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2023-02-10
Pressing dell’Ue per dare i jet a Kiev. Ma ora Londra frena: nulla di deciso
Roberta Metsola e Ursula von der Leyen (Getty Images)
Mentre gli analisti mettono in allarme su un nuovo inasprimento del conflitto, al Parlamento europeo si registra la grande escalation già concretamente avvenuta: quella nella «gara» a chi fornisce più aiuti militari e, soprattutto, i sistemi più avanzati. Le richieste di Zelensky erano partite da armi «difensive» e di recente si è arrivati ai migliori carrarmati prodotti dalle industrie dei diversi Paesi che li forniranno: il «colpo grosso» sono considerati i Leopard 2 di produzione tedesca, insieme agli Abrams Usa, che però ci metteranno molto ad arrivare.
Zelensky si è presentato a Bruxelles con l’obiettivo, dichiarato, di ottenere «risultati». «Io non posso permettermi di tornare in patria senza dei risultati. Per sopravvivere abbiamo bisogno di armi e di aiuti finanziari», ha dichiarato il presidente ucraino. Nel pacco regalo Zelensky ha ottenuto la disponibilità a inserire i caccia, ultimo tassello che considera mancante per il suo ambizioso progetto di riprendersi anche il Donbass e la Crimea.
Come si sa, Zelensky ha avuto infatti un incontro a Parigi con il presidente Macron e il cancelliere Scholz sul quale aleggia il mistero. Secondo il rappresentante di Kiev, «l’incontro è stata una riunione molto importante, la considero positiva. Sono state prese decisioni concrete che non intendo annunciare pubblicamente». «Dobbiamo valutare ciò che può essere inviato sul breve termine e corrisponde ai bisogni ucraini, è questo che determinerà la nostra volontà di inviare equipaggiamenti militari», ha chiarito Macron, senza però rispondere in merito alla richiesta di jet. «Non condividerò i piani ucraini perché non è il mio compito», si è limitato a dire.
«La questione dei caccia e delle armi a lungo raggio per l’Ucraina è stata risolta», ha però comunicato in seguito il capo dell’ufficio presidenziale Andriy Yermak. Il vertice del Parlamento spinge affinché il desiderio del presidente ucraino sia realizzato in breve tempo. «Conosciamo il sacrificio che il vostro popolo ha sopportato per l’Europa e dobbiamo onorarlo non solo con le parole, ma anche con i fatti: con la volontà politica di garantire scambi commerciali più facili e con un processo di adesione il più rapido possibile. Con fondi per il vostro popolo, con aiuti per la ricostruzione, con l’addestramento delle vostre truppe. Con equipaggiamenti militari e sistemi di difesa di cui avete bisogno per vincere», ha dichiarato la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, aprendo la seduta plenaria straordinaria organizzata in occasione della visita del presidente ucraino. Su quali siano i sistemi necessari per vincere, Metsola non ha dubbi: «Gli Stati devono considerare, rapidamente, come passo successivo, fornire sistemi a lungo raggio e i jet necessari per proteggere la libertà che troppi hanno dato per scontata». Anche il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha ribadito l’impegno dell’Ue a fornire equipaggiamenti militari e ha evidenziato la necessità che le consegne siano il più rapide possibile, specie ora che i rischi di una nuova offensiva russa aumentano. Al coro si è unita la presidente della Commissione Ursula von der Leyen: «La vostra battaglia è una battaglia per la democrazia e per un’Europa libera. Non potremo mai eguagliare i vostri sacrifici. Ma possiamo difendervi e l’abbiamo fatto. Con 67 miliardi di euro di sostegno mobilitato per l’Ucraina e gli ucraini nell’ultimo anno». Il tono entusiastico della discussione non è stato condiviso dalla Gran Bretagna, sui cui accordi con Kiev Zelensky si era sbilanciato in sede europea. «Non abbiamo preso una decisione sui termini di una fornitura di jet, ma stiamo addestrando piloti ucraini», ha tenuto a precisare Downing Street. Il segretario britannico alla Difesa, Ben Wallace, ha escluso che il trasferimento di jet all’Ucraina, possa avvenire in tempi molto rapidi, spiegando che l’invio richiederebbe potenzialmente mesi.
