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2025-02-03
Trump colpisce l'Isis in Somalia
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Una foto d'archivio di un attacco di Al Shabaab a un convoglio Onu fuori dall'aeroporto di Mogadiscio (Getty Images)
Sabato scorso, l’inquilino della Casa Bianca ha dichiarato di aver diretto un'operazione militare «contro un capo dell'Isis e altri terroristi da lui reclutati». «Questi assassini, che abbiamo trovato nascosti nelle caverne, hanno minacciato gli Stati Uniti e i nostri alleati. Gli attacchi hanno distrutto le caverne in cui vivono e ucciso molti terroristi senza, in alcun modo, danneggiare i civili», ha sottolineato Trump, per poi aggiungere: «Il nostro esercito ha ricercato questo capo dell'Isis per anni, ma Biden e i suoi compari non hanno agito abbastanza rapidamente per portare a termine il lavoro. L'ho fatto io! Il messaggio all'Isis e a tutti gli altri che vogliono attaccare gli americani è: vi troveremo e vi uccideremo», ha concluso.
Secondo il capo del Pentagono, Pete Hegseth, l’attacco americano di sabato «riduce ulteriormente la capacità dell'Isis di pianificare e condurre attacchi terroristici che minacciano i cittadini statunitensi, i nostri partner e civili innocenti». A intervenire è stato anche il presidente somalo, Hassan Sheikh Mohamud, che ha espresso gratitudine per «il sostegno incrollabile degli Stati Uniti nella nostra lotta comune contro il terrorismo». «La sua leadership audace e decisa, signor presidente, negli sforzi antiterrorismo è molto apprezzata e benvenuta in Somalia», ha aggiunto Mohamud, rivolgendosi direttamente a Trump.
Nato da alcune costole scissioniste di al-Shabaab nel 2015, l’Isis somalo ha una dimensione relativamente contenuta ma non per questo risulta scarsamente pericoloso. Come sottolineato da Al Jazeera, questo gruppo ha condotto attacchi nella parte centrale e meridionale del Paese africano. Inoltre, secondo la testata, «finanzia le sue attività attraverso estorsioni, contrabbando e tassazione illecita, in particolare in alcune aree costiere dove ha tentato di controllare le attività commerciali locali».
Quanto sta accadendo in Somalia risulta particolarmente importante per svariate ragioni. Innanzitutto, l’anno scorso l’Italia ha rafforzato i suoi legami con Mogadiscio nel settore della Difesa. In secondo luogo, la Turchia ha recentemente mediato una distensione tra Somalia ed Etiopia, che erano arrivate pericolosamente ai ferri corti sulla questione del Somaliland. Non è d’altronde un mistero che Recep Tayyip Erdogan punti a incrementare l’influenza di Ankara sul Corno d’Africa: tra l’altro, la Somalia potrebbe consentire alla Turchia di disporre di una maggiore proiezione verso il Golfo di Aden e, quindi, verso lo Yemen. Una situazione complessiva che il sultano potrebbe utilizzare per irrobustire la propria longa manus sullo scacchiere mediorientale.
Ora, i bombardamenti ordinati da Trump contro l’Isis somalo potrebbero significare che, rispetto al primo mandato, stavolta il presidente americano sia maggiormente interessato all’Africa dal punto di vista geopolitico. Trump è del resto preoccupato dallo strapotere turco in Siria. E potrebbe quindi voler arginare l’influenza di Erdogan nel Corno d’Africa. Senza trascurare che l’inquilino della Casa Bianca teme anche la crescente presenza sino-russa in quest'area. È dunque in un simile quadro generale che potrebbero inserirsi i bombardamenti somali. Va da sé che, in caso di un consistente interesse americano per l’Africa, Roma potrebbe giocare un ruolo decisivo di supporto e mediazione, soprattutto grazie al Piano Mattei.
