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2018-09-25
Basta permessi umanitari facili, rimpatri più veloci per i delinquenti
Ansa
Dalle parole ai fatti. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini festeggia in tempo reale su Facebook: «Decreto sicurezza, alle 12.38 il Consiglio dei ministri approva all'unanimità! Sono felice. Un passo in avanti per rendere l'Italia più sicura. Per combattere con più forza mafiosi e scafisti, per ridurre i costi di un'immigrazione esagerata, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle Forze dell'Ordine». Che aumenteranno come ha annunciato il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno: «Presto ci saranno importanti assunzioni per garantire la sicurezza».
Nei 42 articoli del decreto, ci sono i provvedimenti utilizzati dal vicepremier leghista per la sua campagna elettorale e che ora modificheranno le normative in materia di accoglienza dei profughi, soprattutto dei richiedenti asilo, abolendo di fatto il permesso umanitario. Vengono poi introdotte nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza. Il Viminale punta a una stretta alle leggi antiterrorismo estendendo il Daspo sportivo anche ai sospetti terroristi, e concede maggiori poteri ai sindaci. Manca soltanto il capitolo rom. «La questione rom non è ricompresa in questo decreto», ha detto Salvini, «ci stiamo lavorando: l'obiettivo è arrivare nell'arco del mandato di questo governo alla chiusura di tutti i campi rom in ogni città. Campi rom zero».
Superati dunque i dubbi sulla costituzionalità tanto che il premier Giuseppe Conte, presente in conferenza stampa, ha voluto chiarire che un'interlocuzione con il Quirinale sul decreto è già stata avviata. «Cortesia istituzionale prevede che si anticipi i contenuti e un testo al Colle, come è stato fatto anche in questo caso. Non dico che Mattarella abbia approvato, non sarebbe rispettoso del galateo istituzionale. Il presidente avrà tutto l'agio di fare eventuali rilievi». «Si tratta del dl più condiviso, più modificato, più aggiornato nella storia almeno di questo governo», ha detto Salvini, «il testo non è blindato, arriverà in Parlamento dove potranno esserci modifiche importanti». Il decreto che, come detto da Conte, unifica i due testi su immigrazione e sicurezza, «anche in ragione della complementarietà della materia e della necessità di allinearsi con gli standard Ue».
Nel testo viene abrogato il permesso di soggiorno per motivi umanitari, sostituito da «permessi speciali». Sei le fattispecie previste: vittime di grave sfruttamento, motivi di salute, violenza domestica, calamità nel Paese d'origine, cure mediche, atti di particolare valore civile. Il motivo della stretta lo ha spiegato il responsabile del Viminale: «Dovrebbe trattarsi di un provvedimento residuale, invece in Italia viene concessa nel 26% dei casi, più di quanto avvenga negli altri Paesi Ue a fronte del 7% del diritto di asilo. Già dopo le mie circolari la concessione di questo tipo di protezione è scesa a 21% e ora calerà ancora di più». Secondo Salvini sulla concessione del diritto di asilo, «le domande si sono ridotte da 105.000 a 42000 e quelle accolte sono state il 33%».
È prevista inoltre la sospensione della domanda d'asilo in caso di pericolosità sociale o condanna in primo grado.
Il decreto amplia la possibilità di negare o revocare la protezione internazionale per i reati di violenza sessuale, lesioni gravi rapina, violenza a pubblico ufficiale, mutilazioni sessuali, furto aggravato, traffico di droga.
La durata massima di permanenza nei centri per il rimpatrio passa da 3 a 6 mesi per facilitare l'espulsione degli irregolari.
Il dl prevede anche il «completamento, adeguamento e ristrutturazione» dei centri già presenti sul territorio e la «costruzione» di altri. Salvini ha detto più volte che la sua idea è di realizzarne uno in ogni regione. Nel caso di sovraffollamento dei Cpr (i centri per il rimpatrio) i migranti in attesa di identificazione possono essere trattenuti anche in «strutture diverse e idonee nella disponibilità dell'autorità di pubblica sicurezza».
Per incrementare le attività di rimpatrio, il dl stanzia 500.000 euro per il 2018 e 1,5 milioni per il 2019 e 2020. Prevista la revoca della cittadinanza italiana a «chiunque venga condannato in via definitiva per terrorismo internazionale».