Il governo inglese ha asserito di essere «consapevole dei rischi di escalation» legati a un’eventuale fornitura di aerei da combattimento. Già deciso è invece l’invio di carri armati Challenger 2 e armi a più lungo raggio promessi a Kiev. Zelensky ha affrontato il tema del rapporto Germania-Ucraina, che ha definito «ondivago». «Devo fare pressione con Scholz perché aiuti l’Ucraina e devo continuamente convincerlo che questo aiuto non è per noi ma per gli europei», ha ammesso il presidente ucraino. Ma Scholz ha mantenuto ferma la sua linea di prudenza: «Siamo il Paese europeo che fornisce il maggior sostegno finanziario e umanitario, ma anche il sostegno più concreto in termini di forniture di armi. È necessario affinché l’Ucraina possa difendersi, così come è necessario che questo sia sempre coordinato congiuntamente». Dopo avere incontrato Zelensky per la prima volta dallo scoppio della guerra, l’unico a menzionare la necessità di un cessate il fuoco è stato il premier ungherese, Viktor Orban. «L’Ungheria continuerà a fornire sostegno umanitario e finanziario all’Ucraina. Sosteniamo un cessate il fuoco immediato per prevenire ulteriori perdite di vite umane. L’Ungheria appartiene al campo della pace». Una bocciatura alla logica militare è arrivata anche davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dall’Alto rappresentante per gli affari del disarmo, Izumi Nakamitsu: «La prospettiva di una soluzione negoziata sembra scarsa finché l’attuale logica militare continua a prevalere. Il massiccio flusso di armi in qualsiasi situazione di conflitto armato aumenta i timori di escalation».
Nuova offensiva russa nel Lugansk
Il viaggio a Bruxelles del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha suscitato irritazione dalle parti di Mosca. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha affermato che la Russia dovrebbe realizzare un sistema per lo sviluppo dei droni.
Al momento Mosca sta ricevendo rifornimenti di droni militari dall’Iran. Proprio ieri, un rapporto investigativo diffuso dalla Cnn ha riferito che Teheran starebbe modificando i droni inviati alla Russia per far sì che le esplosioni possano infliggere il massimo danno agli obiettivi infrastrutturali ucraini. «Non abbiamo iniziato nessuna ostilità, stiamo cercando di porvi fine. Queste ostilità sono state avviate dai nazionalisti ucraini e da coloro che li hanno sostenuti nel 2014, quando è avvenuto il colpo di Stato; è così che tutto è iniziato, poi sono seguiti gli eventi in Crimea e nel Donbass», ha detto inoltre il capo del Cremlino, cercando di scaricare su Kiev le responsabilità del conflitto, per poi aggiungere: «Chi vive con i lupi deve ululare come un lupo».
Dal canto suo, l’ex presidente russo, Dmitry Medvedev, ha dichiarato che Mosca sarebbe pronta ad aumentare la produzione di carri armati come reazione alle forniture di armi occidentali a Kiev. «Ieri, il nostro nemico ha implorato aerei, missili e carri armati mentre era all’estero. Cosa dovremmo fare in risposta? È chiaro che in questo caso è naturale per noi aumentare la produzione di vari tipi di armi e attrezzature militari, compresi i carri armati moderni», ha dichiarato. «Stiamo parlando della produzione e modernizzazione di migliaia di carri armati», ha proseguito Medvedev. La Cnn ha riferito che finora Mosca avrebbe perso circa la metà dei propri tank (intorno alle duemila unità).
In questo clima teso, sta circolando su alcuni canali Telegram un video che mostra l’esecuzione di due prigionieri russi da parte di soldati ucraini con colpi di arma da fuoco alla testa. «Mentre Zelensky va in giro per le città europee, i nazisti rimasti a casa sparano sui prigionieri», ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. «Esattamente per questo il regime di Kiev è stato pagato per molti anni: per infettare il proprio popolo con un’ideologia nemica dell’umanità, per mettere le persone le une contro le altre, per la distruzione della società e dello Stato», ha aggiunto. Sempre ieri, il capo del Wagner Group, Yevgeny Prigozhin, ha annunciato che interromperà i reclutamenti tra i carcerati russi: ricordiamo che questa organizzazione di mercenari è accusata di violazione dei diritti umani in Ucraina e Africa. Nel frattempo, Mosca e Pechino hanno siglato un accordo intergovernativo sulle forniture di gas attraverso la rotta dell’Estremo Oriente.
