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2018-09-25
Basta permessi umanitari facili, rimpatri più veloci per i delinquenti
Ansa
Dalle parole ai fatti. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini festeggia in tempo reale su Facebook: «Decreto sicurezza, alle 12.38 il Consiglio dei ministri approva all'unanimità! Sono felice. Un passo in avanti per rendere l'Italia più sicura. Per combattere con più forza mafiosi e scafisti, per ridurre i costi di un'immigrazione esagerata, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle Forze dell'Ordine». Che aumenteranno come ha annunciato il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno: «Presto ci saranno importanti assunzioni per garantire la sicurezza».
Nei 42 articoli del decreto, ci sono i provvedimenti utilizzati dal vicepremier leghista per la sua campagna elettorale e che ora modificheranno le normative in materia di accoglienza dei profughi, soprattutto dei richiedenti asilo, abolendo di fatto il permesso umanitario. Vengono poi introdotte nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza. Il Viminale punta a una stretta alle leggi antiterrorismo estendendo il Daspo sportivo anche ai sospetti terroristi, e concede maggiori poteri ai sindaci. Manca soltanto il capitolo rom. «La questione rom non è ricompresa in questo decreto», ha detto Salvini, «ci stiamo lavorando: l'obiettivo è arrivare nell'arco del mandato di questo governo alla chiusura di tutti i campi rom in ogni città. Campi rom zero».
Superati dunque i dubbi sulla costituzionalità tanto che il premier Giuseppe Conte, presente in conferenza stampa, ha voluto chiarire che un'interlocuzione con il Quirinale sul decreto è già stata avviata. «Cortesia istituzionale prevede che si anticipi i contenuti e un testo al Colle, come è stato fatto anche in questo caso. Non dico che Mattarella abbia approvato, non sarebbe rispettoso del galateo istituzionale. Il presidente avrà tutto l'agio di fare eventuali rilievi». «Si tratta del dl più condiviso, più modificato, più aggiornato nella storia almeno di questo governo», ha detto Salvini, «il testo non è blindato, arriverà in Parlamento dove potranno esserci modifiche importanti». Il decreto che, come detto da Conte, unifica i due testi su immigrazione e sicurezza, «anche in ragione della complementarietà della materia e della necessità di allinearsi con gli standard Ue».
Nel testo viene abrogato il permesso di soggiorno per motivi umanitari, sostituito da «permessi speciali». Sei le fattispecie previste: vittime di grave sfruttamento, motivi di salute, violenza domestica, calamità nel Paese d'origine, cure mediche, atti di particolare valore civile. Il motivo della stretta lo ha spiegato il responsabile del Viminale: «Dovrebbe trattarsi di un provvedimento residuale, invece in Italia viene concessa nel 26% dei casi, più di quanto avvenga negli altri Paesi Ue a fronte del 7% del diritto di asilo. Già dopo le mie circolari la concessione di questo tipo di protezione è scesa a 21% e ora calerà ancora di più». Secondo Salvini sulla concessione del diritto di asilo, «le domande si sono ridotte da 105.000 a 42000 e quelle accolte sono state il 33%».
È prevista inoltre la sospensione della domanda d'asilo in caso di pericolosità sociale o condanna in primo grado.
Il decreto amplia la possibilità di negare o revocare la protezione internazionale per i reati di violenza sessuale, lesioni gravi rapina, violenza a pubblico ufficiale, mutilazioni sessuali, furto aggravato, traffico di droga.
La durata massima di permanenza nei centri per il rimpatrio passa da 3 a 6 mesi per facilitare l'espulsione degli irregolari.
Il dl prevede anche il «completamento, adeguamento e ristrutturazione» dei centri già presenti sul territorio e la «costruzione» di altri. Salvini ha detto più volte che la sua idea è di realizzarne uno in ogni regione. Nel caso di sovraffollamento dei Cpr (i centri per il rimpatrio) i migranti in attesa di identificazione possono essere trattenuti anche in «strutture diverse e idonee nella disponibilità dell'autorità di pubblica sicurezza».
Per incrementare le attività di rimpatrio, il dl stanzia 500.000 euro per il 2018 e 1,5 milioni per il 2019 e 2020. Prevista la revoca della cittadinanza italiana a «chiunque venga condannato in via definitiva per terrorismo internazionale».
Il decreto riserva esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale previsti dal sistema Sprar. I richiedenti asilo troveranno invece accoglienza solo nei centri ad essi dedicati cioè i Cara. A chi temeva lo smantellamento del sistema di accoglienza Salvini assicura: «Il rischio è inesistente, ma viene messo ordine in un sistema. Da quando sono ministro abbiamo ridotto di circa 20.000 unità le presenze in tutti questi tipi di strutture. Coloro che sono nel giusto come amministratori locali e come profughi non hanno nulla da temere da questo provvedimento».
