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2019-11-29
A Milano anche le Pmi sono più grandi: il 22% più della media
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Un ecosistema ideale per la crescita e lo sviluppo delle attività imprenditoriali, anche quelle più piccole: è la città metropolitana di Milano, la terza area più popolata d'Europa dopo Londra e Parigi, con oltre tre milioni di abitanti che risiedono in 133 comuni, su un'estensione di 1.575 chilometri quadrati. Un territorio ricco di infrastrutture che si configura come un'unica area urbana integrata, con un modello produttivo che si basa su una fitta rete di imprese di piccola e piccolissima dimensione. Proprio le Pmi della zona, i loro bilanci, il business e la capacità di innovazione sono state oggetto dell'analisi di Banca Ifis, che ha realizzato un'edizione speciale del Market Watch Pmi dedicata proprio all'area metropolitana del capoluogo lombardo. La ricerca, chiamata "Grande Milano", è stata presentata all'interno della seconda edizione di Manifatture Aperte 2019. Come ha spiegato Raffaele Zingone, responsabile della direzione centrale affari del gruppo Banca Ifis, «in un mercato in rapida evoluzione ed estremamente competitivo, dove il prodotto, anche quello bancario, è diventato una commodity la differenza vera la fanno i modelli di distribuzione, le tempistiche ma soprattutto quel filo invisibile che lega gli uomini e che si chiama fiducia». Per questo, ha aggiunto il manager, «Banca Ifis ha deciso di arricchire il suo costante dialogo con le Pmi sostenendo le imprese non solo con il credito ma con una continua osmosi di informazioni, fornendo nuove prospettive utili a orientare le decisioni strategiche e di conseguenza il business».
Nello studio Banca Ifis ha preso in esame quattromila bilanci d'impresa, relativi a otto settori manifatturieri della Grande Milano: automotive, costruzioni, logistica e trasporti, meccanica, moda, tecnologia, chimica e farmaceutica, sistema casa. Oltre all'analisi dei conti economici è stata messa in atto un'attività di web listening, ovvero di "ascolto" e lettura di quasi 34.000 conversazioni sul web, da cui sono stati estrapolati tre "hot topic", cioè argomenti caldi, di discussione.
Quella che ne è emersa è una fotografia interessante dello stato di salute delle piccole imprese a Milano e dintorni. Un quarto di esse è concentrato nei settori della tecnologia (15,9%) che rappresenta una vera eccellenza, e della chimica farmaceutica (8%); rispetto al resto d'Italia risulta minore la presenza di Pmi attive nel comparto delle costruzioni (36,5% contro il 42,3% della media nazionale). A Milano le Pmi sono più "grandi" per fatturato, mediamente del 22% rispetto a quelle del resto d'Italia: in media realizzano 5,6 milioni di euro di ricavi, contro i 4,6 milioni della media italiana, anche se la tendenza è di un rallentamento, pur all'interno di una dinamica positiva. Nel 2018 la variazione dei ricavi è stata del +3,7%, contro il +5,2% del 2017) mentre accelerano gli investimenti (+3,53% anno su anno per 7,66 miliardi di euro).
Le piccole e medie imprese dell'area metropolitana milanese dimostrano una buona capacità di rimborsare i debiti finanziari e sanno usare gli strumenti di finanza agevolata: la Lombardia è infatti la prima regione per utilizzo del contributo previsto dalla legge Nuova Sabatini, cioè gli incentivi per finanziare l'acquisto – o il leasing – di macchinari, attrezzature, impianti o altri beni strumentali a uso produttivo. Milano, inoltre, è tra le prime tre province per numero di domande presentate al fondo di garanzia per le Pmi.
