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2023-02-10
Pressing dell’Ue per dare i jet a Kiev. Ma ora Londra frena: nulla di deciso
Roberta Metsola e Ursula von der Leyen (Getty Images)
Mentre gli analisti mettono in allarme su un nuovo inasprimento del conflitto, al Parlamento europeo si registra la grande escalation già concretamente avvenuta: quella nella «gara» a chi fornisce più aiuti militari e, soprattutto, i sistemi più avanzati. Le richieste di Zelensky erano partite da armi «difensive» e di recente si è arrivati ai migliori carrarmati prodotti dalle industrie dei diversi Paesi che li forniranno: il «colpo grosso» sono considerati i Leopard 2 di produzione tedesca, insieme agli Abrams Usa, che però ci metteranno molto ad arrivare.
Zelensky si è presentato a Bruxelles con l’obiettivo, dichiarato, di ottenere «risultati». «Io non posso permettermi di tornare in patria senza dei risultati. Per sopravvivere abbiamo bisogno di armi e di aiuti finanziari», ha dichiarato il presidente ucraino. Nel pacco regalo Zelensky ha ottenuto la disponibilità a inserire i caccia, ultimo tassello che considera mancante per il suo ambizioso progetto di riprendersi anche il Donbass e la Crimea.
Come si sa, Zelensky ha avuto infatti un incontro a Parigi con il presidente Macron e il cancelliere Scholz sul quale aleggia il mistero. Secondo il rappresentante di Kiev, «l’incontro è stata una riunione molto importante, la considero positiva. Sono state prese decisioni concrete che non intendo annunciare pubblicamente». «Dobbiamo valutare ciò che può essere inviato sul breve termine e corrisponde ai bisogni ucraini, è questo che determinerà la nostra volontà di inviare equipaggiamenti militari», ha chiarito Macron, senza però rispondere in merito alla richiesta di jet. «Non condividerò i piani ucraini perché non è il mio compito», si è limitato a dire.
«La questione dei caccia e delle armi a lungo raggio per l’Ucraina è stata risolta», ha però comunicato in seguito il capo dell’ufficio presidenziale Andriy Yermak. Il vertice del Parlamento spinge affinché il desiderio del presidente ucraino sia realizzato in breve tempo. «Conosciamo il sacrificio che il vostro popolo ha sopportato per l’Europa e dobbiamo onorarlo non solo con le parole, ma anche con i fatti: con la volontà politica di garantire scambi commerciali più facili e con un processo di adesione il più rapido possibile. Con fondi per il vostro popolo, con aiuti per la ricostruzione, con l’addestramento delle vostre truppe. Con equipaggiamenti militari e sistemi di difesa di cui avete bisogno per vincere», ha dichiarato la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, aprendo la seduta plenaria straordinaria organizzata in occasione della visita del presidente ucraino. Su quali siano i sistemi necessari per vincere, Metsola non ha dubbi: «Gli Stati devono considerare, rapidamente, come passo successivo, fornire sistemi a lungo raggio e i jet necessari per proteggere la libertà che troppi hanno dato per scontata». Anche il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha ribadito l’impegno dell’Ue a fornire equipaggiamenti militari e ha evidenziato la necessità che le consegne siano il più rapide possibile, specie ora che i rischi di una nuova offensiva russa aumentano. Al coro si è unita la presidente della Commissione Ursula von der Leyen: «La vostra battaglia è una battaglia per la democrazia e per un’Europa libera. Non potremo mai eguagliare i vostri sacrifici. Ma possiamo difendervi e l’abbiamo fatto. Con 67 miliardi di euro di sostegno mobilitato per l’Ucraina e gli ucraini nell’ultimo anno». Il tono entusiastico della discussione non è stato condiviso dalla Gran Bretagna, sui cui accordi con Kiev Zelensky si era sbilanciato in sede europea. «Non abbiamo preso una decisione sui termini di una fornitura di jet, ma stiamo addestrando piloti ucraini», ha tenuto a precisare Downing Street. Il segretario britannico alla Difesa, Ben Wallace, ha escluso che il trasferimento di jet all’Ucraina, possa avvenire in tempi molto rapidi, spiegando che l’invio richiederebbe potenzialmente mesi.
