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Fra i «putiniani di ferro» di «Limes» pure il giudice che indaga sullo zar

Fra i «putiniani di ferro» di «Limes» pure il giudice che indaga sullo zar
Il direttore di Limes, Lucio Caracciolo (Imagoeconomica)
L’accusa alla rivista di Caracciolo di fare propaganda per il Cremlino è risibile: nel comitato scientifico figurano anche atlantisti di ferro come Letta, Fubini, Panebianco. Lo spettro della manovra editoriale.

«A tutto c’è un Limes». E i professoroni se ne sono andati sbattendo la porta, accompagnati dal generale con le stellette e dall’eco della marcetta militare mediatica tutta grancassa e tromboni, a sottolineare come fosse democratica e dixie la ritirata strategica da quel covo di «putiniani sfegatati». La vicenda con al centro la guerra in Ucraina merita un approfondimento perché è paradigmatica di una polarizzazione che non lascia scampo a chi semplicemente intende approfondire i fatti. Nell’era del pensiero igienista, ogni contatto con il nemico e ogni lettura (anche critica) dei testi che egli produce sono considerati contaminanti.

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Antonio Gramsci aveva capito tutto: per cambiare il mondo bisogna occupare i posti di potere. Ma ora che l'occupazione è avvenuta, nelle scuole e università, nella magistratura e nei media, secondo Boni Castellane, della rivoluzione non è rimasta traccia. È rimasto solo il dominio.

Schlein apre alle primarie, con l’incubo Conte
Giuseppe Conte e Elly Schlein (Ansa)
La leader dem salva la testa, ma ora deve guardarsi pure da Landini, che convoca la piazza il 28 marzo.

Quando la vittoria del No diventa certa e assume proporzioni imprevedibili alla vigilia, a Napoli, nella sede dell’Associazione nazionale magistrati, si inizia a cantare Bella ciao. Nei comitati per il Sì si gorgheggia invece Lacreme napulitane: in provincia di Napoli il No è andato ogni previsione. È finita 71,5% per il No contro il 28,5% per il Sì. Una scoppola clamorosa, che non potrà non portare a delle doverose riflessioni nel centrodestra nazionale sulla classe dirigente partenopea e campana in generale, già protagonista della rovinosa sconfitta alle regionali, soprattutto in vista delle prossime politiche.

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Per rialzarsi dopo la prima batosta al centrodestra resta la Manovra
Giorgia Meloni (Getty Images)
La sberla fa male alla coalizione, che ora dovrà accantonare i sogni di premierato. Muovendosi con tatto anche sulla legge elettorale. Se però non vuol perdere nel 2027, adesso serve una risposta economica audace.

Lo schiaffo fa male, la gastrite provoca fitte e c’è voglia di chiudersi nella stanza buia. Nessuna parte del corpo del centrodestra è immune dal dolore che percorre il sistema nervoso dalla testa ai piedi. Quella del No al referendum è la prima vera sberla dal settembre 2022 e non basta consolarsi con «ha vinto l’Italia manettara» (vero) o con «il partito dei magistrati esiste, si chiama Anm, e ha qualche milione di elettori» (verissimo).

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Da Napoli a Milano, le toghe si levano la maschera e intonano cori contro il premier. Imparato, collega per il Sì, presa di mira.

Per tutta la durata della campagna referendaria hanno continuato a ripetere che l’Associazione nazionale magistrati era un soggetto indipendente. Ma già alla diffusione dei primi dati, con il No che avanzava inesorabile, sono scattati i festeggiamenti in stile quartier generale elettorale per le elezioni politiche. Due le sezioni più accese: Napoli e Milano.

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