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2022-05-24
Uno scudetto contro: vince il fattore umano
Il Milan, campione d'Italia 2021-2022 (Ansa)
È uno scudetto conquistato all’opposizione quello vinto dal Milan domenica allo stadio Mapei di Reggio Emilia con il 3 a 0 sul Sassuolo. Uno scudetto contro. Vinto risalendo la corrente. Ribaltando lo scetticismo dei media e degli analisti più accreditati. Domando squadre più attrezzate e sponsorizzate. Metabolizzando errori arbitrali clamorosi che hanno tolto punti che avrebbero potuto risultare decisivi. Uno scudetto vinto sul filo di lana dopo una volata di sei vittorie consecutive contro squadre molto insidiose. Ma non è solo per questo che il diciannovesimo trofeo nazionale incamerato dalla società rossonera ha un sapore particolare. Si è letto del capolavoro di Stefano Pioli, gran protagonista, allenatore finora apprezzato per le qualità umane (mai una parola fuori posto anche quando Ralf Rangnick era a un passo da Milanello), ma considerato un non vincente. Si è letto del ruolo di Zlatan Ibrahimovic e del carisma dei «vecchi» come Simon Kjaer e Olivier Giroud. Si è riconosciuta l’esplosione di talenti come Rafael Leao, Mike Maignan e Sandro Tonali. Si sono apprezzati i grandi meriti di Paolo Maldini, passato dalla dimensione di ex bandiera, prima all’ombra di Leonardo e poi di Zvonimir Boban (il cui contributo oggi non va dimenticato), a quella di dirigente autorevole e lungimirante. Se oggi il Milan è una società che attira l’interesse dei maggiori fondi internazionali è perché in poco più di due anni, grazie al lavoro di Elliott e dell’ad Ivan Gazidis, ha risanato il bilancio e, da una sconfortante mediocrità, è salito ai vertici della Serie A, diventando un modello di calcio sostenibile. Anche queste sono considerazioni che si sono lette, soprattutto grazie al senno postumo. Perché, prima e durante, gran parte dei commentatori le ritenevano ininfluenti sul risultato del campo. I campionati li vincono i campioni, si ripete. E, dunque, con i soldi. Ci sono società che hanno improntato a questo assioma la loro filosofia. Basta guardare a come si sviluppano certe campagne acquisti. A volte, invece, ed è questo il caso, si vincono anche con le idee. E con il fattore umano. È per questo, forse, che questo scudetto vale più di altri. Ci sono alcuni fotogrammi che fanno intuire cosa s’intende quando si parla della «forza del gruppo», come ha fatto Davide Calabria nell’euforia di domenica sera rispondendo a chi gli chiedeva il segreto della cavalcata rossonera.
Castillejo, ancora tu
Il primo flash risale al 16 ottobre, quando alla fine del primo tempo il Milan è sotto 0 a 2 con il Verona. Dopo l’intervallo Pioli sostituisce Alexis Saelemaekers ripescando dal sottoscala dello spogliatoio Samu Castillejo che fino a quel momento aveva giocato due minuti. Sempre dato come partente nelle ultime sessioni di mercato, nel secondo tempo di quella partita lo smilzo Castillejo, che ha sempre continuato ad allenarsi nonostante fosse marchiato come giocatore che «non rientra nei piani dell’allenatore», dà l’anima fino a risultare determinate nella rimonta rossonera. Dopo il gol di Giroud, procura il rigore del pareggio trasformato da Franck Kessie e l’autorete del difensore veronese del 3 a 2 finale. Dopo il triplice fischio si scioglie in lacrime tra gli abbracci dei compagni. Spiegherà alle televisioni che sta attraversando un momento difficile perché gli manca la famiglia rimasta in Spagna alla quale spera di riunirsi quanto prima.
Ingaggio autoridotto
Il secondo fotogramma riguarda Tonali, nato lo stesso giorno di Franco Baresi, tifoso rossonero fin da bambino quando scriveva le letterine a Santa Lucia perché esaudisse il suo sogno di diventare un giocatore del Milan. Una volta arrivato, nell’estate 2020 in prestito dal Brescia, però Sandrino delude le attese. I soliti scettici sentenziano che «non è da Milan» e che non vada riscattato. La società invece gli dà fiducia e mantiene la rotta. Per agevolare l’operazione, lui decide di ridursi l’ingaggio di 400.000 euro. Un gesto che lo rende protagonista, lo sgrava di troppe responsabilità e lo rende più disinvolto in campo, fino a farlo risultare uno dei migliori della stagione.
