True
2025-07-17
Il bilancio monstre di Ursula spolpa agricoltura e Stati. Pure il Ppe si rivolta contro
Ursula von der Leyen
Ritardi, contestazioni, veti incrociati e caos: ha esordito sotto il segno dello psicodramma la presentazione del bilancio pluriennale Ue 2028-2034 che, anziché un «Big Beautiful Bill» sulla scia di Donald Trump, rischia di essere un «Big Ugly Bill». Il motivo è semplice: la proposta di riforma di budget elaborata da Ursula von der Leyen scontenta tutti e, nonostante necessiti dell’unanimità per essere approvata, non raccoglie neanche la metà dei consensi, né a livello parlamentare, né a livello di Consiglio Ue (ossia di governi nazionali) praticamente su nessuna delle voci in cui è articolata. Niente male per una che, soltanto pochi giorni fa, perorava la sua causa personale - il salvacondotto dalla mozione di censura per lo Pfizergate - evocando «unità e trasparenza».
La presentazione è infatti partita sotto i peggiori auspici dopo i numerosi rinvii sia della conferenza stampa sia dell’incontro del commissario al Bilancio Piotr Serafin con i membri della commissione omologa del Parlamento europeo. Mai una proposta dell’esecutivo Ue era stata avvolta da così tanto mistero. Pour cause: schermaglie diplomatiche a parte, è il bilancio in sé lo scoglio contro cui è praticamente certo che la barca di Ursula von der Leyen andrà a incagliarsi: la baronessa tedesca rischia di coronare il suo secondo mandato con un clamoroso fallimento, anche se per sapere come andrà a finire bisognerà aspettare fino a due anni prima che i negoziati si concludano.
Che la sfida della Von der Leyen sia tanto ambiziosa quanto velleitaria lo testimoniano le cifre: il quadro finanziario pluriennale (Mfp) proposto da Bruxelles dopo il 2027 ammonterà a poco meno di 2.000 miliardi di euro, ben al di sopra dell’attuale budget. Dove saranno recuperati questi fondi, ancora non è chiaro: certamente dall’introduzione di nuove tasse anche a livello nazionale, ma soltanto 13 Paesi membri, tra cui la Francia, sostengono l’aumento delle risorse proprie dell’Unione europea, mentre sono sette, capitanati da Olanda e Germania, i Paesi che si oppongono a un aumento; altrettanti gli incerti, tra i quali l’Italia.
La proposta di Von der Leyen e Serafin che ha fatto saltare sulla sedia gli eurodeputati e parecchi Stati Ue è quella di ricombinare la politica agricola comune (Pac) europea e la politica di coesione in 27 «piani di partenariato nazionali e regionali». Il commissario all’agricoltura Christophe Hansen ha provato a dire che la Pac «rimarrà la stessa» ma è stato sommerso dalle critiche. Innanzitutto perché le stime suggeriscono che i fondi saranno tagliati del 25% se non addirittura del 30, considerato che l’involucro complessivo della Pac passerà da 387 miliardi a 300. Non a caso le contestazioni, anche in Italia, si sono moltiplicate: «Documento irricevibile, è un colpo diretto agli agricoltori europei» hanno dichiarato gli europarlamentari della Lega Raffaele Stancanelli (coordinatore Patriots in commissione Agricoltura) e Paolo Borchia (capo delegazione Lega). «In un momento in cui l’agricoltura europea è già stremata da un aumento spropositato di costi, concorrenza estera e burocrazia paralizzante, Bruxelles sceglie la via peggiore: meno risorse, meno tutele, meno strumenti», si legge nella nota. Sul piede di guerra anche Coldiretti, che ha organizzato un sit in di protesta davanti Palazzo Madama e a Bruxelles con uno striscione dedicato al presidente della Commissione: «Venga a mangiare qualcosa di veramente italiano e capirà». Per Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, «siamo di fronte a una vera e propria dichiarazione di guerra, ne prendiamo atto. Le parole di Von der Leyen sul ruolo strategico del settore primario pronunciate in campagna elettorale stridono con quanto affermato oggi: la presidente sosteneva di essere un punto di riferimento per gli agricoltori, ma non è così. Von der Leyen sta smantellando l’Ue per qualche arma in più, si sta prendendo una responsabilità incredibile», ha concluso il presidente di Confagricoltura. In effetti, la Commissione europea ha proposto di stanziare 131 miliardi di euro a programmi di Difesa e Spazio nell’ambito del Fondo europeo di competitività: la cifra rappresenta un importante aumento rispetto agli attuali 10 miliardi di euro stanziati nel 2018. E anche il budget della mobilità militare è destinato a un massiccio aumento: 17 miliardi di euro rispetto all’attuale dotazione di 1,7 miliardi.
