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Zelensky ci costa 220 euro a testa

Zelensky ci costa 220 euro a testa
Volodymyr Zelensky (Getty Images)
Quando serviva spendere per sostenere la nostra economia, Bruxelles era per il «no». Adesso, tra nuovo debito e interessi, la Ue sborserà circa 100 miliardi in favore dell’Ucraina: una somma che dovremo versare noi per prestiti che non verranno mai restituiti.

Pare che l’accordo raggiunto dai vertici europei per finanziare l’Ucraina, e consentirle così di continuare la guerra contro i russi, abbia fatto contenti tutti. Festeggia sia chi non voleva abbandonare a sé stesso il Paese aggredito da Putin, sia chi temeva che l’uso delle riserve di Mosca congelate da quattro anni nelle banche occidentali si trasformasse in un boomerang. L’intesa raggiunta dai premier dei 27 Stati che compongono l’Unione consentirà a Kiev di ottenere 90 miliardi in due anni, una cifra che permetterà agli ucraini di sopravvivere, armarsi e resistere. Ma si tratta davvero della soluzione che ha consentito a chiunque di raggiungere il proprio scopo? Non direi. Perché è vero che non toccando gli asset di Mosca si è evitata la ritorsione sulle proprietà che le imprese occidentali ancora detengono in Russia. Ed è altrettanto certo che lasciando i miliardi di Putin nei caveau della società belga che li custodisce si è evitato un contenzioso giudiziario che, oltre ad andare avanti per anni, avrebbe minato alla radice la fiducia nei risparmiatori, in quanto avrebbe sancito il diritto a sequestrare e usare i fondi a prescindere dalle intenzioni dei legittimi proprietari. Chi si fiderà a lasciare in custodia il proprio oro e i propri depositi se il custode potrebbe non restituirli? E, soprattutto, qual è l’organismo terzo che può autorizzare a metter mano ai soldi lasciati in deposito?

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A Bollate le Olimpiadi entrano in carcere: tornano i «Giochi della Speranza»
Sabato 28 febbraio la Casa di reclusione di Milano Bollate ospita la terza edizione dei Giochi della Speranza. Detenuti, polizia penitenziaria, magistrati e società civile in campo insieme per una «piccola olimpiade» che usa lo sport come strumento di inclusione e speranza.
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Il governo britannico in crisi per il caso Epstein dice sì al cambio di sesso dai 4 anni
(IStock)
Il mondo va altrove, ma i Labour inglesi si ostinano a giocare sulla pelle dei più piccoli.

Il partito Labour (la sinistra inglese che fu guidata da Tony Blair), in controtendenza con tutto il resto del mondo che sta rallentando molto su questo tema, ebbene, apre al cambio di genere per i bambini dai quattro anni in su. Una follia totale, incomprensibile, non supportata da alcun elemento scientifico né di psicologia evolutiva. Un disastro. Anzi, un baratro che si apre e che può provocare la tragedia di bambini ai quali viene rovinata per sempre la vita.

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L’ex consigliera di Obama salta per i file di Epstein. Lo chiamava «zio Jeffrey»
Kathy Ruemmler con Barack Obama nel 2014 (White House Flickr photo by Pete Souza)
Si dimette pure l’emiratino del «video delle torture». Il Lolita Express fece scalo a Buckingham Palace. Altri guai per Starmer.

Adesso che l’onda Epstein è diventata uno tsunami, è più difficile far finta di niente. Ieri è caduta un’altra testa di lusso: Kathryn Ruemmler, ex consigliere del presidente Barack Obama e attuale responsabile legale di Goldman Sachs, ha annunciato le dimissioni. Malgrado avesse descritto il rapporto col faccendiere come «strettamente professionale», i documenti mostrano un’intensa amicizia durata molti anni. Una sorte analoga è toccata all’emiratino Sultan Ahmed bin Sulayem, ad di Dp World, colui che inviò l’ormai noto «video della tortura» a Epstein.

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