Bikini, interi, monopezzo, sportivi o elegantissimi, firmati da grandi brand o venduti nelle catene di fast fashion: i costumi da bagno sono senza dubbio i protagonisti degli acquisti di stagione. In tutto il mondo le vendite vanno forte: il mercato dello swimwear e del beachwear registra una crescita costante dal 2010, e dovrebbe raggiungere i 2,2 miliardi di unità, per un valore di 19,8 miliardi di euro, entro il 2022. A registrare i tassi di crescita maggiore sono i Paesi emergenti; l'America Latina, con il Brasile in testa, è il mercato più importante al mondo. Con 733 milioni di euro di giro d'affari, l'Italia è il secondo Paese del settore in Europa, dopo la Francia.
Il segreto della crescita, come spiega una ricerca della società specializzata Edited, sta innanzitutto in un atteggiamento più inclusivo e positivo verso il corpo femminile, che fa sì che chiunque si possa sentire a proprio agio in costume da bagno. Altri fattori sono la sempre maggiore diffusione della pratica sportiva e il boom dei viaggi in aereo, che ha aperto per il settore dello swimwear mercati finora praticamente inesplorati: come l'India, che tra il 2016 e il 2018 ha registrato la maggiore crescita al mondo per il segmento. Non solo: anche i consumatori di mercati più maturi scelgono sempre più per le loro vacanze destinazioni balneari, incrementando così le vendite di costumi: nel 2018 il 35% degli americani aveva manifestato il desiderio di viaggiare all'estero (+9% rispetto al 2016) e le destinazioni prescelte erano appunto le calde spiagge del Messico, della Giamaica e della Repubblica Dominicana. Nel 2017 il 41% delle vacanze dei britannici ha riguardato località di mare, con una crescita del 3% in due anni.
Premesso questo, la domanda è d'obbligo: intero o due pezzi? Secondo Edited, l'intero ha avuto il suo momento di gloria nel 2017, per poi stabilizzarsi l'anno successivo, in concomitanza con un calo di popolarità per il bikini: il due pezzi resta però il preferito dalle consumatrici di tutto il mondo, visto che rappresenta il 68% del totale delle vendite globali di costumi, contro il 28% dei costumi interi.
Cresce sempre più la quota di mercato dei costumi di lusso, che nel primo trimestre del 2016 era pari al 9% del totale del mercato dello swimwear femminile, e nel 2018 è salito al 16%. I costumi firmati piacciono alle clienti di tutto il mondo, inclusa la Cina, e lo scorso anno costavano in media 304,59 dollari al pezzo, con un calo del 4,7% rispetto al primo trimestre 2017.
E in Italia? Come ha spiegato Marco Borioli, past president dell'associazione Maredimoda in un'intervista a Fibre2Fashion, «il mercato è stato rivoluzionato dalla trasformazione del canale distributivo». Oltre ai negozi multimarca, si assiste infatti a una «crescente importanza delle catene monomarca», di proprietà o in franchising, che «rappresentano oggi circa il 40% del mercato italiano, seguite dalle boutique indipendenti, con una quota inferiore al 20%». Cresce a una media del 5% all'anno l'e-commerce, che però pesa solo per l'8% del totale delle transazioni.
La fetta più importante del mercato italiano riguarda i costumi destinati al tempo libero (63%); il restante 37% rappresenta il settore sportivo, in cui il 5% è destinato al nuoto (allenamento e competizione) e il 32% alla piscina (aquagym e altre attività). I costumi da donna valgono il 54% del mercato, mentre i costumi maschili pesano per il 29% e le linee kid per il 17%. In cinque mercati europei di riferimento (Italia, Francia, Spagna, Germania e Gran Bretagna) circa il 15% delle donne di età superiore a 14 anni acquista almeno un costume l'anno per il tempo libero. In questo segmento, negli ultimi due anni il bikini ha rappresentato il 70% del giro d'affari europeo, con il "mix and match" che ha costituito il 3% degli acquisti.
Sono sempre più gettonati, specie all'estero, i segmenti active e plus size: nel primo trimestre 2019, secondo i dati del sito Statista, le vendite del segmento active hanno riportato una crescita del 25% nei mercati di Usa e Uk. Incremento ancora più marcato per i costumi dedicati alle donne curvy, che hanno mostrato nei due mercati un incremento del 31%.