Il decreto riserva esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale previsti dal sistema Sprar. I richiedenti asilo troveranno invece accoglienza solo nei centri ad essi dedicati cioè i Cara. A chi temeva lo smantellamento del sistema di accoglienza Salvini assicura: «Il rischio è inesistente, ma viene messo ordine in un sistema. Da quando sono ministro abbiamo ridotto di circa 20.000 unità le presenze in tutti questi tipi di strutture. Coloro che sono nel giusto come amministratori locali e come profughi non hanno nulla da temere da questo provvedimento».
E comunque ha aggiunto il ministro dell'Interno «i famosi 35 euro al giorno verranno rivisti in base a quella che è la media europea, con un netto taglio degli sprechi, senza contare che se riusciamo a mantenere la diminuzione degli sbarchi, questo porterà a un risparmio di 1 miliardo ogni anno che verrà reinvestito in sicurezza».
Sui tempi del dl il leader del Carroccio è stato chiaro: «Per una questione di rispetto il decreto su sicurezza ed immigrazione verrà consegnato al Quirinale un'ora dopo il decreto Genova».
Minori rom rubano auto e per sfuggire alla polizia mettono sotto una donna
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Il Viminale presenta il dl sicurezza: stretta sulle richieste d'asilo e via la cittadinanza ai condannati per terrorismo. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini: «È il testo più condiviso dal governo. E ora pensiamo ai rom».La vittima ha fratture multiple: «Mi sono passati sulla gamba». Bloccati i responsabili, di 14 e 16 anni: «Volevamo farci un giro».Stava andando a trovare un'amica quando uno straniero con precedenti ha abusato di lei. In quella zona non è il primo caso. Il leader della Lega: «Castrazione chimica».Lo speciale contiene tre articoli. Dalle parole ai fatti. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini festeggia in tempo reale su Facebook: «Decreto sicurezza, alle 12.38 il Consiglio dei ministri approva all'unanimità! Sono felice. Un passo in avanti per rendere l'Italia più sicura. Per combattere con più forza mafiosi e scafisti, per ridurre i costi di un'immigrazione esagerata, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle Forze dell'Ordine». Che aumenteranno come ha annunciato il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno: «Presto ci saranno importanti assunzioni per garantire la sicurezza».Nei 42 articoli del decreto, ci sono i provvedimenti utilizzati dal vicepremier leghista per la sua campagna elettorale e che ora modificheranno le normative in materia di accoglienza dei profughi, soprattutto dei richiedenti asilo, abolendo di fatto il permesso umanitario. Vengono poi introdotte nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza. Il Viminale punta a una stretta alle leggi antiterrorismo estendendo il Daspo sportivo anche ai sospetti terroristi, e concede maggiori poteri ai sindaci. Manca soltanto il capitolo rom. «La questione rom non è ricompresa in questo decreto», ha detto Salvini, «ci stiamo lavorando: l'obiettivo è arrivare nell'arco del mandato di questo governo alla chiusura di tutti i campi rom in ogni città. Campi rom zero». Superati dunque i dubbi sulla costituzionalità tanto che il premier Giuseppe Conte, presente in conferenza stampa, ha voluto chiarire che un'interlocuzione con il Quirinale sul decreto è già stata avviata. «Cortesia istituzionale prevede che si anticipi i contenuti e un testo al Colle, come è stato fatto anche in questo caso. Non dico che Mattarella abbia approvato, non sarebbe rispettoso del galateo istituzionale. Il presidente avrà tutto l'agio di fare eventuali rilievi». «Si tratta del dl più condiviso, più modificato, più aggiornato nella storia almeno di questo governo», ha detto Salvini, «il testo non è blindato, arriverà in Parlamento dove potranno esserci modifiche importanti». Il decreto che, come detto da Conte, unifica i due testi su immigrazione e sicurezza, «anche in ragione della complementarietà della materia e della necessità di allinearsi con gli standard Ue».Nel testo viene abrogato il permesso di soggiorno per motivi umanitari, sostituito da «permessi speciali». Sei le fattispecie previste: vittime di grave sfruttamento, motivi di salute, violenza domestica, calamità nel Paese d'origine, cure mediche, atti di particolare valore civile. Il motivo della stretta lo ha spiegato il responsabile del Viminale: «Dovrebbe trattarsi di un provvedimento residuale, invece in Italia viene concessa nel 26% dei casi, più di quanto avvenga negli altri Paesi Ue a fronte del 7% del diritto di asilo. Già dopo le mie circolari la concessione di questo tipo di protezione è scesa a 21% e ora calerà ancora di più». Secondo Salvini sulla concessione del diritto di asilo, «le domande si sono ridotte da 105.000 a 42000 e quelle accolte sono state il 33%».