Con l’aumento dei prezzi i margini si ridurranno. Ma esistono Etf e fondi creati ad hoc per limitare i rischi, con rendimenti fino al 42%. Nel mercato azionario, alcuni titoli bancari sono saliti del 20% in soli 36 mesi.

L’inflazione è un fattore positivo. Il numero uno della Bce l’ha sempre cercata: significa che l’economia italiana (ed europea) sta ripartendo. In Italia, a giugno, sono stati raggiunti livelli superiori alle attese. L’indice nazionale dei prezzi al consumo è aumentato di 0,3% su base mensile e di 1,4% su base annua. Gli economisti avevano pronosticato un’inflazione mensile a 0,2% e 1,3% a 12 mesi dopo lo 0,2% e l’1% di maggio.

Il lato negativo è che questo comporta che i prezzi dei beni stanno riprendendo a salire. Quando si parla di investimenti, ciò significa che, se i costi salgono, i rendimenti si assottigliano. Ma significa anche che i mercati sono più reattivi. In poche parole, il rialzo dell’inflazione è un’opportunità. Si tratta solo di saperla cogliere.

«La soluzione “classica” in un periodo di incremento dell’inflazione», dice Gianluca D’Alessio, gestore di Fia asset management, società di gestione del gruppo Farad, «consiste in allocare una parte del proprio portafoglio in investimenti inflation linked (legati al rialzo del costo della vita, ndr), in commodities (oro e petrolio in primis) e in investimenti immobiliari (il caro vecchio mattone), sia tramite investimenti diretti sia tramite Etf o fondi che investono nel settore nel suo complesso».

In realtà, però, oggi esistono anche prodotti di investimento più adatti e semplici per il risparmiatore finale. «In particolare, citiamo i fondi che adottano una strategia “absolute return”, la cui caratteristica principale è la capacità di restituire nel tempo ritorni positivi e decorrelati dalle condizioni di mercato, mirando al contempo a garantire una volatilità piuttosto contenuta», spiega l’esperto di Fia am. «In aggiunta a queste strategie, l’investitore deve considerare di ridurre la durata finanziaria della componente obbligazionaria in maniera trasversale su tutti i segmenti, limitando l’esposizione ai segmenti ad alto rendimento ed emergenti, e privilegiando strumenti inflation-linked globali o che puntano sugli Usa e su investimenti a tasso variabile».

Sul mercato esistono dunque molti strumenti di investimento pensati proprio per coprirsi dal rischio d’inflazione. Alcuni di questi negli anni hanno saputo dare buone soddisfazioni ai risparmiatori. Quali? Tra gli Etf c’è lo Spdr S&P regional banking che in tre anni è cresciuto del 42%. Oppure c’è l’Invesco variable rate prefer, con una crescita dell’11,37%.

Tra i fondi, i rendimenti sono ancora contenuti. Il motivo è che l’inflazione ha iniziato a salire ancora da poco tempo. Per questo i prodotti disponibili sul mercato hanno reso tutti intorno al 3%. Ma c’è da credere che i rendimenti di questo genere di prodotti inizierà a salire. Tra questi c’è il Nordea 1 – european high yield bond fund bp eur che ha fatto meglio della media e in tre anni ha reso oltre il 7%.

Ci sono poi alcuni titoli che negli anni hanno garantito alti rendimenti, perché in settori che hanno beneficiato del rialzo dei tassi di interesse voluto prima dalla Fed e ora dalla Bce. È il caso di tre istituti bancari come Northern trust, Bny mellon e Hsbc, tutti con rendimenti sopra il 20% negli ultimi 36 mesi.

L’inflazione, insomma, sta tornando e non ci si può fare molto. Si possono però selezionare gli investimenti giusti. La scelta non manca. L’importante è farsi seguire sempre da un consulente che sappia dirci come muoverci.

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