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2021-10-28
Terza dose senza hub: il fiasco è annunciato
Ansa
«Il sistema delle farmacie e dei medici di famiglia è pronto a farsi carico della somministrazione della terza dose solo se i numeri sono ben diluiti nel tempo e contenuti. Ma se dobbiamo continuare a fare grandi numeri in poco tempo come avvenuto finora, gli hub restano la soluzione migliore: vedo molto difficile che farmacie e medici possano reggere 500.000 somministrazioni al giorno». Lo ha detto ieri mattina a Radio24 il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che è anche a capo della Conferenza delle Regioni. Mentre il governo ancora non si decide a confermare ufficialmente ciò che viene già definito «verosimile» da sottosegretari e virologi nei salotti tv o con interviste alla stampa - ovvero che si procederà a un terzo shot per la popolazione generale -, le Regioni realizzano che si presenterà un problema logistico non di poco conto. Eppure bastava leggere La Verità, che da mesi ha posto il tema sul tavolo: quelle per i fragili e per gli immunodepressi sono dosi meno complesse da somministrare, parliamo di soggetti che sono seguiti in maniera specifica da ospedali e medici di famiglia e che nel primo round della campagna vaccinale hanno ricevuto il vaccino in strutture diverse dagli hub. Ora, almeno in Lombardia, risulta che questi vadano negli hub rimasti aperti, come anche gli operatori sanitari, mentre per le Rsa si farà a domicilio. Il problema vero però arriverà se, e quando, andranno gestiti gli altri richiami «annuali» perché si stanno già smantellando molti grandi hub per farli tornare alla loro funzione originaria.
Non solo. La somministrazione della terza dose dovrà essere messa a sistema con quella del vaccino antinfluenzale e si sommerà anche alla gestione delle vaccinazioni in età pediatrica, caricando le strutture di un compito extra. I medici di base, i pediatri e soprattutto le farmacie (alle prese con il caos dei tamponi) saranno in grado di sostenere il «secondo giro» per tutti? Domanda che abbiamo posto ripetutamente. Per la precisione da quando dovevano ancora arrivare indicazioni precise su fragili, anziani e operatori sanitari. «Di tempo per organizzarsi sul territorio a un nuovo round di somministrazioni a tappeto non ce n'è molto. Anche perché tra poco si dovrà fare a meno di molti hub vaccinali», scrivevamo lo scorso primo giugno. Facili profeti.
Intanto, il commissario Francesco Paolo Figliuolo ha inviato nei giorni scorsi una circolare con la quale richiama tutte le Regioni affinché «procedano con immediatezza a effettuare i richiami vaccinali in parallelo a tutte le categorie indicate, fermo restando il solo vincolo del rispetto dell'intervallo temporale di almeno sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario». Insomma, il generale striglia i governatori dopo che questi sono stati spinti a far chiudere gli hub. E insistendo sull'«opportunità di un ricorso sempre più sistematico e strutturato alla medicina del territorio, con il coinvolgimento più ampio possibile dei pediatri di libera scelta, dei medici di medicina generale e dei farmacisti».
Intanto si prospetta l'ennesimo caos sul fronte della comunicazione. A chi verrà estesa la terza dose, dopo aver completato il richiamo alle categorie comprese nell'ultima circolare del ministero della Salute? E con quale tabella di marcia relativa alle fasce di età? «Gli under 60 mediamente si sono vaccinati intorno a maggio, quindi a fine anno saremo a sei mesi dalla seconda dose, per questo entro fine anno o di riffa o di raffa qualcuno dovrà dire qualcosa, altrimenti ci troveremo in un guaio», ha dichiarato ieri il presidente del Veneto, Luca Zaia. Mentre per il collega pugliese, Michele Emiliano, «è giunto il momento di consentire liberamente la terza dose a tutti i cittadini, man mano che la scadenza avverrà, senza distinzioni di categoria».
