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2018-09-25
Basta permessi umanitari facili, rimpatri più veloci per i delinquenti
Ansa
Dalle parole ai fatti. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini festeggia in tempo reale su Facebook: «Decreto sicurezza, alle 12.38 il Consiglio dei ministri approva all'unanimità! Sono felice. Un passo in avanti per rendere l'Italia più sicura. Per combattere con più forza mafiosi e scafisti, per ridurre i costi di un'immigrazione esagerata, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle Forze dell'Ordine». Che aumenteranno come ha annunciato il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno: «Presto ci saranno importanti assunzioni per garantire la sicurezza».
Nei 42 articoli del decreto, ci sono i provvedimenti utilizzati dal vicepremier leghista per la sua campagna elettorale e che ora modificheranno le normative in materia di accoglienza dei profughi, soprattutto dei richiedenti asilo, abolendo di fatto il permesso umanitario. Vengono poi introdotte nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza. Il Viminale punta a una stretta alle leggi antiterrorismo estendendo il Daspo sportivo anche ai sospetti terroristi, e concede maggiori poteri ai sindaci. Manca soltanto il capitolo rom. «La questione rom non è ricompresa in questo decreto», ha detto Salvini, «ci stiamo lavorando: l'obiettivo è arrivare nell'arco del mandato di questo governo alla chiusura di tutti i campi rom in ogni città. Campi rom zero».
Superati dunque i dubbi sulla costituzionalità tanto che il premier Giuseppe Conte, presente in conferenza stampa, ha voluto chiarire che un'interlocuzione con il Quirinale sul decreto è già stata avviata. «Cortesia istituzionale prevede che si anticipi i contenuti e un testo al Colle, come è stato fatto anche in questo caso. Non dico che Mattarella abbia approvato, non sarebbe rispettoso del galateo istituzionale. Il presidente avrà tutto l'agio di fare eventuali rilievi». «Si tratta del dl più condiviso, più modificato, più aggiornato nella storia almeno di questo governo», ha detto Salvini, «il testo non è blindato, arriverà in Parlamento dove potranno esserci modifiche importanti». Il decreto che, come detto da Conte, unifica i due testi su immigrazione e sicurezza, «anche in ragione della complementarietà della materia e della necessità di allinearsi con gli standard Ue».
Nel testo viene abrogato il permesso di soggiorno per motivi umanitari, sostituito da «permessi speciali». Sei le fattispecie previste: vittime di grave sfruttamento, motivi di salute, violenza domestica, calamità nel Paese d'origine, cure mediche, atti di particolare valore civile. Il motivo della stretta lo ha spiegato il responsabile del Viminale: «Dovrebbe trattarsi di un provvedimento residuale, invece in Italia viene concessa nel 26% dei casi, più di quanto avvenga negli altri Paesi Ue a fronte del 7% del diritto di asilo. Già dopo le mie circolari la concessione di questo tipo di protezione è scesa a 21% e ora calerà ancora di più». Secondo Salvini sulla concessione del diritto di asilo, «le domande si sono ridotte da 105.000 a 42000 e quelle accolte sono state il 33%».
È prevista inoltre la sospensione della domanda d'asilo in caso di pericolosità sociale o condanna in primo grado.
Il decreto amplia la possibilità di negare o revocare la protezione internazionale per i reati di violenza sessuale, lesioni gravi rapina, violenza a pubblico ufficiale, mutilazioni sessuali, furto aggravato, traffico di droga.
La durata massima di permanenza nei centri per il rimpatrio passa da 3 a 6 mesi per facilitare l'espulsione degli irregolari.
Il dl prevede anche il «completamento, adeguamento e ristrutturazione» dei centri già presenti sul territorio e la «costruzione» di altri. Salvini ha detto più volte che la sua idea è di realizzarne uno in ogni regione. Nel caso di sovraffollamento dei Cpr (i centri per il rimpatrio) i migranti in attesa di identificazione possono essere trattenuti anche in «strutture diverse e idonee nella disponibilità dell'autorità di pubblica sicurezza».
