
La signora Giovanna continua a non poter vedere il figlio più piccolo, 9 anni, operato pochi mesi fa per un medulloblastoma al IV stadio, tumore primario del sistema nervoso centrale a crescita rapida. Potrebbe incontrare Marco, nome di fantasia come quello della sua mamma, solo una volta la settimana in modalità protetta, secondo quanto stabilito dalla Corte di Appello di Venezia, che le ha tolto la responsabilità genitoriale anche sull’altro figlio Luca, 10 anni, sebbene la signora non sia mai stata sfiorata dall’accusa di maltrattamenti nei loro confronti.
Il padre dei piccoli ne detiene l’affido esclusivo. «Non voglio vedere i miei bambini così», ripete Giovanna. «Dovrei fare incontri alla presenza dei servizi sociali di Venezia, gli stessi che affermavano che Marco stava bene invece era già sofferente; e dichiaravano che i miei figli non andavano a scuola, quando proprio in classe furono prelevati una seconda volta il 14 ottobre 2024, senza avvisarmi, per collocarli nuovamente in casa famiglia. Almeno devono cambiare servizi sociali, per molto meno lo fanno ma la mia richiesta viene ignorata».
Come raccontato a dicembre dalla Verità, ricordando l’allontanamento molto violento dei piccoli una prima volta l’8 novembre 2022, con massiccio intervento di forze dell’ordine e addirittura pompieri documentato dalla trasmissione Fuori dal coro di Mario Giordano su Rete 4, questi bambini stanno soffrendo le conseguenze di un complesso iter giudiziario di separazione.
Ad aggravare e rendere inaccettabile la situazione è che Marco non vede la mamma da mesi. Non l’ha potuta avere accanto durante l’intervento e la successiva chemio. «Con i miei genitori, assieme ai quali ho cresciuto i bambini dal 2020 all’ottobre del 2024, avevamo chiesto a Natale di poter vedere in videochiamata Marco e Luca o di sentirli telefonicamente, ma il padre si è rifiutato», spiega sconcertata Giovanna.
La signora, uno dei 36 casi esemplari di vittimizzazione secondaria denunciati nel 2022 dalla Commissione parlamentare d’inchiesta del Senato sul femminicidio, sconta la scelta di aver portato via nel 2019 i figli dalla casa dell’ex compagno a Venezia, sospettando abusi sulle creature. «La causa penale e quella civile sono state archiviate», dice. Solo nel 2025 ha potuto avere un riscontro ai suoi timori: «I bambini sono stati visti da due psicologi e psicoterapeuti che dichiarano che hanno probabilmente subìto abusi sessuali e sono in uno stato di rischio pericolo», documento della Neuropsichiatria della Aulss3 di Venezia mai segnalato né alla Procura né alla Corte d’Appello territoriale.
Giovanna sta soffrendo decisioni gravi e scorrettezze inaudite. Basti pensare che né l’avvocato del padre dei bimbi né la curatrice speciale dei minori le avevano notificato il decreto di fissazione dell’udienza in cui si discuteva se toglierle la responsabilità genitoriale. Udienza che nel 2024 si svolse così senza la madre dei bambini e senza nessun legale per essa, in violazione del contradditorio.
«Mi hanno addebitato presunte inadempienze scolastiche e ostatività materna verso la figura paterna, mentre ci sono tutte le pagelle consultabili. Quando al padre, i bambini temevano la figura paterna. Proprio per questo motivo mi sono sempre opposta agli incontri liberi fra di loro, continuando a chiedere che i piccoli venissero sottoposti ad accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria, accertamenti da sempre negati».
Per l’avvocato Simona Donati, legale di Giovanna, la signora vive un’indubbia ingiustizia «ma allo stato attuale può vedere i figli solo se acconsente a incontri protetti. La mia assistita ne chiede l’immediata ricollocazione presso l’abitazione materna e il ripristino della responsabilità genitoriale, ma l’udienza è fissata dinanzi al Tribunale di Venezia il prossimo 16 aprile. Si prevedono tempi lunghi».
Giovanna ha presentato anche atto di citazione per querela di falso, chiedendo la nullità totale di tutti i decreti emanati dal pm. «L’unico decreto valido in 5 anni di giudizio risulterebbe essere quello di primo grado del 20 marzo 2020 che aveva disposto l’affidamento dei minori ad entrambi i genitori, con collocazione prevalente presso la madre, in quanto tutto quello che è avvenuto dal decreto del 21 luglio 2020 in avanti è da considerarsi nullo per via della costituzione del magistrato in giudizio quando lo stesso era già stato trasferito ufficialmente presso un’altra Procura», precisa l’avvocato Donati.
Con i tempi della giustizia nel frattempo i figli, uno dei quali malato, stanno lontani dalla mamma? «Il piccolo è stato portato in pronto soccorso con urgenza lo scorso 16 dicembre ma il padre l’ha comunicato solo in data 1 gennaio 2026 con pec inoltrata alla sottoscritta, al Tribunale ed al servizio sociale di Venezia. Come posso essere tranquilla?», chiede la mamma.
Aggiunge: «Più volte ho domandato una registrazione degli incontri, perché di nulla mi si possa accusare. Sono anche in causa con questi servizi sociali, pensiamo solo che è stato occultato per mesi un grave problema neurologico con effetti avversi sulla salute di Marco», esclama esasperata. «I miei bambini con me stavano bene, come certificato. Eppure io mi ritrovo senza responsabilità genitoriale».
Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, aveva chiesto «che si accerti se vi siano effettivamente stati negligenze e ritardi nell’intervento medico, se i servizi sociali e la struttura in cui il bambino era collocato abbiano efficacemente tutelato la sua salute - e così il padre, presso il quale i minori risiedono da luglio 2025 - e se l’iter giudiziario presenti eventuali irregolarità». A tutt’oggi, dice Terragni alla Verità, «non ho ricevuto nessun riscontro». Questo è l’interesse che si ha per i minori.