Chiara Merico
Giallo e anni Novanta: i costumi che piacciono strizzano l'occhio all'Italia che fu
«Una volta che vedete qualcosa su Instagram, significa che è già finito. Questo social è la tomba di tutte le mode». La regina della musica e fashion guru Rihanna avrà anche ragione ma nella stagione 2019, il verbo delle influencer di moda è ancora il più seguito in tutto il mondo. Quello che indossano, fa subito tendenza al punto di portare capi impensabili al sold out sugli scaffali. Quali sono dunque i loro dettami per questa estate in fatto di costumi da bagno?
- Il giallo
È senza dubbio alcuno il colore dell'estate 2019. Valentina Ferragni ha indossato sul suo profilo Instagram un costume intero firmato H&M giallo canarino. Il capo, in vendita per la modica cifra di 9.99 euro, ricorda la bella vita italiana dei film d'antan. Ed è subito andato sold out in tutto il mondo consacrando il colore più odiato al mondo il re di queste vacanze. - Costume intero
Se pensavate fosse solo un trend passeggero da relegare alla stagione 2018, vi sbagliavate. Il costume intero, semplice, come quello indossato da Pamela Anderson in Baywatch è ancora oggi in voga. Tinta unita, con scritte simpatiche, con la faccia di Topolino (come quello proposto da Primark per soli 10 euro) o di stampo un po' retrò con fiori e animalier, è il capo più ambito e più apprezzato in spiaggia. - La cintura
Tattico, soprattutto per chi ha qualche chiletto di troppo. La cintura in vita segna le forme e le esalta senza creare l'effetto salsiccia. Scegliete in questo caso la tinta unita o il bicolor, bianco e nero. - I nodi
Che siano molteplici, uno sotto l'altro, o semplicemente tengano chiuso il top del bikini, i nodi sono i grandi protagonisti di questa estate. Perfetti, soprattutto nei bikini, creano movimento. Sceglieteli magari abbinati a stampe semplici, come la vichy. - Anni Novanta
Top che sembrano dei reggiseni sportivi, tessuti morbidi a righine, a vita alta e sgambatissimi. La moda alla Flashdance piace e soprattutto esalta ogni tipo di fisico.
Mariella Baroli
Calzedonia crea una capsule collection con Chiara Ferragni
Stile sportivo e che ricorda la California per Tezenis
Da Filicudi i costumi in jersey senza cuciture
Immaginati di poter indossare sulla vostra pelle i colori delle acque di Filicudi. Le isole Eolie con la loro energia geotermica, i rettili, la fibra naturale, le rocce vulcaniche, l'ossidiana, le terre ocra e rossa, la sabbia nera delle spiagge sono l'ispirazione della stilista Daniela Fadda che con il figlio Cristiano Fini ha dato vita al brand Isole e Vulcani e a una linea di costumi da bagno in fibra naturale senza cuciture.
Il confort e l'essenzialità rigorosa delle forme, il taglio vivo, l'esclusivo utilizzo del jersey di cotone, una particolare attenzione alla nuance con la scelta di colori sempre abbinabili di stagione in stagione, sono le linee guida delle collezioni.
Isole e Vulcani è quello che viene «Artigianato contemporaneo», in cui i prodotti in jersey di cotone sono i protagonisti assoluti delle creazioni.
Vestibilità e praticità unite al comfort di materiali non sintetici, il taglio vivo come soluzione ideale che conferisce alla collezione, esclusivamente da donna, una eleganza senza pari.
L'utilizzo minimo delle cuciture, la massima attenzione per il design, la deliberata scelta dell'assenza di una identità definita da un brand vero e proprio, la vendita dei costumi esclusivamente sulle isole, sono le scelte che delineano il carattere del lavoro di Daniela per oltre venticinque anni di attività.
Mariella Baroli
Colorati e che fanno bene al mare: la linea di C'est La V usa solo econylon
«Quando si ama il mare, non si può non avere a cuore il tema della sostenibilità ambientale. Il nostro obiettivo è di raggiungere gradualmente ma nel minor tempo possibile una totale eco-efficienza. Per questo abbiamo ricercato il miglior partner ed il miglior tessuto per la nostra prima collezione beachwear che soddisfi tutti gli standard di sostenibilità senza rinunciare al comfort e ai tantissimi colori che ci distinguono. Come marchio sentiamo la responsabilità di rispettare al massimo il nostro eco sistema».