Per incrementare le attività di rimpatrio, il dl stanzia 500.000 euro per il 2018 e 1,5 milioni per il 2019 e 2020. Prevista la revoca della cittadinanza italiana a «chiunque venga condannato in via definitiva per terrorismo internazionale».
Il decreto riserva esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale previsti dal sistema Sprar. I richiedenti asilo troveranno invece accoglienza solo nei centri ad essi dedicati cioè i Cara. A chi temeva lo smantellamento del sistema di accoglienza Salvini assicura: «Il rischio è inesistente, ma viene messo ordine in un sistema. Da quando sono ministro abbiamo ridotto di circa 20.000 unità le presenze in tutti questi tipi di strutture. Coloro che sono nel giusto come amministratori locali e come profughi non hanno nulla da temere da questo provvedimento».
E comunque ha aggiunto il ministro dell'Interno «i famosi 35 euro al giorno verranno rivisti in base a quella che è la media europea, con un netto taglio degli sprechi, senza contare che se riusciamo a mantenere la diminuzione degli sbarchi, questo porterà a un risparmio di 1 miliardo ogni anno che verrà reinvestito in sicurezza».
Sui tempi del dl il leader del Carroccio è stato chiaro: «Per una questione di rispetto il decreto su sicurezza ed immigrazione verrà consegnato al Quirinale un'ora dopo il decreto Genova».
Minori rom rubano auto e per sfuggire alla polizia mettono sotto una donna
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Il Viminale presenta il dl sicurezza: stretta sulle richieste d'asilo e via la cittadinanza ai condannati per terrorismo. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini: «È il testo più condiviso dal governo. E ora pensiamo ai rom».La vittima ha fratture multiple: «Mi sono passati sulla gamba». Bloccati i responsabili, di 14 e 16 anni: «Volevamo farci un giro».Stava andando a trovare un'amica quando uno straniero con precedenti ha abusato di lei. In quella zona non è il primo caso. Il leader della Lega: «Castrazione chimica».Lo speciale contiene tre articoli. Dalle parole ai fatti. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini festeggia in tempo reale su Facebook: «Decreto sicurezza, alle 12.38 il Consiglio dei ministri approva all'unanimità! Sono felice. Un passo in avanti per rendere l'Italia più sicura. Per combattere con più forza mafiosi e scafisti, per ridurre i costi di un'immigrazione esagerata, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle Forze dell'Ordine». Che aumenteranno come ha annunciato il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno: «Presto ci saranno importanti assunzioni per garantire la sicurezza».Nei 42 articoli del decreto, ci sono i provvedimenti utilizzati dal vicepremier leghista per la sua campagna elettorale e che ora modificheranno le normative in materia di accoglienza dei profughi, soprattutto dei richiedenti asilo, abolendo di fatto il permesso umanitario. Vengono poi introdotte nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza. Il Viminale punta a una stretta alle leggi antiterrorismo estendendo il Daspo sportivo anche ai sospetti terroristi, e concede maggiori poteri ai sindaci. Manca soltanto il capitolo rom. «La questione rom non è ricompresa in questo decreto», ha detto Salvini, «ci stiamo lavorando: l'obiettivo è arrivare nell'arco del mandato di questo governo alla chiusura di tutti i campi rom in ogni città. Campi rom zero». Superati dunque i dubbi sulla costituzionalità tanto che il premier Giuseppe Conte, presente in conferenza stampa, ha voluto chiarire che un'interlocuzione con il Quirinale sul decreto è già stata avviata. «Cortesia istituzionale prevede che si anticipi i contenuti e un testo al Colle, come è stato fatto anche in questo caso. Non dico che Mattarella abbia approvato, non sarebbe rispettoso del galateo istituzionale. Il presidente avrà tutto