Arbitri e alibi
Il 17 gennaio, quando in classifica l’Inter ha 49 punti e il Milan 48, si gioca Milan-Spezia. In pieno recupero, sul punteggio di 1 a 1 l’arbitro fischia un fallo su Ante Rebic senza concedere la regola del vantaggio proprio mentre la palla arriva a Junior Messias che insacca. Successivamente, nell’ultima azione della partita, lo Spezia segna il gol dell’1 a 2 e così, nel giro di un minuto, dalla vittoria quasi certa il Milan passa a una rocambolesca sconfitta. L’arbitro Marco Serra chiede scusa sconfortato per l’errore. Al termine del match Ibrahimovic gli fa visita nello spogliatoio: «Tranquillo, sbagli tu come sbaglio io». Il Codacons chiede di ripetere la partita. Al contrario, Pioli e la società non alzano i toni della polemica contro i direttori di gara e l’Aia (Associazione italiana arbitri), evitando di alimentare alibi nello spogliatoio. Sono tre flash, se ne potrebbero aggiungere altri. Ma bastano per intuire che il fattore umano, spesso sottovalutato, alla lunga può fare la differenza anche in un gioco complesso, strano e imprevedibile come il calcio.
Affare fatto, il club passa a Redbird. Maldini e Massara possono restare
Il Milan festeggia il suo diciannovesimo scudetto, ma proprio in queste ore vengono fissate le basi economiche del futuro della società. A quanto risulta alla Verità, l’affare è praticamente chiuso. Devono essere limati solo gli ultimi dettagli, ma la cessione del club al fondo di private equity americano Redbird avverrà alla fine della prossima settimana, quando ci saranno le firme. A quanto pare Elliott, che in questi anni ha investito nel Milan circa 700 milioni di euro, resterà con una quota di minoranza. L’organigramma societario dovrebbe restare invariato. Paolo Maldini e Frederic Massara, direttore area tecnica e direttore sportivo, saranno confermati. Diverso è invece il discorso legato a Ivan Gazidis, il cui contratto scadrà a novembre. Ci sono buone possibilità che rimanga, ma bisognerà anche capire chi saranno gli occhi di Redbird in Italia e quale incarico vorranno i nuovi proprietari.
Il Milan è in vendita da mesi. Il fondo Elliott della famiglia Singer, che lo acquistò nel 2018 dall’imprenditore cinese Yonghong Li, ha risanato i conti. Ha riportato il club rossonero in cima al campionato italiano. Si tratta di un successo, economico e sportivo, conquistato in appena 4 anni di gestione. Il marchio ha riacquistato il valore perso negli ultimi dieci anni, in Europa e nel mondo. È probabile che Elliott non potesse più andare avanti. Ora l’obiettivo è quello di creare una società competitiva in Europa, sempre con attenta gestione dei conti, un tetto agli stipendi dei giocatori e l’acquisto e la valorizzazione di giocatori giovani. In aprile si era parlato dell’interesse del fondo Investcorp, base in Barhain ma con un azionista degli Emirati Arabi Uniti noto in Italia, ovvero Mubadala, già in Piaggio Aerospace e in rapporti economici anche con Etihad, ex partner di Alitalia.
Con il passare dei giorni, però, l’offerta araba, all’incirca di 1,2 miliardi euro, è andata scemando. Quindi, anche se ieri con un tweet Investcorp ha voluto fare i complimenti alla squadra di Stefano Pioli per lo scudetto, è evidente che, ormai, la società del Barhein si è fatta da parte. A pesare sarebbe stata anche la formula dell’offerta, con almeno 400 milioni di euro in prestiti. Così, nelle ultime settimane, è andata sempre più concretizzandosi l’offerta di Redbird capital partners. In questi giorni è a Milano Gerry Cardinale, fondatore della società di private equity pronta a mettere sul piatto 1,4 miliardi di dollari statunitensi (1,3 miliardi di euro) con la possibilità di salire fino a 1,8 miliardi.
