Mar Cinese Meridionale e ha espresso preoccupazione per i legami tra Cina e Russia nel settore della Difesa. Non solo: parlando alla Cnn, ha anche affermato di avere le prove del fatto che il Dragone abbia tentato di «influenzare e probabilmente interferire» nelle elezioni statunitensi. Ciononostante, Blinken ha anche detto che Pechino «può aiutare a far calmare le tensioni in Medio Oriente».Poco prima, il capo del Dipartimento di Stato Usa aveva avuto un faccia a faccia con il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi. «La Cina e gli Usa dovrebbero mantenere la giusta direzione per andare avanti con stabilità o ritornare in una spirale discendente? Questa è una questione importante per i nostri due Paesi», aveva detto Wang, aggiungendo al contempo che i rapporti tra Washington e Pechino starebbero «iniziando a stabilizzarsi». Oltre ad accusare gli Usa di «adottare infinite misure per sopprimere l’economia, il commercio, la scienza e la tecnologia della Cina», il ministro degli Esteri di Pechino aveva anche definito la questione di Taiwan come «la prima linea rossa insormontabile» nei rapporti sinoamericani.Il viaggio di Blinken è avvenuto in una fase abbastanza tesa. Joe Biden ha appena firmato un nuovo pacchetto di aiuti, che include assistenza militare a Taipei. E mercoledì il presidente ha siglato una legge bipartisan, che potrebbe portare al divieto di TikTok negli Usa. La posizione dell’amministrazione Biden sul Dragone continua a rivelarsi complessivamente ambigua, come già emerso dall’ultimo viaggio di Janet Yellen in Cina a inizio aprile. Nell’occasione, il segretario al Tesoro americano si era, sì, lamentato delle pratiche commerciali scorrette del Dragone, ma si era anche espresso contro il disaccoppiamento dell’economia americana da quella cinese.È inoltre da molto tempo che l’amministrazione Biden sta cercando di convincere Pechino a non spalleggiare Mosca. Tuttavia, i risultati si sono rivelati assai scarsi: a marzo, Wang Yi ha infatti detto che la Cina vuole rafforzare ulteriormente i legami con la Russia. Un discorso analogo vale per la crisi di Gaza. Come detto, ieri Blinken ha auspicato un ruolo diplomatico di Pechino in Medio Oriente. Eppure la Cina ha firmato nel 2021 un patto di cooperazione venticinquennale con l’Iran e si ostina a non considerare Hamas un’organizzazione terroristica.Insomma, da una parte l’amministrazione Biden non ottiene ciò che vuole dalla Cina, mentre dall’altra continua a mantenere con quest’ultima una linea ondivaga. Le ragioni di questa situazione sono due. Innanzitutto si registrano spaccature in seno allo stesso gabinetto presidenziale tra chi, come la Yellen, auspica rapporti più amichevoli con Pechino a scopi economici e chi, come il consiglio per la sicurezza nazionale americano, è favorevole a una postura più severa su diritti umani e competizione geopolitica. Il punto è che la debole leadership di Biden non è riuscita a trovare una sintesi efficace tra queste posizioni contrapposte: il che ha prodotto una politica spesso confusa, a detrimento della capacità di deterrenza statunitense nei confronti del Dragone.In secondo luogo, la coalizione elettorale che ha portato l’attuale presidente alla Casa Bianca è divisa sulla questione cinese. Se Wall Street e la Silicon Valley prediligono la distensione a fini commerciali, i colletti blu della Rust Belt invocano la linea dura proprio sul commercio. Non a caso, Biden ha espresso l’intenzione di triplicare le tariffe sull’importazione di acciaio e alluminio dalla Cina. Infine, un elemento interessante è emerso da un recente articolo di The Atlantic. Appena entrato in carica, Biden ha spinto a favore della svolta green e delle auto elettriche, ma poi si è ritrovato a dover affrontare la concorrenza dei veicoli elettrici cinesi, sempre più numerosi e a basso costo. Ed ecco il dilemma elettorale: se facilita l’accesso di queste auto al mercato americano, Biden si aliena la simpatia dei metalmeccanici del Michigan; se non lo fa, irrita gli ambientalisti. Peccato però che, per essere rieletto, abbia bisogno di entrambi.
Renato Mazzoncini, ad di A2a (Imagoeconomica)
Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara (Ansa)