Il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, ieri si è limitato a ribadire che ampliare la platea di popolazione «è una scelta che la politica fa in base a quelle che saranno le indicazioni scientifiche. Mi auguro che tutta la politica sia compatta sulle indicazioni della scienza. Stiamo già iniziando per i fragili e gli over 60, è ipotizzabile che entro l'anno ci sia un allargamento della platea, ma attendiamo le indicazioni». Il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, ha invece richiesto che «dopo gli ottantenni, cioè quelli più fragili, siano ancora una volta gli insegnanti ad avere la priorità assoluta per la terza dose. Il generale Figliuolo me lo ha garantito». Oggi, intanto, si riunirà la Commissione tecnico consultiva dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) a cui il ministero della Salute ha chiesto un parere in seguito alla decisione della Fda americana, che ha dato il via libera al booster per il Johnson&Johnson, raccomandandolo a tutte le persone dai 18 anni in su che abbiano ricevuto la prima dose almeno due mesi fa autorizzando contestualmente l'uso per il richiamo di un vaccino diverso.
Quanto al primo giro di somministrazioni, ieri il commissario Figliuolo, nel messaggio inviato in occasione del Salone della giustizia, ha sottolineato che l'obiettivo è «sfondare la quota dell'86% e andare al 90%». Senza però specificare cosa succederà dopo l'aver raggiunto questa soglia. «Ancora oggi ci sono delle limitazioni e dobbiamo continuare con le precauzioni e i comportamenti virtuosi. Comportamenti che ci danno la garanzia di poter continuare ad andare verso una piena normalità in tutte le sue forme». Quando arriverà questa normalità non è dato sapere.
Non tutti gli esperti amano il booster. Rasi, Vaia e Galli chiedono prudenza
La questione della terza dose di vaccino anti Covid divide il mondo scientifico e tecnico politico, ma chi frena ricorda che la scienza è fatta di dati e non di proclami.
A pochi giorni dal via libera dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) alla terza somministrazione del vaccino di Moderna per tutti gli over 18, gli entusiasti del richiamo (booster) si sono fatti avanti. Tra i primi a ritenere «verosimile per tutti» una terza inoculazione c'è Silvio Brusaferro, portavoce del Comitato tecnico scientifico (Cts). Meno cauto di qualche settimana fa, il direttore generale della prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza, secondo cui «si sta valutando se e quando dare una dose aggiuntiva alle persone più giovani». Favorevole anche per gli under 18 il coordinatore del Cts, Franco Locatelli per il quale «c'è la possibilità, che nel tempo considereremo, anche per i più giovani» il richiamo. A ruota si schierano a favore anche Pierpaolo Sileri e Andrea Costa, sottosegretari al ministero e Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza. Sostiene il richiamo «a tutti», come «un vero e proprio programma di sanità pubblica», Andrea Crisanti, professore di microbiologia dell'università di Padova.
Frenano invece sulla somministrazione all'intera popolazione delle terze dosi molti esperti, tra cui Guido Rasi, già direttore dell'Ema e ora consigliere del commissario per l'emergenza Francesco Figliuolo. «Non lasciamoci catturare da psicosi immotivate», afferma, intervistato dal Corriere della Sera. «I dati che stiamo accumulando sul campo ci diranno se il decadimento della risposta immunitaria coinvolge i cinquantenni e le classi d'età inferiori. Nessuno ci corre dietro. C'è tempo per verificare». Come spiega Rasi, la riduzione degli anticorpi, «non significa perdere le difese. Anche infettandoci, non rischiamo comunque di ammalarci delle forme severe di Covid-19 e di finire in ospedale. Il sistema immunitario è dotato di memoria, sa reagire di fronte all'attacco del Sars-CoV-2 e chiama a raccolta gli anticorpi».
