Lui, che pure aveva giurato «mai più di due mandati federali», si è ricandidato a ripetizione (senza offesa: i sardi la definirebbero «una retromarcia da impiccababbu»). Venendo riconfermato anche in virtù di regole, più volte riscritte, che sono risultate ostiche solo per gli sfidanti.
Investito dall’esplosione del fenomeno Jannik Sinner: «Sono fortunato, io non ho mai pensato, né sognato, che un giorno un nostro ragazzo, un italiano, sarebbe diventato il più forte al mondo».
«Il reuccio ora pure editore, prepara avventure politiche», così Il Tempo del 16 maggio. La Fitp, attraverso la propria media company Sportcast, entra infatti nel capitale di Sae spa, holding dell’imprenditore Alberto Leonardis. Che ha appena rilevato La Stampa di Torino (città dove, toh, si giocano le Atp Finals). Avendo già in pancia altri giornali, tra cui La Nuova Sardegna (regione dove, toh, Binaghi è nato, il 5 luglio 1960 a Cagliari).
«E allora?», ha replicato a Claudio Plazzotta di Italia Oggi: «La nostra federazione è un soggetto privato che ha chiuso il 2025 con ricavi per oltre 243 milioni di euro». I 5 milioni allocati in Sae sono risorse «sue», che non intaccano i 16 milioni di fondi statali vincolati in un conto distinto. Un investimento in funzione di ambizioni extrasportive? «Dopo la Fitp farà il governatore della Sardegna?», gli ha domandato il 5 gennaio sul Corriere della sera, Elvira Serra. «Non credo». Che non è un «no».
Con Daniele Dallera del Corriere, il Primo maggio 2025 era stato come al solito roccioso come un nuraghe: «Non ho mai avuto una tessera di partito, la prima cosa che dissi appena eletto a Gianni Petrucci, allora presidente del Coni: non mettermi mai in mezzo ai politici. Non solo: li ho cacciati dalla tribune degli Internazionali di tennis», quindi la falange di ministri e parlamentari domenica scorsa al Foro italico è stato un abbaglio collettivo, chissà.
Ha accolto come vicepresidente nel Consiglio federale Fitp Chiara Appendino, ex sindaco di Torino, esponente M5s, «in rappresentanza degli affiliati» (ai 5 stelle?). La compagna di Alessandro Di Battista, Sahra Lahouasnia, si presenta su Linkedin come account manager «a tempo pieno dal gennaio 2023», proprio dell’ufficio marketing Fitp.
Senza dimenticare che la Sardegna è governata da Alessandra Todde, M5s pure lei, di cui l’editore Leonardis «è un fiancheggiatore, però a livello nazionale è amico di Matteo Salvini ma anche di Giorgia Meloni, e soprattutto narat babbu a chi li donat pane», chiama padre chi gli dona il pane, proverbio sardo riservato agli opportunisti, secondo Paolo Maninchedda, che sul sito Sardegna e Libertà ha vergato un’arringa pro Binaghi.
Alla finale degli Internazionali c’era anche Matteo Renzi, esibitosi l’anno scorso in una sguaiata difesa d’ufficio della Fitp: «Il ministro Andrea Abodi e i suoi sgherri mettano giù le mani dalle Atp Finals di Torino».
In realtà il governo chiedeva che, a fronte di un finanziamento di 100 milioni in cinque anni, fosse costituito un Comitato composto da rappresentanti di città e Regione, Fitp e Sport e Salute, per garantire che - grazie al «motore» rappresentato dall’evento - qualcosa rimanesse sul territorio piemontese, in termini di servizi e impianti per la collettività.
Alessandro Catapano per Il Foglio, il 9 luglio 2025: intorno all’appuntamento torinese scorre «il fiume di denaro che da quattro anni finisce nelle tasche di albergatori e ristoratori torinesi (alcuni buoni amici della Federazione)». E ancora: «Per uno abituato da 25 anni a gestire la Federazione come una monarchia assoluta, deve risultare intollerabile che a un soggetto estraneo, per di più emanazione dello Stato, sia consentito ficcare il naso nei suoi affari. È questo il suo vero problema. Non il finanziamento, di cui può serenamente fare a meno, almeno finché Sinner viaggerà a queste dimensioni».
Che tennista era Binaghi? «Un grande campione mi definì il re delle pippe». «Chi? Adriano Panatta?», ha inzigato ancora Elvira Serra. «Il nome non è importante. Diceva che quelli come me non diventavano professionisti per incapacità. Non contemplava che potesse essere una scelta di vita anteporre la laurea in ingegneria alla carriera sportiva». Riflessione che ha alimentato il sospetto su una certa qual frustrazione sua, tipica di chi, consapevole di non poter eccellere in campo, alla fine opta obtorto collo per la carriera dirigenziale.
