True
2022-07-18
Tiro e caccia, un mercato da 6 miliardi di euro che dà lavoro a 80.000 persone
True
iStock
Un valore economico complessivo di 7,5 miliardi di euro, lo 0,42% del Pil italiano e un fatturato di circa 600 milioni di euro: sono i numeri emersi dalla ricerca condotta dall'Università Carlo Bo di Urbino, pubblicata da Anpam (Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive e civili), sull'industria armiera per uso civile in Italia, tra produzione diretta e attività collegate alla caccia e al tiro, nel triennio che va dal 2016 al 2019, con un +3% del valore rispetto ai tre anni precedenti. Se si considera, appunto, l'indotto si arriva a un valore economico diretto e indiretto di quasi 6 miliardi di euro, con una spesa da parte di cacciatori e tiratori che supera i 3 miliardi e un tasso di occupazione che raggiunge i 80.000 posti di lavoro. Inoltre, dalla ricerca emerge che il valore totale del mercato delle armi e delle munizioni per uso civile in Italia corrisponde allo 0,42% del Pil.
Numeri che attestano il valore economico diretto di questo mercato, che comprende sia la produzione di armi e munizioni, sia il sistema di fornitura e i distributori, attorno ai 930 milioni di euro e che testimoniano la crescita di un settore sempre più importante del made in Italy, specialmente per quanto riguarda l'export, visto che l'86,8% della produzione di armi e munizioni italiane è rivolto al mercato estero. Dati molto confortanti per l'intera industria, frutto dei processi produttivi più efficienti rispetto al passato e dei progressi messi in atto dalle imprese italiane che lavorano nel settore, riconosciute come garanzia di qualità in tutto il mondo.
A commentare questi risultati è il presidente di Anpam Giovanni Ghini: «Questa ricerca quantifica scientificamente il valore dell’industria armiera italiana, un’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo». Uno studio, quello condotto dall’Università degli studi di Urbino Carlo Bo, che aveva come obiettivi quelli di analizzare il settore armiero per uso civile in Italia, relativamente alla produzione di armi e munizioni destinate alle attività sportive, venatorie e per difesa personale dal punto di vista del sistema produttivo e distributivo; ma anche misurare il peso economico in termini di fatturato e valore aggiunto e stimare il valore indotto su tutto il sistema. «Siamo soddisfatti dei dati emersi, da cui si evince una crescita costante del fatturato e valore economico generato» continua Ghini - «Ma quello che mi rende più orgoglioso è vedere che contribuiamo a generare una fetta importante del Pil italiano, evidenza dell’importanza del nostro settore per la crescita dell’intero sistema economico del Paese. Con questi presupposti, siamo fiduciosi che l’industria armiera made in Italy continuerà a migliorare e a ottenere risultati positivi».
Il successo di «Paladini del territorio», l'iniziativa di Fondazione Una
Rispondendo all’appello lanciato da Fondazione Una, per la prima volta i circoli locali delle associazioni venatorie di tutta Italia hanno collaborato nello svolgimento di oltre 100 attività di recupero e salvaguardia dell’ambiente in tutta Italia, di cui beneficiano più di 2 milioni di persone.
20 tonnellate di rifiuti raccolti dai circoli venatori in tutta Italia: l'iniziativa «Paladini del territorio» organizzata da Fondazione Una, è stata un grande successo.
