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Con l'economista Gabriele Guzzi e il nostro Sergio Giraldo, esperto di questioni energetiche, cerchiamo di analizzare lo scontro in atto sui dazi. E di capire che conseguenze potrebbe avere per noi.
Con l'economista Gabriele Guzzi e il nostro Sergio Giraldo, esperto di questioni energetiche, cerchiamo di analizzare lo scontro in atto sui dazi. E di capire che conseguenze potrebbe avere per noi.
Il Giubileo si conclude ufficialmente oggi, giorno dell’Epifania. Alle 9.30 papa Leone XIV chiuderà la Porta Santa della basilica di San Pietro in Vaticano poi, dopo la messa, alle 12 si affaccerà dalla Loggia centrale della basilica vaticana per la recita dell’Angelus. All’appuntamento sarà presente anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Migliaia i pellegrini che, nonostante la forte pioggia di questi giorni, sono giunti in San Pietro per questo evento. Questa ultima cerimonia farà lievitare il dato di oltre 33 milioni di persone che si sono recate nella capitale per l’Anno Santo. Dato diffuso dal pro-prefetto del dicastero per l’Evangelizzazione, monsignor Rino Fisichella, nel corso della conferenza stampa di bilancio del Giubileo che si è tenuta ieri nella sala stampa della Santa Sede. «I 33 milioni 475.369 fedeli certificati segnano il sorpasso sulle attese» perché «le stime di 31 milioni di pellegrini, fatte a inizio Giubileo, sono state largamente superate». Monsignor Fisichella ha aggiunto che sabato 10 gennaio sarà papa Leone XIV stesso a incontrare le istituzioni e chi ha lavorato al Giubileo per ringraziare e valutare l’anno che è stato. «Ho avuto un’udienza con il Pontefice circa un mese fa. Ovviamente abbiamo parlato anche del Giubileo e dei frutti che questo ha portato. La cosa importante è che il Papa stesso ha sentito il desiderio di incontrare tutti quelli che hanno lavorato per il Giubileo il 10 gennaio, per esprimere la propria gratitudine e la sua valutazione dell’evento».
Un Giubileo definito «straordinario» anche perché inaugurato da Francesco e concluso dal suo successore, Leone. Straordinario anche per la sua gestione efficace, nonostante i noti problemi amministrativi di Roma. «È nostra intenzione non confinare al 2025 il metodo di lavoro seguito», ha commentato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. «A marzo dello scorso anno, l’Ufficio europeo dei brevetti ha pubblicato un report in cui l’Italia figurava come la quinta nazione europea per numero di brevetti depositati e la undicesima a livello mondiale. Quest’anno potremmo contribuire a migliorare il ranking nazionale depositando un nuovo brevetto sviluppato dalla presidenza del Consiglio nel corso dell’anno giubilare: il “metodo Giubileo”». Mantovano ha voluto anche sottolineare che l’Anno Santo «finisce in un momento tragico per la nazione. ferita dalle vittime dell’incendio di Capodanno di Crans-Montana». sottolineando quanto questa tragedia faccia riflettere «sul senso della vita». Sull’efficacia del “modello Giubileo” si è anche concentrato il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che si è proiettato al prossimo Giubileo, quello del 2033, Anno Santo straordinario in cui si celebreranno i 2.000 anni della Redenzione di Cristo. «Mi auguro che si potrà continuare a collaborare» per il Giubileo «del 2033, dobbiamo arrivare pronti», ha detto Rocca, che ha rimarcato la necessità di «iniziare una pianificazione» per essere pronti all’appuntamento. Unico neo, i lavori non terminati su cui è intervenuto il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri: «Gli interventi complessivi sono 332, di questi 204 sono a oggi sono chiusi o parzialmente conclusi». Infine, sulla sicurezza è intervenuto il prefetto di Roma, Lamberto Giannini: «Abbiamo trasmesso un senso sicurezza senza alcuna militarizzazione della città e facendo tanta opera di prevenzione».
Non solo a Natale, ma nemmeno per Pasqua potranno tornare a casa i bambini della cosiddetta famiglia del bosco. Considerati i tempi della giustizia italiana, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, in verità, non sanno proprio quando potranno ricongiungersi con i tre figli. È stato fissato il giorno, il prossimo 23 gennaio, di avvio indagine sui genitori da parte della psichiatra Simona Ceccoli, consulente tecnico d’ufficio (Ctu) nominata dal Tribunale dei minorenni dell’Aquila e prima di 120 giorni difficilmente l’esperta consegnerà la perizia.
Ha tempo fino al 5 maggio. Questo significa che la bimba di 8 anni e i gemelli di 6 dovranno stare altri lunghi mesi nella struttura di Vasto che li ospita assieme alla madre e il povero padre deve rassegnarsi a continuare a vederli per un’ora, due volte la settimana. Se non è rieducazione forzata, poco ci manca.