Negli ultimi tempi, sia detto simpaticamente, appare affetto da una preoccupante sindrome napoleonica. Manca solo l’annuncio dell’invasione della Polonia, con l’insalatiera (della Coppa Davis) in testa, e poi il pacchetto è completo.
Ipse dixit: «Il ministro Giancarlo Giorgetti mi ha raccontato che ai meeting finanziari mondiali, prima ancora di salutarlo, gli fanno i complimenti per Sinner e il tennis», e strano che non si siano ancora espressi in tal senso Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping.
«I presidenti delle altre federazioni, anche di quelle di tennis estere, mi chiedono quale sia il segreto del nostro successo». «Atp, Wta e Itf ci cercano perché siamo diventati i migliori organizzatori di tornei». «Le basi del successo le abbiamo poste quando Sinner non era neanche nato» (strano, visto che il Rosso è venuto al mondo nel 2001, lo stesso anno in cui è diventato presidente della Federtennis lui). «Il calcio ha oltre 21 milioni di appassionati, il tennis è in continua crescita e ne ha ora qualcosa in più di 19 milioni. Significa che, per quanto il calcio sia lo sport più seguito in Italia, le due grandezze iniziano a essere paragonabili ed è chiaro che puntiamo al sorpasso». Bum. I tesserati alla Federcalcio sono stabili dall’inizio degli anni Duemila: tra 1,4 e 1,5 milioni. Quelli del tennis erano 130.000 nel 2001, 348.000 nel 2019, poi - con l’avvento di Sinner - nel 2025 sono arrivati a circa 1,3 milioni. Inglobando però dal 2023 i tesserati al padel. E anche i bambini partecipanti a «Racchette in classe», progetto di promozione sportiva nelle scuole. Plazzotta: «Solo 148.000 sono in realtà veri tennisti agonisti».
«Il calcio domenica 17 ha portato in piazza solo a Milano 400.000 tifosi interisti», ha annotato sul Foglio Maurizio Crippa. «Ma non scenderanno mai in strada in 200.000 per festeggiare Sinner».
Binaghi: «Con mezzo miliardo di investimento portiamo in Italia uno Slam. Il che sarà possibile quando il governo investirà nelle potenzialità del tennis» (statalista alla bisogna, quindi, altrimenti giù le mani dal tennis, che è «roba sua»).
A guastare la festa, la sgangherata baracconata andata in scena a fine Internazionali. Un palco affollato come un binario della stazione Termini il 24 dicembre: il ministro dello Sport Abodi (che ha premiato l’arbitro, con un piattino, perché il «piattone» al perdente Casper Ruud l’ha dato Elena Goitini, amministratore delegato Bnl), Binaghi, Marco Mezzaroma, presidente di Sport e Salute, e, su tutti, Panatta e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Una «pecionata» improvvisata, con Sinner a parlare al microfono dando le spalle a Mattarella, che «impallato», scompariva dietro di lui.
«Sono stato io, senza che nulla fosse programmato, a convincere il capo dello Stato a venire in campo a fare la premiazione, nel minuto successivo alla vittoria di Sinner», ha rivendicato Binaghi.
In molti però avevano inteso che «il passaggio dello scettro», copyright by Paolo Bertolucci, sarebbe avvenuto a opera di Panatta. Perché così gli era stato comunicato nell’invito.
Elisabetta Esposito sul sito della Gazzetta dello Sport, il 14 maggio: «Mattarella, grande appassionato di sport e di tennis, sarà in tribuna d’onore. A premiare il vincitore sarà Panatta, 50 anni dopo l’ultimo trionfo italiano nel torneo di Roma».
Domenica, l’affronto: lui e la moglie sono stati fatti accomodare il più lontano possibile da Mattarella, che aveva intorno chiunque, compreso il comico Max Giusti. E poi, sulla terra rossa, ecco quello che agli occhi di molti è parso il delitto perfetto, «complice» l’inconsapevole Mattarella: negare a Panatta - con un alibi inattaccabile - la soddisfazione di essere lui a incoronare Sinner re di Roma, l’ultimo sfregio da parte della Fitp. Risultato? Il giorno dopo sulle prime pagine di tutti i giornali le foto erano ovviamente per Sinner: da solo o con Mattarella o con Panatta o con entrambi. Lo scatto migliore è quello pubblicato da Repubblica (il cui direttore Mario Orfeo era in tribuna d’onore): l’abbraccio tra i due campioni e, dietro di loro, il capo dello Stato che li «benedice», applaudendo.
Binaghi? Non pervenuto. Se poi aggiungete l’apologia di Panatta firmata da Giuliano Ferrara, «venerato predecessore di Sinner, invecchiato divinamente: stile, competenza, eleganza», c’è da supporre che ad Ang-ego sia andato di traverso il filu ferru.