Non si arrestano frattanto le operazioni belliche. Nella mattinata di ieri, si sono registrati attacchi russi contro la città di Zaporizhzhia. «Mantenete la calma e rimanete nei rifugi. Il nemico sta cercando di attaccare di nuovo. Si prega di non distribuire materiale fotografico e video», ha esortato l’amministrazione militare della regione. Non solo. Negli scorsi giorni, le truppe di Mosca hanno intensificato i propri attacchi nella regione di Lugansk, soprattutto nelle aree di Kupyansk e Lyman.
Secondo quanto riferito dalla Cnn, «nel suo ultimo aggiornamento pubblicato giovedì, lo stato maggiore ha affermato che 25 insediamenti sono stati colpiti dal fuoco dell’artiglieria e che le forze russe hanno effettuato diversi attacchi aerei nell’area». Precedentemente occupate dalle truppe di Mosca, Kupyansk e Lyman sono state riprese dalle forze ucraine a settembre scorso.
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Gara tra Ursula, Michel e Metsola nell’incitare gli Stati a fornire all’Ucraina caccia e missili a lungo raggio. Per i quali Volodymyr Zelensky annuncia già l’accordo con Parigi e Berlino. Uk più cauto: «Nessun invio in tempi rapidi».Crescono gli attacchi al confine con Kharkiv. Video choc di soldati ucraini che uccidono i nemici arresisi. Mosca: «Mentre il loro leader è in giro, i nazisti sparano ai prigionieri».Lo speciale contiene due articoli.Mentre gli analisti mettono in allarme su un nuovo inasprimento del conflitto, al Parlamento europeo si registra la grande escalation già concretamente avvenuta: quella nella «gara» a chi fornisce più aiuti militari e, soprattutto, i sistemi più avanzati. Le richieste di Zelensky erano partite da armi «difensive» e di recente si è arrivati ai migliori carrarmati prodotti dalle industrie dei diversi Paesi che li forniranno: il «colpo grosso» sono considerati i Leopard 2 di produzione tedesca, insieme agli Abrams Usa, che però ci metteranno molto ad arrivare. Zelensky si è presentato a Bruxelles con l’obiettivo, dichiarato, di ottenere «risultati». «Io non posso permettermi di tornare in patria senza dei risultati. Per sopravvivere abbiamo bisogno di armi e di aiuti finanziari», ha dichiarato il presidente ucraino. Nel pacco regalo Zelensky ha ottenuto la disponibilità a inserire i caccia, ultimo tassello che considera mancante per il suo ambizioso progetto di riprendersi anche il Donbass e la Crimea. Come si sa, Zelensky ha avuto infatti un incontro a Parigi con il presidente Macron e il cancelliere Scholz sul quale aleggia il mistero. Secondo il rappresentante di Kiev, «l’incontro è stata una riunione molto importante, la considero positiva. Sono state prese decisioni concrete che non intendo annunciare pubblicamente». «Dobbiamo valutare ciò che può essere inviato sul breve termine e corrisponde ai bisogni ucraini, è questo che determinerà la nostra volontà di inviare equipaggiamenti militari», ha chiarito Macron, senza però rispondere in merito alla richiesta di jet. «Non condividerò i piani ucraini perché non è il mio compito», si è limitato a dire.«La questione dei caccia e delle armi a lungo raggio per l’Ucraina è stata risolta», ha però comunicato in seguito il capo dell’ufficio presidenziale Andriy Yermak. Il vertice del Parlamento spinge affinché il desiderio del presidente ucraino sia realizzato in breve tempo. «Conosciamo il sacrificio che il vostro popolo ha sopportato per l’Europa e dobbiamo onorarlo non solo con le parole, ma anche con i fatti: con la volontà politica di garantire scambi commerciali più facili e con un processo di adesione il più rapido possibile. Con fondi per il vostro popolo, con aiuti per la ricostruzione, con l’addestramento delle vostre truppe. Con equipaggiamenti militari e sistemi di difesa di cui avete bisogno per vincere», ha dichiarato la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, aprendo la seduta plenaria straordinaria organizzata in occasione della visita del presidente ucraino. Su quali siano i sistemi necessari per vincere, Metsola non ha