Il governo inglese ha asserito di essere «consapevole dei rischi di escalation» legati a un’eventuale fornitura di aerei da combattimento. Già deciso è invece l’invio di carri armati Challenger 2 e armi a più lungo raggio promessi a Kiev. Zelensky ha affrontato il tema del rapporto Germania-Ucraina, che ha definito «ondivago». «Devo fare pressione con Scholz perché aiuti l’Ucraina e devo continuamente convincerlo che questo aiuto non è per noi ma per gli europei», ha ammesso il presidente ucraino. Ma Scholz ha mantenuto ferma la sua linea di prudenza: «Siamo il Paese europeo che fornisce il maggior sostegno finanziario e umanitario, ma anche il sostegno più concreto in termini di forniture di armi. È necessario affinché l’Ucraina possa difendersi, così come è necessario che questo sia sempre coordinato congiuntamente». Dopo avere incontrato Zelensky per la prima volta dallo scoppio della guerra, l’unico a menzionare la necessità di un cessate il fuoco è stato il premier ungherese, Viktor Orban. «L’Ungheria continuerà a fornire sostegno umanitario e finanziario all’Ucraina. Sosteniamo un cessate il fuoco immediato per prevenire ulteriori perdite di vite umane. L’Ungheria appartiene al campo della pace». Una bocciatura alla logica militare è arrivata anche davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dall’Alto rappresentante per gli affari del disarmo, Izumi Nakamitsu: «La prospettiva di una soluzione negoziata sembra scarsa finché l’attuale logica militare continua a prevalere. Il massiccio flusso di armi in qualsiasi situazione di conflitto armato aumenta i timori di escalation».
Nuova offensiva russa nel Lugansk
Il viaggio a Bruxelles del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha suscitato irritazione dalle parti di Mosca. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha affermato che la Russia dovrebbe realizzare un sistema per lo sviluppo dei droni.
Al momento Mosca sta ricevendo rifornimenti di droni militari dall’Iran. Proprio ieri, un rapporto investigativo diffuso dalla Cnn ha riferito che Teheran starebbe modificando i droni inviati alla Russia per far sì che le esplosioni possano infliggere il massimo danno agli obiettivi infrastrutturali ucraini. «Non abbiamo iniziato nessuna ostilità, stiamo cercando di porvi fine. Queste ostilità sono state avviate dai nazionalisti ucraini e da coloro che li hanno sostenuti nel 2014, quando è avvenuto il colpo di Stato; è così che tutto è iniziato, poi sono seguiti gli eventi in Crimea e nel Donbass», ha detto inoltre il capo del Cremlino, cercando di scaricare su Kiev le responsabilità del conflitto, per poi aggiungere: «Chi vive con i lupi deve ululare come un lupo».
Dal canto suo, l’ex presidente russo, Dmitry Medvedev, ha dichiarato che Mosca sarebbe pronta ad aumentare la produzione di carri armati come reazione alle forniture di armi occidentali a Kiev. «Ieri, il nostro nemico ha implorato aerei, missili e carri armati mentre era all’estero. Cosa dovremmo fare in risposta? È chiaro che in questo caso è naturale per noi aumentare la produzione di vari tipi di armi e attrezzature militari, compresi i carri armati moderni», ha dichiarato. «Stiamo parlando della produzione e modernizzazione di migliaia di carri armati», ha proseguito Medvedev. La Cnn ha riferito che finora Mosca avrebbe perso circa la metà dei propri tank (intorno alle duemila unità).
In questo clima teso, sta circolando su alcuni canali Telegram un video che mostra l’esecuzione di due prigionieri russi da parte di soldati ucraini con colpi di arma da fuoco alla testa. «Mentre Zelensky va in giro per le città europee, i nazisti rimasti a casa sparano sui prigionieri», ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. «Esattamente per questo il regime di Kiev è stato pagato per molti anni: per infettare il proprio popolo con un’ideologia nemica dell’umanità, per mettere le persone le une contro le altre, per la distruzione della società e dello Stato», ha aggiunto. Sempre ieri, il capo del Wagner Group, Yevgeny Prigozhin, ha annunciato che interromperà i reclutamenti tra i carcerati russi: ricordiamo che questa organizzazione di mercenari è accusata di violazione dei diritti umani in Ucraina e Africa. Nel frattempo, Mosca e Pechino hanno siglato un accordo intergovernativo sulle forniture di gas attraverso la rotta dell’Estremo Oriente.
Non si arrestano frattanto le operazioni belliche. Nella mattinata di ieri, si sono registrati attacchi russi contro la città di Zaporizhzhia. «Mantenete la calma e rimanete nei rifugi. Il nemico sta cercando di attaccare di nuovo. Si prega di non distribuire materiale fotografico e video», ha esortato l’amministrazione militare della regione. Non solo. Negli scorsi giorni, le truppe di Mosca hanno intensificato i propri attacchi nella regione di Lugansk, soprattutto nelle aree di Kupyansk e Lyman.
Secondo quanto riferito dalla Cnn, «nel suo ultimo aggiornamento pubblicato giovedì, lo stato maggiore ha affermato che 25 insediamenti sono stati colpiti dal fuoco dell’artiglieria e che le forze russe hanno effettuato diversi attacchi aerei nell’area». Precedentemente occupate dalle truppe di Mosca, Kupyansk e Lyman sono state riprese dalle forze ucraine a settembre scorso.
