
Da Terry Schiavo a Eluana Englaro, da Charlie Gard ad Alfie Evans: viviamo in un mondo distopico, in cui ci viene spacciata per una conquista la facoltà di togliere l'acqua ai malati. Come salvarci? Cercando la bellezza anche in mezzo alla sofferenza.DisidratazioneDa un punto di vista alfabetico, dovrebbe venire prima di «distopia», la voce di cui abbiamo parlato nell'ultimo numero del Dizionario. Ma è importante, per capire il concetto di disidratazione come diritto umano, avere prima chiaro in mente il concetto di distopia, in particolare Il mondo nuovo, la distopia di Aldous Huxley. Huxley nel suo romanzo distopico aveva immaginato che le perdite dei diritti più elementari, il diritto ad avere padre e madre, il diritto d'avere figli e accudirli e allevarli, il diritto di avere a fianco a sé un coniuge, e di averlo con certezza per tutta la vita, sarebbero stati annientati grazie al piacere. Questo è abbastanza simile allo scenario della nostra vita attuale. Per esempio, abbiamo tutti abdicato alla privacy per la comodità e il piacere di possedere un cellulare. Il nostro cellulare sa dove siamo, anche dove andiamo, se ci andiamo regolarmente, e possiede anche l'impronta digitale nostro pollice. Siamo noi che mettiamo con entusiasmo, su Facebook, il posto dove siamo (molto interessante per i ladri sapere come siamo in vacanza), oltre alla fotografia della nostra casa e di quanto contiene. Ma quello che nemmeno Huxley aveva immaginato è che grazie ai diritti sarebbero state annientate anche le funzioni biologiche. Le donne hanno considerato un diritto «disturbare» il proprio sistema endocrino mediante la pillola, la pillola del giorno dopo, quella di cinque giorni dopo. Le donne considerano un diritto sopprimere il piccolo grumo di cellule che in realtà è già un bambino, uomini e donne hanno considerato un diritto rendere il matrimonio un'instabile barzelletta. Il massimo delle nostre capacità immaginative lo abbiamo usato per rendere la morte per disidratazione un diritto umano.La dizione «morire di fame e di sete» in realtà è impropria. Si muore per disidratazione. La mancanza di acqua uccide molto prima della mancanza di cibo. La disidratazione è una morte orribile. Anche un cervello danneggiato, non più in grado di percepire sofferenza, una mente non più capace di ricordare il proprio nome, è in grado di sentire questo dolore ancestrale e totale e di esserne devastato ogni istante. Dolore e sofferenza non sono propriamente sinonimi. Il dolore è una percezione fisica, mediata dal fascio spino talamo corticale, la sofferenza è l'elaborazione corticale di questa percezione. Per esempio il dolore per i muscoli addominali troppo allenati in palestra è dolore, il dolore per una colica è sofferenza, perché si somma la paura della malattia. Il dolore della disidratazione è uno dei dolori la cui percezione ci salva la vita, quindi è un dolore totale, non si disinserisce mai. Il cervello lo percepisce sempre. Un nuovo diritto umano si è aggiunto alla già notevole lista di quelli che già avevamo. La morte per disidratazione. Le prime pioniere sono state la statunitense Terry Schiavo e l'italiana Eluana Englaro. Ora sempre più numerosi sono i pazienti lasciati senza cibo e soprattutto senza acqua, perché siamo buoni. Un nuovo diritto umano. Chi fa il medico e chi fa l'infermiere, inoltre, dovrebbe essere preservato dall'orrore di vedere un corpo agonizzare per la disidratazione, con il terribile inconfondibile odore del coma uremico, le labbra spaccate, senza poter intervenire con il gesto elementare di somministrare una fleboclisi.Grazie a Eluana Englaro abbiamo conquistato per tutti noi il diritto di morire di disidratazione. Per chi volesse sapere come ci siamo riusciti raccomando l'ottimo libro Eluana non deve morire. La politica e il caso Englaro di Eugenia Roccella. Anche i piccoli Charlie Gard e Alfie Evans hanno visto i loro diritti di non vivere difesi con estrema energia. I visitatori di Alfie Evans sono stati perquisiti per evitare che qualcuno di loro contrabbandasse mezzo litro di latte, che avrebbe intralciato il diritto del bambino di morire. Se posso dare uno spassionato consiglio, fate testamento biologico e specificate che, per nessun motivo al mondo, potrete essere lasciati senza liquidi, cibo e ossigeno, anche se dovessero essere somministrati attraverso qualsiasi tipo di tubo. Chiedete inoltre come tutore un medico cattolico integralista, molto cattolico e molto integralista.Diventare estimatoriL'apprezzamento vuol dire capire la bellezza. La bellezza vi salverà, dice Fëdor Dostoevskij, la verità è bellezza, la bellezza è verità, questo è il messaggio di John Keats nel suo poema Ode su un'urna greca. Questo è il messaggio del medico e scrittore Viktor Frankl che cerca la bellezza dappertutto, anche in un campo di concentramento. L'ha trovata nella luce, la bellezza dell'alba, la bellezza del tramonto, la bellezza delle stelle, se non poteva vederle ne ricordava a memoria la posizione. Una volta ha guardato per molti minuti la bellezza di una testa di aringa finita nella sua sbobba, ne ha ammirato la simmetria, ha ricordato che, anche se nel luogo dove lui si trovava succedevano cose terribili, il creato esisteva ancora e nel mare pulito nuotavano bellissimi banchi di migliaia di bellissime aringhe. La bellezza non ha nulla a che fare con la sopravvivenza, il nostro amore per la bellezza è la prova ulteriore