Dall'analisi delle conversazioni sul web sono poi emersi tre macro-trend, tre grandi argomenti di dibattito che tengono banco tra gli attori del tessuto economico della città metropolitana milanese: innovazione tecnologica, formazione e sostenibilità. Milano presenta infatti un'attenzione all'innovazione maggiore rispetto alla media italiana: nella città si concentrano incubatori d'impresa e si sviluppano prototipi ad alto contenuto tecnologico in tutti i settori. Il secondo argomento è la formazione: Milano è infatti riconosciuta come un hub per la formazione delle competenze e rappresenta un punto di riferimento per il mercato del lavoro, anche se su questo fronte le aziende si dicono preoccupate per la difficoltà di trattenere figure altamente qualificate, a causa del fenomeno della cosiddetta "fuga dei cervelli". Ultimo, ma non meno importante, è il tema della sostenibilità: come in tutta Italia, anche a Milano la ricerca di soluzioni ecosostenibili è un fil rouge che accomuna tutti i settori. E la capacità di essere sostenibili è una delle sfide che le piccole e medie imprese devono affrontare per poter restare competitive a livello internazionale.
Il metodo banca Ifis: raccogliere le voci del web
Comprendere le esigenze delle Pmi attraverso la "voce del web": è il senso del progetto #RaccontamImpresa di Banca Ifis, che ha sfruttato il potenziale dei big data per meglio comprendere in che direzione va il mondo produttivo. Grazie alla partnership con la piattaforma Chorally, Banca Ifis ha analizzato, in un periodo di sei mesi, oltre 550.000 azioni e reazioni sul web (da un lato articoli, post, menzioni e dall'altro commenti, risposte e retweet). Questo traffico è stato segmentato in relazione a nove settori produttivi, individuando esigenze e aspettative consumatori: le informazioni qualitative sono state poi integrate con dati quantitativi (grazie all'ufficio studi di Banca Ifis e alle università di Venezia Ca' Foscari e di Padova) provenienti dal database di Market Watch Pmi. E secondo l'osservatorio, che ha preso in esame oltre 61.000 piccole e medie imprese con fatturato inferiore a 50 milioni, le Pmi italiane ottengono buoni risultati sul fronte dei ricavi. Dal 2016 al 2018 il campione analizzato ha riportato ricavi in aumento del 7,8% e investimenti in crescita del 4,6% in valore assoluto, mentre è rimasta sostanzialmente invariata la produttività. Meccanica, tecnologia, chimica/farmaceutica e automotive sono i settori nei quali sono presenti le Pmi con il miglior profilo di crescita dei ricavi e sostenibilità del debito, mentre le performance migliori sul fronte della redditività (Roe, return on equity) si registrano nel settore della moda. Ci sono poi un migliaio di Pmi cosiddette "stellari", che hanno visto tra il 2016 e il 2017 un aumento dei ricavi del 44% (contro una media del +4,3%), una crescita della marginalità del 16%, degli investimenti del 16,4% e del Roe del 31,5% (contro una media dell'8,3%).
In questo contesto, dall'analisi delle "voci del web" sono emersi tre macrotrend, tre grandi temi sui quali si concentra il dibattito tra chi fa impresa: l'ecosostenibilità, cioè l'impatto ambientale del business, la trasformazione digitale e il rapporto di partenariato pubblico-privato, cioè gli accordi e le agevolazioni in grado di facilitare l'attività imprenditoriale. Le Pmi che stanno già orientando il proprio business su queste direttrici registrano, secondo lo studio, migliori performance. «In un mercato in costante e rapida evoluzione, abbiamo deciso di arricchire il nostro approccio a sostegno della cultura di impresa con nuove tematiche e prospettive, affrontando con metodo scientifico e innovativo il grande universo del web e l'utilizzo dei big data», ha spiegato Alberto Staccione, direttore generale di Banca Ifis. «Molte delle informazioni di cui le aziende necessitano per il loro business sono a portata di schermo, ma frantumate in milioni di parole postate su blog e social network. Per fare sintesi e analisi servono abilità specialistiche che Banca Ifis ha saputo individuare e coordinare in questo nuovo progetto al servizio delle imprese».