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Gara tra Ursula, Michel e Metsola nell’incitare gli Stati a fornire all’Ucraina caccia e missili a lungo raggio. Per i quali Volodymyr Zelensky annuncia già l’accordo con Parigi e Berlino. Uk più cauto: «Nessun invio in tempi rapidi».Crescono gli attacchi al confine con Kharkiv. Video choc di soldati ucraini che uccidono i nemici arresisi. Mosca: «Mentre il loro leader è in giro, i nazisti sparano ai prigionieri».Lo speciale contiene due articoli.Mentre gli analisti mettono in allarme su un nuovo inasprimento del conflitto, al Parlamento europeo si registra la grande escalation già concretamente avvenuta: quella nella «gara» a chi fornisce più aiuti militari e, soprattutto, i sistemi più avanzati. Le richieste di Zelensky erano partite da armi «difensive» e di recente si è arrivati ai migliori carrarmati prodotti dalle industrie dei diversi Paesi che li forniranno: il «colpo grosso» sono considerati i Leopard 2 di produzione tedesca, insieme agli Abrams Usa, che però ci metteranno molto ad arrivare. Zelensky si è presentato a Bruxelles con l’obiettivo, dichiarato, di ottenere «risultati». «Io non posso permettermi di tornare in patria senza dei risultati. Per sopravvivere abbiamo bisogno di armi e di aiuti finanziari», ha dichiarato il presidente ucraino. Nel pacco regalo Zelensky ha ottenuto la disponibilità a inserire i caccia, ultimo tassello che considera mancante per il suo ambizioso progetto di riprendersi anche il Donbass e la Crimea. Come si sa, Zelensky ha avuto infatti un incontro a Parigi con il presidente Macron e il cancelliere Scholz sul quale aleggia il mistero. Secondo il rappresentante di Kiev, «l’incontro è stata una riunione molto importante, la considero positiva. Sono state prese decisioni concrete che non intendo annunciare pubblicamente». «Dobbiamo valutare ciò che può essere inviato sul breve termine e corrisponde ai bisogni ucraini, è questo che determinerà la nostra volontà di inviare equipaggiamenti militari», ha chiarito Macron, senza però rispondere in merito alla richiesta di jet. «Non condividerò i piani ucraini perché non è il mio compito», si è limitato a dire.«La questione dei caccia e delle armi a lungo raggio per l’Ucraina è stata risolta», ha però comunicato in seguito il capo dell’ufficio presidenziale Andriy Yermak. Il vertice del Parlamento spinge affinché il desiderio del presidente ucraino sia realizzato in breve tempo. «Conosciamo il sacrificio che il vostro popolo ha sopportato per l’Europa e dobbiamo onorarlo non solo con le parole, ma anche con i fatti: con la volontà politica di garantire scambi commerciali più facili e con un processo di adesione il più rapido possibile. Con fondi per il vostro popolo, con aiuti per la ricostruzione, con l’addestramento delle vostre truppe. Con equipaggiamenti militari e sistemi di difesa di cui avete bisogno per vincere», ha dichiarato la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, aprendo la seduta plenaria straordinaria organizzata in occasione della visita del presidente ucraino. Su quali siano i sistemi necessari per vincere, Metsola non ha dubbi: «Gli Stati devono considerare, rapidamente, come passo successivo, fornire sistemi a lungo raggio e i jet necessari per proteggere la libertà che troppi hanno dato per scontata». Anche il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha ribadito l’impegno dell’Ue a fornire equipaggiamenti militari e ha evidenziato la necessità che le consegne siano il più rapide possibile, specie ora che i rischi di una nuova offensiva russa aumentano. Al coro si è unita la presidente della Commissione Ursula von der Leyen: «La vostra battaglia è una battaglia per la democrazia e per un’Europa libera. Non potremo mai eguagliare i vostri sacrifici. Ma possiamo difendervi e l’abbiamo fatto. Con 67 miliardi di euro di sostegno mobilitato per l’Ucraina e gli ucraini nell’ultimo anno». Il tono entusiastico della discussione non è stato condiviso dalla Gran Bretagna, sui cui accordi con Kiev Zelensky si era sbilanciato in sede europea. «Non abbiamo preso una decisione sui termini di una fornitura di jet, ma stiamo addestrando piloti ucraini», ha tenuto a precisare Downing Street. Il segretario britannico alla Difesa, Ben Wallace, ha escluso che il trasferimento di jet all’Ucraina, possa avvenire in tempi molto rapidi, spiegando che l’invio richiederebbe potenzialmente mesi. Il governo inglese ha asserito di essere «consapevole dei rischi di escalation» legati a un’eventuale fornitura di aerei da combattimento. Già deciso è invece l’invio di carri armati Challenger 2 e armi a più lungo raggio promessi a Kiev. Zelensky ha affrontato il tema del rapporto Germania-Ucraina, che ha definito «ondivago». «Devo fare pressione con Scholz perché aiuti l’Ucraina e devo continuamente convincerlo che questo aiuto non è per noi ma per gli europei», ha ammesso il presidente ucraino. Ma Scholz ha mantenuto ferma la sua