E comunque ha aggiunto il ministro dell'Interno «i famosi 35 euro al giorno verranno rivisti in base a quella che è la media europea, con un netto taglio degli sprechi, senza contare che se riusciamo a mantenere la diminuzione degli sbarchi, questo porterà a un risparmio di 1 miliardo ogni anno che verrà reinvestito in sicurezza».
Sui tempi del dl il leader del Carroccio è stato chiaro: «Per una questione di rispetto il decreto su sicurezza ed immigrazione verrà consegnato al Quirinale un'ora dopo il decreto Genova».
Minori rom rubano auto e per sfuggire alla polizia mettono sotto una donna
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Il Viminale presenta il dl sicurezza: stretta sulle richieste d'asilo e via la cittadinanza ai condannati per terrorismo. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini: «È il testo più condiviso dal governo. E ora pensiamo ai rom».La vittima ha fratture multiple: «Mi sono passati sulla gamba». Bloccati i responsabili, di 14 e 16 anni: «Volevamo farci un giro».Stava andando a trovare un'amica quando uno straniero con precedenti ha abusato di lei. In quella zona non è il primo caso. Il leader della Lega: «Castrazione chimica».Lo speciale contiene tre articoli. Dalle parole ai fatti. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini festeggia in tempo reale su Facebook: «Decreto sicurezza, alle 12.38 il Consiglio dei ministri approva all'unanimità! Sono felice. Un passo in avanti per rendere l'Italia più sicura. Per combattere con più forza mafiosi e scafisti, per ridurre i costi di un'immigrazione esagerata, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle Forze dell'Ordine». Che aumenteranno come ha annunciato il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno: «Presto ci saranno importanti assunzioni per garantire la sicurezza».Nei 42 articoli del decreto, ci sono i provvedimenti utilizzati dal vicepremier leghista per la sua campagna elettorale e che ora modificheranno le normative in materia di accoglienza dei profughi, soprattutto dei richiedenti asilo, abolendo di fatto il permesso umanitario. Vengono poi introdotte nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza. Il Viminale punta a una stretta alle leggi antiterrorismo estendendo il Daspo sportivo anche ai sospetti terroristi, e concede maggiori poteri ai sindaci. Manca soltanto il capitolo rom. «La questione rom non è ricompresa in questo decreto», ha detto Salvini, «ci stiamo lavorando: l'obiettivo è arrivare nell'arco del mandato di questo governo alla chiusura di tutti i campi rom in ogni città. Campi rom zero». Superati dunque i dubbi sulla costituzionalità tanto che il premier Giuseppe Conte, presente in conferenza stampa, ha voluto chiarire che un'interlocuzione con il Quirinale sul decreto è già stata avviata. «Cortesia istituzionale prevede che si anticipi i contenuti e un testo al Colle, come è stato fatto anche in questo caso. Non dico che Mattarella abbia approvato, non sarebbe rispettoso del galateo istituzionale. Il presidente avrà tutto l'agio di fare eventuali rilievi». «Si tratta del dl più condiviso, più modificato, più aggiornato nella storia almeno di questo governo», ha detto Salvini, «il testo non è blindato, arriverà in Parlamento dove potranno esserci modifiche importanti». Il decreto che, come detto da Conte, unifica i due testi su immigrazione e sicurezza, «anche in ragione della complementarietà della materia e della necessità di allinearsi con gli standard Ue».Nel testo viene abrogato il permesso di soggiorno per motivi umanitari, sostituito da «permessi speciali». Sei le fattispecie previste: vittime di grave sfruttamento, motivi di salute, violenza domestica, calamità nel Paese d'origine, cure mediche, atti di particolare valore civile. Il motivo della stretta lo ha spiegato il responsabile del Viminale: «Dovrebbe trattarsi di un provvedimento residuale, invece in Italia viene concessa nel 26% dei casi, più di quanto avvenga negli altri Paesi Ue a fronte del 7% del diritto di asilo. Già dopo le mie circolari la concessione di questo tipo di protezione è scesa a 21% e ora calerà ancora di più». Secondo Salvini sulla concessione del diritto di asilo, «le domande si sono ridotte da 105.000 a 42000 e quelle accolte sono state il 33%».