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Un ecosistema ideale per la crescita e lo sviluppo delle attività imprenditoriali, anche quelle più piccole: è la città metropolitana lombarda che si configura come un'unica area urbana integrata, con un modello produttivo che si basa su una fitta rete di imprese di piccola e piccolissima dimensione.Il metodo banca Ifis: raccogliere le voci del web. Il progetto #RaccontamImpresa ha esaminato reazioni e commenti online così da poter individuare esigenze e aspettative dei consumatori.Lo speciale comprende due articoli.Un ecosistema ideale per la crescita e lo sviluppo delle attività imprenditoriali, anche quelle più piccole: è la città metropolitana di Milano, la terza area più popolata d'Europa dopo Londra e Parigi, con oltre tre milioni di abitanti che risiedono in 133 comuni, su un'estensione di 1.575 chilometri quadrati. Un territorio ricco di infrastrutture che si configura come un'unica area urbana integrata, con un modello produttivo che si basa su una fitta rete di imprese di piccola e piccolissima dimensione. Proprio le Pmi della zona, i loro bilanci, il business e la capacità di innovazione sono state oggetto dell'analisi di Banca Ifis, che ha realizzato un'edizione speciale del Market Watch Pmi dedicata proprio all'area metropolitana del capoluogo lombardo. La ricerca, chiamata "Grande Milano", è stata presentata all'interno della seconda edizione di Manifatture Aperte 2019. Come ha spiegato Raffaele Zingone, responsabile della direzione centrale affari del gruppo Banca Ifis, «in un mercato in rapida evoluzione ed estremamente competitivo, dove il prodotto, anche quello bancario, è diventato una commodity la differenza vera la fanno i modelli di distribuzione, le tempistiche ma soprattutto quel filo invisibile che lega gli uomini e che si chiama fiducia». Per questo, ha aggiunto il manager, «Banca Ifis ha deciso di arricchire il suo costante dialogo con le Pmi sostenendo le imprese non solo con il credito ma con una continua osmosi di informazioni, fornendo nuove prospettive utili a orientare le decisioni strategiche e di conseguenza il business». Nello studio Banca Ifis ha preso in esame quattromila bilanci d'impresa, relativi a otto settori manifatturieri della Grande Milano: automotive, costruzioni, logistica e trasporti, meccanica, moda, tecnologia, chimica e farmaceutica, sistema casa. Oltre all'analisi dei conti economici è stata messa in atto un'attività di web listening, ovvero di "ascolto" e lettura di quasi 34.000 conversazioni sul web, da cui sono stati estrapolati tre "hot topic", cioè argomenti caldi, di discussione. Quella che ne è emersa è una fotografia interessante dello stato di salute delle piccole imprese a Milano e dintorni. Un quarto di esse è concentrato nei settori della tecnologia (15,9%) che rappresenta una vera eccellenza, e della chimica farmaceutica (8%); rispetto al resto d'Italia risulta minore la presenza di Pmi attive nel comparto delle costruzioni (36,5% contro il 42,3% della media nazionale). A Milano le Pmi sono più "grandi" per fatturato, mediamente del 22% rispetto a quelle del resto d'Italia: in media realizzano 5,6 milioni di euro di ricavi, contro i 4,6 milioni della media italiana, anche se la tendenza è di un rallentamento, pur all'interno di una dinamica positiva. Nel 2018 la variazione dei ricavi è stata del +3,7%, contro il +5,2% del 2017) mentre accelerano gli investimenti (+3,53% anno su anno per 7,66 miliardi di euro). Le piccole e medie imprese dell'area metropolitana milanese dimostrano una buona capacità di rimborsare i debiti finanziari e sanno usare gli strumenti di finanza agevolata: la Lombardia è infatti la prima regione per utilizzo del contributo previsto dalla legge Nuova Sabatini, cioè gli incentivi per finanziare l'acquisto – o il leasing – di macchinari, attrezzature, impianti o altri beni strumentali a uso produttivo. Milano, inoltre, è tra le prime tre province per numero di domande presentate al fondo di garanzia per le Pmi. Dall'analisi delle conversazioni sul web sono poi emersi tre macro-trend, tre grandi argomenti di dibattito che tengono banco tra gli attori del tessuto economico della città metropolitana milanese: innovazione