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2022-05-25
Tirana invasa da 50.000 tifosi per la finale di Conference League
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Una città in delirio. Tirana si appresta a ospitare per la prima volta nella storia dell'Albania l'atto conclusivo di una competizione Uefa, la Conference League contesa dalla Roma di José Mourinho e dagli olandesi del Feyenoord. Da giorni la capitale albanese è letteralmente invasa da tifosi provenienti dall'Italia e dall'Olanda - si stima una presenza di 50.000 - la maggior parte dei quali è giunta qui senza avere il biglietto per assistere alla partita. Teatro del match sarà l'Arena Kombëtare, impianto inaugurato nel 2019 e costruito sul vecchio Qemal Stafa con il sostegno del programma di assistenza HatTrick della Uefa, ma piuttosto ridotto con una capienza di 22.500 posti.
A dicembre del 2020 la Uefa decise di assegnare la sede della prima finale della neonata competizione all'Albania, un Paese che una decina di anni fa aveva cominciato un percorso di sviluppo calcistico, impreziosito dalla prima storica qualificazione alla fase finale degli Europei del 2016 sotto la guida del ct italiano Gianni De Biasi, poi rallentato negli ultimi anni, con la nazionale che staziona al 63° posto del ranking Fifa. Una scelta che dimostra come l'organo guidato da Aleksander Ceferin decise di creare la Conference con l'obiettivo di dare visibilità europea a squadre di campionati minori. E che apre una riflessione su come, probabilmente, con il senno di poi, avrebbe fatto un'altra scelta sulla sede della finale. Di mezzo ci si è messo anche il caso, con il tabellone che ha messo di fronte due club con tifoserie molto calde e con il precedente pericoloso del 2015, quando gli ultras olandesi devastarono il centro di Roma e danneggiarono la Barcaccia del Bernini. Il clima di avvicinamento è stato tutt'altro che tenue. Nei giorni scorsi il gruppo di ultras del Feyenoord con un post sui social invitava chiunque ad andare a Tirana, con qualunque mezzo, anche senza biglietto per la partita al motto di «conquisteremo Tirana». Nella sera di martedì si sono registrati violenti scontri che hanno coinvolto le due tifoserie e le forze dell'ordine con un bilancio di 60 arresti, 48 dei quali romanisti, 50 rimpatri e numerosi agenti feriti in ospedale. Secondo le ricostruzioni alcuni ultras sono stati fermati nel tentativo di superare il cordone di protezione della polizia; mentre quelli arrestati o rimpatriati avevano con sé coltelli, cric e mazze. Il governo albanese tiene molto alla buona riuscita di questa manifestazione, tutta l'Albania si gioca molto a livello di reputazione, e ha fatto sapere che non tollererà violenze e che «la polizia se servirà andrà per le spicce». Anche per questo, ad aiutare le forze dell'ordine albanesi sono presenti a Tirana da diversi giorni 14 uomini della polizia italiana e altrettanti di quella olandese. Molti locali nei pressi dello stadio, per motivi di ordine pubblico e paura di subire danni che poi farebbero fatica a riparare dal punto di vista economico, hanno deciso di rinunciare al tradizionale arredamento esterno smontando ombrelloni e altre strutture scenografiche che di solito colorano e animano le strade di Tirana. Tanti gestori hanno deciso di tutelarsi ingaggiando servizi di security per evitare probabili incidenti. Il sindaco di Tirana, Erion Veliaj, ha varato un protocollo speciale, prendendo spunto da quelli messi in atto nel 2007 durante la visita dell'allora presidente americano George W. Bush o quella di papa Francesco nel 2014. Inoltre, le aziende e le imprese locali che non appartengono al settore dei servizi, dovranno seguire il modello delle istituzioni pubbliche, concedendo un giorno di riposo ai propri dipendenti.
A poche ore dal fischio d'inizio, previsto alle 21, la situazione è piuttosto tranquilla, anche se l'allerta tra le strade è palpabile in attesa dell'arrivo delle frange più estreme del tifo organizzato, il cui arrivo in città è atteso a ridosso della partita. Le autorità hanno predisposto due fan zone ai due lati opposti di Tirana in modo tale da evitare contatti ravvicinati tra le due tifoserie. Da una parte, a Sud, i romanisti all'Anfiteatro di Tirana e dall'altra, a Nord, gli olandesi nella zona Murat Toptani. Sono stati montati maxi schermi per permettere ai tifosi senza biglietto di vedere la partita.
Del resto c'era da aspettarselo. Dalla sera del 5 maggio, giorno in cui la Roma battendo il Leicester all'Olimpico ha strappato il pass per la finale della terza competizione europea creata lo scorso anno dalla Uefa, hotel, ostelli e b&b della capitale albanese sono stati presi letteralmente d'assalto da migliaia di tifosi desiderosi di vivere da vicino l'emozione della finalissima. Che sia allo stadio, in pochi sono riusciti ad accaparrarsi il tagliando per entrare all'Arena Kombëtare, o per le vie della città. Tutto ciò con il «giallo» di numerose prenotazioni di camere cancellate dagli albergatori con motivazioni opache, «siamo spiacenti, purtroppo la sua prenotazione è stata presa dal sistema ma in realtà c'è stato un sovraccarico di prenotazioni e non possiamo più onorare la sua prenotazione poiché non abbiamo più stanze libere», la risposta che va per la maggiore. Stanze che poi ricomparivano prenotabili a prezzi, ovviamente, spropositati, dai 200 euro a notte in su, in luogo dei 50 della prenotazione originale. Situazione, questa, che abbiamo potuto verificare in prima persona, avendo dovuto prenotare quattro hotel prima di quello buono. Con la terza disdetta comunicata addirittura il giorno prima della partita. Ci sono stati poi i voli diretti da qualunque aeroporto italiano che opera su Tirana esauriti in pochissime ore e passati da cifre low cost a prezzi a tre cifre in pochissimo tempo. C'è chi ha optato per la soluzione marittima, traghettando dall'Adriatico fino a Durazzo, il cui porto dista circa 40 chilometri da Tirana. Insomma, di tutto e di più, pur di esserci. A questo si è aggiunto il caos riguardo i biglietti per la partita. La Uefa è finita nel mirino della critica e dei tifosi che speravano di poter aver un maggiore accesso ai biglietti: 10.000 tagliandi complessivi messi a disposizione dei club dell'Uefa sono stati ritenuti insufficienti per l'eccessiva richiesta. Si poteva scegliere in base a quattro categorie di prezzo differenti, dalla 1 al costo di 125 euro a tagliando, la più cara, alla 4 al prezzo di 25 euro. In mezzo la 2 e la 3 rispettivamente di 85 e 35 euro. Soltanto che una volta aperta la vendita il sistema elettronico è andato in tilt e alla maggior parte dei tifosi è comparsa una schermata di errore che recitava: «Sfortunatamente, non siamo in grado di portare a termine la tua richiesta. Ci scusiamo per l'inconveniente. Per favore riprova più tardi o riaggiorna la pagina».