linea di prudenza: «Siamo il Paese europeo che fornisce il maggior sostegno finanziario e umanitario, ma anche il sostegno più concreto in termini di forniture di armi. È necessario affinché l’Ucraina possa difendersi, così come è necessario che questo sia sempre coordinato congiuntamente». Dopo avere incontrato Zelensky per la prima volta dallo scoppio della guerra, l’unico a menzionare la necessità di un cessate il fuoco è stato il premier ungherese, Viktor Orban. «L’Ungheria continuerà a fornire sostegno umanitario e finanziario all’Ucraina. Sosteniamo un cessate il fuoco immediato per prevenire ulteriori perdite di vite umane. L’Ungheria appartiene al campo della pace». Una bocciatura alla logica militare è arrivata anche davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dall’Alto rappresentante per gli affari del disarmo, Izumi Nakamitsu: «La prospettiva di una soluzione negoziata sembra scarsa finché l’attuale logica militare continua a prevalere. Il massiccio flusso di armi in qualsiasi situazione di conflitto armato aumenta i timori di escalation». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ue-caccia-ucraina-2659397310.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="nuova-offensiva-russa-nel-lugansk" data-post-id="2659397310" data-published-at="1675984375" data-use-pagination="False"> Nuova offensiva russa nel Lugansk Il viaggio a Bruxelles del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha suscitato irritazione dalle parti di Mosca. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha affermato che la Russia dovrebbe realizzare un sistema per lo sviluppo dei droni. Al momento Mosca sta ricevendo rifornimenti di droni militari dall’Iran. Proprio ieri, un rapporto investigativo diffuso dalla Cnn ha riferito che Teheran starebbe modificando i droni inviati alla Russia per far sì che le esplosioni possano infliggere il massimo danno agli obiettivi infrastrutturali ucraini. «Non abbiamo iniziato nessuna ostilità, stiamo cercando di porvi fine. Queste ostilità sono state avviate dai nazionalisti ucraini e da coloro che li hanno sostenuti nel 2014, quando è avvenuto il colpo di Stato; è così che tutto è iniziato, poi sono seguiti gli eventi in Crimea e nel Donbass», ha detto inoltre il capo del Cremlino, cercando di scaricare su Kiev le responsabilità del conflitto, per poi aggiungere: «Chi vive con i lupi deve ululare come un lupo». Dal canto suo, l’ex presidente russo, Dmitry Medvedev, ha dichiarato che Mosca sarebbe pronta ad aumentare la produzione di carri armati come reazione alle forniture di armi occidentali a Kiev. «Ieri, il nostro nemico ha implorato aerei, missili e carri armati mentre era all’estero. Cosa dovremmo fare in risposta? È chiaro che in questo caso è naturale per noi aumentare la produzione di vari tipi di armi e attrezzature militari, compresi i carri armati moderni», ha dichiarato. «Stiamo parlando della produzione e modernizzazione di migliaia di carri armati», ha proseguito Medvedev. La Cnn ha riferito che finora Mosca avrebbe perso circa la metà dei propri tank (intorno alle duemila unità). In questo clima teso, sta circolando su alcuni canali Telegram un video che mostra l’esecuzione di due prigionieri russi da parte di soldati ucraini con colpi di arma da fuoco alla testa. «Mentre Zelensky va in giro per le città europee, i nazisti rimasti a casa sparano sui prigionieri», ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. «Esattamente per questo il regime di Kiev è stato pagato per molti anni: per infettare il proprio popolo con un’ideologia nemica dell’umanità, per mettere le persone le une contro le altre, per la distruzione della società e dello Stato», ha aggiunto. Sempre ieri, il capo del Wagner Group, Yevgeny Prigozhin, ha annunciato che interromperà i reclutamenti tra i carcerati russi: ricordiamo che questa organizzazione di mercenari è accusata di violazione dei diritti umani in Ucraina e Africa. Nel frattempo, Mosca e Pechino hanno siglato un accordo intergovernativo sulle forniture di gas attraverso la rotta dell’Estremo Oriente. Non si arrestano frattanto le operazioni belliche. Nella mattinata di ieri, si sono registrati attacchi russi contro la città di Zaporizhzhia. «Mantenete la calma e rimanete nei rifugi. Il nemico sta cercando di attaccare di nuovo. Si prega di non distribuire materiale fotografico e video», ha esortato l’amministrazione militare della regione. Non solo. Negli scorsi giorni, le truppe di Mosca hanno intensificato i propri attacchi nella regione di Lugansk, soprattutto nelle aree di Kupyansk e Lyman. Secondo quanto riferito dalla Cnn, «nel suo ultimo aggiornamento pubblicato giovedì, lo stato maggiore ha affermato che 25 insediamenti sono stati colpiti dal fuoco dell’artiglieria e che le forze russe hanno effettuato diversi attacchi aerei nell’area». Precedentemente occupate dalle truppe di Mosca, Kupyansk e Lyman sono state riprese dalle forze ucraine a settembre scorso.
