Chiesa e fede

Con Leone un Papa torna al Meeting
Papa Leone XIV (Ansa)
Prima di lui ha presenziato alla convention di Rimini solo Giovanni Paolo II. In estate «tour» di Prevost in Italia: tomba di Sant’Agostino, Terra dei Fuochi e Lampedusa.

Dopo quarant’anni un altro Papa prenderà parte al Meeting per l’amicizia tra i popoli, l’incontro che dal 1980 alcuni amici di Rimini vollero cominciare ad organizzare per una fede che si faceva cultura. Come insegnerà proprio Giovanni Paolo II nell’agosto del 1982 - quando fu appunto il primo Papa a partecipare al Meeting di Rimini - , l’esperienza nata e sviluppata nell’alveo del movimento di Comunione e Liberazione che da allora rappresenta forse l’appuntamento estivo più importante non solo per chi vive la fede e appartiene al movimento, ma anche per il mondo culturale e politico non solo italiano.

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«Non tutte le vite sono rispettate». Sull’eutanasia Leone sveglia la Cei
Papa Leone XIV (Ansa)
Il Papa raddrizza la barra dopo le uscite di monsignor Francesco Savino. Moniti pure sul riarmo.

«Non tutte le vite sono ugualmente rispettate e la salute non è né protetta né promossa allo stesso modo per tutti». È una denuncia netta, quella scandita ieri da papa Leone XIV nel discorso rivolto nella Sala Clementina del Palazzo apostolico ai membri della Pontificia accademia per la Vita, riunita sul tema «Healthcare for all. Sustainability and equity».

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Quando il sacro si fa ovvio, evapora. Ratzinger lo aveva capito nel 1958
Papa Benedetto XVI (Ansa)
Pubblicata un’antologia (con un testo inedito) del Papa tedesco. Colpisce la chiaroveggenza: «L’Occidente si è identificato col cristianesimo. Ma questo ha reso la religione banale. Serve tornare comunità di credenti».

Fa quasi spavento notare quanto del mondo di oggi avesse compreso e intravisto Joseph Ratzinger già nel 1958. Pubblicò quell’anno un intervento intitolato «I nuovi pagani e la Chiesa», ora ristampato nel volume antologico La fede del futuro. Il futuro della Chiesa, pubblicato da Cantagalli e impreziosito da un testo inedito. Quell’articolo del giovane teologo contiene già il cuore pulsante del pensiero ratzingeriano sulla «demondanizzazione».

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In Nigeria non si placa l'offensiva jihadista e l'assedio ai cristiani
Una vista della distruzione dopo gli attacchi condotti da gruppi armati nelle aree di Woro e Nuku nello Stato di Kwara, in Nigeria, il 5 febbraio 2026 (Getty Images)
Rapimenti e massacri si moltiplicano tra Kaduna e Kwara: 174 uccisi a Woro, sacerdote sequestrato a Kajuru. Nel 2025 quasi 4.000 vittime per motivi di fede secondo Open Doors. Trump ordina raid e invia consiglieri militari a sostegno di Abuja.


L’incubo dei cristiani in Africa non finisce mai e in queste ultime settimane rapimenti e omicidi sono cresciuti in maniera esponenziale. La Nigeria è stata l’epicentro della maggior parte delle violenze dei terroristi islamici che hanno colpito in molti stati della nazione federale africana. Abuja ha sempre avuto problemi nelle aree settentrionali a maggioranza musulmana dove Boko Haram, un’organizzazione terroristica nativa della Nigeria, colpiva indiscriminatamente con assassinii e rapimenti, soprattutto di giovani studentesse da convertire all’Islam.

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Questa Cei che predica per il No crea imbarazzo nel mondo cattolico
Il presidente della Cei Matteo Maria Zuppi e il vice Francesco Savino (Imagoeconomica)
Dopo gli appelli poco fraintendibili di Zuppi e la prossima partecipazione del vice Savino al congresso di Md, «Avvenire» prova a salvare la faccia: «I vescovi non entrano nella campagna». Ma ormai è tardi.

Ai bravi colleghi di Avvenire, a cui va tutta la nostra solidarietà, è toccato di scodellare in pagina un titolo autobiografico: «Referendum, campagna confusa». Ineccepibile sul piano formale, ma sintomatico. Il fatto è che a essere confusa non è la campagna sul referendum in generale, ma precisamente quella che sta conducendo da giorni la Conferenza episcopale italiana, e al quotidiano dei vescovi tocca l’ingrato e imbarazzante compito di provare a mettere ordine. Compito ovviamente destinato a fallire perché impossibile da portare a termine.

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