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2021-02-25
Gli Usa vanno alla guerra dei chip con la Cina
Joe Biden (P.Marovich/Pool/Getty Images)
Siamo veramente sicuri che l'America First sia stata archiviata? Nonostante Joe Biden non faccia che rimarcare la discontinuità della propria politica rispetto a quella del predecessore, la situazione risulta più complessa di come appare. Il neo presidente americano ha siglato ieri un ordine esecutivo, volto - secondo l'Associated Press - a «rivedere le catene di approvvigionamento degli Stati Uniti per batterie di grande capacità, prodotti farmaceutici, minerali critici e semiconduttori che alimentano automobili, telefoni, attrezzature militari e altri beni». In particolare, la revisione dovrebbe durare 100 giorni e viene presa in considerazione la possibilità di un incremento della produzione interna. Del resto, la questione di un'eccessiva dipendenza dall'estero si è palesata - in tutta la sua urgenza - soprattutto nel corso del 2020. La pandemia ha infatti messo luce, negli Stati Uniti, una carenza di materiale sanitario (soprattutto mascherine e guanti).
Tutto questo, mentre un altro ambito in cui si riscontrano problemi di approvvigionamento è quello dei chip: una carenza, questa, dovuta a una serie di fattori, legati - anch'essi - all'emergenza del Covid-19. Come ha sottolineato il sito The Verge due settimane fa, gli Stati Uniti hanno conosciuto un picco nella domanda di beni elettronici di consumo (come i laptop) a causa del cambio dello stile di vita dovuto alla pandemia. Una pandemia che, tra le altre cose, ha avuto impatti negativi sui rallentamenti nella produzione di chip, il cui approvvigionamento ha subìto contraccolpi anche a causa delle restrizioni che l'amministrazione Trump aveva imposto all'azienda cinese Semiconductor manufacturing international. Una situazione complessiva che ha avuto conseguenze negative non solo sulle aziende tecnologiche (come Apple e Qualcomm), ma anche su quelle automobilistiche (come Volkswagen, Fiat Chrysler e Toyota).
È in questo quadro che, l'11 febbraio scorso, la Semiconductor association ha inviato una lettera a Biden, chiedendo di finanziare «incentivi per la produzione di semiconduttori, sotto forma di sovvenzioni e/o crediti d'imposta, e per ricerca di base e applicata sui semiconduttori». Tutto questo, mentre il leader democratico al Senato, Chuck Schumer, ha annunciato l'altro ieri di voler far approvare entro la primavera un disegno di legge bipartisan che contenga finanziamenti - secondo Reuters - «in produzione, scienza e tecnologia, catene di approvvigionamento e semiconduttori statunitensi». Una mossa dalla chiara impronta anti cinese. Già Donald Trump aveva iniziato a comprendere che il centro dello scontro con Pechino si sarebbe rivelata sempre più la questione delle supply chain, piuttosto che le turbolenze tariffarie: è in tal senso che l'anno scorso la Casa Bianca aveva lanciato il progetto - smarritosi poi un po' per strada - dell'Economic prosperity network (che puntava a coinvolgere India, Australia e Corea del Sud con l'obiettivo di arginare la Cina).
Tra l'altro, bisogna fare attenzione anche al settore della difesa. Lockheed Martin si è infatti aggiudicata un contratto da 414 milioni di dollari dalla Us Navy e dalla Us Air Force per la produzione di missili antinave a lungo raggio (Lrasm): si tratta del maggiore contratto per la produzione di Lrasm nell'intera storia del programma. La mossa è significativa, soprattutto alla luce del potenziamento della marina cinese, avvenuto negli ultimi anni: marina che, secondo il sito Defense News, dovrebbe arrivare a contare 420 navi entro il 2035. Tutto questo, mentre - un mese fa - The National Interest ha riportato che la Repubblica popolare potrebbe essere in grado di approntare la sua terza portaerei già entro quest'anno. È insomma chiaro che la Casa Bianca punti a rafforzare la manifattura militare americana, potenziando al contempo le sue forze in chiave anti cinese.
