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2021-10-28
Terza dose senza hub: il fiasco è annunciato
Ansa
«Il sistema delle farmacie e dei medici di famiglia è pronto a farsi carico della somministrazione della terza dose solo se i numeri sono ben diluiti nel tempo e contenuti. Ma se dobbiamo continuare a fare grandi numeri in poco tempo come avvenuto finora, gli hub restano la soluzione migliore: vedo molto difficile che farmacie e medici possano reggere 500.000 somministrazioni al giorno». Lo ha detto ieri mattina a Radio24 il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che è anche a capo della Conferenza delle Regioni. Mentre il governo ancora non si decide a confermare ufficialmente ciò che viene già definito «verosimile» da sottosegretari e virologi nei salotti tv o con interviste alla stampa - ovvero che si procederà a un terzo shot per la popolazione generale -, le Regioni realizzano che si presenterà un problema logistico non di poco conto. Eppure bastava leggere La Verità, che da mesi ha posto il tema sul tavolo: quelle per i fragili e per gli immunodepressi sono dosi meno complesse da somministrare, parliamo di soggetti che sono seguiti in maniera specifica da ospedali e medici di famiglia e che nel primo round della campagna vaccinale hanno ricevuto il vaccino in strutture diverse dagli hub. Ora, almeno in Lombardia, risulta che questi vadano negli hub rimasti aperti, come anche gli operatori sanitari, mentre per le Rsa si farà a domicilio. Il problema vero però arriverà se, e quando, andranno gestiti gli altri richiami «annuali» perché si stanno già smantellando molti grandi hub per farli tornare alla loro funzione originaria.
Non solo. La somministrazione della terza dose dovrà essere messa a sistema con quella del vaccino antinfluenzale e si sommerà anche alla gestione delle vaccinazioni in età pediatrica, caricando le strutture di un compito extra. I medici di base, i pediatri e soprattutto le farmacie (alle prese con il caos dei tamponi) saranno in grado di sostenere il «secondo giro» per tutti? Domanda che abbiamo posto ripetutamente. Per la precisione da quando dovevano ancora arrivare indicazioni precise su fragili, anziani e operatori sanitari. «Di tempo per organizzarsi sul territorio a un nuovo round di somministrazioni a tappeto non ce n'è molto. Anche perché tra poco si dovrà fare a meno di molti hub vaccinali», scrivevamo lo scorso primo giugno. Facili profeti.
Intanto, il commissario Francesco Paolo Figliuolo ha inviato nei giorni scorsi una circolare con la quale richiama tutte le Regioni affinché «procedano con immediatezza a effettuare i richiami vaccinali in parallelo a tutte le categorie indicate, fermo restando il solo vincolo del rispetto dell'intervallo temporale di almeno sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario». Insomma, il generale striglia i governatori dopo che questi sono stati spinti a far chiudere gli hub. E insistendo sull'«opportunità di un ricorso sempre più sistematico e strutturato alla medicina del territorio, con il coinvolgimento più ampio possibile dei pediatri di libera scelta, dei medici di medicina generale e dei farmacisti».
Intanto si prospetta l'ennesimo caos sul fronte della comunicazione. A chi verrà estesa la terza dose, dopo aver completato il richiamo alle categorie comprese nell'ultima circolare del ministero della Salute? E con quale tabella di marcia relativa alle fasce di età? «Gli under 60 mediamente si sono vaccinati intorno a maggio, quindi a fine anno saremo a sei mesi dalla seconda dose, per questo entro fine anno o di riffa o di raffa qualcuno dovrà dire qualcosa, altrimenti ci troveremo in un guaio», ha dichiarato ieri il presidente del Veneto, Luca Zaia. Mentre per il collega pugliese, Michele Emiliano, «è giunto il momento di consentire liberamente la terza dose a tutti i cittadini, man mano che la scadenza avverrà, senza distinzioni di categoria».
