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2018-09-25
Basta permessi umanitari facili, rimpatri più veloci per i delinquenti
Ansa
Dalle parole ai fatti. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini festeggia in tempo reale su Facebook: «Decreto sicurezza, alle 12.38 il Consiglio dei ministri approva all'unanimità! Sono felice. Un passo in avanti per rendere l'Italia più sicura. Per combattere con più forza mafiosi e scafisti, per ridurre i costi di un'immigrazione esagerata, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle Forze dell'Ordine». Che aumenteranno come ha annunciato il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno: «Presto ci saranno importanti assunzioni per garantire la sicurezza».
Nei 42 articoli del decreto, ci sono i provvedimenti utilizzati dal vicepremier leghista per la sua campagna elettorale e che ora modificheranno le normative in materia di accoglienza dei profughi, soprattutto dei richiedenti asilo, abolendo di fatto il permesso umanitario. Vengono poi introdotte nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza. Il Viminale punta a una stretta alle leggi antiterrorismo estendendo il Daspo sportivo anche ai sospetti terroristi, e concede maggiori poteri ai sindaci. Manca soltanto il capitolo rom. «La questione rom non è ricompresa in questo decreto», ha detto Salvini, «ci stiamo lavorando: l'obiettivo è arrivare nell'arco del mandato di questo governo alla chiusura di tutti i campi rom in ogni città. Campi rom zero».
Superati dunque i dubbi sulla costituzionalità tanto che il premier Giuseppe Conte, presente in conferenza stampa, ha voluto chiarire che un'interlocuzione con il Quirinale sul decreto è già stata avviata. «Cortesia istituzionale prevede che si anticipi i contenuti e un testo al Colle, come è stato fatto anche in questo caso. Non dico che Mattarella abbia approvato, non sarebbe rispettoso del galateo istituzionale. Il presidente avrà tutto l'agio di fare eventuali rilievi». «Si tratta del dl più condiviso, più modificato, più aggiornato nella storia almeno di questo governo», ha detto Salvini, «il testo non è blindato, arriverà in Parlamento dove potranno esserci modifiche importanti». Il decreto che, come detto da Conte, unifica i due testi su immigrazione e sicurezza, «anche in ragione della complementarietà della materia e della necessità di allinearsi con gli standard Ue».
Nel testo viene abrogato il permesso di soggiorno per motivi umanitari, sostituito da «permessi speciali». Sei le fattispecie previste: vittime di grave sfruttamento, motivi di salute, violenza domestica, calamità nel Paese d'origine, cure mediche, atti di particolare valore civile. Il motivo della stretta lo ha spiegato il responsabile del Viminale: «Dovrebbe trattarsi di un provvedimento residuale, invece in Italia viene concessa nel 26% dei casi, più di quanto avvenga negli altri Paesi Ue a fronte del 7% del diritto di asilo. Già dopo le mie circolari la concessione di questo tipo di protezione è scesa a 21% e ora calerà ancora di più». Secondo Salvini sulla concessione del diritto di asilo, «le domande si sono ridotte da 105.000 a 42000 e quelle accolte sono state il 33%».
È prevista inoltre la sospensione della domanda d'asilo in caso di pericolosità sociale o condanna in primo grado.
Il decreto amplia la possibilità di negare o revocare la protezione internazionale per i reati di violenza sessuale, lesioni gravi rapina, violenza a pubblico ufficiale, mutilazioni sessuali, furto aggravato, traffico di droga.
La durata massima di permanenza nei centri per il rimpatrio passa da 3 a 6 mesi per facilitare l'espulsione degli irregolari.
Il dl prevede anche il «completamento, adeguamento e ristrutturazione» dei centri già presenti sul territorio e la «costruzione» di altri. Salvini ha detto più volte che la sua idea è di realizzarne uno in ogni regione. Nel caso di sovraffollamento dei Cpr (i centri per il rimpatrio) i migranti in attesa di identificazione possono essere trattenuti anche in «strutture diverse e idonee nella disponibilità dell'autorità di pubblica sicurezza».
Per incrementare le attività di rimpatrio, il dl stanzia 500.000 euro per il 2018 e 1,5 milioni per il 2019 e 2020. Prevista la revoca della cittadinanza italiana a «chiunque venga condannato in via definitiva per terrorismo internazionale».
Il decreto riserva esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale previsti dal sistema Sprar. I richiedenti asilo troveranno invece accoglienza solo nei centri ad essi dedicati cioè i Cara. A chi temeva lo smantellamento del sistema di accoglienza Salvini assicura: «Il rischio è inesistente, ma viene messo ordine in un sistema. Da quando sono ministro abbiamo ridotto di circa 20.000 unità le presenze in tutti questi tipi di strutture. Coloro che sono nel giusto come amministratori locali e come profughi non hanno nulla da temere da questo provvedimento».