La designer Vittoria Bottasini presenta la prima collezione beachwear di C'est La V. Il brand, per i suoi costumi da bagno, ha scelto di sposare il tema della sostenibilità e della protezione dei nostri oceani. Come? Utilizzando per la creazione dei suoi capi l'econyl, un filo di nylon rigenerato creato partendo dai rifiuti delle discariche e da quelli abbandonati in mare. Il Nylon ottenuto viene trattato e lavorato fino a dargli una nuova vita ma senza che persa le sue caratteristiche. L'econyl, infatti, è in tutto e per tutto identico a quello che si ottiene da una fonte vergine, ma può essere rigenerato, ricreato e rimodellato all'infinito.
A Lignano Sabbiadoro in mostra i costumi che hanno reso famoso il cinema italiano
«Sono un'esplosione dei colori dell'estate coniugata ai simboli delle vacanze al mare: la sabbia, il sole, l'ombrellone, le vele in lontananza, le belle in bikini e i maschi in agguato». È così che il curatore Andrea Tomasetig racconta la mostra "Cinema in bikini. Italiani al mare: manifesti 1949-1999" che si tiene fino al 17 luglio nello spazio espositivo della Terrazza a Mare di Lignano Sabbiadoro. «L'originale mostra è l'occasione per riscoprire» spiega Tomasetig «oltre a un filone di successo del cinema popolare con attori e attrici famosi come protagonisti, grafici di valore e un capitolo della storia sociale e del costume in Italia, dal secondo dopoguerra alla fine del Novecento».
In mostra ci sono un centinaio tra manifesti, locandine e fotobuste dalla Collezione Minisini che offrono uno spaccato dell'Italia e degli italiani dalla metà del Novecento alle soglie del nuovo millennio, attraverso il filone tutto made in Italy del cosiddetto "cinema balneare". Osservando i materiali pubblicitari dei film dal 1949 al 1999 è possibile scoprire vere e proprie opere d'arte della «scuola italiana del manifesto cinematografico» come la definisce Stefano Salis tra le più importanti e riconoscibili a livello internazionale, a firma di grandi "pittori del cinema" come Enrico De Seta, Sandro Symeoni, Nano (Silvano Campeggi), Anselmo Ballester, Angelo Cesselon, Alfredo Capitani, Giorgio Olivetti, Renato Casaro, nonché stimolare una riflessione sul ruolo del manifesto cinematografico, richiamo primario per l'occhio e la curiosità del potenziale spettatore.
Cuore della rassegna la sezione dedicata agli anni Cinquanta e Sessanta, età di un più diffuso benessere, del boom economico, fervida per la commedia all'italiana: sono gli anni della tv, dei grandi elettrodomestici, della Fiat 500 e delle località balneari, dalla Riviera adriatica a Ischia, Capri e Taormina. Tutti gli attori famosi e i divi più popolari, da Alberto Sordi a Ugo Tognazzi, Walter Chiari, Aldo Fabrizi, Totò, Franco e Ciccio, Raimondo Vianello, Vittorio Gassman e molti cantanti in voga, come Mina, Ornella Vanoni, Jimmy Fontana, chiamati a interpretare i tormentoni dell'estate (uno su tutti Pinne fucile ed occhiali di Edoardo Vianello nel film Canzoni… in bikini di Giuseppe Vari del 1963) sono presenze importanti in queste pellicole, che via via definiscono i personaggi tipici del bagnino, del commendatore donnaiolo, del playboy, della ragazza in cerca di marito, delle mogli al mare e dei mariti in città, all'insegna di umorismo e comicità.
Con gli anni Settanta il filone balneare si evolve in film più sessualmente espliciti e poi nei cinepanettoni, tipici dei fratelli Vanzina, anni Ottanta e Novanta, e nella comunicazione si passa dal manifesto disegnato a quello fotografico, così come dal bikini si arriva al topless. Il percorso espositivo termina quindi con la locandina di un film simbolo della società italiana in vacanza al mare a metà anni Novanta: Ferie d'agosto del 1996 di Paolo Virzì.
La mostra «è uno specchio dell'Italia che cambia visto dalla spiaggia», sostiene il collezionista Enrico Minisini, ma anche un invito «a gettare uno sguardo curioso e indagatore su un fenomeno di massa, che contribuisce a costruire la storia collettiva dell'Italia». Un'Italia che aveva, e forse ancor ha, voglia di leggerezza, di divertimento, di ridere.
Marianna Baroli