Infine, si sta cercando di agire anche sul fronte sanitario. L'amministrazione Biden sta esercitando pressioni su Pfizer e Moderna per incrementare e accelerare la produzione del vaccino: un tema, questo, che è stato al centro della recente visita del neo presidente allo stabilimento della Pfizer di Kalamazoo (in Michigan). Tutto questo mentre la Casa Bianca, pur garantendo quattro miliardi di dollari all'iniziativa Covax, ha per il momento escluso la donazione diretta di fiale. «Quando avremo una scorta sufficiente, è nostra intenzione prendere in considerazione la donazione di vaccini in eccesso, assolutamente», ha dichiarato alla Reuters un funzionario. Il fabbisogno interno americano ha quindi la priorità su considerazioni di soft power: anche se, nell'immediato, ciò potrebbe avvantaggiare la Cina, che sta facendo leva sulla donazione di vaccino per incrementare la propria influenza in vari Paesi (dalla Mongolia allo Zimbabwe).
È comunque evidente che la Casa Bianca stia cercando di serrare i ranghi nell'approvvigionamento in chiave anti cinese. Una linea, questa, che ha un duplice obiettivo: incrementare la sicurezza nazionale e dare un segnale agli alleati. Un segnale che punta a scongiurare eventuali «sbandate» pro Pechino. Si tratta di un tema delicato, a partire dal fronte vaccinale. In tal senso, per scongiurare uno scivolamento europeo verso il Dragone, potrebbe essere saggio, da parte di Washington, lasciare che il Vecchio Continente possa aprirsi anche allo Sputnik V.
E i «bimbi in gabbia» spaccano i dem
Non si placano le turbolenze tra centristi e sinistra in seno al Partito democratico americano. L'altro ieri, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez è andata all'attacco dell'amministrazione Biden, rea di aver riaperto una struttura di accoglienza per migranti minorenni in Texas. «Questo non va bene, non è mai andato bene, non andrà mai bene: a prescindere dall'amministrazione o dal partito», ha scritto su Twitter. Una posizione fatta propria anche da un'altra rappresentante della sinistra dem, come la deputata Ilhan Omar. «Molte amministrazioni hanno fatto la scelta insensibile di rinchiudere migliaia di bambini in cerca di rifugio negli Stati Uniti d'America. Finché vediamo persone che cercano una vita migliore come “alieni" invece che come simili esseri umani, il nostro sistema di immigrazione continuerà a deluderci», ha twittato.
Al centro del dibattito è in particolare finita la recente riapertura dell'impianto emergenziale di Carrizo Springs, che era stato chiuso nel 2019 dall'amministrazione Trump a causa delle dure polemiche che aveva suscitato. Secondo il governo statunitense, la riapertura della struttura (che ospiterà fino a 700 persone tra i 13 e i 17 anni) è stata resa necessaria da due fattori: un aumento dell'arrivo di migranti minorenni attraverso il confine meridionale nelle ultime settimane e il fatto che - a causa della pandemia - le strutture per i bambini hanno dovuto dimezzare la propria capacità di accoglienza. Ma non è tutto, perché, secondo quanto riferito dal Miami Herald, la Casa Bianca avrebbe intenzione di riaprire anche un altro impianto simile (chiuso ad agosto 2019), collocato a Homestead, in Florida. Una linea, quella del neo presidente, che ha creato malumori tra gli attivisti e nell'area progressista del suo stesso partito.
Chi difende la mossa di Biden sostiene che sia dettata dalla necessità pandemica, aggiungendo che - differentemente dall'amministrazione precedente - non venga perseguita oggi la politica della separazione delle famiglie alla frontiera meridionale. Restano tuttavia degli elementi problematici. Nel corso della campagna elettorale, Biden ha severamente criticato Trump in materia di politica migratoria, mentre l'ex first lady Michelle Obama accusò l'allora presidente di mettere i bambini nelle «gabbie». Non solo: nel giugno del 2019, in pieno scontro politico per le primarie democratiche, le allora candidate, Kamala Harris e Kirsten Gillibrand, si recarono a Homestead per protestare contro la struttura. Ora, si possono citare tutti i distinguo possibili e immaginabili. Va bene anche fare riferimento all'emergenza pandemica. Ma se critichi duramente il tuo avversario elettorale per la gestione migratoria e poi - appena arrivato al potere - riapri le controverse strutture che lui stesso aveva chiuso, un minimo di paradosso oggettivamente c'è. Anche perché che ci fosse la pandemia era ben noto già ai tempi della campagna elettorale. E non sarà un caso che, al di là del campo conservatore, Biden stia raccogliendo le critiche più severe proprio dalla sinistra del suo stesso partito.