E comunque ha aggiunto il ministro dell'Interno «i famosi 35 euro al giorno verranno rivisti in base a quella che è la media europea, con un netto taglio degli sprechi, senza contare che se riusciamo a mantenere la diminuzione degli sbarchi, questo porterà a un risparmio di 1 miliardo ogni anno che verrà reinvestito in sicurezza».
Sui tempi del dl il leader del Carroccio è stato chiaro: «Per una questione di rispetto il decreto su sicurezza ed immigrazione verrà consegnato al Quirinale un'ora dopo il decreto Genova».
Minori rom rubano auto e per sfuggire alla polizia mettono sotto una donna
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Il Viminale presenta il dl sicurezza: stretta sulle richieste d'asilo e via la cittadinanza ai condannati per terrorismo. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini: «È il testo più condiviso dal governo. E ora pensiamo ai rom».La vittima ha fratture multiple: «Mi sono passati sulla gamba». Bloccati i responsabili, di 14 e 16 anni: «Volevamo farci un giro».Stava andando a trovare un'amica quando uno straniero con precedenti ha abusato di lei. In quella zona non è il primo caso. Il leader della Lega: «Castrazione chimica».Lo speciale contiene tre articoli. Dalle parole ai fatti. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini festeggia in tempo reale su Facebook: «Decreto sicurezza, alle 12.38 il Consiglio dei ministri approva all'unanimità! Sono felice. Un passo in avanti per rendere l'Italia più sicura. Per combattere con più forza mafiosi e scafisti, per ridurre i costi di un'immigrazione esagerata, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle Forze dell'Ordine». Che aumenteranno come ha annunciato il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno: «Presto ci saranno importanti assunzioni per garantire la sicurezza».Nei 42 articoli del decreto, ci sono i provvedimenti utilizzati dal vicepremier leghista per la sua campagna elettorale e che ora modificheranno le normative in materia di accoglienza dei profughi, soprattutto dei richiedenti asilo, abolendo di fatto il permesso umanitario. Vengono poi introdotte nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza. Il Viminale punta a una stretta alle leggi antiterrorismo estendendo il Daspo sportivo anche ai sospetti terroristi, e concede maggiori poteri ai sindaci. Manca soltanto il capitolo rom. «La questione rom non è ricompresa in questo decreto», ha detto Salvini, «ci stiamo lavorando: l'obiettivo è arrivare nell'arco del mandato di questo governo alla chiusura di tutti i campi rom in ogni città. Campi rom zero». Superati dunque i dubbi sulla costituzionalità tanto che il premier Giuseppe Conte, presente in conferenza stampa, ha voluto chiarire che un'interlocuzione con il Quirinale sul decreto è già stata avviata. «Cortesia istituzionale prevede che si anticipi i contenuti e un testo al Colle, come è stato fatto anche in questo caso. Non dico che Mattarella abbia approvato, non sarebbe rispettoso del galateo istituzionale. Il presidente avrà tutto l'agio di fare eventuali rilievi». «Si tratta del dl più condiviso, più modificato, più aggiornato nella storia almeno di questo governo», ha detto Salvini, «il testo non è blindato, arriverà in Parlamento dove potranno esserci modifiche importanti». Il decreto che, come detto da Conte, unifica i due testi su immigrazione e sicurezza, «anche in ragione della complementarietà della materia e della necessità di allinearsi con gli standard Ue».Nel testo viene abrogato il permesso di soggiorno per motivi umanitari, sostituito da «permessi speciali». Sei le fattispecie previste: vittime di grave sfruttamento, motivi di salute, violenza domestica, calamità nel Paese d'origine, cure mediche, atti di particolare valore civile. Il motivo della stretta lo ha spiegato il responsabile del Viminale: «Dovrebbe trattarsi di un provvedimento residuale, invece in Italia viene concessa nel 26% dei casi, più di quanto avvenga negli altri Paesi Ue a fronte del 7% del diritto di asilo. Già dopo le mie circolari la concessione di questo tipo di protezione è scesa a 21% e ora calerà ancora di più». Secondo Salvini sulla concessione del diritto di asilo, «le domande si sono ridotte da 105.000 a 42000 e quelle accolte sono state il 33%».