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2026-02-05
Vannacci a Salvini: «Traditore sei tu. Ma voglio restare nella coalizione»
Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
È sceso dal taxi e, ora, va a piedi. Roberto Vannacci risponde a tutto tondo alle accuse che gli hanno mosso i suoi detrattori all’indomani del suo addio alla Lega. Da un hotel della periferia di Modena, dove 20 anni va ha fatto l’Accademia militare, ha spiegato il perché della sua uscita: «La Lega mi aveva portato come persona che portava principi, valori e ideali. Nel momento in cui non vengono rispettati non rimango in un contenitore che tradisce la mia identità. Io non ho preso nessun taxi. Evidentemente il taxi ha cambiato direzione, a me interessa arrivare alla meta. Sono sceso da questo taxi, procedo a piedi con lo zaino, bussola e cartina».
E ora? Il giorno dopo l’addio, dentro la Lega, di conti se ne devono fare parecchi. «Non ho preoccupazione su eventuali conseguenze negative per il centrodestra», liquida questa storia Matteo Salvini. Eppure, qualche conseguenza ci sarà. E anche bella grossa. Intanto, l’ex generale si tira dietro i primi adepti. Anche se sarà difficile, per ora, creare un gruppo parlamentare. Ieri il presidente di Mondo al contrario Guido Giacometti ha mandato una mail agli iscritti: «Ognuno di voi è chiamato ad interrogarsi e a decidere da che parte stare. Le prossime fasi non ammettono improvvisazione». «Lo seguirò perché il suo progetto va molto oltre le vecchie categorie politiche. Vannacci può essere il Charles de Gaulle italiano», annuncia su Facebook il deputato misto Emanuele Pozzolo, espulso da Fdi e entrato nel Misto dopo la condanna a un anno e tre mesi per lo sparo di Capodanno a una festa dove fu colpito un uomo. Già pronta a imbarcarsi Sylvie Lubamba, fondatrice del team Vannacci Milano, definendosi «il suo fedelissimo araldo». Il «barone nero» Roberto Jonghi Lavarini: «La maggioranza degli italiani lo seguiranno». Appoggerà Vannacci anche un altro leghista arrugginito, Mario Borghezio, nonché i fedelissimi, piazzati nei consigli regionali: Massimiliano Simoni in Toscana (unico eletto del Carroccio, che quindi sparisce dall’assemblea toscana) e Stefano Valdegamberi in Veneto. La deputata leghista Elisa Montemagni è un’altra indiziata, nonché i leghisti Domenico Furgiuele, quello che voleva fare la conferenza stampa sulla remigrazione, Edoardo Ziello e Rossano Sasso che si è riservato di decidere nei prossimi giorni: «C’è una riflessione in atto».
Vannacci sistema anche Salvini: «Io sleale? È stato Salvini, o meglio il suo partito, nel quale ero che continua a promuovere determinate idee e concetti e poi allo stato dei fatti va in un’altra direzione. Lealtà non vuol dire obbedienza cieca e assoluta, onore non vuol dire immobilismo, disciplina non significa rifiutarsi di pensare». Nella Lega «non mi è stata data la possibilità di essere incisivo dal punto di vista politico». Conclusione: «È Salvini che ha tradito le promesse in qualche modo».
E rivolgendosi a Luca Zaia, che non lo ha mai sopportato, dice: «Non è possibile nei giorni pari dire di essere identitari e sovranisti e nei giorni dispari dire invece di essere liberali e progressisti, come proponeva il documento di Zaia». È una delle ragioni per cui ha scelto di lasciare la Lega. «Non è possibile», ha aggiunto, «i giorni pari fondare una campagna pubblica dicendo basta armi all’Ucraina e poi il giorno dopo invece firmare il decreto di consegna delle armi all’Ucraina. Non è possibile fare una campagna pubblicitaria ed elettorale dicendo che si vuole demolire la legge Fornero e poi invece rimanere all’interno di una coalizione che la legge Fornero l’ha confermata e se vuole anche inasprita».