Cardinale è un ex Goldman Sachs, esperto di private equity che ha gestito nella sua carriera fino a 100 miliardi di dollari. È amico dell’attuale presidente del Milan Paolo Scaroni. Il numero uno di Redbird, che ha avuto diversi colloqui con Singer in questi giorni, lavora da più di vent’anni nel settore sportivo. Ha costruito società di successo come Yankees entertainment & sports (Yes) network, una rete sportiva degli Stati Uniti che fu venduta a Rupert Murdoch per 4 miliardi di dollari e poi tornata di nuovo sotto la sua ala tre anni fa. Ma l’investimento più rilevante Cardinale lo ha fatto a metà marzo, quando Redbird capital partners ha investito 750 milioni di dollari in Fenway sports group (Fsg), la società proprietaria del Liverpool, squadra inglese che quest’anno è arrivata seconda in Premier League e si giocherà la finale di Champions League nei prossimi giorni contro il Real Madrid.
Anche il Milan vuole tornare ai livelli europei, dopotutto ha vinto sette Coppe dei campioni. Redbird darà un aiuto, a cominciare anche dalla soluzione per la nascita di un nuovo stadio di proprietà.
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Quello conquistato dal Milan è il Tricolore di chi è partito, all’inizio, all’opposizione: i rossoneri hanno battuto scetticismo di media e analisti, errori arbitrali e avversari più attrezzati. È la vittoria della «forza del gruppo». E Castillejo e Tonali ne sono un esempio.Il fondo Usa Redbird ha definito l’acquisto del Milan per 1,3 miliardi di euro. Elliot socio di minoranza.Lo speciale contiene due articoli.È uno scudetto conquistato all’opposizione quello vinto dal Milan domenica allo stadio Mapei di Reggio Emilia con il 3 a 0 sul Sassuolo. Uno scudetto contro. Vinto risalendo la corrente. Ribaltando lo scetticismo dei media e degli analisti più accreditati. Domando squadre più attrezzate e sponsorizzate. Metabolizzando errori arbitrali clamorosi che hanno tolto punti che avrebbero potuto risultare decisivi. Uno scudetto vinto sul filo di lana dopo una volata di sei vittorie consecutive contro squadre molto insidiose. Ma non è solo per questo che il diciannovesimo trofeo nazionale incamerato dalla società rossonera ha un sapore particolare. Si è letto del capolavoro di Stefano Pioli, gran protagonista, allenatore finora apprezzato per le qualità umane (mai una parola fuori posto anche quando Ralf Rangnick era a un passo da Milanello), ma considerato un non vincente. Si è letto del ruolo di Zlatan Ibrahimovic e del carisma dei «vecchi» come Simon Kjaer e Olivier Giroud. Si è riconosciuta l’esplosione di talenti come Rafael Leao, Mike Maignan e Sandro Tonali. Si sono apprezzati i grandi meriti di Paolo Maldini, passato dalla dimensione di ex bandiera, prima all’ombra di Leonardo e poi di Zvonimir Boban (il cui contributo oggi non va dimenticato), a quella di dirigente autorevole e lungimirante. Se oggi il Milan è una società che attira l’interesse dei maggiori fondi internazionali è perché in poco più di due anni, grazie al lavoro di Elliott e dell’ad Ivan Gazidis, ha risanato il bilancio e, da una sconfortante mediocrità, è salito ai vertici della Serie A, diventando un modello di calcio sostenibile. Anche queste sono considerazioni che si sono lette, soprattutto grazie al senno postumo. Perché, prima e durante, gran parte dei commentatori le ritenevano ininfluenti sul risultato del campo. I campionati li vincono i campioni, si ripete. E, dunque, con i soldi. Ci sono società che hanno improntato a questo assioma la loro filosofia. Basta guardare a come si sviluppano certe campagne acquisti. A volte, invece, ed è questo il caso, si vincono anche con le idee. E con il fattore umano. È per questo, forse, che questo scudetto vale più di altri. Ci sono alcuni fotogrammi che fanno intuire cosa s’intende quando si parla