È prevista inoltre la sospensione della domanda d'asilo in caso di pericolosità sociale o condanna in primo grado.Il decreto amplia la possibilità di negare o revocare la protezione internazionale per i reati di violenza sessuale, lesioni gravi rapina, violenza a pubblico ufficiale, mutilazioni sessuali, furto aggravato, traffico di droga. La durata massima di permanenza nei centri per il rimpatrio passa da 3 a 6 mesi per facilitare l'espulsione degli irregolari. Il dl prevede anche il «completamento, adeguamento e ristrutturazione» dei centri già presenti sul territorio e la «costruzione» di altri. Salvini ha detto più volte che la sua idea è di realizzarne uno in ogni regione. Nel caso di sovraffollamento dei Cpr (i centri per il rimpatrio) i migranti in attesa di identificazione possono essere trattenuti anche in «strutture diverse e idonee nella disponibilità dell'autorità di pubblica sicurezza». Per incrementare le attività di rimpatrio, il dl stanzia 500.000 euro per il 2018 e 1,5 milioni per il 2019 e 2020. Prevista la revoca della cittadinanza italiana a «chiunque venga condannato in via definitiva per terrorismo internazionale».Il decreto riserva esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale previsti dal sistema Sprar. I richiedenti asilo troveranno invece accoglienza solo nei centri ad essi dedicati cioè i Cara. A chi temeva lo smantellamento del sistema di accoglienza Salvini assicura: «Il rischio è inesistente, ma viene messo ordine in un sistema. Da quando sono ministro abbiamo ridotto di circa 20.000 unità le presenze in tutti questi tipi di strutture. Coloro che sono nel giusto come amministratori locali e come profughi non hanno nulla da temere da questo provvedimento».E comunque ha aggiunto il ministro dell'Interno «i famosi 35 euro al giorno verranno rivisti in base a quella che è la media europea, con un netto taglio degli sprechi, senza contare che se riusciamo a mantenere la diminuzione degli sbarchi, questo porterà a un risparmio di 1 miliardo ogni anno che verrà reinvestito in sicurezza».Sui tempi del dl il leader del Carroccio è stato chiaro: «Per una questione di rispetto il decreto su sicurezza ed immigrazione verrà consegnato al Quirinale un'ora dopo il decreto Genova». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/basta-permessi-umanitari-facili-rimpatri-piu-veloci-per-i-delinquenti-2607625571.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="minori-rom-rubano-auto-e-per-sfuggire-alla-polizia-mettono-sotto-una-donna" data-post-id="2607625571" data-published-at="1778112002" data-use-pagination="False"> Minori rom rubano auto e per sfuggire alla polizia mettono sotto una donna «Volevamo solo farci un giro», con questa frase due rom hanno giustificato quello che sugli atti trasmessi in Procura viene indicato come «tentato omicidio». Due minorenni, di 16 e 14 anni, hanno rubato un'autovettura - un'Alfa Romeo 159 - e si sono lanciati ad alta velocità lungo le strade di Roma, fino a travolgere una donna lasciandola per terra esanime. La coppia rom è stata arrestata con l'accusa di tentato omicidio, omissione di soccorso, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento di beni dello Stato. Già, perché la «bravata» dei due giovani rom ha inizio con il furto di una potente berlina poco dopo le 17.30 di domenica in via Pietra Porzia, a Zagarolo. I due, a bordo dell'autovettura rubata, iniziano a correre lungo le strade periferiche che portano al centro della Capitale fino a quando non incappano in un posto di blocco delle forze dell'ordine. Incuranti dell'alt, i due sfrecciano lungo la statale forzando le misure di sicurezza di una