dubbi: «Gli Stati devono considerare, rapidamente, come passo successivo, fornire sistemi a lungo raggio e i jet necessari per proteggere la libertà che troppi hanno dato per scontata». Anche il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha ribadito l’impegno dell’Ue a fornire equipaggiamenti militari e ha evidenziato la necessità che le consegne siano il più rapide possibile, specie ora che i rischi di una nuova offensiva russa aumentano. Al coro si è unita la presidente della Commissione Ursula von der Leyen: «La vostra battaglia è una battaglia per la democrazia e per un’Europa libera. Non potremo mai eguagliare i vostri sacrifici. Ma possiamo difendervi e l’abbiamo fatto. Con 67 miliardi di euro di sostegno mobilitato per l’Ucraina e gli ucraini nell’ultimo anno». Il tono entusiastico della discussione non è stato condiviso dalla Gran Bretagna, sui cui accordi con Kiev Zelensky si era sbilanciato in sede europea. «Non abbiamo preso una decisione sui termini di una fornitura di jet, ma stiamo addestrando piloti ucraini», ha tenuto a precisare Downing Street. Il segretario britannico alla Difesa, Ben Wallace, ha escluso che il trasferimento di jet all’Ucraina, possa avvenire in tempi molto rapidi, spiegando che l’invio richiederebbe potenzialmente mesi. Il governo inglese ha asserito di essere «consapevole dei rischi di escalation» legati a un’eventuale fornitura di aerei da combattimento. Già deciso è invece l’invio di carri armati Challenger 2 e armi a più lungo raggio promessi a Kiev. Zelensky ha affrontato il tema del rapporto Germania-Ucraina, che ha definito «ondivago». «Devo fare pressione con Scholz perché aiuti l’Ucraina e devo continuamente convincerlo che questo aiuto non è per noi ma per gli europei», ha ammesso il presidente ucraino. Ma Scholz ha mantenuto ferma la sua linea di prudenza: «Siamo il Paese europeo che fornisce il maggior sostegno finanziario e umanitario, ma anche il sostegno più concreto in termini di forniture di armi. È necessario affinché l’Ucraina possa difendersi, così come è necessario che questo sia sempre coordinato congiuntamente». Dopo avere incontrato Zelensky per la prima volta dallo scoppio della guerra, l’unico a menzionare la necessità di un cessate il fuoco è stato il premier ungherese, Viktor Orban. «L’Ungheria continuerà a fornire sostegno umanitario e finanziario all’Ucraina. Sosteniamo un cessate il fuoco immediato per prevenire ulteriori perdite di vite umane. L’Ungheria appartiene al campo della pace». Una bocciatura alla logica militare è arrivata anche davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dall’Alto rappresentante per gli affari del disarmo, Izumi Nakamitsu: «La prospettiva di una soluzione negoziata sembra scarsa finché l’attuale logica militare continua a prevalere. Il massiccio flusso di armi in qualsiasi situazione di conflitto armato aumenta i timori di escalation». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ue-caccia-ucraina-2659397310.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="nuova-offensiva-russa-nel-lugansk" data-post-id="2659397310" data-published-at="1675984375" data-use-pagination="False"> Nuova offensiva russa nel Lugansk Il viaggio a Bruxelles del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha suscitato irritazione dalle parti di Mosca. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha affermato che la Russia dovrebbe realizzare un sistema per lo sviluppo dei droni. Al momento Mosca sta ricevendo rifornimenti di droni militari dall’Iran. Proprio ieri, un rapporto investigativo diffuso dalla Cnn ha riferito che Teheran starebbe modificando i droni inviati alla Russia per far sì che le esplosioni possano infliggere il massimo danno agli obiettivi infrastrutturali ucraini. «Non abbiamo iniziato nessuna ostilità, stiamo cercando di porvi fine. Queste ostilità sono state avviate dai nazionalisti ucraini e da coloro che li hanno sostenuti nel 2014, quando è avvenuto il colpo di Stato; è così che tutto è iniziato, poi sono seguiti gli