Legge elettorale, manovra e partito. La Meloni d’Italia si prepara al voto
Dopo il tour de force in campo internazionale, il premier pensa alle urne e si concentra solo sulle questioni interne
Dopo il tour de force in campo internazionale, il premier pensa alle urne e si concentra solo sulle questioni interne
Il premier rivendica le scelte che hanno irritato Trump: «Non mi pento di nulla, punto all’unità dell’Occidente». Sulla Difesa assicura il rispetto degli impegni, ma senza svenarci: «Gli investimenti resteranno nel nostro Paese». E dai volenterosi a Parigi manda Tajani.
Il premier sul disimpegno americano in Europa: «Non è un'ipotesi che ci deve cogliere alla sprovvista».
Si è svolto a bordo della Nave Scuola della Marina Militare Amerigo Vespucci, ormeggiata all'Hudson River Park – Pier 86 di New York, l'evento collaterale dell'United Nations Chiefs of Police Summit (UNCOPS V 2026) dedicato al tema «Cultural Heritage Protection in Peace Operations: Security Challenges and Criminal Threats».
L’ex premier, dopo anni di melina, frigna per conoscere la data in cui dovrà deporre sulla pandemia. Però non molla la poltrona.
Il governo guidato da Giorgia Meloni non intende usare lo strumento per le armi, anche per non prestarsi alle critiche dell’opposizione E chiede alla Commissione di dirottare su altri settori i 15 miliardi che ci spettano. A settembre la risposta.
Nuovo affondo del presidente americano contro Giorgia Meloni: su Truth pubblica una foto del premier accompagnata dalla scritta «Serve un ordine restrittivo». Palazzo Chigi evita la replica alla vigilia del vertice Nato di Ankara. Tajani: «Parole che si commentano da sole».
Prima le imprese, ora tocca alle famiglie. Giancarlo Giorgetti: «Accompagneremo il processo».
Dopo aver criticato il premier, il leader di Futuro nazionale mette nel mirino Forza Italia: «È nel Ppe, quindi vota come il Pd». Il capo dell’esecutivo tira dritto e incassa la standing ovation del sindacato: «Il salario giusto è una vittoria per tutti i lavoratori».
Slitta a metà luglio l’esame alla Camera della legge elettorale. Roberto Vannacci provoca: «Se cresciamo, Giorgia Meloni rinuncia a cambiarla». La Lega intanto rilancia la lotta federalista.
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