Da novembre, la coppia che abitava in un casolare nei boschi di Palmoli, in Provincia di Chieti, sta subendo ogni genere di pressione (o è ricatto?) per abbandonare il proprio stile di vita nella natura e piegarsi alle volontà di assistenti sociali che, assieme ai magistrati, fanno muro contro la coppia anglo-australiana. Dopo la grave decisione di sospendere la responsabilità genitoriale, nei confronti di Nathan e Catherine l’irrigidimento prosegue. Secondo quanto stabilito dal Tribunale dei minorenni presieduto da Cecilia Angrisano, la psichiatra forense che ieri ha giurato e che lavora nella casa di cura Villa Letizia, nell’Aquilano, dovrà procedere a «un’indagine personologica e psicodiagnostica del profilo di personalità di ciascun genitore», finalizzata a valutare «gli stili relazionali e comportamentali, le capacità e competenze genitoriali» e, in particolare, «la capacità di riconoscimento dei bisogni psicologici, affettivi ed educativi, dei minori».
L’analisi dovrà, inoltre, concentrarsi sull’«attenzione progettuale alle esigenze di crescita del minore, al fine di garantire un adeguato sviluppo psichico». Il tribunale chiede al consulente di valutare «se i genitori presentino caratteristiche psichiche idonee a incidere sull’esercizio della responsabilità genitoriale» e, nel caso, di riferire «se le capacità genitoriali siano recuperabili in tempi congrui rispetto allo sviluppo e alla crescita dei minori», indicando «il percorso educativo che i genitori dovranno allo scopo intraprendere».
Si prende tempo per «forzare la mano» a una mamma e un papà di cui magistrati e assistenti sociali paiono non fidarsi, nell’apparente tentativo di farli risultare non idonei a far crescere figli. «Condizioni di sostanziale abbandono in cui si trovano i minori, in situazione abitativa disagevole e insalubre», le definiva l’ordinanza del 20 novembre che toglieva la responsabilità genitoriale e allontanava da casa i piccoli «privi di istruzione e assistenza sanitaria».
Ieri lo psichiatra Tonino Cantelmi, professore associato all’Università Gregoriana e tra i periti di parte incaricati dai difensori della famiglia Birmingham-Trevallion, con LaPresse sosteneva che «vivere immersi nella natura sia meglio che vivere in una famiglia mafiosa, camorrista o che vive nell’illegalità». Poneva diversi interrogativi: «Soprattutto, in presenza di genitori buoni, amorevoli, attenti, uniti e affettuosi, non mascalzoni, è davvero la strada giusta quella individuata dai servizi? Oppure, pur intenzionalmente cercando di fare del bene, non è forse traumatica per questi stessi bambini?».
I piccoli si sentirebbero in colpa per quanto sta accadendo nella loro famiglia, e questa è un’altra conseguenza drammatica dell’allontanamento. «Possiamo ripensare molte cose, a partire per esempio dalle modalità di prelievo dei minori, preferendo percorsi di accompagnamento a percorsi di sottrazione e mettendo in discussione ogni forma di violenza istituzionale», si è augurato Cantelmi.
Sulla questione era intervenuto anche il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori: «Ritengo non più procrastinabile un intervento organico di riforma legislativa dell’istituto dell’allontanamento dei minori dal nucleo familiare».
Dopo una separazione assurda, in assenza di maltrattamenti, violenze o abusi e che priva tre creature del diritto di crescere nel proprio contesto affettivo malgrado l’accettazione da parte dei genitori degli interventi strutturali richiesti dai giudici e l’offerta di un casale in comodato gratuito da parte di un ristoratore di Ortona dove poter vivere nel frattempo, la famiglia rimarrà ancora separata in attesa dell’esito della perizia.
«Sono sciagurati i tempi della giustizia minorile», commenta Simonetta Matone, deputato della Lega, ex sostituto procuratore generale presso la Corte di appello di Roma dove si è occupata soprattutto di minori. E aggiunge: «Si tratta di provvedimenti nei quali la forma vale più della sostanza. Non tengono in alcun conto il tempo dei bambini, il tempo degli affetti, il tempo della genitorialità». Il tribunale ha disposto anche un’indagine psico-diagnostica sui tre piccoli Trevallion per accertare «le condizioni attuali di vita, l’andamento dello sviluppo cognitivo e psico-affettivo, le figure di riferimento riconosciute e i modelli di identificazione sviluppati».
Sul loro futuro decideranno i giudici, in base ai risultati della perizia. I genitori possono solo sperare sulle contro mosse degli specialisti incaricati dai loro legali, Marco Femminella e Danila Solinas.
