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2024-06-16
Armando Testa: tutto il suo estro in mostra a Ca’Pesaro
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In concomitanza alla 60esima edizione della Biennale di Venezia, Ca’ Pesaro - sede della Galleria Internazionale d'Arte Moderna - inaugura la sua stagione espositivi con l’originale mostra dedicata ad Armando Testa (1917-1992), un’ occasione unica per ripercorrere l’intera carriera artistica di questo straordinario « visualizzatore globale » ( come lo definì Gillo Dorfles), di cui la mostra veneziana, accanto ai lavori iconici, quelli entrati di diritto nell’ d’immaginario collettivo, espone anche opere meno note o addirittura inedite.
Una carriera lunga e piena di soddisfazioni quella di Testa, che, avvicinato all’arte dal pittore astrattista Ezio D’Errico (conosciuto mentre frequentava la Scuola tipografica Vigliardi-Paravia), nel 1937 si aggiudica il primo posto in un concorso per manifesti pubblicitari e nemmeno un decennio dopo fonda a Torino il suo primo studio grafico, trasformatosi, nel 1956, nella sua celebre agenzi pubblicitaria, ancora oggi colosso mondiale della pubblicità.
Re Mida dei creativi, ironico e assolutamente fuori dagli schemi, il suo tocco innovatore e minimalista ha dato vita a personaggi che sono « sopravvissuti» alle pubblicità per le quali sono stati creati, diventando simboli, vere opere d’arte: sto parlando, per esempio, dei celebri Caballero e Carmencita del caffè Paulista di Lavazza (1965), degli abitanti del pianeta Papalla dei televisori Philco (1966), dell’ippopotamo azzurro Pippo dei pannolini Lines (1966-1967). Personaggi ben noti a chi (come la sottoscritta…) guardava Carosello , ma che, probabilmente, non sono poi così sconosciuti anche alle nuove generazioni. Esattamente come alcuni celebri cartelloni, figli degli anni ’60, ma di una modernità straordinaria per quei giochi sapienti di linee e geometrie, di pieni e di vuoti, di rossi e di neri: uno su tutti, il cartellone per il Vermouth di casa Carpano Punt e Mes, sintetico ed essenziale, perfetto per esprimere - con una sfera e mezza rosso scarlatto su fondo bianco - un «punto di amaro e mezzo di dolce».
A questi lavori, intorno alla metà degli anni ’70, Testa affianca le sperimentazioni con la tecnica del fotocolor e le ricerche intorno al tema del cibo, protagonista indiscusso delle famose «cartoline d’auguri »: «La poltrona », forse, è la più conosciuta… Realizzata nel 1978 e pubblicizzata su diverse riviste americana, si tratta di una poltrona ricoperta da fette di prosciutto crudo, di cui l’artista racconta: « Quando ho realizzato la Poltrona di prosciutto ero veramente felice. Non solo perché era un’idea realmente originale, ma anche perché suntuosa: l’idea stessa di avvolgermi in doppio petto nel prosciutto era proprio fisicamente nuova».
Ma alla sensibilità geniale del creativo piemontese, oltre alle campagne pubblicitarie e commerciali stanno a cuore anche quelle sociali, da Amnesty International, al referendum sul divorzio, dalla povertà alla fame nel mondo. Un aspetto, questo, che ben emerge nella mostra di Ca’ Pesaro (curata da Gemma De Angelis Testa, Tim Marlow ed Elisabetta Barisoni), il cui percorso espositivo , arricchito anche da interviste e contributi video (notevole il documentario Armando Testa – Povero ma moderno (2009) di Pappi Corsicato), vuole essere uno sguardo complessivo sulla lezione e sul lascito artistico di Armando Testa, con un’attenzione particolare anche alle sue meno note (ma non per questo meno importanti ….) qualità di pittore, scultore, disegnatore e creatore di infinite, modernissime, suggestioni.