eventi in Crimea e nel Donbass», ha detto inoltre il capo del Cremlino, cercando di scaricare su Kiev le responsabilità del conflitto, per poi aggiungere: «Chi vive con i lupi deve ululare come un lupo». Dal canto suo, l’ex presidente russo, Dmitry Medvedev, ha dichiarato che Mosca sarebbe pronta ad aumentare la produzione di carri armati come reazione alle forniture di armi occidentali a Kiev. «Ieri, il nostro nemico ha implorato aerei, missili e carri armati mentre era all’estero. Cosa dovremmo fare in risposta? È chiaro che in questo caso è naturale per noi aumentare la produzione di vari tipi di armi e attrezzature militari, compresi i carri armati moderni», ha dichiarato. «Stiamo parlando della produzione e modernizzazione di migliaia di carri armati», ha proseguito Medvedev. La Cnn ha riferito che finora Mosca avrebbe perso circa la metà dei propri tank (intorno alle duemila unità). In questo clima teso, sta circolando su alcuni canali Telegram un video che mostra l’esecuzione di due prigionieri russi da parte di soldati ucraini con colpi di arma da fuoco alla testa. «Mentre Zelensky va in giro per le città europee, i nazisti rimasti a casa sparano sui prigionieri», ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. «Esattamente per questo il regime di Kiev è stato pagato per molti anni: per infettare il proprio popolo con un’ideologia nemica dell’umanità, per mettere le persone le une contro le altre, per la distruzione della società e dello Stato», ha aggiunto. Sempre ieri, il capo del Wagner Group, Yevgeny Prigozhin, ha annunciato che interromperà i reclutamenti tra i carcerati russi: ricordiamo che questa organizzazione di mercenari è accusata di violazione dei diritti umani in Ucraina e Africa. Nel frattempo, Mosca e Pechino hanno siglato un accordo intergovernativo sulle forniture di gas attraverso la rotta dell’Estremo Oriente. Non si arrestano frattanto le operazioni belliche. Nella mattinata di ieri, si sono registrati attacchi russi contro la città di Zaporizhzhia. «Mantenete la calma e rimanete nei rifugi. Il nemico sta cercando di attaccare di nuovo. Si prega di non distribuire materiale fotografico e video», ha esortato l’amministrazione militare della regione. Non solo. Negli scorsi giorni, le truppe di Mosca hanno intensificato i propri attacchi nella regione di Lugansk, soprattutto nelle aree di Kupyansk e Lyman. Secondo quanto riferito dalla Cnn, «nel suo ultimo aggiornamento pubblicato giovedì, lo stato maggiore ha affermato che 25 insediamenti sono stati colpiti dal fuoco dell’artiglieria e che le forze russe hanno effettuato diversi attacchi aerei nell’area». Precedentemente occupate dalle truppe di Mosca, Kupyansk e Lyman sono state riprese dalle forze ucraine a settembre scorso.
Il baritono Luca Salsi ci guida alla scoperta del genio di Giuseppe Verdi attraverso tre opere che lo vedono protagonista al Teatro alla Scala di Milano. Da Nabucodonosor, primo grande successo del Cigno di Busseto, al penultimo capolavoro, Otello. Un titolo attesissimo per l’inaugurazione della prossima stagione, il 7 dicembre 2026.
Un duello tra Lautaro Martinez e Scott McTominay durante Inter-Napoli della scorsa stagione (Getty Images)
A nemmeno due settimane di distanza dalla fine del campionato, la Serie A versione 2026/2027 ha già preso forma con la tradizionale compilazione del calendario. Per il secondo anno consecutivo il Teatro Regio di Parma, nell'ambito del Festival della Serie A, ha ospitato la cerimonia che ha svelato le 38 giornate della prossima stagione.
Il campionato scatterà nel weekend del 22-23 agosto e si concluderà il 29-30 maggio 2027. Confermato il calendario asimmetrico tra andata e ritorno, mentre la principale novità riguarda le soste per le nazionali: tra fine settembre e inizio ottobre ci sarà una pausa unica di due settimane consecutive, alle quali si aggiungeranno gli stop di novembre e marzo. Previsti inoltre due turni infrasettimanali, il 28 ottobre e il 6 gennaio, oltre alla sosta natalizia del 26 e 27 dicembre.
