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L'ufficio affissioni del Comune di Roma ha rimosso i cartelloni della campagna contro l'utero in affitto. E sono in arrivo sanzioni pecuniarie per una cifra complessiva che può andare dai 20.000 ai 100.000 euro.
Surreale ingiunzione dell'Istituto di autodisciplina pubblicitaria per i cartelloni contro l'utero in affitto. «Il trattamento riservato al bambino - la marchiatura con il codice a barre, il volto straziato dal pianto e dalla disperazione - ad avviso dell'organo di controllo, trascende la necessaria esigenza di informazione e si traduce in un'offesa della sua dignità». Il presidente dell'associazione Toni Brandi: «Andremo avanti, noi siamo in regola con le leggi».
Pro vita e Generazione famiglia lanciano una campagna choc contro l'utero in affitto. Un'iniziativa che mette al centro i diritti di bambini e donne. Atti vandalici e richieste di censura si sono scatenati subito in tutta Italia. «La nostra iniziativa», ha dichiarato Toni Brandi, presidente di Pro Vita, «intende sottolineare ciò che non si dice e non si fa vedere dell'utero in affitto, perché noi siamo dalla parte dei più deboli, i bambini, ma anche per la salute delle donne, trattate come schiave e ignare dei rischi per la salute a cui si espongono».
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