L'immagine IA postata da Trump
Le dichiarazioni arrivano dopo il ritorno del presidente americano Donald Trump da Pechino. Il leader statunitense ha spiegato che eventuali nuove vendite di armi a Taipei «dipendono dalla Cina e costituiscono una buona carta negoziale». Mentre cresce la tensione tra Washington e Pechino sul dossier taiwanese, il Medio Oriente continua a vivere ore estremamente delicate. Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato di aver intercettato tre droni penetrati nel proprio spazio aereo. Secondo quanto riferito dal ministero della Difesa emiratino, due velivoli senza pilota sono stati abbattuti, mentre un terzo ha colpito un generatore elettrico situato all’esterno del perimetro interno della centrale nucleare di Barakah, nella regione di Al Dhafra. Le autorità emiratine hanno precisato che sono in corso indagini per stabilire l’origine dei droni e identificare i responsabili dell’operazione.
Nel frattempo emergono nuovi dettagli sui negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto regionale. Secondo l’agenzia iraniana Fars, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, Washington avrebbe presentato cinque condizioni per arrivare a un accordo con Teheran. Tra le richieste figurerebbero il trasferimento agli Stati Uniti di 400 chilogrammi di uranio arricchito iraniano, il mantenimento operativo di un solo sito nucleare e il mancato pagamento di risarcimenti o lo sblocco dei beni congelati appartenenti all’Iran. Sempre secondo Fars, gli Stati Uniti avrebbero inoltre subordinato la sospensione delle operazioni militari all’avvio ufficiale dei negoziati. L’Iran avrebbe risposto avanzando a sua volta cinque condizioni: la fine della guerra su tutti i fronti, soprattutto in Libano, la revoca delle sanzioni economiche, lo sblocco dei fondi congelati, il pagamento di risarcimenti per i danni subiti durante il conflitto e il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz. Posizioni di fatto inconciliabili.
Intanto Israele starebbe già preparando nuovi possibili raid contro obiettivi iraniani. Lo hanno riferito ad Associated Press due fonti informate, tra cui un ufficiale dell’esercito israeliano, precisando che i preparativi militari sarebbero coordinati con gli Stati Uniti. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, intervenendo davanti al proprio Gabinetto, ha dichiarato: «Siamo preparati a qualsiasi scenario». Poi ha aggiunto: «Donald Trump deve prendere una decisione. Se decidesse di riprendere le ostilità con l’Iran, è probabile che Israele verrà chiamato a partecipare». Quest’ultima dichiarazione fa riferimento a una telefonata, durata più di mezz’ora, avvenuta ieri tra Netanyahu e Trump e conclusasi a ridosso dell’inizio della riunione di gabinetto israeliano.
Nelle stesse ore Donald Trump è tornato a minacciare apertamente Teheran, questa volta utilizzando un’immagine generata con l’intelligenza artificiale pubblicata sulla piattaforma Truth. La foto mostra il presidente americano con il tradizionale cappellino Maga mentre punta il dito verso la telecamera, circondato da navi da guerra in mezzo a un mare agitato. Su diverse imbarcazioni compaiono bandiere iraniane, mentre sullo sfondo si addensano nuvole scure. Ad accompagnare l’immagine la frase: «La calma prima della tempesta». Poi in un altro post ha aggiunto: « Non rimarrà nulla dell’Iran se non accetterà un accordo».
