- L’utenza segnala disagi con il tracciamento: gli apparecchi non si trovano oppure registrano distanze non percorse davvero.
- Raffaele Cattaneo (Regione Lombardia) su Sala: «Il suo è un provvedimento medievale contro chi arricchisce la città».
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Lo speciale contiene due articoli.
Il Move-in si sta rivelando pieno di problemi, soprattutto per chi pensava di usarlo nell’Area B milanese. E intanto bisogna dirlo chiaramente: non ha alcunché di satellitare ed è fonte di errori.
Altro che opportunità, il servizio Move-in come soluzione per l’Area B è un vero disastro. La Verità l’aveva scritto già il 15 settembre scorso, quando c’era ancora il tempo per rimandare un provvedimento assurdo. Certo, gli automobilisti interessati a installare i dispositivi sulle loro vetture speravano in un rinvio del provvedimento – e quindi si sono ridotti agli ultimi giorni di settembre per decidere – tuttavia le officine autorizzate per l’installazione dei dispositivi – distribuiti in vendita o comodato d’uso da cinque diverse società convenzionate con Move-in di Regione Lombardia – lamentano poca disponibilità di pezzi e quindi i tempi d’installazione aumentano. E con loro i disagi, a cominciare dal fatto che senza registrazione su due portali non si può prendere l’appuntamento per installare la famigerata «scatola nera».
controsensi
Chi già ce l’ha lamenta invece diversi problemi e poca chiarezza nelle regole d’uso. Con il Move-in installato su ogni categoria di mezzi (benzina euro 0-2 e diesel fino a euro 5), l’automobilista non è più limitato nella circolazione agli orari dell’Area B, ma ha a disposizione un monte chilometri massimo esauribile in un anno. Ma il dispositivo e l’applicazione registrano ogni movimento, anche quelli fatti quando e dove le limitazioni non ci sono. Con il risultato che chi non ha Move-in e usa l’automezzo al di fuori degli orari preclusi non ha ovviamente alcuna limitazione, mentre chi ha aderito si vede scalare i km sempre e comunque. Il monte chilometri è poi punitivo: 2.000 km per una Euro5 diesel, 600 per una vecchia Euro zero o 1 a benzina, che significa meno di 1,6 km al giorno, una vera presa in giro. Il punto è che sul portale di Regione e Comune questo dettaglio si evince ma non è chiaramente esposto. Un po’ come i cartelli dell’Area C e B disposti in città, che non dicono mai a quale distanza inizi il blocco e se c’è possibilità di fare inversione oppure se l’automobilista verrà multato. Passi per i 30+20 euro che si spendono per Move-in il primo anno, l’installatore collega il dispositivo direttamente alla batteria dell’auto, quindi lo si posiziona dove possibile sotto il cofano motore della vettura. Sui dispositivi Move-in c’è un sensore che avverte se questo è stato manomesso o viene staccato dalla sua sede.
inadeguato
Abbiamo osservato un dispositivo al suo interno (non diciamo di quale società, ma era stato dichiarato distrutto dopo un incidente), e abbiamo scoperto che di satellitare non c’è alcunché. Infatti, sotto il cofano dell’auto non potrebbe certo ricevere i segnali dal cielo per determinare la posizione, se non in modo marginale e discontinuo.
Non sono tutti uguali, ma dentro a questo non abbiamo trovato altro che una specie di telefonino connesso alle reti dati degli operatori, il quale utilizzando le reti cellulari triangola la posizione dell’autoveicolo anche quando è spento il motore, funzionando praticamente 24 ore su 24. Lo chiamano A-Gps (Assisted-Gps) ma non ha alcunché di spaziale. E pur consumando poco, qualora la batteria del mezzo dovesse essere sostituita – in inverno capita – si dovrà tornare al centro di installazione per farlo rimettere al suo posto.
Non c’è un vero tracciamento satellitare, non a caso molti utenti lamentano episodi di imprecisione nella localizzazione, oppure conteggi errati dei chilometri effettivamente percorsi, con la sottrazione dal totale ancora disponibile. E ancora, vengono registrati percorsi autostradali inesistenti poiché si percorreva una strada parallela ma attigua a quella a pedaggio. Il dispositivo, comunque, registra anche dove si va, a quale velocità media si guida e fornisce dati a chi può elaborare le abitudini del guidatore, tutti dati che – contratto alla mano – possono essere ceduti in modo anonimo dalle società che garantiscono il servizio (Viasat, Air, Octo e LoJack) a terzi come banche e assicurazioni. Dunque, sul disagio dei milanesi si fa mercimonio.
difformità
E poco consola che sul sito della Regione vengano poi promessi «premi» tra i quali ulteriori chilometri spendibili. Va bene il business, ma qui l’etica proprio non sanno dove stia di casa. Avrebbe senso se i chilometri venissero scalati soltanto negli orari e nei luoghi nei quali la circolazione è limitata, ma questo nel tempo avrebbe anche mostrato effettivamente le reali lunghezze dei percorsi in auto di un residente in Area B e di chi non lo è. Risultato: Enrico R. di professione impiegato, si è visto conteggiare 130 km quando da tachimetro ne ha fatti 92, tragitto che compie spesso e che tuttavia la app di controllo sul suo telefonino riporta sempre di lunghezza differente, con il risultato che sommando gli errori giorno dopo giorno, il suo monte chilometri è praticamente finito.
E siccome il dispositivo non calcola la posizione ma la «triangola», c’è anche chi si è visto conteggiare alcuni chilometri lasciando l’automobile nel garage. A ben guardare, l’uso di Move-in in regione sarebbe anche efficace seppure sia dichiarato «sperimentale», ma la sua associazione all’Area B milanese sta causando non pochi problemi proprio perché il sistema si basa su una tecnologia poco adatta ad aree urbane e sature. Altri e affatto rari problemi affliggono l’applicazione Move-in per i telefonini, che, come tutte le app, funziona meglio su taluni smartphone e peggio su altri. Naturalmente chi è attempato, o poco digitale, non è certo nelle condizioni migliori per utilizzarla.
Il nuovo governo dovrebbe certamente mettere mano a queste normative e fare chiarezza a livello nazionale.
Abbiamo chiesto un commento a Riccardo Truppo, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale: «Chiudere l’intero territorio cittadino è un metodo medioevale certamente non adeguato. I tentativi di mediazione della Regione Lombardia sono apprezzabili ma non bastano. Speriamo nella nostra iniziativa popolare (la raccolta firme attiva da sabato 8 ottobre, ndr) se decine di migliaia di cittadini si esprimeranno, allora si potrà votare il provvedimento in consiglio.
Se malauguratamente l’idea dell’Area B fosse copiata in altre città torneremmo all’Italia dei Comuni del 1200».
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