Chi pensava che il Partito popolare europeo avrebbe sostenuto la Von der Leyen, eletta con i voti del Ppe, sbaglia: «Siamo delusi», ha dichiarato il negoziatore del Parlamento Ue sul prossimo bilancio pluriennale Ue, Siegfried Muresan, «le linee rosse fondamentali fissate dal Parlamento europeo sono state ignorate. (“Non lavoro mai con le linee rosse”, ha replicato la baronessa tedesca, ndr). Nella sua forma attuale, non possiamo dare il via libera al bilancio a lungo termine. L’Europa ha bisogno di una visione condivisa, non di 27 liste della spesa separate». Anche l’eurodeputato portoghese João Oliveira della sinistra, membro della commissione per il bilancio del Parlamento europeo, ha criticato gli stanziamenti per la Difesa, sostenendo che andrebbero a discapito di altre aree chiave come l’agricoltura.
Perfino i fondi per la salute, che durante la pandemia sembravano cruciali, sono stati ridotti notevolmente: l’unica cifra confermata finora è l’involucro di 22,6 miliardi di dollari annunciato da Stéphane Séjourné che però coprirà salute, biotecnologie, bioeconomia e agricoltura combinate.
Ciliegina sulla torta annunciata dal presidente dell’esecutivo Ue è la condizione di accesso ai fondi: «I piani di partenariato renderanno lo Stato di diritto e i diritti fondamentali una condizione per gli investimenti e un punto centrale nelle riforme», ha dichiarato il presidente. I governi non graditi a Bruxelles, dunque, perderanno il diritto di accesso ai fondi, come sta accadendo oggi all’Ungheria, cui sono stati negati 18 miliardi di euro.
Fumo, rifiuti, verde: la Commissione impone 58 miliardi di nuovi balzelli
Si scrive risorse proprie, si legge tasse. Il dado è tratto: la Commissione europea ieri per finanziare il Quadro finanziario pluriennale ha proposto nuove fonti di entrate. Il commissario europeo al Bilancio Piotr Serafin, durante una audizione in commissione Bilanci (Budg) al Parlamento Ue, ha spiegato che si prevedono nuove entrate proprie per un totale di 58,2 miliardi di euro. Di questi, 15 miliardi dalla tassa sui rifiuti tecnologici (e-waste), 11,2 dalla tassa sul tabacco, 6,8 miliardi dalla tassa sulle grandi imprese, 9,6 miliardi dall’Ets, 1,4 dal meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (Cbam) e 14,3 da aggiustamenti delle entrate correnti.
Per quanto riguarda il tabacco si stima quindi di raccogliere più di 11 miliardi l’anno dai 27 Stati membri. Il gettito italiano attualmente è pari a 15 miliardi ma il gettito extra che verrà generato da questa nuova tassa finirà quasi tutto nelle casse dell’Unione europea. Pagheremo di più, ma i nostri soldi finiranno a disposizione di Bruxelles.
l’ecr
Inoltre la Commissione europea ha proposto un aggiornamento della direttiva Ue sulla tassazione dei prodotti del tabacco, a partire dal 2028, in modo da «eliminare le lacune normative, garantire condizioni di parità e promuovere un mercato più integrato e competitivo».
L’esecutivo Ue stima che le aliquote minime aggiornate genereranno non solo un gettito fiscale aggiuntivo a livello comunitario ma anche un ulteriore risparmio di 6 miliardi tra minori costi sanitari e riduzione delle frodi fiscali causate dalla produzione illegale di tabacco.
Ruggero Razza, europarlamentare del gruppo Ecr siede in commissione Bilancio e alla Verità ha spiegato che il commissario Serafin è stato piuttosto evasivo sul come verranno riscossi questi 11 miliardi.
«Noi abbiamo bisogno di capire come arrivano a questa stima, vorremmo capirne di più. Al momento non hanno fatto altro che presentare una torta, non hanno fornito dettagli. Noi siamo contrari a nuove tasse che gravano sui cittadini e ricordo che tutto il sistema delle risorse proprie richiede di essere sottoposto al principio dell’unanimità». Così anche il capodelegazione di Fdi Carlo Fidanza: «Siamo molto preoccupati per le nuove risorse proprie, che rischiano di tramutarsi in nuove tasse ai danni di cittadini e imprese».