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Disegnatore, grafico, pubblicitario, protagonista di spicco della cultura visiva contemporanea, allo straordinario estro di Armando Testa Venezia dedica una grande monografica (sino al 15 settembre 2024), racconto vivace e ironico della versatilità artistica del geniale creativo piemontese. In concomitanza alla 60esima edizione della Biennale di Venezia, Ca’ Pesaro - sede della Galleria Internazionale d'Arte Moderna - inaugura la sua stagione espositivi con l’originale mostra dedicata ad Armando Testa (1917-1992), un’ occasione unica per ripercorrere l’intera carriera artistica di questo straordinario « visualizzatore globale » ( come lo definì Gillo Dorfles), di cui la mostra veneziana, accanto ai lavori iconici, quelli entrati di diritto nell’ d’immaginario collettivo, espone anche opere meno note o addirittura inedite. Una carriera lunga e piena di soddisfazioni quella di Testa, che, avvicinato all’arte dal pittore astrattista Ezio D’Errico (conosciuto mentre frequentava la Scuola tipografica Vigliardi-Paravia), nel 1937 si aggiudica il primo posto in un concorso per manifesti pubblicitari e nemmeno un decennio dopo fonda a Torino il suo primo studio grafico, trasformatosi, nel 1956, nella sua celebre agenzi pubblicitaria, ancora oggi colosso mondiale della pubblicità. Re Mida dei creativi, ironico e assolutamente fuori dagli schemi, il suo tocco innovatore e minimalista ha dato vita a personaggi che sono « sopravvissuti» alle pubblicità per le quali sono stati creati, diventando simboli, vere opere d’arte: sto parlando, per esempio, dei celebri Caballero e Carmencita del caffè Paulista di Lavazza (1965), degli abitanti del pianeta Papalla dei televisori Philco (1966), dell’ippopotamo azzurro Pippo dei pannolini Lines (1966-1967). Personaggi ben noti a chi (come la sottoscritta…) guardava Carosello , ma che, probabilmente, non sono poi così sconosciuti anche alle nuove generazioni. Esattamente come alcuni celebri cartelloni, figli degli anni ’60, ma di una modernità straordinaria per quei giochi sapienti di linee e geometrie, di pieni e di vuoti, di rossi e di neri: uno su tutti, il cartellone per il Vermouth di casa Carpano Punt e Mes, sintetico ed essenziale, perfetto per esprimere - con una sfera e mezza rosso scarlatto su fondo bianco - un «punto di amaro e mezzo di dolce».A questi lavori, intorno alla metà degli anni ’70, Testa affianca le sperimentazioni con la tecnica del fotocolor e le ricerche intorno al tema del cibo, protagonista indiscusso delle famose «cartoline d’auguri »: «La poltrona », forse, è la più conosciuta… Realizzata nel 1978 e pubblicizzata su diverse riviste americana, si tratta di una poltrona ricoperta da fette di prosciutto crudo, di cui l’artista racconta: « Quando ho realizzato la Poltrona di prosciutto ero veramente felice. Non solo perché era un’idea realmente originale, ma anche perché suntuosa: l’idea stessa di avvolgermi in doppio petto nel prosciutto era proprio fisicamente nuova».Ma alla sensibilità geniale del creativo piemontese, oltre alle campagne pubblicitarie e commerciali stanno a cuore anche quelle sociali, da Amnesty International, al referendum sul divorzio, dalla povertà alla fame nel mondo. Un aspetto, questo, che ben emerge nella mostra di Ca’ Pesaro (curata da Gemma De Angelis Testa, Tim Marlow ed Elisabetta Barisoni), il cui percorso espositivo , arricchito anche da interviste e contributi video (notevole il documentario Armando Testa – Povero ma moderno (2009) di Pappi Corsicato), vuole essere uno sguardo complessivo sulla lezione e sul lascito artistico di Armando Testa, con un’attenzione particolare anche alle sue meno note (ma non per questo meno importanti ….) qualità di pittore, scultore, disegnatore e creatore di infinite, modernissime, suggestioni.
