Turbolenze in Maghreb. Marocco e Algeria rompono le relazioni

L’Algeria ha interrotto le relazioni diplomatiche con il Marocco. La decisione è stata annunciata ieri dal ministro degli esteri di Algeri, Ramtane Lamamra. In tarda serata, una nota del ministero degli esteri marocchino, guidato da Nasser Bourita, ha definito la decisione come «completamente ingiustificata ma attesa» e contestando dei «pretesti fallaci, o addirittura assurdi, che la sottintendono».

La frattura tra i due vicini nordafricani non è un fulmine a ciel sereno ma il frutto di tensioni più o meno forti che covano sotto la cenere da decenni. Una delle principali fonti di queste tensioni è rappresentata dallo status del Sahara Occidentale un territorio grande quasi come la metà del Marocco, posto tra la frontiera sud di questo Paese, la Mauritania, l’Algeria. Da decenni, questa regione – ex colonia spagnola – rivendica la propria indipendenza dal Marocco, ma il governo marocchino si oppone. Per decenni, sul territorio ribelle è stato rispettato il cessate il fuoco deciso dal 1991 tra Rabat e il Fronte del Polisario, l’organizzazione che reclama la sovranità sulla regione. Poi, nel gennaio del 2020, il Marocco è intervenuto nella zona cuscinetto di di El Guerguarat, posta tra il Sahara Occidentale e la Mauritania. In quell’occasione, il re Mohammed VI aveva garantito al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che il Marocco era intervenuto per proteggere la propria sicurezza. Il sovrano aveva però assicurato che il suo Paese avrebbe rispettato il cessate il fuoco del 1991.

L’azione militare all’inizio del 2020 è stata solo la prima di una serie di iniziative marocchine che hanno creato tensioni con i suoi vicini nel corso dell’anno. A maggio 2020 la città di Ceuta – l’enclave spagnola posta sulla costa marocchina – è stata travolta da un’ondata di circa diecimila migranti clandestini. Non c’è voluto molto per capire che il Marocco aveva spalancato le porte alle migliaia di persone che, ogni giorno, tentano di raggiungere questo pozzo territorio spagnolo – e dell’Unione Europea – sul continente africano. L’ondata di migranti è arrivata a Ceuta qualche settimane dopo uno “sgarbo” di Madrid. La Spagna aveva in effetti accolto sul proprio territorio il settantaduenne Brahim Ghali, capo del Fronte Polisario, accusato di esazioni e violenze. L’uomo aveva sviluppato una forma grave di Covid e aveva bisogno di cure importanti. Dopo essersi rimesso è stato convocato dai giudici spagnoli, davanti ai quali ha negato le accuse che gli venivano rivolte ed è stato rilasciato. Sempre in tema di Sahara Occidentale, a dicembre, il Marocco ha ottenuto una vittoria importante con il riconoscimento (unilaterale) da parte degli Usa della sovranità di Rabat sul territorio ribelle. Nel frattempo, nell’estate del 2020 il capo della diplomazia algerina ha accusato l’ambasciata marocchina a New York, di aver sostenuto “il diritto all’autodeterminazione del popolo kabilo”, che storicamente vive nella parte nordoccidentale dell’Algeria. Va detto anche ricordato che la normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra il Marocco e Israele, avvenuta a fine 2020, è stata accolta negativamente dall’Algeria che intrattiene buoni rapporti con l’Iran.
Anche gli incendi che hanno colpito quest’estate varie regioni algerine sono diventati una fonte di tensione tra i due Paesi nordafricani. Il ministro degli esteri algerino ha accusato (senza prove) il Marocco e Israele di essere legati in qualche modo agli incendi.

La rottura delle relazioni diplomatiche con il Marocco decisa dall’Algeria, rappresenta un ulteriore elemento critico nello scacchiere nordafricano. Tuttavia, almeno per il momento, sembra che l’Unione Europea non si preoccupi troppo della situazione. Questo nonostante due dei suoi membri – l’Italia e la Spagna – rischino di trovarsi ancora una volta in prima linea in caso di un’ondata migratoria provocata anche da queste tensioni. Anche la Francia – ex potenza coloniale in territorio algerino – segue gli sviluppi di questa crisi diplomatica. Sebbene le coste francesi siano più lontane da quelle algerine rispetto a quelle italiane o spagnole, al di là delle Alpi vive un’importante comunità algerina, composta anche da molte persone di origine kabila. Se le tensioni tra le due etnie si acuissero in Algeria, ci potrebbero essere dei contraccolpi anche Oltralpe.

Non bisogna infine dimenticare che l’Algeria è uno dei principali produttori del gas destinato all’Europa. Anche per questo, le tensioni diplomatiche non sono una buona notizia per il Vecchio Continente.

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