È prevista inoltre la sospensione della domanda d'asilo in caso di pericolosità sociale o condanna in primo grado.Il decreto amplia la possibilità di negare o revocare la protezione internazionale per i reati di violenza sessuale, lesioni gravi rapina, violenza a pubblico ufficiale, mutilazioni sessuali, furto aggravato, traffico di droga. La durata massima di permanenza nei centri per il rimpatrio passa da 3 a 6 mesi per facilitare l'espulsione degli irregolari. Il dl prevede anche il «completamento, adeguamento e ristrutturazione» dei centri già presenti sul territorio e la «costruzione» di altri. Salvini ha detto più volte che la sua idea è di realizzarne uno in ogni regione. Nel caso di sovraffollamento dei Cpr (i centri per il rimpatrio) i migranti in attesa di identificazione possono essere trattenuti anche in «strutture diverse e idonee nella disponibilità dell'autorità di pubblica sicurezza». Per incrementare le attività di rimpatrio, il dl stanzia 500.000 euro per il 2018 e 1,5 milioni per il 2019 e 2020. Prevista la revoca della cittadinanza italiana a «chiunque venga condannato in via definitiva per terrorismo internazionale».Il decreto riserva esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale previsti dal sistema Sprar. I richiedenti asilo troveranno invece accoglienza solo nei centri ad essi dedicati cioè i Cara. A chi temeva lo smantellamento del sistema di accoglienza Salvini assicura: «Il rischio è inesistente, ma viene messo ordine in un sistema. Da quando sono ministro abbiamo ridotto di circa 20.000 unità le presenze in tutti questi tipi di strutture. Coloro che sono nel giusto come amministratori locali e come profughi non hanno nulla da temere da questo provvedimento».E comunque ha aggiunto il ministro dell'Interno «i famosi 35 euro al giorno verranno rivisti in base a quella che è la media europea, con un netto taglio degli sprechi, senza contare che se riusciamo a mantenere la diminuzione degli sbarchi, questo porterà a un risparmio di 1 miliardo ogni anno che verrà reinvestito in sicurezza».Sui tempi del dl il leader del Carroccio è stato chiaro: «Per una questione di rispetto il decreto su sicurezza ed immigrazione verrà consegnato al Quirinale un'ora dopo il decreto Genova». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/basta-permessi-umanitari-facili-rimpatri-piu-veloci-per-i-delinquenti-2607625571.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="minori-rom-rubano-auto-e-per-sfuggire-alla-polizia-mettono-sotto-una-donna" data-post-id="2607625571" data-published-at="1776022585" data-use-pagination="False"> Minori rom rubano auto e per sfuggire alla polizia mettono sotto una donna «Volevamo solo farci un giro», con questa frase due rom hanno giustificato quello che sugli atti trasmessi in Procura viene indicato come «tentato omicidio». Due minorenni, di 16 e 14 anni, hanno rubato un'autovettura - un'Alfa Romeo 159 - e si sono lanciati ad alta velocità lungo le strade di Roma, fino a travolgere una donna lasciandola per terra esanime. La coppia rom è stata arrestata con l'accusa di tentato omicidio, omissione di soccorso, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento di beni dello Stato. Già, perché la «bravata» dei due giovani rom ha inizio con il furto di una potente berlina poco dopo le 17.30 di domenica in via Pietra Porzia, a Zagarolo. I due, a bordo dell'autovettura rubata, iniziano a correre lungo le strade periferiche che portano al centro della Capitale fino a quando non incappano in un posto di blocco delle forze dell'ordine. Incuranti dell'alt, i due sfrecciano lungo la statale forzando le misure di sicurezza di una pattuglia della polizia di Stato e ingaggiando un inseguimento con gli agenti. Durante la folle corsa, il guidatore - appena 16 anni - affonda sempre di più il piede sull'acceleratore dell'Alfa 159 e travolge una coppia. Si tratta di una donna che camminava lungo il ciglio della strada in compagnia del cugino; quest'ultimo è riuscito a salvarsi saltando dall'altra parte della carreggiata, oltre il guardrail. La donna, invece, ha riportato un politrauma con frattura alla gamba sinistra. Dopo l'inseguimento, il veicolo in fuga è andato ad impattare contro la volante della Polizia che lo inseguiva e finalmente, dopo una breve colluttazione, i due rom sono stati immobilizzati dagli agenti. I minori - condotti negli uffici di polizia, alla presenza del pubblico ministero della Procura dei minori, hanno confessato di aver rubato l'auto in località Zagarolo e di voler «soltanto fare un giro». Successivamente i due minorenni sono stati scortati all'ospedale San Sebastiano di Frascati per essere sottoposti agli esami tossicologici per accertare l'eventuale assunzione di alcool o stupefacenti. La donna era uscita con il cugino di 69 anni per una passeggiata. «Abbiamo visto la morte negli occhi», ha raccontato la vittima agli agenti della polizia. «Mi sono passati con la ruota sopra la gamba, è stato terribile». L'incidente è avvenuto in via Prataporci, nella zona di Frascati Colonna. «Mia sorella», racconta il fratello al Messaggero, «stava passeggiando con nostro cugino, come fanno spesso nel pomeriggio. In quel tratto di strada non c'è il marciapiedi, ma un guardrail che quell'auto ha preso in pieno». I due giovani rom non sono volti sconosciuti alle forze dell'ordine. Stando a quanto accertato dagli agenti, i due si sarebbero resi protagonisti in passato di altri episodi del genere. È ipotizzabile, dicono gli investigatori, che i due giovani nomadi volessero raggiungere qualche deposito o magazzino fuori Roma dove poter consegnare la vettura a chi si sarebbe poi occupato di smontarla per rivendere i ricambi sul mercato nero. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/basta-permessi-umanitari-facili-rimpatri-piu-veloci-per-i-delinquenti-2607625571.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="studentessa-cammina-per-firenze-aggredita-e-stuprata-da-un-romeno" data-post-id="2607625571" data-published-at="1776022585" data-use-pagination="False"> Studentessa cammina per Firenze, aggredita e stuprata da un romeno Sempre nello stesso posto, nei pressi del viadotto Marco Polo al Varlungo, periferia di Firenze. Un'altra violenza sessuale a poco più di due mesi di distanza da dove era stata aggredita una turista giapponese. Una ragazza di 21 anni è stata picchiata e violentata nella notte fra domenica e lunedì. Secondo quanto riferito dagli investigatori, la giovane, proveniente dalla Mongolia e nel capoluogo toscano per motivi di studio, è stata avvicinata da un uomo su una rampa. L'ha colpita con pugni al volto fino a farla cadere a terra esanime, l'ha trascinata per i capelli per alcuni metri dietro a un albero e poi ha abusato di lei. La studentessa ha raccontato una notte da incubo, terminata solo con il provvidenziale arrivo di un passante. A quel punto lo stupratore è fuggito.Le indagini sono andate avanti per ore e si sono concluse con l'arresto di un romeno di 25 anni senza fissa dimora, con diversi precedenti penali: Arnaut Mustafa, è stato rintracciato in una struttura abbandonata non distante dal luogo della violenza. Si tratta di un fatiscente palazzo di due piani lungo l'Arno. L'aggressione è avvenuta intorno all'una. La giovane stava camminando su una rampa di scale sotto il viadotto del Varlungo, per raggiungere casa di una amica, quando è stata avvicinata da uno sconosciuto che l'ha presa a pugni in faccia e poi l'ha stuprata. Lei ha tentato di difendersi, invano. Terminata a la violenza, che sarebbe durata poco meno di 20 minuti, la studentessa ha chiamato la polizia con la voce rotta dal pianto e sotto choc. Poco dopo è stata accompagnata in ospedale, dove le sono state riscontrate lesioni su diverse parti del corpo. La prognosi è di 15 giorni. Si cercano anche possibili collegamenti con un altro caso di violenza denunciato nel giugno scorso, sempre da una donna di origini asiatiche e sempre nei pressi del viadotto del Varlungo. In quel caso si trattava di una donna di 36 anni originaria del Giappone che stava facendo jogging. Si sospetta che l'autore della violenza possa essere stato lo stesso Arnaut Mustafa arrestato ieri. Gli agenti sono arrivati a lui - già noto alle forze dell'ordine e con precedenti - perché durante il sopralluogo nel punto dell'aggressione, hanno ritrovato i suoi documenti in un marsupio, probabilmente smarrito nel momento della precipitosa fuga all'arrivo del passante. Il romeno è stato raggiunto in uno stabile abbandonato in cui viveva, poco distante dal teatro della violenza. Al momento del fermo dormiva e, nel giaciglio, sono stati trovati anche gli abiti che avrebbe indossato durante il misfatto, ancora sporchi di sangue. Sull'episodio interviene il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, che con su post su Facebook chiede la castrazione chimica: «Una studentessa ventunenne originaria della Mongolia è stata violentata a Firenze. La polizia ha fermato un romeno, senza fissa dimora e con precedenti. Le bestie che stuprano meritano pene esemplari e, come in altri Paesi europei, la sperimentazione della castrazione chimica». Mentre Marco Stella, coordinatore fiorentino di Forza Italia e vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, attacca l'amministrazione del capoluogo toscano: «A Firenze la situazione sul fronte degrado e sicurezza è ormai fuori controllo. Il territorio va presidiato in maniera capillare giorno e notte: che fine ha fatto il vigile di quartiere annunciato dal sindaco?». Lo stesso sindaco, Dario Nardella, dirama un comunicato: «Alla giovane, che ha scelto la nostra città per studiare, vanno massima solidarietà e la volontà di aiutarla nei modi e nei tempi che saranno possibili. Ora ci aspettiamo la massima severità perché il colpevole paghi. Firenze, ancora una volta, dice basta alla violenza sulle donne».