È prevista inoltre la sospensione della domanda d'asilo in caso di pericolosità sociale o condanna in primo grado.Il decreto amplia la possibilità di negare o revocare la protezione internazionale per i reati di violenza sessuale, lesioni gravi rapina, violenza a pubblico ufficiale, mutilazioni sessuali, furto aggravato, traffico di droga. La durata massima di permanenza nei centri per il rimpatrio passa da 3 a 6 mesi per facilitare l'espulsione degli irregolari. Il dl prevede anche il «completamento, adeguamento e ristrutturazione» dei centri già presenti sul territorio e la «costruzione» di altri. Salvini ha detto più volte che la sua idea è di realizzarne uno in ogni regione. Nel caso di sovraffollamento dei Cpr (i centri per il rimpatrio) i migranti in attesa di identificazione possono essere trattenuti anche in «strutture diverse e idonee nella disponibilità dell'autorità di pubblica sicurezza». Per incrementare le attività di rimpatrio, il dl stanzia 500.000 euro per il 2018 e 1,5 milioni per il 2019 e 2020. Prevista la revoca della cittadinanza italiana a «chiunque venga condannato in via definitiva per terrorismo internazionale».Il decreto riserva esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale previsti dal sistema Sprar. I richiedenti asilo troveranno invece accoglienza solo nei centri ad essi dedicati cioè i Cara. A chi temeva lo smantellamento del sistema di accoglienza Salvini assicura: «Il rischio è inesistente, ma viene messo ordine in un sistema. Da quando sono ministro abbiamo ridotto di circa 20.000 unità le presenze in tutti questi tipi di strutture. Coloro che sono nel giusto come amministratori locali e come profughi non hanno nulla da temere da questo provvedimento».E comunque ha aggiunto il ministro dell'Interno «i famosi 35 euro al giorno verranno rivisti in base a quella che è la media europea, con un netto taglio degli sprechi, senza contare che se riusciamo a mantenere la diminuzione degli sbarchi, questo porterà a un risparmio di 1 miliardo ogni anno che verrà reinvestito in sicurezza».Sui tempi del dl il leader del Carroccio è stato chiaro: «Per una questione di rispetto il decreto su sicurezza ed immigrazione verrà consegnato al Quirinale un'ora dopo il decreto Genova». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/basta-permessi-umanitari-facili-rimpatri-piu-veloci-per-i-delinquenti-2607625571.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="minori-rom-rubano-auto-e-per-sfuggire-alla-polizia-mettono-sotto-una-donna" data-post-id="2607625571" data-published-at="1767297405" data-use-pagination="False"> Minori rom rubano auto e per sfuggire alla polizia mettono sotto una donna «Volevamo solo farci un giro», con questa frase due rom hanno giustificato quello che sugli atti trasmessi in Procura viene indicato come «tentato omicidio». Due minorenni, di 16 e 14 anni, hanno rubato un'autovettura - un'Alfa Romeo 159 - e si sono lanciati ad alta velocità lungo le strade di Roma, fino a travolgere una donna lasciandola per terra esanime. La coppia rom è stata arrestata con l'accusa di tentato omicidio, omissione di soccorso, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento di beni dello Stato. Già, perché la «bravata» dei due giovani rom ha inizio con il furto di una potente berlina poco dopo le 17.30 di domenica in via Pietra Porzia, a Zagarolo. I due, a bordo dell'autovettura rubata, iniziano a correre lungo le strade periferiche che portano al centro della Capitale fino a quando non incappano in un posto di blocco delle forze dell'ordine. Incuranti dell'alt, i due sfrecciano lungo la statale forzando le misure di sicurezza di una pattuglia della polizia di Stato e ingaggiando un inseguimento con gli agenti. Durante la folle corsa, il guidatore - appena 16 anni - affonda sempre di più il piede sull'acceleratore dell'Alfa 159 e travolge una coppia. Si tratta di una donna che camminava lungo il ciglio della strada in compagnia del cugino; quest'ultimo è riuscito a salvarsi saltando dall'altra parte della carreggiata, oltre il guardrail. La donna, invece, ha riportato un politrauma con frattura alla gamba sinistra. Dopo l'inseguimento, il veicolo in fuga è andato ad impattare contro la volante della Polizia che lo inseguiva e finalmente, dopo una breve colluttazione, i due rom sono stati immobilizzati dagli agenti. I minori - condotti negli uffici di polizia, alla presenza del pubblico ministero della Procura dei minori, hanno confessato di aver rubato l'auto in località Zagarolo e di voler «soltanto fare un giro». Successivamente i due minorenni sono stati scortati all'ospedale San Sebastiano di Frascati per essere sottoposti agli esami tossicologici per accertare l'eventuale assunzione di alcool o stupefacenti. La donna era uscita con il cugino di 69 anni per una passeggiata. «Abbiamo visto la morte negli occhi», ha raccontato la vittima agli agenti della polizia. «Mi sono passati con la ruota sopra la gamba, è stato terribile». L'incidente è avvenuto in via Prataporci, nella zona di Frascati Colonna. «Mia sorella», racconta il fratello al Messaggero, «stava passeggiando con nostro cugino, come fanno spesso nel pomeriggio. In quel tratto di strada non c'è il marciapiedi, ma un guardrail che quell'auto ha preso in pieno». I due giovani rom non sono volti sconosciuti alle forze dell'ordine. Stando a quanto accertato dagli agenti, i due si sarebbero resi protagonisti in passato di altri episodi del genere. È ipotizzabile, dicono gli investigatori, che i due giovani nomadi volessero raggiungere qualche deposito o magazzino fuori Roma dove poter consegnare la vettura a chi si sarebbe poi occupato di smontarla per rivendere i ricambi sul mercato nero. