- Mentre Mosca martella nel Donetsk, Kiev ostenta fiducia nell’incursione in terra russa. Il Cremlino snobba i negoziati: «Non siamo pronti». Polemica per lo stemma nazista esposto da un soldato intervistato dalla Rai. Il giornalista: «Notato dopo la messa in onda».
- Berlino nega di voler «punire» l’Ucraina, ma gioca sulle date: la sforbiciata parte dal 2026.
Lo speciale contiene due articoli.
Solo un consumato scacchista saprebbe decifrare le mosse che, dietro le cortine fumogene dei bombardamenti, stanno giocando gli eserciti di Russia e Ucraina. Mosca continua l’assedio nel Donetsk catturando Zalisne (morti quattro civili) e puntando verso Pokrovsk, dove è iniziata l’evacuazione dei civili, compresi 4.000 bambini. L’offensiva del Cremlino si gioca non solo sul terreno (dove, secondo gli analisti, entro fine 2024 la presenza militare russa arriverà a contare oltre 800.000 unità, il doppio di quella iniziale) ma pure su quello della propaganda. Dopo l’inchiesta penale russa sulla giornalista del Tg1, Stefania Battistini, e sull’operatore Simone Traini, autori dello scoop sull’incursione a Kursk, la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, è tornata ad attaccare i media italiani accusandoli di essere coinvolti in modo «diretto» nell’«attuazione di un’aggressione ibrida su larga scala contro la Russia». La Zakharova ha specificamente citato il caso di un servizio, ancora una volta della nostra tv pubblica, in cui sarebbero stati «elogiati i neonazisti ucraini mentre indossano simboli delle SS». Una ricostruzione che il giornalista Rai, Ilario Piagnerelli, ha sdegnosamente respinto su X. «Mi rammarico profondamente di aver dato voce, anche se per pochi secondi, a un soldato ucraino che solo dopo la messa in onda del reportage ho notato indossare una patch con un simbolo nazista», ha scritto l’autore del servizio incriminato. «Esiste in Italia una rete di profili pro invasione legati a Mosca, che dedica le sue risorse a screditare il lavoro mio e degli altri inviati. Fingono sconcerto, ma hanno trovato in quell’immagine un formidabile argomento di propaganda anti Ucraina. Andiamo avanti senza condizionamenti».
Kiev intanto sta reagendo con inaspettata durezza: ha distrutto il terzo ponte sul fiume Seym, nella regione occupata di Kursk, da cui sono in fuga 121.000 civili sovietici, e ha fatto saltare con un drone un gigantesco hub con 70 depositi di carburante a Rostov sul Don. «Stiamo raggiungendo i nostri obiettivi», ha esultato su Telegram il presidente ucraino Volodymyr Zelensky suscitando l’immediata reazione del ministro degli Esteri Sergei Lavrov, che ha ribattuto: «Zelensky non avrebbe osato attaccare la regione di Kursk senza l’ordine degli Stati Uniti». Una contrapposizione frontale, quella tra Mosca e l’Occidente, che si avverte pure nella conferma della condanna a 45 mesi di carcere del soldato americano Gordon Black, riconosciuto colpevole di aver «aggredito» la fidanzata russa per rubarle 100 euro circa; e nella decisione di mettere al bando 32 studiosi britannici, cui viene contestata la promozione di una linea contraria agli interessi russi attraverso una «sistematica attività di disinformazione».
Vladimir Putin, da vecchio ed esperto funzionario del Kgb, sa perfettamente che il marketing bellico conta quanto e più di un missile. E per questo forse, nel momento più critico del conflitto, hanno ottenuto solidarietà da due dei suoi più stretti alleati, quasi a voler rispondere in maniera diretta al governo della Danimarca che ha deciso di donare a Kiev un nuovo pacchetto di aiuti militari da 783 milioni di corone danesi (circa 104 milioni di euro), e di autorizzare l’uso delle sue armi sul territorio sovietico. Il primo a schierarsi al fianco dello Zar è stato il leader bielorusso, Aleksandr Lukashenko. «L’Ucraina ha dislocato più di 120.000 militari al confine con la Bielorussia e, di conseguenza, Minsk ha schierato quasi un terzo delle sue Forze armate lungo l’intero confine». Aggiungendo: «Vedendo la loro politica aggressiva, abbiamo inviato e posizionato in alcuni punti – in caso di guerra, sarebbero la nostra prima difesa – i nostri militari lungo l’intero fronte», ha ribadito Lukashenko. Subito dopo è arrivato il sostegno della Corea del Nord che ha bollato l’incursione militare dell’Ucraina nella regione di Kursk come «un atto imperdonabile di terrorismo» appoggiato dagli Usa. Pyongyang, si legge in un comunicato del ministero della Difesa, resterà sempre «dalla parte della Russia» nel tentativo di quest’ultima di proteggere la propria sovranità.
Chiaro che, stando così le cose, gli spazi per le trattative si riducano. Il 22 agosto dovrebbero tenersi in videoconferenza i colloqui (separati) tra il Qatar e i diplomatici dei due Paesi in lotta per trovare una intesa dopo che il precedente incontro, fissato per fine mese, è saltato a causa del raid di Kiev in territorio nemico. E, proprio ieri, il consigliere del Cremlino, Yuri Ushakov, ha ribadito che la Russia «non è pronta» per altre iniziative negoziali. È probabile che Putin voglia adottare una strategia di contenimento a Kursk per aspettare l’arrivo del «generale inverno» e congelare, in tutti i sensi, le incursioni ucraine: Kiev infatti avrebbe perso circa nove gigawatt di capacità di produzione di energia, ovvero la metà del volume necessario per affrontare la stagione invernale, come rivelato dalla commissaria europea per l’Energia, Kadri Simson, in un articolo pubblicato sul quotidiano Financial Times. La stessa crisi del comparto sanitario ucraino potrebbe rappresentare un’arma non convenzionale a favore della Russia: ad oggi sono stati registrati 1.940 attacchi all’assistenza ospedaliera di Kiev, ha denunciato l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), con una rilevante intensificazione dei bombardamenti dal dicembre scorso. Una situazione drammatica che ha spinto, nelle scorse settimane, il gruppo torinese Hbw a donare ai medici ucraini 50 mini macchinari per la cicatrizzazione rapida delle ferite. «Un progetto che avevamo sviluppato per la Nato, per un intervento d’urgenza per le vittime civili del terrorismo», ha spiegato il Ceo di Hbw, Antonio Graziano. «Il dispositivo può essere alimentato con le batterie e funzionare in condizioni di sicurezza anche senza corrente elettrica».
L’inverno non è troppo lontano. E tutto può ancora accadere.
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