«La Commissione indica nuove fonti di entrata per quasi 60 miliardi, ma non è chiaro quanto queste risorse siano certe e se c’è già un accordo fra gli Stati membri» commenta il vicecapo delegazione di Forza Italia nel Gruppo Ppe, Marco Falcone. «Saremo impegnati in Parlamento come gruppo Ppe e Forza Italia a fare ordine in questa proposta mettendo al centro gli interessi delle famiglie e delle imprese europee che devono trovare nell’Europa un interlocutore serio e credibile».
I dettagli sono ancora da definire insomma, elemento che non è piaciuto ai membri della commissione come ammesso anche dalla relatrice ceca Danuše Nerudová che nel punto stampa a margine della commissione Bilancio ha spiegato: «Senza nuove entrate adeguate, non saremo in grado di finanziare né le nostre priorità attuali né quelle future, né di ripagare i nostri debiti legati alla pandemia. Tuttavia, durante i negoziati, dovremmo seguire quello che chiamo il principio della “tripla S”: le nuove risorse proprie devono essere sufficienti, stabili e godere di un forte sostegno politico. Se manca anche uno solo di questi tre elementi, non saremo in grado di raggiungere un compromesso sostenibile. Dobbiamo però valutare tutte le proposte, soprattutto per quanto riguarda il modo in cui tengono conto della competitività delle nostre imprese».
Per quanto riguarda la tassa sulle imprese (Core), verrà imposta come contributo forfettario annuo da parte delle grandi aziende che operano e vendono nell’Ue, con un fatturato netto annuo superiore a 100 milioni di euro.
oneri
Il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nella conferenza stampa di presentazione del piano ha tenuto a precisare: «Oggi proponiamo nuove fonti di entrate per il bilancio dell’Ue. L’obiettivo è semplice: dobbiamo rimborsare il nostro prestito condiviso per la ripresa e dobbiamo soddisfare le nostre priorità moderne» poi ha aggiunto: «Non vogliamo aumentare i contributi nazionali. E allora serve un cambiamento radicale nelle risorse proprie. Così riduciamo l’onere per i bilanci nazionali, facendo coincidere l’ambizione con la responsabilità». Le cinque nuove risorse proprie, se approvate dai colegislatori, dovrebbero essere introdotte a partire dal 1° gennaio 2028.
Attualmente ne esistono quattro. Risorse proprie tradizionali (principalmente dazi doganali); una risorsa propria basata sull’imposta sul valore aggiunto (Iva); una basata sulla quantità di rifiuti di imballaggi in plastica non riciclati (istituita nel 2021); una basata sul Reddito Nazionale Lordo (Rnl), che svolge un ruolo di bilanciamento per garantire che le entrate complessive corrispondano ai pagamenti.
Continua a leggereRiduci
Piano da 2.000 miliardi. Con l’unione fra Fondi di coesione e Pac i campi perderanno il 20%. Il ricatto: «Il rispetto dello Stato di diritto condizione per gli investimenti».L’Unione, a caccia di soldi che non ha, metterà un’accisa extra su tabacco & C. per recuperare 11 miliardi. Altre entrate da tasse green e dalle imposte sulle grandi imprese con oltre 100 milioni di fatturato.Lo speciale contiene due articoliRitardi, contestazioni, veti incrociati e caos: ha esordito sotto il segno dello psicodramma la presentazione del bilancio pluriennale Ue 2028-2034 che, anziché un «Big Beautiful Bill» sulla scia di Donald Trump, rischia di essere un «Big Ugly Bill». Il motivo è semplice: la proposta di riforma di budget elaborata da Ursula von der Leyen scontenta tutti e, nonostante necessiti dell’unanimità per essere approvata, non raccoglie neanche la metà dei consensi, né a livello parlamentare, né a livello di Consiglio Ue (ossia di governi nazionali) praticamente su nessuna delle voci in cui è articolata. Niente male per una che, soltanto pochi giorni fa, perorava la sua causa personale - il salvacondotto dalla mozione di censura per lo Pfizergate - evocando «unità e trasparenza».La presentazione è infatti partita sotto i peggiori auspici dopo i numerosi rinvii sia della conferenza stampa sia