20 tonnellate di rifiuti abbandonati illegalmente, decine di attività di ripristino di sentieri, strade vicinali e aree urbane, recupero di rifiuti pericolosi o ingombranti come eternit, siringhe usate, materassi e pneumatici, oltre 3.000 persone coinvolte in tutta Italia, contemporaneamente, per la raccolta.Sono questi i numeri del successo di Operazione Paladini del Territorio, l’iniziativa ecologica organizzata da Fondazione Una – Uomo, Natura e Ambiente – che ha chiamato all’azione le associazioni venatorie del territorio nazionale che, per la prima volta nelle stesse giornate, hanno organizzato più di 100 attività di pulizia ripristino dei territori degradati delle proprie zone, creando benefici a più di 2 milioni di persone che vivono nei territori interessati.Tra le 20 tonnellate di materiali di scarto rimossi, equivalenti in media al peso di 320 persone, erano presenti diverse tipologie di rifiuti pericolosi come l’eternit trovato a Montelupone (Macerata) e le siringhe usate raccolte e smaltite dalle venatorie di Macerata, ma anche rifiuti ingombranti quali pneumatici, materassi, finestre, elettrodomestici di ogni tipo e materiale edile di risulta, il cui tempo medio di decomposizione è superiore ai 100 anni. Secondo le stime, per smaltire tale mole di rifiuti, si dovrebbero sostenere costi di smaltimento per oltre 700.000€.Molto importanti anche le azioni di ripristino di sentieri, percorsi urbani e rurali come l’iniziativa tenutasi nelle campagne di Lago (Cosenza), dove sono stati ripuliti i sentieri e create delle strisce tagliafuoco per prevenire la diffusione degli incendi stagionali. Una grande testimonianza di impegno per la tutela del territorio è stata data in particolare dalle regioni Calabria, Lombardia e Puglia con oltre 800 persone coinvolte nelle numerose attività organizzate sul territorio. Ulteriori iniziative degne di nota, per la quantità di rifiuti raccolta e per il coinvolgimento di scolaresche, si sono svolte a Pordenone, Rignano sull’Arno,Orvieto, Ischia e Marsala.Altre iniziative, come quelle effettuate nel territorio piemontese della Val Chisone, Val Germanasca e Val Pellice, hanno visto collaborare i giovani volontari con i loro compagni più anziani nelle operazioni di controllo e custodia del nostro patrimonio naturale, dando vita a una sorta di passaggio del testimone tra generazioni in nome della tutela dell’ambiente. Nello specifico, durante questa operazione, sono stati rimossi più di 800 chilogrammi di rifiuti ingombranti, abbandonati nel bosco e sulle rive del torrente lì adiacente.
Maurizio Zipponi, presidente di Fondazione Una, ha commentato il grande successo dell’iniziativa dichiarando che «gli straordinari risultati raggiunti dall’Operazione ricompensano gli sforzi che laFondazione sta compiendo a favore della tutela dell’ambiente e della custodia della biodiversità. La massiccia adesione e l’impegno profuso dai circoli locali, provinciali e regionali delle associazioni venatorie italiane Federcaccia Arci Caccia, Enalcaccia, unitamente alle altre associazioni, istituzioni territoriali e Atc coinvolti, rappresentano la qualità valoriale che caratterizza il mondo venatorio, basato sul rispetto del patrimonio naturale e sulla volontà di agire concretamente per la sua preservazione. Questi temi sono alla base del dialogo che noi di Fondazione Una ci proponiamo di promuovere con tutti gli interlocutori interessati ad approfondire il nuovo ruolo che il mondo venatorio ha scelto per sé stesso, quello del Paladino del Territorio».
Il grande successo di «Operazione Paladini del Territorio», che ha coinvolto più di 3.000 persone, è frutto della volontà condivisa da tutti gli attori coinvolti di agire nelle proprie zone di competenza per rispondere alle necessità caratteristiche di ciascun territorio. Tramite queste giornate all’insegna dell’ecologia, Fondazione Una porta avanti il suo impegno nella definizione del cacciatore come custode degli equilibri faunistici e naturali dell’ecosistema, considerando l’attività venatoria come un elemento utile e positivo a garanzia del mantenimento degli equilibri naturali.