l'agio di fare eventuali rilievi». «Si tratta del dl più condiviso, più modificato, più aggiornato nella storia almeno di questo governo», ha detto Salvini, «il testo non è blindato, arriverà in Parlamento dove potranno esserci modifiche importanti». Il decreto che, come detto da Conte, unifica i due testi su immigrazione e sicurezza, «anche in ragione della complementarietà della materia e della necessità di allinearsi con gli standard Ue».Nel testo viene abrogato il permesso di soggiorno per motivi umanitari, sostituito da «permessi speciali». Sei le fattispecie previste: vittime di grave sfruttamento, motivi di salute, violenza domestica, calamità nel Paese d'origine, cure mediche, atti di particolare valore civile. Il motivo della stretta lo ha spiegato il responsabile del Viminale: «Dovrebbe trattarsi di un provvedimento residuale, invece in Italia viene concessa nel 26% dei casi, più di quanto avvenga negli altri Paesi Ue a fronte del 7% del diritto di asilo. Già dopo le mie circolari la concessione di questo tipo di protezione è scesa a 21% e ora calerà ancora di più». Secondo Salvini sulla concessione del diritto di asilo, «le domande si sono ridotte da 105.000 a 42000 e quelle accolte sono state il 33%».È prevista inoltre la sospensione della domanda d'asilo in caso di pericolosità sociale o condanna in primo grado.Il decreto amplia la possibilità di negare o revocare la protezione internazionale per i reati di violenza sessuale, lesioni gravi rapina, violenza a pubblico ufficiale, mutilazioni sessuali, furto aggravato, traffico di droga. La durata massima di permanenza nei centri per il rimpatrio passa da 3 a 6 mesi per facilitare l'espulsione degli irregolari. Il dl prevede anche il «completamento, adeguamento e ristrutturazione» dei centri già presenti sul territorio e la «costruzione» di altri. Salvini ha detto più volte che la sua idea è di realizzarne uno in ogni regione. Nel caso di sovraffollamento dei Cpr (i centri per il rimpatrio) i migranti in attesa di identificazione possono essere trattenuti anche in «strutture diverse e idonee nella disponibilità dell'autorità di pubblica sicurezza». Per incrementare le attività di rimpatrio, il dl stanzia 500.000 euro per il 2018 e 1,5 milioni per il 2019 e 2020. Prevista la revoca della cittadinanza italiana a «chiunque venga condannato in via definitiva per terrorismo internazionale».Il decreto riserva esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale previsti dal sistema Sprar. I richiedenti asilo troveranno invece accoglienza solo nei centri ad essi dedicati cioè i Cara. A chi temeva lo smantellamento del sistema di accoglienza Salvini assicura: «Il rischio è inesistente, ma viene messo ordine in un sistema. Da quando sono ministro abbiamo ridotto di circa 20.000 unità le presenze in tutti questi tipi di strutture. Coloro che sono nel giusto come amministratori locali e come profughi non hanno nulla da temere da questo provvedimento».E comunque ha aggiunto il ministro dell'Interno «i famosi 35 euro al giorno verranno rivisti in base a quella che è la media europea, con un netto taglio degli sprechi, senza contare che se riusciamo a mantenere la diminuzione degli sbarchi, questo porterà a un risparmio di 1 miliardo ogni anno che verrà reinvestito in sicurezza».Sui tempi del dl il leader del Carroccio è stato chiaro: «Per una questione di rispetto il decreto su sicurezza ed immigrazione verrà consegnato al Quirinale un'ora dopo il decreto Genova». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/basta-permessi-umanitari-facili-rimpatri-piu-veloci-per-i-delinquenti-2607625571.