tecnologica, formazione e sostenibilità. Milano presenta infatti un'attenzione all'innovazione maggiore rispetto alla media italiana: nella città si concentrano incubatori d'impresa e si sviluppano prototipi ad alto contenuto tecnologico in tutti i settori. Il secondo argomento è la formazione: Milano è infatti riconosciuta come un hub per la formazione delle competenze e rappresenta un punto di riferimento per il mercato del lavoro, anche se su questo fronte le aziende si dicono preoccupate per la difficoltà di trattenere figure altamente qualificate, a causa del fenomeno della cosiddetta "fuga dei cervelli". Ultimo, ma non meno importante, è il tema della sostenibilità: come in tutta Italia, anche a Milano la ricerca di soluzioni ecosostenibili è un fil rouge che accomuna tutti i settori. E la capacità di essere sostenibili è una delle sfide che le piccole e medie imprese devono affrontare per poter restare competitive a livello internazionale.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/a-milano-anche-le-pmi-sono-piu-grandi-il-22-piu-della-media-2641479357.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-metodo-banca-ifis-raccogliere-le-voci-del-web" data-post-id="2641479357" data-published-at="1778478803" data-use-pagination="False"> Il metodo banca Ifis: raccogliere le voci del web Comprendere le esigenze delle Pmi attraverso la "voce del web": è il senso del progetto #RaccontamImpresa di Banca Ifis, che ha sfruttato il potenziale dei big data per meglio comprendere in che direzione va il mondo produttivo. Grazie alla partnership con la piattaforma Chorally, Banca Ifis ha analizzato, in un periodo di sei mesi, oltre 550.000 azioni e reazioni sul web (da un lato articoli, post, menzioni e dall'altro commenti, risposte e retweet). Questo traffico è stato segmentato in relazione a nove settori produttivi, individuando esigenze e aspettative consumatori: le informazioni qualitative sono state poi integrate con dati quantitativi (grazie all'ufficio studi di Banca Ifis e alle università di Venezia Ca' Foscari e di Padova) provenienti dal database di Market Watch Pmi. E secondo l'osservatorio, che ha preso in esame oltre 61.000 piccole e medie imprese con fatturato inferiore a 50 milioni, le Pmi italiane ottengono buoni risultati sul fronte dei ricavi. Dal 2016 al 2018 il campione analizzato ha riportato ricavi in aumento del 7,8% e investimenti in crescita del 4,6% in valore assoluto, mentre è rimasta sostanzialmente invariata la produttività. Meccanica, tecnologia, chimica/farmaceutica e automotive sono i settori nei quali sono presenti le Pmi con il miglior profilo di crescita dei ricavi e sostenibilità del debito, mentre le performance migliori sul fronte della redditività (Roe, return on equity) si registrano nel settore della moda. Ci sono poi un migliaio di Pmi cosiddette "stellari", che hanno visto tra il 2016 e il 2017 un aumento dei ricavi del 44% (contro una media del +4,3%), una crescita della marginalità del 16%, degli investimenti del 16,4% e del Roe del 31,5% (contro una media dell'8,3%). In questo contesto, dall'analisi delle "voci del web" sono emersi tre macrotrend, tre grandi temi sui quali si concentra il dibattito tra chi fa impresa: l'ecosostenibilità, cioè l'impatto ambientale del business, la trasformazione digitale e il rapporto di partenariato pubblico-privato, cioè gli accordi e le agevolazioni in grado di facilitare l'attività imprenditoriale. Le Pmi che stanno già orientando il proprio business su queste direttrici registrano, secondo lo studio, migliori performance. «In un mercato in costante e rapida evoluzione, abbiamo deciso di arricchire il nostro approccio a sostegno della cultura di impresa con nuove tematiche e prospettive, affrontando con metodo scientifico e innovativo il grande universo del web e l'utilizzo dei big data», ha spiegato Alberto Staccione, direttore generale di Banca Ifis. «Molte delle informazioni di cui le aziende necessitano per il loro business sono a portata di schermo, ma frantumate in milioni di parole postate su blog e social network. Per fare sintesi e analisi servono abilità specialistiche che Banca Ifis ha saputo individuare e coordinare in questo nuovo progetto al servizio delle imprese».