Da Roma a Tirana, passando per Bari e Durazzo: di tutto per esserci

Il viaggio verso Tirana, per i tanti tifosi che non sono riusciti a prenotare un volo per la capitale albanese e si sono dovuti «accontentare» della traversata in traghetto dal porto di Bari a Durazzo, è lungo, di quelli che scorrono lentamente tra l’attesa in città, le birre, i cori e la voglia di vivere un’esperienza unica. La partenza del traghetto Francesca della Adria Ferries è prevista alle 22 di martedì. «Le procedure di imbarco sono più lunghe del solito» - ci dicono gli operatori portuali. E in effetti i controlli alla dogana sono scrupolosi e serrati: quattro step con visione del documento d’identità ogni volta, un occhio al biglietto e registrazione individuale in video da parte della polizia con dichiarazione di nome, cognome e residenza. Alle 21:30 finalmente si riesce a salire a bordo, ma le operazioni d’imbarco si prolungano più del dovuto e l’altoparlante annuncia 30 minuti di ritardo che alla fine saliranno a 79. Tra le centinaia di tifosi giallorossi ce n’è anche uno che è stato respinto alla dogana per dei documenti non in ordine. Dal ponte del traghetto lo si vede sconsolato tornare a piedi verso le vie di Bari, si volta verso i suoi amici urlando «daje ragà, portamola a casa».
Alle 23:19 gli addetti mollano gli ormeggi, il ponte si chiude e si salpa alla volta di Durazzo. Chi ha prenotato la cabina va a riposare, gli altri si accampano nelle sale della nave. C’è chi sonnecchia, chi gioca a carte, chi si gode la brezza marina. Si parla di tutto e di più. Di calcio in generale, dello scudetto appena vinto dal Milan, dell’imminente finale di Champions tra Real Madrid e Liverpool, un giro largo per poi tornare sempre lì, a quello che da 20 giorni è l’unico pensiero nella testa di chi tifa Roma: la partita di stasera. «Per noi la Champions league è questa». E a proposito di Liverpool, qualcuno non riesce a fare a meno di tirar fuori il nome di Bruce Grobbelaar, il portiere zimbabwese che nel 1984 stregò Ciccio Graziani e Bruno Conti dal dischetto distraendoli con una strana danza da ubriaco sulla linea di porta (andare a recuperare le immagini su YouTube per chi non se lo ricorda). Un balletto che costò al club giallorosso la sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni all’Olimpico. Ecco perché la Conference non sarà certo la Champions in valore assoluto, ma è evidente che per una società e un popolo che soltanto due volte nella sua storia, prima di questa, ha raggiunto l’atto conclusivo di una competizione europea, perdendole entrambe per altro, questa finale vale tantissimo. La garanzia in questo senso ha un nome e un cognome: José Mourinho. L’allenatore portoghese ha un feeling eccezionale con le finali e i trofei vinti ed è l’ultimo ad aver guidato un club italiano sul tetto d’Europa. Nella sua carriera è giunto a quota 20 titoli, tra i quali spiccano le due Champions vinte con il Porto nel 2004 e con l’Inter nel 2010, e le due Coppa Uefa/Europa League conquistate ancora con il Porto nel 2003 e la più recente con il Manchester United nel 2017. Alla viglia di questo appuntamento ha detto in maniera un po’ azzardata che si tratta «della finale più importante della sua carriera perché le altre le ha già giocate, questa va ancora giocata e vuole vincerla». Risulta difficile credergli sulla parola, ma per motivare i propri giocatori tutto è concesso a livello comunicativo e psicologico, e lo Special One in questo è maestro.
Alle 8:35 si sbarca a Durazzo, ci sono indicazioni e segnaletica dedicate a chi ha come destinazione Tirana. All’uscita dal porto, altro controllo di frontiera, e poi fuori, dove ci offrono una corsa in taxi a 30 euro. Optiamo decisamente per l’autobus a 150 lekë, equivalenti a 1,25 euro, che parte alle 9. Man mano che ci avviciniamo a Tirana vediamo lungo la strada le forze dell’ordine che presidiano l’ingresso in città. Il bigliettaio del bus che dalla stazione porta al centro città parla bene italiano e, prima, ci raccomanda sorridendo di «scrivere bene dell’Albania perché è un bel posto da visitare» e poi ci racconta di scontri avvenuti la sera prima tra ultras delle due tifoserie nei quali sono rimasti feriti alcuni agenti albanesi e sono state arrestate 60 persone di cui 48 italiani e altri 50 sono stati rimpatriati. Sui fatti di martedì sera è intervenuto il principe ereditario dell’Albania, Leka II, che in un'intervista al De Telegraaf ha detto preoccupato: «La maggior parte di questi tifosi si sta probabilmente divertendo, ma gli agenti di polizia albanesi sono stati portati in ospedale. È una novità per l’Albania. Abbiamo folle esuberanti solo in occasione di manifestazioni politiche. Il calcio qui è normalmente un affare di famiglia». E lo si nota tra la gente camminando tra le rrugë del centro. Per tutti è una cosa nuova vedere così tanta gente nella loro città, molti sono preoccupati di non fare bella figura.
Alle 10.30 la situazione nei pressi dello stadio è tranquilla. C'è chi ne approfitta per farsi un selfie con dietro l'architettura colorata dell'Arena Kombëtare, chi coglie l'occasione per visitare il centro di Tirana. A Piazza Skënderbej, luogo principale della capitale albanese è stata messa in mostra la coppa della Conference tra due manichini con le maglie della Roma e del Feyenoord. Chi ha la pazienza e la buona volontà di fare la coda sotto il sole cuocente può farsi scattare una foto ricordo con il trofeo. A pochi passi da qui c'è la fan zone dedicata ai tifosi olandesi. Facciamo un giro all'interno: la maggior parte è seduta ai tavoli di bar e ristoranti, gli altri allestiscono il palco con bandiere e vessilli biancorossi. La fan zone della Roma, invece, si trova all'interno di un parco praticamente sigillato a Sud dello stadio. In queste ore Fabrizio Bucci, ambasciatore italiano in Albania, ha raccomandato più volte ai tifosi, soprattutto quelli sprovvisti di biglietto, di recarsi e rimanere nella fan zone a loro riservata. Il diplomatico italiano ha poi commentato così gli incidenti di ieri sera: «Sono pseudo-tifosi. Alcuni di loro ci risulta che siano stati fermati perché hanno tentato di superare il cordone di protezione frapposto dalla polizia in centro. Altri sono stati trovati con coltelli, cric e mazze e allora, parlando da tifoso, dico che questo è sport, e non una battaglia. Chi va alla partita come se andasse in guerra è un delinquente e credo non ci sia altro da aggiungere».