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="minori-rom-rubano-auto-e-per-sfuggire-alla-polizia-mettono-sotto-una-donna" data-post-id="2607625571" data-published-at="1767622056" data-use-pagination="False"> Minori rom rubano auto e per sfuggire alla polizia mettono sotto una donna «Volevamo solo farci un giro», con questa frase due rom hanno giustificato quello che sugli atti trasmessi in Procura viene indicato come «tentato omicidio». Due minorenni, di 16 e 14 anni, hanno rubato un'autovettura - un'Alfa Romeo 159 - e si sono lanciati ad alta velocità lungo le strade di Roma, fino a travolgere una donna lasciandola per terra esanime. La coppia rom è stata arrestata con l'accusa di tentato omicidio, omissione di soccorso, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento di beni dello Stato. Già, perché la «bravata» dei due giovani rom ha inizio con il furto di una potente berlina poco dopo le 17.30 di domenica in via Pietra Porzia, a Zagarolo. I due, a bordo dell'autovettura rubata, iniziano a correre lungo le strade periferiche che portano al centro della Capitale fino a quando non incappano in un posto di blocco delle forze dell'ordine. Incuranti dell'alt, i due sfrecciano lungo la statale forzando le misure di sicurezza di una pattuglia della polizia di Stato e ingaggiando un inseguimento con gli agenti. Durante la folle corsa, il guidatore - appena 16 anni - affonda sempre di più il piede sull'acceleratore dell'Alfa 159 e travolge una coppia. Si tratta di una donna che camminava lungo il ciglio della strada in compagnia del cugino; quest'ultimo è riuscito a salvarsi saltando dall'altra parte della carreggiata, oltre il guardrail. La donna, invece, ha riportato un politrauma con frattura alla gamba sinistra. Dopo l'inseguimento, il veicolo in fuga è andato ad impattare contro la volante della Polizia che lo inseguiva e finalmente, dopo una breve colluttazione, i due rom sono stati immobilizzati dagli agenti. I minori - condotti negli uffici di polizia, alla presenza del pubblico ministero della Procura dei minori, hanno confessato di aver rubato l'auto in località Zagarolo e di voler «soltanto fare un giro». Successivamente i due minorenni sono stati scortati all'ospedale San Sebastiano di Frascati per essere sottoposti agli esami tossicologici per accertare l'eventuale assunzione di alcool o stupefacenti. La donna era uscita con il cugino di 69 anni per una passeggiata. «Abbiamo visto la morte negli occhi», ha raccontato la vittima agli agenti della polizia. «Mi sono passati con la ruota sopra la gamba, è stato terribile». L'incidente è avvenuto in via Prataporci, nella zona di Frascati Colonna. «Mia sorella», racconta il fratello al Messaggero, «stava passeggiando con nostro cugino, come fanno spesso nel pomeriggio. In quel tratto di strada non c'è il marciapiedi, ma un guardrail che quell'auto ha preso in pieno». I due giovani rom non sono volti sconosciuti alle forze dell'ordine. Stando a quanto accertato dagli agenti, i due si sarebbero resi protagonisti in passato di altri episodi del genere. È ipotizzabile, dicono gli investigatori, che i due giovani nomadi volessero raggiungere qualche deposito o magazzino fuori Roma dove poter consegnare la vettura a chi si sarebbe poi occupato di smontarla per rivendere i ricambi sul mercato nero. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/basta-permessi-umanitari-facili-rimpatri-piu-veloci-per-i-delinquenti-2607625571.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="studentessa-cammina-per-firenze-aggredita-e-stuprata-da-un-romeno" data-post-id="2607625571" data-published-at="1767622056" data-use-pagination="False"> Studentessa cammina per Firenze, aggredita e stuprata da un romeno Sempre nello stesso posto, nei pressi del viadotto Marco Polo al Varlungo, periferia di Firenze. Un'altra violenza sessuale a poco più di due mesi di distanza da dove era stata aggredita una turista giapponese. Una ragazza di 21 anni è stata picchiata e violentata nella notte fra domenica e lunedì. Secondo quanto riferito dagli investigatori, la giovane, proveniente