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Donald Trump ha reso noto di aver ordinato un bombardamento in Somalia contro alcuni esponenti dell’Isis. Rispetto al primo mandato l’attuale presidente americano sembra deciso a riservare maggiore attenzione all’Africa: il che potrebbe tradursi in un’opportunità per l’Italia. Sabato scorso, l’inquilino della Casa Bianca ha dichiarato di aver diretto un'operazione militare «contro un capo dell'Isis e altri terroristi da lui reclutati». «Questi assassini, che abbiamo trovato nascosti nelle caverne, hanno minacciato gli Stati Uniti e i nostri alleati. Gli attacchi hanno distrutto le caverne in cui vivono e ucciso molti terroristi senza, in alcun modo, danneggiare i civili», ha sottolineato Trump, per poi aggiungere: «Il nostro esercito ha ricercato questo capo dell'Isis per anni, ma Biden e i suoi compari non hanno agito abbastanza rapidamente per portare a termine il lavoro. L'ho fatto io! Il messaggio all'Isis e a tutti gli altri che vogliono attaccare gli americani è: vi troveremo e vi uccideremo», ha concluso. Secondo il capo del Pentagono, Pete Hegseth, l’attacco americano di sabato «riduce ulteriormente la capacità dell'Isis di pianificare e condurre attacchi terroristici che minacciano i cittadini statunitensi, i nostri partner e civili innocenti». A intervenire è stato anche il presidente somalo, Hassan Sheikh Mohamud, che ha espresso gratitudine per «il sostegno incrollabile degli Stati Uniti nella nostra lotta comune contro il terrorismo». «La sua leadership audace e decisa, signor presidente, negli sforzi antiterrorismo è molto apprezzata e benvenuta in Somalia», ha aggiunto Mohamud, rivolgendosi direttamente a Trump. Nato da alcune costole scissioniste di al-Shabaab nel 2015, l’Isis somalo ha una dimensione relativamente contenuta ma non per questo risulta scarsamente pericoloso. Come sottolineato da Al Jazeera, questo gruppo ha condotto attacchi nella parte centrale e meridionale del Paese africano. Inoltre, secondo la testata, «finanzia le sue attività attraverso estorsioni, contrabbando e tassazione illecita, in particolare in alcune aree costiere dove ha tentato di controllare le attività commerciali locali». Quanto sta accadendo in Somalia risulta particolarmente importante per svariate ragioni. Innanzitutto, l’anno scorso l’Italia ha rafforzato i suoi legami con Mogadiscio nel settore della Difesa. In secondo luogo, la Turchia ha recentemente mediato una distensione tra Somalia ed Etiopia, che erano arrivate pericolosamente ai ferri corti sulla questione del Somaliland. Non è d’altronde un mistero che Recep Tayyip Erdogan punti a incrementare l’influenza di Ankara sul Corno d’Africa: tra l’altro, la Somalia potrebbe consentire alla Turchia di disporre di una maggiore proiezione verso il Golfo di Aden e, quindi, verso lo Yemen. Una situazione complessiva che il sultano potrebbe utilizzare per irrobustire la propria longa manus sullo scacchiere mediorientale.Ora, i bombardamenti ordinati da Trump contro l’Isis somalo potrebbero significare che, rispetto al primo mandato, stavolta il presidente americano sia maggiormente interessato all’Africa dal punto di vista geopolitico. Trump è del resto preoccupato dallo strapotere turco in Siria. E potrebbe quindi voler arginare l’influenza di Erdogan nel Corno d’Africa. Senza trascurare che l’inquilino della Casa Bianca teme anche la crescente presenza sino-russa in quest'area. È dunque in un simile quadro generale che potrebbero inserirsi i bombardamenti somali. Va da sé che, in caso di un consistente interesse americano per l’Africa, Roma potrebbe giocare un ruolo decisivo di supporto e mediazione, soprattutto grazie al Piano Mattei.