dell’incontro del commissario al Bilancio Piotr Serafin con i membri della commissione omologa del Parlamento europeo. Mai una proposta dell’esecutivo Ue era stata avvolta da così tanto mistero. Pour cause: schermaglie diplomatiche a parte, è il bilancio in sé lo scoglio contro cui è praticamente certo che la barca di Ursula von der Leyen andrà a incagliarsi: la baronessa tedesca rischia di coronare il suo secondo mandato con un clamoroso fallimento, anche se per sapere come andrà a finire bisognerà aspettare fino a due anni prima che i negoziati si concludano.Che la sfida della Von der Leyen sia tanto ambiziosa quanto velleitaria lo testimoniano le cifre: il quadro finanziario pluriennale (Mfp) proposto da Bruxelles dopo il 2027 ammonterà a poco meno di 2.000 miliardi di euro, ben al di sopra dell’attuale budget. Dove saranno recuperati questi fondi, ancora non è chiaro: certamente dall’introduzione di nuove tasse anche a livello nazionale, ma soltanto 13 Paesi membri, tra cui la Francia, sostengono l’aumento delle risorse proprie dell’Unione europea, mentre sono sette, capitanati da Olanda e Germania, i Paesi che si oppongono a un aumento; altrettanti gli incerti, tra i quali l’Italia.La proposta di Von der Leyen e Serafin che ha fatto saltare sulla sedia gli eurodeputati e parecchi Stati Ue è quella di ricombinare la politica agricola comune (Pac) europea e la politica di coesione in 27 «piani di partenariato nazionali e regionali». Il commissario all’agricoltura Christophe Hansen ha provato a dire che la Pac «rimarrà la stessa» ma è stato sommerso dalle critiche. Innanzitutto perché le stime suggeriscono che i fondi saranno tagliati del 25% se non addirittura del 30, considerato che l’involucro complessivo della Pac passerà da 387 miliardi a 300. Non a caso le contestazioni, anche in Italia, si sono moltiplicate: «Documento irricevibile, è un colpo diretto agli agricoltori europei» hanno dichiarato gli europarlamentari della Lega Raffaele Stancanelli (coordinatore Patriots in commissione Agricoltura) e Paolo Borchia (capo delegazione Lega). «In un momento in cui l’agricoltura europea è già stremata da un aumento spropositato di costi, concorrenza estera e burocrazia paralizzante, Bruxelles sceglie la via peggiore: meno risorse, meno tutele, meno strumenti», si legge nella nota. Sul piede di guerra anche Coldiretti, che ha organizzato un sit in di protesta davanti Palazzo Madama e a Bruxelles con uno striscione dedicato al presidente della Commissione: «Venga a mangiare qualcosa di veramente italiano e capirà». Per Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, «siamo di fronte a una vera e propria dichiarazione di guerra, ne prendiamo atto. Le parole di Von der Leyen sul ruolo strategico del settore primario pronunciate in campagna elettorale stridono con quanto affermato oggi: la presidente sosteneva di essere un punto di riferimento per gli agricoltori, ma non è così. Von der Leyen sta smantellando l’Ue per qualche arma in più, si sta prendendo una responsabilità incredibile», ha concluso il presidente di Confagricoltura. In effetti, la Commissione europea ha proposto di stanziare 131 miliardi di euro a programmi di Difesa e Spazio nell’ambito del Fondo europeo di competitività: la cifra rappresenta un importante aumento rispetto agli attuali 10 miliardi di euro stanziati nel 2018. E anche il budget della mobilità militare è destinato a un massiccio aumento: 17 miliardi di euro rispetto all’attuale dotazione di 1,7 miliardi.Chi pensava che il Partito popolare europeo avrebbe sostenuto la Von der Leyen, eletta con i voti del Ppe, sbaglia: «Siamo delusi», ha dichiarato il negoziatore del Parlamento Ue sul prossimo bilancio pluriennale Ue, Siegfried Muresan, «le linee rosse fondamentali fissate dal Parlamento europeo sono state ignorate. (“Non lavoro mai con le linee rosse”, ha replicato la baronessa tedesca, ndr). Nella sua forma attuale, non possiamo dare il via libera al bilancio a lungo termine. L’Europa