dalla Mongolia e nel capoluogo toscano per motivi di studio, è stata avvicinata da un uomo su una rampa. L'ha colpita con pugni al volto fino a farla cadere a terra esanime, l'ha trascinata per i capelli per alcuni metri dietro a un albero e poi ha abusato di lei. La studentessa ha raccontato una notte da incubo, terminata solo con il provvidenziale arrivo di un passante. A quel punto lo stupratore è fuggito.Le indagini sono andate avanti per ore e si sono concluse con l'arresto di un romeno di 25 anni senza fissa dimora, con diversi precedenti penali: Arnaut Mustafa, è stato rintracciato in una struttura abbandonata non distante dal luogo della violenza. Si tratta di un fatiscente palazzo di due piani lungo l'Arno. L'aggressione è avvenuta intorno all'una. La giovane stava camminando su una rampa di scale sotto il viadotto del Varlungo, per raggiungere casa di una amica, quando è stata avvicinata da uno sconosciuto che l'ha presa a pugni in faccia e poi l'ha stuprata. Lei ha tentato di difendersi, invano. Terminata a la violenza, che sarebbe durata poco meno di 20 minuti, la studentessa ha chiamato la polizia con la voce rotta dal pianto e sotto choc. Poco dopo è stata accompagnata in ospedale, dove le sono state riscontrate lesioni su diverse parti del corpo. La prognosi è di 15 giorni. Si cercano anche possibili collegamenti con un altro caso di violenza denunciato nel giugno scorso, sempre da una donna di origini asiatiche e sempre nei pressi del viadotto del Varlungo. In quel caso si trattava di una donna di 36 anni originaria del Giappone che stava facendo jogging. Si sospetta che l'autore della violenza possa essere stato lo stesso Arnaut Mustafa arrestato ieri. Gli agenti sono arrivati a lui - già noto alle forze dell'ordine e con precedenti - perché durante il sopralluogo nel punto dell'aggressione, hanno ritrovato i suoi documenti in un marsupio, probabilmente smarrito nel momento della precipitosa fuga all'arrivo del passante. Il romeno è stato raggiunto in uno stabile abbandonato in cui viveva, poco distante dal teatro della violenza. Al momento del fermo dormiva e, nel giaciglio, sono stati trovati anche gli abiti che avrebbe indossato durante il misfatto, ancora sporchi di sangue. Sull'episodio interviene il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, che con su post su Facebook chiede la castrazione chimica: «Una studentessa ventunenne originaria della Mongolia è stata violentata a Firenze. La polizia ha fermato un romeno, senza fissa dimora e con precedenti. Le bestie che stuprano meritano pene esemplari e, come in altri Paesi europei, la sperimentazione della castrazione chimica». Mentre Marco Stella, coordinatore fiorentino di Forza Italia e vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, attacca l'amministrazione del capoluogo toscano: «A Firenze la situazione sul fronte degrado e sicurezza è ormai fuori controllo. Il territorio va presidiato in maniera capillare giorno e notte: che fine ha fatto il vigile di quartiere annunciato dal sindaco?». Lo stesso sindaco, Dario Nardella, dirama un comunicato: «Alla giovane, che ha scelto la nostra città per studiare, vanno massima solidarietà e la volontà di aiutarla nei modi e nei tempi che saranno possibili. Ora ci aspettiamo la massima severità perché il colpevole paghi. Firenze, ancora una volta, dice basta alla violenza sulle donne».
Papa Leone XIV (Ansa)
Ieri, però, Donald Trump in una intervista a The Atlantic ha rincarato la dose: «Gli Usa hanno bisogno della Groenlandia per motivi di difesa». Ed è certo che ora chi, dopo il blitz di Caracas, grida alle mire espansionistiche del presidente americano avrà nuovi argomenti. Eppure ieri sulla cattura di Maduro si è andati dal minimo sindacale della Cina alla temporanea resurrezione di Kamala Harris. Con una sola voce altissima: quella del Papa.
