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2019-11-29
A Milano anche le Pmi sono più grandi: il 22% più della media
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Un ecosistema ideale per la crescita e lo sviluppo delle attività imprenditoriali, anche quelle più piccole: è la città metropolitana di Milano, la terza area più popolata d'Europa dopo Londra e Parigi, con oltre tre milioni di abitanti che risiedono in 133 comuni, su un'estensione di 1.575 chilometri quadrati. Un territorio ricco di infrastrutture che si configura come un'unica area urbana integrata, con un modello produttivo che si basa su una fitta rete di imprese di piccola e piccolissima dimensione. Proprio le Pmi della zona, i loro bilanci, il business e la capacità di innovazione sono state oggetto dell'analisi di Banca Ifis, che ha realizzato un'edizione speciale del Market Watch Pmi dedicata proprio all'area metropolitana del capoluogo lombardo. La ricerca, chiamata "Grande Milano", è stata presentata all'interno della seconda edizione di Manifatture Aperte 2019. Come ha spiegato Raffaele Zingone, responsabile della direzione centrale affari del gruppo Banca Ifis, «in un mercato in rapida evoluzione ed estremamente competitivo, dove il prodotto, anche quello bancario, è diventato una commodity la differenza vera la fanno i modelli di distribuzione, le tempistiche ma soprattutto quel filo invisibile che lega gli uomini e che si chiama fiducia». Per questo, ha aggiunto il manager, «Banca Ifis ha deciso di arricchire il suo costante dialogo con le Pmi sostenendo le imprese non solo con il credito ma con una continua osmosi di informazioni, fornendo nuove prospettive utili a orientare le decisioni strategiche e di conseguenza il business».
Nello studio Banca Ifis ha preso in esame quattromila bilanci d'impresa, relativi a otto settori manifatturieri della Grande Milano: automotive, costruzioni, logistica e trasporti, meccanica, moda, tecnologia, chimica e farmaceutica, sistema casa. Oltre all'analisi dei conti economici è stata messa in atto un'attività di web listening, ovvero di "ascolto" e lettura di quasi 34.000 conversazioni sul web, da cui sono stati estrapolati tre "hot topic", cioè argomenti caldi, di discussione.
Quella che ne è emersa è una fotografia interessante dello stato di salute delle piccole imprese a Milano e dintorni. Un quarto di esse è concentrato nei settori della tecnologia (15,9%) che rappresenta una vera eccellenza, e della chimica farmaceutica (8%); rispetto al resto d'Italia risulta minore la presenza di Pmi attive nel comparto delle costruzioni (36,5% contro il 42,3% della media nazionale). A Milano le Pmi sono più "grandi" per fatturato, mediamente del 22% rispetto a quelle del resto d'Italia: in media realizzano 5,6 milioni di euro di ricavi, contro i 4,6 milioni della media italiana, anche se la tendenza è di un rallentamento, pur all'interno di una dinamica positiva. Nel 2018 la variazione dei ricavi è stata del +3,7%, contro il +5,2% del 2017) mentre accelerano gli investimenti (+3,53% anno su anno per 7,66 miliardi di euro).
Le piccole e medie imprese dell'area metropolitana milanese dimostrano una buona capacità di rimborsare i debiti finanziari e sanno usare gli strumenti di finanza agevolata: la Lombardia è infatti la prima regione per utilizzo del contributo previsto dalla legge Nuova Sabatini, cioè gli incentivi per finanziare l'acquisto – o il leasing – di macchinari, attrezzature, impianti o altri beni strumentali a uso produttivo. Milano, inoltre, è tra le prime tre province per numero di domande presentate al fondo di garanzia per le Pmi.