Sulla stessa linea prudenziale è anche il direttore dell'Inmi Spallanzani di Roma, Francesco Vaia. «La terza dose», dice, «va bene per gli anziani, gli immunocompromessi, ma sarei cauto nell'ampliare, vediamo come va la curva». Invita ad andare «per priorità: prima over 60 e soggetti fragili», Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. Su La 7 ieri ha affermato di non essere «così sicuro che un trentenne o quarantenne abbia bisogno di terza dose dopo sei mesi dalla seconda. Abbiamo dati che ci dicono che l'immunità sembra mantenersi per più tempo». Ancora più cauto il virologo Massimo Galli, direttore di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, che ritiene necessario, prima di ampliare la dose booster, «distinguere» anche a livello delle persone fragili perché «c'è una variabilità individuale molto marcata nella risposta». Osserva che mentre «si ipotizza che con il tempo verrà fatto» il booster «non c'è accordo tra gli scienziati sulla necessità di un richiamo per tutti», Antonella Viola, professoressa di Patologia generale dell'università di Padova. È quello che si registra anche in America. Come riporta il New York Times, diversi consiglieri del Centro per il controllo delle malattie (Cdc) e dell'Agenzia del farmaco (Fda) hanno spiegato che i dati dimostrano che, eccetto gli adulti con più di 65 anni, la grande maggioranza degli americani sono già ben protetti contro le forme gravi della malattia e non hanno bisogno della terza dose.
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Il richiamo viene dato per sicuro su tutta la popolazione da molti virologi nel silenzio del governo. Ma le Regioni, attraverso Massimiliano Fedriga, lanciano l'allarme: «Farmacie e medici non possono reggere 500.000 iniezioni al giorno». Mistero su tabella di marcia e obiettivi.Il consigliere di Francesco Figliuolo: «Nessuno ci corre dietro». Perplessità pure negli Usa.Lo speciale contiene due articoli.«Il sistema delle farmacie e dei medici di famiglia è pronto a farsi carico della somministrazione della terza dose solo se i numeri sono ben diluiti nel tempo e contenuti. Ma se dobbiamo continuare a fare grandi numeri in poco tempo come avvenuto finora, gli hub restano la soluzione migliore: vedo molto difficile che farmacie e medici possano reggere 500.000 somministrazioni al giorno». Lo ha detto ieri mattina a Radio24 il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che è anche a capo della Conferenza delle Regioni. Mentre il governo ancora non si decide a confermare ufficialmente ciò che viene già definito «verosimile» da sottosegretari e virologi nei salotti tv o con interviste alla stampa - ovvero che si procederà a un terzo shot per la popolazione generale -, le Regioni realizzano che si presenterà un problema logistico non di poco conto. Eppure bastava leggere La Verità, che da mesi ha posto il tema sul tavolo: quelle per i fragili e per gli immunodepressi sono dosi meno complesse da somministrare, parliamo di soggetti che sono seguiti in maniera specifica da ospedali e medici di famiglia e che nel primo round della campagna vaccinale hanno ricevuto il vaccino in strutture diverse dagli hub. Ora, almeno in Lombardia, risulta che questi vadano negli hub rimasti aperti, come anche gli operatori sanitari, mentre per le Rsa si farà a domicilio. Il problema vero però arriverà se, e quando, andranno gestiti gli altri richiami «annuali» perché si stanno già smantellando molti grandi hub per farli tornare alla loro funzione originaria. Non solo. La somministrazione della terza dose dovrà essere messa a sistema con quella del vaccino antinfluenzale e si sommerà anche alla gestione delle vaccinazioni in età pediatrica, caricando le strutture di un compito extra. I medici di base, i pediatri e soprattutto le farmacie (alle prese con il caos dei tamponi) saranno in grado di sostenere il «secondo giro» per tutti? Domanda che abbiamo posto ripetutamente. Per la precisione da quando dovevano ancora arrivare indicazioni precise su fragili, anziani e operatori sanitari. «Di tempo per organizzarsi sul territorio a un nuovo round di somministrazioni a tappeto non ce n'è molto. Anche perché tra poco si dovrà fare a meno di molti hub vaccinali», scrivevamo lo scorso primo giugno. Facili profeti. Intanto, il commissario Francesco Paolo Figliuolo ha inviato nei giorni scorsi una circolare con la quale richiama tutte le Regioni affinché «procedano con immediatezza a effettuare i richiami vaccinali in parallelo a tutte le categorie indicate, fermo restando il