La Roma a caccia del primo trofeo internazionale
Detto che nel suo albo d'oro la Roma conta una Coppa delle Fiere datata 1961 e una Coppa angloitaliana datata 1972, non ce ne vorrà nessun tifoso romanista se scriviamo che per i giallorossi si tratterebbe del primo trofeo internazionale, dopo le delusioni del 1984 nella finale di Coppa dei Campioni, proprio all'Olimpico, persa ai calci di rigore contro il Liverpool con gli errori di Bruno Conti e Ciccio Graziani ipnotizzati dai balletti del portiere zimbabwese Bruce Grobbelaar, e del 1991 con la Coppa Uefa vista sfumare nel doppio confronto tutto italiano contro l'Inter.
Erano gli anni Novanta, era un'altra epoca per il calcio italiano. Un'epoca in cui il nostro campionato era il più importante al mondo e pullulava dei più grandi campioni. Un'epoca in cui i nostri club dominavano in Europa con trionfi a ripetizione nelle tre coppe europee, la Coppa dei Campioni (poi diventata Champions League), la Coppa Uefa (dal 2009 Europa League) e la Coppa delle Coppe, conclusasi nel 1999 con la vittoria della Lazio. Si trattava della terza competizione continentale per importanza, oggi di fatto è sostituita dalla Conference, seppur con tutt'altro peso specifico per il valore delle squadre che vi partecipano, visto che la Coppa delle Coppe era popolata dai club vincitori delle principali coppe nazionali; mentre la Conference è stata voluta dall'Uefa per dare maggiore visibilità a squadre provenienti da campionati minori. I top campionati europei - dalla Premier League alla Liga alla Serie A, qualificano a questa competizione la settima classificata.
Dalla Lazio alla Roma, può essere un cerchio che si chiude attorno alle due squadre della Capitale, così come può essere un cerchio che si chiude quello che va dal 2010, ultima volta in cui una squadra italiana sollevò al cielo una coppa europea, era l'Inter del Triplete di José Mourinho che al Santiago Bernabeu mandò ko il Bayern Monaco conquistando la terza Champions League della sua storia, al 2022, anno in cui un'altra squadra italiana può tornare su un tetto d'Europa, seppur un tettuccio, ancora sotto la guida dello Special One. Di fronte c'è il Feyenoord. La squadra di Rotterdam, che ha chiuso l'Eredivisie al terzo posto dietro le solite Ajax e Psv, e per arrivare fin qui ha dovuto superare ostacoli come Partizan, Slavia Praga e Olympique Marsiglia, dal punto di vista dei trofei internazionali in bacheca è messa meglio della Roma, con due coppe Uefa vinte nel 1974 e nel 2002, e addirittura, una Coppa dei Campioni conquistata nel 1970 contro il Celtic a San Siro.
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A poche ore dal fischio d'inizio di Roma-Feyenoord, ecco come la capitale albanese si è preparata a un appuntamento che non vuole fallire. Ieri sera scontri tra forze dell'ordine e ultras con 60 arresti (48 romanisti), 50 rimpatri e 2 italiani in ospedale.In viaggio verso Tirana: voli introvabili e camere di hotel cancellate e rimesse in vendita a prezzi quadruplicati. In tanti optano per il traghetto Bari-Durazzo e per gli ostelli. Controlli serratissimi in dogana. Bagarini fuori dallo stadio: biglietti a 800 euro.La Roma vuole portare a casa il suo primo trofeo Uefa e per farlo si affida allo Special One José Mourinho.Lo speciale contiene tre articoli.Una città in delirio. Tirana si appresta a ospitare per la prima volta nella storia dell'Albania l'atto conclusivo di una competizione Uefa, la Conference League contesa dalla Roma di José Mourinho e dagli olandesi del Feyenoord. Da giorni la capitale albanese è letteralmente invasa da tifosi provenienti dall'Italia e dall'Olanda - si stima una presenza di 50.000 - la maggior parte dei quali è giunta qui senza avere il biglietto per assistere alla partita. Teatro del match sarà l'Arena Kombëtare, impianto inaugurato nel 2019 e costruito sul vecchio Qemal Stafa con il sostegno del programma di assistenza HatTrick della Uefa, ma piuttosto ridotto con una capienza di 22.500 posti.A dicembre del 2020 la Uefa decise di assegnare la sede della prima finale della neonata competizione all'Albania, un Paese che una decina di anni fa aveva cominciato un percorso di sviluppo calcistico, impreziosito dalla prima storica qualificazione alla fase finale degli Europei del 2016 sotto la guida del ct italiano Gianni De Biasi, poi rallentato negli ultimi anni, con la nazionale che staziona al 63° posto del ranking Fifa. Una scelta che dimostra come l'organo guidato da Aleksander Ceferin decise di creare la Conference con l'obiettivo di dare visibilità europea a squadre di campionati minori. E che apre una riflessione su come, probabilmente, con il senno di poi, avrebbe fatto un'altra scelta sulla sede della finale. Di mezzo ci si è messo anche il caso, con il tabellone che ha messo di fronte due club con tifoserie molto calde e con il precedente pericoloso del 2015, quando gli ultras olandesi devastarono il centro di Roma e danneggiarono la Barcaccia del Bernini. Il clima di avvicinamento è stato tutt'altro che tenue. Nei giorni scorsi il gruppo di ultras del Feyenoord con un post sui social invitava chiunque ad andare a Tirana, con qualunque mezzo, anche senza biglietto per la partita al motto di «conquisteremo Tirana». Nella sera di martedì si sono registrati violenti scontri che hanno coinvolto le due tifoserie e le forze dell'ordine con un bilancio di 60 arresti, 48 dei quali romanisti, 50 rimpatri e numerosi agenti feriti in ospedale. Secondo le ricostruzioni alcuni ultras sono stati fermati nel tentativo di superare il cordone di protezione della polizia; mentre quelli arrestati o rimpatriati avevano con sé coltelli, cric e mazze. Il governo albanese tiene molto alla buona riuscita di questa manifestazione, tutta l'Albania si gioca molto a livello di reputazione, e ha fatto sapere che non tollererà violenze e che «la polizia se servirà andrà per le spicce». Anche per questo, ad aiutare le forze dell'ordine albanesi sono presenti a Tirana da diversi giorni 14 uomini della polizia italiana e altrettanti di quella olandese. Molti locali nei pressi dello stadio, per motivi di ordine pubblico e paura di subire danni che poi farebbero fatica a riparare dal punto di vista economico, hanno deciso di rinunciare al tradizionale arredamento esterno smontando ombrelloni e altre strutture scenografiche che di solito colorano e animano le strade di Tirana. Tanti gestori hanno deciso di tutelarsi ingaggiando servizi di security per evitare probabili incidenti. Il sindaco di Tirana, Erion Veliaj, ha