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Joe Biden ha dato l'ordine di potenziare, in 100 giorni, la rete di approvvigionamento in alcuni campi strategici, primo fra tutti quello dei semiconduttori. Il tema della libertà dalla «supply chain» di stampo cinese è obiettivo primario. In piena continuità «sovranista».La pasionaria Alexandria Ocasio-Cortez frusta il suo presidente perché ha riaperto un centro di accoglienza per immigrati minorenni. Lo stesso che Donald Trump chiuse per le proteste.Lo speciale contiene due articoli.Siamo veramente sicuri che l'America First sia stata archiviata? Nonostante Joe Biden non faccia che rimarcare la discontinuità della propria politica rispetto a quella del predecessore, la situazione risulta più complessa di come appare. Il neo presidente americano ha siglato ieri un ordine esecutivo, volto - secondo l'Associated Press - a «rivedere le catene di approvvigionamento degli Stati Uniti per batterie di grande capacità, prodotti farmaceutici, minerali critici e semiconduttori che alimentano automobili, telefoni, attrezzature militari e altri beni». In particolare, la revisione dovrebbe durare 100 giorni e viene presa in considerazione la possibilità di un incremento della produzione interna. Del resto, la questione di un'eccessiva dipendenza dall'estero si è palesata - in tutta la sua urgenza - soprattutto nel corso del 2020. La pandemia ha infatti messo luce, negli Stati Uniti, una carenza di materiale sanitario (soprattutto mascherine e guanti).Tutto questo, mentre un altro ambito in cui si riscontrano problemi di approvvigionamento è quello dei chip: una carenza, questa, dovuta a una serie di fattori, legati - anch'essi - all'emergenza del Covid-19. Come ha sottolineato il sito The Verge due settimane fa, gli Stati Uniti hanno conosciuto un picco nella domanda di beni elettronici di consumo (come i laptop) a causa del cambio dello stile di vita dovuto alla pandemia. Una pandemia che, tra le altre cose, ha avuto impatti negativi sui rallentamenti nella produzione di chip, il cui approvvigionamento ha subìto contraccolpi anche a causa delle restrizioni che l'amministrazione Trump aveva imposto all'azienda cinese Semiconductor manufacturing international. Una situazione complessiva che ha avuto conseguenze negative non solo sulle aziende tecnologiche (come Apple e Qualcomm), ma anche su quelle automobilistiche (come Volkswagen, Fiat Chrysler e Toyota).È in questo quadro che, l'11 febbraio scorso, la Semiconductor association ha inviato una lettera a Biden, chiedendo di finanziare «incentivi per la produzione di semiconduttori, sotto forma di sovvenzioni e/o crediti d'imposta, e per ricerca di base e applicata sui semiconduttori». Tutto questo, mentre il leader democratico al Senato, Chuck Schumer, ha annunciato l'altro ieri di voler far approvare entro la primavera un disegno di legge bipartisan che contenga finanziamenti - secondo Reuters - «in produzione, scienza e tecnologia, catene di approvvigionamento e semiconduttori statunitensi». Una mossa dalla chiara impronta anti cinese. Già Donald Trump aveva iniziato a comprendere che il centro dello scontro con Pechino si sarebbe rivelata sempre più la questione delle supply chain, piuttosto che le turbolenze tariffarie: è in tal senso che l'anno scorso la Casa Bianca aveva lanciato il progetto - smarritosi poi un po' per strada - dell'Economic prosperity network (che puntava a coinvolgere India, Australia e Corea del Sud con l'obiettivo di arginare la Cina). Tra l'altro, bisogna fare attenzione anche al settore della difesa. Lockheed Martin si è infatti aggiudicata un contratto da 414 milioni di dollari dalla Us Navy e dalla Us Air Force per la produzione di missili antinave a lungo raggio (Lrasm): si tratta del maggiore contratto per la produzione di Lrasm nell'intera storia del programma. La mossa è significativa, soprattutto alla luce del potenziamento della marina cinese, avvenuto negli ultimi anni: marina che, secondo il sito Defense News, dovrebbe arrivare a contare 420 navi entro il 