Robert Francis Prevost è americano e all’Angelus parlava anche a JD Vance, vice di Trump e fervente cattolico: «Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto iscritto nella Costituzione, rispettando diritti umani e civili. Speciale attenzione ai poveri per la dura crisi economica». La voce del Papa ha un particolare interesse per gli italiani: a Caracas è in carcere da più di un anno senza alcun motivo Alberto Trentini. È uno degli ostaggi su cui si fondava la diplomazia del ricatto di Maduro. Lo lascia intendere il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ieri ha ribadito: «Stiamo lavorando per vedere cosa si può fare per la liberazione degli italiani detenuti, compreso il cooperante Trentini, speriamo che col cambio di regime si possa riuscire a riportarli a casa».
Una liberazione la chiede anche il ministro degli esteri cinese, ma quella di Maduro: «La Cina chiede agli Usa di garantire la sicurezza del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, di rilasciarli e di fermare il rovesciamento del governo in Venezuela che è una chiara violazione del diritto internazionale». Il minimo sindacale, appunto, che fa sembrare rivoluzionaria Kamala Harris, l’antagonista democratica di Donald Trump. Sostiene su X: «Il fatto che Maduro sia un dittatore brutale e illegittimo non cambia il fatto che questa azione sia stata illegale e imprudente. Guerre per il cambio di regime o per il petrolio che vengono vendute come forza si trasformano in caos e le famiglie americane, stanche di menzogne, ne pagano il prezzo». La Corea del Nord s’impanca: «Siamo di fronte a una grave violazione del diritto internazionale, che conferma la natura canaglia e brutale degli Usa». E il ministro degli esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha telefonato al suo omologo venezuelano, Yvan Eduardo Gil Pinto, per dirgli: «L’Iran condanna fermamente l’aggressione militare statunitense e la considera un chiaro esempio di terrorismo di Stato». Pinto ha risposto: «Siamo determinati a difendere il diritto all’autodeterminazione contro le politiche prepotenti e illegali degli Usa». Luiz Inácio Lula da Silva, dal Brasile, sostiene che l’azione ricorda i peggiori momenti dell’interferenza nella politica dell’America Latina, ma Javier Milei, presidente argentino, brinda alla cattura di Maduro. Mosca cerca di compattare i Brics sulla posizione espressa da Sergej Lavrov: «Gli Usa hanno compiuto un atto di aggressione basato su pretesti insostenibili». Anche Matteo Salvini prende una qualche distanza e cita Prevost: «Nessuno avrà nostalgia di Maduro. Per la Lega la strada maestra deve tornare a essere la diplomazia. Illuminanti le parole del Papa».
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Manifestazione pro Maduro davanti al consolato Usa a Milano (Ansa)
Nell’attesa di assistere a un più imponente schieramento di forze, ci limitiamo a notare qualche contraddizione fra le varie che emergono dalle profonde esternazioni di ambito geopolitico della sinistra italiana. I più coerenti sono, manco a dirlo, i più radicali della compagine parlamentare sinistrorsa. «L’attacco militare degli Stati Uniti al Venezuela è gravissimo e inaccettabile. Occorre che la comunità internazionale e il nostro Paese condannino immediatamente quanto accaduto e si attivino per fermare questa aggressione», dicono Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. E non c’è dubbio: gli Stati Uniti hanno aggredito. Ma rimane curioso che Bonelli e Fratoianni, antifascisti di professione pronti a sbracciarsi ogni ora per il presunto ritorno del fascismo, non notino le analogie fra quanto compiuto da Trump nei riguardi del Venezuela e quanto fatto dagli americani con il regime italiano alla fine della Seconda guerra mondiale. Hanno forse dimenticato, i nostri formidabili antifascisti, come si tolgano dalle scene i capi carismatici sgraditi? Sul versante moderato la memoria non pare più robusta e i cortocircuiti sono egualmente scoppiettanti. Secondo Elly Schlein l’azione degli Usa «viola palesemente il diritto internazionale». Certo, il Pd condanna «il regime brutale di Maduro», ma spiega che «la democrazia non si esporta con le bombe». Tesi interessante, che tuttavia non fu granché applicata dall’amico Barack Obama. Il Pd, nella persona di Peppe Provenzano, incita