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Un palazzo colpito dall'attacco dei droni ucraini su Mosca (Ansa)
La rappresaglia segue il massiccio raid russo sulla capitale ucraina giovedì, in cui sono state uccise 24 persone. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che già giovedì aveva promesso una reazione, ieri ha commentato: «Le nostre risposte al prolungamento della guerra da parte della Russia e agli attacchi contro le nostre città e comunità sono del tutto giustificate». E con «i droni che hanno raggiunto la regione di Mosca», il messaggio lanciato alla Russia è che «il Paese deve porre fine alla guerra». Il leader di Kiev, ringraziando «l’Sbu (Servizio di sicurezza ucraino, ndr) e tutte le forze di Difesa per la loro precisione», ha anche ricordato la serie di attacchi subiti dall’Ucraina. «Questa settimana (la scorsa settimana, ndr) i russi hanno lanciato contro l’Ucraina oltre 3.170 droni d’attacco, più di 1.300 bombe aeree guidate e 74 missili di vario tipo. Molti edifici residenziali e altre infrastrutture civili sono stati colpiti. Purtroppo, 52 persone sono rimaste uccise a seguito degli attacchi».
I numeri degli attacchi di ieri sulla Russia sono stati invece resi noti dal ministero della Difesa russo: sono stati abbattuti 556 velivoli senza pilota nella notte, tra le 22 e le 7; mentre altri 30 sono stati intercettati nella mattinata, le 7 e le 9. Oltre alla Crimea annessa, al Mar Nero e al Mar d’Azov, sono state 14 le regioni russe coinvolte dai raid. Particolarmente bersagliata è stata Mosca, con gli attacchi che hanno danneggiato diverse abitazioni e infrastrutture. Il sindaco Sergey Sobyanin, stando a quanto riferito dalla Tass, ha comunicato che la difesa aerea ha distrutto oltre 120 droni diretti nella capitale. Il bilancio è di quattro morti: tre nella periferia di Mosca e una nella regione di Belgorod. E con gli allarmi in corso, le prime restrizioni hanno coinvolto gli aeroporti e i voli diretti nella capitale russa: 51 aerei sono stati dirottati verso altre destinazioni, mentre 32 voli in partenza sono stati rimandati. Anche una linea ferroviaria sarebbe stata danneggiata in un sobborgo di Mosca.
Sono diversi i video che testimoniano gli attacchi: in uno si vede un velivolo senza pilota schiantarsi contro un edificio; un altro mostra un drone colpire un condominio a Krasnogorsk, un sobborgo di Mosca. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha invece condiviso su X un filmato che conferma l’attacco alla raffineria di Kapotnya, nella regione di Mosca. Ed è qui che, secondo Sobyanin, sono state ferite 12 persone, «per lo più operai».
Nel rendere noti i principali target, il ministero della Difesa ucraino ha dichiarato che «la guerra sta tornando da dove è venuta». A fare l’elenco dei bersagli è stato il Servizio di sicurezza ucraino: «Nella regione di Mosca sono stati colpiti lo stabilimento Angstrom, che fornisce semiconduttori al complesso militare-industriale della Federazione Russa ed è soggetto a sanzioni statunitensi; la raffineria di Mosca; la stazione di pompaggio petrolifera Sonechnogorskaya; la stazione di pompaggio del petrolio Volodarskoe». Invece «nella Crimea temporaneamente occupata» sono state attaccate «le infrastrutture e i sistemi di difesa aerea della base aerea militare di «Belbek», in particolare: il sistema antiaereo Pantsir-S2; l’hangar con radar per il sistema S-400; il sistema di controllo droni Orion e la stazione di controllo droni a terra Forpost; una stazione di trasmissione dati terra-aria; la torre di controllo e l’hangar presso l’aeroporto Belbek».
Dall’altra parte, nella notte, le difese ucraine, su 287 droni lanciati dalla Russia, ne hanno intercettati 279. A seguito dei raid sono scoppiati alcuni incendi a Dnipro, mentre a Kharkiv a essere stati danneggiati sono stati alcuni edifici residenziali, le automobili e l’illuminazione pubblica.
Un elemento che aggiunge ulteriore tensione è la minaccia che intravede Zelensky all’orizzonte. Ha infatti confermato che «i russi hanno semplificato l’accesso alla cittadinanza per le persone originarie» della Transnistria, la regione separatista filorussa della Moldavia. Lo scopo sarebbe «non solo di cercare nuovi soldati» visto che «la cittadinanza comporta anche l’obbligo militare», ma pure «il modo della Russia di rivendicare il territorio della Transnistria».
Il leader di Kiev ha continuato intanto ad avanzare richieste all’Europa. Su X ha scritto infatti che serve «una maggiore protezione», dunque «l’iniziativa Purl e gli ulteriori contributi per i missili antibalistici sono fondamentali. Ed è altrettanto importante lavorare in Europa per una protezione congiunta contro i missili balistici». Dall’altra parte invece Mosca ha commentato positivamente l’eventuale apertura del dialogo tra la Russia e l’Ue. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov ha affermato che tale iniziativa è «negli interessi della Russia», specificando però che Mosca «non ha avviato la fine del dialogo con l’Europa». Ha però aggiunto che se i leader europei vogliono sul serio parlare con il presidente russo, Vladimir Putin, «possono telefonargli». Peskov ha poi confermato che l’Alto rappresentante dell’Ue, Kaja Kallas, non può svolgere un ruolo da mediatore sulla fine del conflitto: «Non è nell’interesse di Kallas, fare la negoziatrice». Anche perché «non sarà facile per lei» visto che «Putin ha detto che potrebbe essere chiunque non abbia detto cose negative».