2035. Tutto questo, mentre - un mese fa - The National Interest ha riportato che la Repubblica popolare potrebbe essere in grado di approntare la sua terza portaerei già entro quest'anno. È insomma chiaro che la Casa Bianca punti a rafforzare la manifattura militare americana, potenziando al contempo le sue forze in chiave anti cinese.Infine, si sta cercando di agire anche sul fronte sanitario. L'amministrazione Biden sta esercitando pressioni su Pfizer e Moderna per incrementare e accelerare la produzione del vaccino: un tema, questo, che è stato al centro della recente visita del neo presidente allo stabilimento della Pfizer di Kalamazoo (in Michigan). Tutto questo mentre la Casa Bianca, pur garantendo quattro miliardi di dollari all'iniziativa Covax, ha per il momento escluso la donazione diretta di fiale. «Quando avremo una scorta sufficiente, è nostra intenzione prendere in considerazione la donazione di vaccini in eccesso, assolutamente», ha dichiarato alla Reuters un funzionario. Il fabbisogno interno americano ha quindi la priorità su considerazioni di soft power: anche se, nell'immediato, ciò potrebbe avvantaggiare la Cina, che sta facendo leva sulla donazione di vaccino per incrementare la propria influenza in vari Paesi (dalla Mongolia allo Zimbabwe).È comunque evidente che la Casa Bianca stia cercando di serrare i ranghi nell'approvvigionamento in chiave anti cinese. Una linea, questa, che ha un duplice obiettivo: incrementare la sicurezza nazionale e dare un segnale agli alleati. Un segnale che punta a scongiurare eventuali «sbandate» pro Pechino. Si tratta di un tema delicato, a partire dal fronte vaccinale. In tal senso, per scongiurare uno scivolamento europeo verso il Dragone, potrebbe essere saggio, da parte di Washington, lasciare che il Vecchio Continente possa aprirsi anche allo Sputnik V. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/usa-guerra-chip-la-cina-2650747054.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="e-i-bimbi-in-gabbia-spaccano-i-dem" data-post-id="2650747054" data-published-at="1614203842" data-use-pagination="False"> E i «bimbi in gabbia» spaccano i dem Non si placano le turbolenze tra centristi e sinistra in seno al Partito democratico americano. L'altro ieri, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez è andata all'attacco dell'amministrazione Biden, rea di aver riaperto una struttura di accoglienza per migranti minorenni in Texas. «Questo non va bene, non è mai andato bene, non andrà mai bene: a prescindere dall'amministrazione o dal partito», ha scritto su Twitter. Una posizione fatta propria anche da un'altra rappresentante della sinistra dem, come la deputata Ilhan Omar. «Molte amministrazioni hanno fatto la scelta insensibile di rinchiudere migliaia di bambini in cerca di rifugio negli Stati Uniti d'America. Finché vediamo persone che cercano una vita migliore come “alieni" invece che come simili esseri umani, il nostro sistema di immigrazione continuerà a deluderci», ha twittato. Al centro del dibattito è in particolare finita la recente riapertura dell'impianto emergenziale di Carrizo Springs, che era stato chiuso nel 2019 dall'amministrazione Trump a causa delle dure polemiche che aveva suscitato. Secondo il governo statunitense, la riapertura della struttura (che ospiterà fino a 700 persone tra i 13 e i 17 anni) è stata resa necessaria da due fattori: un aumento dell'arrivo di migranti minorenni attraverso il confine meridionale nelle ultime settimane e il fatto che - a causa della pandemia - le strutture per i bambini hanno dovuto dimezzare la propria capacità di accoglienza. Ma non è tutto, perché, secondo quanto riferito dal Miami Herald, la Casa Bianca avrebbe intenzione di riaprire anche un altro impianto simile (chiuso ad agosto 2019), collocato a Homestead, in Florida. Una linea, quella del neo presidente, che ha creato malumori tra gli attivisti e nell'area progressista del suo stesso partito. Chi difende la mossa di Biden sostiene che sia dettata dalla necessità pandemica, aggiungendo che - differentemente