solo vincolo del rispetto dell'intervallo temporale di almeno sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario». Insomma, il generale striglia i governatori dopo che questi sono stati spinti a far chiudere gli hub. E insistendo sull'«opportunità di un ricorso sempre più sistematico e strutturato alla medicina del territorio, con il coinvolgimento più ampio possibile dei pediatri di libera scelta, dei medici di medicina generale e dei farmacisti». Intanto si prospetta l'ennesimo caos sul fronte della comunicazione. A chi verrà estesa la terza dose, dopo aver completato il richiamo alle categorie comprese nell'ultima circolare del ministero della Salute? E con quale tabella di marcia relativa alle fasce di età? «Gli under 60 mediamente si sono vaccinati intorno a maggio, quindi a fine anno saremo a sei mesi dalla seconda dose, per questo entro fine anno o di riffa o di raffa qualcuno dovrà dire qualcosa, altrimenti ci troveremo in un guaio», ha dichiarato ieri il presidente del Veneto, Luca Zaia. Mentre per il collega pugliese, Michele Emiliano, «è giunto il momento di consentire liberamente la terza dose a tutti i cittadini, man mano che la scadenza avverrà, senza distinzioni di categoria». Il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, ieri si è limitato a ribadire che ampliare la platea di popolazione «è una scelta che la politica fa in base a quelle che saranno le indicazioni scientifiche. Mi auguro che tutta la politica sia compatta sulle indicazioni della scienza. Stiamo già iniziando per i fragili e gli over 60, è ipotizzabile che entro l'anno ci sia un allargamento della platea, ma attendiamo le indicazioni». Il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, ha invece richiesto che «dopo gli ottantenni, cioè quelli più fragili, siano ancora una volta gli insegnanti ad avere la priorità assoluta per la terza dose. Il generale Figliuolo me lo ha garantito». Oggi, intanto, si riunirà la Commissione tecnico consultiva dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) a cui il ministero della Salute ha chiesto un parere in seguito alla decisione della Fda americana, che ha dato il via libera al booster per il Johnson&Johnson, raccomandandolo a tutte le persone dai 18 anni in su che abbiano ricevuto la prima dose almeno due mesi fa autorizzando contestualmente l'uso per il richiamo di un vaccino diverso.Quanto al primo giro di somministrazioni, ieri il commissario Figliuolo, nel messaggio inviato in occasione del Salone della giustizia, ha sottolineato che l'obiettivo è «sfondare la quota dell'86% e andare al 90%». Senza però specificare cosa succederà dopo l'aver raggiunto questa soglia. «Ancora oggi ci sono delle limitazioni e dobbiamo continuare con le precauzioni e i comportamenti virtuosi. Comportamenti che ci danno la garanzia di poter continuare ad andare verso una piena normalità in tutte le sue forme». Quando arriverà questa normalità non è dato sapere. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/terza-dose-senza-hub-fiasco-2655413459.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="non-tutti-gli-esperti-amano-il-booster-rasi-vaia-e-galli-chiedono-prudenza" data-post-id="2655413459" data-published-at="1635371318" data-use-pagination="False"> Non tutti gli esperti amano il booster. Rasi, Vaia e Galli chiedono prudenza La questione della terza dose di vaccino anti Covid divide il mondo scientifico e tecnico politico, ma chi frena ricorda che la scienza è fatta di dati e non di proclami. A pochi giorni dal via libera dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) alla terza somministrazione del vaccino di Moderna per tutti gli over 18, gli entusiasti del richiamo (booster) si sono fatti avanti. Tra i primi a ritenere «verosimile per tutti» una terza inoculazione c'è Silvio Brusaferro, portavoce del Comitato tecnico scientifico (Cts). Meno cauto di qualche settimana fa, il direttore generale della prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza, secondo cui «si sta valutando se e quando dare una dose aggiuntiva alle persone più giovani». Favorevole anche per gli under 18 il coordinatore del Cts, Franco Locatelli per il quale «c'è la possibilità, che nel tempo considereremo, anche per i più giovani» il richiamo. A ruota si schierano a favore anche Pierpaolo Sileri e Andrea Costa, sottosegretari al ministero e Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza. Sostiene il richiamo «a tutti», come «un vero e proprio programma di sanità pubblica», Andrea Crisanti, professore di microbiologia