pure l’Ue «a essere meno timida contro le violazioni americane». Ma lo sdegno appunto si ferma lì. Non risulta che vi siano, per ora, pesanti censure ai danni di autori o direttori d’orchestra americani, o che vengano cancellati pubblici eventi con partecipanti trumpiani. Il doppio standard rispetto a Putin (o il triplo se inseriamo nella partita pure Netanyahu e Israele) è piuttosto evidente. Evitiamo, per pietà, di ricordare i casi del libico Gheddafi e del siriano Assad. Tuttavia, a voler essere puntigliosi, si potrebbe anche ricordare come la sinistra italiana abbia, nel recente passato, approvato altre forme di golpe, meno esplicitamente violente ma altrettanto unilaterali e autoritarie. Ai tempi di Silvio Berlusconi i nostri eroi progressisti invocavano ogni giorno il cambio di regime, la liberazione dal fascismo berlusconiano. Quando in effetti il golpetto avvenne, con la collaborazione dell’allora inquilino del Colle, fu accolto dagli applausi. Eppure anche il Cavaliere era un presidente del Consiglio regolarmente eletto. Solo che in quel frangente la rimozione forzata, poiché il rimosso era sgradito, fu largamente apprezzata. Niente di sorprendente: la sinistra italica appoggia ogni intervento extraparlamentare (giudiziario, europeo o internazionale) a patto che sia rivolto contro i suoi nemici. Quando i cambi di regime invece non giovano al racconto progressista del mondo si tende a rimuoverli. Si dimentica tutto: da Euromaidan in Ucraina alla cacciata di Berlusconi. Maduro, in compenso, può servire per sostenere la tesi della particolare ferocia di Trump, dunque può essere trattato da vittima. Al solito, ai sinceri democratici la democrazia va bene soltanto se al comando ci sono loro.
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(Guardia di Finanza)
Lo stupefacente era suddiviso in 101 panetti, del peso di circa un chilo ognuno, custoditi all’interno di tre borsoni occultati all’interno della cabina del mezzo, con targa croata, che formalmente si dirigeva verso la Croazia, trasportando materiali edilizi.
Il controllo ha avuto una dinamica particolare poiché i finanzieri inizialmente avevano semplicemente intimato l’alt al camion, avendo notato che aveva un fanale fuori uso. Tuttavia l’autista non si fermava e, approfittando dell’intenso traffico di mezzi pesanti, continuava la marcia. I militari decidevano allora di seguire il mezzo e, dopo averlo fermato, insospettiti dal comportamento nervoso del conducente, procedevano ad effettuare l’ispezione della cabina rinvenendo i tre borsoni, all’interno dei quali erano stivati i 101 panetti di cocaina purissima. Le attività di controllo sono state svolte anche con le unità cinofile in forza al Reparto.
Sono in corso accertamenti per determinare l’effettiva destinazione della sostanza stupefacente rinvenuta che, una volta tagliata ed immessa sul mercato, avrebbe fruttato alle organizzazioni criminali un introito pari a circa 20 milioni di euro.
Il camion, intestato ad una società croata, era condotto da un autista di origine serba che è stato arrestato in flagranza di reato per detenzione, trasporto e traffico aggravato dall’ingente quantità di sostanze stupefacenti ed è stato portato nella casa circondariale di Gorizia, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
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Ansa
Intermediari coinvolti nei contatti avrebbero insistito sulla capacità di Rodriguez di assicurare stabilità e continuità operativa in un settore strategico. «La seguo da molto tempo, so bene chi è e come lavora», ha spiegato un alto funzionario statunitense citato dal quotidiano newyorkese. «Non è la risposta definitiva a tutti i problemi del Paese, ma è una persona con cui riteniamo possibile un rapporto più professionale rispetto al passato», ha aggiunto, con un riferimento diretto a Maduro che, alla fine di dicembre, aveva respinto un ultimatum della Casa Bianca che gli proponeva di lasciare il potere in cambio di un esilio in Turchia. In ogni caso Donald Trump ieri è stato molto netto sulle prossime mosse del Venezuela: «Se Delcy Rodriguez non fa quello che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro. La ricostruzione e il cambio di regime in Venezuela, come volete chiamarli, sono meglio di quello che c’è adesso. Non potrebbe andare peggio».
