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2020-10-27
Usa 2020: l'incognita del voto anticipato
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Ansa
Nella fattispecie, tra gli Stati maggiormente attivi su questo fronte, figurano al momento il Texas, la California, la Florida e il North Carolina. Va detto che non si tratti di un incremento inatteso, soprattutto a causa della pandemia. A prima vista, i democratici sembrerebbero essere i favoriti, visto che tradizionalmente sono costoro a fare maggior ricorso al voto anticipato. La situazione potrebbe tuttavia rivelarsi molto più complessa di come appare.
Innanzitutto sottolineiamo che il voto anticipato non avviene soltanto per posta, ma anche di persona. In questo senso, il sito Vox ha riferito che, tra gli elettori che hanno attualmente scelto tale modalità, circa due terzi siano ricorsi alla posta, con i restanti che avrebbero invece deciso di recarsi personalmente alle urne. Già questo dato - per quanto sommario - ci fa notare che la situazione possa alla fine rivelarsi meno scontata del previsto. Ricordiamo infatti che, a inizio agosto, un sondaggio Ipsos rilevò che il 62% degli elettori democratici si dicesse preoccupato di recarsi personalmente al seggio a causa della pandemia, laddove appena il 29% dei repubblicani si espresse nello stesso modo. Vale in tal senso la pena di fare alcune considerazioni. In primo luogo, va tenuto presente che quest'anno - a causa del Covid - è possibile che il voto anticipato sia influenzato da fattori imponderabili e che non sia per questo riconducibile meramente a una appartenenza di stampo partitico. In secondo luogo, bisogna sottolineare che solitamente il voto postale venga considerato un indice di entusiasmo elettorale. È allora combinando questo elemento con i sondaggi attuali che potremmo attenderci delle sorprese di non poco conto.
Due settimane fa, una rilevazione di Abc News ha infatti sottolineato che il 75% degli elettori di Donald Trump si dica fortemente entusiasta di sostenere il presidente in carica, laddove appena il 60% degli elettori di Joe Biden avrebbe dichiarato altrettanto. In questo senso, non è affatto scontato che gli alti numeri di elettori che stanno ricorrendo al voto anticipato siano in maggioranza schiacciante democratici. Del resto, i dati trasmettono segnali piuttosto complessi. Secondo Nbc News, in Wisconsin, Michigan, Ohio e Texas sarebbero attualmente in testa gli elettori registrati come repubblicani. Tutto questo, mentre il vantaggio dei democratici in Stati come Florida, North Carolina e Arizona non risulterebbe affatto schiacciante. Tra l'altro, come notato dal sito della Cnn, il vantaggio democratico nei voti espressi nel Sunshine State si sarebbe ridotto di 6 punti nel giro di appena sette giorni: un trend similare, nel corso del medesimo arco di tempo, si sarebbe inoltre verificato anche in North Carolina, Pennsylvania, Nevada e Colorado. Ricordiamo d'altronde che quattro anni fa – ad appena una manciata di giorni dalle presidenziali –molti analisti parlavano di buoni segnali per Hillary Clinton dal voto anticipato in Florida e Arizona: due Stati che, alla fine, fu invece Trump ad espugnare.
I dati sono al momento incoraggianti per il presidente americano, perché storicamente i repubblicani ricorrono meno al voto anticipato, preferendo recarsi alle urne il giorno delle elezioni. Alla luce di questo elemento, o i democratici aumenteranno nei prossimi giorni l'affluenza nell'early voting (soprattutto in Stati chiave, come Michigan e Wisconsin) oppure il rischio per loro è un'ondata repubblicana ai seggi il 3 novembre che non sarà facilmente arginabile. Certo: bisogna andare con i piedi di piombo. Anche perché ciascuno Stato ha una quota di elettori che hanno già votato senza affiliazione partitica dichiarata: non è quindi prevedibile se da questo bacino emergeranno spinte a favore di Trump o di Biden. L'alto numero di repubblicani in alcuni Stati chiave resta comunque un segnale promettente per la campagna di Trump, che non a caso ha sempre cercato di puntare sull'entusiasmo per battere Biden (come già accaduto con Hillary Clinton nel 2016). La scommessa - ragionano alla Casa Bianca - è un'affluenza poderosa di repubblicani alle urne di persona il 3 novembre. E' da qui che passerà infatti prevedibilmente il destino politico di Trump.
