Perfino una toga sbugiarda Bassetti: cade anche la favola dell’aggressione

«Bisogna scannerizzare gli asintomatici», ripeteva in tv con aria sadica Matteo Bassetti negli anni feroci del virus. Quando a Sanremo tentarono di scannerizzare lui qualche maligno arrivò pure a brindare. Ora scopriamo che quell’aggressione non fu tale o non andò come ci fu raccontata. Lo ha stabilito il tribunale di Imperia, che ha reso note le motivazioni con le quali ha assolto «perché il fatto non sussiste» l’ex poliziotto no vax e no green pass Diego Costacurta, denunciato nel 2022 dal virologo genovese per minacce aggravate durante la presentazione di un suo libro.
«I fatti non si sono svolti con le modalità descritte dal professore, non si ravvisa un’effettiva idoneità minacciosa», ha vergato la giudice Eleonora Billeri, confermando che in quella stagione degli illusionismi valeva tutto e non ti potevi fidare di nulla: della tachipirina con vigile attesa, dei dcpm di Giuseppe Conte, del green pass decisivo per l’immunità di gregge, dei diktat di Roberto Speranza e del meraviglioso «se non ti vaccini, ti ammali, muori» di Mario Draghi. Figuriamoci delle presunte aggressioni violente descritte come assalti all’arma bianca dagli infettivologi da prime time.
In aula Bassetti aveva raccontato i momenti di paura per gli sviluppi di una manifestazione inscenata dagli aderenti al collettivo Pecora Nera davanti al Casinò di Sanremo, che lo ospitava per una serata letteraria. «Appena entrato al Casinò alcune persone hanno alzato dei cartelli riferiti ai vaccini e il signor Costacurta ha iniziato a gridare: assassino, ti veniamo a prendere. Si è gettato contro di me, sarebbe arrivato a mettermi le mani addosso, ma è stato trattenuto dalle forze dell’ordine». Percepito per percepito, nelle motivazioni della sentenza di assoluzione la giudice ha smentito la ricostruzione del professore prendendola a picconate.
Dopo aver visionato il video effettuato dalla polizia scientifica e aver raccolto le testimonianze degli operatori di polizia, ha infatti riassunto che «il delitto di minaccia grave sarebbe stato commesso in due momenti: una prima parte nell’atrio del Casinò, quando Costacurta diceva “assassino, dottorino, ci ricordiamo di te, non ce lo dimentichiamo”, e una seconda all’uscita del garage del Casinò, quando insieme ad altre persone ripeteva “assassino, non ci dimentichiamo, ti veniamo a prendere”. Ma non risulta che i fatti si sono svolti esattamente nel medesimo contesto e con le stesse modalità descritte dal professor Bassetti».
Nella sentenza si sottolinea che Costacurta ha pronunciato le frasi indicate nel capo di imputazione e lo ha ammesso. Tuttavia il video acquisito esclude che abbia cercato di avvicinare Bassetti per aggredirlo. «Non si ravvisa un’effettiva idoneità minacciosa, tenuto conto del comportamento dell’imputato», scrive la giudice. «Le altre persone si limitavano a tenere in mano i cartelli senza proferire alcuna parola. Parimenti, il tono della voce dell’imputato non appare né intimidatorio, né tantomeno aggressivo, quanto piuttosto di contestazione. Voleva solo porre domande. La frase “assassino, non ci dimentichiamo, ti veniamo a prendere” presenta un’oggettività più chiaramente diretta a paventare un male ingiusto».
Poi ecco la stoccata che demolisce la narrazione bassettiana. «Nel video si vedono gli stessi agenti di polizia sorridere nell’atto di accompagnarlo verso l’uscita, dunque affatto preoccupati. A ciò si aggiunga che l’espressione “assassini, toccherà a tutti quanti” non può con certezza ricondursi a Bassetti, quanto alla contestazione circa la bontà dei vaccini e delle cure oggetto della protesta. Non risulta minimamente provato che all’uscita dal parcheggio una folla di persone abbia cercato di danneggiare la macchina di Bassetti». C’è un giudice a Imperia. È consolante scoprire che un normale gesto di contestazione sociale, se tolto dal contesto di quella stagione tossica, assuma un contorno ben diverso.
Non va dimenticato che allora chi osava dissociarsi dal pensiero unico delle virostar televisive veniva definito un untore, un potenziale criminale e non aveva diritto di parola. I cittadini dovevano solo pendere dalle labbra di Roberto Burioni, Andrea Crisanti, Massimo Galli, Fabrizio Pregliasco, lo stesso Bassetti mentre sproloquiavano a reti unificate passando dal «non si muore di coronavirus, basta allarmismi» al «i no-vax stiano chiusi in casa come sorci»; dal «prendete il sole con la mascherina» al «il cenone si fa solo fra vaccinati».
Indimenticabile lo show natalizio dei tre tenori Bassetti-Crisanti-Pregliasco nella versione pro vax di Jingle Bells. Anni da brivido per i quali vale, in funzione estensiva, la sentenza di Imperia: «I fatti non si sono svolti con le modalità descritte». Proprio no. A proposito, quella sera a Sanremo il virologo presentava un libro dal titolo Il mondo è dei microbi. Almeno su questo, nulla da eccepire.