pattuglia della polizia di Stato e ingaggiando un inseguimento con gli agenti. Durante la folle corsa, il guidatore - appena 16 anni - affonda sempre di più il piede sull'acceleratore dell'Alfa 159 e travolge una coppia. Si tratta di una donna che camminava lungo il ciglio della strada in compagnia del cugino; quest'ultimo è riuscito a salvarsi saltando dall'altra parte della carreggiata, oltre il guardrail. La donna, invece, ha riportato un politrauma con frattura alla gamba sinistra. Dopo l'inseguimento, il veicolo in fuga è andato ad impattare contro la volante della Polizia che lo inseguiva e finalmente, dopo una breve colluttazione, i due rom sono stati immobilizzati dagli agenti. I minori - condotti negli uffici di polizia, alla presenza del pubblico ministero della Procura dei minori, hanno confessato di aver rubato l'auto in località Zagarolo e di voler «soltanto fare un giro». Successivamente i due minorenni sono stati scortati all'ospedale San Sebastiano di Frascati per essere sottoposti agli esami tossicologici per accertare l'eventuale assunzione di alcool o stupefacenti. La donna era uscita con il cugino di 69 anni per una passeggiata. «Abbiamo visto la morte negli occhi», ha raccontato la vittima agli agenti della polizia. «Mi sono passati con la ruota sopra la gamba, è stato terribile». L'incidente è avvenuto in via Prataporci, nella zona di Frascati Colonna. «Mia sorella», racconta il fratello al Messaggero, «stava passeggiando con nostro cugino, come fanno spesso nel pomeriggio. In quel tratto di strada non c'è il marciapiedi, ma un guardrail che quell'auto ha preso in pieno». I due giovani rom non sono volti sconosciuti alle forze dell'ordine. Stando a quanto accertato dagli agenti, i due si sarebbero resi protagonisti in passato di altri episodi del genere. È ipotizzabile, dicono gli investigatori, che i due giovani nomadi volessero raggiungere qualche deposito o magazzino fuori Roma dove poter consegnare la vettura a chi si sarebbe poi occupato di smontarla per rivendere i ricambi sul mercato nero. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/basta-permessi-umanitari-facili-rimpatri-piu-veloci-per-i-delinquenti-2607625571.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="studentessa-cammina-per-firenze-aggredita-e-stuprata-da-un-romeno" data-post-id="2607625571" data-published-at="1778112002" data-use-pagination="False"> Studentessa cammina per Firenze, aggredita e stuprata da un romeno Sempre nello stesso posto, nei pressi del viadotto Marco Polo al Varlungo, periferia di Firenze. Un'altra violenza sessuale a poco più di due mesi di distanza da dove era stata aggredita una turista giapponese. Una ragazza di 21 anni è stata picchiata e violentata nella notte fra domenica e lunedì. Secondo quanto riferito dagli investigatori, la giovane, proveniente dalla Mongolia e nel capoluogo toscano per motivi di studio, è stata avvicinata da un uomo su una rampa. L'ha colpita con pugni al volto fino a farla cadere a terra esanime, l'ha trascinata per i capelli per alcuni metri dietro a un albero e poi ha abusato di lei. La studentessa ha raccontato una notte da incubo, terminata solo con il provvidenziale arrivo di un passante. A quel punto lo stupratore è fuggito.Le indagini sono andate avanti per ore e si sono concluse con l'arresto di un romeno di 25 anni senza fissa dimora, con diversi precedenti penali: Arnaut Mustafa, è stato rintracciato in una struttura abbandonata non distante dal luogo della violenza. Si tratta di un fatiscente palazzo di due piani lungo l'Arno. L'aggressione è avvenuta intorno all'una. La giovane stava camminando su una rampa di scale sotto il viadotto del Varlungo, per raggiungere casa di una amica, quando è stata avvicinata da uno sconosciuto che l'ha presa a pugni in faccia e poi l'ha stuprata. Lei ha tentato di difendersi, invano. Terminata a la violenza, che sarebbe durata poco meno di 20 minuti, la studentessa ha chiamato la polizia con la voce rotta dal pianto e sotto choc. Poco dopo è stata accompagnata in ospedale, dove le sono state riscontrate lesioni su diverse parti del corpo. La prognosi è di 15 giorni. Si cercano anche possibili collegamenti con un altro caso di violenza denunciato nel giugno scorso, sempre