ha bisogno di una visione condivisa, non di 27 liste della spesa separate». Anche l’eurodeputato portoghese João Oliveira della sinistra, membro della commissione per il bilancio del Parlamento europeo, ha criticato gli stanziamenti per la Difesa, sostenendo che andrebbero a discapito di altre aree chiave come l’agricoltura.Perfino i fondi per la salute, che durante la pandemia sembravano cruciali, sono stati ridotti notevolmente: l’unica cifra confermata finora è l’involucro di 22,6 miliardi di dollari annunciato da Stéphane Séjourné che però coprirà salute, biotecnologie, bioeconomia e agricoltura combinate.Ciliegina sulla torta annunciata dal presidente dell’esecutivo Ue è la condizione di accesso ai fondi: «I piani di partenariato renderanno lo Stato di diritto e i diritti fondamentali una condizione per gli investimenti e un punto centrale nelle riforme», ha dichiarato il presidente. I governi non graditi a Bruxelles, dunque, perderanno il diritto di accesso ai fondi, come sta accadendo oggi all’Ungheria, cui sono stati negati 18 miliardi di euro.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tasse-europa-von-der-leyen-2673322583.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="fumo-rifiuti-verde-la-commissione-impone-58-miliardi-di-nuovi-balzelli" data-post-id="2673322583" data-published-at="1752737325" data-use-pagination="False"> Fumo, rifiuti, verde: la Commissione impone 58 miliardi di nuovi balzelli Si scrive risorse proprie, si legge tasse. Il dado è tratto: la Commissione europea ieri per finanziare il Quadro finanziario pluriennale ha proposto nuove fonti di entrate. Il commissario europeo al Bilancio Piotr Serafin, durante una audizione in commissione Bilanci (Budg) al Parlamento Ue, ha spiegato che si prevedono nuove entrate proprie per un totale di 58,2 miliardi di euro. Di questi, 15 miliardi dalla tassa sui rifiuti tecnologici (e-waste), 11,2 dalla tassa sul tabacco, 6,8 miliardi dalla tassa sulle grandi imprese, 9,6 miliardi dall’Ets, 1,4 dal meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (Cbam) e 14,3 da aggiustamenti delle entrate correnti.Per quanto riguarda il tabacco si stima quindi di raccogliere più di 11 miliardi l’anno dai 27 Stati membri. Il gettito italiano attualmente è pari a 15 miliardi ma il gettito extra che verrà generato da questa nuova tassa finirà quasi tutto nelle casse dell’Unione europea. Pagheremo di più, ma i nostri soldi finiranno a disposizione di Bruxelles.l’ecrInoltre la Commissione europea ha proposto un aggiornamento della direttiva Ue sulla tassazione dei prodotti del tabacco, a partire dal 2028, in modo da «eliminare le lacune normative, garantire condizioni di parità e promuovere un mercato più integrato e competitivo».L’esecutivo Ue stima che le aliquote minime aggiornate genereranno non solo un gettito fiscale aggiuntivo a livello comunitario ma anche un ulteriore risparmio di 6 miliardi tra minori costi sanitari e riduzione delle frodi fiscali causate dalla produzione illegale di tabacco. Ruggero Razza, europarlamentare del gruppo Ecr siede in commissione Bilancio e alla Verità ha spiegato che il commissario Serafin è stato piuttosto evasivo sul come verranno riscossi questi 11 miliardi.«Noi abbiamo bisogno di capire come arrivano a questa stima, vorremmo capirne di più. Al momento non hanno fatto altro che presentare una torta, non hanno fornito dettagli. Noi siamo contrari a nuove tasse che gravano sui cittadini e ricordo che tutto il sistema delle risorse proprie richiede di essere sottoposto al principio dell’unanimità». Così anche il capodelegazione di Fdi Carlo Fidanza: «Siamo molto preoccupati per le nuove risorse proprie, che rischiano di tramutarsi in nuove tasse ai danni di cittadini e imprese».