L'avvio propone subito partite interessanti e affatto banali. I campioni d'Italia dell'Inter debutteranno a San Siro contro il Monza, mentre Napoli e Juventus inizieranno entrambe in trasferta, rispettivamente a Genova e Frosinone. Impegno esterno anche per il Milan, atteso dal Torino, mentre la Roma riceverà la Fiorentina all'Olimpico. Per assistere ai primi incroci di alta classifica non bisognerà però aspettare molto. Già alla terza giornata il calendario mette di fronte Juventus e Milan da una parte, Inter e Napoli dall'altra. Un doppio confronto che potrebbe offrire indicazioni interessanti fin dalle prime settimane della stagione. Il primo derby della Madonnina è invece fissato alla decima giornata, il 1° novembre, nello stesso turno in cui andrà in scena anche Juventus-Napoli. Al termine del girone d'andata, alla diciannovesima giornata, spazio al primo Derby d'Italia con Inter-Juventus a San Siro.
Anche il ritorno si annuncia particolarmente intenso. Alla ventiduesima giornata si giocheranno Napoli-Inter e Milan-Juventus, mentre due settimane più tardi, nel weekend di San Valentino, il calendario propone un altro doppio appuntamento di cartello con Inter-Milan e Napoli-Juventus. Restano inoltre i vincoli legati agli impegni europei. Nelle giornate collocate tra due turni delle coppe Uefa le squadre impegnate in Champions League non potranno affrontare quelle partecipanti a Europa League e Conference League, una scelta pensata per distribuire in modo più equilibrato gli impegni durante la stagione.
Dietro la compilazione delle 38 giornate c'è stato ancora una volta il lavoro dell'algoritmo utilizzato dalla Lega Serie A, chiamato a gestire contemporaneamente decine di vincoli tra derby, alternanza casa-trasferta, soste per le nazionali, coppe europee e disponibilità degli impianti. Un supporto tecnologico ormai diventato centrale nella costruzione del calendario. Ad aprire la cerimonia è stato il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, che ha rivendicato la crescita dell'interesse attorno al campionato sottolineando: «Abbiamo avuto una capienza media negli stadi di 30.000 spettatori a partita. La prova che il pubblico ama ancora e molto il nostro campionato».
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Giuseppe Cossu e Roberto Saviano (Ansa)
Caro Roberto Saviano,
ho letto le tue parole sul grido “Decima” pronunciato dagli incursori della Marina Militare e sento il bisogno di scriverti da uomo che ha servito l’Italia in uniforme, in patria e all’estero, compreso l’Afghanistan. Non per polemica, ma per offrire un punto di vista che troppo spesso viene ignorato.
Chi ha indossato il basco degli incursori sa bene che la storia va conosciuta nella sua interezza, senza semplificazioni e senza sovrapposizioni che finiscono per cancellare fatti, uomini e tradizioni. Quando sento pronunciare il nome “Decima”, il mio pensiero non corre alla Repubblica Sociale Italiana né alle pagine più controverse della guerra civile italiana. Corre invece agli uomini della Decima Flottiglia MAS che, prima dell’8 settembre 1943, scrissero alcune delle pagine più straordinarie della storia militare italiana.
Parlo di marinai che operarono in condizioni estreme, di pionieri delle operazioni speciali subacquee, di uomini che con mezzi rudimentali ma con coraggio eccezionale riuscirono a colpire obiettivi ritenuti impossibili. Parlo di una tradizione professionale e militare riconosciuta e studiata ancora oggi da numerose marine del mondo. È da quella tradizione tecnica, operativa e umana che discendono gli attuali incursori della Marina Militare.
Quando pensiamo a quella storia, pensiamo al sacrificio di Teseo Tesei e di tanti altri uomini che hanno rappresentato e continuano a rappresentare un esempio per ogni incursore. Pensiamo a chi ha dato la vita per compiere il proprio dovere, sapendo di andare incontro a una missione dalla quale forse non sarebbe tornato. Il loro esempio continua ancora oggi a essere fonte di motivazione nelle notti più dure dell’addestramento e delle operazioni.
Pensiamo anche alle radici più profonde dello spirito d’audacia della Marina italiana, a imprese come la Beffa di Buccari guidata da Gabriele D’Annunzio, episodi che hanno alimentato una tradizione fatta di coraggio, iniziativa e spirito di sacrificio. Sono queste le pagine che molti giovani militari studiano, insieme ai valori e ai principi tramandati dal reparto, trovando ispirazione per affrontare le sfide del servizio.