dall'amministrazione precedente - non venga perseguita oggi la politica della separazione delle famiglie alla frontiera meridionale. Restano tuttavia degli elementi problematici. Nel corso della campagna elettorale, Biden ha severamente criticato Trump in materia di politica migratoria, mentre l'ex first lady Michelle Obama accusò l'allora presidente di mettere i bambini nelle «gabbie». Non solo: nel giugno del 2019, in pieno scontro politico per le primarie democratiche, le allora candidate, Kamala Harris e Kirsten Gillibrand, si recarono a Homestead per protestare contro la struttura. Ora, si possono citare tutti i distinguo possibili e immaginabili. Va bene anche fare riferimento all'emergenza pandemica. Ma se critichi duramente il tuo avversario elettorale per la gestione migratoria e poi - appena arrivato al potere - riapri le controverse strutture che lui stesso aveva chiuso, un minimo di paradosso oggettivamente c'è. Anche perché che ci fosse la pandemia era ben noto già ai tempi della campagna elettorale. E non sarà un caso che, al di là del campo conservatore, Biden stia raccogliendo le critiche più severe proprio dalla sinistra del suo stesso partito.
L'intervento del segretario generale IILA, Giorgio Silli, all’evento «Crimen organizado transnacional»
Missione istituzionale a Panama per Giorgio Silli, segretario generale dell'IILA, l'Organizzazione internazionale italo-latinoamericana: al centro la formazione del personale sanitario e il rafforzamento della cooperazione contro la criminalità organizzata.
L'Italia rafforza la cooperazione con Panama sul fronte della sanità e del contrasto alla criminalità organizzata transnazionale. È questo il fulcro della missione istituzionale che il segretario generale dell'IILA (Organizzazione Internazionale Italo-latinoamericana), Giorgio Silli, ha svolto martedì 9 giugno nel Paese centroamericano.
La giornata si è aperta con la partecipazione di Silli all'evento dedicato all'alta formazione pediatrica per il personale sanitario di Panama e dell'America Centrale, un workshop promosso dall'IILA insieme all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e ospitato dall'Ospedale Santo Tomás.
Alla cerimonia inaugurale hanno preso parte, tra gli altri, il ministro della Salute panamense Galindo Boyd, il viceministro degli Esteri Carlos Arturo Hoyos, l'ambasciatrice d'Italia a Panama Giuditta Giorgio, rappresentanti dell'Ufficio della First Lady di Panama, dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dell'Hospital del Niño e della Pontificia Commissione per l'America Latina.
Nel suo intervento, Silli ha richiamato il ruolo svolto dall'IILA nella promozione della salute pubblica nei Paesi membri, ricordando come, a partire dalla pandemia di Covid-19, l'organizzazione abbia intensificato il trasferimento di competenze tecnico-scientifiche italiane altamente specializzate a sostegno dei sistemi sanitari latinoamericani. Il segretario generale ha inoltre evidenziato la collaborazione avviata nel 2022 con l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù attraverso un accordo quadro, annunciando l'intenzione di prorogare la cooperazione per altri quattro anni mediante la firma di un'addenda. Nel pomeriggio, la missione è proseguita con la partecipazione all'incontro organizzato dall'Ambasciata d'Italia a Panama e dall'Unidad de Análisis Financiero sul tema del contrasto alla criminalità organizzata transnazionale e al riciclaggio di denaro.
Nel corso del suo intervento, Silli ha sottolineato la necessità di rafforzare la cooperazione internazionale di fronte a organizzazioni criminali sempre più strutturate e capaci di operare oltre i confini nazionali. L'obiettivo, ha spiegato, è quello di ridurre gli spazi d'azione delle reti criminali, colpirne i meccanismi finanziari e consolidare la tenuta delle istituzioni democratiche. Il segretario generale ha inoltre ribadito l'importanza della collaborazione tra Italia e Panama, indicando nell'IILA uno strumento di dialogo e cooperazione regionale su temi di interesse comune.