La fuoriuscita di Vannacci potrebbe essere un problema anche per i conti della Lega in termini di consensi visto che alle Europee 2024 gliene aveva fatti guadagnare oltre mezzo milione. «500.000 voti suoi? Ne ha presi tanti perché lo abbiamo sostenuto noi. Da solo ne varrà 80.000», ribatte Salvini. Ma, in cuor suo, la Lega teme un’emorragia e pure che in scia con il generale si mettano altri esponenti del partito insoddisfatti. Vannacci potrebbe erodere, da destra, parte del gruzzolo di voti della Lega. Forse non molti, ma comunque in grado di indebolire il partito all’interno di una maggioranza che già male digerisce le sparate di Salvini.
Ma Vannacci ha la soluzione anche per questo: «Voglio rendere la coalizione di destra ancora più forte. Un partito come quello che mi approccio a fondare è interlocutore naturale della destra. Presenta principi valori e ideali portati avanti. Forse qualcuno se n'è dimenticato, che predica qualcosa e poi vota altro. Forse l’offerta politica non soddisfa più. Non è un problema di persone o partiti, ma di valori e principi». E se gli si chiede se tutto ciò non sia un assist alla sinistra lui la mette sull’ironico. «Bisogna avere una certa fantasia».
Sulla sua idea di destra per il nuovo soggetto Futuro Nazionale, aggiunge: «È una destra vera, il contrario di moderato non è estremo, ma è forte. Perché dovrebbe essere una destra nera? È vera». E sul sondaggio di YouTrend che lo darebbe già al 4,2% commenta: «Mica male come rampa di lancio per qualcosa che ancora non esiste». Si sussurra poi che Vannacci potrebbe correre alle comunali di Roma o Milano per testare il suo peso elettorale. In molti si chiedono chi finanzierà Futuro Nazionale. Qualcuno ipotizza un sostegno dal mondo Maga, a cui il generale sarebbe molto vicino (previsto un suo viaggio a breve negli Usa per incontrare l’ultradestra Steve Bannon). Nell’orizzonte dell’ex parà c’è anche l’avvicinamento a Alternative für Deutschland, al quale si ispira. A Strasburgo Vannacci confluirà, al momento, nel gruppo Misto, visto che il gruppo dei Patrioti lo ha messo subito alla porta, ma potrebbe presto entrare nel gruppo di Afd. A chi gli chiede se lascerà l’Europarlamento risponde che «non conoscete la Costituzione. Il mandato è in capo all’eletto, non al partito».
Al taxi sembra aver preferito un carro armato.
Il marchio registrato da un ex M5s
Le prime grane per il generale sono già arrivate. Il simbolo del nuovo movimento, un’ala (o fiamma) tricolore su fondo blu, con la scritta «Futuro Nazionale» e «Vannacci» era stato depositato il 24 gennaio presso l’Ufficio Brevetti europeo. Ma quel nome risulta già registrato nel 2011 e il logo è al centro di una contestazione. Roberto Vannacci non potrà utilizzare liberamente la denominazione del suo nuovo partito politico, «Futuro Nazionale». Il nome, infatti, come riportato da Open, risulta appartenente a Riccardo Mercante, ex consigliere regionale dell’Abruzzo, scomparso nel settembre 2020.
Il marchio «Futuro Nazionale» è stato depositato a settembre 2010, quando Mercante svolgeva l’attività di promotore finanziario a Giulianova (in provincia di Teramo). Negli anni successivi, Mercante era entrato in politica, venendo eletto nel consiglio regionale d’Abruzzo tra le fila del Movimento 5 stelle, di cui ha ricoperto anche il ruolo di capogruppo. Dopo la sua morte, avvenuta a seguito di uno scontro tra la motocicletta che guidava e un’automobile, i diritti sul marchio sono passati alla compagna e ai due figli. Saranno dunque gli eredi a detenere la titolarità del nome, ai quali Vannacci dovrà obbligatoriamente chiedere il via libera per qualsiasi eventuale utilizzo.
Ma non è tutto. La questione del marchio non rappresenta l’unico fronte problematico. Anche il logo associato a «Futuro Nazionale» è oggetto di contestazione. Francesco Giubilei, collaboratore del Giornale, direttore di Historica edizioni e Giubilei Regnani editore, ha infatti presentato una diffida, sostenendo che la grafica adottata richiamerebbe in modo indebito quella della sua associazione «Nazione Futura».
