
Da anni sinonimo di raffinatezza, volumi scultorei e dettagli senza tempo, Antonio Riva è una delle firme più riconoscibili dell’alta moda sposa italiana. Architetto di formazione e couturier per vocazione, ha saputo trasformare il sogno di ogni sposa in una visione di stile, fondendo arte sartoriale e innovazione estetica. Dopo gli studi al Politecnico di Milano, ha iniziato a esplorare il mondo della sartoria con l’approccio progettuale tipico del design architettonico, trasformando linee e volumi in abiti iconici. Le sue creazioni hanno vestito donne del mondo dello spettacolo, della nobiltà e dell’imprenditoria e diverse esponenti del jet set europeo. In occasione della sua recente partecipazione alla Barcelona bridal fashion week, lo abbiamo incontrato per parlare della sua storia, delle nuove collezioni e dell’evoluzione del sogno bianco.
Può raccontarci l’inizio del suo percorso nel mondo della moda e cosa l’ha portata a specializzarsi negli abiti da sposa?
«Fin da bambino sono stato attratto dagli abiti e dalle figure femminili. I miei studi e la passione per l’architettura mi hanno permesso di dar vita a creazioni con linee e forme perfettamente bilanciate ed è proprio nell’universo dell’alta moda sposa sono riuscito a esprimere al meglio questa mia vocazione».
Quali sono gli elementi distintivi che definiscono il suo stile?
«I volumi importanti, le ruches e i fiocchi sono la mia firma, uniti a tagli sartoriali puliti e slanciati. Il mikado di pura seta, pregiato ed elegante, è il tessuto che prediligo per creare volumi tridimensionali e linee proporzionate. In generale, credo che la fusione di tutti questi elementi sia davvero fondamentale per la massima valorizzazione del corpo femminile».
Come nasce l’ispirazione per una nuova collezione? Ci sono fonti ricorrenti a cui si ispira?
«Le mie collezioni partono da un’ispirazione ogni volta diversa e lavoro sui codici e simboli che da sempre mi distinguono, ma li reinterpreto in chiave contemporanea. Dietro a ogni abito ci sono un profondo studio e tante ore di lavoro. Si parte da un’idea creativa iniziale, per poi trasformarla in prototipo. È un processo continuo che coinvolge un team di persone, dall’ufficio stile, alla modellistica, alla sartoria. Inoltre, tra la fase di realizzazione del prototipo e l’approvazione finale vengono apportate diverse modifiche per rendere l’abito perfetto».
Cosa chiedono oggi le spose che scelgono un suo abito? Ci sono nuove esigenze o desideri che emergono?
«Le mie spose cercano l’unicità e conoscono il valore di un capo couture. Sanno cogliere sia i principi della tradizione sartoriale che le innovazioni specifiche dei miei abiti. Il loro desiderio è quello di riuscire a vivere un’esperienza memorabile nella scelta e nell’acquisto del loro abito. Nei miei atelier un gruppo di professioniste altamente specializzato è in grado di rispondere a qualsiasi richiesta di personalizzazione, da sempre la peculiarità della mia maison: dal bozzetto, alla scelta del tessuto fino al confezionamento, ogni abito nasce come assolutamente esclusivo».
Come riesce a coniugare la tradizione sartoriale italiana con le tendenze contemporanee?
«Parto dalla tradizione e la combino con l’innovazione dando vita a un prodotto nuovo e allo stesso tempo fortemente riconoscibile. Al centro della mia visione creativa c’è la donna con tutta la sua femminilità che cerco di esaltare attraverso un’interpretazione contemporanea dei miei codici».
Può raccontarci qualcosa di più sull’ultima esperienza alla Barcelona bridal fashion week? Quali emozioni ha provato?
«La Barcelona bridal fashion week ha rappresentato la vetrina ideale per consolidare la posizione di Antonio Riva Milano tra le eccellenze della couture sposa dato il suo crescente prestigio a livello internazionale. È stato un momento significativo che ha aperto nuove prospettive sui mercati globali, rafforzando il ruolo della mia maison come ambasciatrice mondiale del savoir-faire italiano».
Qual è l’abito che più rappresenta la sua visione della sposa oggi?
«Tutte le mie creazioni rappresentano pienamente la sposa ideale. Quando offro un abito cerco sempre di esaltare la bellezza unica di ogni donna, la sua fisicità, la sua personalità. In tutte le mie collezioni ogni sposa può trovare l’abito dei suoi sogni, sia che prediliga un abito a sirena o ampio, in mikado, in pizzo o in organza. La differenza risiede nella personalizzazione che ogni sposa richiede e che rende ogni abito davvero unico ed esclusivo. Se devo identificare un abito che racchiude tutti i miei codici, quello che più di tutti rappresenta il mio lavoro è il modello Biancamaria, un abito iconico in mikado con ruches voluminose bianche e nere. Il bicolor è un elemento che spesso contraddistingue le mie creazioni ed è presente anche nella collezione Urban Dream».
Cosa possiamo aspettarci dalla prossima collezione? Ha già in mente qualche novità o cambiamento?
«La collezione sposa 2026 Urban Dream è una narrazione autentica, fatta di gesti e di momenti che accompagnano la sposa verso l’emozione del giorno più atteso. Un racconto che si dipana dall’alba al tramonto, in un flusso che unisce dettagli, empatia e significati profondi».
Il giorno del matrimonio rappresenta ancora un sogno?
«Sì: la scelta dell’abito, la preparazione, il momento tradizionale del sì, la condivisione della gioia e del momento di festa. Tutto contribuisce a rendere quel giorno assolutamente indimenticabile».