Altri problemi però possono arrivare dal ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino Lopez, che prima, dopo la decisione della Corte suprema, ha riconosciuto la guida della Rodriguez e ha invitato la popolazione a riprendere le normali attività nel Paese, e poi ha accusato gli Stati Uniti di aver ucciso «a sangue freddo» uomini della scorta di Nicolás Maduro durante il blitz. In un videomessaggio affiancato dai vertici militari, Padrino Lopez ha chiesto il «rilascio immediato» di Maduro, definito «l’unico leader costituzionale del Paese», e ha denunciato quella che ha chiamato l’«ambizione colonialista» di Washington, invitando la comunità internazionale a vigilare su quella che ha descritto come una minaccia alla sovranità non solo del Venezuela ma di altri Paesi.
All’indomani dell’operazione militare che ha portato alla cattura e alla rimozione di Maduro, il segretario di Stato Marco Rubio ha chiarito che Delcy Rodríguez non è da considerarsi la legittima presidente del Venezuela, poiché Washington non riconosce l’attuale assetto di potere. Poi ha chiarito la linea: gli Stati Uniti sono pronti a collaborare con chi resterà nel Paese, a patto che venga compiuta «la scelta giusta». Intervenendo a Face the Nation della Cbs, Rubio ha spiegato che ogni valutazione dipenderà dai comportamenti dei nuovi interlocutori: «Non siamo in guerra contro il Venezuela e giudicheremo in base a ciò che faranno». E ha avvertito che, in caso contrario, Washington manterrà «numerose leve di pressione» su Caracas. Intervenendo sui network americani, il segretario di Stato ha definito premature eventuali elezioni a breve in Venezuela e ha indicato come priorità la rottura dei legami con Iran e Hezbollah. Rubio ha escluso che Caracas possa diventare una piattaforma operativa per potenze e gruppi ostili agli Stati Uniti, sottolineando che non è accettabile che le maggiori riserve petrolifere mondiali restino sotto il controllo di avversari di Washington.
Con il passare delle ore è emerso che l’Operation Absolute Resolve, scattata sabato scorso, è stata pianificata per mesi in una base segreta in Florida, dove sono stati ricostruiti nei minimi dettagli gli interni della dimora presidenziale in modo da evitare sorprese. Poi poche ore prima del blitz un attacco cyber ha messo offline gli apparati di sicurezza venezuelani che sono rimasti praticamente al buio durante gli attacchi aerei. Sul fronte giudiziario, Nicolás Maduro potrebbe comparire già domani davanti al tribunale federale di New York con accuse pesantissime: narcoterrorismo, traffico di droga e altri reati federali. Secondo Newsweek, l’impianto accusatorio sarebbe più solido di quanto l’opinione pubblica abbia finora percepito. L’atto d’accusa sostitutivo diffuso nel fine settimana amplia quello del 2020, ricostruendo in dettaglio rotte della droga, canali logistici e legami con grandi cartelli, oltre all’uso della rete diplomatica venezuelana per agevolare traffici di stupefacenti e denaro. Centrale potrebbe risultare la collaborazione di Hugo Armando Carvajal Barrios, ex capo dell’intelligence militare, oggi detenuto negli Stati Uniti e in attesa di condanna, una tempistica che secondo l’ex procuratore federale Elie Honig spesso segnala un accordo con l’accusa. Sul fronte tecnologico, è stato reso noto che Starlink garantirà connettività gratuita in Venezuela fino al 3 febbraio, per contrastare blackout e censura digitale, tratti distintivi del regime di Nicolás Maduro, il quale ora rischia di essere condannato a più ergastoli.
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