Pagamento? Azioni. Naturalmente. Perché il contante, nell’era della finanza quantistica, è archeologia. La preda si chiama Cursor, società che sviluppa intelligenza artificiale capace di scrivere il codice in autonomia. In sostanza un programmatore software che non chiede ferie, non sciopera e non vuole aumenti di stipendio. L’operazione, già di per sé sufficiente a scaldare i grafici, diventa però quasi secondaria rispetto allo spettacolo principale: la capitalizzazione. SpaceX è volata in zona 2,5–2,7 trilioni di dollari, con picchi che sfiorano i 3.000 miliardi. L’azienda di Musk adesso vale quanto il Pil dell’Italia. Per dare un’idea: a un certo punto ha superato Amazon e Microsoft. Il tutto con una struttura da manuale del paradosso: 19 miliardi di ricavi e quasi 5 di perdite, contro i 717 miliardi di fatturato e 78 di utili di Amazon. Ma Wall Street ormai è una narrazione collettiva con pricing dinamico. Elon Musk consolida la sua narrazione di primo trilionario al mondo. Non perché abbia trovato oro su Marte o monetizzato l’aria rarefatta dello spazio, ma perché il mercato ha deciso che la sua equazione personale vale più della somma di molti sistemi economici terrestri. Nel frattempo, un dettaglio tecnico passa quasi inosservato, come sempre accade con le cose che poi diventano fondamentali: sul mercato circola appena il 4% delle azioni. Il resto è vincolato, trattenuto, congelato in accordi e regolamenti. Vuol dire che il prezzo lo fanno pochissimi scambi, ma su quei pochi scambi si costruiscono montagne di trilioni. Una leva perfetta. O pericolosa. Dipende dal punto di osservazione. E così accade l’altra magia: più il titolo sale, meno azioni servono per pagare Cursor. Più il titolo sale, più l’acquisizione da 60 miliardi diventa “economica”. Il mercato si abitua a tutto con la velocità con cui un social network dimentica una notizia: SpaceX diventa valuta. Non solo società, ma moneta. Una moneta che non stampa la banca centrale, ma la fiducia. E mentre qualcuno ancora si chiede se sia sostenibile, Wall Street decide che la domanda è mal posta. Al terzo giorno di contrattazioni, SpaceX continua a correre, passando da 135 a 214 dollari. Per un attimo diventa la quarta società al mondo per capitalizzazione, dietro solo a Nvidia, Alphabet e Apple. Poi ritraccia, perché anche le vertigini hanno bisogno di pause. Come se non bastasse, si apre anche il fronte dei derivati: partono le contrattazioni delle opzioni al Cboe Global Markets e al Nasdaq. Insomma si inizia a scommettere non solo sul futuro dell’azienda, ma sul futuro delle scommesse sul futuro dell’azienda. Una specie di matrioska finanziaria dove l’ultimo strato non è mai l’ultimo.
Nel mezzo di questo spettacolo orbitale, il pezzo industriale viene quasi schiacciato dalla narrativa. Cursor entra come tassello strategico: servirebbe ad ampliare le capacità di Grok nello sviluppo software. L’intelligenza artificiale che scrive codice per un’altra intelligenza artificiale che già scrive codice. Un dialogo tra automi che, per ora, non chiede ancora la pensione. Almeno per ora. E poi ci sono loro, gli altri due poli del nuovo triangolo tecnologico.
OpenAI chiude il 2025 con 13 miliardi di ricavi e una perdita da 38,5 miliardi. Un rosso che, in qualunque altro settore, verrebbe definito emergenza industriale; nell’intelligenza artificiale viene archiviato come «fase di investimento strategico». L’emorragia è impressionante: due miliardi di dollari al mese, ChatGPT come motore principale, progetti secondari come Sora ridimensionati per concentrare fuoco e capitale. Valutazione: 730 miliardi. Obiettivo dichiarato: mille miliardi. Perché ormai anche i numeri hanno un piano industriale. E dietro, come ombra competitiva ma speculare, Anthropic si muove nello stesso perimetro: collocamento riservato, capitali in arrivo, corsa alla scala globale dell’intelligenza artificiale. Non è più una gara tra aziende, ma tra ecosistemi cognitivi.