da una donna di origini asiatiche e sempre nei pressi del viadotto del Varlungo. In quel caso si trattava di una donna di 36 anni originaria del Giappone che stava facendo jogging. Si sospetta che l'autore della violenza possa essere stato lo stesso Arnaut Mustafa arrestato ieri. Gli agenti sono arrivati a lui - già noto alle forze dell'ordine e con precedenti - perché durante il sopralluogo nel punto dell'aggressione, hanno ritrovato i suoi documenti in un marsupio, probabilmente smarrito nel momento della precipitosa fuga all'arrivo del passante. Il romeno è stato raggiunto in uno stabile abbandonato in cui viveva, poco distante dal teatro della violenza. Al momento del fermo dormiva e, nel giaciglio, sono stati trovati anche gli abiti che avrebbe indossato durante il misfatto, ancora sporchi di sangue. Sull'episodio interviene il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, che con su post su Facebook chiede la castrazione chimica: «Una studentessa ventunenne originaria della Mongolia è stata violentata a Firenze. La polizia ha fermato un romeno, senza fissa dimora e con precedenti. Le bestie che stuprano meritano pene esemplari e, come in altri Paesi europei, la sperimentazione della castrazione chimica». Mentre Marco Stella, coordinatore fiorentino di Forza Italia e vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, attacca l'amministrazione del capoluogo toscano: «A Firenze la situazione sul fronte degrado e sicurezza è ormai fuori controllo. Il territorio va presidiato in maniera capillare giorno e notte: che fine ha fatto il vigile di quartiere annunciato dal sindaco?». Lo stesso sindaco, Dario Nardella, dirama un comunicato: «Alla giovane, che ha scelto la nostra città per studiare, vanno massima solidarietà e la volontà di aiutarla nei modi e nei tempi che saranno possibili. Ora ci aspettiamo la massima severità perché il colpevole paghi. Firenze, ancora una volta, dice basta alla violenza sulle donne».
Ansa
Del resto quando degradi l’idea stessa di cultura allo schema del prodotto di consumo e quando utilizzi ostentatamente le strategie di marketing per dire che «il marketing è oppressione», quando denunci la mercificazione e vendi il tuo letto disfatto per milioni di sterline, allora sei tu ad essere il cuore stesso del sistema che pensavi di denunciare. E mentre diventi multimilionario e ti godi il riconoscimento del ruolo di artista e di intellettuale - ormai le due cose non possono più essere disgiunte - non ti accorgi che nel frattempo il «popolo» al quale pensi di parlare non è la massa ma è l’élite straricca di coloro che frequentano il salotto del tuo gallerista per partecipare al gioco (fiscale) dell’arte contemporanea.
L’ultimo grande eroe dell’arte trasgressiva e della denuncia sociale è caduto l’altro giorno sotto una meritata salva di fischi e derisioni. L’opera raffigurante un uomo che marcia accecato dalla propria bandiera, installata nottetempo in Waterloo Place a Londra senza autorizzazione apparente e con la solita modalità «pirata» dal collettivo che utilizza il nome Banksy, viene immediatamente adottata dal Westminster City Council e dal sindaco Sadiq Khan: alle prime luci dell’alba compaiono barriere di protezione e dichiarazioni ufficiali con tanto di cartella stampa che definiscono l’installazione «un vibrante contributo alla scena artistica pubblica».
Senonché la Bbc fa un servizio in cui solleva dubbi sulla presunta «trasgressività» dell’installazione provocando l’ulteriore conferma dall’amministrazione londinese che dichiara che l’opera «non è autorizzata» ma che verrà mantenuta e transennata fino alle elezioni locali come «motivo di riflessione contro i nazionalismi». Inaspettatamente, però, su X si solleva una pressoché unanime protesta non tanto contro l’installazione, che ha un effettivo potenziale comunicativo e «di rottura» inferiore ad un manifesto pubblicitario di una serie Netflix, quanto nei confronti del palese e ormai ridicolo cortocircuito tra politica, artisti sovvenzionati e mercato dell’arte. Tutti elementi interni al mondo della Sinistra che ormai non riesce più a fuoriuscire dai riti e dai linguaggi che ha stabilito con tale solerzia e convinzione da giungere all’inevitabile deriva finale: il comico.