Roberto Gualtieri (Ansa)
Un bilancio impietoso, stilato ogni giorno dalle associazioni civiche, da Curaa (Cittadini uniti per Roma, i suoi alberi e i suoi abitanti) di Jacopa Stinchelli a Italia nostra, che ha chiesto una moratoria dei cantieri della metro C per le archeo-stazioni «Chiesa Nuova» e «Castel Sant’Angelo». Si parla di circa 40.000 alberi abbattuti ma il conteggio potrebbe essere molto più alto perché il Comune, dopo essersi fatto sfuggire un bilancio ufficiale provvisorio di circa 17.000 fusti demoliti nei primi due anni di mandato di Gualtieri (che aveva promesso di piantare un milione di alberi), da settembre 2021 a settembre 2023, non fornisce più i dati e, alla richiesta di accesso agli atti, risponde che il sistema è in aggiornamento. Fatto sta che l’«ecocidio», come ormai lo definiscono le associazioni di cittadini, si fa sempre più intenso e ha colpito in maniera impressionante il centro storico della città, vetrina per i turisti che arrivano nella capitale pensando di villeggiare all’interno di un polmone verde. Ma non è così: dopo l’abbattimento selvaggio di pini secolari nella collina del Pincio ad aprile del 2024, il Comune è andato avanti tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 falcidiando 67 cipressi storici a Piazza Augusto Imperatore, accanto a via del Corso. L’intervento, sulla carta finalizzato al restauro e alla valorizzazione del monumento, ha suscitato polemiche per la rimozione del «bosco sacro» degli alberi centenari, gran parte dei quali - hanno denunciato agronomi indipendenti e cittadini - erano sani. Contro l’abbattimento massiccio si è schierato anche Andrea Carandini, archeologo e saggista italiano di fama internazionale, che già a novembre aveva denunciato l’abbattimento dei pini secolari accanto alla Torre dei Conti, parzialmente crollata a seguito dei lavori della metropolitana. A febbraio è toccato ad altri 12 pini secolari in via dei Fori Imperiali, la passeggiata che taglia il cuore archeologico di Roma, collegando Piazza Venezia al Colosseo, museo a cielo aperto di cui quegli alberi costituivano parte rilevante. Tra febbraio e marzo, è stato il turno delle tre paulonie secolari di piazza della Chiesa Nuova, proseguimento di Corso Vittorio, l’arteria che collega l’area archeologica di Largo di Torre Argentina al Vaticano: una delle tre specie aveva 300 anni. Alla potatura dei «tre alberi di Trilussa» sono scattate anche le denunce penali.
Pini, platani, cipressi, paulonie, lecci: la marcia delle motoseghe capitoline non si è fermata neanche davanti al Campidoglio, dove a febbraio sono stati fatti a pezzi altri due esemplari di pinus pinea, dopo quelli già abbattuti nel 2023 che erano finiti perfino nelle cronache del New York Times. A Piazza Pia, di fronte a Castel San’Angelo, è stato sradicato tutto: la veduta aerea è sconsolante e anche nell’area adiacente a piazza Adriana sono scomparse decine di lecci. Gli abbattimenti selvaggi colpiscono l’intera città e le periferie.
Il Comune di Roma si difende: sul sito si parla genericamente di alberi non sani, «morti in piedi», tesi discutibile considerato l’elevatissimo numero di abbattimenti. Non solo: molti abbattimenti avvengono in primavera, quando ogni operazione sarebbe vietata dalla legge 157/1992 che li proibisce in periodo di nidificazione. E quando non sono tirati giù, gli alberi di Roma sono spesso capitozzati, una tecnica esplicitamente vietata per legge dal Regolamento del verde pubblico, puntualmente disatteso. A marzo, l’associazione Curaa ha depositato un ricorso d’urgenza al Tar per chiedere una sospensiva cautelare degli abbattimenti nelle aree vincolate del Municipio 1 (centro storico). Ma il Tar non l’ha concessa, rinviando la decisione a mercoledì prossimo.