A margine degli appuntamenti ufficiali, Silli ha avuto una serie di incontri istituzionali con il ministro della Salute Galindo Boyd, il viceministro per gli Affari multilaterali e la Cooperazione Carlos Guevara Mann, il viceministro degli Esteri Carlos Arturo Hoyos e il direttore generale di AMPYME, Raúl Fernández. I colloqui hanno riguardato le prospettive di collaborazione nei settori considerati prioritari per Panama.
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Silvia Salis e Roberto Gualtieri (Imagoeconomica)
Questo è ciò che insegna la mobilitazione di questi giorni contro il ddl Valditara sul consenso informato. Una norma fin troppo aperta e tollerante che tuttavia ha suscitato la rivolta dei soliti Vip con la firma facile (e passi) e soprattutto quella di alcune amministrazioni comunali. A guidare la protesta, pensa un po’, è Elly Schlein che ieri ha dichiarato guerra annunciando che il Pd è «pronto a mobilitarsi» contro il ddl. Prima della segretaria dem il Comune di Genova guidato da Silvia Salis aveva annunciato che avrebbe continuato a svolgere i corsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole per l’infanzia, semplicemente cambiando nome all'iniziativa. Poi è intervenuto pure il Comune di Roma, nella persona dell’assessore alla Scuola Claudia Pratelli. «Il governo utilizza il consenso informato come una clava ideologica contro l’educazione affettiva e sessuale e ciò rappresenta un grave errore politico e culturale», sostiene la Prateli. «Proprio mentre assistiamo a una preoccupante crescita della violenza di genere, del bullismo, dell’omotransfobia e di molte forme di discriminazione che coinvolgono sempre più spesso anche i più giovani, si è scelto di alzare ostacoli anziché rafforzare gli strumenti educativi a disposizione della scuola».
Questi presunti ostacoli, in realtà, non esistono. L’educazione sessuale nelle scuole è prevista, così come quella affettiva. Semplicemente si consente ai genitori di non acconsentire a progetti arbitrari e contestabili che contemplino la presenza di militanti, attivisti e simili. È a questo che si oppongono le amministrazioni di sinistra: alla possibilità per le famiglie di esercitare il diritto a tutelare i minori. «Continueremo a educare al rispetto, alla libertà e all’uguaglianza: non è un’opzione ideologica, è una responsabilità pubblica e democratica», afferma l’assessore romano Pratelli. Subito spalleggiato da Cittadinanzattiva, che addirittura invita alla «disobbedienza civile». Se non fosse tragico, questo spettacolo farebbe scompisciare. Invocano la disobbedienza civile gli stessi che invocavano galera e fucilazione per i non vaccinati. Gli stessi che si strappavano le vesti quando, ai tempi, qualcuno a destra propose la disobbedienza fiscale per protesta. Gli stessi che presentavano leggi regionali per discriminare i medici obiettori di coscienza sull’aborto.
Ecco come funziona: una legge dello Stato non piace ai progressisti? Loro si sentono liberi di violarla, di calpestare la democrazia e di fregarsene della libertà delle famiglie. Per questo speriamo che ProVita, come ha annunciato, denunci il sindaco Gualtieri se eviterà di rispettare la norma ora vigente. In ogni caso, gioca ripeterlo, il ddl Valditara non toglie l’educazione sessuo-affettiva (anche se sarebbe bello che lo facesse), si limita a garantire un minimo di possibilità di difesa ai genitori dai tentativi di indottrinamento coatto. Ma anche questo non è ammesso, poiché le associazioni amiche della sinistra rischiano di perdere soldi e perché non è concepibile che qualcuno sfugga alla rieducazione.