dell'università di Padova. Frenano invece sulla somministrazione all'intera popolazione delle terze dosi molti esperti, tra cui Guido Rasi, già direttore dell'Ema e ora consigliere del commissario per l'emergenza Francesco Figliuolo. «Non lasciamoci catturare da psicosi immotivate», afferma, intervistato dal Corriere della Sera. «I dati che stiamo accumulando sul campo ci diranno se il decadimento della risposta immunitaria coinvolge i cinquantenni e le classi d'età inferiori. Nessuno ci corre dietro. C'è tempo per verificare». Come spiega Rasi, la riduzione degli anticorpi, «non significa perdere le difese. Anche infettandoci, non rischiamo comunque di ammalarci delle forme severe di Covid-19 e di finire in ospedale. Il sistema immunitario è dotato di memoria, sa reagire di fronte all'attacco del Sars-CoV-2 e chiama a raccolta gli anticorpi». Sulla stessa linea prudenziale è anche il direttore dell'Inmi Spallanzani di Roma, Francesco Vaia. «La terza dose», dice, «va bene per gli anziani, gli immunocompromessi, ma sarei cauto nell'ampliare, vediamo come va la curva». Invita ad andare «per priorità: prima over 60 e soggetti fragili», Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. Su La 7 ieri ha affermato di non essere «così sicuro che un trentenne o quarantenne abbia bisogno di terza dose dopo sei mesi dalla seconda. Abbiamo dati che ci dicono che l'immunità sembra mantenersi per più tempo». Ancora più cauto il virologo Massimo Galli, direttore di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, che ritiene necessario, prima di ampliare la dose booster, «distinguere» anche a livello delle persone fragili perché «c'è una variabilità individuale molto marcata nella risposta». Osserva che mentre «si ipotizza che con il tempo verrà fatto» il booster «non c'è accordo tra gli scienziati sulla necessità di un richiamo per tutti», Antonella Viola, professoressa di Patologia generale dell'università di Padova. È quello che si registra anche in America. Come riporta il New York Times, diversi consiglieri del Centro per il controllo delle malattie (Cdc) e dell'Agenzia del farmaco (Fda) hanno spiegato che i dati dimostrano che, eccetto gli adulti con più di 65 anni, la grande maggioranza degli americani sono già ben protetti contro le forme gravi della malattia e non hanno bisogno della terza dose.
Carlo Messina (Imagoeconomica)
Il piano arriva dopo un 2025 che l’amministratore delegato definisce senza esitazioni «il migliore di sempre». Utile netto a 9,3 miliardi (+7,6%), dividendi complessivi per 6,5 miliardi – tra acconto e saldo – e un buyback da 2,3 miliardi già autorizzato dalla Bce. L’ad rivendica di aver superato, negli ultimi due piani industriali, tutti gli obiettivi.
La strategia al 2029 poggia su tre pilastri: riduzione dei costi grazie alla tecnologia, crescita dei ricavi trainata dalle commissioni e un costo del rischio ai minimi storici, frutto di una banca senza più crediti incagliati. Ma il vero salto è geografico. Messina guarda oltre i confini italiani e rivendica di essere «parte di una storia completamente diversa rispetto alla saga del risiko bancario del 2025». Tradotto: nessuna corsa alle aggregazioni domestiche, nessun inseguimento a fusioni difensive che comunque troverebbero l’ostacolo dell’Antitrust. Il baricentro si sposta sull’espansione internazionale, in particolare nell’industria del risparmio.
È qui che prende forma Isywealth Europe, il progetto-bandiera del nuovo piano. Un’iniziativa che porta all’estero il modello Intesa nella consulenza finanziaria, facendo leva sul digitale e sulle sinergie di gruppo. Francia, Germania e Spagna sono i primi traguardi individuati. Mercati dove la banca è già presente con proprie filiali e dove punta a servire corporate, retail e private banking attraverso piattaforme tecnologiche integrate. Duecento milioni di investimenti iniziali. Il piano di espansione nelle grandi città europee, con prodotti distribuiti anche tramite Isybank e Fideuram Direct. La crescita avverrà solo con operazioni di cui il gruppo avrà la maggioranza azionaria. Al momento, chiarisce, sul tavolo non c’è nulla. Nessuna fretta, nessuna ansia da shopping. La stessa logica guida la strategia sulle banche estere, chiamate a realizzare sinergie più strette con le altre divisioni del gruppo. Il risultato netto della divisione international banks dovrebbe salire a 1,8 miliardi nel 2029 dagli 1,2 miliardi del 2025. «Nell’eurozona non serve fare acquisizioni», sottolinea, «meglio sfruttare le presenze che già abbiamo».