varato un protocollo speciale, prendendo spunto da quelli messi in atto nel 2007 durante la visita dell'allora presidente americano George W. Bush o quella di papa Francesco nel 2014. Inoltre, le aziende e le imprese locali che non appartengono al settore dei servizi, dovranno seguire il modello delle istituzioni pubbliche, concedendo un giorno di riposo ai propri dipendenti.A poche ore dal fischio d'inizio, previsto alle 21, la situazione è piuttosto tranquilla, anche se l'allerta tra le strade è palpabile in attesa dell'arrivo delle frange più estreme del tifo organizzato, il cui arrivo in città è atteso a ridosso della partita. Le autorità hanno predisposto due fan zone ai due lati opposti di Tirana in modo tale da evitare contatti ravvicinati tra le due tifoserie. Da una parte, a Sud, i romanisti all'Anfiteatro di Tirana e dall'altra, a Nord, gli olandesi nella zona Murat Toptani. Sono stati montati maxi schermi per permettere ai tifosi senza biglietto di vedere la partita.Del resto c'era da aspettarselo. Dalla sera del 5 maggio, giorno in cui la Roma battendo il Leicester all'Olimpico ha strappato il pass per la finale della terza competizione europea creata lo scorso anno dalla Uefa, hotel, ostelli e b&b della capitale albanese sono stati presi letteralmente d'assalto da migliaia di tifosi desiderosi di vivere da vicino l'emozione della finalissima. Che sia allo stadio, in pochi sono riusciti ad accaparrarsi il tagliando per entrare all'Arena Kombëtare, o per le vie della città. Tutto ciò con il «giallo» di numerose prenotazioni di camere cancellate dagli albergatori con motivazioni opache, «siamo spiacenti, purtroppo la sua prenotazione è stata presa dal sistema ma in realtà c'è stato un sovraccarico di prenotazioni e non possiamo più onorare la sua prenotazione poiché non abbiamo più stanze libere», la risposta che va per la maggiore. Stanze che poi ricomparivano prenotabili a prezzi, ovviamente, spropositati, dai 200 euro a notte in su, in luogo dei 50 della prenotazione originale. Situazione, questa, che abbiamo potuto verificare in prima persona, avendo dovuto prenotare quattro hotel prima di quello buono. Con la terza disdetta comunicata addirittura il giorno prima della partita. Ci sono stati poi i voli diretti da qualunque aeroporto italiano che opera su Tirana esauriti in pochissime ore e passati da cifre low cost a prezzi a tre cifre in pochissimo tempo. C'è chi ha optato per la soluzione marittima, traghettando dall'Adriatico fino a Durazzo, il cui porto dista circa 40 chilometri da Tirana. Insomma, di tutto e di più, pur di esserci. A questo si è aggiunto il caos riguardo i biglietti per la partita. La Uefa è finita nel mirino della critica e dei tifosi che speravano di poter aver un maggiore accesso ai biglietti: 10.000 tagliandi complessivi messi a disposizione dei club dell'Uefa sono stati ritenuti insufficienti per l'eccessiva richiesta. Si poteva scegliere in base a quattro categorie di prezzo differenti, dalla 1 al costo di 125 euro a tagliando, la più cara, alla 4 al prezzo di 25 euro. In mezzo la 2 e la 3 rispettivamente di 85 e 35 euro. Soltanto che una volta aperta la vendita il sistema elettronico è andato in tilt e alla maggior parte dei tifosi è comparsa una schermata di errore che recitava: «Sfortunatamente, non siamo in grado di portare a termine la tua richiesta. Ci scusiamo per l'inconveniente. Per favore riprova più tardi o riaggiorna la pagina».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/tirana-50000-tifosi-finale-conference-2657380138.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="da-roma-a-tirana-passando-per-bari-e-durazzo-di-tutto-per-esserci" data-post-id="2657380138" data-published-at="1653491696" data-use-pagination="False"> Da Roma a Tirana, passando per Bari e Durazzo: di tutto per esserci Il viaggio verso Tirana, per i tanti tifosi che non sono riusciti a prenotare un volo per la capitale albanese e si sono dovuti «accontentare» della traversata in traghetto dal porto di Bari a Durazzo, è lungo, di quelli che scorrono lentamente tra l’attesa in città, le birre, i cori e la voglia di vivere un’esperienza unica. La partenza del traghetto Francesca della Adria Ferries è prevista alle 22 di martedì. «Le procedure di imbarco sono più lunghe del solito» - ci dicono gli operatori portuali. E in effetti i controlli alla dogana sono scrupolosi e serrati: quattro step con visione del documento d’identità ogni volta, un occhio al biglietto e registrazione individuale in video da parte della polizia con dichiarazione di nome, cognome e residenza. Alle 21:30 finalmente si riesce a salire a bordo, ma le operazioni d’imbarco si prolungano più del dovuto e l’altoparlante annuncia 30 minuti di ritardo che alla fine saliranno a 79. Tra le centinaia di tifosi giallorossi ce n’è anche uno che è stato respinto alla dogana per dei documenti non in ordine. Dal ponte del traghetto lo si vede sconsolato tornare a piedi verso le vie di Bari, si volta verso i suoi amici urlando «daje ragà, portamola a casa».Alle 23:19 gli addetti mollano gli ormeggi, il ponte si chiude e si salpa alla volta di Durazzo. Chi ha prenotato la cabina va a riposare, gli altri si accampano nelle sale della nave. C’è chi sonnecchia, chi gioca a carte, chi si gode la brezza marina. Si parla di tutto e di più. Di calcio in generale, dello scudetto appena vinto dal Milan, dell’imminente finale di Champions tra Real Madrid e Liverpool, un giro largo per poi tornare sempre lì, a quello che da 20 giorni è l’unico pensiero nella testa di chi tifa Roma: la partita di stasera. «Per noi la Champions league è questa». E a proposito di Liverpool, qualcuno non riesce a fare a meno di tirar fuori il nome di Bruce Grobbelaar, il portiere zimbabwese che nel 1984 stregò Ciccio Graziani e Bruno Conti dal dischetto distraendoli con una strana danza da ubriaco sulla linea di porta (andare a recuperare le immagini su YouTube per chi non se lo ricorda). Un balletto che costò al club giallorosso la sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni all’Olimpico. Ecco perché la Conference non sarà certo la Champions in valore assoluto, ma è evidente che per una società e un popolo che soltanto due volte nella sua storia, prima di questa, ha raggiunto l’atto conclusivo di una competizione europea, perdendole entrambe per altro, questa finale vale tantissimo. La garanzia in questo senso ha un nome e un cognome: José Mourinho. L’allenatore portoghese ha un feeling eccezionale con le finali e i trofei vinti ed è l’ultimo ad aver