I più furbi, notando le reazioni del pubblico, si sono a loro volta uniformati alla nuova ondata di rigetto ed hanno, candidamente e con la nonchalance che ne contraddistingue l’esistenza, elaborato nuove analisi nelle quali effettivamente si riconosce che Banksy è un paraculo, che è da sempre d’accordo con le istituzioni (o almeno da quando ha una quotazione di mercato) e che la politica gli ha in pratica commissionato l’opera. Improvvisamente anche per le riviste impegnate l’artista-collettivo multimilionario, da decenni allineato all’agenda ufficiale, che finanzia le Ong immigrazioniste e che non perde occasione per condannare il populismo, non solo incarna «il provocative conformism» ma la sua opera non fa altro che «proiettare l’ansia elitaria verso il populismo reazionario piuttosto che sfidare il vero potere». I commentatori chic britannici si sono così accorti che Banksy più che ad Andy Warhol guarda a Greta Thunberg offrendo al mercato ribelle il prodotto giusto, quello che consente la trasgressione estetica confermando l’ortodossia culturale.
Esattamente come le magliette dei trasgressivi che attaccano le pericolosissime masse populiste e corrono a difendere il debole e inerme Quirinale, esattamente come le solite «battaglie culturali» sempre allineate al mainstream e sempre dotate di merchandising già pronto il primo giorno di «manifestazioni spontanee», ormai ogni discorso ribelle è merce che consolida il dominio producendo verità attraverso il consenso culturale.
Il fatto è che mai nella storia si è chiesto alle avanguardie una ricetta politica alternativa ma solo la lucidità per denunciare la narrazione dominante e distaccarsene radicalmente. La ribellione al sistema di un Johnny Rotten rifuggiva ogni programma politico e si limitava a smascherare ogni forma di falsa coscienza; oggi l’artista contemporaneo non vede l’ora di farsi cooptare dal potere e di farsi quotare nel sistema dell’arte contemporanea, correndo a confermare ogni battaglia culturale woke e decidendo così di farsi attivista politico proprio mentre l’ex cantante dei Sex Pistols liquida il woke come «una banda di pazzi» e ammette che oggi è la sinistra ad incarnare tutto ciò che è divertente odiare. E mentre Rolling Stone retrocede Eric Clapton dalla decima alla trentacinquesima posizione della sua hall of fame per «le sue critiche al vaccino Covid e la sua scelta di non discriminare l’ingresso ai suoi concerti durante la pandemia», siamo tutti chiamati a ricordare che l’arte autentica è affermazione vitale e non risentimento mascherato da progressismo, rifiuto della conformità e non ricerca ossessiva delle benedizioni istituzionali.
Questa volta, con l’ennesima installazione pedagogica del buon Banksy, si cominciano ad intravedere i segni di un diffuso rigetto nei confronti di forme obsolete, utili solo a mantenere privilegi elitari, controllo della narrazione ed estromissione dei veri temi critici dall’agenda narrativa dominante. Fino a che un giorno chi scrive quell’agenda si accorgerà che viene letta solo ai vernissage di certe gallerie.
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Michele Emiliano (Ansa)
Dal rapporto burrascoso con il governatore della Puglia e suo ex pupillo, Antonio Decaro, a un ritorno in toga, Emiliano va a ruota libera in un’intervista rilasciata a Telenorba. Dopo 23 anni di aspettativa politica è in attesa della decisione della Terza commissione del Csm per ottenere il via libera a un’altra aspettativa per diventare consulente giuridico della Regione Puglia, domanda già bocciata tre volte.