Figlio di immigrati della Lucania, Rocco Anthony Petrone fu direttore di lancio e dell’intero programma spaziale
Andrea Sempio e Chiara Poggi (Ansa)
Ogni giorno infatti veniamo a conoscenza di fatti che inducono a chiederci se davvero quella sull’omicidio di una ragazza di appena 26 anni fu un’inchiesta condotta male, con scarsa professionalità degli inquirenti, o piuttosto si sia tratto di qualche cosa di più grave, ovvero di un vero e proprio depistaggio per salvare un colpevole. Come abbiamo appreso dal caso Tortora in poi, si può finire dietro le sbarre per la trascuratezza di chi ha il compito di indagare. Si può essere arrestati per uno scambio di persona, come avvenne con Daniele Barillà, un piccolo imprenditore che ebbe la sventura di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, cosa che gli costò sette anni di prigione da innocente. Si può essere trascinati in manette dentro un’auto della polizia perché nessuno si è premurato di controllare un numero di telefono, oppure perché si è fatta una chiamata dal cellulare sbagliato. Tutto ciò attiene agli errori giudiziari o se preferite agli orrori della nostra giustizia. Ma il caso Garlasco è diverso. Nella vicenda che ha portato alla condanna di Alberto Stasi e all’archiviazione delle accuse contro Andrea Sempio c’è qualche cosa che va oltre la negligenza degli inquirenti e apre la strada all’idea che per interessi estranei all’inchiesta, forse per denaro, si volesse salvare il commesso di un negozio di computer.
L’inchiesta ancora aperta contro l’ex procuratore di Pavia, del resto, suppone la corruzione e accusa il padre di Sempio di aver pagato decine di migliaia di euro. Ovviamente le accuse devono essere provate e convalidate da una sentenza definitiva. Tuttavia, nelle carte ci sono infinite stranezze che inducono a sospettare che qualche cosa di anomalo sia avvenuto. Per esempio i contatti tra Sempio e gli uomini della polizia giudiziaria, così inusuali e prolungati. Oppure gli interrogatori degli amici di Marco Poggi, il fratello della vittima. Tutti effettuati alla stessa ora dagli stessi ufficiali di polizia giudiziaria, quasi che invece di singoli fossero collettivi. Oppure i verbali che riportano la testimonianza dello stesso Sempio, ma non le interruzioni e soprattutto l’intervento di un’ambulanza in soccorso del commesso, il quale, di fronte alle domande degli inquirenti, si sarebbe sentito male, ma gli investigatori avrebbero taciuto del malessere ai pm. Tutti errori, tutte dimenticanze casuali? Sarà, ma gli stessi magistrati hanno iscritto nel registro degli indagati chi aveva il compito di investigare. E quando mai si è visto che l’ex procuratore e una squadra di agenti di polizia giudiziaria finissero accusati di aver nascosto degli indizi o, peggio, di essersi fatti corrompere dalle persone su cui dovevano indagare?
L’ultima notizia riguarda un’ex pm che sostenne l’accusa contro Stasi, che una volta lasciata Pavia per Milano, dove ha ricoperto la carica di sostituta procuratrice generale, per i familiari di Chiara Poggi sarebbe stata la persona a cui rivolgersi per cercare di fermare l’inchiesta bis contro Andrea Sempio. In pratica, i genitori della vittima speravano di poter impedire che si tornasse a indagare sul delitto attraverso un intervento dall’alto, cioè della Procura generale di Milano. Un esposto contro i pm di Pavia per fermare l’inchiesta, che secondo i Poggi sarebbe stato suggerito dall’ex pubblico ministero, è il perfetto corollario di una vicenda dove appare chiaro che l’errore giudiziario è l’aspetto minore e meno inquietante.