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Una delle incognite che pesano maggiormente sulle presidenziali americane di quest'anno è legata al voto anticipato. Secondo Nbc News, al 26 ottobre 2020, sono stati circa 62 milioni gli elettori ad aver già votato: si tratta, nella fattispecie, di dodici milioni di persone in più di quelle che votarono anticipatamente alle presidenziali di quattro anni fa. La testata non esclude che, entro le elezioni del 3 novembre, la cifra complessiva possa arrivare a 100 milioni: fondamentalmente il doppio del voto anticipato, espresso dagli americani quattro anni fa.Nella fattispecie, tra gli Stati maggiormente attivi su questo fronte, figurano al momento il Texas, la California, la Florida e il North Carolina. Va detto che non si tratti di un incremento inatteso, soprattutto a causa della pandemia. A prima vista, i democratici sembrerebbero essere i favoriti, visto che tradizionalmente sono costoro a fare maggior ricorso al voto anticipato. La situazione potrebbe tuttavia rivelarsi molto più complessa di come appare. Innanzitutto sottolineiamo che il voto anticipato non avviene soltanto per posta, ma anche di persona. In questo senso, il sito Vox ha riferito che, tra gli elettori che hanno attualmente scelto tale modalità, circa due terzi siano ricorsi alla posta, con i restanti che avrebbero invece deciso di recarsi personalmente alle urne. Già questo dato - per quanto sommario - ci fa notare che la situazione possa alla fine rivelarsi meno scontata del previsto. Ricordiamo infatti che, a inizio agosto, un sondaggio Ipsos rilevò che il 62% degli elettori democratici si dicesse preoccupato di recarsi personalmente al seggio a causa della pandemia, laddove appena il 29% dei repubblicani si espresse nello stesso modo. Vale in tal senso la pena di fare alcune considerazioni. In primo luogo, va tenuto presente che quest'anno - a causa del Covid - è possibile che il voto anticipato sia influenzato da fattori imponderabili e che non sia per questo riconducibile meramente a una appartenenza di stampo partitico. In secondo luogo, bisogna sottolineare che solitamente il voto postale venga considerato un indice di entusiasmo elettorale. È allora combinando questo elemento con i sondaggi attuali che potremmo attenderci delle sorprese di non poco conto. Due settimane fa, una rilevazione di Abc News ha infatti sottolineato che il 75% degli elettori di Donald Trump si dica fortemente entusiasta di sostenere il presidente in carica, laddove appena il 60% degli elettori di Joe Biden avrebbe dichiarato altrettanto. In questo senso, non è affatto scontato che gli alti numeri di elettori che stanno ricorrendo al voto anticipato siano in maggioranza schiacciante democratici. Del resto, i dati trasmettono segnali piuttosto complessi. Secondo Nbc News, in Wisconsin, Michigan, Ohio e Texas sarebbero attualmente in testa gli elettori registrati come repubblicani. Tutto questo, mentre il vantaggio dei democratici in Stati come Florida, North Carolina e Arizona non risulterebbe affatto schiacciante. Tra l'altro, come notato dal sito della Cnn, il vantaggio democratico nei voti espressi nel Sunshine State si sarebbe ridotto di 6 punti nel giro di appena sette giorni: un trend similare, nel corso del medesimo arco di tempo, si sarebbe inoltre verificato anche in North Carolina, Pennsylvania, Nevada e Colorado. Ricordiamo d'altronde che quattro anni fa – ad appena una manciata di giorni dalle presidenziali –molti analisti parlavano di buoni segnali per Hillary Clinton dal voto anticipato in Florida e Arizona: due Stati che, alla fine, fu invece Trump ad espugnare. I dati sono al momento incoraggianti per il presidente americano, perché storicamente i repubblicani ricorrono meno al voto anticipato, preferendo recarsi alle urne il giorno delle elezioni. Alla luce di questo elemento, o i democratici aumenteranno nei prossimi giorni l'affluenza nell'early voting (soprattutto in Stati chiave, come Michigan e Wisconsin) oppure il rischio per loro è un'ondata repubblicana ai seggi il 3 novembre che non sarà facilmente arginabile. Certo: bisogna andare con i piedi di piombo. Anche perché ciascuno Stato ha una quota di elettori che hanno già votato senza affiliazione partitica dichiarata: non è quindi prevedibile se da questo bacino emergeranno spinte a favore di Trump o di Biden. L'alto numero di repubblicani in alcuni Stati chiave resta comunque un segnale promettente per la campagna di Trump, che non a caso ha sempre cercato di puntare sull'entusiasmo per battere Biden (come già accaduto con Hillary Clinton nel 2016). La scommessa - ragionano alla Casa Bianca - è un'affluenza poderosa di repubblicani alle urne di persona il 3 novembre. E' da qui che passerà infatti prevedibilmente il destino politico di Trump.
Edizione anni Sessanta del Raid motonautico Pavia-Venezia (© 2026 RAID PAVIA VENEZIA)
Il fiume, al posto dell’asfalto. Il teatro, la Pianura bagnata dal Ticino e dal grande Po, fino alla Laguna veneta. Lungo i 414 chilometri di tragitto sulle acque dal 1929 si corre ancora oggi una delle più appassionanti gare di motonautica, arrivata alla sua 73ma edizione nel 2026. Il Raid Pavia-Venezia è anche la competizione più lunga del mondo in acque interne.