della «forza del gruppo», come ha fatto Davide Calabria nell’euforia di domenica sera rispondendo a chi gli chiedeva il segreto della cavalcata rossonera.Castillejo, ancora tuIl primo flash risale al 16 ottobre, quando alla fine del primo tempo il Milan è sotto 0 a 2 con il Verona. Dopo l’intervallo Pioli sostituisce Alexis Saelemaekers ripescando dal sottoscala dello spogliatoio Samu Castillejo che fino a quel momento aveva giocato due minuti. Sempre dato come partente nelle ultime sessioni di mercato, nel secondo tempo di quella partita lo smilzo Castillejo, che ha sempre continuato ad allenarsi nonostante fosse marchiato come giocatore che «non rientra nei piani dell’allenatore», dà l’anima fino a risultare determinate nella rimonta rossonera. Dopo il gol di Giroud, procura il rigore del pareggio trasformato da Franck Kessie e l’autorete del difensore veronese del 3 a 2 finale. Dopo il triplice fischio si scioglie in lacrime tra gli abbracci dei compagni. Spiegherà alle televisioni che sta attraversando un momento difficile perché gli manca la famiglia rimasta in Spagna alla quale spera di riunirsi quanto prima.Ingaggio autoridottoIl secondo fotogramma riguarda Tonali, nato lo stesso giorno di Franco Baresi, tifoso rossonero fin da bambino quando scriveva le letterine a Santa Lucia perché esaudisse il suo sogno di diventare un giocatore del Milan. Una volta arrivato, nell’estate 2020 in prestito dal Brescia, però Sandrino delude le attese. I soliti scettici sentenziano che «non è da Milan» e che non vada riscattato. La società invece gli dà fiducia e mantiene la rotta. Per agevolare l’operazione, lui decide di ridursi l’ingaggio di 400.000 euro. Un gesto che lo rende protagonista, lo sgrava di troppe responsabilità e lo rende più disinvolto in campo, fino a farlo risultare uno dei migliori della stagione.Arbitri e alibiIl 17 gennaio, quando in classifica l’Inter ha 49 punti e il Milan 48, si gioca Milan-Spezia. In pieno recupero, sul punteggio di 1 a 1 l’arbitro fischia un fallo su Ante Rebic senza concedere la regola del vantaggio proprio mentre la palla arriva a Junior Messias che insacca. Successivamente, nell’ultima azione della partita, lo Spezia segna il gol dell’1 a 2 e così, nel giro di un minuto, dalla vittoria quasi certa il Milan passa a una rocambolesca sconfitta. L’arbitro Marco Serra chiede scusa sconfortato per l’errore. Al termine del match Ibrahimovic gli fa visita nello spogliatoio: «Tranquillo, sbagli tu come sbaglio io». Il Codacons chiede di ripetere la partita. Al contrario, Pioli e la società non alzano i toni della polemica contro i direttori di gara e l’Aia (Associazione italiana arbitri), evitando di alimentare alibi nello spogliatoio. Sono tre flash, se ne potrebbero aggiungere altri. Ma bastano per intuire che il fattore umano, spesso sottovalutato, alla lunga può fare la differenza anche in un gioco complesso, strano e imprevedibile come il calcio.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/uno-scudetto-contro-vince-il-fattore-umano-2657378917.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="affare-fatto-il-club-passa-a-redbird-maldini-e-massara-possono-restare" data-post-id="2657378917" data-published-at="1653398953" data-use-pagination="False"> Affare fatto, il club passa a Redbird. Maldini e Massara possono restare Il Milan festeggia il suo diciannovesimo scudetto, ma proprio in queste ore vengono fissate le basi economiche del futuro della società. A quanto risulta alla Verità, l’affare è praticamente chiuso. Devono essere limati solo gli ultimi dettagli, ma la cessione del club al fondo di private equity americano Redbird avverrà alla fine della prossima settimana, quando ci saranno le firme. A quanto pare Elliott, che in questi anni ha investito nel Milan circa 700 milioni di euro, resterà con una