L’ex consigliera di Obama salta per i file di Epstein. Lo chiamava «zio Jeffrey»

Adesso che l’onda Epstein è diventata uno tsunami, è più difficile far finta di niente. Ieri è caduta un’altra testa di lusso: Kathryn Ruemmler, ex consigliere del presidente Barack Obama e attuale responsabile legale di Goldman Sachs, ha annunciato le dimissioni. Malgrado avesse descritto il rapporto col faccendiere come «strettamente professionale», i documenti mostrano un’intensa amicizia durata molti anni. Una sorte analoga è toccata all’emiratino Sultan Ahmed bin Sulayem, ad di Dp World, colui che inviò l’ormai noto «video della tortura» a Epstein.
«Buon compleanno! Spero che ti stia godendo la giornata con il tuo vero amore», scrive la Ruemmler a Epstein il 20 gennaio 2015. «Dicono che gli uomini di solito diano un nome al loro pene, altrimenti sarebbe inappropriato fare l’amore con un totale sconosciuto», risponde sarcastico Epstein. «Difficile credere che ci sia ancora un dibattito aperto su se gli uomini siano il genere inferiore», replica divertita la donna. In un’altra mail, questa del 12 febbraio 2016, Ruemmler scrive: «Il miglior massaggio di sempre, ma non il tuo tipo di massaggi», lasciando così intendere di sapere a che cosa alludesse Epstein con quel termine (le sue complici ufficialmente adescavano «massaggiatrici», e molte vittime riferiscono di una «stanza dei massaggi» dove venivano perpetrati gli abusi). In altre mail si riferisce al pedofilo come lo «zio Jeffrey», organizza incontri tra il finanziere e il direttore della Cia, lo ringrazia per regali di lusso e gli chiede consigli su quale tv comprare (marzo 2017), affermando di preferirne una priva dell’«opzione Cia/Nsa» (in quel periodo anche Wikileaks aveva rivelato la possibilità per i servizi di intelligence di accedere alle telecamere e ai microfoni dei dispositivi).
In quelli che sembrano appunti investigativi scritti a mano, emerge che proprio alla Ruemmler il pedofilo avrebbe rivolto una delle prime telefonate dopo l’arresto. In un altro scambio di email, i due discutono del Crime Victims’ Rights Act (Cvra), una causa federale avviata da alcune vittime per far dichiarare illegale l’accordo di non-prosecuzione del 2008 in Florida, accordo che aveva concesso l’immunità a Epstein e ai suoi co-cospiratori. La donna suggerisce o discute strategie su come gestire la vicenda, descritta come «una questione di soldi», e stigmatizza alcune delle persone attive: «Diritti delle vittime, ma fammi il piacere». Rivelati questi messaggi, la consigliera di Obama dal 2011 al 2014, oggi responsabile legale di Goldman Sachs, ha rassegnato le dimissioni.
E non solo lei: anche il miliardario emiratino Sultan Ahmed bin Sulayem ha rinunciato alla carica di ad di Dp World, uno dei maggiori operatori portuali al mondo. Grazie alle pressioni di alcuni parlamentari statunitensi, si è scoperto che fu lui a inviare il «video delle torture» che tanta gioia destò in Epstein. Ripercussioni anche per un’altra figura chiave degli Epstein files, Leon Black, miliardario cofondatore dell’Apollo Global Management su cui grava l’ombra di pesanti accuse di violenze sessuali (anche su ragazze minorenni) e che è stato inserito, nei documenti dell’Fbi, tra i co-cospiratori. Attraverso la sua società di private equity è proprietario di Lifetouch, la più grande azienda di fotografia scolastica degli Usa. Dopo le notizie uscite sul suo conto, molte scuole stanno cancellando i «picture day» (la giornata delle fotografie) perché preoccupate dell’utilizzo che verrebbe fatto di queste foto.
La vicenda di Epstein sta continuando a scuotere anche il Regno Unito, dove ieri si è scoperto che il Lolita Express, l’aereo privato con cui il faccendiere andava in giro e trasportava le sue schiave sessuali, avrebbe fatto scalo anche a Buckingham Palace. Secondo il Sun, l’ex principe Andrea invitò diverse ragazze portate dal finanziere, fatte entrare spesso senza le adeguate autorizzazioni di sicurezza. L’ex premier laburista Gordon Brown ha parlato di 90 voli del Lolita Express atterrati in Uk con a bordo giovani donne provenienti da tutto il mondo. La corona britannica, inoltre, avrebbe prestato 12 milioni di sterline all’ex principe per risarcire la vittima Virgina Giuffrè, morta - ufficialmente per suicidio - l’anno scorso, ma mai un penny è stato restituito dal fratello di re Carlo. Sempre tra i file, inoltre, emerge una mail del 2002 su una gita in Perù organizzata per Andrea dalla socia di Epstein, Ghislaine Maxwell. «Qualche vista turistica, qualche vista a due gambe (leggi: intelligenti, carine, divertenti e da buone famiglie) e sarà molto felice», scrive la donna nel corpo del messaggio, specificando poi i doveri di riservatezza.
Anche il primo ministro Keir Starmer è ben lontano dall’aver risolto i suoi problemi. In una lettera che l’ambasciata del Regno Unito ha recapitato, per conto dell’Nca, all’Fbi americano, emerge che l’intelligence inglese stava indagando su Epstein già nel 2020. Poteva dunque Starmer non sapere dei suoi legami con Peter Mandelson (che, dopo aver perso il titolo di Lord a causa di questa vicenda, è stato convocato ieri a testimoniare dal Congresso americano), da lui nominato ambasciatore negli Usa? Intanto, l'ex primo ministro israeliano Ehud Barak ha chiesto scusa per la sua pluriennale amicizia con il faccendiere.
Ma la saga degli orrori non è finita. Ieri, due deputate repubblicane sono andate al Dipartimento della Giustizia Usa per visionare i file e sono uscite «scioccate»: all’interno «ci sono persone famose, ricchi, persone di potere, premier, ex premier, ex presidenti e celebrità». Di questa storia sentiremo ancora parlare a lungo.