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Luca Signorelli con Sergio Mattarella e Giorgia Meloni (Ansa)
«L’Italia non è morta, c’è ancora». Sono le parole di Luca Signorelli, l’eroe di Modena che fermando l’aggressore, con il suo coraggioso gesto, è riuscito a far scorgere un po’ di bellezza anche all’interno di una tragedia come questa. Lo ha colto subito il presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ieri incontrandolo a Modena lo ha stretto in un abbraccio. «Ciò che rende eroica una persona normale è l’istante in cui il cuore sceglie di fare il bene, anche quando questo comporta un rischio. Gli eroi, in fondo, non sono persone straordinarie: sono uomini e donne comuni che, in un momento decisivo, mettono ciò che è giusto davanti a sé stessi. Ed è proprio in quella scelta, così umana e così luminosa, che una vita normale diventa esempio e lascia un segno destinato a restare. Grazie Luca» ha scritto il premier sui social. Meloni ieri sarebbe dovuta essere a Cipro ma presto al mattino ha deciso di annullare tutto e di unirsi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita dai feriti per mostrare vicinanza.
È anche ai medici che Mattarella e Meloni mostrano sincera gratitudine recandosi prima nell’ospedale di Modena e poi in quello di Bologna.
In entrambe le strutture hanno incontrato l’equipe dei medici che assistono i feriti, il personale del 118 e i familiari dei feriti presenti all’ospedale. «È stata una prova di integrazione di diversi comportamenti numerosi, ma tutti perfettamente integrati e coordinati», ha detto il presidente della Repubblica parlando dei soccorsi con il personale evidenziando l’ottima capacità di dialogo tra il Baggiovara di Modena e il Maggiore di Bologna. «Grazie per quello che fate in questa circostanza drammatica ma anche abitualmente» ha detto il capo dello Stato, aggiungendo: «Siamo consapevoli di ciò che fate ogni giorno». Parole riferite, in quanto le visite di presidente e premier si sono intrattenute in formula esclusivamente privata. A Modena hanno visitato, oltre i ai familiari dei feriti, anche i due coniugi investiti insieme. Per il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale la visita di Mattarella e Meloni «fa piacere a tutta la comunità modenese ed emiliano-romagnola ed è un segnale di unità nazionale».
«Vogliamo ringraziare il presidente della Repubblica e la presidente Meloni per essere venuti insieme, un segnale molto importante di vicinanza ai familiari e alle vittime di questa tremenda tragedia che è avvenuta a Modena». Così il sindaco di Bologna Matteo Lepore accogliendo le due autorità.
Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ieri si è recato a Modena ma per andare in prefettura. Lì si è espresso anche sul merito della tragedia. «Non c’è stato poliziotto, operatore sanitario o non so chi altri che non abbia saputo dimostrare in una circostanza del genere, tragica e complicatissima, una capacità di reazione di cui in qualche modo possiamo essere orgogliosi» ha spiegato elogiando in primis la «reazione corale ed efficace dei cittadini». L’episodio per il ministro è frutto di una «situazione di disagio psichiatrico, anche se», ha subito puntualizzato, «non cambia la tragicità degli effetti per quello che è successo». Piantedosi ha anche sottolineato: «Ci conforta che non c’era nulla che ci fosse sfuggito dal punto di vista della prevenzione antiterrorismo, questo lo voglio dire perché la città deve stare tranquilla da questo punto di vista». Insomma per il ministro «l’episodio è stato drammatico, tragico, importante, le istituzioni però hanno reagito».
Commenta poi le parole del vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini che ha «dato mandato a un gruppo di giuristi di rifinire le proposte sulla sicurezza presentate nei giorni scorsi dalle europarlamentari del suo partito, a partire dalla revoca del permesso di soggiorno agli stranieri che commettono reati, con immediata espulsione».
«Col ministro Salvini ho lavorato e credo che con i fatti abbia dimostrato di condividere questa attenzione per certi fenomeni, una gestione più sostenibile dell’immigrazione irregolare o dell’immigrazione in generale per motivi di sicurezza. Qui però è un’altra cosa. Stiamo parlando di altro» ha ribattuto Piantedosi.