quota di minoranza. L’organigramma societario dovrebbe restare invariato. Paolo Maldini e Frederic Massara, direttore area tecnica e direttore sportivo, saranno confermati. Diverso è invece il discorso legato a Ivan Gazidis, il cui contratto scadrà a novembre. Ci sono buone possibilità che rimanga, ma bisognerà anche capire chi saranno gli occhi di Redbird in Italia e quale incarico vorranno i nuovi proprietari. Il Milan è in vendita da mesi. Il fondo Elliott della famiglia Singer, che lo acquistò nel 2018 dall’imprenditore cinese Yonghong Li, ha risanato i conti. Ha riportato il club rossonero in cima al campionato italiano. Si tratta di un successo, economico e sportivo, conquistato in appena 4 anni di gestione. Il marchio ha riacquistato il valore perso negli ultimi dieci anni, in Europa e nel mondo. È probabile che Elliott non potesse più andare avanti. Ora l’obiettivo è quello di creare una società competitiva in Europa, sempre con attenta gestione dei conti, un tetto agli stipendi dei giocatori e l’acquisto e la valorizzazione di giocatori giovani. In aprile si era parlato dell’interesse del fondo Investcorp, base in Barhain ma con un azionista degli Emirati Arabi Uniti noto in Italia, ovvero Mubadala, già in Piaggio Aerospace e in rapporti economici anche con Etihad, ex partner di Alitalia. Con il passare dei giorni, però, l’offerta araba, all’incirca di 1,2 miliardi euro, è andata scemando. Quindi, anche se ieri con un tweet Investcorp ha voluto fare i complimenti alla squadra di Stefano Pioli per lo scudetto, è evidente che, ormai, la società del Barhein si è fatta da parte. A pesare sarebbe stata anche la formula dell’offerta, con almeno 400 milioni di euro in prestiti. Così, nelle ultime settimane, è andata sempre più concretizzandosi l’offerta di Redbird capital partners. In questi giorni è a Milano Gerry Cardinale, fondatore della società di private equity pronta a mettere sul piatto 1,4 miliardi di dollari statunitensi (1,3 miliardi di euro) con la possibilità di salire fino a 1,8 miliardi. Cardinale è un ex Goldman Sachs, esperto di private equity che ha gestito nella sua carriera fino a 100 miliardi di dollari. È amico dell’attuale presidente del Milan Paolo Scaroni. Il numero uno di Redbird, che ha avuto diversi colloqui con Singer in questi giorni, lavora da più di vent’anni nel settore sportivo. Ha costruito società di successo come Yankees entertainment & sports (Yes) network, una rete sportiva degli Stati Uniti che fu venduta a Rupert Murdoch per 4 miliardi di dollari e poi tornata di nuovo sotto la sua ala tre anni fa. Ma l’investimento più rilevante Cardinale lo ha fatto a metà marzo, quando Redbird capital partners ha investito 750 milioni di dollari in Fenway sports group (Fsg), la società proprietaria del Liverpool, squadra inglese che quest’anno è arrivata seconda in Premier League e si giocherà la finale di Champions League nei prossimi giorni contro il Real Madrid. Anche il Milan vuole tornare ai livelli europei, dopotutto ha vinto sette Coppe dei campioni. Redbird darà un aiuto, a cominciare anche dalla soluzione per la nascita di un nuovo stadio di proprietà.
Polizia e mezzi di soccorso a Rogoredo (Ansa)
Un nordafricano di quasi 30 anni (classe 1997), di origine marocchina, irregolare e pregiudicato (precedenti per droga, resistenza e lesioni), è morto nel tardo pomeriggio di lunedì 26 gennaio in via Peppino Impastato a Milano, zona Rogoredo, vicino al celebre boschetto della droga, durante un’operazione antispaccio della polizia. Il clandestino impugnava una pistola priva di cappuccio rosso, identica a un’arma vera, modello Beretta 92, in dotazione da anni anche alle nostre forze dell’ordine. A sparare è stato un agente in borghese (ora indagato), impegnato insieme ad altri colleghi in un servizio di pattugliamento nell’area.