Ieri doveva arrivare la decisione che non è arrivata. La discussione sul contratto proposto da Decaro al suo predecessore (con uno stipendio di circa 130.000 euro all’anno) ha fatto emergere diverse obiezioni, tra cui quella secondo cui «un consigliere non è la stessa cosa di un operativo: il via libera creerebbe un precedente per il quale tutti gli enti territoriali potrebbero chiedere un magistrato in aspettativa per affidargli compiti dirigenziali.
«Il presidente Decaro mi ha chiesto di dargli una mano come consulente», spiega Emiliano, «io gli ho detto: “Sono disposto a darti consulenze pure telefoniche gratuitamente”, però evidentemente voleva darmi il segno della sua vicinanza. Io avevo detto che era una costruzione un po’ ardita, ma lui ha voluto andare avanti. Dopodiché il Pd ha chiesto alla commissione sugli incidenti del lavoro di inserirmi come consulente. Ma se io dovessi scegliere, non vedrei l’ora di rimettermi la toga, di andare a fare il pubblico ministero in una Procura».
La legge attuale impedisce ai magistrati che hanno fatto politica di rientrare negli uffici giudiziari, ma a lui questa legge non si applica essendo andato in aspettativa prima. «Temo solo che la Procura dove rischio di andare sarebbe un po’ perseguitata dai giornalisti», aggiunge. Ecco la scusa. «Sto cercando di evitare di rientrare in servizio proprio per evitare questo. Dopodiché, se mi costringono a rientrare, sarò felicissimo perché chi nasce magistrato muore magistrato».
Ma non esita a dire anche che «se il Pd decidesse di candidarmi» alle Politiche 2027 «sarei felice», perché «la politica obiettivamente è la bacchetta magica che se funziona, cambia tutto, come al contrario se non funziona fa un disastro». A Emiliano ha cambiato davvero tutto.
Quindi? «Non è che uno per sopravvivere deve fare politica per forza», insiste. «Mi rendo conto però che se qualcuno mi chiedesse di fare il deputato farebbe una cosa intelligente perché ho una certa esperienza. Se non me lo chiedesse perché sono troppo ingombrante a me la vita non me la cambiano». E ne ha anche per il sindaco di Genova, Silvia Salis, che scarica per ingraziarsi il segretario Pd, Elly Schlein: «Non credo abbia le carte in regola per essere candidata premier del centrosinistra. È appena diventata sindaco, non ha nessuna storia politica e non ha nessuna connessione con tutto il mondo progressista. È una figura interessante per il futuro, non per il presente».
Emiliano manda poi una serie di messaggi a Decaro, delfino che si è smarcato dal suo mentore. «Antonio è reo confesso: lo dice chiaramente a tutti che soffre la mia presenza, ma questo lo capisco». Tuttavia, gli tende la mano: «Io, comunque, qualunque cosa dovesse fare Antonio, sono dalla sua parte e lo sosterrò in tutte le maniere perché ovviamente, come diceva mia madre, l’ho fatto io, non è che lo posso distruggere».
Nel corso dell’intervista, Emiliano ha anche presentato il suo romanzo noir, L’Alba di San Nicola, raccontandone la genesi: «Se non mi avessero messo a riposo forzato, probabilmente non l’avrei finito. È stato un momento per riorganizzare la propria vita».
Anche se per il momento la vita di Emiliano assomiglia di più a un giallo.
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Nicola Magrini (Ansa)
L’affermazione è stata fatta nel contesto delle misure prese durante la seconda ondata, da settembre a dicembre 2020. Innanzitutto, l’ex dg ha voluto precisare che nei primi protocolli di trattamento domiciliare Aifa le indicazioni «non erano di vigile attesa ma di watchful waiting, monitoraggio attento e presente, non da remoto, dell’evoluzione clinica del paziente».