guidato un club italiano sul tetto d’Europa. Nella sua carriera è giunto a quota 20 titoli, tra i quali spiccano le due Champions vinte con il Porto nel 2004 e con l’Inter nel 2010, e le due Coppa Uefa/Europa League conquistate ancora con il Porto nel 2003 e la più recente con il Manchester United nel 2017. Alla viglia di questo appuntamento ha detto in maniera un po’ azzardata che si tratta «della finale più importante della sua carriera perché le altre le ha già giocate, questa va ancora giocata e vuole vincerla». Risulta difficile credergli sulla parola, ma per motivare i propri giocatori tutto è concesso a livello comunicativo e psicologico, e lo Special One in questo è maestro.Alle 8:35 si sbarca a Durazzo, ci sono indicazioni e segnaletica dedicate a chi ha come destinazione Tirana. All’uscita dal porto, altro controllo di frontiera, e poi fuori, dove ci offrono una corsa in taxi a 30 euro. Optiamo decisamente per l’autobus a 150 lekë, equivalenti a 1,25 euro, che parte alle 9. Man mano che ci avviciniamo a Tirana vediamo lungo la strada le forze dell’ordine che presidiano l’ingresso in città. Il bigliettaio del bus che dalla stazione porta al centro città parla bene italiano e, prima, ci raccomanda sorridendo di «scrivere bene dell’Albania perché è un bel posto da visitare» e poi ci racconta di scontri avvenuti la sera prima tra ultras delle due tifoserie nei quali sono rimasti feriti alcuni agenti albanesi e sono state arrestate 60 persone di cui 48 italiani e altri 50 sono stati rimpatriati. Sui fatti di martedì sera è intervenuto il principe ereditario dell’Albania, Leka II, che in un'intervista al De Telegraaf ha detto preoccupato: «La maggior parte di questi tifosi si sta probabilmente divertendo, ma gli agenti di polizia albanesi sono stati portati in ospedale. È una novità per l’Albania. Abbiamo folle esuberanti solo in occasione di manifestazioni politiche. Il calcio qui è normalmente un affare di famiglia». E lo si nota tra la gente camminando tra le rrugë del centro. Per tutti è una cosa nuova vedere così tanta gente nella loro città, molti sono preoccupati di non fare bella figura.Alle 10.30 la situazione nei pressi dello stadio è tranquilla. C'è chi ne approfitta per farsi un selfie con dietro l'architettura colorata dell'Arena Kombëtare, chi coglie l'occasione per visitare il centro di Tirana. A Piazza Skënderbej, luogo principale della capitale albanese è stata messa in mostra la coppa della Conference tra due manichini con le maglie della Roma e del Feyenoord. Chi ha la pazienza e la buona volontà di fare la coda sotto il sole cuocente può farsi scattare una foto ricordo con il trofeo. A pochi passi da qui c'è la fan zone dedicata ai tifosi olandesi. Facciamo un giro all'interno: la maggior parte è seduta ai tavoli di bar e ristoranti, gli altri allestiscono il palco con bandiere e vessilli biancorossi. La fan zone della Roma, invece, si trova all'interno di un parco praticamente sigillato a Sud dello stadio. In queste ore Fabrizio Bucci, ambasciatore italiano in Albania, ha raccomandato più volte ai tifosi, soprattutto quelli sprovvisti di biglietto, di recarsi e rimanere nella fan zone a loro riservata. Il diplomatico italiano ha poi commentato così gli incidenti di ieri sera: «Sono pseudo-tifosi. Alcuni di loro ci risulta che siano stati fermati perché hanno tentato di superare il cordone di protezione frapposto dalla polizia in centro. Altri sono stati trovati con coltelli, cric e mazze e allora, parlando da tifoso, dico che questo è sport, e non una battaglia. Chi va alla partita come se andasse in guerra è un delinquente e credo non ci sia altro da aggiungere». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tirana-50000-tifosi-finale-conference-2657380138.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="la-roma-a-caccia-del-primo-trofeo-internazionale" data-post-id="2657380138" data-published-at="1653491696" data-use-pagination="False"> La Roma a caccia del primo trofeo internazionale Detto che nel suo albo d'oro la Roma conta una Coppa delle Fiere datata 1961 e una Coppa angloitaliana datata 1972, non ce ne vorrà nessun tifoso romanista se scriviamo che per i giallorossi si tratterebbe del primo trofeo internazionale, dopo le delusioni del 1984 nella finale di Coppa dei Campioni, proprio all'Olimpico, persa ai calci di rigore contro il Liverpool con gli errori di Bruno Conti e Ciccio Graziani ipnotizzati dai balletti del portiere zimbabwese Bruce Grobbelaar, e del 1991 con la Coppa Uefa vista sfumare nel doppio confronto tutto italiano contro l'Inter.Erano gli anni Novanta, era un'altra epoca per il calcio italiano. Un'epoca in cui il nostro campionato era il più importante al mondo e pullulava dei più grandi campioni. Un'epoca in cui i nostri club dominavano in Europa con trionfi a ripetizione nelle tre coppe europee, la Coppa dei Campioni (poi diventata Champions League), la Coppa Uefa (dal 2009 Europa League) e la Coppa delle Coppe, conclusasi nel 1999 con la vittoria della Lazio. Si trattava della terza competizione continentale per importanza, oggi di fatto è sostituita dalla Conference, seppur con tutt'altro peso specifico per il valore delle squadre che vi partecipano, visto che la Coppa delle Coppe era popolata dai club vincitori delle principali coppe nazionali; mentre la Conference è stata voluta dall'Uefa per dare maggiore visibilità a squadre provenienti da campionati minori. I top campionati europei - dalla Premier League alla Liga alla Serie A, qualificano a questa competizione la settima classificata.Dalla Lazio alla Roma, può essere un cerchio che si chiude attorno alle due squadre della Capitale, così come può essere un cerchio che si chiude quello che va dal 2010, ultima volta in cui una squadra italiana sollevò al cielo una coppa europea, era l'Inter del Triplete di José Mourinho che al Santiago Bernabeu mandò ko il Bayern Monaco conquistando la terza Champions League della sua storia, al 2022, anno in cui un'altra squadra italiana può tornare su un tetto d'Europa, seppur un tettuccio, ancora sotto la guida dello Special One. Di fronte c'è il Feyenoord. La squadra di Rotterdam, che ha chiuso l'Eredivisie al terzo posto dietro le solite Ajax e Psv, e per arrivare fin qui ha dovuto superare ostacoli come Partizan, Slavia Praga e Olympique Marsiglia, dal punto di vista dei trofei internazionali in bacheca è messa meglio della Roma, con due coppe Uefa vinte nel 1974 e nel 2002, e addirittura, una Coppa dei Campioni conquistata nel 1970 contro il Celtic a San Siro.