Il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, ieri si è limitato a ribadire che ampliare la platea di popolazione «è una scelta che la politica fa in base a quelle che saranno le indicazioni scientifiche. Mi auguro che tutta la politica sia compatta sulle indicazioni della scienza. Stiamo già iniziando per i fragili e gli over 60, è ipotizzabile che entro l'anno ci sia un allargamento della platea, ma attendiamo le indicazioni». Il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, ha invece richiesto che «dopo gli ottantenni, cioè quelli più fragili, siano ancora una volta gli insegnanti ad avere la priorità assoluta per la terza dose. Il generale Figliuolo me lo ha garantito». Oggi, intanto, si riunirà la Commissione tecnico consultiva dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) a cui il ministero della Salute ha chiesto un parere in seguito alla decisione della Fda americana, che ha dato il via libera al booster per il Johnson&Johnson, raccomandandolo a tutte le persone dai 18 anni in su che abbiano ricevuto la prima dose almeno due mesi fa autorizzando contestualmente l'uso per il richiamo di un vaccino diverso.
Quanto al primo giro di somministrazioni, ieri il commissario Figliuolo, nel messaggio inviato in occasione del Salone della giustizia, ha sottolineato che l'obiettivo è «sfondare la quota dell'86% e andare al 90%». Senza però specificare cosa succederà dopo l'aver raggiunto questa soglia. «Ancora oggi ci sono delle limitazioni e dobbiamo continuare con le precauzioni e i comportamenti virtuosi. Comportamenti che ci danno la garanzia di poter continuare ad andare verso una piena normalità in tutte le sue forme». Quando arriverà questa normalità non è dato sapere.
Non tutti gli esperti amano il booster. Rasi, Vaia e Galli chiedono prudenza
La questione della terza dose di vaccino anti Covid divide il mondo scientifico e tecnico politico, ma chi frena ricorda che la scienza è fatta di dati e non di proclami.
A pochi giorni dal via libera dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) alla terza somministrazione del vaccino di Moderna per tutti gli over 18, gli entusiasti del richiamo (booster) si sono fatti avanti. Tra i primi a ritenere «verosimile per tutti» una terza inoculazione c'è Silvio Brusaferro, portavoce del Comitato tecnico scientifico (Cts). Meno cauto di qualche settimana fa, il direttore generale della prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza, secondo cui «si sta valutando se e quando dare una dose aggiuntiva alle persone più giovani». Favorevole anche per gli under 18 il coordinatore del Cts, Franco Locatelli per il quale «c'è la possibilità, che nel tempo considereremo, anche per i più giovani» il richiamo. A ruota si schierano a favore anche Pierpaolo Sileri e Andrea Costa, sottosegretari al ministero e Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza. Sostiene il richiamo «a tutti», come «un vero e proprio programma di sanità pubblica», Andrea Crisanti, professore di microbiologia dell'università di Padova.
Frenano invece sulla somministrazione all'intera popolazione delle terze dosi molti esperti, tra cui Guido Rasi, già direttore dell'Ema e ora consigliere del commissario per l'emergenza Francesco Figliuolo. «Non lasciamoci catturare da psicosi immotivate», afferma, intervistato dal Corriere della Sera. «I dati che stiamo accumulando sul campo ci diranno se il decadimento della risposta immunitaria coinvolge i cinquantenni e le classi d'età inferiori. Nessuno ci corre dietro. C'è tempo per verificare». Come spiega Rasi, la riduzione degli anticorpi, «non significa perdere le difese. Anche infettandoci, non rischiamo comunque di ammalarci delle forme severe di Covid-19 e di finire in ospedale. Il sistema immunitario è dotato di memoria, sa reagire di fronte all'attacco del Sars-CoV-2 e chiama a raccolta gli anticorpi».
