True
2023-01-31
I vip rubano il farmaco ai diabetici: fa snellire
Kim Kardashian (Ansa)
È il medicinale più in voga a Hollywood, una fiala di norma prescritta a chi abbia il diabete mellito di tipo 2. Ozempic, e il gemello Wegovy, sono pressoché introvabili, negli Stati Uniti. Ma la ragione non sta in quello che dovrebbe essere il suo uso canonico. Ozempic e Wegovy, nel Paese dove tutto è possibile, sono diventati una scorciatoia costosa alla magrezza. Socialite e star, insieme a una platea di pigri dal portafoglio pingue, ne hanno comprato tanto da esaurirlo.
«È molto frustrante per la maggior parte dei pazienti. Alcuni fra questi hanno dovuto aspettare diversi mesi prima di riuscire a trovare il medicinale, con ripercussioni importanti sulla loro salute, fisica e mentale», ha dichiarato al New York Post il dottor Gregory Dodell, del Central Park Endocrinology, spiegando come l’Ozempic abbia cominciato a essere prescritto anche a persone ossessionate dai chili di troppo.
Il farmaco, approvato negli Stati Uniti nel 2017, è composto di semaglutide, in grado di replicare la sintesi di un ormone che l’intestino umano produce naturalmente. La semaglutide, a ogni pasto, aiuta il pancreas a rilasciare una giusta dose di insulina, andando a controbilanciare così i picchi glicemici. Non solo. «La semaglutide viene prodotta mentre mangiamo ed è colei che dice al nostro cervello che siamo sazi, pieni. Aiuta le persone a sentirsi meno affamate, aiuta a raggiungere prima un livello di sazietà e aiuta a mantenere più a lungo questo livello di sazietà.
Tutto questo, però, accade quando non siamo davvero pieni come le iniezioni di semaglutide ci inducono a credere», ha spiegato ancora la dottoressa Katherine H. Sanders al Post, raccontando come le punture di Ozempic debbano essere fatte una volta alla settimana, sottopelle, nella pancia, nelle braccia oppure nelle cosce.
Di norma, le punture servono a chi abbia il diabete, per abbassare il livello di zuccheri nel sangue, o a chi abbia problemi importanti di sovrappeso. Nella fattispecie, però, complice un tam tam mediatico condotto su TikTok, le punture sono diventate l’assillo di chi voglia perdere il 10 o il 15% della propria massa corporea. Il social più giovane del momento è impazzito per l’Ozempic. L’hashtag dedicato al farmaco è stato usato circa 400 milioni di volte.
Diversi utenti hanno cominciato a tessere l’elogio della pennetta pre-riempita, decantandone i poteri «miracolosi». Altri hanno documentato il proprio percorso di dimagrimento, cercato di emulare le grandi star, di indurle a confessare questo loro segreto di bellezza. Kim Kardashian, la sorella Khloe, Kylie Richards, Chelsea Handler, Elon Musk. I fruitori dell’Ozempic sarebbero tanti, e sarebbero ricchi. Il farmaco, che negli Stati Uniti non è coperto dall’assicurazione sanitaria, ha un dosaggio variabile. Ma, di media, può arrivare a costare 1.300 dollari al mese, con singole dosi vendute a 342.
«Per chi non lo sapesse, “gaslighting” significa cercare di convincere qualcuno che la sua percezione della realtà sia sbagliata. È un po’ come quando le celebrità giurano di aver perso peso bevendo più acqua, ma in verità si scopre che è stato l’Ozempic», ha scherzato Chelsea Handler presentando, il 15 gennaio scorso, i Critics’ Choice Awards, mentre Musk, candidamente, ha ammesso su Twitter come il segreto della sua forma fisica siano «il digiuno intermittente e il Wegovy». Farmaco che, come l’Ozempic, ha non pochi effetti collaterali.