Si riapre la partita del Mercosur con l’obiettivo di arrivare alla firma il 12 gennaio. A rilanciare la questione, o almeno il tira e molla collegato, è un’indiscrezione dell’agenzia Bloomberg secondo cui l’Italia sarebbe pronta a sostenere l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e il Mercosur nel voto degli ambasciatori della Ue previsto per il 9 gennaio.
Palazzo Chigi avrebbe ottenuto risultati significativi sulle garanzie per il settore agricolo e su possibili risorse aggiuntive a sostegno degli agricoltori da parte del bilancio della Ue. A fronte di ciò sarebbe orientata, sempre secondo Bloomberg, a invertire la rotta rispetto al mese scorso, quando insieme alla Francia aveva guidato il fronte del rinvio, chiedendo maggiori tutele per il comparto. Fino a tarda sera non è arrivata da parte del governo italiano nessuna conferma ma anche nessuna smentita, mentre secondo diverse fonti, domani sarebbe prevista una riunione straordinaria dei ministri dell’Agricoltura. Quindi in tempo, per dare indicazioni alla riunione di venerdì. Non si può comunque escludere che l’indiscrezione sia stata generata per esercitare pressione sull’Italia e, di riflesso, sulla Francia. Se la posizione italiana dovesse cambiare, infatti, verrebbe superato ogni ostacolo all’accordo, in quanto il peso politico e demografico del nostro Paese è fondamentale per raggiungere la maggioranza qualificata necessaria a ratificarlo e la Francia da sola non avrebbe i numeri per dar vita ad una minoranza di blocco.
Intanto fonti italiane vicine al dossier ribadiscono che il nostro Paese non è pregiudizialmente contrario all’accordo con il Mercosur e come ha ricordato la premier Giorgia Meloni, nell’ultima riunione dello scorso anno, quando si decise di posticipare la sigla dell’intesa, vuole trasformare un buon accordo in un ottimo accordo rendendolo vantaggioso per tutti. Per fare questo, dicono sempre le stesse fonti, bisogna avere rassicurazioni sulla reciprocità e sulle condizioni di produzione dei prodotti agricoli.
Non si può consentire che le merci in ingresso in Europa prevedano l’uso di sostanze che non rispettano i nostri standard sanitari e ambientali. Ciò porterebbe a due sconfitte: non si garantirebbe la qualità del cibo in ingresso in Europa e si desertificherebbe il nostro sistema agricolo.
Le rassicurazioni devono raccogliere la richiesta di parità di condizioni per gli agricoltori europei e per chi voglia portare le proprie merci nei nostri mercati. Ma, sempre secondo Bloomberg, il cambio di rotta dell’Italia, sarebbe arrivato dopo intensi negoziati diplomatici con la Commissione Ue e con la Germania, in particolare dopo l’incontro di metà dicembre tra la premier Meloni, il Cancelliere tedesco Merz e la presidente Ue, Von der Leyen. Il governo italiano avrebbe ottenuto risultati importanti sui tre punti chiave: garanzie extra per gli agricoltori, fondi di compensazione, clausole di reciprocità. Sarebbero previsti meccanismi di salvaguardia più forti di quanto stabilito finora per proteggere le filiere agricole europee dalla concorrenza sudamericana. Per i fondi di compensazione ci sarebbe l’impegno per ulteriori risorse comunitarie all’agricoltura per il processo di transizione. Infine ci sarebbero standard ambientali e sanitari più rigorosi per l’import per evitare che norme meno restrittive di quelle europee (ad esempio l’uso di pesticidi) si traduca in un ingiusto vantaggio competitivo.
Alle giuste condizioni, l’accordo con il Mercosur comporterebbe benefici economici importanti per l’Italia. Il trattato infatti prevederebbe l’abbattimento dei dazi - oggi fino al 35% - per macchinari, auto e prodotti chimici, consentirebbe di diversificare le catene di approvvigionamento per i minerali critici riducendo la dipendenza dalla Cina e per la filiera agroalimentare assicurerebbe la protezione di oltre 350 indicazioni geografiche Dop e Igp nei mercati del Sudamerica. Insomma, il ballo è riaperto, vedremo nei prossimi giorni con quali esiti.
A un ritmo incessante, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky prosegue il rimpasto tra le figure apicali di Kiev nel tentativo di riconquistare un margine di credibilità dopo lo scandalo sulla corruzione. E ieri il leader di Kiev, dopo varie pressioni, ha ottenuto le dimissioni del capo dei Servizi di sicurezza dell’Ucraina (Sbu), Vasyl Malyuk, che guidava l’agenzia dal luglio del 2022. Malyuk continuerà a lavorare nello Sbu senza però ricoprire un ruolo di vertice.