«Elevato rischio di confusione e di somiglianza» dice Giubilei, il quale sostiene che il suo simbolo sia uguale a quello partorito da Vannacci. Giubilei avanza una «violazione di un diritto anteriore», in quanto la sua creatura è nata nel 2017. «Un progetto come quello di Vannacci che parte con queste premesse di poca correttezza, nasce già azzoppato», attacca Giubilei, «il nome Futuro Nazionale e il logo scelto (blu con scritta bianca e tricolore stilizzato) sono in modo evidente presi a spunto dall’associazione Nazione Futura». «Non si può nemmeno pensare ad una casualità», insiste, «avendo Vannacci, prima che scendesse in politica, partecipato come ospite a vari eventi della nostra associazione». Secondo Giubilei, il logo di Vannacci risulterebbe privo dei requisiti di novità e distintività, previsti dalla normativa europea, essendo composto dalle stesse componenti verbali, semplicemente invertite nell’ordine.
Il 16 febbraio è stata convocata un’assemblea straordinaria dell’associazione Mondo al Contrario. La raccolta firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare «Remigrazione e Riconquista» è arrivata a quasi 100.000. Per il nome della creatura si dovranno attendere i responsi del tribunale.
E il programma? Dalla scuola di Trisulti passerebbe l’idea di infiltrare l’Ue, come previsto da «Project 25», il manuale teorizzato dal think thank Heritage Foundation cui in parte si ispira la seconda presidenza Trump e la versione apocrifa della «Strategia americana di sicurezza» della Casa Bianca che punta ad allontanare Italia, Austria, Polonia, Ungheria dall’Unione. E Vannacci potrebbe essere l’apostolo del trumpismo in Italia.
Prima però deve fondare un partito, con un nome che non sia già registrato e che non sia nemmeno copiato e poi dovrà pensare un modo per raccattare voti. Perché, a parte la fantapolitica, al momento il 4,2% nei sondaggi è un po’ pochino.
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Il generale spiega la sua uscita: «Su armi all’Ucraina e legge Fornero il Carroccio si è contraddetto. Non si può essere un giorno identitari e l’altro progressisti». Il nodo dei fondi e l’ipotesi di correre a Milano e Roma.Altre difficoltà per il nuovo soggetto politico: il nome Futuro nazionale era già stato depositato nel 2011. Per usarlo bisognerà chiedere il permesso ai proprietari.Lo speciale contiene due articoliÈ sceso dal taxi e, ora, va a piedi. Roberto Vannacci risponde a tutto tondo alle accuse che gli hanno mosso i suoi detrattori all’indomani del suo addio alla Lega. Da un hotel della periferia di Modena, dove 20 anni va ha fatto l’Accademia militare, ha spiegato il perché della sua uscita: «La Lega mi aveva portato come persona che portava principi, valori e ideali. Nel momento in cui non vengono rispettati non rimango in un contenitore che tradisce la mia identità. Io non ho preso nessun taxi. Evidentemente il taxi ha cambiato direzione, a me interessa arrivare alla meta. Sono sceso da questo taxi, procedo a piedi con lo zaino, bussola e cartina».E ora? Il giorno dopo l’addio, dentro la Lega, di conti se ne devono fare parecchi. «Non ho preoccupazione su eventuali conseguenze negative per il centrodestra», liquida questa storia Matteo Salvini. Eppure, qualche conseguenza ci sarà. E anche bella grossa. Intanto, l’ex generale si tira dietro i primi adepti. Anche se sarà difficile, per ora, creare un gruppo parlamentare. Ieri il presidente di Mondo al contrario Guido Giacometti ha mandato una mail agli iscritti: «Ognuno di voi è chiamato ad interrogarsi e a decidere da che parte stare. Le prossime fasi non ammettono improvvisazione». «Lo seguirò perché il suo progetto va molto oltre le vecchie categorie politiche. Vannacci può essere il Charles de Gaulle italiano», annuncia su Facebook il deputato misto Emanuele Pozzolo, espulso da Fdi e entrato nel Misto dopo la condanna a un anno e tre mesi per lo sparo di Capodanno a una festa dove fu colpito un uomo. Già pronta a imbarcarsi Sylvie Lubamba, fondatrice del team Vannacci Milano, definendosi «il suo fedelissimo araldo». Il «barone nero» Roberto Jonghi