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Nel frattempo a Bondeno, in provincia di Ferrara, si è tenuto un incontro promosso dal comitato remigrazione, e di nuovo tutti i progressisti si sono scatenati. Sono arrivate le immancabili richieste alle istituzioni di impedire l’iniziativa, la Cgil ha dato in escandescenze, è stato organizzato un presidio di protesta contro l’evento. Tutto legittimo, per carità: mai una volta, però, che qualcuno da sinistra scelga la via del dialogo e non quella dell’attacco frontale o del tentativo di oscuramento. Del resto i primi a dare l’esempio sono stati i parlamentari di sinistra che hanno fisicamente impedito la conferenza sulla remigrazione alla Camera dei deputati, gesto nobile che è costato cinque giorni di sospensione a 22 deputati, di cui dieci del Pd, otto del Movimento 5 stelle e quattro di Avs. Altri dieci deputati, di cui cinque del Pd e cinque del Movimento 5 stelle, si sono presi quattro giorni di sanzione. E sono ancora lì che gridano contro il fascismo e l’ingiusta punizione.
In estrema sintesi, secondo il pensiero buonista dominante, la remigrazione è tema proibito, proibitissimo. Anche se non prevede alcuna deportazione o discriminazione, bensì un aiuto economico agli stranieri per il rimpatrio volontario, cosa che per altro è già messa in pratica dall’Italia e da altre nazioni europee. In compenso, però, l’immigrazione di massa che continua a produrre morti, sfruttamento e disagi sociali può essere non solo promossa ma pure celebrata in ogni modo.
Piccolo esempio. Giusto un paio di giorni fa, nella prestigiosa sede della Radio Vaticana è stato presentato il Festival della Migrazione, in programma dal 5 al 15 novembre di quest’anno in varie città italiane. Per questa edizione il titolo sarà: «Donne migranti - Vite in movimento tra diritti, cittadinanza, lavoro e culture». Edoardo Patriarca, presidente dell’associazione che gestisce la kermesse, ha spiegato che «il Festival è un’esperienza che continua e un progetto culturale, sociale e politico diffuso sul territorio. Culturale perché tratta i temi del diritto alla mobilità, un’esperienza che è parte integrante della natura umana; sociale perché guarda alla realtà del nostro Paese così come è: multiculturale, multireligioso, multietnico, per costruire una convivialità delle differenze senza dimenticare le tradizioni. Politico, in quanto i flussi migratori sono un fenomeno strutturale che non deve essere affrontato con emergenza, barriere e paure, ma con politiche lungimiranti e orientate al futuro». Ecco, questa è la retorica che bisogna utilizzare quando si parla di immigrazione: bisogna celebrare il multiculturalismo, sostenere che agli sbarchi tocca abituarsi, spiegare che lo spostamento è un diritto. Mai che si faccia cenno a tutti gli orrori e le sofferenze che tale meccanismo produce. Del resto se si dovesse parlare del lato oscuro dell’immigrazione mica si potrebbero organizzare festival e altre belle iniziative con ricchi premi e cotillons. Sappiamo come funziona ormai da anni: la celebrazione delle migrazioni è divenuta essa stessa un business, e ci sono professionisti della propaganda che ne traggono sostentamento e beneficio.
Il Festival della migrazione, per altro, gode del sostegno di numerosi enti pubblici e privati. L’edizione 2025 è stata foraggiata dalla Regione Emilia Romagna e ha avuto il patrocinio di parecchi comuni emiliani, oltre a vantare la collaborazione di atenei prestigiosi: Firenze, Padova, Bologna, Ferrara. Poi ci sono gli immancabili aiuti di banche e fondazioni. Chiaro: basta accodarsi al pensiero dominante e arrivano fondi, spazi e applausi. Che i vari profeti dell’accoglienza usano a proprio vantaggio soprattutto per mandare messaggi politici.
Alla presentazione del festival migratorio, tanto per fare un esempio, ha preso la parola il presidente della Fondazione Migrantes, monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa, che come ogni volta se l’è presa con il governo e pure con le autorità europee tra cui Frontex.
«L’azione di Frontex che doveva essere un’azione di supporto al soccorso, in realtà sta diventando di supporto a quegli accordi con la Libia e con la Tunisia e quindi ai respingimenti», ha detto, «mentre stiamo vedendo come il soccorso sia ancora un’emergenza grave. Così come emergenza grave sono mille morti in tre mesi che non si sono mai avuti dal 2017, quando erano 36.000 le persone che attraversavano il Mediterraneo. Lasciar morire la gente, come abbiamo visto in questo triduo pasquale, in mare è certamente un fatto vergognoso per la politica europea, ma anche per l’Italia». A parte che Frontex servirebbe a proteggere i confini europei e non ad altro, ci si chiede che bisogno ci sia di un festival della migrazione quando Perego e gli altri che la pensano come lui possono esternare il loro pensiero ogni giorno e praticamente ovunque. Se ne deduce che per la propaganda c’è sempre spazio. I problemi sorgono quando emerge un pensiero radicalmente alternativo come quello della remigrazione.