Continua a leggereRiduci
Anpam, Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive e civili, ha pubblicato i dati della ricerca condotta dall'Università Carlo Bo di Urbino sull'industria armiera per uso civile in Italia nel triennio 2016-2019: un valore complessivo, tra produzione diretta e attività sportive, pari allo 0,42% del Pil italiano e un fatturato di 600 milioni di euro.Il cacciatore custode degli equilibri faunistici e naturali dell’ecosistema, l’attività venatoria elemento utile e positivo a garanzia del mantenimento degli equilibri naturali: con 20 tonnellate di rifiuti raccolti dai circoli venatori in tutta Italia, l'iniziativa «Operazione Paladini del Territorio» organizzata da Fondazione Una, è stata un grande successo.Lo speciale contiene due articoli.Un valore economico complessivo di 7,5 miliardi di euro, lo 0,42% del Pil italiano e un fatturato di circa 600 milioni di euro: sono i numeri emersi dalla ricerca condotta dall'Università Carlo Bo di Urbino, pubblicata da Anpam (Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive e civili), sull'industria armiera per uso civile in Italia, tra produzione diretta e attività collegate alla caccia e al tiro, nel triennio che va dal 2016 al 2019, con un +3% del valore rispetto ai tre anni precedenti. Se si considera, appunto, l'indotto si arriva a un valore economico diretto e indiretto di quasi 6 miliardi di euro, con una spesa da parte di cacciatori e tiratori che supera i 3 miliardi e un tasso di occupazione che raggiunge i 80.000 posti di lavoro. Inoltre, dalla ricerca emerge che il valore totale del mercato delle armi e delle munizioni per uso civile in Italia corrisponde allo 0,42% del Pil.Numeri che attestano il valore economico diretto di questo mercato, che comprende sia la produzione di armi e munizioni, sia il sistema di fornitura e i distributori, attorno ai 930 milioni di euro e che testimoniano la crescita di un settore sempre più importante del made in Italy, specialmente per quanto riguarda l'export, visto che l'86,8% della produzione di armi e munizioni italiane è rivolto al mercato estero. Dati molto confortanti per l'intera industria, frutto dei processi produttivi più efficienti rispetto al passato e dei progressi messi in atto dalle imprese italiane che lavorano nel settore, riconosciute come garanzia di qualità in tutto il mondo.A commentare questi risultati è il presidente di Anpam Giovanni Ghini: «Questa ricerca quantifica scientificamente il valore dell’industria armiera italiana, un’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo». Uno studio, quello condotto dall’Università degli studi di Urbino Carlo Bo, che aveva come obiettivi quelli di analizzare il settore armiero per uso civile in Italia, relativamente alla produzione di armi e munizioni destinate alle attività sportive, venatorie e per difesa personale dal punto di vista del sistema produttivo e distributivo; ma anche misurare il peso economico in termini di fatturato e valore aggiunto e stimare il valore indotto su tutto il sistema. «Siamo soddisfatti dei dati emersi, da cui si evince una crescita costante del fatturato e valore economico generato» continua Ghini - «Ma quello che mi rende più orgoglioso è vedere che contribuiamo a generare una fetta importante del Pil italiano, evidenza dell’importanza del nostro settore per la crescita dell’intero sistema economico del Paese. Con questi presupposti, siamo fiduciosi che l’industria armiera made in Italy continuerà a migliorare e a ottenere risultati positivi».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tiro-caccia-mercato-6-miliardi-2657533598.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-successo-di-paladini-del-territorio-l-iniziativa-di-fondazione-una" data-post-id="2657533598" data-published-at="1658160782" data-use-pagination="False"> Il successo di «Paladini del territorio», l'iniziativa di Fondazione Una Rispondendo all’appello lanciato da Fondazione Una, per la prima volta i circoli locali delle associazioni venatorie di tutta Italia hanno collaborato nello svolgimento di oltre 100 attività di recupero e salvaguardia dell’ambiente in tutta Italia, di cui beneficiano più di 2 milioni di persone.20 tonnellate di rifiuti raccolti dai circoli venatori in tutta Italia: l'iniziativa «Paladini del territorio» organizzata da Fondazione Una, è stata un grande