Sulla stessa linea prudenziale è anche il direttore dell'Inmi Spallanzani di Roma, Francesco Vaia. «La terza dose», dice, «va bene per gli anziani, gli immunocompromessi, ma sarei cauto nell'ampliare, vediamo come va la curva». Invita ad andare «per priorità: prima over 60 e soggetti fragili», Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. Su La 7 ieri ha affermato di non essere «così sicuro che un trentenne o quarantenne abbia bisogno di terza dose dopo sei mesi dalla seconda. Abbiamo dati che ci dicono che l'immunità sembra mantenersi per più tempo». Ancora più cauto il virologo Massimo Galli, direttore di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, che ritiene necessario, prima di ampliare la dose booster, «distinguere» anche a livello delle persone fragili perché «c'è una variabilità individuale molto marcata nella risposta». Osserva che mentre «si ipotizza che con il tempo verrà fatto» il booster «non c'è accordo tra gli scienziati sulla necessità di un richiamo per tutti», Antonella Viola, professoressa di Patologia generale dell'università di Padova. È quello che si registra anche in America. Come riporta il New York Times, diversi consiglieri del Centro per il controllo delle malattie (Cdc) e dell'Agenzia del farmaco (Fda) hanno spiegato che i dati dimostrano che, eccetto gli adulti con più di 65 anni, la grande maggioranza degli americani sono già ben protetti contro le forme gravi della malattia e non hanno bisogno della terza dose.
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Il richiamo viene dato per sicuro su tutta la popolazione da molti virologi nel silenzio del governo. Ma le Regioni, attraverso Massimiliano Fedriga, lanciano l'allarme: «Farmacie e medici non possono reggere 500.000 iniezioni al giorno». Mistero su tabella di marcia e obiettivi.Il consigliere di Francesco Figliuolo: «Nessuno ci corre dietro». Perplessità pure negli Usa.Lo speciale contiene due articoli.«Il sistema delle farmacie e dei medici di famiglia è pronto a farsi carico della somministrazione della terza dose solo se i numeri sono ben diluiti nel tempo e contenuti. Ma se dobbiamo continuare a fare grandi numeri in poco tempo come avvenuto finora, gli hub restano la soluzione migliore: vedo molto difficile che farmacie e medici possano reggere 500.000 somministrazioni al giorno». Lo ha detto ieri mattina a Radio24 il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che è anche a capo della Conferenza delle Regioni. Mentre il governo ancora non si decide a confermare ufficialmente ciò che viene già definito «verosimile» da sottosegretari e virologi nei salotti tv o con interviste alla stampa - ovvero che si procederà a un terzo shot per la popolazione generale -, le Regioni realizzano che si presenterà un problema logistico non di poco conto. Eppure bastava leggere La Verità, che da mesi ha posto il tema sul tavolo: quelle per i fragili e per gli immunodepressi sono dosi meno complesse da somministrare, parliamo di soggetti che sono seguiti in maniera specifica da ospedali e medici di famiglia e che nel primo round della campagna vaccinale hanno ricevuto il vaccino in strutture diverse dagli hub. Ora, almeno in Lombardia, risulta che questi vadano negli hub rimasti aperti, come anche gli operatori sanitari, mentre per le Rsa si farà a domicilio. Il problema vero però arriverà se, e quando, andranno gestiti gli altri richiami «annuali» perché si stanno già smantellando molti grandi hub per farli tornare alla loro funzione originaria. Non solo. La somministrazione della terza dose dovrà essere messa a sistema con quella del vaccino antinfluenzale e si sommerà anche alla gestione delle vaccinazioni in età pediatrica, caricando le strutture di un compito extra. I medici di base, i pediatri e soprattutto le farmacie (alle prese con il caos dei tamponi) saranno in grado di sostenere il «secondo giro» per tutti? Domanda che abbiamo posto ripetutamente. Per la precisione da quando dovevano ancora arrivare indicazioni precise su fragili, anziani e operatori sanitari. «Di tempo per