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/basta-permessi-umanitari-facili-rimpatri-piu-veloci-per-i-delinquenti-2607625571.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="studentessa-cammina-per-firenze-aggredita-e-stuprata-da-un-romeno" data-post-id="2607625571" data-published-at="1767297405" data-use-pagination="False"> Studentessa cammina per Firenze, aggredita e stuprata da un romeno Sempre nello stesso posto, nei pressi del viadotto Marco Polo al Varlungo, periferia di Firenze. Un'altra violenza sessuale a poco più di due mesi di distanza da dove era stata aggredita una turista giapponese. Una ragazza di 21 anni è stata picchiata e violentata nella notte fra domenica e lunedì. Secondo quanto riferito dagli investigatori, la giovane, proveniente dalla Mongolia e nel capoluogo toscano per motivi di studio, è stata avvicinata da un uomo su una rampa. L'ha colpita con pugni al volto fino a farla cadere a terra esanime, l'ha trascinata per i capelli per alcuni metri dietro a un albero e poi ha abusato di lei. La studentessa ha raccontato una notte da incubo, terminata solo con il provvidenziale arrivo di un passante. A quel punto lo stupratore è fuggito.Le indagini sono andate avanti per ore e si sono concluse con l'arresto di un romeno di 25 anni senza fissa dimora, con diversi precedenti penali: Arnaut Mustafa, è stato rintracciato in una struttura abbandonata non distante dal luogo della violenza. Si tratta di un fatiscente palazzo di due piani lungo l'Arno. L'aggressione è avvenuta intorno all'una. La giovane stava camminando su una rampa di scale sotto il viadotto del Varlungo, per raggiungere casa di una amica, quando è stata avvicinata da uno sconosciuto che l'ha presa a pugni in faccia e poi l'ha stuprata. Lei ha tentato di difendersi, invano. Terminata a la violenza, che sarebbe durata poco meno di 20 minuti, la studentessa ha chiamato la polizia con la voce rotta dal pianto e sotto choc. Poco dopo è stata accompagnata in ospedale, dove le sono state riscontrate lesioni su diverse parti del corpo. La prognosi è di 15 giorni. Si cercano anche possibili collegamenti con un altro caso di violenza denunciato nel giugno scorso, sempre da una donna di origini asiatiche e sempre nei pressi del viadotto del Varlungo. In quel caso si trattava di una donna di 36 anni originaria del Giappone che stava facendo jogging. Si sospetta che l'autore della violenza possa essere stato lo stesso Arnaut Mustafa arrestato ieri. Gli agenti sono arrivati a lui - già noto alle forze dell'ordine e con precedenti - perché durante il sopralluogo nel punto dell'aggressione, hanno ritrovato i suoi documenti in un marsupio, probabilmente smarrito nel momento della precipitosa fuga all'arrivo del passante. Il romeno è stato raggiunto in uno stabile abbandonato in cui viveva, poco distante dal teatro della violenza. Al momento del fermo dormiva e, nel giaciglio, sono stati trovati anche gli abiti che avrebbe indossato durante il misfatto, ancora sporchi di sangue. Sull'episodio interviene il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, che con su post su Facebook chiede la castrazione chimica: «Una studentessa ventunenne originaria della Mongolia è stata violentata a Firenze. La polizia ha fermato un romeno, senza fissa dimora e con precedenti. Le bestie che stuprano meritano pene esemplari e, come in altri Paesi europei, la sperimentazione della castrazione chimica». Mentre Marco Stella, coordinatore fiorentino di Forza Italia e vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, attacca l'amministrazione del capoluogo toscano: «A Firenze la situazione sul fronte degrado e sicurezza è ormai fuori controllo. Il territorio va presidiato in maniera capillare giorno e notte: che fine ha fatto il vigile di quartiere annunciato dal sindaco?». Lo stesso sindaco, Dario Nardella, dirama un comunicato: «Alla giovane, che ha scelto la nostra città per studiare, vanno massima solidarietà e la volontà di aiutarla nei modi e nei tempi che saranno possibili. Ora ci aspettiamo la massima severità perché il colpevole paghi. Firenze, ancora una volta, dice basta alla violenza sulle donne».