successo.20 tonnellate di rifiuti abbandonati illegalmente, decine di attività di ripristino di sentieri, strade vicinali e aree urbane, recupero di rifiuti pericolosi o ingombranti come eternit, siringhe usate, materassi e pneumatici, oltre 3.000 persone coinvolte in tutta Italia, contemporaneamente, per la raccolta.Sono questi i numeri del successo di Operazione Paladini del Territorio, l’iniziativa ecologica organizzata da Fondazione Una – Uomo, Natura e Ambiente – che ha chiamato all’azione le associazioni venatorie del territorio nazionale che, per la prima volta nelle stesse giornate, hanno organizzato più di 100 attività di pulizia ripristino dei territori degradati delle proprie zone, creando benefici a più di 2 milioni di persone che vivono nei territori interessati.Tra le 20 tonnellate di materiali di scarto rimossi, equivalenti in media al peso di 320 persone, erano presenti diverse tipologie di rifiuti pericolosi come l’eternit trovato a Montelupone (Macerata) e le siringhe usate raccolte e smaltite dalle venatorie di Macerata, ma anche rifiuti ingombranti quali pneumatici, materassi, finestre, elettrodomestici di ogni tipo e materiale edile di risulta, il cui tempo medio di decomposizione è superiore ai 100 anni. Secondo le stime, per smaltire tale mole di rifiuti, si dovrebbero sostenere costi di smaltimento per oltre 700.000€.Molto importanti anche le azioni di ripristino di sentieri, percorsi urbani e rurali come l’iniziativa tenutasi nelle campagne di Lago (Cosenza), dove sono stati ripuliti i sentieri e create delle strisce tagliafuoco per prevenire la diffusione degli incendi stagionali. Una grande testimonianza di impegno per la tutela del territorio è stata data in particolare dalle regioni Calabria, Lombardia e Puglia con oltre 800 persone coinvolte nelle numerose attività organizzate sul territorio. Ulteriori iniziative degne di nota, per la quantità di rifiuti raccolta e per il coinvolgimento di scolaresche, si sono svolte a Pordenone, Rignano sull’Arno,Orvieto, Ischia e Marsala.Altre iniziative, come quelle effettuate nel territorio piemontese della Val Chisone, Val Germanasca e Val Pellice, hanno visto collaborare i giovani volontari con i loro compagni più anziani nelle operazioni di controllo e custodia del nostro patrimonio naturale, dando vita a una sorta di passaggio del testimone tra generazioni in nome della tutela dell’ambiente. Nello specifico, durante questa operazione, sono stati rimossi più di 800 chilogrammi di rifiuti ingombranti, abbandonati nel bosco e sulle rive del torrente lì adiacente.Maurizio Zipponi, presidente di Fondazione Una, ha commentato il grande successo dell’iniziativa dichiarando che «gli straordinari risultati raggiunti dall’Operazione ricompensano gli sforzi che laFondazione sta compiendo a favore della tutela dell’ambiente e della custodia della biodiversità. La massiccia adesione e l’impegno profuso dai circoli locali, provinciali e regionali delle associazioni venatorie italiane Federcaccia Arci Caccia, Enalcaccia, unitamente alle altre associazioni, istituzioni territoriali e Atc coinvolti, rappresentano la qualità valoriale che caratterizza il mondo venatorio, basato sul rispetto del patrimonio naturale e sulla volontà di agire concretamente per la sua preservazione. Questi temi sono alla base del dialogo che noi di Fondazione Una ci proponiamo di promuovere con tutti gli interlocutori interessati ad approfondire il nuovo ruolo che il mondo venatorio ha scelto per sé stesso, quello del Paladino del Territorio».Il grande successo di «Operazione Paladini del Territorio», che ha coinvolto più di 3.000 persone, è frutto della volontà condivisa da tutti gli attori coinvolti di agire nelle proprie zone di competenza per rispondere alle necessità caratteristiche di ciascun territorio. Tramite queste giornate all’insegna dell’ecologia, Fondazione Una porta avanti il suo impegno nella definizione del cacciatore come custode degli equilibri faunistici e naturali dell’ecosistema, considerando l’attività venatoria come un elemento utile e positivo a garanzia del mantenimento degli equilibri naturali.
Papa Leone (Imagoeconomica)
A rivelarlo pubblicamente è stato un caro amico di Robert Prevost, padre Tom McCarthy, nel corso di un incontro con alcuni fedeli a Naperville nell’Illinois il cui contenuto è stato poi diffuso dal New York Times.