«La Commissione indica nuove fonti di entrata per quasi 60 miliardi, ma non è chiaro quanto queste risorse siano certe e se c’è già un accordo fra gli Stati membri» commenta il vicecapo delegazione di Forza Italia nel Gruppo Ppe, Marco Falcone. «Saremo impegnati in Parlamento come gruppo Ppe e Forza Italia a fare ordine in questa proposta mettendo al centro gli interessi delle famiglie e delle imprese europee che devono trovare nell’Europa un interlocutore serio e credibile».I dettagli sono ancora da definire insomma, elemento che non è piaciuto ai membri della commissione come ammesso anche dalla relatrice ceca Danuše Nerudová che nel punto stampa a margine della commissione Bilancio ha spiegato: «Senza nuove entrate adeguate, non saremo in grado di finanziare né le nostre priorità attuali né quelle future, né di ripagare i nostri debiti legati alla pandemia. Tuttavia, durante i negoziati, dovremmo seguire quello che chiamo il principio della “tripla S”: le nuove risorse proprie devono essere sufficienti, stabili e godere di un forte sostegno politico. Se manca anche uno solo di questi tre elementi, non saremo in grado di raggiungere un compromesso sostenibile. Dobbiamo però valutare tutte le proposte, soprattutto per quanto riguarda il modo in cui tengono conto della competitività delle nostre imprese».Per quanto riguarda la tassa sulle imprese (Core), verrà imposta come contributo forfettario annuo da parte delle grandi aziende che operano e vendono nell’Ue, con un fatturato netto annuo superiore a 100 milioni di euro.oneriIl presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nella conferenza stampa di presentazione del piano ha tenuto a precisare: «Oggi proponiamo nuove fonti di entrate per il bilancio dell’Ue. L’obiettivo è semplice: dobbiamo rimborsare il nostro prestito condiviso per la ripresa e dobbiamo soddisfare le nostre priorità moderne» poi ha aggiunto: «Non vogliamo aumentare i contributi nazionali. E allora serve un cambiamento radicale nelle risorse proprie. Così riduciamo l’onere per i bilanci nazionali, facendo coincidere l’ambizione con la responsabilità». Le cinque nuove risorse proprie, se approvate dai colegislatori, dovrebbero essere introdotte a partire dal 1° gennaio 2028.Attualmente ne esistono quattro. Risorse proprie tradizionali (principalmente dazi doganali); una risorsa propria basata sull’imposta sul valore aggiunto (Iva); una basata sulla quantità di rifiuti di imballaggi in plastica non riciclati (istituita nel 2021); una basata sul Reddito Nazionale Lordo (Rnl), che svolge un ruolo di bilanciamento per garantire che le entrate complessive corrispondano ai pagamenti.
Byung-Chul Han (Getty Images)
Grazie alla quale, dice subito di potere «a quasi cento anni di distanza, fare buon uso dei suoi pensieri per dimostrare che, al di là dell’immanenza della produzione e del consumo, e dell’informazione e comunicazione, vi è un’altra realtà più elevata, una trascendenza, in grado di portarci via, lontano da una vita priva di significato, da una straziante carenza di essere, dalla mera sopravvivenza, offrendoci invece la gioiosa pienezza dell’essere».
Così, tanto per non rendere l’impresa troppo facile, Han, sceglie subito di affrontarla con il tema dell’attenzione, che Simone Weil riteneva fosse «nel suo grado più elevato, la stessa cosa della preghiera». Ricavandone che «la crisi della religione è quindi anche una crisi dell’attenzione, dello scrutare e dell’udire». Dunque: «Dio non è morto. È morto l’uomo al quale Dio si rivelò». Il fatto è che: «la percezione è estremamente ingorda. Le manca qualsiasi ampiezza contemplativa. Non fa che mangiare: il consumo è il suo atteggiamento di base. L’abbuffata di video (binge watching) esprime efficacemente questa ingordigia, binge è: divorare senza freni». Se mangi in continuazione però non puoi più vedere, come appunto diceva Simone Weil, magra come una canna dei marais d’Occitania, specificando: «quaggiù, guardare e mangiare sono due. Bisogna scegliere l’uno o l’altro ma entrambi sono chiamati: amare. Tuttavia solo coloro cui talvolta capita di restare per qualche tempo a guardare invece di mangiare hanno qualche speranza di salvezza». (Simone Weil, Quaderni 4, Adelphi).