La sparatoria è avvenuta a poche centinaia di metri dall’Arena di Santa Giulia, una delle sedi principali delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, che inizieranno tra dieci giorni. Rogoredo è uno degli snodi logistici indicati per l’accesso degli spettatori e l’area è da tempo sottoposta a controlli rafforzati anche in vista dell’evento olimpico. Per di più è una zona che era stata citata durante la conferenza stampa di Natale dal sindaco Beppe Sala, che aveva parlato di un miglioramento della situazione nel tristemente celebre boschetto della droga di Rogoredo.
Secondo la prima ricostruzione, ora al vaglio della Squadra Mobile, gli agenti operavano in abiti civili lungo via Impastato, una delle direttrici più sensibili del quartiere, a ridosso dei binari ferroviari e delle aree verdi. L’uomo avrebbe incrociato i poliziotti, impegnati con una terza persona, e si sarebbe avvicinato, mettendosi di traverso. In pochi secondi avrebbe estratto una pistola e l’avrebbe puntata contro di loro. L’arma non presentava alcun segno distintivo, né il tappo rosso previsto per le armi giocattolo, rendendola indistinguibile da una pistola reale.
Uno degli agenti ha reagito sparando. I colpi hanno raggiunto il trentenne alla parte alta del corpo. L’uomo è morto sul posto. Inutili i tentativi di soccorso del 118. Accanto al corpo è stata rinvenuta la pistola, risultata poi essere un’arma a salve, una replica fedele di un modello in dotazione anche alle forze dell’ordine. Un elemento che gli investigatori considerano centrale nella valutazione della percezione del pericolo da parte degli agenti.
Sul posto sono intervenuti il medico legale, la polizia scientifica e gli uomini della Squadra Mobile, che stanno verificando la dinamica dell’accaduto, la distanza dei colpi e la posizione dei presenti. Al vaglio anche eventuali immagini di videosorveglianza e le testimonianze raccolte nelle ore successive. L’uomo ucciso risultava noto alle forze dell’ordine. La sua presenza nell’area si inserisce in un contesto che da anni resta uno dei più critici di Milano sul fronte dello spaccio di droga. Secondo dati e resoconti ufficiali delle forze dell’ordine, il parco e le aree verdi di Rogoredo e San Donato rappresentano da oltre un decennio una delle principali piazze di spaccio del Nord Italia. Negli ultimi anni si sono susseguite decine di operazioni di polizia: arresti per associazione a delinquere, sequestri di chili di stupefacenti, identificazioni di centinaia di persone in singole giornate di controllo.
Solo nel 2025, durante controlli straordinari disposti dalla Prefettura, sono state identificate oltre 1.000 persone in poche settimane ed effettuati numerosi arresti per spaccio e reati collegati. Le forze dell’ordine descrivono l’area come una «scena aperta» di consumo e traffico di droga, con flussi continui di acquirenti provenienti anche da fuori città. Le operazioni di bonifica hanno più volte ridotto la visibilità del fenomeno, senza però eliminarlo.
Negli ultimi anni il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha più volte dichiarato di aver «ripulito» il boschetto di Rogoredo e di aver migliorato la situazione dell’area, rivendicando l’efficacia degli interventi messi in campo dal Comune insieme alle forze dell’ordine. Dichiarazioni rilanciate anche in vista delle Olimpiadi, con l’obiettivo di presentare un quadrante urbano finalmente normalizzato, a ridosso di una delle principali infrastrutture sportive dei Giochi.
La cronaca, però, continua a raccontare un’altra storia. Lo spaccio non è mai scomparso, ma si è spostato di poche decine o centinaia di metri, adattandosi alle operazioni di controllo. Via Impastato resta una zona ad alta tensione, dove gli agenti operano in borghese e dove il rischio di interventi improvvisi è elevato. Negli ultimi anni Rogoredo ha continuato a registrare arresti quotidiani, morti per overdose, aggressioni e interventi d’emergenza.
La sparatoria di lunedì si inserisce in questa continuità. Avviene a ridosso di un evento mondiale, in un’area indicata come risanata, ma che continua a richiedere un presidio costante e operazioni ad alto rischio. Il degrado denunciato da residenti, operatori sociali e forze dell’ordine non è stato superato, ma gestito. E mentre Milano si prepara a mostrarsi al mondo con l’Arena di Santa Giulia come simbolo della città olimpica, Rogoredo continua a produrre la stessa cronaca di sempre, fatta di pattugliamenti, armi - vere o presunte - e morti che riaprono, ogni volta, lo stesso problema mai davvero risolto.