I fatti, secondo il racconto di McCarthy, sono avvenuti a due mesi dall’elezione al soglio pontificio di Prevost; quando, cioè, il suo nome - pur già noto in precedenza negli States - era divenuto di fama planetaria. In breve, è accaduto che papa Leone XIV abbia contattato telefonicamente la sua banca di Chicago per aggiornare, per ovvie ragioni, il suo numero di telefono e il suo indirizzo. In tale tentativo, si è trovato d interloquire con una addetta che gli ha posto tutta una serie di domande di verifica.
Ebbene, il Santo Padre ha risposto correttamente a tutti i quesiti postigli; eppure ciò non è bastato per ottenere lo scopo che si era prefissato con la telefonata, che a un certo punto ha visto la zelante addetta alla sicurezza scandire queste parole al suo interlocutore: «Deve venire di persona in filiale». A quel punto, sempre secondo il racconto di McCarthy, l’utente - dopo aver manifestato una cauta perplessità («Beh, non credo di poterlo fare») - avrebbe tentato la sua ultima carta per uscire dall’angolo: «Cambierebbe qualcosa se le dicessi che sono papa Leone?». Una domanda a fronte della quale l’addetta - la quale forse non aveva sufficiente familiarità con la voce del pontefice, benché suo connazionale - ha riattaccato. Fine della conversazione e delle speranze, da parte di papa Prevost, di sbrigare con quella telefonata una faccenda semplice, come milioni di persone potranno confermare, solo sulla carta. Com’è finita? Che il pontefice ha poi contattato un altro sacerdote di Chicago, il quale l’ha messo in contatto con il presidente della banca, che a sua volta avrebbe fatto resistenza rimarcando, dura lex sed lex, che le regole impongono la presenza fisica del correntista. Leone XIV a questo punto avrebbe fatto capire che avrebbe cambiato banca, eventualità che avrebbe fatto cedere anche il presidente.
Fine di questa storia, che torna utile sotto almeno due punti di vista. Il primo, senza dubbio, è quello dell’umiltà d’un capo di Stato - perché questo è il Papa - il quale, pur potendo delegare numerosissimi sottoposti, sceglie di sbrigarsi da solo faccende per giunta snervanti. Già si sapeva, in realtà, come Prevost fosse un uomo di grande umiltà, ma episodi come questo sono comunque significativi e rivelatori di chi sia e di come ragioni il successore di Pietro. In secondo luogo, come già si diceva in apertura, il racconto di padre McCarthy funge da monito: mai osare mettere alla prova l’impermeabilità d’un servizio di assistenza clienti. Neppure se si è il Papa.
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 7 maggio 2026. La deputata della Lega Tiziana Nisini ci parla della carenza di senologi in Italia, una emergenza nazionale
Papa Leone XIV (Ansa)
L’ennesimo codazzo del disordine sinodale è la pubblicazione del rapporto finale del nono Gruppo di studio sulle «questioni dottrinali, pastorali ed etiche emergenti». In sostanza, il rapporto con i fedeli Lgbt. L’ennesima mina che a Robert Francis Prevost toccherà disinnescare, dopo il caso delle benedizioni gay in Germania.
La relazione, infatti, cerca di occultare, dietro l’uso della neolingua catto-woke, un vero e proprio assalto al magistero. Lo si intuisce già dallo slittamento semantico che propone: gli autori dicono di ritenere «più appropriato qualificare le questioni in oggetto come questioni “emergenti” piuttosto che come questioni “controverse”». Essi annunciano, così, un «cambio di paradigma», che consentirebbe di trattare certe situazioni non più alla stregua di un «problema» da risolvere, evidenziando invece «la qualità globale dell’impegno che concerne l’insieme della comunità ecclesiale e l’integralità della persona», oltre che rimandando a «una possibile risorsa da discernere nella “conversazione nello Spirito” e nella “conversione relazionale”». Cristallino, eh? Se Gesù si fosse espresso in questi termini, non si sarebbe capito nemmeno da solo.
Quel che si capisce benissimo è dove che vogliano andare a parare le 24 pagine (su 32 totali) che precedono la prima occorrenza della parola «omosessuali»: a legittimare, appunto, le relazioni gay. Se non il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Al volumetto sono state allegate alcune testimonianze anonime, in particolare una proveniente dal Portogallo e l’altra dagli Stati Uniti, di cattolici Lgbt accolti dalle locali comunità ecclesiali, dopo un periodo di travagli e discriminazioni.