Federico Vecchioni (Ansa)
History Law & Economics dalla Lumsa, la Libera Università Maria Santissima Assunta. Il conferimento, approvato dal dipartimento di giurisprudenza, economia e comunicazione dell’ateneo - con successiva delibera del Senato Accademico - si deve al fatto che la figura professionale di Vecchioni rappresenta «un punto di riferimento di rilievo nel panorama dell’economia agroalimentare italiana e mediterranea, per la capacità di coniugare visione strategica, innovazione tecnologica e attenzione ai profili di sostenibilità economica, sociale e ambientale».
La cerimonia è stata introdotta dal professor Gabriele Carapezza Figlia, coordinatore del collegio dei docenti del dottorato di ricerca in Mediterranean Studies e la laudatio è stata curata dal professor Giovanni Battista Dagnino, ordinario di economia e gestione delle imprese. A conferire titolo e proclamazione, il professor Francesco Bonini, rettore dell’ateneo. Alla cerimonia è seguita la lectio magistralis di Vecchioni. «Ricevere questo dottorato honoris causa dalla Libera Università Maria Santissima Assunta», le parole pronunciate da Vecchioni, «rappresenta per me un grande onore e una grande responsabilità. Ho sempre creduto nel valore del dialogo tra impresa, istituzioni e mondo accademico come leva per generare sviluppo duraturo. Il Mediterraneo non è soltanto uno spazio geografico, ma un orizzonte culturale ed economico strategico, nel quale l’Italia può e deve esercitare un ruolo da protagonista attraverso innovazione, sostenibilità e cooperazione internazionale». «In quest’ottica», ha proseguito quindi il presidente di Bonifiche Ferraresi, «si inseriscono le iniziative internazionali portate avanti da Bf con l’obiettivo di creare la più importante riserva agricolo alimentare del Mediterraneo».
A completamento delle formalità si pone poi il discorso del rettore della Lumsa, professor Bonini, che ha voluto rimarcare l’importanza del conferimento accademico: «Il dottorato in Mediterranean Studies, basato nel nostro dipartimento di Palermo, traguarda anche l’importante investimento che l’Università Lumsa ha aperto con l’istituzione del nostro University Africa Center. Il conferimento del dottorato a una personalità come quella di Federico Vecchioni vuole essere esemplare per i nostri studenti e studentesse, e per un impegno di ricerca, sviluppo e collaborazione con le realtà vive della società che qualifica l’università e ne conferma l’ispirazione e l’impegno per il bene comune nella grande prospettiva globale».
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Mentre l’Italia tenta una timida risalita (+7,6% a marzo, con 185.367 immatricolazioni), il resto del continente (+1,7%) resta frenato da condizioni finanziarie restrittive: tassi elevati che la Bce fatica a ridurre, complice uno choc petrolifero che alimenta un’inflazione ancora persistente e comprime i redditi reali. In questo contesto, la domanda effettiva si contrae e il pricing power si deteriora.
La realtà è che l’ideologia politica in Europa ha preteso di ignorare le leggi della domanda: le aziende «vulnerabili», quelle che hanno puntato tutto su una transizione elettrica forzata, si ritrovano oggi con piazzali pieni e margini a picco. Parallelamente, la Cina ha cambiato ruolo: da mercato di sbocco a concorrente diretto e aggressivo. Marchi come Byd e Leapmotor registrano crescite a tre o quattro cifre anche in Italia, segnalando un vantaggio competitivo costruito su costi, integrazione verticale e velocità di esecuzione.
Il nesso per il portafoglio del risparmiatore è brutale. I dati appena pubblicati dal Gruppo Volkswagen per il primo trimestre 2026 confermano che il «mal di Cina» è diventato cronico e forse irreversibile. Le consegne globali sono calate del 4% (2,05 milioni di unità), ma è il tracollo delle elettriche a far tremare Wolfsburg: un pesantissimo -64% in Cina e -80% negli Stati Uniti. La tenuta europea (+12%) non basta a compensare la fine degli incentivi e l’inasprimento dei dazi americani.