Tom Selleck, protagonista della serie «Magnum P.I.» con la Ferrari 308 GTS (Getty Images)
La Ferrari 308 comparve sulla stampa alla fine del 1975. Presentata al salone di Parigi, iniziò ad essere prodotta nel dicembre di 50 anni fa. La nuova due posti secchi del cavallino rampante dovette affrontare difficili sfide all’atto della nascita. La crisi del petrolio mordeva il mercato dell’auto mondiale, mentre le politiche fiscali di quegli anni penalizzavano le cilindrate più alte, che Ferrari aveva in listino con i motori a 12 cilindri. In ultima istanza, la nuova nata avrebbe dovuto essere l’erede delle «Dino», le Ferrari con motore a 8 cilindri che presero il nome dal figlio di Enzo Ferrari prematuramente scomparso nel 1956, la cui ultima serie del 1974 disegnata da Bertone non aveva riscosso particolare consenso. La linea della nuova 308, uscita dallo studio di Pininfarina, sarà invece la chiave del successo della nuova sportiva del cavallino. Le forme rispecchiavano in pieno lo stile del decennio, che prediligevano linee tese più che quelle tondeggianti, con un chiaro accenno all’aspetto della sorella maggiore 512 BB 12 cilindri. Il motore era trasversale centrale e per la prima volta un V8 trovava posto sotto il cofano di una vettura a marchio Ferrari e non Dino.
La cilindrata era di 2.926cc erogante una potenza di 255 Cv. Alimentato da 4 carburatori Weber doppio corpo, la 308 raggiungeva la velocità di punta di 252 km/h ed un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 6,5 secondi. I primi esemplari furono costruiti con carrozzeria in vetroresina dalla carrozzeria Scaglietti, che ne produsse poco più di 700 esemplari fino al 1977. La fibra di vetro garantiva particolare riduzione di peso (poco più di 1.000 kg a vuoto) rendendo brillanti la maneggevolezza e le prestazioni. Fu l’enorme successo della 308 GTB (dove G sta per Granturismo, T per motore trasversale e B per berlinetta) a costringere la casa di Maranello a proseguire la produzione adottando una più tradizionale carrozzeria in alluminio in quanto il fiberglass non permetteva l’assemblaggio di grandi numeri con un lavoro semiartigianale come quello applicato ai primi esemplari. Alla 308 GTB si affiancò una «scoperta», la 308 GTS (dove S sta appunto per scoperta) dotata di un tettuccio rimovibile del tipo «targa». Fu questo modello in particolare a rendere celebre in tutto il mondo la Ferrari 308, quando fu scelto per la serie tv americana «Magnum P.I.». Il protagonista, interpretato da Tom Selleck, fu accompagnato per tutte le puntate dalla 308 GTS rossa che entrò così nelle case di milioni di telespettatori. Dal 1980 i motori ricevettero l’iniezione elettronica al posto dei carburatori doppio corpo e nel 1984 nacque la 308 «Quattrovalvole», più affidabile di quella a carburatori e più brillante della precedente versione a iniezione che era stata criticata per l’eccessivo depotenziamento. La 308 fu uno dei più grandi successi commerciali per la casa di Maranello con circa 12.000 esemplari di tutte le serie prodotti fino al 1985. La 8 cilindri segnò la strada per i modelli successivi come la 328, di fatto un’evoluzione della 308 con la quale condivideva la meccanica e l’estetica di base. Oggi la versione in vetroresina è la più ricercata dai collezionisti e raggiunge quotazioni attorno ai 300.000 euro.
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Il 2026 in televisione è fatto di ritorni e conferme: sequel, reboot e spin-off dominano l’anno. Da Scrubs a The Boroughs, da American Love Story a Blade Runner 2099, fino a Portobello di Bellocchio, le serie più attese mescolano nostalgia e novità.
Non sono tante le novità quanti i ritorni, a segnare il 2026 da un punto di vista televisivo. E, mentre sui social network si corre la gara dei buoni propositi, affannandosi a mettere nero su bianco - con fotografie, lunghe tirate e parole pompose - quel che di buono si vuole fare, verrebbe quasi da trovarci un che di retorico nella scelta. Come a dire che pure i grandi produttori abbiano voluto imparare a farsi bastare quel che già c'è anziché investire energie e malumori nell'eterna ricerca di quel che manca. Potrebbe darsi, potrebbe essere. Fatto sta che l'anno appena incominciato presenta poca originalità in termini di serie televisive. Piuttosto, sono le conferme a renderlo ricco: le seconde, terze, quarte stagioni, i reboot, i revival, i prequel o gli spin-off, parte dei quali abbiamo provato a riassumere di seguito.