A Garlasco emerge una commistione di interessi e di pressioni che nulla hanno a che fare con la giustizia. C’è un giallo nel giallo, che va oltre l’assassinio di Chiara, e coinvolge chi aveva il compito di fare le indagini e assicurare alla giustizia il colpevole ma non lo ha fatto. In questo caso, a prescindere da Stasi e Sempio, nulla torna. Io mi auguro che prima o poi si stabilisca in via definitiva chi è il killer della giovane. Ma mi domando anche come evitare che un domani non si ripeta un caso del genere, con magistrati accusati di essersi fatti corrompere e uomini della polizia giudiziaria imputati di aver lavorato per salvare i colpevoli invece di consegnarli alla giustizia.
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Luca Zaia (Imagoeconomica)
Tanto più se questo romanzo è forte come dice lei. «Spaccherà», ha anticipato infatti. Perciò noi non vediamo l’ora di leggerlo: siamo sicuri che il suo romanzo spaccherà davvero tutto. Ma proprio tutto. Forse persino il centrodestra.
Non conosciamo ancora la trama del suo capolavoro, infatti, ma conosciamo le trame, assai meno avvincenti, che si stanno tessendo a Roma. Per esempio, si è parlato della sua partecipazione a quella che i giornali hanno definito la «convention anti Tajani» con il governatore della Calabria, Roberto Occhiuto. Notizia smentita: si sa, certi retroscenisti politici sanno inventare storie più che i grandi romanzieri come lei. Però capirà che il dubbio resta: ce lo siamo chiesti tante volte negli ultimi tempi, mentre lei si esprimeva a favore dell’eutanasia («il fine vita è un diritto»), della legalizzazione della cannabis («non fa male alla salute») e delle politiche gender («scelta di civiltà»): a chi è, caro Zaia, che sta strizzando l’occhio (o anche solo l’Occhiuto)?
Trevigiano di Godega di Sant’Urbano, diplomato alla scuola enologica e poi laureato in agraria a Udine, per molti anni pr nelle discoteche del Veneto, autodefinitosi «pannelliano» e «gandhiano», leghista dai primi anni Novanta, consigliere comunale dal 1993, quindi presidente della provincia di Treviso (1998-2005), vicepresidente del Veneto (2005-2008), ministro dell’agricoltura (2008-2010) e presidente del Veneto (2010-2025), dopo che le è stato negato il terzo mandato ha optato per la carica di presidente del Consiglio regionale. E nel frattempo si tiene le mani libere per scrivere romanzi e non solo. Da qualche tempo lei si dedica a un’altra iniziativa editoriale di successo, un podcast intitolato Il fienile e girato proprio tra le balle. Di fieno, per il momento.
Ovvio: «O di paglia o di fieno, purché il corpo sia pieno», dicevano i nostri vecchi. Ma leggendo la notizia del romanzo «che spacca» ci è venuto un dubbio: non è che lei sta diventando come Veltroni? Ci pensi: scrive saggi ma anche romanzi, è vicino a chi sta con Tajani ma anche a chi fa l’anti Tajani, sostiene la politica del centrodestra ma anche i temi etici del centrosinistra. Se il suo romanzo s’intitolerà «I care» e il protagonista porterà le camicie botton down, allora capiremo che la trasformazione è compiuta. Del resto gli Happy Days ce li ha avuti pure lei. Meno felici altri giorni, quelli del Covid, quando era in prima fila per la campagna vaccinale (o «vaginale» come disse con una delle sue clamorose gaffe). Ricordo che allora citò i versi di un grande poeta del 233 a.C. Eracleonte da Gela.