Del resto si comportano così in ogni occasione. Se non ti adegui alla loro visione del mondo, meriti ogni forma di punizione. Emblematico in questo senso il caso dell’influencer leghista Eterno. Si ferma a girare un video in centro a Parma, riprendendo sé stesso. Viene insultato da un gruppo di stranieri che gli lanciano oggetti e bottiglie. Lui cerca di trattare, allunga pure la mano a uno in segno di pace, ma quelli proseguono. Lui si fa comprensibilmente girare le scatole e si lascia scappare un insulto («scimmie») e uno slogan («remigrazione»). Quelli lo inseguono e lo picchiano. Un amico lì presente evita il peggio, perché uno dei gentili signori stranieri aveva già estratto il coltello. Risultato? I giornali di sinistra raccontano che Eterno ha provocato e lanciato improperi razzisti, i video che documentano la scena vengono tagliati ad arte. E qualche genio tipo l’attivista-giornalista Saverio Tommasi e vari suoi degni compari scrivono che il leghista si è meritato le botte, che i razzisti si trattano così e anche peggio. Tutto da copione: il nemico va eliminato, la legge del nemico va violata.
Resta da capire chi sia, questo nemico. O, meglio, resta da insegnare alle masse a riconoscere i nemici e a toglierli di mezzo. Per questo bisogna entrare nelle scuole, cominciare a educare fin da piccoli gli individui a guardare il mondo da una prospettiva progressista. Istruirli a riconoscere il razzista, l’omofobo, il fascista, il misogino, il maschio tossico.
Così, un passo alla volta, si arriverà al risultato finale tanto auspicato, alla costruzione di una visione del mondo del tutto artificiale capace di trascurare completamente la realtà in nome dell’ideologia. La visione che abbiamo visto all’opera nel Regno Unito con il povero Henry Nowak: un ragazzo ferito e morente che non respirava e sputava sangue ma è stato ammanettato e trattato da criminale. Non perché avesse fatto qualcosa di male, ma perché era semplicemente un maschio bianco, cioè il malvagio per eccellenza.
È a questa visione del mondo che il ddl Valditara dà diritto a opporsi. E infatti i progressisti quel diritto lo vogliono cancellare: sono fuorilegge, ma pretendono di comandare. Invocano la disobbedienza civile ma non accettano che qualcuno rifiuti di obbedire ai loro ordini.
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Lo ha dichiarato l'eurodeputato di Fratelli d'Italia Alessandro Ciriani durante la conferenza stampa sull'entrata in vigore del Patto Ue sulla migrazione. La conferenza stampa si è articolata in due parti per riflettere la complessità del pacchetto.
Nella prima sessione hanno preso la parola i relatori Tomas Tobé (EPP), Birgit Sippel (S&D), Jorge Buxadé Villalba (PfE) e Fabienne Keller (Renew), seguiti nella seconda parte da Lena Düpont (EPP), Juan Fernando López Aguilar (S&D), Matjaž Nemec (S&D) e dallo stesso Ciriani. L'intera architettura legislativa poggia sulla cornice originaria adottata nel 2024, integrata lo scorso 10 febbraio dalle nuove regole del Parlamento Ue sul concetto di «Paese terzo sicuro» e sulla lista comune dei paesi d'origine. A vigilare sui prossimi passi dei Ventisette sarà il gruppo di lavoro interparlamentare sul sistema europeo comune di asilo, attivo nel monitoraggio dell'attuazione già dal 15 gennaio.
(iStock)
Quindi, dopo i saluti del sindaco (pardon della sindaca), con al fianco l’imprescindibile associazione «Linea Lesbica», si è entrati finalmente nel vivo della festa con il laboratorio di illustrazione erotica, «ideato per essere un ponte verso una nuova consapevolezza nella ricerca del piacere, verso un’analisi sia personale che collettiva del concetto di erotismo e di bellezza». Roba perfetta per i bambini, si capisce, mentre i più grandicelli hanno potuto partecipare al talk sul tema «Mondi immaginati e lo scardinamento dell’eteronorma». E dopo aver scardinato l’eteronorma, tutti a divertirsi con «piadine, tigelle e gozzoviglie», soprattutto gozzoviglie, in pieno «Carrà mood» (vera icona gay) con l’aiuto di Mister Pink. Ovvio, no? Cosa c’è di meglio per intrattenere i piccolini?