Dall'analisi delle conversazioni sul web sono poi emersi tre macro-trend, tre grandi argomenti di dibattito che tengono banco tra gli attori del tessuto economico della città metropolitana milanese: innovazione tecnologica, formazione e sostenibilità. Milano presenta infatti un'attenzione all'innovazione maggiore rispetto alla media italiana: nella città si concentrano incubatori d'impresa e si sviluppano prototipi ad alto contenuto tecnologico in tutti i settori. Il secondo argomento è la formazione: Milano è infatti riconosciuta come un hub per la formazione delle competenze e rappresenta un punto di riferimento per il mercato del lavoro, anche se su questo fronte le aziende si dicono preoccupate per la difficoltà di trattenere figure altamente qualificate, a causa del fenomeno della cosiddetta "fuga dei cervelli". Ultimo, ma non meno importante, è il tema della sostenibilità: come in tutta Italia, anche a Milano la ricerca di soluzioni ecosostenibili è un fil rouge che accomuna tutti i settori. E la capacità di essere sostenibili è una delle sfide che le piccole e medie imprese devono affrontare per poter restare competitive a livello internazionale.
Il metodo banca Ifis: raccogliere le voci del web
Comprendere le esigenze delle Pmi attraverso la "voce del web": è il senso del progetto #RaccontamImpresa di Banca Ifis, che ha sfruttato il potenziale dei big data per meglio comprendere in che direzione va il mondo produttivo. Grazie alla partnership con la piattaforma Chorally, Banca Ifis ha analizzato, in un periodo di sei mesi, oltre 550.000 azioni e reazioni sul web (da un lato articoli, post, menzioni e dall'altro commenti, risposte e retweet). Questo traffico è stato segmentato in relazione a nove settori produttivi, individuando esigenze e aspettative consumatori: le informazioni qualitative sono state poi integrate con dati quantitativi (grazie all'ufficio studi di Banca Ifis e alle università di Venezia Ca' Foscari e di Padova) provenienti dal database di Market Watch Pmi. E secondo l'osservatorio, che ha preso in esame oltre 61.000 piccole e medie imprese con fatturato inferiore a 50 milioni, le Pmi italiane ottengono buoni risultati sul fronte dei ricavi. Dal 2016 al 2018 il campione analizzato ha riportato ricavi in aumento del 7,8% e investimenti in crescita del 4,6% in valore assoluto, mentre è rimasta sostanzialmente invariata la produttività. Meccanica, tecnologia, chimica/farmaceutica e automotive sono i settori nei quali sono presenti le Pmi con il miglior profilo di crescita dei ricavi e sostenibilità del debito, mentre le performance migliori sul fronte della redditività (Roe, return on equity) si registrano nel settore della moda. Ci sono poi un migliaio di Pmi cosiddette "stellari", che hanno visto tra il 2016 e il 2017 un aumento dei ricavi del 44% (contro una media del +4,3%), una crescita della marginalità del 16%, degli investimenti del 16,4% e del Roe del 31,5% (contro una media dell'8,3%).
In questo contesto, dall'analisi delle "voci del web" sono emersi tre macrotrend, tre grandi temi sui quali si concentra il dibattito tra chi fa impresa: l'ecosostenibilità, cioè l'impatto ambientale del business, la trasformazione digitale e il rapporto di partenariato pubblico-privato, cioè gli accordi e le agevolazioni in grado di facilitare l'attività imprenditoriale. Le Pmi che stanno già orientando il proprio business su queste direttrici registrano, secondo lo studio, migliori performance. «In un mercato in costante e rapida evoluzione, abbiamo deciso di arricchire il nostro approccio a sostegno della cultura di impresa con nuove tematiche e prospettive, affrontando con metodo scientifico e innovativo il grande universo del web e l'utilizzo dei big data», ha spiegato Alberto Staccione, direttore generale di Banca Ifis. «Molte delle informazioni di cui le aziende necessitano per il loro business sono a portata di schermo, ma frantumate in milioni di parole postate su blog e social network. Per fare sintesi e analisi servono abilità specialistiche che Banca Ifis ha saputo individuare e coordinare in questo nuovo progetto al servizio delle imprese».