«L’anima che continua a mangiare senza scrutare finisce col perdere la capacità di contemplare. Invece dell’autofagia, sviluppa obesità. La sua parte mortale, s’allarga e ingrassa, mentre la parte divina si atrofizza e rimpicciolisce». In Simone Weil, racconta Byung-Chul Han, è l’immaginazione che al servizio dell’Io continua a sognare cibo. Il resto della personalità attivo nel Processo di individuazione viene soffocato dal grasso e da tutti gli elementi di ciò che Simone Weil chiamava «pésanteur» - pesantezza -, che impedisce all’anima di muoversi nella dimensione trascendente. Questo indebolimento degli aspetti spirituali della personalità lacera in profondità l’anima, come ha raccontato Simone Weil in L’ombra e la grazia, tradotto in italiano da Franco Fortini. Solo la pienezza assicurata dall’attenzione dell’intera personalità consente all’essere umano di assicurare la guida agli aspetti più spirituali. «L’attenzione profonda, contemplativa, è rivolta a ciò che persiste, permane tiene il punto. Il vero perdura. Chi è incapace di attenzione contemplativa, incapace di scrutare non ha invece accesso alla verità, al vero, all’ordine perdurante delle cose.
Continua a leggereRiduci
Loperazione chiamata «Luxury Sky» trae origine da mirate analisi di rischio e da un’approfondita valorizzazione del patrimonio informativo disponibile al Corpo, sviluppata attraverso l’incrocio dei dati del traffico aereo con le risultanze delle banche dati istituzionali e con la documentazione fiscale acquisita nel corso degli accertamenti.
Grazie a un accurato lavoro di ricostruzione e analisi, i finanzieri del Comando Provinciale di Firenze hanno esaminato oltre 20.700 movimenti aerei potenzialmente rilevanti sotto il profilo tributario, individuando diffuse irregolarità nel versamento dell’imposta dovuta per i voli privati operati tra il 2020 e il 2023 da oltre 1.000 compagnie aeree estere.
L’attività ispettiva ha consentito di ricostruire nel dettaglio gli spostamenti di oltre 12.900 voli privati transitati sullo scalo fiorentino e di oltre 42.100 passeggeri trasportati, facendo emergere il mancato assolvimento degli obblighi fiscali da parte di numerosi operatori internazionali.
Le verifiche eseguite hanno portato all’individuazione di un’evasione complessiva pari a 4.388.657 euro, riconducibile a 1.052 società risultate irregolari, corrispondenti al 62,32% dei vettori sottoposti a controllo.
Particolarmente significativo il risultato conseguito in termini di recupero delle risorse pubbliche: a seguito degli interventi della Guardia di Finanza, numerose compagnie hanno già provveduto a regolarizzare la propria posizione, consentendo l’effettivo versamento nelle casse dello Stato di oltre 2,6 milioni di euro. Per la quota residua sono in corso le attività di monitoraggio e riscossione previste dalla normativa vigente.
Gli approfondimenti investigativi hanno inoltre evidenziato il frequente ricorso a strutture societarie localizzate in giurisdizioni caratterizzate da elevata opacità fiscale. In numerosi casi, aerei di grande valore economico risultavano formalmente intestati a società domiciliate in territori a fiscalità privilegiata, rendendo particolarmente complessa l’individuazione dei soggetti effettivamente responsabili degli adempimenti tributari.
Continua a leggereRiduci
Ansa
Il Pontefice ha ricordato ai membri della Fondazione Jérôme Lejeune che la scienza «non può decidere sul destino delle persone». Un intervento frontale nel dibattito in corso sulla legge per il suicidio assistito.
In un’epoca in cui l’efficienza tecnica sembra voler dettare le coordinate dell’esistenza umana, le parole pronunciate ieri da papa Leone XIV sono un chiaro antidoto contro la tentazione di trasformare l’arte medica in uno strumento di selezione: «nessun medico dovrebbe mai presumere, basandosi su algoritmi di laboratorio, di decidere il destino di un embrione o di una persona anziana!
La medicina non può mai diventare serva di una morte programmata!». Ricevendo i membri della Fondazione Jérôme Lejeune in occasione del centenario della nascita del suo fondatore, il pontefice ha voluto ribadire che il valore di una persona non dipende mai da ciò che produce o realizza, ma dalla sua intrinseca dignità.
La Fondazione Jérôme Lejeune, nata negli anni Novanta in Francia, è l’erede diretta dell’opera del Venerabile Jérôme Lejeune, scienziato di fama mondiale che nel 1958 scoprì l’anomalia cromosomica all’origine della trisomia 21. Lejeune non fu solo un grande scienziato; fu un medico che vedeva nei suoi pazienti i «poveri tra i poveri», dedicando la vita a cercare una cura che potesse alleviare la loro condizione. Egli comprese precocemente come la sua scoperta potesse essere strumentalizzata per eliminare i nascituri affetti da disabilità, un «eugenismo nuovo» che definì «razzismo cromosomico». Per questo impegno incondizionato a favore della vita, che gli costò ostilità in certi ambienti scientifici, fu chiamato da Giovanni Paolo II a presiedere la neonata Pontificia Accademia per la Vita. Oggi la Fondazione prosegue questa missione attraverso la ricerca scientifica, la cura presso l’Istituto Jérôme Lejeune di Parigi e la difesa dei più fragili nel dibattito pubblico.