organizzarsi sul territorio a un nuovo round di somministrazioni a tappeto non ce n'è molto. Anche perché tra poco si dovrà fare a meno di molti hub vaccinali», scrivevamo lo scorso primo giugno. Facili profeti. Intanto, il commissario Francesco Paolo Figliuolo ha inviato nei giorni scorsi una circolare con la quale richiama tutte le Regioni affinché «procedano con immediatezza a effettuare i richiami vaccinali in parallelo a tutte le categorie indicate, fermo restando il solo vincolo del rispetto dell'intervallo temporale di almeno sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario». Insomma, il generale striglia i governatori dopo che questi sono stati spinti a far chiudere gli hub. E insistendo sull'«opportunità di un ricorso sempre più sistematico e strutturato alla medicina del territorio, con il coinvolgimento più ampio possibile dei pediatri di libera scelta, dei medici di medicina generale e dei farmacisti». Intanto si prospetta l'ennesimo caos sul fronte della comunicazione. A chi verrà estesa la terza dose, dopo aver completato il richiamo alle categorie comprese nell'ultima circolare del ministero della Salute? E con quale tabella di marcia relativa alle fasce di età? «Gli under 60 mediamente si sono vaccinati intorno a maggio, quindi a fine anno saremo a sei mesi dalla seconda dose, per questo entro fine anno o di riffa o di raffa qualcuno dovrà dire qualcosa, altrimenti ci troveremo in un guaio», ha dichiarato ieri il presidente del Veneto, Luca Zaia. Mentre per il collega pugliese, Michele Emiliano, «è giunto il momento di consentire liberamente la terza dose a tutti i cittadini, man mano che la scadenza avverrà, senza distinzioni di categoria». Il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, ieri si è limitato a ribadire che ampliare la platea di popolazione «è una scelta che la politica fa in base a quelle che saranno le indicazioni scientifiche. Mi auguro che tutta la politica sia compatta sulle indicazioni della scienza. Stiamo già iniziando per i fragili e gli over 60, è ipotizzabile che entro l'anno ci sia un allargamento della platea, ma attendiamo le indicazioni». Il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, ha invece richiesto che «dopo gli ottantenni, cioè quelli più fragili, siano ancora una volta gli insegnanti ad avere la priorità assoluta per la terza dose. Il generale Figliuolo me lo ha garantito». Oggi, intanto, si riunirà la Commissione tecnico consultiva dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) a cui il ministero della Salute ha chiesto un parere in seguito alla decisione della Fda americana, che ha dato il via libera al booster per il Johnson&Johnson, raccomandandolo a tutte le persone dai 18 anni in su che abbiano ricevuto la prima dose almeno due mesi fa autorizzando contestualmente l'uso per il richiamo di un vaccino diverso.Quanto al primo giro di somministrazioni, ieri il commissario Figliuolo, nel messaggio inviato in occasione del Salone della giustizia, ha sottolineato che l'obiettivo è «sfondare la quota dell'86% e andare al 90%». Senza però specificare cosa succederà dopo l'aver raggiunto questa soglia. «Ancora oggi ci sono delle limitazioni e dobbiamo continuare con le precauzioni e i comportamenti virtuosi. Comportamenti che ci danno la garanzia di poter continuare ad andare verso una piena normalità in tutte le sue forme». Quando arriverà questa normalità non è dato sapere. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/terza-dose-senza-hub-fiasco-2655413459.