Era il 9 giugno 1929 quando lungo le sponde del Ticino di fronte alla Società Canottieri Pavia si riunì una folla di curiosi e appassionati, attratti dall’iniziativa di cimento nautico promossa dall’ingegnere napoletano Vincenzo Balsamo, appassionato di motonautica. Sul pelo dell’acqua, 24 barche a motore di vario tipo e configurazione, entro e fuoribordo. I piloti e i motoristi erano tutti dilettanti appassionati, molti dei quali soci della Lega Navale di Milano. Il via di primo mattino, per evitare il buio nell’ultima parte del tragitto che avrebbe costretto a sospendere la gara fino al giorno successivo. Scomparse alla vista degli spettatori pavesi tra le scie e il fumo dei motori, i natanti fecero tappe cronometrate lungo un percorso che toccava il Ponte della Becca sul Ticino, Piacenza, L’Isola Serafini, Cremona, Zibello, Revere, Pontelagoscuro e nell’ultimo tratto attraverso le conche della Volta Grimana e di Cavanella d’Adige fino alla Laguna e a Venezia. In 10 arrivarono al traguardo, di cui solo alcuni nella serata del 9 giugno. A vincere la prima edizione del Raid Pavia Venezia fu il pavese Ettore Negri, alla guida di un fuoribordo con motore da 644cc fabbricato negli Usa dalla Elto (l’antenata della Evinrude). Con appena 20 cv di potenza, Negri spinse il motoscafo fino a toccare la media di oltre 40 km/h fino a Cavanella Po (abbassata poi a 35 per effetto delle soste forzate alle conche) coprendo i 414 chilometri in appena 11 ore e 38 minuti. Dietro di lui Franco Mazzotti, secondo classificato in 12 ore e 22 minuti alla guida di un «cruiser» entrobordo da 80 cv, giunto quasi un’ora dopo Negri a causa dei numerosi incagliamenti dovute alle secche che penalizzavano gli scafi più grandi. Altri tre concorrenti tagliarono il traguardo prima delle 20, ora di chiusura dei controlli della prima giornata. Gli altri 5 giunsero a Venezia il giorno seguente, dopo aver passato la notte sulle rive del Po. Conclusero la gara il primo giorno anche due adolescenti su fuoribordo «piccolo» con motore Johnson da 350cc, il diciottenne Castiglioni e il sedicenne Meregatti. Poco dopo le 23.00 del secondo giorno, la gara riservò un’ulteriore sorpresa. Nella Laguna illuminata solo dal chiarore della Luna comparve il motoscafo pilotato da una donna, Franci Balboni, pioniera della motonautica al femminile. Sporca e bruciata dal sole, si unì alle celebrazioni a notte inoltrata.
Il successo e l’eco sulla stampa dell’impresa fece sì che questa diventasse un appuntamento annuale, interrotto solamente negli anni della guerra. Nelle edizioni anni Trenta diversi furono i concorrenti illustri, mentre il progresso della tecnica in campo motonautico aggiunse la categoria degli idroscivolanti, veri e propri missili lanciati sul pelo dell’acqua. I tempi di percorrenza tra le due città furono più che dimezzati a poco più di 5 ore. Anche Vito Mussolini, figlio del Duce, partecipò nel 1936 in coppia con il principe Ruspoli. Figura epica di quelle edizioni fu il conte torinese Teofilo «Theo» Rossi di Montelera, figura di gentleman aristocratico campione di bob e di motonautica (suo fu il record di velocità di 113 km/h raggiunto nel 1933 sul lago di Bracciano). La competizione riprese soltanto nel 1952 dopo la lunga parentesi bellica, con edizioni sempre più orientate alla velocità che negli anni 70-80, protagonista il padovano conte Antonio Petrobelli, campione di motonautica che nel 1984 fece registrare l’impressionante media di oltre 187 km/h che nel 1989 egli stesso superò, raggiungendo i 198,868 km/h. Petrobelli perderà la vita nelle stesse acque della Pavia-Venezia, quando durante la prova di uno scafo nel 1994 perse il controllo mentre correva ad oltre 200 km/h nei pressi di Pontelagoscuro. Aperta anche alle moto d’acqua dall’edizione 2001. Nel 2025 il muro dei 200 km/h di media è abbattuto dal campione Guido Cappellini, che vince la gara alla media di 207,260 km/h.
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Maurizio Belpietro analizza l'operato di Giuseppe Conte durante l'emergenza sanitaria e la sua incredibile ascesa politica. Tra le anomalie della gestione Covid, i contratti milionari distribuiti senza motivazione e il silenzio dei grandi media, emerge un quadro preoccupante e di fronte alle richieste di trasparenza richieste dalla Commissione Covid, l’ex Premier risponde con una pioggia di querele per diffamazione.