Ridurre tutto questo a una sola fase storica significa compiere un’operazione ingiusta nei confronti della verità. Significa ignorare che la Decima MAS esistette prima del 1943 e che proprio in quel periodo costruì la propria fama. Significa dimenticare uomini che servirono il loro Paese con disciplina e sacrificio in un contesto storico ben diverso da quello successivo all’armistizio.
C’è poi una domanda che mi pongo sinceramente: perché soltanto oggi questa tradizione viene presentata come un problema? Il grido “Decima” accompagna da sempre la storia e le tradizioni del reparto. Nel corso dei decenni si sono succeduti governi di ogni orientamento politico, presidenti della Repubblica, ministri della Difesa e vertici militari. Eppure nessuno ha mai ritenuto necessario trasformare questo elemento identitario in una battaglia ideologica.
Noi militari conosciamo il peso dei simboli. Proprio per questo sappiamo distinguerne le diverse fasi storiche. Nessuno pretende di cancellare le controversie che seguirono all’8 settembre. Ma allo stesso modo non si può accettare che un’intera tradizione venga identificata esclusivamente con una parte della sua storia, per quanto discussa essa sia.
Molti di coloro che oggi rivendicano l’eredità professionale degli incursori italiani hanno servito la Repubblica Italiana in missioni internazionali, spesso lontano dai riflettori. In Afghanistan, nei Balcani, in Iraq, nel Mediterraneo, nel Corno d’Africa e in numerosi altri teatri operativi, i militari italiani hanno operato per garantire sicurezza, stabilità e protezione delle popolazioni civili, spesso a rischio della propria vita.
Ho visto colleghi partire senza sapere se sarebbero tornati. Ho visto uomini lavorare per mesi lontano dalle famiglie, affrontando minacce concrete e quotidiane. Ho visto professionalità, umanità e spirito di servizio. E ho visto il rispetto che i militari italiani si sono guadagnati presso alleati e popolazioni locali grazie alla loro competenza e al loro equilibrio.
Quando un incursore richiama una tradizione militare, non necessariamente sta facendo una dichiarazione politica. Molto spesso sta rendendo omaggio a una storia professionale fatta di addestramento, sacrificio, fratellanza e servizio. È una differenza che chiunque affronti questi temi con onestà intellettuale dovrebbe sforzarsi di comprendere.
Se vi sono critiche da rivolgere a un governo, a una maggioranza politica o a una scelta istituzionale, esse appartengono legittimamente al dibattito democratico. Ma sarebbe auspicabile evitare che a farne le spese siano uomini che hanno dedicato la propria vita alla difesa della Patria e delle sue istituzioni. Militari che servono tutti gli italiani, senza distinzione di idee politiche, religione, origine o appartenenza sociale.
Le parole hanno un peso, soprattutto quando vengono pronunciate da personalità pubbliche. Per questo credo che sia importante distinguere tra la doverosa critica politica e il rispetto dovuto a chi serve lo Stato italiano. Le semplificazioni possono generare consenso immediato, ma raramente aiutano a comprendere la complessità della storia.
E forse, anziché soffermarsi esclusivamente sugli aspetti più controversi di quella vicenda, sarebbe utile raccontare anche le imprese che hanno reso celebre la Decima nel mondo: il coraggio di Teseo Tesei, le operazioni degli uomini d’assalto, l’innovazione tecnica, il sacrificio e la dedizione di chi ha aperto la strada alle moderne forze speciali. Sarebbe una storia capace di offrire ai nostri giovani esempi di determinazione, spirito di servizio e amore per il proprio Paese.
Non ti chiedo di condividere questa sensibilità. Ti chiedo soltanto di considerare che dietro quel nome, per molti militari, non vi è nostalgia ideologica, bensì il ricordo di una tradizione operativa che appartiene alla storia della Marina italiana e che ha contribuito a costruire l’eccellenza delle nostre forze speciali.
La storia, quando viene letta tutta intera, è sempre più complessa degli slogan. E il rispetto per chi ha servito e serve il proprio Paese dovrebbe essere un terreno comune, al di là delle differenze di opinione.
Con rispetto.
Giuseppe Cossu, Incursore in congedo della Marina Militare italiana.
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