Peccato che la circolare dell’allora ministro della Salute, Roberto Speranza, firmata il 30 novembre 2020 dall’ex direttore generale della Prevenzione sanitaria Giovanni Rezza e uscita dopo 8 mesi con le linee guida sulla gestione domiciliare dei pazienti con infezione da Sars-Cov-2, riportasse proprio «vigile attesa» e «trattamenti sintomatici (ad esempio paracetamolo)». L’accoppiata tachipirina e vigile attesa che lasciava senza cure centinaia di migliaia di persone atterrite dal virus, quando rimanevano contagiate e sapevano di non poter andare al Pronto soccorso. Quanto al «monitoraggio non da remoto», sappiamo che la maggior parte dei medici si rifiutava di visitare i propri assistiti, lasciandoli spesso anche senza risposte telefoniche. Magrini, che è specializzato in farmacologia clinica, ha poi spiegato ai parlamentari della commissione che gli studi clinici randomizzati (Rct) sono lo strumento più affidabile anche durante la pandemia per valutare efficacia e sicurezza dei farmaci. «Undici trattamenti non hanno dimostrato nessuna efficacia su mortalità, durata ricovero e ventilazione e qualche potenziale danno. Li cito rapidamente, l’idrossiclorochina, il lopinavir […] il plasma dei convalescenti che in Italia ha avuto faticose polemiche, l’aspirina…».
Non si è trattato solo dell’ennesimo insulto al professor Giuseppe De Donno, l’ex primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova che per primo aveva iniziato la cura del Covid con le trasfusioni di plasma iperimmune (e che si tolse la vita nel luglio del 2021), ma anche della negazione dell’efficacia dell’infusione di sangue di contagiati dal coronavirus, opportunamente trattato, in altri pazienti, riconosciuta da studi autorevoli.
Come quello dell’ottobre 2023, uscito su The New England Journal of Medicine (Nejm) e che dimostrava una mortalità ridotta nei pazienti affetti da sindrome da distress respiratorio acuto (Ards), indotta da Covid-19, ai quali era stato somministrato plasma raccolto da donatori convalescenti, entro 5 giorni dall’inizio della ventilazione meccanica invasiva. Non solo, tra l’inizio di aprile 2020 e la fine di agosto 2020, quasi 100.000 pazienti ricoverati in circa 2.200 ospedali statunitensi con infezioni da Sars-CoV-2 furono trattati con plasma convalescente nell’ambito di un programma autorizzato dalla Fda.
In Italia, invece, lo studio clinico randomizzato e controllato chiamato Tsunami, promosso da Istituto superiore della sanità e Aifa «non evidenziò benefici» e la cura venne bocciata. Forse perché costava poco. Ancora oggi, Magrini insiste nel definire il plasma iperimmune inefficace, magari con qualche potenziale danno. E vogliamo parlare dell’aspirina? Solo guardando agli studi dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri pubblicati nel 2021, 2022 e 2023, era documentata l’importanza di farmaci antinfiammatori non steroidei quali l’aspirina. Nel gennaio di quest’anno, un nuovo lavoro pubblicato su Frontiers in Immunology, prendeva in esame i meccanismi molecolari dell’effetto dell’aspirina sulla struttura della proteina Spike, riducendo la capacità del virus di legarsi alle cellule dell’ospite e limitando il danno polmonare. E per fortuna che l’ex dg di Aifa ha affermato: «Le linee guida terapeutiche progrediscono con il progredire delle evidenze, che nel caso del Covid sono progredite di mese in mese, in alcuni momenti anche di settimana in settimana». Nessun mea culpa per quello che la nostra agenzia regolatoria impedì che venisse attuato, escludendo trattamenti importanti?
Magrini ha spiegato in commissione che aveva ragione l’articolo apparso il 14 aprile su Nejm dal titolo «Valutazione dei farmaci durante la pandemia di Covid-19», nel quale «Jerry Avorn affermava che avremo problemi, come disegni di studi clinici inadeguati e sicurezza in studi randomizzati prima della immissione sul mercato o loro autorizzazione». Nel testo si affermava che «l’ampliamento dell’accesso a terapie sperimentali non ancora completamente valutate potrebbe avere diverse conseguenze indesiderate» e Magrini ha fatto l’esempio di Trump. «Diceva che aveva l’intuito che funzionasse l’idrossiclorochina, la preoccupazione della scienza era di un input politico […] occorre proteggere le persone da farmaci inefficaci o poco sicuri». L’ex dg non ha dubbi: «La salute dei singoli pazienti, sia della popolazione si preserverà restando fedeli ai principi di valutazione delle attività regolatorie». Il giudizio su Aifa, guardando all’epoca pandemica, invece per molti italiani non è affatto positivo.
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