Lavarini: «La maggioranza degli italiani lo seguiranno». Appoggerà Vannacci anche un altro leghista arrugginito, Mario Borghezio, nonché i fedelissimi, piazzati nei consigli regionali: Massimiliano Simoni in Toscana (unico eletto del Carroccio, che quindi sparisce dall’assemblea toscana) e Stefano Valdegamberi in Veneto. La deputata leghista Elisa Montemagni è un’altra indiziata, nonché i leghisti Domenico Furgiuele, quello che voleva fare la conferenza stampa sulla remigrazione, Edoardo Ziello e Rossano Sasso che si è riservato di decidere nei prossimi giorni: «C’è una riflessione in atto».Vannacci sistema anche Salvini: «Io sleale? È stato Salvini, o meglio il suo partito, nel quale ero che continua a promuovere determinate idee e concetti e poi allo stato dei fatti va in un’altra direzione. Lealtà non vuol dire obbedienza cieca e assoluta, onore non vuol dire immobilismo, disciplina non significa rifiutarsi di pensare». Nella Lega «non mi è stata data la possibilità di essere incisivo dal punto di vista politico». Conclusione: «È Salvini che ha tradito le promesse in qualche modo».E rivolgendosi a Luca Zaia, che non lo ha mai sopportato, dice: «Non è possibile nei giorni pari dire di essere identitari e sovranisti e nei giorni dispari dire invece di essere liberali e progressisti, come proponeva il documento di Zaia». È una delle ragioni per cui ha scelto di lasciare la Lega. «Non è possibile», ha aggiunto, «i giorni pari fondare una campagna pubblica dicendo basta armi all’Ucraina e poi il giorno dopo invece firmare il decreto di consegna delle armi all’Ucraina. Non è possibile fare una campagna pubblicitaria ed elettorale dicendo che si vuole demolire la legge Fornero e poi invece rimanere all’interno di una coalizione che la legge Fornero l’ha confermata e se vuole anche inasprita».La fuoriuscita di Vannacci potrebbe essere un problema anche per i conti della Lega in termini di consensi visto che alle Europee 2024 gliene aveva fatti guadagnare oltre mezzo milione. «500.000 voti suoi? Ne ha presi tanti perché lo abbiamo sostenuto noi. Da solo ne varrà 80.000», ribatte Salvini. Ma, in cuor suo, la Lega teme un’emorragia e pure che in scia con il generale si mettano altri esponenti del partito insoddisfatti. Vannacci potrebbe erodere, da destra, parte del gruzzolo di voti della Lega. Forse non molti, ma comunque in grado di indebolire il partito all’interno di una maggioranza che già male digerisce le sparate di Salvini.Ma Vannacci ha la soluzione anche per questo: «Voglio rendere la coalizione di destra ancora più forte. Un partito come quello che mi approccio a fondare è interlocutore naturale della destra. Presenta principi valori e ideali portati avanti. Forse qualcuno se n'è dimenticato, che predica qualcosa e poi vota altro. Forse l’offerta politica non soddisfa più. Non è un problema di persone o partiti, ma di valori e principi». E se gli si chiede se tutto ciò non sia un assist alla sinistra lui la mette sull’ironico. «Bisogna avere una certa fantasia».Sulla sua idea di destra per il nuovo soggetto Futuro Nazionale, aggiunge: «È una destra vera, il contrario di moderato non è estremo, ma è forte. Perché dovrebbe essere una destra nera? È vera». E sul sondaggio di YouTrend che lo darebbe già al 4,2% commenta: «Mica male come rampa di lancio per qualcosa che ancora non esiste». Si sussurra poi che Vannacci potrebbe correre alle comunali di Roma o Milano per testare il suo peso elettorale. In molti si chiedono chi finanzierà Futuro Nazionale. Qualcuno ipotizza un sostegno dal mondo Maga, a cui il generale sarebbe molto vicino (previsto un suo viaggio a breve negli Usa per incontrare l’ultradestra Steve Bannon). Nell’orizzonte dell’ex parà c’è anche l’avvicinamento a Alternative für Deutschland, al quale si ispira. A Strasburgo Vannacci confluirà, al momento, nel gruppo Misto, visto che il gruppo dei Patrioti lo ha messo subito alla porta, ma potrebbe presto entrare nel gruppo di Afd. A chi gli chiede se lascerà l’Europarlamento risponde che «non conoscete la Costituzione. Il mandato è in capo all’eletto, non al partito».Al taxi sembra aver preferito un carro armato.