Le toghe rosse scaricano Cantone: show inutile
Silvia Albano, presidente di Magistratura democratica (Imagoeconomica)
Silvia Albano (Md): «Giusto il richiamo del pg di Perugia alla presunzione d’innocenza».

Nel derby tra toghe di sinistra, sembra che Magistratura democratica abbia scelto il procuratore generale di Perugia Sergio Sottani, rispetto ai mediaticissimi Raffaele Cantone (procuratore «semplice» nel capoluogo) e Giovanni Melillo (a capo della Procura nazionale antimafia), entrambi considerati vicini alle posizioni del progressismo giudiziario, ma in questi giorni osannati dai politici di centro-destra. Davanti alla vicenda del presunto dossieraggio su cui stanno indagando inquirenti perugini, Md ha sposato in pieno le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi da Sottani, che ha annunciato di aver attivato le sue «funzioni di sorveglianza» per verificare se nei confronti del tenente Pasquale Striano, accusato da Cantone e Melillo di dossieraggio (i reati contestati sono accesso abusivo a banca dati informatica e rivelazione di segreto) sia stata rispettata la presunzione di innocenza e ha bollato come «inusuale» la richiesta dei due colleghi di essere sentiti dalla commissione bicamerale antimafia. In un’intervista rilasciata al quotidiano L’Unità, la presidente della corrente di sinistra dell’Associazione nazionale magistrati, Silvia Albano, ha risposto in modo sorprendente (rispetto alle posizioni di Md in passato) alla cronista che le chiedeva se il finanziere Pasquale Striano, indagato dalla Procura di Perugia per gli accessi abusivi alle banche dati delle forze dell’ordine fosse solo una mela marcia. Ecco che cosa ha detto la Albano: «Si tratta di una vicenda molto delicata e ci sono delle indagini in corso. Devo dire che ho condiviso il tono e i contenuti del comunicato del procuratore generale Sottani. Quando i due hanno chiesto di essere auditi anche dal Csm e dal Copasir mi aspettavo che ci fossero grandi rivelazioni».

Invece, secondo il presidente di Md, la montagna avrebbe partorito un topolino: «Allo stato non sembra che dietro Striano ci sia una organizzazione strutturata impegnata a fare accessi abusivi, non è stata contestata neanche l’associazione a delinquere. Non ho capito perché si sia sentito il bisogno di rendere subito pubblici, nel pieno delle indagini, i risultati ad oggi ottenuti. Comunque questa indagine non può essere il pretesto per gettare a mare le sos (le segnalazioni di operazioni sospette, ndr) e il giornalismo d’inchiesta». Insomma, se non è stato un attacco diretto a Cantone e alla sua indagine poco ci manca. Chissà cosa avrà pensato leggendo l’intervista il direttore dell’Unità Piero Sansonetti, che, al contrario della Albano, su questa vicenda, chiuso in un cassetto il garantismo oltranzista che caratterizza da anni i suoi interventi, è arrivato a pubblicare un editoriale intitolato «L’allegra brigata di spie e giornalisti che preparavano dossier». Poi nella chiosa ha vaticinato: «Alla fine pagherà solo il sottufficiale della Finanza? È probabile. Le inchieste giudiziarie funzionano solo se possono contare sull’artiglieria del grande giornalismo. Sennò falliscono. E qui, vedrete, l’artiglieria lascerà le polveri bagnate». A quanto pare la presunzione di innocenza lascia spazio al concetto che ci sono dei colpevoli che non sono stati incastrati, di davighiana memoria.

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