Un poeta, ovviamente, mai esistito, come il grande centro. Spero che il romanzo non gliel’abbia ispirato lui.
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Lo sbarco di passeggeri ed equipaggio dalla nave da crociera MV Hondius al porto di Granadilla de Abona a Tenerife (Ansa)
L’Organizzazione mondiale della sanità, le autorità spagnole e la compagnia di crociere Oceanwide Expeditions hanno predisposto un protocollo rigidissimo per evitare qualsiasi rischio di contagio e hanno dichiarato che nessuno sulla nave da crociera presenta attualmente sintomi da Hantavirus, ovvero febbre, mal di testa, lieve diarrea. L’infezione da Hantavirus umano si contrae principalmente attraverso il contatto con urina, feci o saliva di roditori infetti o toccando superfici contaminate. L’esposizione si verifica in genere durante attività come la pulizia di edifici infestati da roditori, sebbene possa verificarsi anche durante le normali attività in aree fortemente infestate.
Gli spagnoli evacuati sono stati ricoverati in quarantena in un ospedale di Madrid. Anche i 5 cittadini francesi sono stati rimpatriati e saranno sottoposti a quarantena in ospedale per 72 ore, poi a domicilio, in isolamento di 45 giorni, con l’attivazione di un monitoraggio adeguato. Ieri, dopo i canadesi, l’ultimo volo in partenza da Tenerife è stato quello per gli Stati Uniti, dove i 17 croceristi saranno trasferiti sotto scorta sanitaria in una struttura federale di quarantena a Omaha, nel Nebraska. Oggi sono attesi altri due voli: uno dall’Australia, che trasporterà passeggeri australiani e neozelandesi, nonché un cittadino britannico residente in Australia e uno dai Paesi Bassi per prelevare alcuni passeggeri che non sono riusciti a trovare un volo oltre a trasportare alcuni membri dell’equipaggio e passeggeri provenienti da altri Paesi. Per l’isola delle Canarie si è trattato di un’emergenza senza precedenti e Madrid ha dovuto autorizzare l’operazione malvista dall’amministrazione locale per motivi di sicurezza sanitaria. «Il trauma del Covid è ancora presente, lo comprendiamo, ma la situazione è migliore ora» ha detto il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus aggiungendo: «Voglio che la gente di Tenerife abbia fiducia in quanto diciamo inoltre è importante anche la solidarietà per garantire una risposta efficace». Papa Leone ieri nell’Angelus ha espresso la sua gratitudine per «l’accoglienza della popolazione delle Canarie, che ha permesso alla nave da crociera Hondius di attraccare con a bordo i pazienti affetti da Hantavirus».
Benché sulla Hondius non ci fossero nostri connazionali, quattro persone sono in «sorveglianza attiva» come richiesto dal ministero della Salute. Sono passeggeri arrivati nel nostro Paese con un volo Klm in coincidenza per Roma su cui era salita per alcuni minuti (era collassata prima del decollo ed era stata subito evacuata), la donna poi ricoverata a Johannesburg e lì deceduta. Il capo del Dipartimento prevenzione del ministero della Salute, Mara Campitiello ha rassicurato: «Non c’è il rischio di una nuova pandemia da Hantavirus, non ci troviamo nella stessa situazione del Covid, attualmente non c’è nessun allarme, è un virus diverso dal Covid seppure più letale, a basso contagio; la principale trasmissione è attraverso saliva, urina, feci di roditori e solo in piccola parte per via aerea e inter-umana». Per quanto riguarda gli italiani, «il periodo di incubazione è lungo, quindi è giusto consigliare l’isolamento. La contagiosità sembra non essere in fase pre-clinica ma attualmente i quattro passeggeri non presentano alcun sintomo». Intanto sono stati segnalati dal ministero alle Regioni Veneto, Calabria, Campania e Toscana, che hanno attivato la sorveglianza attiva.
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