Alla fine resta una sensazione semplice, quasi banale: la Borsa non sta più prezzando aziende. Sta prezzando un futuro per il momento solo frutto di immaginazione e speranza. E mentre qualcuno ancora cerca il confine tra economia reale e finanza narrativa, il mercato ha già deciso che quel confine non serve più.
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Le risorse per affrontare l’emergenza casa potranno arrivare a circa 10 miliardi entro il 2034, considerando sia i fondi nazionali - per un apporto pari a 7,3 miliardi - sia i fondi europei della politica di coesione, per 3,3 miliardi. È questo uno dei temi toccati dall’Ance (l’organizzazione dei costruttori associata a Confindustria) in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla fondazione. All’evento, guidato dalla presidente Federica Brancaccio nella splendida cornice di Villa Giulia a Roma, sede del Museo Etrusco, hanno preso parte con un videomessaggio il premier Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, mentre erano presenti i ministri dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratini e della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.
Il Piano Casa, ha detto Brancaccio, «era un’emergenza di cui parlavamo da anni. Ma», ha ammonito la presidente Ance, «sono centrali le tempistiche che devono essere veloci». Nelle interlocuzioni con la politica, l’Ance ha sempre chiesto di fissare tempi anche sulla governance. «Sappiamo che c’è un commissario ma ci vogliono i decreti attuativi e non si dice entro quando queste nomine ci saranno», ha sottolineato la presidente. Ieri, il ministro Salvini ha detto che «il nuovo commissario nazionale aiuterà nell’arco di un anno a recuperare 61.000 appartamenti di edilizia residenziale pubblica ad oggi non assegnati perché vanno risistemati, con una spesa media valutata tra 20 e 25.000 euro ciascuno». La nomina, fa sapere il vicepremier, avverrà nelle prossime ore.
Brancaccio ha sottolineato che «quasi il 90% degli appalti in qualche modo è sottratto alla gara classica, alla trasparenza totale». Inoltre, «sappiamo che c’è uno sforzo da parte del governo per anticipare la cassa e usare questi 10 miliardi, facendo ricorso a un mutuo da un’istituzione finanziaria. Se questo avesse esiti positivi, le risorse attivabili nel 2027 sarebbero più di un miliardo».
La presidente ha poi evidenziato che «c’è la bolla del mercato libero che ha delle enormi variabili a seconda di dove si realizzano le abitazioni. Quindi, le percentuali previste dall’attuale Piano Casa per gli investimenti dei privati (70% da destinare all’edilizia convenzionata e il restante 30% da vendere o affittare a prezzo di mercato libero) dovrebbero essere riviste». Una soluzione potrebbe essere quella di «dare un ruolo a chi amministra gli enti territoriali, che hanno ben presente le esigenze locali». E ha chiosato: «Sappiamo che questo piano partirà così com’è ma anche che ci saranno in corso d’opera degli aggiustamenti. Ora c’è il testo unico dell’edilizia in revisione, ma si deve andare per deroghe e commissari».
L’Ance ha tracciato un quadro positivo per le costruzioni, uno dei settori industriali che meglio ha sfruttato il Pnrr. Ad aprile, il 76% dei cantieri risultava concluso o in stato avanzato e, secondo la Banca d’Italia, i tempi di avvio delle opere si sono ridotti del 19%, mentre la probabilità di aggiudicazione è maggiore del 20% rispetto alle opere non Pnrr.
Intanto, Dl Piano Casa entra nel vivo alla Camera con il voto sui 275 emendamenti in commissione Ambiente. Il testo definitivo è atteso in Aula questo venerdì, giornata in cui il governo dovrebbe porre la questione di fiducia. Subito dopo passerà all’esame del Senato: la conversione definitiva in legge dovrà avvenire entro la scadenza del 6 luglio.
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