Tik Tok, fautore della moda, parla di «faccia da Ozempic»: un teschio scarno, incartapecorito, con la pelle ormai vuota e flaccida. L’Ozempic, che può dare anche bruciori di stomaco e problemi di reflusso gastroesofageo, smagrisce il corpo ma, sul viso, porta via ogni traccia di grasso. «E il grasso, per l’invecchiamento della faccia, non è mai un nemico. Piuttosto, direi che è un amico», ha spiegato ancora il dottor Oren Tepper, secondo cui «Una perdita di peso può riportare indietro l’orologio biologico quando si parla di fisici. Quando si parla di visi, la perdita di peso l’orologio biologico lo sposta in avanti, invecchia». E, soprattutto, se raggiunta attraverso iniezioni di Ozempic o Wegovy, la perdita di peso espone a rischi incalcolabili.
Il farmaco è relativamente nuovo sul mercato. Non sono, perciò, disponibili studi che spieghino se e quali effetti collaterali l’Ozempic e il Wegovy possano avere sul lungo termine. Chelsea Handler, che di recente ha dichiarato pubblicamente di aver smesso le iniezioni, ha parlato di un «senso diffuso di malessere». «Mi lasciava nauseata, non lo prenderò più», ha detto.
«Non è un farmaco miracoloso e usarlo per persone che vogliano perdere qualche chilo sarebbe inappropriato. L’obesità è una condizione medica. Per persone che abbiano un sovrappeso di almeno 45 chili, Ozempic e Wegovy sono terapie necessarie. Ma somministrare farmaci a chiunque, senza un bisogno reale, non è prudente», ha concluso il dottor Scott Kahan, del National Center for weight and wellness di Washington Dc.
Il «dottor trans» che opera i minori si vanta (e li circuisce) a suon di post
Per quanto attuale, il fenomeno delle virostar - i medici che, per loro formazione epidemiologica divenuta centrale con la pandemia, sui media si sentono titolati a pontificare su tutto -, potrebbe essere superato.
La nuova frontiera sembra infatti esser un’altra: quella dei chirurghi pro gender che, atteggiandosi a influencer, esortano i ragazzini al «cambio di sesso». Ne è un chiaro esempio il dottor Tony Mangubat del La Belle Vie cosmetic surgery center and med spa di Seattle, un medico il cui successo sui social è letteralmente clamoroso. Mangubat è, infatti, popolarissimo su Tik Tok dove, col nickname «TikDocTony», vanta oltre 220.000 follower. Un seguito di cui il chirurgo di Seattle, in perfetto stile pubblicitario, si serve per promuovere in modo esplicito la propria attività, che con il «cambio di sesso» ha molto a che vedere.
Gli «interventi chirurgici di affermazione transgender» offerti nella sua clinica includono la solita «ricostruzione del torace», ovvero mastectomie bilaterali - la rimozione dei seni - e, viceversa, l’«aumento del seno», ovvero protesi mammarie per uomini che si identificano come donne. Tra i «servizi» disponibili pure la mascolinizzazione facciale di ragazze che «si sentono» uomini, con tanto di interventi sulla fronte, sulle guance, sul mento e sulla mascella.
Attivo dal 1987, Mangubat ha al suo attivo oltre 10.000 interventi; il che potrebbe essere di relativa importanza, se non stessimo parlando di un medico che sponsorizza la propria attività sul social network più popolare tra i giovani che lui, evidentemente, vede anzitutto come potenziali clienti. Tanto che ha reso pubblico che il paziente più giovane su cui ha eseguito una mastectomia aveva 15 anni; si trattava di una ragazzina che gli era stata mandata da una struttura psichiatrica e che lui non si è fatto troppi problemi a operare.
Del resto, la filosofia di questo chirurgo di Seattle è chiara: non esistono limiti di età minimi per il «cambio di sesso». A dirlo in modo chiaro è sempre lui che, rispondendo a una domanda sul punto - «qual è l’età ideale per sottoporsi a un intervento chirurgico di alto livello?» - ha chiarito: «Quando è giusto per te». Un argomento che pare stare a cuore a Mangubat è quello dei capezzoli. In un video dedicato al tema, ha raccontato di tre diverse richieste ricevute da altrettanti pazienti. Il primo voluto la rimozione dei capezzoli perché erano fonte della disforia di genere; il secondo, un paziente «non binario» che li voleva più grandi per sentirsi più femminile; il terzo era un semplice «intervento chirurgico di ricostruzione maschile».