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="non-tutti-gli-esperti-amano-il-booster-rasi-vaia-e-galli-chiedono-prudenza" data-post-id="2655413459" data-published-at="1635371318" data-use-pagination="False"> Non tutti gli esperti amano il booster. Rasi, Vaia e Galli chiedono prudenza La questione della terza dose di vaccino anti Covid divide il mondo scientifico e tecnico politico, ma chi frena ricorda che la scienza è fatta di dati e non di proclami. A pochi giorni dal via libera dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) alla terza somministrazione del vaccino di Moderna per tutti gli over 18, gli entusiasti del richiamo (booster) si sono fatti avanti. Tra i primi a ritenere «verosimile per tutti» una terza inoculazione c'è Silvio Brusaferro, portavoce del Comitato tecnico scientifico (Cts). Meno cauto di qualche settimana fa, il direttore generale della prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza, secondo cui «si sta valutando se e quando dare una dose aggiuntiva alle persone più giovani». Favorevole anche per gli under 18 il coordinatore del Cts, Franco Locatelli per il quale «c'è la possibilità, che nel tempo considereremo, anche per i più giovani» il richiamo. A ruota si schierano a favore anche Pierpaolo Sileri e Andrea Costa, sottosegretari al ministero e Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza. Sostiene il richiamo «a tutti», come «un vero e proprio programma di sanità pubblica», Andrea Crisanti, professore di microbiologia dell'università di Padova. Frenano invece sulla somministrazione all'intera popolazione delle terze dosi molti esperti, tra cui Guido Rasi, già direttore dell'Ema e ora consigliere del commissario per l'emergenza Francesco Figliuolo. «Non lasciamoci catturare da psicosi immotivate», afferma, intervistato dal Corriere della Sera. «I dati che stiamo accumulando sul campo ci diranno se il decadimento della risposta immunitaria coinvolge i cinquantenni e le classi d'età inferiori. Nessuno ci corre dietro. C'è tempo per verificare». Come spiega Rasi, la riduzione degli anticorpi, «non significa perdere le difese. Anche infettandoci, non rischiamo comunque di ammalarci delle forme severe di Covid-19 e di finire in ospedale. Il sistema immunitario è dotato di memoria, sa reagire di fronte all'attacco del Sars-CoV-2 e chiama a raccolta gli anticorpi». Sulla stessa linea prudenziale è anche il direttore dell'Inmi Spallanzani di Roma, Francesco Vaia. «La terza dose», dice, «va bene per gli anziani, gli immunocompromessi, ma sarei cauto nell'ampliare, vediamo come va la curva». Invita ad andare «per priorità: prima over 60 e soggetti fragili», Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. Su La 7 ieri ha affermato di non essere «così sicuro che un trentenne o quarantenne abbia bisogno di terza dose dopo sei mesi dalla seconda. Abbiamo dati che ci dicono che l'immunità sembra mantenersi per più tempo». Ancora più cauto il virologo Massimo Galli, direttore di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, che ritiene necessario, prima di ampliare la dose booster, «distinguere» anche a livello delle persone fragili perché «c'è una variabilità individuale molto marcata nella risposta». Osserva che mentre «si ipotizza che con il tempo verrà fatto» il booster «non c'è accordo tra gli scienziati sulla necessità di un richiamo per tutti», Antonella Viola, professoressa di Patologia generale dell'università di Padova. È quello che si registra anche in America. Come riporta il New York Times, diversi consiglieri del Centro per il controllo delle malattie (Cdc) e dell'Agenzia del farmaco (Fda) hanno spiegato che i dati dimostrano che, eccetto gli adulti con più di 65 anni, la grande maggioranza degli americani sono già ben protetti contro le forme gravi della malattia e non hanno bisogno della terza dose.
La meridiana di Enrico Alberto d'Albertis in ricordo del bombardamento di Aquileia del 13 maggio 1917 (IStock)
La luce e l’ombra, i due elementi su cui si basa il principio dell’orologio solare (detto impropriamente «meridiana») sono gli stessi che metaforicamente possono essere riferiti al corso dei grandi eventi storici. L’avvicendarsi perenne del ciclo solare segna il tempo infinito, mentre il motto segnato sul quadrante spesso ricorda quanto la vita umana sia segnata al contrario da una fine ineluttabile.
Questi elementi, presenti da secoli sugli orologi dipinti o scolpiti sui muri o sui pavimenti del mondo, caratterizzano anche alcune meridiane italiane realizzate in occasione di grandi eventi storici, in particolare della Prima guerra mondiale.