Come osserva Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf: «Volkswagen sta vivendo il suo momento più buio: il mercato cinese, che un tempo garantiva profitti certi, oggi rigetta i modelli tedeschi. Il rischio per chi ha il titolo in portafoglio è di restare intrappolati in un gigante che fatica a ruotare la sua enorme stazza verso ciò che il cliente vuole davvero: auto accessibili, concrete e con motorizzazioni affidabili».
In questo scenario, Stellantis affronta una transizione manageriale critica. Il nuovo numero uno, Antonio Filosa, è chiamato a ricostruire un gruppo segnato dalla precedente gestione di Carlos Tavares, lodata per il cost-cutting ma accusata di aver compresso investimenti e qualità. «Filosa sta tentando di rimettere in carreggiata un’auto che rischiava il deragliamento», osserva l’analista e consulente finanziario indipendente. «Ha ereditato una struttura dove l’ossessione per il bilancio a breve termine ha logorato la qualità e la fiducia della rete».
La delusione più fragorosa arriva però da Porsche. Nel primo trimestre 2026 le vendite globali sono scese del 15%, con un crollo in Cina da 68.000 unità nel primo trimestre 2022 a meno di 7.800. L’utile netto è crollato del 91,4% (da 3,6 miliardi nel 2024 a 310 milioni nel 2025), mentre il fatturato si è contratto a circa 36,3 miliardi.
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Francesco Lollobrigida (Ansa)
Coldiretti la definisce «una svolta», in quanto difende un patrimonio che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop economy la sua espressione più avanzata. «Questa legge giaceva nei cassetti da oltre dieci anni e nessuno aveva mai avuto il coraggio di farla diventare un provvedimento», ha spiegato Lollobrigida, sottolineando che introduce due nuovi reati, l’aggravante di agropirateria e sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, «affinché siano un vero deterrente. Inoltre, istituzionalizza la cabina di regia per un efficientamento dei sistemi di controllo». La legge rafforza la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera per fornire informazioni quanto più esaustive possibili al consumatore anche al fine di tutelare la salute.
Di conseguenza, vengono inseriti nel Codice penale due reati: la «frode alimentare» per punire chi commercializza alimenti o bevande che, a sua conoscenza, non sono genuini o che provengono da luoghi diversi rispetto a quelli indicati (prevista la reclusione da 2 mesi a 1 anno), e il «commercio di alimenti con segni mendaci» per punire chi utilizza segni distintivi o indicazioni per indurre in errore il compratore sulla qualità o sulla quantità degli alimenti (reclusione da 3 a 18 mesi). È inserita l’aggravante di agropirateria, quando l’attività illecita è realizzata in maniera organizzata e continuativa, l’aggravante «quantità e biologico» (se i prodotti sono commercializzati come biologici ma non lo sono). In questi tre casi le pene sono aumentate. La legge prevede per questi reati anche la confisca obbligatoria di prodotti, beni o cose oggetto o prodotto dei reati.
L’autorità giudiziaria avrà l’obbligo di distribuire i prodotti sequestrati, ma commestibili, a enti territoriali o caritatevoli per destinarli a persone bisognose o animali abbandonati.
È prevista la protezione delle Indicazioni geografiche, attività che secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita nel 2024 ha realizzato 20,7 miliardi di euro di fatturato di cui 12,3 miliardi di euro realizzati all’estero. Previste sanzioni più dure per il reato di contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine protetta.
La legge vieta poi l’utilizzo del termine «latte» e di prodotti lattiero-caseari per prodotti vegetali se non accompagnato dalla denominazione corretta (per esempio il latte di mandorla venduto come sostitutivo senza distinzione). A dimostrazione della necessità di una legge con questi contenuti, Coldiretti cita l’ultimo Rapporto elaborato insieme a Eurispes e Fondazione osservatorio agromafie, secondo il quale il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è salito a 25,2 miliardi, praticamente raddoppiato nel giro dell’ultimo decennio.
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