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Un ecosistema ideale per la crescita e lo sviluppo delle attività imprenditoriali, anche quelle più piccole: è la città metropolitana lombarda che si configura come un'unica area urbana integrata, con un modello produttivo che si basa su una fitta rete di imprese di piccola e piccolissima dimensione.Il metodo banca Ifis: raccogliere le voci del web. Il progetto #RaccontamImpresa ha esaminato reazioni e commenti online così da poter individuare esigenze e aspettative dei consumatori.Lo speciale comprende due articoli.Un ecosistema ideale per la crescita e lo sviluppo delle attività imprenditoriali, anche quelle più piccole: è la città metropolitana di Milano, la terza area più popolata d'Europa dopo Londra e Parigi, con oltre tre milioni di abitanti che risiedono in 133 comuni, su un'estensione di 1.575 chilometri quadrati. Un territorio ricco di infrastrutture che si configura come un'unica area urbana integrata, con un modello produttivo che si basa su una fitta rete di imprese di piccola e piccolissima dimensione. Proprio le Pmi della zona, i loro bilanci, il business e la capacità di innovazione sono state oggetto dell'analisi di Banca Ifis, che ha realizzato un'edizione speciale del Market Watch Pmi dedicata proprio all'area metropolitana del capoluogo lombardo. La ricerca, chiamata "Grande Milano", è stata presentata all'interno della seconda edizione di Manifatture Aperte 2019. Come ha spiegato Raffaele Zingone, responsabile della direzione centrale affari del gruppo Banca Ifis, «in un mercato in rapida evoluzione ed estremamente competitivo, dove il prodotto, anche quello bancario, è diventato una commodity la differenza vera la fanno i modelli di distribuzione, le tempistiche ma soprattutto quel filo invisibile che lega gli uomini e che si chiama fiducia». Per questo, ha aggiunto il manager, «Banca Ifis ha deciso di arricchire il suo costante dialogo con le Pmi sostenendo le imprese non solo con il credito ma con una continua osmosi di informazioni, fornendo nuove prospettive utili a orientare le decisioni strategiche e di conseguenza il business». Nello studio Banca Ifis ha preso in esame quattromila bilanci d'impresa, relativi a otto settori manifatturieri della Grande Milano: automotive, costruzioni, logistica e trasporti, meccanica, moda, tecnologia, chimica e farmaceutica, sistema casa. Oltre all'analisi dei conti economici è stata messa in atto un'attività di web listening, ovvero di "ascolto" e lettura di quasi 34.000 conversazioni sul web, da cui sono stati estrapolati tre "hot topic", cioè argomenti caldi, di discussione. Quella che ne è emersa è una fotografia interessante dello stato di salute delle piccole imprese a Milano e dintorni. Un quarto di esse è concentrato nei settori della tecnologia (15,9%) che rappresenta una vera eccellenza, e della chimica farmaceutica (8%); rispetto al resto d'Italia risulta minore la presenza di Pmi attive nel comparto delle costruzioni (36,5% contro il 42,3% della media nazionale). A Milano le Pmi sono più "grandi" per fatturato, mediamente del 22% rispetto a quelle del resto d'Italia: in media realizzano 5,6 milioni di euro di ricavi, contro i 4,6 milioni della media italiana, anche se la tendenza è di un rallentamento, pur all'interno di una dinamica positiva. Nel 2018 la variazione dei ricavi è stata del +3,7%, contro il +5,2% del 2017) mentre accelerano gli investimenti (+3,53% anno su anno per 7,66 miliardi di euro). Le piccole e medie imprese dell'area metropolitana milanese dimostrano una buona capacità di rimborsare i debiti finanziari e sanno usare gli strumenti di finanza agevolata: la Lombardia è infatti la prima regione per utilizzo del contributo previsto dalla legge Nuova Sabatini, cioè gli incentivi per finanziare l'acquisto – o il leasing – di macchinari, attrezzature, impianti o altri beni strumentali a uso produttivo. Milano, inoltre, è tra le prime tre province per numero di domande presentate al fondo di garanzia per le Pmi. Dall'analisi delle conversazioni sul web sono poi emersi tre macro-trend, tre grandi argomenti di dibattito che tengono banco tra gli attori del tessuto economico della città metropolitana milanese: innovazione tecnologica, formazione e sostenibilità. Milano presenta