Ad ogni modo la Lega e il gruppo dei Patrioti al Parlamento europeo hanno chiesto di discutere i fatti di Modena in aula a Strasburgo. Domani gli europarlamentari leghisti domanderanno al presidente del Parlamento Roberta Metsola di aggiungere ai temi della plenaria di Strasburgo il dibattito sugli «attacchi terroristici di Modena: necessità urgente degli Stati membri di intensificare le misure contro l’islamismo domestico e di rendere più stringenti i criteri di rilascio delle cittadinanze». Furiose le opposizioni che hanno accusato Salvini di «speculare sulla tragedia di Modena». Per il vicepremier «le seconde generazioni che rifiutano la lingua, la cultura, la tradizione e soprattutto la legge del nostro Paese non sono un’opportunità ma un problema». E poi: «Se la fiducia viene meno e tu commetti un reato grave un Paese serio ti revoca il permesso di soggiorno, la cittadinanza e ti espelle immediatamente. È legittima difesa».
«Ho soccorso col laccio emostatico»
La procedura, quando ci sono di mezzo le forze speciali, è sempre la stessa. Puoi parlarci a patto di non rivelare la loro identità. Perfino quando salvano delle persone non puoi svelare il loro nome e cognome. Sono le regole. E, per parlare con gli uomini del Nono col Moschin, bisogna accettarle. «A breve ti passeremo l’ufficiale che ha messo il tourniquet alla signora che è stata falciata a Modena», ci dicono. «Potrai chiamarlo Stefano». E così faremo.
Quando si collega, Stefano ha una voce calma. Non facciamo in tempo a porgli la prima domanda che inizia a raccontare: «Sabato mi trovavo in centro a Modena perché ero in licenza. Volevo raggiungere un negozio e stavo percorrendo via Emilia verso largo Garibaldi. Già all’altezza di corso Canal grande, però, ho cominciato a vedere moltissima gente e pensavo ci fosse un qualche tipo intrattenimento». Immagina ci sia qualcuno che balli la break dance o un cantante in grado di affascinare il suo pubblico. Cambia strada e decide di andare a vedere ciò che sta accadendo. Arrivato, però, trova uno spettacolo molto diverso da ciò che si aspettava: «Non appena ho iniziato ad avvicinarmi, ho cominciato a veder persone scioccate che urlavano e una signora che aveva perso le gambe».
La macchina dell’aspirante killer, mezza distrutta, è ancora lì quando arriva Stefano. «La signora aveva le gambe amputate. Non erano tranciate di netto ma erano sbrandellate. Fortunatamente, per deformazione professionale, avevo con me un tourniquet (un laccio emostatico che va stretto attorno agli arti, ndr). Ho buttato a terra lo zaino, ho preso questo strumento, l’ho messo sulla gamba sinistra della signora e ho cominciato a stringere. Io mi occupavo della sua gamba sinistra. Per la destra, invece, c’era un paramedico che era riuscito a recuperare delle cinture di pantaloni per provare a bloccare l’emorragia». Sono pochi minuti che però sembrano durare un’eternità. L’ufficiale del Nono termina di medicare la donna, si sposta di qualche passo e rialza la testa. «Non appena l’ho fatto ho visto gli altri feriti». Tra questi gli appare anche Luca Signorelli, l’uomo che per primo è riuscito a fermare Salim El Koudri: «Anche lui urlava perché era stato aggredito».
Dopo aver applicato il tourniquet, Stefano chiama i soccorsi: «Li ho aspettati insieme alle altre persone che erano intervenute insieme a me. Anche se ci hanno raggiunto in fretta sembrava che non dovessero arrivare mai».
Un eroe? Certo. Eppure Stefano si schermisce: «Come militare dell’esercito italiano sono abituato a gestire queste cose. Mi porto sempre dietro il tourniquet sperando che non serva e, soprattutto, prego il Signore che io sia in grado di usarlo in ogni contesto. Tutto è figlio dell’addestramento e noi del Nono col Moschin ne facciamo tanto, soprattutto per quando riguarda gli scenari medic. Credo che la preparazione che mi è stata fornita abbia fatto la differenza».
Dopo l’intervento di sabato, Stefano ha mangiato poco e, forse, ha dormito ancora meno: «Ho pensato tutto il tempo a quella signora, se sarebbe riuscita a salvarsi oppure no». Cosa resta di tutto questo? «La speranza che la persona si salvi e che il mio caso è la dimostrazione che la nostra forza armata c’è sempre. Lo diciamo ma è importante anche dimostrarlo. Io, come tanti altri militari come me in altre situazioni, c’ero». Lo ringraziamo per l’intervista e per l’intervento di sabato: «Non c’è bisogno di dire “grazie”. Per me, e per chiunque è al servizio dello Stato, è una cosa normale».
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