Un dibattito che in Francia ha raggiunto un punto di rottura. Proprio in queste ore, l’Assemblea nazionale affronta la terza lettura del disegno di legge che mira a legalizzare l’eutanasia e il suicidio assistito. Di fronte a quella che viene percepita come una deriva etica, i vescovi francesi hanno indetto una novena di preghiera dal 21 al 29 giugno (in vista appunto del voto del 30 giugno), invitando i fedeli a chiedere che lo Spirito Santo «illumini le coscienze» dei legislatori. L’episcopato transalpino ha ricordato che non si protegge la vita mettendovi fine, ma accompagnandola fino al termine naturale. Nel lanciare questo appello, i vescovi d’oltralpe hanno richiamato anche, e non a caso, le parole fondamentali pronunciate dal Papa al Parlamento spagnolo durante il suo recente viaggio apostolico a Madrid. In quell’occasione, il Santo Padre aveva chiarito che «ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza». Aggiungendo che «la difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà». Si tratta di un richiamo diretto al ruolo della politica: le leggi approvate devono essere verificate sulla loro capacità di rispettare la dignità della persona per capire se stiano davvero perseguendo il bene comune.
Queste riflessioni scavalcano le Alpi e arrivano in Italia, dove il Parlamento si trova in una fase di stallo riguardo alla legge sul suicidio assistito. La discussione in Senato, ripresa il 3 giugno, ha mostrato una maggioranza divisa e una situazione di profonda mutazione politica. Al centro di questo cambiamento c’è la nuova fisionomia di Forza Italia, ora guidata in Senato da Stefania Craxi. Il partito ha intrapreso una netta svolta «liberal» sotto l’influenza di Marina Berlusconi, la quale ha dichiarato apertamente di sentirsi più in sintonia con la sinistra su temi come il fine vita, i diritti Lgbt e l’aborto. Nonostante le resistenze interne nella maggioranza (in particolare Fratelli d’Italia e parte della Lega), Forza Italia sta di fatto spingendo per un accordo con le opposizioni, cercando una mediazione che sblocchi l’impasse. Gli emendamenti proposti dalla Craxi e dalla senatrice Daniela Ternullo riflettono questo nuovo corso: puntano ad ampliare i requisiti per l’accesso al suicidio assistito, in particolare la neo proposta azzurra prevede che l’assistenza al suicidio possa essere resa da medici ospedalieri o di medicina generale su base volontaria in regime di intramoenia, con l’impegno del Cnr nel reperimento dei farmaci letali.
Stefania Craxi ha dichiarato di voler «discutere di una norma di civiltà». Eppure, questa visione appare diametralmente opposta a quanto affermato dal Papa a Madrid e ribadito ieri alla Fondazione Lejeune: se per la Craxi la «civiltà» sembra risiedere nella regolamentazione della morte assistita, per il Pontefice la vera «meta di civiltà» risiede esclusivamente nella difesa della vita senza eccezioni. Questa trasformazione di Forza Italia appare ancora più stridente se confrontata con il pensiero del suo fondatore. È solo del 2021 la lettera di Silvio Berlusconi a Il Giornale: «La vita di ogni essere umano è sacra dal momento del concepimento fino alla morte biologica». A cui aggiungeva una sottolineatura riferita proprio al ruolo della Chiesa. «La Chiesa cattolica», scriveva Berlusconi padre, «ha esercitato ed esercita oggi in Italia e nel mondo una funzione essenziale a difesa dei diritti delle persone, di ogni persona e soprattutto dei più deboli». Oggi la Craxi, spinge per una legge che la Chiesa e i movimenti pro-life considerano una «norma di morte». La sfida lanciata da papa Leone XIV è chiara: la civiltà non si costruisce programmando la morte, ma servendo la vita, specialmente quando essa è più fragile e indifesa. I vescovi francesi hanno risposto «presente», ci sarà qualcuno al di qua delle Alpi pronto a fare altrettanto?