I sette quadranti
Agatha Christie, di nuovo. Chris Chibnall, ex showrunner di Doctor Who, ha deciso di adattare per il piccolo schermo The seven dials mystery, romanzo datato 1929. Ambientata nell’Inghilterra del 1925, la storia ruota attorno a un gruppo di giovani aristocratici, scosso da una morte apparentemente accidentale e da un enigma, scandito da sette misteriosi quadranti. La storia, forse, è nota, ma il cast, guidato da Helena Bonham Carter e Martin Freeman, promette di far della serie un gioiellino, se non originale, per certo capace di confortare e appagare gli amanti del genere. Su Netflix dal 15 gennaio 2026
Scrubs, reboot
Spiegare cosa sia stata la serie a chi non l'abbia vissuta è pressoché impossibile. Ma chi abbia seguito, anche solo in parte, le peripezie di JD e amici, a quindici anni dalla loro fine, non può non accendersi all'idea di ritrovarle. Le porte del Sacro Cuore tornano ad aprirsi, i suoi corridoi ad affollarsi. Gli amici di allora tornano a muoversi, più stanchi, più cinici, ma sempre parte di una medicina fatta di turni massacranti e tagli perpetui alle risorse. Si ride ancora, di quella risata un po' amara che, nel reboot, è figlia, soprattutto, del presente. Scrubs, così come è stato ripensato, è calato all'interno di un sistema sanitario post-pandemico, in cui l'intelligenza artificiale ha preso il sopravvento e così la precarietà emotiva delle nuove generazioni di specializzandi. Su Disney+ dal 25 febbraio
American Love Story
Un'altra antologia, firmata da Ryan Murphy. Con la sua dose di dramma, ma senza il ricorso - diventato cifra stilistica - all'inquietudine e al soprannaturale. American Love Story, nata dalla costola degli American Story, siano Horror o che altro, è la cronaca di un rapporto tanto problematico quanto mediatico, quello fra John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette-Kennedy. Lo show, che i Kennedy hanno già tacciato di sciacallaggio, dovrebbe ricostruire tutto: la fascinazione mediatica degli anni Novanta e il disfarsi della coppia, avvenuto sotto lo sguardo morboso dei tabloid, per arrivare, infine, alla tragedia di Martha's Vineyard. Questo, con Naomi Watts ad interpretare l'iconica Jaqueline Kennedy. Su Disney+ da febbraio 2026
The Boroughs
La serie dovrebbe inaugurare un nuovo ciclo, a cura dei Duffer Brothers, quelli di Stranger Things. Non dovrebbero, però, esserci bambini-eroi a popolarlo, ma vecchietti straniti da un incontro inatteso con il soprannaturale. La serie, infatti, pare ambientata all'interno di una residenza per anziani nel deserto del New Mexico, il deserto in cui un gruppo di pensionati scopre la quiete del luogo essere posticcia. Dietro quella calma apparente, dietro la facciata di sorrisi e cura, si celerebbe una minaccia sovrannaturale pronta a rubare loro l’unica cosa che non possono più permettersi di perdere: il tempo. Su Netflix, in data da definirsi
Nord Sud Ovest Est
Un'altra stagione, contraddistinta dal titolo di un'altra canzone. Nord Sud Ovest Est non è un originale, ma il prosieguo dello show che, su Sky, ha saputo ripercorrere la genesi degli 883. Hanno ucciso l'Uomo Ragno è partita dalle fatiche del liceo, da Pavia, la noia diventata arte. Questa seconda stagione va oltre, ritrovando Max Pezzali e Mauro Repettonel momento esatto in cui il loro progetto musicale prende davvero il volo. C'è la nostalgia, dunque, degli anni che furono, le sonorità dei Novanta. Ma c'è, anche, il tentativo di raccontare quanto costi, in termini umani, di amicizie e opportunismi, il successo. Su Sky, in data da definirsi
Blade Runner 2099
Dovrebbe arrivare quest'anno, dopo ritardi e nuove scadenze. Blade Runner 2099, chiamata a recuperare quanto iniziato da Blade Runner 2049, dovrebbe essere ambientata cinquant'anni dopo l'universo replicante, così come lo ha immaginato e raccontato Denise Villeneuve. Il confine, dunque, atto a separare gli esseri umani dalle loro copie artificiali dovrebbe essere ancora più labile, l'urbanizzazione della Terra ormai fuori scala. Su Amazon Prime Video, in data da definirsi
Portobello
Portobello è la serie più attesa fra quelle italiane. Marco Bellocchio, dopo Esterno notte, l'ha portata in anteprima al Festival del Cinema di Venezia, nel settembre 2025. La storia è quella di Enzo Tortora, travolto da un'accusa che si sarebbe rivelata falsa, quella di collusione con la Camorra. Ma è, altresì, la storia di un uomo la cui vita è stata distrutta senza riguardo: è una storia di televisione, di spettacolo e malagiustizia, di una gogna mediatica per la quale nessuno mai si è trovato a pagare. Su Hbo Max, in data da destinarsi
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Alexander Isak (Ansa)
Il giocatore prometteva bene, dopo la buona stagione dell'anno passato al Newcastle. Ma non è andata come si sperava. Alla fine è arrivato anche uno stop fisico che ha interrotto un inserimento già complicato, con pochi gol e assist. Prima dell’infortunio il contributo in campionato dello svedese è stato modesto, insufficiente per un investimento di quella portata. Nello stesso mercato, sempre ad Anfield, è arrivato Florian Wirtz, operazione da oltre cento milioni complessivi. Talento indiscutibile, estetica raffinata, ma numeri a lungo assenti: poche reti, pochi assist, un impatto inferiore a quello che il prezzo faceva sognare. È la distanza tra bellezza e incisività, che nel calcio moderno pesa quanto un risultato.
