2025-11-29
Ucraina, sberla Usa all’Europa: piano di pace segreto
Il segretario di Stato Usa Marco Rubio (Ansa)
Il nuovo accordo emerso a Ginevra è in gran parte ignoto all’Ue. L’ennesima prova dell’irrilevanza dell’Unione sul dossier ucraino. Intanto, Orbán strappa l’ok di Putin a un summit con Trump a Budapest. Lo zar : «Kiev lasci il Donbass o lo prendiamo con la forza».Mentre proseguono le manovre diplomatiche per cercare di porre fine alla guerra in Ucraina, l’Ue continua a scontare la propria irrilevanza geopolitica. Politico ha infatti rivelato che i funzionari europei sono stati lasciati in gran parte all’oscuro del nuovo piano di pace americano in 19 punti, emerso dal recente vertice di Ginevra tra Marco Rubio e la delegazione ucraina. «È una situazione senza precedenti dal punto di vista diplomatico. Nessuno di noi ha queste informazioni», ha dichiarato un diplomatico europeo alla testata. «È sempre più chiaro che agli americani non importa della posizione europea. Dicono che gli europei possono fare quello che vogliono», ha anche detto una fonte definita «ben informata» al Telegraph. Ricordiamo che, alcuni giorni fa, sempre Politico aveva riferito che Rubio avrebbe respinto la richiesta di un bilaterale, avanzata dall’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera, Kaja Kallas. Non solo. Reuters ha riferito che probabilmente il segretario di Stato americano salterà il vertice dei ministri degli Esteri della Nato in programma per il 3 dicembre: a rappresentarlo dovrebbe essere il suo vice, Christopher Landau. Ciononostante l’agenzia di stampa ha parlato di un’assenza «assai insolita». Non paga della sua irrilevanza, l’Ue si perde anche in bisticci interni. Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha infatti criticato Viktor Orbán, che ieri è stato ricevuto a Mosca da Vladimir Putin. Nell’occasione il presidente russo ha elogiato la posizione «equilibrata» del premier ungherese sulla crisi ucraina. Lo zar ha anche accettato la proposta, avanzata dal suo interlocutore, di un vertice con gli Stati Uniti a Budapest. Dal canto suo, Orbán, oltre a fornire una piattaforma per i negoziati diplomatici, ha confermato i legami tra Ungheria e Russia sul fronte dell’energia, per poi dichiarare: «Ci auguriamo che le iniziative di pace recentemente annunciate conducano infine a questa stessa pace». Sebbene non si registrino al momento conferme al riguardo, non è escludibile che il premier magiaro, nella sua visita a Mosca, possa essersi almeno in parte coordinato con l’amministrazione Trump.Nel mentre, sempre ieri, il Telegraph ha riferito che il presidente americano avrebbe incaricato Steve Witkoff e Jared Kushner di presentare a Putin un’offerta la prossima settimana: in cambio di un accordo di pace, Washington riconoscerebbe il controllo di Mosca «sulla Crimea e su altri territori ucraini occupati». Ricordiamo che, nelle scorse ore, il capo del Cremlino ha subordinato la cessazione delle ostilità al ritiro delle truppe di Kiev dal Donbass: regione che lo zar si è detto pronto a prendersi «con la forza». In questo quadro, ieri, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha detto che Mosca sta attualmente negoziando soltanto con Washington. «Quando la delegazione americana arriverà a Mosca, avremo informazioni sui punti concordati del piano di pace», ha specificato.Nel frattempo, la posizione politica di Volodymyr Zelensky rischia di indebolirsi. Ieri, si è infatti dimesso il capo dell’Ufficio presidenziale ucraino, Andriy Yermak, dopo che l’autorità anticorruzione aveva fatto perquisire la sua abitazione. Bisognerà vedere se questa situazione avrà degli impatti sulla forza negoziale di Zelensky, che era già in difficoltà per i recenti scossoni verificatisi ai vertici del governo di Kiev. Frattanto, l’altro ieri, lo stesso Zelensky ha riferito che la delegazione ucraina incontrerà dei rappresentanti statunitensi questo fine settimana. «Il nostro team, insieme ai rappresentanti americani, si incontrerà alla fine di questa settimana per continuare ad avvicinare i punti emersi dai colloqui di Ginevra, in una forma che ci condurrà sulla strada della pace e delle garanzie di sicurezza», ha affermato il presidente ucraino. Per il momento, da quanto sembra, pare che le questioni più scivolose nelle trattative tra Kiev e Washington siano rappresentate dalle cessioni territoriali e dell’adesione dell’Ucraina alla Nato.Insomma, la triangolazione diplomatica tra Washington, Mosca e Kiev prosegue. E, come detto, l’irrilevanza dell’Ue si fa sempre più profonda. Trump punta a concludere la guerra in Ucraina sia per sganciare (almeno parzialmente) Mosca da Pechino sia per ricucire con quella parte di Sud Globale che non ha mai realmente rotto i suoi legami con la Russia. Basti pensare che, proprio ieri, è stato reso noto che Putin si recherà in India la prossima settimana. Davanti a queste complicate dinamiche, la voce di Bruxelles appare fragile e divisa. Il suo peso geopolitico è minimo. È per questo che l’Ue fa fatica a inserirsi efficacemente in una partita diplomatica tanto aggrovigliata: una partita che, ricordiamolo, chiama in causa anche il dossier mediorientale. Trump ha bisogno della sponda di Putin per arrivare a un nuovo accordo sul nucleare con l’Iran, mentre Putin ha bisogno di Trump per recuperare influenza in Siria e non restare tagliato fuori dal rilancio degli Accordi di Abramo, oltre che dalla ricostruzione di Gaza. È noto come su tutti questi temi Bruxelles non tocchi palla: una situazione, questa, che si ripercuote negativamente sul suo ruolo diplomatico nella crisi ucraina. Per l’amministrazione Trump, l’Ue è, in definitiva, un interlocutore secondario.
Sergio Mattarella (Getty Images)
Francesco Saverio Garofani (Imagoeconomica)