Il successo sui social di questo medico, da qualche tempo, ha incuriosito anche i grandi media americani. Il giornale on line ThePostMillennial.com, in questi giorni, gli ha dedicato un lungo servizio e una della più note agenzie di stampa del mondo, la Reuters, lo scorso novembre ha pubblicato un accurato reportage sul fenomeno dei baby trans di Michelle Conlin, Robin Respaut e Chad Terhune; nell’articolo si parlava anche del dottor Mangubat che era stato contattato, ma aveva «scelto di non rilasciare commenti». Molto meglio, per lui, dedicarsi ai social e far lievitare il portafogli.
D’altra parte, il «cambio di sesso» da parte dei minori, oltre che una realtà dilagante, costituisce ormai un sostanzioso business. Basti pensare che il giro d’affari attorno al fenomeno, solo negli Stati Uniti, si aggira su 1,9 miliardi di dollari l’anno e si prevede un ulteriore incremento, con un tasso di crescita annuale dell’11,23%; questo fino al 2030, quando toccherà il tetto dei 5 miliardi di dollari. La ragione dell’attivismo social dei medici pro gender è, dunque, fin troppo chiara, anche se non c’è dubbio che chiunque la faccia notare si deve preparare a fronteggiare la solita accusa. Quella di transfobia.
Continua a leggereRiduci
Negli Stati Uniti l’Ozempic e il gemello Wegovy sono introvabili: le star dei social da Musk alle Kardashian li hanno indicati come ritrovati «miracolosi» che fanno perdere peso. Così è scattata la corsa all’acquisto. E chi ne ha bisogno, i veri malati, è in difficoltà.Il chirurgo pro-gender Tony Mangubat: «Fatti oltre 10.000 interventi, il paziente più piccolo aveva 15 anni».Lo speciale contiene due articoli.È il medicinale più in voga a Hollywood, una fiala di norma prescritta a chi abbia il diabete mellito di tipo 2. Ozempic, e il gemello Wegovy, sono pressoché introvabili, negli Stati Uniti. Ma la ragione non sta in quello che dovrebbe essere il suo uso canonico. Ozempic e Wegovy, nel Paese dove tutto è possibile, sono diventati una scorciatoia costosa alla magrezza. Socialite e star, insieme a una platea di pigri dal portafoglio pingue, ne hanno comprato tanto da esaurirlo.«È molto frustrante per la maggior parte dei pazienti. Alcuni fra questi hanno dovuto aspettare diversi mesi prima di riuscire a trovare il medicinale, con ripercussioni importanti sulla loro salute, fisica e mentale», ha dichiarato al New York Post il dottor Gregory Dodell, del Central Park Endocrinology, spiegando come l’Ozempic abbia cominciato a essere prescritto anche a persone ossessionate dai chili di troppo.Il farmaco, approvato negli Stati Uniti nel 2017, è composto di semaglutide, in grado di replicare la sintesi di un ormone che l’intestino umano produce naturalmente. La semaglutide, a ogni pasto, aiuta il pancreas a rilasciare una giusta dose di insulina, andando a controbilanciare così i picchi glicemici. Non solo. «La semaglutide viene prodotta mentre mangiamo ed è colei che dice al nostro cervello che siamo sazi, pieni. Aiuta le persone a sentirsi meno affamate, aiuta a raggiungere prima un livello di sazietà e aiuta a mantenere più a lungo questo livello di sazietà. Tutto questo, però, accade quando non siamo davvero pieni come le iniezioni di semaglutide ci inducono a credere», ha spiegato ancora la dottoressa Katherine H. Sanders al Post, raccontando come le punture di Ozempic debbano essere fatte una volta alla settimana, sottopelle, nella pancia, nelle braccia oppure nelle cosce.Di norma, le punture servono a chi abbia il diabete, per abbassare il livello di zuccheri nel sangue, o a chi abbia problemi importanti di sovrappeso. Nella fattispecie, però, complice un tam tam mediatico condotto su TikTok, le