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Agnelli: «Niente alluminio dal Golfo. E con il caro energia rischiamo rincari del 50%»
Paolo Agnelli (Imagoeconomica)
L’imprenditore Paolo Agnelli: «Import a zero pure dall’India. L’unica via sarà delocalizzare, produrlo qui è proibitivo. Già si vedono gli effetti sui beni finiti, ma l’Ue dorme».

«È una crisi energetica annunciata. Non mi si venga a dire che l’emergenza ci è piovuta sulla testa, cogliendoci di sorpresa. Non mi riferisco certo al conflitto, chi poteva prevederlo, ma alle conseguenze che uno choc del gas e del petrolio potevano provocare per Paesi fortemente dipendenti dall’estero negli approvvigionamenti, come il nostro.

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L’Italia va a caccia del gas e gli algerini alzano il prezzo
Getty Images
Col Qatar fuori gioco per gli attacchi, Pichetto tratta maggiori forniture con Usa, azeri e nordafricani. L’Aie chiede di limitare i consumi: più smart working e meno voli.

Il governo italiano va a caccia di gas. Lo fa con la consapevolezza di chi è molto esposto al sole cocente delle crisi globali. Perché mentre nel Golfo Persico si accendono i fuochi della guerra e lo Stretto di Hormuz - la strettoia da cui passa un quinto dell’energia mondiale - rischia di trasformarsi in un collo di bottiglia geopolitico, Roma resta tra i Paesi più vulnerabili d’Europa.

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L’azione in Venezuela del tycoon punta a far calare a 50 dollari al barile le quotazioni del greggio (per ora stabili intorno ai 61). Senza colpire le compagnie americane. In caso contrario a pagare il conto sarà l’Ue.

Circola una frase apocrifa che dice: il prezzo è ciò che il compratore più sciocco è disposto a pagare. Se è così, ieri sul mercato vi erano moltissimi sciocchi. Sul mercato di Londra il rame ha fatto segnare un nuovo record, superando i 13.300 dollari per tonnellata (+1,7%). Lanciatissimi anche palladio e nichel, rispettivamente +5,7% e +10%. In effetti sono saliti tutti i metalli industriali (unica eccezione lo stagno, -3,75%) e anche i preziosi.

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Il punto debole di Pechino è la forte dipendenza dall’estero per gas e petrolio. Ecco perché, dopo il Paese sudamericano, gli States potrebbero intervenire in Iran. Il Dragone dovrà aumentare gli acquisti da Mosca.

Dopo la fulminea operazione che ha portato Nicolás Maduro dal palazzo presidenziale di Caracas all’aula di un tribunale di New York, ci si interroga sulle conseguenze economiche e politiche della destituzione.

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Buone notizie dalla Cop30: la Ue ha perso la sua guerra su tagli a fossili e emissioni
La Cop30 di Belém, Brasile (Ansa)
Il vertice ospitato da Luiz Inácio Lula da Silva nel caldo soffocante di Belém si chiude con impegni generici. Respinti i tentativi del commissario Wopke Hoekstra di forzare la mano per imporre più vincoli.

Dopo due settimane di acquazzoni, impianti di aria condizionata assenti e infuocati dibattiti sull’uso della cravatta, ha chiuso i battenti sabato scorso il caravanserraglio della Cop30. Il presidente del Brasile Luiz Inácio da Silva detto Lula ha voluto che l’adunata di 50.000 convenuti si tenesse nella poco ridente località di Belém, alle porte della foresta amazzonica, a un passo dall’Equatore. Si tratta di una città con 18.000 posti letto alberghieri mal contati, dove le piogge torrenziali sono la norma e dove il caldo umido è soffocante. Doveva essere un messaggio ai delegati: il mondo si scalda, provate l’esperienza. Insomma, le premesse non erano buone. E infatti la montagnola ha partorito uno squittìo, più che un topolino.

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