Ansa
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha comunicato che almeno tre italovenezuelani sarebbero rimasti uccisi nel sisma, cinque sarebbero feriti e altri 35 sicuramente dispersi, ma, come ha aggiunto, la comunità degli italiani iscritti all’Aire, cioè censiti come italiani in Venezuela, è composta da circa 150.000 persone e per questo motivo il nostro ministero sta monitorando con grande attenzione quello che accade. L’area colpita vede la presenza di oltre 65.000 italiani che rappresentano la spina dorsale economica del Venezuela e che sono membri attivi sia a livello politico che sociale nella società sudamericana.
I due eventi sismici, distanti meno di un minuto, hanno devastato il Nord-ovest venezuelano colpendo sia sulla costa che nell’interno. Il fenomeno sarebbe avvenuto fra i 10 e i 20 chilometri di profondità, ma nonostante questo gli edifici colpiti non hanno retto, soprattutto la seconda scossa dopo che la prima aveva messo a dura prova costruzioni vecchie e con poca manutenzione. Il bilancio è arrivato a 920 vittime, al momento in cui stiamo scrivendo, oltre 4.000 feriti e almeno 50.000 dispersi, ma sui media locali e su Internet appaiono continuamente foto di persone scomparse che si aggiungono alle migliaia già segnalate.
Da Caracas arrivano storie sempre più drammatiche e i cittadini della capitale e dello Stato di La Guaira raccontano di scavare con le mani fra le macerie alla ricerca dei propri cari. A Caracas stanno arrivando un centinaio di esperti in soccorso in caso di calamità naturali fra vigili del fuoco, protezione civile e l’unità di crisi, ma il governo italiano è intenzionato a sostenere con forza la popolazione venezuelana in questo momento di difficoltà. Le Nazioni unite hanno dichiarato che le persone colpite dal sisma sono 6,8 milioni, in crescita costante anche per le scosse di assestamento che non danno tregua. La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha annunciato la militarizzazione dello Stato di La Guaira, con l’obiettivo di facilitare le operazioni di soccorso nella zona più disastrata del Paese.
Le famiglie rimaste senza casa che dovranno essere accolte in campi profughi sono già più di 70.000, ma arrivano anche buone notizie come quella di un neonato estratto vivo dalle macerie e di una donna salvata dopo 36 ore dal crollo della propria abitazione a La Guaira. L’Unione europea ha già attivato il suo meccanismo di protezione civile, ma oltre all’Italia, altre nazioni si stanno muovendo anche autonomamente. La Spagna ha messo a disposizione 54 militari esperti in operazioni di soccorso, la Francia ha annunciato che attiverà un team di 85 soccorritori, mentre dalla Germania arriveranno sei aerei da trasporto con materiale tecnico. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha reso disponibile un secondo velivolo dell’Aeronautica militare che trasporterà personale specializzato e attrezzature dei Vigili del fuoco. Nell’annunciare l’iniziativa ha dichiarato: «Un impegno concreto che conferma la vocazione dell’Italia all’aiuto» verso «chi soffre».
Ma la situazione sanitaria del Paese appare drammatica per la carenza di materiale negli ospedali, soprattutto in alcune zone che risultano addirittura irraggiungibili. Il primo a lanciare l’allarme è stato il presidente della Federazione medica che due giorni prima del sisma aveva chiesto trasparenza riguardo alla distribuzione di 71 tonnellate di medicinali consegnate dagli Stati Uniti. Un appello all’Italia arriva anche da Maria Andreina De Grazia, figlia dell’ex deputato italiano Americo De Grazia a lungo incarcerato dal regime di Maduro, che chiede al nostro Paese di restare accanto al Venezuela e soprattutto di non dimenticare i prigionieri i politici italovenezuelani ancora nelle carceri del regime.
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La nuova Audi A6 allroad
Audi rinnova la A6 allroad quattro, giunta alla quinta generazione, facendo così evolvere uno dei modelli più iconici della gamma di questo marchio. Più larga, tecnologica ed elettrificata, la nuova allroad conferma la propria doppia vocazione: grande viaggiatrice su strada e compagna affidabile lontano dall’asfalto. Per la prima volta nella storia del modello, accanto al tradizionale V6 TDI arriva infatti una variante plug-in hybrid da 367 CV.
«Audi A6 allroad è un’icona dei quattro anelli e da sempre è caratterizzata da una doppia anima: eccezionalmente confortevole nell’utilizzo quotidiano e al tempo stesso in grado di spingersi agevolmente dove finisce l’asfalto», ha dichiarato Rouven Mohr, Chief Technical Officer di Audi AG, sottolineando il ruolo della trazione integrale quattro e delle sospensioni pneumatiche adattive. Sul piano stilistico, la nuova A6 allroad si distingue per un corpo vettura più muscoloso. Per la prima volta è più larga di oltre 11 centimetri rispetto alla A6 Avant da cui deriva, con carreggiate maggiorate e una presenza su strada ancora più marcata. Il look all terrain è enfatizzato da passaruota dedicati, protezioni sottoscocca, mancorrenti specifici e un’altezza da terra superiore. La gamma prevede cerchi fino a 21 pollici e otto colori per la carrozzeria.
Tra gli elementi tecnici più caratterizzanti figurano le sospensioni pneumatiche adattive di serie, sviluppate appositamente per questo modello. L’escursione massima raggiunge i 55 millimetri e consente di modificare l’assetto in funzione della velocità e della modalità di guida selezionata. In autostrada la vettura si abbassa per migliorare efficienza e stabilità, mentre nelle modalità dedicate all’off-road aumenta sensibilmente la distanza dal suolo per affrontare terreni difficili.La nuova A6 allroad è basata sulla piattaforma Premium Platform Combustion (PPC) e beneficia di una scocca più rigida, sospensioni multilink a cinque bracci e sterzo progressivo evoluto. È inoltre disponibile lo sterzo integrale, che migliora agilità alle basse velocità e stabilità alle andature più elevate.