Salvini: «Io sto con il poliziotto». Sala balbetta: «Niente slogan»
La tragedia nel gelo di una sera a Rogoredo. E nel gelo di una città che non vede e non ascolta gli allarmi sicurezza. Tutto comincia a ribollire a margine dell’uccisione del giovane nel boschetto milanese della droga. Quella pistola Beretta 92 (risultata finta) puntata contro un poliziotto dal ventenne immigrato, si contrappone al revolver vero che ha fatto fuoco e innescato il dramma. Il caso diventa immediatamente politico. Mentre l’opposizione ha già cominciato a strumentalizzare la vicenda in chiave colpevolista, il governo fa muro.
Il vicepremier Matteo Salvini non ha dubbi e si schiera con le forze dell’ordine, ancora una volta sotto pressione: «Sono dalla parte del poliziotto senza se e senza ma. Il giovane aveva estratto una pistola e per questo è stato colpito. Solidarietà alle donne e agli uomini in divisa che ogni giorno difendono i cittadini perbene. L’auspicio è che, davanti alla tragedia appena avvenuta a Milano, nessun agente finisca ingiustamente nel tritacarne. La Lega ribadisce anche la necessità e l’urgenza di approvare il pacchetto Sicurezza per aiutare le forze dell’ordine a tutelare i cittadini con sempre maggior efficacia».
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, preferisce attendere i rapporti ufficiali della Questura. «Le prime notizie ovviamente scontano un margine ancora di approssimazione. Non ho motivo di presumere sulla legittimità o proporzionalità dell’intervento fatto, ma non diamo scudi immunitari a nessuno. Le autorità competenti adesso vaglieranno il caso. Chiedo solo di non fare presunzioni di colpevolezza. Da parte mia assicuro che non ci saranno scudi immunitari. Ci rimetteremo in maniera serena alla valutazione di quello che sarà stato lo svolgimento dei fatti, ancora una volta in un contesto molto complicato».
Un contesto di degrado e di emergenza continuata, che in 15 anni di amministrazioni di sinistra (prima Giuliano Pisapia, poi la doppietta di Giuseppe Sala) è diventato un cancro per la metropoli lombarda anche per la sottovalutazione, quando non il disinteresse, di una politica sociale improntata all’accoglienza diffusa anche quando si è dimostrata un fallimento. Con la deriva di ragazzi allo sbando, lasciati nel bivio fra la schiavitù nel sottobosco del lavoro e la discesa negli inferi della droga e della criminalità. Con la cloaca di Rogoredo come punto di riferimento quasi extragiudiziale.
Anche per questo, in una simile situazione da baratro civile, è singolare che il sindaco Sala continui a ritenere l’emergenza sicurezza «una narrazione». Ancora ieri, a margine di un evento con il leader di Azione Carlo Calenda, il borgomastro del fallimento si difendeva così: «La sicurezza a Milano non sta sfuggendo di mano e non può essere trattata a slogan. È una situazione che riguarda l’intero Paese. Trovo ridicolo chi ci accusa di esserci svegliati adesso, io ne ho fatto oggetto della mia campagna elettorale. Ma quando chiedo quante sono le forze di polizia, la risposta non c’è. Il problema non è solo mio, servono più divise per strada».
La delega alla sicurezza però è in capo al sindaco. Riccardo De Corato (Fdi) contesta la scelta: «A pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi, Milano non si fa mancare nulla, ora anche una sparatoria in città. Servono subito presidi di polizia locale ed è inammissibile che Sala tenga la delega per sé». Il sindaco per anni ha criticato - comodità politica - le iniziative della Questura sugli sgomberi, sui controlli, sui blitz in Stazione Centrale nel tentativo di contrastare l’avanzata del crimine, soprattutto da parte dei disperati clandestini. Ora dice: «Servono più divise per strada». Fino a ieri, mentre i maranza si appropriavano del territorio, serviva «più inclusione culturale». Poi arrivano gli spari di Rogoredo ad aprirgli gli occhi.
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