che non siamo ammassi casuali di atomi che sopravvivono grazie alle leggi teorizzate da Charles Darwin.La bellezza è in un fiore, non commestibile, non aumenta in nulla la sopravvivenza, la bellezza del tramonto non aumenta la mia sopravvivenza; il fatto che io sia in grado di capire la bellezza del cielo stellato non aumenta la mia sopravvivenza. È la bellezza uno dei legami, una delle lingue di Dio. C'è una sola regola che menziono sempre per diminuire lo stress: diventare un estimatore al posto di un disprezzatore. Si passa cioè dall'apprezzamento. Quando mi trovo in una situazione, occorre che sviluppi la disciplina mentale di trovare le cose positive e poggiarci sopra l'attenzione.Ci sono alcune cose che sono sempre presenti, per esempio, la libertà della mia mente; anche se sono in una situazione gravissima, posso sempre portarla altrove. O Altrove, un altrove che comincia con la maiuscola.I laici hanno il problema di evitare il dolore. Onestamente non sempre è possibile. I credenti hanno il compito di evitare il peccato. È sempre possibile. Disprezzare la bellezza, non vederla, è un peccato, vederla è una battaglia che può essere sempre vinta: è la libertà assoluta, anche in fondo alla più fetida delle celle.Nessuno può più essere talmente miserabile da non poter avere una morte degna. Un altro estimatore di bellezza, sempre in campo di concentramento, è stato il francescano Massimiliano Kolbe. In quel luogo che è stato l'essenza della distopia, Auschwitz, Massimiliano Kolbe ha trovato la bellezza nel morire di fame e di sete, vale a dire di disidratazione. Considerava una benedizione ogni occasione di aiutare un altro deportato. Si offrì al posto di un uomo più giovane per morire di fame e di sete. Per punire un tentativo di evasione dieci uomini erano stati scelti a caso per morire di fame e di sete, e lui si offrì di essere uno di loro. Per salvarne uno, certo, ma soprattutto per non lasciarli a morire da soli. Usò quei giorni terribili per riportare a Dio i morituri, dalla cella si sentivano canti e preghiere. Morì per ultimo. Le Ss riferirono che stava sorridendo.Quando tutto è stato perso, quando tutto sembra perso, possiamo sempre tenere l'attenzione sulla libertà della nostra anima e sulla sua bellezza. Perché è quando tutto è perso che la Grazia irrompe sulla scena. Il cielo si riempirà di stelle al nostro passaggio.
Scontri fra pro-Pal e Polizia a Torino. Nel riquadro, Walter Mazzetti (Ansa)
La tenuità del reato vale anche se la vittima è un uomo in divisa. La Corte sconfessa il principio della sua ex presidente Cartabia.
Ennesima umiliazione per le forze dell’ordine. Sarà contenta l’eurodeputata Ilaria Salis, la quale non perde mai occasione per difendere i violenti e condannare gli agenti. La mano dello Stato contro chi aggredisce poliziotti o carabinieri non è mai stata pesante, ma da oggi potrebbe diventare una piuma. A dare il colpo di grazia ai servitori dello Stato che ogni giorno vengono aggrediti da delinquenti o facinorosi è una sentenza fresca di stampa, destinata a far discutere.
Mohamed Shahin (Ansa). Nel riquadro, il vescovo di Pinerolo Derio Olivero (Imagoeconomica)
Per il Viminale, Mohamed Shahin è una persona radicalizzata che rappresenta una minaccia per lo Stato. Sulle stragi di Hamas disse: «Non è violenza». Monsignor Olivero lo difende: «Ha solo espresso un’opinione».
Per il Viminale è un pericoloso estremista. Per la sinistra e la Chiesa un simbolo da difendere. Dalla Cgil al Pd, da Avs al Movimento 5 stelle, dal vescovo di Pinerolo ai rappresentanti della Chiesa valdese, un’alleanza trasversale e influente è scesa in campo a sostegno di un imam che è in attesa di essere espulso per «ragioni di sicurezza dello Stato e prevenzione del terrorismo». Un personaggio a cui, già l’8 novembre 2023, le autorità negarono la cittadinanza italiana per «ragioni di sicurezza dello Stato». Addirittura un nutrito gruppo di antagonisti, anche in suo nome, ha dato l’assalto alla redazione della Stampa. Una saldatura tra mondi diversi che non promette niente di buono.
Nei riquadri, Letizia Martina prima e dopo il vaccino (IStock)
Letizia Martini, oggi ventiduenne, ha già sintomi in seguito alla prima dose, ma per fiducia nel sistema li sottovaluta. Con la seconda, la situazione precipita: a causa di una malattia neurologica certificata ora non cammina più.
«Io avevo 18 anni e stavo bene. Vivevo una vita normale. Mi allenavo. Ero in forma. Mi sono vaccinata ad agosto del 2021 e dieci giorni dopo la seconda dose ho iniziato a stare malissimo e da quel momento in poi sono peggiorata sempre di più. Adesso praticamente non riesco a fare più niente, riesco a stare in piedi a malapena qualche minuto e a fare qualche passo in casa, ma poi ho bisogno della sedia a rotelle, perché se mi sforzo mi vengono dolori lancinanti. Non riesco neppure ad asciugarmi i capelli perché le braccia non mi reggono…». Letizia Martini, di Rimini, oggi ha 22 anni e la vita rovinata a causa degli effetti collaterali neurologici del vaccino Pfizer. Già subito dopo la prima dose aveva avvertito i primi sintomi della malattia, che poi si è manifestata con violenza dopo la seconda puntura, tant’è che adesso Letizia è stata riconosciuta invalida all’80%.
Maria Rita Parsi critica la gestione del caso “famiglia nel bosco”: nessun pericolo reale per i bambini, scelta brusca e dannosa, sistema dei minori da ripensare profondamente.