Sempre incluse in una lapide marmorea, non ricordano in questo caso specifico l’«ora della fine», piuttosto enfatizzano il significato del luogo dove sono state installate e dell’evento al quale sono legate in un ciclo eterno scandito dall’alternarsi della luce e dell’ombra segnate dallo «gnomone» l’asta che, se correttamente orientata, segna l’ora esatta con la sua ombra proiettata sul quadrante. Almeno tre orologi solari in Italia sono stati realizzati allo scopo di ricordare eventi storici, tutti realizzati da Enrico Alberto d’Albertis, navigatore e filantropo genovese nato prima del Risorgimento e morto tra le due guerre mondiali, che in vita ne realizzò oltre 100. Le sue meridiane ricordano, con enfasi retorica tipica del periodo, diversi episodi dell’Italia della Grande Guerra.
Aquileia, la meridiana delle ore più buie.
Più ombra che luce fu ciò che caratterizzò il periodo in cui fu realizzata la meridiana affissa sulla facciata di un edificio privato nel centro di Aquileia (Udine). L’opera del d’Albertis fu iniziata infatti il 24 ottobre 1917, giorno d’inizio dell’offensiva di Caporetto che porterà alla tragica ritirata oltre il Piave. La sua costruzione fu poi interrotta il 28 ottobre con l’arrivo degli austriaci e sarà portata a termine soltanto alla fine di giugno del 1919. L’orologio solare fu installato a ricordo del bombardamento nemico sull’antichissima città giuliana avvenuto il 13 maggio 1917. All’alba una formazione di idrovolanti dell’aviazione navale (K.u.k Kriegsmarine) si presentò nel cielo di Aquileia dove gli aerei sganciarono alcune bombe che causarono ingenti danni alla Basilica patriarcale, un obiettivo non certo militare come il vicinissimo aeroporto di Cascina Farello. Il fatto, riportato anche nel bollettino di guerra del Comando italiano, suscitò grande sdegno e stimolò il d’Albertis nella realizzazione dell’orologio. L’episodio è ricordato sulla meridiana con queste parole incise nel marmo dove è presente lo stemma della città di Aquileia: «Presso al ferito Tempio, ad ogni aurora su questo muro incolume rimasto ricorderò della Gran Guerra l'ora». Proprio nel cimitero di Aquileia Maria Bergamas sceglierà la salma del Milite Ignoto che dal 1921 riposa nel Vittoriale a Roma.
Quando «fu la luce» sulle terre irredente: le meridiane di Trento e Trieste
Due orologi solari pressoché identici furono realizzati dal capitano d’Albertis rispettivamente sopra la porta meridionale del castello del Buonconsiglio di Trento e sul Colle di San Giusto a Trieste. Entrambi celebrano, con il gioco del sole con l’ombra, la vittoria italiana. In particolare fanno riferimento al giorno 3 novembre 1918 quando le truppe italiane fecero il loro ingresso nelle due città fino ad allora parte dell’impero austroungarico. Il giorno stesso a Villa Giusti (Padova) fu firmata la resa austriaca alla presenza del generale italiano Pietro Badoglio, incaricato dal generale Armando Diaz. Le clausole divennero effettive il giorno seguente e da allora il tricolore sostituì l’aquila imperiale sui monumenti delle due città irredente. Entrambe le meridiane recano il medesimo motto inciso nel marmo di Carrara e sfiorato dall’ombra dello gnomone: «Le nostre truppe hanno occupato Trento (ore 15) e sono sbarcate a Trieste (ore 16). Il tricolore sventola sul Castello del Buon Consiglio e sulla Torre di S. Giusto». - Comando Supremo 3 Novembre 1918- A. Diaz. L’orologio-lapide è sormontato da una frase in latino identica per le due città acquisite dall’Italia: MCMXVII Tridenti (Tergeste sulla lapide di san Giusto) almae matri restitutionis anno
Victorio Emmanuele III Rege.
