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Trump festeggia l’Indipendenza menando l’Ue
Donald Trump (Ansa)
Il tycoon lancia l’ultimatum a Bruxelles: «Se entro il 4 luglio non sarà attuato l’accordo sui dazi del 2025, le tariffe schizzeranno». Ma intanto la Corte federale per gli scambi internazionali boccia anche le gabelle del 10%. Atteso il ricorso della Casa Bianca.

Si riaccende la guerra dei dazi tra Stati Uniti ed Europa. Il presidente Donald Trump lancia l’ennesimo ultimatum a Bruxelles: se non rispetterà l’accordo stipulato nel 2025 con gli Usa, entro il 4 luglio le tariffe aumenteranno «in maniera vertiginosa». L’inquilino della Casa Bianca ha avuto un colloquio con il presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, nel quale sono stati toccati diversi temi. Mentre sull’Iran c’è identità di vedute, ha riferito Trump al termine della telefonata («siamo d’accordo nel ritenere che non potrà mai dotarsi di armi nucleari»), ci sono motivi di frizione in merito all’accordo commerciale. «Ho atteso pazientemente che l’Ue rispettasse i suoi obblighi derivanti dalla storica intesa siglata a Turnberry, in Scozia, la più grande di sempre», ha detto il tycoon ricordando che in quella circostanza, «è stata fatta la promessa secondo cui l’Ue avrebbe rispettato la sua parte dell’accordo e, come previsto, avrebbe azzerato le tariffe».

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Attentati a Trump? «Niente di che». Le voci su Putin, invece, oro colato
(Getty Images)
Ieri neanche un rigo sugli spari fuori dalla Casa Bianca. Ma grandi retroscena sullo zar.

Sui giornaloni, nei talk show frequentati dalla sinistra di lotta e tacco dodici come Silvia Salis, che snobba il vecchio scarpone degli alpini e calza solo Manolo Blahnik, ci sono due manifestazioni del male assoluto: Donald Trump e Vladimir Putin. Ma il primo è assai più pernicioso dell’altro.

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Le ragioni e i torti di The Donald
Ansa
Il capo della Casa Bianca vuole impedire la convergenza tra il Dragone e Mosca. E per riuscirci ha bisogno di alleati più vigili. Non è più il tempo degli imperi solitari.

La conduzione degli Stati Uniti da parte di Donald Trump è certamente un’anomalia in relazione al passato, includendo anche la sua prima presenza alla Casa Bianca nel 2016-2020. Nella seconda spinge con discontinuità politiche interne e geopolitiche esterne, le seconde con impatto molto sfidante nei confronti degli alleati tradizionali, in particolare gli europei. Ma è sbagliato sia demonizzarlo sia utilizzare questa anomalia per prevedere/invocare un distacco totale tra Usa e Ue.

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Dai dazi a Maduro. Così il ciclone Trump ha stravolto il mondo ma rischia sui prezzi
Donald Trump (Ansa)
Promosso il decisionismo sui dossier internazionali. Il tycoon zoppica sulle vicende economiche interne. Atteso al test del voto.

Sembra passato un secolo. E invece è soltanto un anno. Il 20 gennaio 2025, Donald Trump si reinsediava alla Casa Bianca, ereditando un mondo in fiamme, segnato dalla crisi dell’ordine internazionale emerso dalla fine della Guerra fredda e, soprattutto, dal ritorno in auge della Machtpolitik. Trump è tornato infatti al potere quando gli Usa erano ormai diventati un egemone in crisi. Davanti alle mire revisioniste di Cina, Iran e Russia, il presidente americano ha quindi deciso di abbandonare i vincoli di un ordine internazionale declinante, nella ferma convinzione - non per forza moralmente condivisibile - che non si possa giocare a rugby seguendo le regole del calcio. E così, con non poca spregiudicatezza, ha combinato la durezza del principe di Bismarck con la «madman theory» di nixoniana memoria.

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Trump fa tira e molla con Putin e impone maxi sanzioni al petrolio
Ansa
La Casa Bianca, dopo aver disdetto il summit a Budapest, apre uno spiraglio: «Non è escluso completamente». Ma The Donald usa il pugno duro e mette nella lista nera i colossi Rosneft e Lukoil. Il Cremlino: «Atto ostile».
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