Nessun passo indietro, ma due in avanti: il governo guidato da Giorgia Meloni accoglie i rilievi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e accetta di modificare in maniera estensiva la norma del decreto sicurezza al centro delle perplessità degli ultimi giorni. I rilievi del Colle, riferiti l’altro ieri da Mattarella al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, riguardavano l’articolo 30 bis del decreto, che prevede il bonus di 615 euro per gli avvocati i cui clienti scelgono il rimpatrio volontario, senza opporsi.
Altra criticità: a erogare il bonus sarà il Consiglio nazionale forense, l’organismo istituzionale che rappresenta gli avvocati, che ha duramente criticato questa norma. Manco a dirlo, le opposizioni si sono fiondate su queste criticità e, oltre a rilasciare una miriade di interviste e dichiarazioni sulla presunta incostituzionalità del decreto, definito un pasticcio, ieri hanno anche occupato i banchi del governo. Nulla di strano: le mosse propagandistiche fanno parte del gioco, ma a stoppare ogni polemica è stata la stessa Giorgia Meloni: «Sul decreto sicurezza, che io non considero un pasticcio», ha detto la Meloni poco dopo le 13 di ieri, «stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc, perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma. Ma la norma rimane, perché è una norma di assoluto buon senso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni».
La norma rimane, anzi viene ampliata: dopo alcune ore di tensione, ieri pomeriggio alla Camera si è riunita la conferenza dei capigruppo, al termine della quale la sottosegretaria ai Rapporti col Parlamento, Matilde Siracusano, ha chiarito quali correttivi verranno apportati. Attenzione: non essendoci i tempi tecnici necessari per una modifica in aula, che comporterebbe un successivo passaggio al Senato (il Dl va convertito, pena decadenza, entro il 25 aprile), la strada scelta è quella di un altro decreto che conterrà i correttivi al primo. «La modifica che si è introdotta», ha spiegato la Siracusano, «elimina sostanzialmente il riferimento alla rappresentanza legale, quindi estende il contributo agli altri rappresentanti, ai mediatori e le associazioni e lo riconosce a prescindere dall’esito del procedimento, sia nel caso che il migrante resti che se parta. Quindi eliminiamo il riferimento esclusivo agli avvocati e al Consiglio nazionale forense, perché ci sono state interlocuzioni e abbiamo ricevuto le loro istanze, estendiamo la platea e di conseguenza si fa un ragionamento anche diverso sulle coperture. Non c’è stato un atteggiamento preclusivo da parte del governo rispetto al metodo di fare una modifica in questo ramo del Parlamento», ha aggiunto la Siracusano, «però oggettivamente sulle coperture bisogna ragionare bene, perché sono un po’ diverse. Per consentire al Senato di fare il terzo passaggio ed evitare la scadenza del decreto avremmo dovuto raggiungere un accordo con l’opposizione in cui comunque la discussione sarebbe stata molto compressa e da quello che percepisco le opposizioni hanno un atteggiamento ostativo nei confronti di tutto l’impianto del decreto, quindi ritengo che sarebbe stato estremamente complesso arrivare a un accordo. Ecco perché dico che la scelta è politica». I tempi del decreto correttivo? «Secondo me», ha sottolineato la Siracusano, «ci si inizia a lavorare domani (oggi, ndr); ovviamente quello che garantiamo è la contemporaneità, non potremmo approvarlo prima della conversione di questo decreto. Sicuramente il voto finale lo faremo a questo punto venerdì».
Non sono per nulla soddisfatti gli avvocati, che mettono nel mirino un altro punto del decreto sicurezza, ovvero l’abolizione del gratuito patrocinio in caso di ricorso dell’immigrato contro l’espulsione: «Nonostante le annunciate modifiche attraverso un nuovo provvedimento», ha commentato il presidente dell’Unione delle camere penali, Francesco Petrelli, «la nostra posizione critica rispetto alla norma non cambia: avevamo chiesto che venisse cancellata e invece nella sostanza nulla è cambiato. La norma va soppressa o al contrario si dovrà ripristinare l’automatismo per l’accesso al gratuito patrocinio, per le categorie di soggetti deboli e vulnerabili. Solo così si possono ripristinare le condizioni minime che uno stato di diritto deve tenere ferme in questa materia».
Resta ora da capire se il Quirinale considererà sufficiente la soluzione del decreto correttivo contestuale, che presenta, al di là di ogni valutazione politica, alcune asperità procedurali. Una su tutte: Mattarella dovrebbe comunque firmare il decreto originale, altrimenti quello correttivo non avrebbe alcun senso. Inoltre, andrà recuperato il rapporto con gli avvocati, importante bacino elettorale il cui sostegno è stato forse dato troppo per scontato.