La meridiana dell’Arsenale a Venezia: la luce della vittoria sulla «Porta da Mar»
Nella torre di Levante della porta dell’Arsenale di Venezia, la antica «Porta da Mar» della marina della Serenissima, campeggia una meridiana di D’Albertis realizzata nel 1919 e donata alla città di Venezia dal «nauta ligur», come egli stesso si firmò. Di semplice lettura ed incorniciata in una cima da marinaio scolpita nel marmo, reca un moto patriottico in latino: «Sit Aurea Patriae Quaevis» (che ogni ora sia d’oro alla Patria). Un auspicio in contrasto con i tipici «memento mori» delle meridiane storiche dedicata ad una città che fu tra le più bombardate della Grande Guerra. Per il ruolo strategico di Venezia come base navale, la città lagunare subì la prima incursione già durante il primo giorno di guerra per l’Italia, il 24 maggio 1915. L’ultimo bombardamento avvenne il 23 ottobre 1918 a pochi giorni dall’armistizio, dopo ben 42 attacchi aerei nel periodo bellico. Più di 50 furono le vittime civili e i danni al patrimonio artistico riguardarono anche Piazza San Marco, la chiesa degli Scalzi che perse un affresco del Tiepolo e la scuola Grande di San Marco. Proprio la zona dell’Arsenale, assieme a Santa Marta e alla stazione ferroviaria fu tra le più colpite. La meridiana fu donata alla Regia Marina in occasione del primo anniversario della vittoria il 4 novembre 1919. Sotto l’ombra dello gnomone, vegliata dal leone di San Marco, la meridiana recita: «Italos nunc in libertate coniunctos, victor sacra ensis» (Gli italiani ora uniti nella libertà. Il vincitore consacra la spada). Nel mezzo del quadrante, un monito ai posteri: «Ruit hora, labora». Ossia: «Il tempo corre, datti da fare».
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(Guardia di Finanza)
I finanzieri del Comando Provinciale di Lucca, al termine di un’articolata indagine per il contrasto alle frodi legate ai bonus edilizi, in queste ore stanno dando esecuzione ad una serie di perquisizioni e sequestri di beni per oltre 10 milioni di euro.
I militari, nel corso di una lunga attività investigativa, hanno scoperto una maxitruffa finalizzata all'indebito incasso di crediti d’imposta attraverso i benefici associati al «Superbonus 110» e al «Sismabonus».
Le operazioni, svolte dai militari della Tenenza di Castelnuovo Garfagnana, coordinati dalla Procura della Repubblica di Lucca, hanno avuto origine da alcune querele presentate dai neoproprietari di immobili rurali che dovevano essere interessati da lavori di ristrutturazione e riqualificazione edile. Gli organizzatori della truffa promettevano di eseguire i lavori «a costo zero» utilizzando incentivi statali che, in realtà, non gli spettavano.
L'operazione illecita è stata architettata da 2 imprenditori aiutati da altrettanti professionisti, che rilasciavano la documentazione necessaria per l’ottenimento dei crediti di imposta. Elemento fondamentale per la riuscita della megatruffa è stato un cittadino sudamericano che, operando da procuratore speciale degli ignari acquirenti delle case, usava i crediti di imposta in altre operazioni non autorizzate, mettendoli comunque a disposizione degli altri indagati e delle loro società.
Nel complesso, tra il 2021 e il 2025, sono stati ottenuti oltre 10 milioni di euro di crediti di imposta, in gran parte monetizzati attraverso la cessione del credito.
Gli acquirenti degli edifici da ristrutturare sono stranieri, in prevalenza sudamericani, che avevano visto nel vantaggioso acquisto un’opportunità per il futuro con l’intento di trasferirsi in Italia al raggiungimento dell’età pensionabile.
I 5 indagati ora dovranno rispondere, in concorso tra loro, di diverse accuse tra cui truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (Art. 640 bis c.p.) e falsità ideologica in certificati (art. 481 c.p.).
Le ipotesi investigative sono state accolte anche dal Giudice per le Indagini Preliminari che ha emesso un decreto di sequestro preventivo nei confronti degli indagati e delle società da loro amministrate disponendo, in caso di incapienza l’aggressione dei patrimoni a loro direttamente riconducibili.
Le operazioni di perquisizione e sequestro sono in corso in tutta Italia e stanno interessando le sedi legali e operative delle società coinvolte presenti nelle provincie di Lucca, Venezia, Treviso, Latina e Napoli.
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