infatti un'attenzione all'innovazione maggiore rispetto alla media italiana: nella città si concentrano incubatori d'impresa e si sviluppano prototipi ad alto contenuto tecnologico in tutti i settori. Il secondo argomento è la formazione: Milano è infatti riconosciuta come un hub per la formazione delle competenze e rappresenta un punto di riferimento per il mercato del lavoro, anche se su questo fronte le aziende si dicono preoccupate per la difficoltà di trattenere figure altamente qualificate, a causa del fenomeno della cosiddetta "fuga dei cervelli". Ultimo, ma non meno importante, è il tema della sostenibilità: come in tutta Italia, anche a Milano la ricerca di soluzioni ecosostenibili è un fil rouge che accomuna tutti i settori. E la capacità di essere sostenibili è una delle sfide che le piccole e medie imprese devono affrontare per poter restare competitive a livello internazionale.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/a-milano-anche-le-pmi-sono-piu-grandi-il-22-piu-della-media-2641479357.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-metodo-banca-ifis-raccogliere-le-voci-del-web" data-post-id="2641479357" data-published-at="1778640934" data-use-pagination="False"> Il metodo banca Ifis: raccogliere le voci del web Comprendere le esigenze delle Pmi attraverso la "voce del web": è il senso del progetto #RaccontamImpresa di Banca Ifis, che ha sfruttato il potenziale dei big data per meglio comprendere in che direzione va il mondo produttivo. Grazie alla partnership con la piattaforma Chorally, Banca Ifis ha analizzato, in un periodo di sei mesi, oltre 550.000 azioni e reazioni sul web (da un lato articoli, post, menzioni e dall'altro commenti, risposte e retweet). Questo traffico è stato segmentato in relazione a nove settori produttivi, individuando esigenze e aspettative consumatori: le informazioni qualitative sono state poi integrate con dati quantitativi (grazie all'ufficio studi di Banca Ifis e alle università di Venezia Ca' Foscari e di Padova) provenienti dal database di Market Watch Pmi. E secondo l'osservatorio, che ha preso in esame oltre 61.000 piccole e medie imprese con fatturato inferiore a 50 milioni, le Pmi italiane ottengono buoni risultati sul fronte dei ricavi. Dal 2016 al 2018 il campione analizzato ha riportato ricavi in aumento del 7,8% e investimenti in crescita del 4,6% in valore assoluto, mentre è rimasta sostanzialmente invariata la produttività. Meccanica, tecnologia, chimica/farmaceutica e automotive sono i settori nei quali sono presenti le Pmi con il miglior profilo di crescita dei ricavi e sostenibilità del debito, mentre le performance migliori sul fronte della redditività (Roe, return on equity) si registrano nel settore della moda. Ci sono poi un migliaio di Pmi cosiddette "stellari", che hanno visto tra il 2016 e il 2017 un aumento dei ricavi del 44% (contro una media del +4,3%), una crescita della marginalità del 16%, degli investimenti del 16,4% e del Roe del 31,5% (contro una media dell'8,3%). In questo contesto, dall'analisi delle "voci del web" sono emersi tre macrotrend, tre grandi temi sui quali si concentra il dibattito tra chi fa impresa: l'ecosostenibilità, cioè l'impatto ambientale del business, la trasformazione digitale e il rapporto di partenariato pubblico-privato, cioè gli accordi e le agevolazioni in grado di facilitare l'attività imprenditoriale. Le Pmi che stanno già orientando il proprio business su queste direttrici registrano, secondo lo studio, migliori performance. «In un mercato in costante e rapida evoluzione, abbiamo deciso di arricchire il nostro approccio a sostegno della cultura di impresa con nuove tematiche e prospettive, affrontando con metodo scientifico e innovativo il grande universo del web e l'utilizzo dei big data», ha spiegato Alberto Staccione, direttore generale di Banca Ifis. «Molte delle informazioni di cui le aziende necessitano per il loro business sono a portata di schermo, ma frantumate in milioni di parole postate su blog e social network. Per fare sintesi e analisi servono abilità specialistiche che Banca Ifis ha saputo individuare e coordinare in questo nuovo progetto al servizio delle imprese».
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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