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vannacci-da-del-traditore-a-salvini-2675090531.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-marchio-registrato-da-un-ex-m5s" data-post-id="2675090531" data-published-at="1770251631" data-use-pagination="False"> Il marchio registrato da un ex M5s Le prime grane per il generale sono già arrivate. Il simbolo del nuovo movimento, un’ala (o fiamma) tricolore su fondo blu, con la scritta «Futuro Nazionale» e «Vannacci» era stato depositato il 24 gennaio presso l’Ufficio Brevetti europeo. Ma quel nome risulta già registrato nel 2011 e il logo è al centro di una contestazione. Roberto Vannacci non potrà utilizzare liberamente la denominazione del suo nuovo partito politico, «Futuro Nazionale». Il nome, infatti, come riportato da Open, risulta appartenente a Riccardo Mercante, ex consigliere regionale dell’Abruzzo, scomparso nel settembre 2020. Il marchio «Futuro Nazionale» è stato depositato a settembre 2010, quando Mercante svolgeva l’attività di promotore finanziario a Giulianova (in provincia di Teramo). Negli anni successivi, Mercante era entrato in politica, venendo eletto nel consiglio regionale d’Abruzzo tra le fila del Movimento 5 stelle, di cui ha ricoperto anche il ruolo di capogruppo. Dopo la sua morte, avvenuta a seguito di uno scontro tra la motocicletta che guidava e un’automobile, i diritti sul marchio sono passati alla compagna e ai due figli. Saranno dunque gli eredi a detenere la titolarità del nome, ai quali Vannacci dovrà obbligatoriamente chiedere il via libera per qualsiasi eventuale utilizzo.Ma non è tutto. La questione del marchio non rappresenta l’unico fronte problematico. Anche il logo associato a «Futuro Nazionale» è oggetto di contestazione. Francesco Giubilei, collaboratore del Giornale, direttore di Historica edizioni e Giubilei Regnani editore, ha infatti presentato una diffida, sostenendo che la grafica adottata richiamerebbe in modo indebito quella della sua associazione «Nazione Futura».«Elevato rischio di confusione e di somiglianza» dice Giubilei, il quale sostiene che il suo simbolo sia uguale a quello partorito da Vannacci. Giubilei avanza una «violazione di un diritto anteriore», in quanto la sua creatura è nata nel 2017. «Un progetto come quello di Vannacci che parte con queste premesse di poca correttezza, nasce già azzoppato», attacca Giubilei, «il nome Futuro Nazionale e il logo scelto (blu con scritta bianca e tricolore stilizzato) sono in modo evidente presi a spunto dall’associazione Nazione Futura». «Non si può nemmeno pensare ad una casualità», insiste, «avendo Vannacci, prima che scendesse in politica, partecipato come ospite a vari eventi della nostra associazione». Secondo Giubilei, il logo di Vannacci risulterebbe privo dei requisiti di novità e distintività, previsti dalla normativa europea, essendo composto dalle stesse componenti verbali, semplicemente invertite nell’ordine.Il 16 febbraio è stata convocata un’assemblea straordinaria dell’associazione Mondo al Contrario. La raccolta firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare «Remigrazione e Riconquista» è arrivata a quasi 100.000. Per il nome della creatura si dovranno attendere i responsi del tribunale.E il programma? Dalla scuola di Trisulti passerebbe l’idea di infiltrare l’Ue, come previsto da «Project 25», il manuale teorizzato dal think thank Heritage Foundation cui in parte si ispira la seconda presidenza Trump e la versione apocrifa della «Strategia americana di sicurezza» della Casa Bianca che punta ad allontanare Italia, Austria, Polonia, Ungheria dall’Unione. E Vannacci potrebbe essere l’apostolo del trumpismo in Italia.Prima però deve fondare un partito, con un nome che non sia già registrato e che non sia nemmeno copiato e poi dovrà pensare un modo per raccattare voti. Perché, a parte la fantapolitica, al momento il 4,2% nei sondaggi è un po’ pochino.
Conoscete la Shrinkflation? Dovreste: vi spieghiamo che cosa è e quali deleterie conseguenze ha. E non è l'unico peso che grava sul mondo alimentare.