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Jannik Sinner trionfa a Montecarlo (Getty Images)
Sinner batte Alcaraz 7-6, 6-3 nella finale del Masters 1000 di Montecarlo e si riprende la vetta Atp. Primo set deciso al tie-break dopo oltre un’ora, poi la rimonta nel secondo: è l’ottavo titolo 1000 per l’azzurro.
Jannik Sinner torna sul trono del tennis mondiale e lo fa vincendo uno dei tornei più prestigiosi della stagione sulla terra battuta. Nella finale del Masters 1000 di Montecarlo, l’altoatesino supera Carlos Alcaraz in due set, 7-6(5), 6-3, al termine di una partita lunga oltre due ore e combattuta soprattutto nel primo parziale. Un successo che vale il titolo e anche il ritorno al numero uno del ranking Atp.
La sfida si gioca in condizioni non semplici, con il vento a disturbare costantemente il ritmo degli scambi e a rendere complicato il controllo dei colpi. Il primo set è segnato da diversi errori, ma anche da una tensione evidente: i game scorrono senza un vero padrone, tra occasioni mancate e improvvisi cambi di inerzia. Sinner fatica a trovare continuità con la prima di servizio, mentre Alcaraz alterna soluzioni brillanti a passaggi a vuoto, soprattutto con il dritto. L’equilibrio resta intatto fino al 6-6, con entrambi costretti più volte ai vantaggi. Nel tie-break l’azzurro cambia passo: alza la qualità al servizio, prende l’iniziativa negli scambi e si costruisce due set point. Sul secondo, un doppio fallo dello spagnolo chiude il parziale dopo oltre un’ora di gioco. L’avvio del secondo set sembra premiare Alcaraz, più aggressivo in risposta e capace di strappare il servizio a Sinner nel terzo gioco. Il match, però, non prende la direzione che lo spagnolo sperava. Sinner resta lucido, non forza le soluzioni e torna subito in partita con un controbreak costruito sulla profondità dei colpi e su una maggiore solidità negli scambi lunghi. Da quel momento cresce progressivamente, mentre Alcaraz perde precisione e si espone a qualche errore di troppo, anche nei momenti in cui avrebbe la possibilità di consolidare il vantaggio. Il passaggio chiave arriva sul 3-3, in un game lungo e molto combattuto: Sinner si procura più di una palla break e alla fine riesce a convertire grazie a una risposta aggressiva seguita da un dritto decisivo. È lo strappo che indirizza definitivamente la partita. L’italiano, avanti nel punteggio, gestisce con attenzione i propri turni di servizio, senza concedere occasioni, mentre lo spagnolo fatica a rientrare. Nel nono game arriva la chiusura: Sinner sale rapidamente sul 40-0 e, alla prima occasione utile, archivia l’incontro con una prima vincente. È il punto finale di una partita meno spettacolare del previsto ma estremamente solida da parte di Sinner, capace di adattarsi alle condizioni e di leggere meglio i momenti del match. Per lui si tratta dell’ottavo titolo Masters 1000 in carriera, un traguardo che conferma la sua continuità ai massimi livelli.
A fine partita Sinner ha espresso tutta la sua gioia: «Non so da dove cominciare per commentare questa settimana. Sono venuto qui per accumulare più partite possibili in vista dei grandi tornei che si avvicinano e ho ottenuto un altro traguardo incredibile» - ha detto il tennista altoatesino - «Tornare numero 1 è importante per me, ma la classifica è secondaria, voglio vincere trofei». Il campione italiano ha poi aggiunto: «Ho cercato di restare lì mentalmente anche quando ero sotto, è stata una partita di alti e bassi per tutti e due, ma oggi non era semplice per il vento che continuava a cambiare. Questo torneo per me vuol dire tanto. Sono super super contento di avere almeno un trofeo come questo a casa». Il successo di Montecarlo ha anche un peso simbolico: Sinner interrompe la serie negativa contro Alcaraz sulla terra battuta e si riprende la vetta del tennis mondiale. Un segnale importante all’inizio della stagione sul rosso, proprio contro il rivale che negli ultimi anni lo aveva più spesso messo in difficoltà su questa superficie.