Il fedele lusitano allude apertamente al «mio matrimonio» e a «mio marito». Matrimonio. Marito. La Chiesa ritiene che l’unione omosessuale sia equiparabile alle nozze tra uomo e donna? Strano, perché il Dicastero per la Dottrina della fede, pur retto dal bergogliano Víctor Manuel Fernández, ha appena diffuso il testo di una lettera che il cardinale, nel 2024, indirizzò a monsignor Stephen Ackermann, vescovo di Trier, in risposta alla posizione della Conferenza episcopale tedesca sulle «benedizioni per le coppie che si amano». Il capo dell’ex Sant’Uffizio spiegava che, nonostante Fiducia Supplicans avesse liberalizzato - in modo maldestro - la pratica di benedire le unioni irregolari, la Chiesa di Germania si stava spingendo troppo in là. Tucho ricordava che la Chiesa «non ha il potere di conferire la sua benedizione liturgica» a coppie omosessuali e divorziati risposati, che non voleva «legittimare nulla» né «sancire […] nulla» e che non bisognava, dunque, «creare confusione», introducendo un «rito liturgico» o «forme di benedizioni simili a sacramentali». Tirare fuori quella missiva è stata la risposta della Santa Sede, ora guidata dal pontefice americano, all’ennesima fuga in avanti dei teutonici: il cardinale Reinhard Marx ha chiesto ai sacerdoti della sua diocesi, Monaco e Frisinga, di mettere a «fondamento della pratica pastorale» le benedizioni già bocciate dal Dicastero della Fede.
Ma nel rapporto del Gruppo di studio n. 9 del Sinodo compare un’intervista dagli Usa, che è ancora più esplicita di quella realizzata in Portogallo. La corrispondente vaticana Diane Montagna ha identificato il testimone statunitense, il quale ringrazia Dio «per mio marito» e si presenta come l’autore del libro Lgbtq catholic ministry, past and present, che reca la prefazione del noto prete arcobaleno, il gesuita James Martin. L’innominato, allora, non può che essere Jason Steidl: è l’uomo la cui foto con il compagno, mentre entrambi venivano benedetti dallo stesso padre Martin, comparve il 21 dicembre 2023 sul New York Times, scatenando un vespaio di polemiche. L’immagine, in effetti, somigliava alla celebrazione di un matrimonio gay.
D’altronde, nel comitato di teologi che ha prodotto il documento compaiono figure quali Maurizio Chiodi, sostenitore della pastorale Lgbt e convinto che, in alcune circostanze, gli atti omosessuali siano «moralmente buoni». Tutto coerente con i toni della relazione sinodale, che per giustificare l’inosservanza della dottrina pattina tra espressioni alate e retoriche evanescenti: la «narrazione», la «cultura della trasparenza» e quella «del rendiconto e della valutazione», il dovere di accogliere le «istanze che le pratiche credenti esprimono e mettono in atto», nonché di piegare i principi alle esigenze dei «contesti».
Se la decisione di nominare vescovi senza il consenso di Roma romperà, per ovvi motivi, la comunione della Fraternità San Pio X con la Santa Sede, sarebbe bizzarro se il Vaticano non iniziasse a prendere provvedimenti seri anche per arginare queste martellanti campagne di demolizione del magistero «da sinistra». Per il Papa chiamato a riparare le crepe che si erano aperte durante il pontificato di Francesco, lo scisma arcobaleno è più allarmante degli attacchi di Trump. Il presidente Usa non è eterno e le sue sparate, semmai, stanno compattando i cattolici. La vera grana - il Vangelo insegna - un regno ce l’ha quando si divide in sé stesso.
Continua a leggereRiduci
A Roma, al termine del Med9, il vicepremier Antonio Tajani annuncia la nascita di una coalizione tra Ue, Balcani, Golfo, Nord Africa e Lega Araba per garantire sicurezza alimentare e accesso ai fertilizzanti attraverso lo stretto di Hormuz dopo un cessate il fuoco stabile.