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Trump: «Non sopporto più Zelensky»

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Donald Trump e Volodymyr Zelensky durante l'incontro alla Casa Bianca (Getty Images)
  • Non si placa la tensione dopo lo scontro nello Studio ovale. Il presidente ucraino definisce «molto, molto lontana» la fine della guerra, e scatena quello Usa: «Non poteva dire cose peggiori, l’America non è disposta a tollerarle a lungo. Come ho detto, non vuole accordi».
  • Per permettere il riarmo, la Ue sta pensando di introdurre eccezioni al Patto di stabilità.

Lo speciale contiene due articoli.

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Missile di Teheran vola sulla Turchia. La Nato lo abbatte, Erdogan ringhia
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (Ansa)
Il sultano di Ankara: «Provocazioni che mettono a dura prova amicizia millenaria».

Poco dopo che l’Iran ha negato di aver lanciato attacchi alle porte dell’Europa, la Nato ha intercettato un missile diretto proprio sulla Turchia. Il raid iraniano è stato reso noto dal ministero della Difesa turco: il missile balistico è stato abbattuto nello spazio aereo della Turchia dalle difese della Nato stanziate nel Mediterraneo orientale. Il portavoce dell’Alleanza atlantica ha poi confermato l’intervento: «La Nato ha nuovamente intercettato un missile diretto verso la Turchia».

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Giudici sorpresi: «Toni aggressivi». Ma Trevallion è il nuovo caso Tortora
La famiglia Trevallion (Ansa)
Il tribunale dei minori si lamenta del «clamore mediatico». Mentre i legali della famiglia nel bosco fanno ricorso per rimediare alla separazione. Il Garante: «Ignorata la mia Pec per incontrare i bambini».

«È il caso Tortora dei bambini». Così rilancia sui social Marina Terragni, Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza. «Non ricordo chi l’abbia detto, ma condivido. Le decisioni nei confronti della “famiglia nel bosco”, l’allontanamento di Catherine Birmingham dai suoi figli e la volontà di spostarli in un’altra struttura rischiano di essere un clamoroso errore giudiziario».

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Un altro tram deragliato a Milano. È il terzo incidente in dieci giorni
Ansa
Ieri mattina a Rozzano la carrozza centrale di un mezzo della linea 15 è uscita dai binari.

Subito dopo il deragliamento del tram in viale Vittorio Veneto il sindaco Beppe Sala aveva indicato come ipotesi principale il malore del conducente, invitando a non attribuire l’incidente a problemi tecnici dei mezzi o della rete. Eppure la storica rete tranviaria milanese - circa 158 chilometri di binari e 17 linee urbane in funzione da più di 100 anni - richiede manutenzioni costanti proprio per le sue dimensioni e per l’età di parte dei mezzi.

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«Fermate quei giudici, fanno male ai bimbi»
Da sinistra, Massimo Ammaniti (Ansa), Vittorino Andreoli (Getty) e Claudio Risé (Basso Cannarsa)
Da Vittorino Andreoli a Massimo Ammaniti fino a Claudio Risé, tutti criticano con parole di fuoco le decisioni del tribunale dei minori dell’Aquila: «Errore gravissimo separare i Trevallion, c’è il rischio della schizofrenia». Ma le toghe ascoltano le assistenti sociali invece degli esperti.

Non sono uno psicologo e neanche uno psichiatra, ma ho letto con crescente incredulità gli interventi di tre autorità in materia. Massimo Ammaniti, Vittorino Andreoli, Claudio Risé sono considerati nei loro rispettivi campi grandi esperti nello scandagliare l’animo umano. Il primo è stato per lunghi anni docente di psicopatologia dello sviluppo, con attenzione per l’età evolutiva. Il secondo è stato direttore del dipartimento di psichiatria degli ospedali di Verona.

Il terzo è uno psicoterapeuta che i lettori della Verità ben conoscono, perché settimanalmente scrive per il nostro giornale. Orbene, nessuno dei tre è in cerca di notorietà, anche perché tutti quanti, oltre ad aver superato la soglia degli 80 anni, sono sufficientemente noti nella comunità scientifica in cui operano. E però sia Ammaniti che Andreoli, insieme con Risé, pur con sensibilità diverse, manifestano un’opinione comune sul caso della cosiddetta famiglia nel bosco. Per loro il tribunale dell’Aquila sta sbagliando e rischia di nuocere gravemente alla salute - mentale - dei bambini che si prefigge di salvare.