punture sono diventate l’assillo di chi voglia perdere il 10 o il 15% della propria massa corporea. Il social più giovane del momento è impazzito per l’Ozempic. L’hashtag dedicato al farmaco è stato usato circa 400 milioni di volte.Diversi utenti hanno cominciato a tessere l’elogio della pennetta pre-riempita, decantandone i poteri «miracolosi». Altri hanno documentato il proprio percorso di dimagrimento, cercato di emulare le grandi star, di indurle a confessare questo loro segreto di bellezza. Kim Kardashian, la sorella Khloe, Kylie Richards, Chelsea Handler, Elon Musk. I fruitori dell’Ozempic sarebbero tanti, e sarebbero ricchi. Il farmaco, che negli Stati Uniti non è coperto dall’assicurazione sanitaria, ha un dosaggio variabile. Ma, di media, può arrivare a costare 1.300 dollari al mese, con singole dosi vendute a 342.«Per chi non lo sapesse, “gaslighting” significa cercare di convincere qualcuno che la sua percezione della realtà sia sbagliata. È un po’ come quando le celebrità giurano di aver perso peso bevendo più acqua, ma in verità si scopre che è stato l’Ozempic», ha scherzato Chelsea Handler presentando, il 15 gennaio scorso, i Critics’ Choice Awards, mentre Musk, candidamente, ha ammesso su Twitter come il segreto della sua forma fisica siano «il digiuno intermittente e il Wegovy». Farmaco che, come l’Ozempic, ha non pochi effetti collaterali.Tik Tok, fautore della moda, parla di «faccia da Ozempic»: un teschio scarno, incartapecorito, con la pelle ormai vuota e flaccida. L’Ozempic, che può dare anche bruciori di stomaco e problemi di reflusso gastroesofageo, smagrisce il corpo ma, sul viso, porta via ogni traccia di grasso. «E il grasso, per l’invecchiamento della faccia, non è mai un nemico. Piuttosto, direi che è un amico», ha spiegato ancora il dottor Oren Tepper, secondo cui «Una perdita di peso può riportare indietro l’orologio biologico quando si parla di fisici. Quando si parla di visi, la perdita di peso l’orologio biologico lo sposta in avanti, invecchia». E, soprattutto, se raggiunta attraverso iniezioni di Ozempic o Wegovy, la perdita di peso espone a rischi incalcolabili.Il farmaco è relativamente nuovo sul mercato. Non sono, perciò, disponibili studi che spieghino se e quali effetti collaterali l’Ozempic e il Wegovy possano avere sul lungo termine. Chelsea Handler, che di recente ha dichiarato pubblicamente di aver smesso le iniezioni, ha parlato di un «senso diffuso di malessere». «Mi lasciava nauseata, non lo prenderò più», ha detto. «Non è un farmaco miracoloso e usarlo per persone che vogliano perdere qualche chilo sarebbe inappropriato. L’obesità è una condizione medica. Per persone che abbiano un sovrappeso di almeno 45 chili, Ozempic e Wegovy sono terapie necessarie. Ma somministrare farmaci a chiunque, senza un bisogno reale, non è prudente», ha concluso il dottor Scott Kahan, del National Center for weight and wellness di Washington Dc.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vip-farmaco-semaglutide-2659332950.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-dottor-trans-che-opera-i-minori-si-vanta-e-li-circuisce-a-suon-di-post" data-post-id="2659332950" data-published-at="1675164649" data-use-pagination="False"> Il «dottor trans» che opera i minori si vanta (e li circuisce) a suon di post Per quanto attuale, il fenomeno delle virostar - i medici che, per loro formazione epidemiologica divenuta centrale con la pandemia, sui media si sentono titolati a pontificare su tutto -, potrebbe essere superato. La nuova frontiera sembra infatti esser un’altra: quella dei chirurghi pro gender che, atteggiandosi a influencer, esortano i ragazzini al «cambio di sesso». Ne