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Autorevoli commentatori italiani scrivono che sarebbe necessario un «Re-Made in Italy». Inoltre, Giorgio Parisi, premio Nobel 2021 per la fisica invoca (dal 2025) la creazione di un centro di ricerca europeo sull’Intelligenza artificiale con visione sistemica e non solo settoriale per la seguente argomentazione: l’Intelligenza artificiale non è soltanto una nuova tecnologia computazionale, ma è un fenomeno fisico, energetico e informazionale di scala inedita. Concordo, ma data la quasi certa concorrenza intraeuropea suggerisco di crearne intanto uno in Italia con missione d’avanguardia dedicata alla super robotica multifunzionale. Da un paio d’anni sento crescere nel mondo industriale piccolo e grande l’inquietudine per le strategie di competitività futura globale e una crescente domanda per acquisire un maggiore potere cognitivo sia per la conduzione di un’azienda sia per la sua riorganizzazione interna. Sempre più imprenditori, in particolare giovani, mostrano la consapevolezza della discontinuità in atto. Per inciso, si veda il libro di Giordano Riello e Carlo Pelanda Gestire la discontinuità. Dialogo futurizzante tra imprenditore e professore (Rubbettino, luglio 2025). La società di investimento italiana in cui opero ha creato un fondo in collaborazione con una grande azienda statunitense produttrice di sistemi di Intelligenza artificiale per dare il giusto capitale di sviluppo ad aziende innovative. Semplificando, anche se ora il sistema italiano appare in ritardo nelle statistiche comparative internazionali sul piano dell’adeguamento rapido alla rivoluzione tecnologica in atto, ritengo che il potenziale scientifico-tecnico residente in Italia abbia un’elevata capacità di mettersi nel gruppo di testa mondiale della rivoluzione tecnologica, ma a date condizioni.
Prima di suggerirle, devo citare il caso del sistema robotico Mythos prodotto dall’azienda statunitense Anthropic guidata da Dario Amodei che è la prova concreta della discontinuità in corso: è emerso che Mythos ha la capacità di penetrare tutti gli attuali sistemi informatici e, volendo, anche sabotarli. Consapevole di avere in mano una sorta di bomba nucleare e perseguendo un comportamento etico-prudenziale, Amodei la ha immessa solo selettivamente sul mercato (statunitense) ed in configurazione difensiva contro cyberattacchi. Ciò ha irritato il Pentagono, interessato ad avere il sistema completo, e creato un conflitto tra Washington ed Anthropic dopo informazioni che lo spionaggio cinese è riuscito a rubare alcune parti di Mythos. E ciò è una parte della storia. L’altra parte riguarda le riunioni con toni d’emergenza convocate da Scott Bessent, ministro del Tesoro Usa, e Jerome Powell, presidente della Fed, per valutare la vulnerabilità del sistema bancario americano a nuovi «gizmo» come Mythos. Mossa adeguata perché il tenere segreta una tecnologia così potente è impossibile. Infatti ci sono segnali crescenti che alcune potenze stanno cercando non solo sistemi simili a Mythos, ma anche più penetranti. Questo cenno serve intanto a definire una priorità di adattamento: la guerra sta evolvendo dalla cinetica tradizionale a quella informatica con competizione accelerata per la superiorità sulla seconda. Tale evidenza pone in priorità la sicurezza di tutti i sistemi chiave attraverso i quali si svolge la nostra vita civile. In altri termini, per la sicurezza del prossimo futuro non serve solo uno scudo antimissile e antidroni, ma anche uno cibernetico.
Ma se si capisce anche vagamente come Mythos riesca a penetrare tutto l’esistente elettronico è facile immaginare quanto ampia sia l’innovazione possibile. Sia per sfruttarne il potenziale sia per restare concorrenziali e in sicurezza secondo me servono, in valutazione preliminare, le seguenti soluzioni.
1 Creare un Nasdaq italiano, cioè una Borsa dedicata alla tecnologia che possa incrociare bene capitale di investimento e aziende tecnologiche promettenti, in particolare startup. Dalle mie ricerche ricavo che ce ne sono più di 1.000 residenti in Italia, ma con problemi di capitalizzazione. Già Mario Draghi aveva sostenuto l’urgenza di rivedere le regole che limitano i flussi di capitale di rischio (venture capital) per evitare che le startup europee (qui enfatizzo le italiane) migrassero in America dove il capitale di investimento è più fluido.
2 Unire sicurezza e futurizzazione tecnologica. Tema delicato, ma penso inevitabile usare la concentrazione di capitale per programmi militari e di polizia per ricadute rapide sulla futurizzazione dei sistemi civili, soprattutto, robotica eso, endo, sub e cognitiva.
3 Stimolare una rivoluzione cognitiva di massa per diffondere la cultura tecnica utile a costruire una competenza diffusa, per esempio aumentando i programmi universitari di Terza missione, cioè collegando di più università, centri di ricerca e suole superiori.
4 Competizioni a premio per la robotica operativa e cognitiva meglio performante.
Tanto altro, ma suggerisco questi primi passi futurizzanti.
www.carlopelanda.com
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