Terrorismo globale, raid di Usa e Israele: uccisi due leader jihadisti tra Nigeria e Gaza

Washington annuncia l’eliminazione del numero due dell’Isis in Africa durante un’operazione in Nigeria. A Gaza Israele colpisce il comandante militare di Hamas Izz al-Din al-Haddad. Nuova offensiva contro i vertici del jihadismo internazionale.
La guerra globale al terrorismo è tornata al centro della scena internazionale con due operazioni che, nel giro di poche ore, hanno colpito alcuni dei principali vertici del jihadismo internazionale tra Africa e Medio Oriente. Da un lato l’eliminazione in Nigeria di Abu Bilal al-Minuki, indicato da Donald Trump come il numero due mondiale dello Stato Islamico. Dall’altro l'assassinio mirato di Izz al-Din al-Haddad, comandante militare di Hamas nella Striscia di Gaza e considerato da Israele uno degli ultimi grandi architetti del massacro del 7 ottobre 2023.
Due operazioni diverse, ma accomunate da un messaggio preciso: Stati Uniti e Israele stanno intensificando la strategia delle eliminazioni mirate contro i vertici delle organizzazioni jihadiste. L’operazione più clamorosa è avvenuta nel nord della Nigeria, dove forze speciali americane e unità dell’esercito nigeriano hanno ucciso Abu Bilal al-Minuki durante un raid definito dalla Casa Bianca «meticolosamente pianificato». A confermare l’azione è stato lo stesso Donald Trump con un messaggio pubblicato su Truth Social. Il presidente americano ha parlato di una missione estremamente complessa, sostenendo che il leader jihadista fosse «il terrorista più attivo del mondo» e il secondo comandante globale dell’Isis. Secondo Trump, al-Minuki credeva di potersi nascondere in Africa, ma l’intelligence americana monitorava da tempo i suoi movimenti.
Un capo sfuggente ma centrale nella strategia dell’Isis in Africa
Dietro il nome di Abu Bilal al-Minuki si nascondeva una delle figure più importanti del terrorismo jihadista africano. Nato nel 1982 nello Stato di Borno, nel nord-est della Nigeria, era conosciuto anche con il nome di Abu Bakr ibn Muhammad ibn Ali al-Mainuki ed era considerato uno dei principali coordinatori delle attività dello Stato Islamico nell’Africa occidentale e nel Sahel. Secondo il Dipartimento del Tesoro americano, svolgeva un ruolo centrale nella gestione delle «province» dell’Isis sparse nel mondo, fungendo da collegamento tra il comando centrale e le cellule operative regionali. Washington lo aveva inserito nel 2023 nella lista dei terroristi globali più pericolosi. La sua eliminazione rappresenta un colpo simbolico e operativo per lo Stato Islamico, soprattutto in Africa, continente dove il jihadismo continua a espandersi approfittando di instabilità politica, povertà e confini fragili. Il nord della Nigeria è ormai da anni uno dei principali teatri della guerra al terrorismo. Non solo Boko Haram, ma anche le cellule affiliate all’Isis hanno trasformato vaste aree del Paese in territori segnati da rapimenti, massacri e attacchi contro civili e forze di sicurezza. Secondo fonti americane, negli ultimi mesi la cooperazione militare tra Washington e Abuja è stata rafforzata in modo significativo. Già durante il periodo natalizio gli Stati Uniti avevano effettuato bombardamenti nello Stato di Sokoto contro obiettivi riconducibili allo Stato Islamico.
L’operazione contro al-Minuki conferma inoltre come l’Africa sia diventata il nuovo epicentro del jihadismo globale. Negli ultimi anni lo Stato Islamico ha perso gran parte del territorio conquistato tra Siria e Iraq, ma ha contemporaneamente rafforzato le proprie reti nel Sahel, in Somalia, in Mozambico e nell’Africa occidentale. Per gli apparati di sicurezza occidentali il rischio è che il continente africano diventi la nuova piattaforma operativa per attentati internazionali, traffici illegali e reclutamento jihadista.
A Gaza ucciso il capo milizare di Hamas
Quaasi in simultanea, un’altra operazione militare ha riacceso il conflitto in Medio Oriente. A Gaza, Israele ha annunciato di aver colpito Izz al-Din al-Haddad, leader dell’ala militare di Hamas e successore dei fratelli Sinwar alla guida del gruppo armato palestinese. Con lui sono morte la moglie e la figlia. L’attacco israeliano è avvenuto nel quartiere di Rimal, a Gaza City, dove l’aviazione avrebbe colpito un edificio ritenuto un nascondiglio del comandante jihadista. Secondo fonti militari israeliane, tre caccia avrebbero sganciato tredici bombe sull’obiettivo, mentre un secondo raid avrebbe colpito un veicolo in fuga per impedire eventuali tentativi di evacuazione. Israele sostiene che Haddad fosse responsabile diretto della pianificazione dell’attacco del 7 ottobre 2023, che provocò circa 1.200 morti e il rapimento di 251 persone.
Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno rivendicato personalmente l’operazione, definendo Haddad «uno dei principali artefici del massacro del 7 ottobre». Secondo Israele, il comandante di Hamas ha coordinato omicidi, sequestri e attacchi contro civili israeliani e militari delle Forze di Difesa Israeliane, mantenendo inoltre numerosi ostaggi come scudi umani durante la guerra. Haddad era considerato una figura quasi leggendaria all’interno delle Brigate al-Qassam. Parlava ebraico, utilizzava continui spostamenti tra rifugi sotterranei e nascondigli e aveva assunto il comando di Hamas a Gaza dopo la morte di Muhammad Sinwar nel maggio 2025. Prima di lui, la leadership era passata da Yahya Sinwar, eliminato da Israele nell’ottobre 2024. Per questo motivo Haddad rappresentava l’ultimo grande comandante della vecchia struttura militare di Hamas sopravvissuto alla campagna israeliana.
L’eliminazione simultanea di leader jihadisti in Africa e Medio Oriente mostra come la guerra globale al terrorismo stia entrando in una nuova fase. Dopo anni concentrati soprattutto sulla competizione con Cina e Russia, gli Stati Uniti stanno tornando a investire pesantemente nelle operazioni contro il jihadismo internazionale, mentre Israele continua la sua strategia di decapitazione sistematica dei vertici di Hamas. Il messaggio politico è chiaro: colpire i leader per destabilizzare le organizzazioni terroristiche, ridurne la capacità operativa e impedire la ricostruzione delle reti internazionali. Le operazioni condotte tra Nigeria e Gaza dimostrano come la guerra globale al terrorismo sia entrata in una nuova fase caratterizzata da raid chirurgici, intelligence sempre più avanzata e cooperazione internazionale tra eserciti e servizi segreti. Stati Uniti e Israele stanno puntando a smantellare le catene di comando delle organizzazioni jihadiste colpendo direttamente i leader più esperti e difficili da sostituire. Dall’Africa occidentale al Medio Oriente, il confronto contro Isis e Hamas continua quindi a evolversi in un conflitto permanente e ad alta intensità, dove la superiorità tecnologica e informativa è diventata decisiva quanto la forza militare sul terreno.