Intesa promette una nuova accelerazione sul fronte della riduzione dei costi. Per raggiungere l’obiettivo sono previsti altri 5,1 miliardi di investimenti tecnologici, che si aggiungono ai 6,6 miliardi del piano precedente. In parallelo, un ricambio generazionale senza scosse: 9.750 uscite volontarie in Italia entro il 2030, compensate da circa 6.300 nuove assunzioni di giovani. A regime, i risparmi attesi valgono 570 milioni di euro.
Il capitolo del risiko bancario è liquidato con poche frasi ma con un tono che non lascia spazio a interpretazioni. Le operazioni che animano il dibattito, «non ci preoccupano». Neanche l’asse Unicredit-Generali di cui tanto si parla «Sarebbe come mettere insieme due Bpm. Rimarremmo comunque con tre volte più grandi». Fine della discussione. Per Intesa, insiste l’amministratore delegato, non è un terreno di competizione. Anche perché, osserva, «mettere insieme un asset manager assicurativo con una rete di distribuzione bancaria non ha molto senso».
In controluce, il piano racconta anche un altro punto di vista: quello che osserva con attenzione lo scenario globale. Alla domanda su Kevin Warsh, indicato da Donald Trump come prossimo presidente della Fed, il giudizio è misurato ma positivo: «Una persona di altissima competenza e capacità». Un segnale di equilibrio, mentre le banche centrali restano un fattore chiave di stabilità – o instabilità – dei mercati.
Alla fine, il nuovo piano di Intesa Sanpaolo appare come un manifesto di continuità. Cinquanta miliardi di dividendi come garanzia, una strategia internazionale come orizzonte, il rifiuto del risiko come scelta identitaria.
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Under Salt Marsh (Sky)
La natura, la sua violenza improvvisa, è protagonista al fianco di una comunità tradizionale, scossa da un omicidio quasi perfetto. O, quanto meno, di un omicidio che sarebbe stato perfetto, se non fosse intervenuta la natura.Il mare, in un giorno di tempesta, ha portato sulle rive del Galles un corpo, lo spettro di una morte innaturale. E, pure, la certezza che l'indagine non sarebbe stata semplice. Jackie Eliss l'ha capito fin dal primo momento.
Lo ha sentito sulla propria pelle, lei che aveva cercato di dimenticare il passato, gli sbagli, gli errori. La Eliss era detective a Morfa Halen, cittadina immaginaria, arroccata sui paesaggi del Galles, quando un'altra morte ha messo a soqquadro la sua vita. Allora, c'era la stessa violenza, ma poche certezze. Jackie Eliss non è riuscita a capire chi fosse il responsabile di una tale brutalità, perché, soprattutto. Qualche ipotesi l'ha azzardata, qualcosa lo ha pensato. Ma, a conti fatti, non ha saputo portare dalla sua prove certe e inconfutabili. Così, il paese le ha voltato le spalle e la sua famiglia con lui. La Eliss ha perso il marito, la stima della figlia e il lavoro. Tre anni più tardi, è la stessa donna, ma il mestiere è un altro, le insicurezze aumentate.Jackie Eliss, quando il secondo cadavere piomba a Morfa Halen, non è più una detective, ma un'insegnante, cui l'ostracismo dei suoi concittadini ha provocato una tristezza latente. Sola, senza lo scopo di un mestiere che era vocazione, vorrebbe tenersi alla larga da quell'altro mistero. Ma qualcosa, una sensazione sottile sottopelle, le dice che le morti, pur passati anni, sono connesse. Ed è in nome di questa connessione, della voglia di capire cosa sia successo e redimere con ciò se stessa e i propri errori, che la Eliss decide di tornare a investigare. Senza l'ufficialità del ruolo, senza gli strumenti consoni. Senza aiuti, ma con una determinazione tipica del genere cui Under salt marsh appartiene.
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