Trappola Ue: fuori dall’infrazione basta non sforare ora per l’energia

Il Patto di stabilità sarà anche «stupido», come ammise l’euro-entusiasta Romano Prodi nel 2002, ma chi lo maneggia da Bruxelles, quando vuole, ci vede benissimo. Specie se c’è da rifilare qualche fregatura all’Italia. Giovedì Valdis Dombrovskis, commissario Ue per l’Economia, pare che abbia teso una mano al nostro governo sul piccolo sforamento del famoso 3% di deficit (sul Pil), ammettendo che sarebbe meglio riparlarne in autunno, con in mano nuovi dati.
La Stampa, che gli ha parlato, ieri ha titolato in prima pagina: Conti, Bruxelles apre all’Italia. In realtà, per uscire dalla procedura d’infrazione in autunno, l’Italia dovrebbe stare sotto il parametro «stupido» per due anni. E intanto, il margine di scostamento per il caro energia ce lo sogniamo perché la Commissione non vuole. Insomma, più che un’apertura, sembra una fregatura.
Il famoso «spiraglio» per l’uscita anticipata dalla procedura per disavanzi eccessivi di cui si parla sarebbe questo. Come ha raccontato lo stesso Dombrovskis, nel corso dell’incontro che il politico lettone ha avuto lunedì con Giancarlo Giorgetti, sarebbe stata messa sul tavolo una variabile importante. Il ministro dell’Economia ha spiegato all’occhiuto Dombrovskis che la revisione dei dati definitivi 2025 del Superbonus, nei prossimi mesi, potrebbe far scendere il deficit reale al di sotto del 3%. Non è proprio difficilissimo, se per un istante isoliamo le finanze pubbliche anche dalla congiuntura internazionale e dal rincaro eccezionale di gas e petrolio. Perché lo scostamento dell’Italia nel 2025 è stato al 3,07% (e poteva essere facilmente portato al 3,04%), ma sopra il tetto del 3% non sono concessi arrotondamenti. Tanto per confermare che uno dei connotati classici della stupidità è la rigidità, seppur in presenza di un numeretto (il 3%) che prima di Maastricht non era mai comparso in nessun testo di economia.
Di fronte a questo scenario, il commissario Ue ha in sostanza bloccato tutto e ha detto al collega italiano: ok, ci rivediamo in autunno con i dati definitivi. Da qui, l’entusiasmo della Stampa, che ha parlato di «assist di Bruxelles», se non altro per non guastare quella narrazione che vuole l’Italia sempre un po’ pasticciona e l’Ue una buona mamma. Al massimo un po’ severa, ma giusta e comprensiva.
L’assist di Dombrovskis, però, più che mandarci in porta rischia di spedirci in purgatorio per due anni, in questo e nel 2027. Lo stesso commissario all’Economia ha infatti ribadito a Giorgetti che per uscire dalla procedura di infrazione europea il deficit dell’Italia dovrà rimanere sotto quella soglia critica del 3% per due anni. E intanto, però, l’Unione resta contraria a concedere margini di scostamento per l’aumento di spesa per l’energia, dovuto alla guerra in Iran, alla crisi di Hormuz e all’instabilità di tutto il Medio Oriente.
Sì, le forche caudine prossime ce l’hanno aggiustate ben bene. Una settimana fa, quando al vertice europeo il premier Giorgia Meloni chiese che l’esenzione dal deficit «modello spese per la difesa» fosse estesa al caro energia, i partner europei hanno opposto un muro. Adesso, dopo aver sforato (forse) di pochi decimali nel 2025, toccherà stare due anni sotto il 3% senza se e senza ma. E soprattutto, senza sgravi per l’energia. L’Italia, che è in avanzo primario e per fortuna ha lo spread con la Germania sui minimi storici (ieri era a 73 punti base), in sostanza dovrebbe quasi sperare che questa drammatica stagione di guerre aggravi la crisi economica di Francia e Germania, in modo che a Bruxelles diventino più ragionevoli. Ma dall’altro lato, se non si concedono scostamenti sull’energia, come chiede per esempio la Lega, l’inflazione rischia di decollare, anche se non è un’inflazione da domanda (quella che non piace ai Dombrovskis) ma da costi. E il resto, può farlo la Bce alzando i tassi. In economia, come in politica, purtroppo il momento è tutto. E anche ai fini dell’equilibrio di bilancio, il momento di intervenire sulla spesa per l’energia era adesso.