è un chiaro esempio il dottor Tony Mangubat del La Belle Vie cosmetic surgery center and med spa di Seattle, un medico il cui successo sui social è letteralmente clamoroso. Mangubat è, infatti, popolarissimo su Tik Tok dove, col nickname «TikDocTony», vanta oltre 220.000 follower. Un seguito di cui il chirurgo di Seattle, in perfetto stile pubblicitario, si serve per promuovere in modo esplicito la propria attività, che con il «cambio di sesso» ha molto a che vedere. Gli «interventi chirurgici di affermazione transgender» offerti nella sua clinica includono la solita «ricostruzione del torace», ovvero mastectomie bilaterali - la rimozione dei seni - e, viceversa, l’«aumento del seno», ovvero protesi mammarie per uomini che si identificano come donne. Tra i «servizi» disponibili pure la mascolinizzazione facciale di ragazze che «si sentono» uomini, con tanto di interventi sulla fronte, sulle guance, sul mento e sulla mascella. Attivo dal 1987, Mangubat ha al suo attivo oltre 10.000 interventi; il che potrebbe essere di relativa importanza, se non stessimo parlando di un medico che sponsorizza la propria attività sul social network più popolare tra i giovani che lui, evidentemente, vede anzitutto come potenziali clienti. Tanto che ha reso pubblico che il paziente più giovane su cui ha eseguito una mastectomia aveva 15 anni; si trattava di una ragazzina che gli era stata mandata da una struttura psichiatrica e che lui non si è fatto troppi problemi a operare. Del resto, la filosofia di questo chirurgo di Seattle è chiara: non esistono limiti di età minimi per il «cambio di sesso». A dirlo in modo chiaro è sempre lui che, rispondendo a una domanda sul punto - «qual è l’età ideale per sottoporsi a un intervento chirurgico di alto livello?» - ha chiarito: «Quando è giusto per te». Un argomento che pare stare a cuore a Mangubat è quello dei capezzoli. In un video dedicato al tema, ha raccontato di tre diverse richieste ricevute da altrettanti pazienti. Il primo voluto la rimozione dei capezzoli perché erano fonte della disforia di genere; il secondo, un paziente «non binario» che li voleva più grandi per sentirsi più femminile; il terzo era un semplice «intervento chirurgico di ricostruzione maschile». Il successo sui social di questo medico, da qualche tempo, ha incuriosito anche i grandi media americani. Il giornale on line ThePostMillennial.com, in questi giorni, gli ha dedicato un lungo servizio e una della più note agenzie di stampa del mondo, la Reuters, lo scorso novembre ha pubblicato un accurato reportage sul fenomeno dei baby trans di Michelle Conlin, Robin Respaut e Chad Terhune; nell’articolo si parlava anche del dottor Mangubat che era stato contattato, ma aveva «scelto di non rilasciare commenti». Molto meglio, per lui, dedicarsi ai social e far lievitare il portafogli. D’altra parte, il «cambio di sesso» da parte dei minori, oltre che una realtà dilagante, costituisce ormai un sostanzioso business. Basti pensare che il giro d’affari attorno al fenomeno, solo negli Stati Uniti, si aggira su 1,9 miliardi di dollari l’anno e si prevede un ulteriore incremento, con un tasso di crescita annuale dell’11,23%; questo fino al 2030, quando toccherà il tetto dei 5 miliardi di dollari. La ragione dell’attivismo social dei medici pro gender è, dunque, fin troppo chiara, anche se non c’è dubbio che chiunque la faccia notare si deve preparare a fronteggiare la solita accusa. Quella di transfobia.
content.jwplatform.com
In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
Getty images
Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
Continua a leggereRiduci
Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».