La festa, infatti, è stata patrocinata dal Comune. Siamo a Budrio, provincia di Bologna, e il sindaco (pardon: la sindaca) Debora Badiali ci ha tenuto assai, oltre che a sostenere, anche a inaugurare di persona questo «piccolo grande Pride» che si è tenuto, per ironia della sorte, nella frazione di Maddalena di Cazzano. Dico ironia della sorte perché qualcuno ha voluto ironizzare su quel «Cazz/ano» che sembrerebbe anch’esso un’icona gay. Ma tant’è: la festa si è tenuta proprio a Maddalena di Cazzano, sabato pomeriggio. E alla fine tutti vissero Lgbt e contenti, a parte s’intende qualche consigliere di opposizione che ha chiesto conto dell’eventuale dispendio di denaro pubblico. Come se il problema principale fosse chi ha pagato le tigelle. E non chi ha portato i bambini al mercato artigianale delle eccellenze queer ed erotiche.
In effetti al piccolo grande Pride di grande s’è visto ben poco, a parte lo scardinamento dell’eteronorma (qualsiasi cosa esso sia). E a parte l’ideologia Lgbt che a occhio e croce dev’essere stata grandissima nell’area gioco-laboratoriale di Genderlens, un’associazione che si occupa di «infanzia queer e trans» inseguendo un giorno dopo l’altro «carriere alias», «binarismo di genere», «euforia di genere» e presunti bebé cisgender. Ma a parte questo, il Pride non è stato grande. È stato invece piccolo. E per i piccoli. Di bambini, infatti, se ne sono visti molti: poveretti, forse pensavano di andare a una semplice festa nel parco. E invece si sono trovati davanti il mercatino delle eccellenze queer ed erotiche e il laboratorio di illustrazione erotica. Per carità: l’illustrazione erotica sarà pure un ponte verso la consapevolezza del piacere. Ma vuoi mettere, per un bimbo, il piacere di giocare a palla? O a nascondino? Magari persino, come una volta, all’orologio di Milano fa tic tac?
Niente: adesso l’orologio di Milano, al massimo, fa drag queen. Nascondino si può giocare solo dopo aver scardinato l’eteronorma (e guai a dire «tana libera tutti» perché già con la parola tana si profila il reato di molestia sessuale). Non parliamo poi del classico gioco della palla, perché «Linea Lesbica», a sentir parlare di palle, potrebbe già inalberarsi contro la deriva patriarcale con prevalenza del maschilismo fallocentrico. Possiamo solo immaginare, dunque, quali saranno state le «coloratissime attività» a cura dello staff Piccolo Pride: truccatevi da trans? Travestitevi da Platinette? Oppure una caccia al tesoro fra le eccellenze queer ed erotiche del piccolo mercato artigianale? Purtroppo temiamo non ci sia stato tempo per raccontare favole, con tutto quel popò di «tigelle e gozzoviglie», altrimenti sarebbero state quelle note per simili circostanze: Principessa col pisello, Cappuccetto Arcobaleno oppure Cenerentolo e il Principe Rosa. Accompagna le danze, in perfetto Carrà mood, mister Pink. Ton su ton, ça va sans dire.
Ora: noi non sappiamo se tutta questa bella festa all’insegna delle eccellenze erotiche e dello scardinamento dell’eternorma sia costata qualcosa alle casse pubbliche, e dunque sia stata finanziata dai contribuenti oppure no. Nel caso, ovviamente, sarebbe un’aggravante. Ma per la verità ci sembra già di per sé abbastanza grave che un Comune, quello di Budrio nella circostanza, metta il suo logo e il suo patrocinio su una manifestazione che coinvolge i bambini per infilarli nel laboratorio gestito dagli specialisti dell’infanzia trans e queer per fare le «coloratissime attività» del Piccolo Pride. E poi, come se non bastasse, circonda i medesimi bimbi con il mercato delle eccellenze queer ed erotiche, con il laboratorio di illustrazione erotiche, con la Linea Lesbica e le gozzoviglie mescolate alle tigelle, fino ad arrivare allo scardinamento dell’eternorma. Che poi, forse, più che scardinare l’eteronorma, questi hanno intenzione di scardinare la famiglia e la natura. Ma, intanto, ci hanno scardinato qualcos’altro.
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