La principale novità riguarda la gamma motori. Debutta infatti la prima Audi A6 allroad e-hybrid quattro, che abbina il quattro cilindri 2.0 TFSI da 252 CV a un motore elettrico da 143 CV per una potenza complessiva di 367 CV e 500 Nm di coppia. Le prestazioni sono brillanti, con uno 0-100 km/h coperto in 5,5 secondi, mentre la batteria da 25,9 kWh garantisce fino a 95 chilometri di autonomia elettrica WLTP. La ricarica in corrente alternata fino a 11 kW permette di completare il pieno di energia in circa due ore e mezza. Accanto alla versione plug-in viene proposta la motorizzazione V6 3.0 TDI da 299 CV, dotata della tecnologia mild hybrid plus a 48 Volt. Il sistema integra un powertrain generator capace di fornire fino a 24 CV e 230 Nm supplementari, migliorando efficienza e risposta all’acceleratore. Il motore beneficia inoltre di una sofisticata sovralimentazione a due stadi che combina turbocompressore tradizionale e compressore elettrico, garantendo prestazioni elevate e una risposta immediata. La vettura accelera da 0 a 100 km/h in 5,4 secondi. Entrambe le motorizzazioni sono abbinate alla trazione integrale quattro ultra, che gestisce in modo predittivo la distribuzione della coppia tra avantreno e retrotreno, privilegiando l’efficienza senza rinunciare alla motricità.
Grande attenzione è stata dedicata anche alla digitalizzazione. L’abitacolo adotta la nuova architettura elettronica Audi con integrazione di ChatGPT nell’assistente vocale e sistema operativo Android Automotive OS. Il cosiddetto Audi Digital Stage comprende il quadro strumenti digitale da 11,9 pollici e il display OLED curvo da 14,5 pollici, cui può aggiungersi uno schermo dedicato al passeggero.Completano il quadro i proiettori Matrix LED digitali di nuova generazione, i gruppi ottici OLED 2.0 e numerosi sistemi di assistenza alla guida e di comunicazione con l’ambiente circostante. Lunga 5,02 metri e con una capacità di carico fino a 1.497 litri, la nuova Audi A6 allroad quattro arriverà nelle concessionarie italiane nel quarto trimestre del 2026, con prezzi a partire da 82.350 euro per la versione V6 TDI e da 88.650 euro per la variante plug-in hybrid.
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I nuovi modelli di Maserati, Grecale, GranTurismo e GranCabrio, sfilano in Piazza Unità d'Italia a Trieste
Maserati rinnova la propria gamma con il debutto di Nuova Grecale, Nuova GranTurismo e Nuova GranCabrio, tre modelli che rappresentano un importante aggiornamento strategico per il marchio nell’anno del centenario del Tridente. Le novità puntano a rafforzare il posizionamento del brand nel segmento luxury attraverso una proposta che unisce design, eleganza, prestazioni, artigianalità e innovazione tecnologica, nel solco della tradizione Maserati.
«Con la nuova gamma del Tridente rafforziamo la peculiarità che da sempre ci definisce: il Gran Turismo italiano, in cui design, eleganza, prestazioni e maestria artigianale si fondono in un equilibrio di eleganza mai ostentata, ma sempre orientata alla performance», ha dichiarato Santo Ficili, Ceo di Alfa Romeo e Coo di Maserati. Ficili ha inoltre sottolineato la volontà del marchio di continuare a crescere nel segmento del lusso attraverso l’ampliamento dell’offerta e lo sviluppo delle tecnologie che meglio esprimono il carattere del brand, «dallo sviluppo di motorizzazioni iconiche come il V6 Nettuno all’evoluzione delle performance della gamma Folgore».
Il rinnovamento stilistico completa un percorso avviato dal Centro Stile Maserati con la MCXtrema, la vettura da pista che ha introdotto un nuovo linguaggio formale caratterizzato da frontali più orizzontali, netti e aggressivi. Un’impostazione successivamente sviluppata sulla GT2 Stradale e sulla MCPURA e oggi applicata alle nuove GranTurismo, GranCabrio e Grecale.
Le nuove GranTurismo e GranCabrio si presentano con un design aggiornato, interni ulteriormente raffinati e contenuti tecnici evoluti. Al centro dell’offerta rimane il motore V6 Nettuno 3.0 biturbo, disponibile fino a 590 CV nella versione Trofeo, capace di spingere la GranTurismo oltre i 320 km/h. Il propulsore sfrutta la tecnologia di combustione a precamera derivata dal motorsport e condivisa con la MCPURA, confermando il trasferimento tecnologico tra competizioni e produzione stradale. Tutta la gamma dispone di serie della trazione integrale e delle sospensioni pneumatiche regolabili, soluzioni che consentono di coniugare comfort e dinamica di guida. Le due granturismo mantengono inoltre quattro veri posti, una caratteristica distintiva che permette di unire sportività e praticità nell’utilizzo quotidiano. Le nuove GranTurismo e GranCabrio sono disponibili in tre configurazioni. Le versioni da 490 CV privilegiano comfort ed eleganza, mentre le Trofeo da 590 CV esaltano il carattere sportivo grazie a scarico dedicato, assetto specifico e dettagli in fibra di carbonio. Al vertice si collocano le varianti Folgore, dotate di una tecnologia elettrica a 800 Volt con tre motori, oltre 1.200 CV installati e 760 CV disponibili alle ruote. La GranTurismo Folgore raggiunge i 325 km/h, mentre la GranCabrio Folgore, prima cabriolet completamente elettrica del segmento, arriva a 290 km/h. Importanti anche gli interventi sul piano aerodinamico e stilistico. Il frontale è stato completamente riprogettato con nuove prese d’aria, air curtain e splitter ottimizzati per incrementare l’efficienza aerodinamica e la deportanza. All’interno debuttano un nuovo volante ispirato al mondo delle corse, un Maserati Digital Clock ridisegnato, un’interfaccia grafica aggiornata e un sistema di monitoraggio che rileva distrazione e affaticamento del conducente. Ampio spazio viene dedicato alla personalizzazione attraverso il programma BOTTEGAFUORISERIE, che introduce nuove colorazioni esterne, finiture dedicate e inedite combinazioni per gli interni. Per la prima volta, anche la capote della GranCabrio può essere completamente personalizzata nell’ambito delle configurazioni Bespoke.
Accanto alle due granturismo, la nuova Grecale rafforza il proprio ruolo all’interno della gamma Maserati. Il D-SUV luxury della Casa modenese evolve con aggiornamenti estetici e tecnici che ne accentuano il carattere sportivo senza rinunciare a comfort e versatilità. Il nuovo frontale presenta una fascia più marcata e ribassata che accentua la percezione di larghezza, mentre paraurti e griglie ridisegnati migliorano l’efficienza aerodinamica. L’abitacolo viene aggiornato con un nuovo volante, un orologio digitale rivisitato e un selettore PRND con tecnologia aptica. Materiali autentici come pelle, legno e fibra di carbonio contribuiscono a elevare la qualità percepita, mentre il sistema MIA con display Ultra HD da 12,3 pollici, l’head-up display e l’impianto audio Sonus faber completano una dotazione tecnologica di alto livello.
