Tiro e caccia, un mercato da 6 miliardi di euro che dà lavoro a 80.000 persone
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  • Anpam, Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive e civili, ha pubblicato i dati della ricerca condotta dall’Università Carlo Bo di Urbino sull’industria armiera per uso civile in Italia nel triennio 2016-2019: un valore complessivo, tra produzione diretta e attività sportive, pari allo 0,42% del Pil italiano e un fatturato di 600 milioni di euro.
  • Il cacciatore custode degli equilibri faunistici e naturali dell’ecosistema, l’attività venatoria elemento utile e positivo a garanzia del mantenimento degli equilibri naturali: con 20 tonnellate di rifiuti raccolti dai circoli venatori in tutta Italia, l’iniziativa «Operazione Paladini del Territorio» organizzata da Fondazione Una, è stata un grande successo.

Lo speciale contiene due articoli.

Un valore economico complessivo di 7,5 miliardi di euro, lo 0,42% del Pil italiano e un fatturato di circa 600 milioni di euro: sono i numeri emersi dalla ricerca condotta dall’Università Carlo Bo di Urbino, pubblicata da Anpam (Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive e civili), sull’industria armiera per uso civile in Italia, tra produzione diretta e attività collegate alla caccia e al tiro, nel triennio che va dal 2016 al 2019, con un +3% del valore rispetto ai tre anni precedenti. Se si considera, appunto, l’indotto si arriva a un valore economico diretto e indiretto di quasi 6 miliardi di euro, con una spesa da parte di cacciatori e tiratori che supera i 3 miliardi e un tasso di occupazione che raggiunge i 80.000 posti di lavoro. Inoltre, dalla ricerca emerge che il valore totale del mercato delle armi e delle munizioni per uso civile in Italia corrisponde allo 0,42% del Pil.

Numeri che attestano il valore economico diretto di questo mercato, che comprende sia la produzione di armi e munizioni, sia il sistema di fornitura e i distributori, attorno ai 930 milioni di euro e che testimoniano la crescita di un settore sempre più importante del made in Italy, specialmente per quanto riguarda l’export, visto che l’86,8% della produzione di armi e munizioni italiane è rivolto al mercato estero. Dati molto confortanti per l’intera industria, frutto dei processi produttivi più efficienti rispetto al passato e dei progressi messi in atto dalle imprese italiane che lavorano nel settore, riconosciute come garanzia di qualità in tutto il mondo.

A commentare questi risultati è il presidente di Anpam Giovanni Ghini: «Questa ricerca quantifica scientificamente il valore dell’industria armiera italiana, un’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo». Uno studio, quello condotto dall’Università degli studi di Urbino Carlo Bo, che aveva come obiettivi quelli di analizzare il settore armiero per uso civile in Italia, relativamente alla produzione di armi e munizioni destinate alle attività sportive, venatorie e per difesa personale dal punto di vista del sistema produttivo e distributivo; ma anche misurare il peso economico in termini di fatturato e valore aggiunto e stimare il valore indotto su tutto il sistema. «Siamo soddisfatti dei dati emersi, da cui si evince una crescita costante del fatturato e valore economico generato» continua Ghini – «Ma quello che mi rende più orgoglioso è vedere che contribuiamo a generare una fetta importante del Pil italiano, evidenza dell’importanza del nostro settore per la crescita dell’intero sistema economico del Paese. Con questi presupposti, siamo fiduciosi che l’industria armiera made in Italy continuerà a migliorare e a ottenere risultati positivi».


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