Il Manchester United ha vissuto una dinamica simile con Matheus Cunha. Pagato circa 62 milioni di sterline, quasi 72 milioni di euro, doveva portare dal Wolverhampton strappi, creatività e gol. Finora ha restituito poco sul piano statistico, appena tre reti, lasciando la sensazione di un acquisto ancora fuori fase rispetto al contesto e alle aspettative. Non è una bocciatura definitiva, ma è l’ennesima dimostrazione di come in Premier il costo amplifichi tutto: giudizi, pressione, fretta.In Serie A le cifre sono più contenute, ma le delusioni seguono una logica simile. Il Milan ha investito circa 37 milioni per Christopher Nkunku, un’operazione importante per il calcio italiano. L’impatto, però, è stato marginale: presenza discontinua, pochi minuti realmente decisivi, nessuna svolta offensiva. Sono arrivati tre gol, uno in Coppa Italia e due in campionato. Negli ultimi giorni si è parlato di una sua possibile cessione in Turchia. Ma domani a quanto pare sarà titolare nella trasferta di Cagliari.
Ancora più sfortunata la vicenda di Ardon Jashari, pagato oltre 35 milioni e fermato quasi subito da un grave infortunio. Qui il mercato si è scontrato con il fattore più imprevedibile: il corpo. Il prezzo resta a bilancio, il rendimento resta sospeso.Eppure, mentre i riflettori seguono i grandi assegni, il calcio continua a produrre valore lontano dalle copertine. In Premier League i casi più interessanti nascono spesso da investimenti medi o bassi, non da quelli monstre. Il Sunderland ha trovato stabilità grazie a Robin Roefs, portiere pagato poco più di 9 milioni di sterline, diventato titolare affidabile con una serie di clean sheet che valgono punti veri. Il Crystal Palacs ha puntato su un mercato contenuto, spendendo 55 milioni di euro e ottenendo rendimento immediato senza dover trasformare giocatori in simboli. Il Brighton continua a confermare il suo modello: esterni offensivi e centrocampisti pagati tra i 12 e i 18 milioni che garantiscono intensità, assist e sostenibilità. La squadra è a metà classifica, ad appena 8 lunghezze dal Liverpool. In Italia il discorso è ancora più netto. L’Atalanta ha investito circa 17 milioni per Nicola Zalewski, ottenendo corsa, duttilità e continuità. Anche la Juventus, con un mercato da 200 milioni di euro, non ha ricevuto al momento quanto sperato dalle novità arrivate. Anche se Edon Zhegrova e Jonathan David sembrano a poco a poco ingranare. Di sicuro uno dei colpi migliori dei bianconeri degli ultimi anni è stato Khéphren Thuram, pagato intorno ai 20 milioni, si è dimostrato un centrocampista dominante per presenza e affidabilità. Il Bologna ha costruito un’altra stagione solida su acquisti sotto i 10–12 milioni, trasformati in titolari grazie a un sistema che valorizza il collettivo più del nome. E poi c’è il caso che racconta meglio di tutti il senso di questa stagione: Adrien Rabiot al Milan. Arrivato senza costo di cartellino, solo con il peso dell’ingaggio, è diventato subito uno dei perni del centrocampo, con minuti, leadership e inserimenti decisivi. Nessuna cifra-record a schiacciarlo, solo rendimento. Il paradosso è evidente.
I flop più fragorosi nascono quasi sempre dall’eccesso, dall’illusione che il mercato possa comprare certezze. I successi più solidi emergono dalla misura: 8, 10, 15, 20 milioni spesi bene possono incidere più di investimenti cinque volte superiori. Spendere tanto non significa sbagliare, ma significa alzare l’asticella del giudizio, trasformare ogni partita in un processo. Spendere meno consente al calcio di respirare, di crescere senza rumore. E ora, con l’apertura imminente della finestra di mercato di gennaio, questo equilibrio tornerà al centro delle scelte: per correggere errori costosi, ma anche per dimostrare, ancora una volta, che nel calcio il valore vero non si compra a colpi di milioni, si costruisce sul campo.
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Iain McGilchrist
Lo psichiatra Iain McGilchrist sfida i cliché sugli emisferi cerebrali: non solo logica e creatività, ma due modi di percepire il mondo. Il predominio del sinistro rischia di impoverire esperienze, relazioni e senso profondo della vita, mentre l’equilibrio favorisce consapevolezza e umanità.
Da oltre un secolo la neuroscienza indaga le differenze tra emisfero destro ed emisfero sinistro, spesso semplificandole in cliché: creatività contro logica, immaginazione contro razionalità. Tuttavia, il lavoro dello psichiatra e filosofo britannico Iain McGilchrist, già consulente presso il Maudsley Hospital di Londra e Fellow di Oxford, riporta la discussione a una profondità che il dibattito pubblico raramente tocca.