Tra le principali novità tecniche figura il debutto del V6 Nettuno da 390 CV, disponibile nelle versioni Grecale V6 e Modena V6. Al vertice resta la Trofeo V6 da 530 CV, che accelera da 0 a 100 km/h in 3,8 secondi e raggiunge i 285 km/h. La Grecale Folgore conferma invece la proposta elettrica del modello, migliorando ulteriormente autonomia ed efficienza grazie a interventi aerodinamici e a nuovi algoritmi di gestione energetica. Le tre novità sono sviluppate e prodotte in Italia, tra Modena e Cassino, a testimonianza del forte legame tra Maserati e il territorio nazionale. Il lancio assume inoltre un valore simbolico nell’anno in cui il marchio celebra sia il centenario del Tridente sia il centenario della prima vittoria sportiva ottenuta da Alfieri Maserati alla Targa Florio del 1926, ribadendo il legame storico tra le vetture da competizione e quelle stradali.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla sostenibilità. Gli interni in pelle provengono da fornitori certificati secondo gli standard del Leather Working Group, di cui Maserati è membro attivo, confermando l’impegno verso una visione sempre più responsabile del lusso. Contestualmente al lancio debutta anche il nuovo Web Configurator Maserati, una piattaforma fotorealistica che consente ai clienti di visualizzare in tempo reale la propria vettura in ambientazioni tridimensionali immersive. Il nuovo strumento rappresenta un ulteriore passo nell’evoluzione del customer journey del marchio, integrando in un’unica esperienza showroom fisico e ambiente digitale con una qualità visiva di livello cinematografico.
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Giuseppe Valditara (Imagoeconomica)
Il ministro dell’Istruzione e del merito l’aveva già annunciato in altre occasioni: il recupero della tradizione e della memoria storica della civiltà occidentale è essenziale nella formazione delle generazioni future. Non si tratta di un ritorno al passato, di un orgoglio vagamente nostalgico, quanto della ripresa di un patrimonio essenziale oggi più che mai capace di affrontare le sfide del futuro. Riguardo alle quali torna utile anche l’apertura all’Intelligenza artificiale, adottata non certo in maniera selvaggia, bensì come strumento di lavoro da usare con spirito critico e finalizzato a funzioni all’interno di discipline precise. Quanto ai chiacchierati Promessi sposi, che fine fanno? Restano invariabilmente al secondo anno del percorso per l’importanza che questo libro ha nella «storia linguistica, culturale e civile» italiana. «Proprio in ragione di tale importanza», si legge nelle note del ministro, «è questo l’unico libro, oltre alla Commedia di Dante, la cui lettura sia (e debba restare) obbligatoria, in forma integrale o per ampi brani».
Le nuove Indicazioni nazionali per i licei, che modificano quelle del ministro Maria Stella Gelmini risalenti al 2010, sono state elaborate da una commissione ministeriale e sottoposte «a un lungo lavoro di ascolto, a decine di audizioni con il mondo associativo, scientifico e sindacale, comprese le associazioni delle famiglie» e sono giunte alla «stesura definitiva dopo un confronto con chi la scuola la vive ogni giorno». Per la prima volta hanno contribuito a questo lavoro anche le rappresentanze studentesche con un impegno costruttivo e proposte puntuali. La riforma Valditara si prefigge un rafforzamento dell’identità sul piano della formazione degli studenti e un’accelerazione nell’innovazione delle materie tecnico scientifiche, le cosiddette Stem (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica).
Al centro del nuovo impianto pedagogico e didattico c’è la persona. La formazione del giovane avviene attraverso quella che il ministro chiama «la rivoluzione del buon senso». Il liceo nelle sue diverse declinazioni è la scuola dell’adolescenza, ovvero «il tempo delle cose che accadono per la prima volta». Per la costruzione di una corretta soggettività giovanile, capace di relazioni emotive consapevoli e non discriminatorie, è necessario favorire rapporti con figure adulte autorevoli e coinvolgere in modo sistematico le famiglie degli studenti in una corresponsabilità che riguarda l’orientamento, la valutazione e il lavoro quotidiano in classe. L’obiettivo dei licei è valorizzare i talenti, promuovendo il merito in un corretto rapporto tra libertà e norma all’interno del quale lo spirito critico è la capacità di esprimere anche il dissenso, purché in modo argomentato.
Consistenti le novità didattiche definite e auspicate. Nel biennio di letteratura è consigliato l’approfondimento dei poemi classici della civiltà europea (Odissea ed Eneide) e, superando certe proteste pregiudiziali, «di alcune pagine della Bibbia, “grande codice” di ispirazione delle letterature». Detto del mantenimento dei Promessi sposi, la maggiore apertura agli autori contemporanei non sostituisce il canone, ma si aggiunge a esso. Nei primi due anni è raccomandata la lettura integrale di almeno sei autori contemporanei, italiani o stranieri. In filosofia si suggerisce un insegnamento comparato e, nell’ambito dell’educazione alla cittadinanza, l’approfondimento dei principi che hanno ispirato la Costituzione. Insieme alla letteratura e alla filosofia, anche la storia e la storia dell’arte si concentreranno sul recupero dell’identità occidentale. Ma lo studente, sottolinea il testo del ministro, «dovrà altresì essere in grado di riconoscere le caratteristiche delle civiltà più significative collocandone i percorsi storici entro un quadro comparativo di lungo periodo». La matematica, non più proposta come tecnica ma come percorso di crescita all’interno del quale anche l’errore sarà «un’opportunità di apprendimento e di confronto», è sottoposta a profonda revisione. In particolare, insegnando concetti e linguaggi che sono alla base dell’Intelligenza artificiale, al quinto anno se ne favorisce un uso consapevole per sviluppare una comprensione critica e responsabile del funzionamento di questi sistemi per imparare a «valutarne l’affidabilità e le implicazioni». Lo stesso uso vigile dell’IA è suggerito per gli ultimi anni di latino e greco, materie nelle quali la traduzione automatica, di cui si registra l’enorme espansione, non deve sostituire le strategie di problem solving.
La riforma del liceo punta a formare studenti che sappiano da dove vengono e dove vanno. Che siano, perciò più occidentali, usino l’intelligenza artificiale con giudizio e leggano con disinvoltura i testi della letteratura italiana ed europea. E i docenti? Non basta che si aggiornino, devono studiare anche loro, auspica Valditara. Giusto. Magari, sia detto sommessamente, facendo in modo che possano ritrovare l’orgoglio di una professione fondamentale ma, in realtà, fortemente mortificata.
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