Per sua stessa ammissione, ha annunciato in una dichiarazione che resterà «all’interno del sistema Sbu per implementare operazioni speciali asimmetriche di livello mondiale» per «infliggere il massimo danno» alla Russia. Si vociferava già da giorni che l’ormai ex capo dei servizi segreti sarebbe diventato il prossimo bersaglio di Zelensky. Quest’ultimo per allontanarlo dai Servizi di sicurezza, gli aveva proposto un incarico nel Servizio di intelligence estero o nel Consiglio per la sicurezza nazionale, ma Malyuk aveva rifiutato qualsiasi compromesso. Al suo posto, come capo ad interim, il presidente ucraino ha nominato Yevhen Khmara: già lavora all’interno dei Servizi di sicurezza.
Secondo Rbc Ukraine e Ukrainska Pravda, il casus belli dell’allontanamento di Malyuk si lega a doppio filo agli eventi di luglio e al recente scandalo corruzione, con la conseguente perdita di fiducia da parte del presidente ucraino. Ma soprattutto è il tentativo di Zelensky di allontanarsi, a scoppio ritardato, dalle figure che avevano intralciato il lavoro delle agenzie anticorruzione.
Sette mesi fa, proprio sotto la guida dell’ex capo dei Servizi di sicurezza erano stati arrestati alcuni dipendenti dell’Ufficio Nazionale anticorruzione (Nabu) con l’accusa di avere legami con la Russia. E l’azione aveva sollevato l’indignazione degli attivisti anticorruzione e dei gruppi della società civile. Quindi se Malyuk è visto come colui che ha iniziato la crociata contro gli organi anticorruzione, allora diventa necessario per Zelensky allontanarlo. A ciò si aggiunge l’operazione Mida in cui pare che Malyuk abbia assunto una posizione piuttosto neutrale, scatenando il sospetto in Zelensky di aver perso un alleato. In particolare, secondo Ukrainska Pravda, il team di Malyuk, sostiene che le dimissioni siano il frutto di una vendetta di Andriy Yermak, vista la posizione adottata da Malyuk proprio nell’ambito del cosiddetto Mindichgate e anche a seguito delle perquisizioni condotte nell’ufficio e nella casa dell’ex capo dell’ufficio presidenziale ucraino. L’allontanamento forzato ha già sollevato diverse critiche: pare sia tangibile il malcontento degli alti comandanti militari dato che Malyuk era stato alla guida dell’operazione Spiderweb.
E con la motivazione ufficiale di voler procedere con «una rotazione di tutti» per rafforzare la posizione dell’Ucraina nei negoziati, il presidente ucraino, dopo aver parlato con il ministro degli Esteri, Andrii Sybiha, ha annunciato che «verrà selezionato anche un candidato per la carica di primo viceministro degli Affari esteri». Tra i vari incontri mirati al rimpasto, Zelensky ha visto ieri il neo nominato ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, per avviare la trasformazione tecnologica del dicastero. Visto che « il livello tecnologico della nostra difesa deve salvare la vita dei nostri soldati», il leader di Kiev ha precisato che contro Mosca si deve «rispondere con un impiego più attivo delle tecnologie, con uno sviluppo più rapido di nuovi tipi di armi e con nuove tattiche».
Ma oltre ai cambiamenti interni all’Esecutivo, l’Ucraina si prepara ad affrontare oggi a Parigi la riunione della Coalizione dei volenterosi, ospitata dal presidente francese, Emmanuel Macron, e dal premier britannico, Keir Starmer. A prendere parte saranno anche il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, il presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Ma non solo: sono attesi nella capitale francese l’inviato speciale americano, Steve Witkoff, e il genero di Donald Trump, Jared Kushner per rappresentare gli Stati Uniti. Tra l’altro la loro partecipazione arriva in un momento di tensione tra la Casa Bianca e Mosca: il presidente americano, che qualche giorno fa aveva dichiarato di «non essere contento di Vladimir Putin», ha riferito di non credere che l’Ucraina abbia organizzato l’attacco contro la residenza dello zar russo nella regione nordoccidentale di Novgorod. Riguardo all’incontro di Parigi, una portavoce della Commissione Ue, spiegando che «l’incontro a livello di leader darà seguito al lavoro dei consiglieri per la sicurezza nazionale svoltosi in Ucraina sabato», ha reso noto che «sono stati compiuti ulteriori passi, in particolare sulle garanzie di sicurezza», tra cui «la prospettiva di adesione dell’Ucraina all’Ue». Tra i bisogni cruciali che i partner devono riconoscere, secondo quanto annunciato da Zelensky, rientrano «la difesa aerea, i finanziamenti per la produzione di droni intercettori e le attrezzature per il settore energetico» che «sono necessari ogni giorno».