Il suo saggio monumentale The Master and His Emissary (2009) ha scosso, all’epoca, il panorama scientifico e culturale, proponendo un’interpretazione radicale: non è solo questione di funzioni diverse, ma di modi di rapportarsi al mondo. In base a quale emisfero «domini» l’esperienza, l’essere umano svilupperebbe comportamenti, strutture sociali e persino visioni della realtà profondamente differenti.
Il cuore del pensiero di McGilchrist si concentra sull’idea che i due emisferi non siano due «metà» equivalenti, bensì due attitudini cognitive perennemente in contatto e comunicanti.
Secondo lo psichiatra inglese l’emisfero sinistro tende a frammentare la realtà, analizzarla, renderla gestibile e quantificabile. Predilige il controllo, la classificazione, il linguaggio (tecnico e non solo), la manipolazione degli oggetti. Mentre l’emisfero destro coglie la visione d’insieme, il contesto, le relazioni. È attento all’ambiguità, all’empatia, ai volti, ai significati non letterali. È l’emisfero della presenza nel mondo.
McGilchrist non parla di «buono» o «cattivo», ma di un equilibrio funzionale che sarebbe la base di un’esistenza sana. L’emisfero destro, più aperto e ricettivo, «vede» il cosmo terrestre e cerca di coglierne i significati nascosti, quelli che vadano oltre la materialità intrinseca; il sinistro, più operativo, pragmatico e laborioso, «lo ghermisce». L’eventuale problema che potrebbe sorgere, secondo lo psichiatra, è quando quest'ultimo emisfero arrivi a prendere il sopravvento sull’altro.
È qui che risiede il nucleo della tesi di McGilchrist: la cultura occidentale contemporanea avrebbe gradualmente favorito, consciamente o inconsciamente, la prospettiva dell’area cerebrale sinistra: procedure rigide, eccesso di astrazione, iper-specializzazione, predominanza del linguaggio tecnico, eccessiva burocratizzazione, il tutto accompagnato da uno smarrimento sistematico del significato profondo delle esperienze umane.
Sulla scia di questa supremazia deleteria, l’individuo rischierebbe di perdere interi pezzi di sé: creatività autentica, intuizione, compassione, una connessione naturale con tutto ciò che lo circonda e, infine, una bussola etica-morale che esuli dalle mere logiche schematiche di produttività.
L’ignorare tale andamento potrebbe portare a diverse gravi conseguenze sia individuali che sociali. Alcuni esempi concreti: una forte tendenza all’alienazione con conseguente disgregazione dei legami sociali, oppure l’invalidazione di qualsiasi esperienza umana emotiva con risultante sensazione di vuoto e depressione.
Secondo McGilchrist, infatti, questo non è solo un tema psicologico del singolo, ma anche un parametro necessario per misurare il benessere collettivo generale. Quando una società privilegia la logica frammentaria e riduzionista, può finire per costruire istituzioni e modelli economici che ne riflettono la stessa visione arida e impoverita.
Al centro del messaggio dell’opera dello psichiatra c’è un invito che suona sorprendentemente semplice: recuperare una percezione integrale dell’esistenza. Non rifiutare l’analisi, ma restituirla al suo posto naturale: un’abilità al servizio di una comprensione più ampia e profonda.
L’emisfero destro, nella prospettiva di McGilchrist, non è il sognatore ingenuo, ma il custode silenzioso di un sapere più antico, capace di intuire complessità che sfuggono ai meccanismi lineari di quello sinistro, elaborando simboli e indizi cognitivi che si nascondono dietro il velo della realtà sensibile.
Le teorie sopra riportate non sono prive di critiche. Alcuni neuroscienziati ritengono eccessivo attribuire caratteri quasi «personalistici» agli emisferi cerebrali, definendolo un approccio troppo riduttivo e un artifizio atto solo a semplificare una materia ancora assai ricca di incognite. Altri, invece, apprezzano la sintesi interdisciplinare elaborata dal britannico, che unisce neuropsicologia, filosofia, storia e antropologia; tuttavia, invitano alla cautela nel generalizzare e a un prudente uso delle metafore divulgative. Ciò che nessuno nega, però, è che il lavoro del medico londinese abbia riportato al centro della discussione un interrogativo essenziale: come la nostra mente costruisce il mondo.
In un’epoca dominata dalla velocità, dalla semplificazione e dall’automazione, l’opera di Iain McGilchrist riecheggia come un invito a recuperare la dimensione umana più ampia: quella capace di ascoltare, di percepire, di vedere oltre la superficie.
In altre parole, a ristabilire un valido e fruttuoso equilibrio tra le due grandi «voci» della nostra mente, nella speranza che capendo maggiormente noi stessi si possa arrivare a comprendere maggiormente anche l’esistenza tutta.
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