La storia è nota. In base a una valutazione dei servizi sociali, i giudici minorili hanno disposto prima il trasferimento dei piccoli in una casa-famiglia, per sorvegliarli meglio. Poi, dopo mesi, hanno deciso di separarli dalla loro madre, sostenendo che Catherine Birmingham eserciterebbe su di loro un’influenza negativa. Attenzione: i figli di due genitori che avevano deciso di crescerli in mezzo alla natura, senza assecondare i bisogni della società dei consumi, non erano maltrattati né abusati, come invece accade spesso all’interno di famiglie in cui regna il degrado. No, semplicemente quei bambini vivevano con i loro animali, senza i comfort a cui ci ha abituato la società moderna. In altre parole, crescevano come in una comune famiglia di inizio Novecento, quando luce, gas e acqua corrente non erano ancora disponibili per tutti, in particolare per chi abitava in montagna o in campagna.

E però, sulla base delle relazioni degli assistenti sociali, questo è bastato per sottrarre i bambini ai loro legittimi genitori. Prima, a finire nel mirino dei cosiddetti esperti è stato il padre, allontanato dalla casa-famiglia. Poi è toccato alla madre, giudicata troppo intransigente e pure nervosa. Vorrei vedere quale sarebbe lo stato d’animo di chiunque fosse costretto a cedere il controllo dei propri figli per spartirlo con un’autorità suprema nominata da un giudice. E però mamma Catherine e papà Nathan si sono adeguati, cercando di mantenere una calma interiore che sicuramente non avevano, come è ovvio che sia.

Ma accettare le disposizioni del tribunale non è bastato e adesso, dopo l’allontanamento della madre (fra i pianti dei piccoli), si parla addirittura di adozione dei bambini, cioè di sradicarli completamente dalla famiglia di origine, colpevole di averli cresciuti in mezzo alla natura, ignorando tablet e telefonini. Un esproprio di minori. Anzi un rapimento, fatto con tutti i crismi della legge.

Ma psichiatri e psicologi concordano: è una follia. Non dei genitori, dello Stato. Dice Ammaniti: «Si stanno buttando via anni, anzi decenni, di teorie sullo sviluppo dei bambini. Tutti i miei maestri, da Giovanni Bollea ad Adriano Ossicini, rabbrividirebbero davanti a quanto sta accadendo a queste persone». Rincara Vittorino Andreoli: «Distaccare figli di quell’età dalla madre provoca traumi nei bambini e condizioni perché possano sviluppare una patologia grave come la schizofrenia». Spiega Claudio Risé: quella della famiglia nel bosco «è una storia commovente e tremenda come le fiabe delle streghe e, come in tante altre terribili e ciniche storie di cronaca (Bibbiano e Forteto), risuona il maleficio: fuori i figli dalla casa scandalosamente umile e non sufficientemente disinfettata e si affidino all’assistenza sociale».

Il giudizio è chiaro: nel presupposto di tutelare i bambini, i giudici stanno facendo del male ai bambini, perché, come dice Andreoli, attaccare il legame con la madre pone le condizioni che possono favorire un grave disturbo mentale: E chi risponderà, se ciò accadesse? Chi spiegherà, come fa capire Ammaniti, perché i figli dei rom possono non andare a scuola e quelli dei Trevallion, siccome studiavano a casa, devono essere tolti ai genitori? Chi pagherà per il pianto dei bambini e la tristezza degli adulti su cui si interroga Risé?

Ma a me sta a cuore un’altra domanda: perché il tribunale dei minori, invece che agli assistenti sociali, non si affida a psichiatri e psicologi che forse ne sanno un po’ dell’animo umano e non valutano la qualità di un genitore dal numero di docce che impone al figlio? Perché un giudice si arroga il diritto di togliere i bambini, promettendo che quella senza genitori sarà una vita migliore?

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