
Tra pochi giorni sarà la festa del 25 aprile, data che dal 1946 celebra la liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Tra tutte le festività è la più divisiva, perché da subito il Pci e poi le varie sinistre che si sono succedute nel tempo se ne sono appropriate piegando la storia a loro uso e consumo.
Non è infatti vero, come sostiene la storiografia ufficiale, che l’Italia fu liberata dalle forze partigiane, tanto meno dai partigiani garibaldini, braccio armato del Partito comunista, che costituivano solo una parte, a lungo minoritaria, di quella resistenza organizzata e armata che certamente ebbe un ruolo importante di sostegno all’esercito angloamericano nell’ultima fase del conflitto. Giorgio Bocca, che partigiano fu, nel 1966 con la sua Storia dell’Italia partigiana, si era messo a contare i numeri veri: nel settembre 1943 - come ha ben riassunto tempo fa il collega Maurizio Stefanini sul Foglio - i partigiani erano in tutto 1.500, a novembre salgono a 3.800; al 30 aprile 1944 sono 12.600, a fine anno - la stima ufficiale è di Ferruccio Parri per conto del Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (Clnai) - raggiungono i 50.000 combattenti. Lo stesso Bocca poi conta 80.000 uomini ai primi del marzo 1945. Il dato interessante - ricorda Stefanini, «è che stando a questa stima appena un partigiano su 23 ha combattuto per almeno un anno; 5 su 6 hanno preso le armi negli ultimi quattro mesi; quasi 4 su 5 negli ultimi due mesi; e addirittura uno su due negli ultimi 10 giorni. Insomma, la tesi secondo cui in Italia nel 1945 ci fu una gran massa di eroi della “sesta giornata”, come si diceva a Milano dopo le Cinque giornate del 1848, non è calunnia, ma verità storica acclarata».
È evidente che una simile forza non sarebbe stata mai in grado di piegare l’esercito occupante tedesco né di avere la meglio su quello, certo malmesso, della Repubblica sociale. No, l’Italia fu liberata dalle forze alleate angloamericane, che riversarono sul fronte italiano, dal giugno 1943 al maggio 1945, centinaia di migliaia di soldati e migliaia di mezzi (solo in Sicilia sbarcarono 180.000 uomini in un colpo solo, altri 60.000 ad Anzio) pagando un contributo enorme in termini di vite umane: i morti solo americani furono oltre 90.000, ancora oggi sepolti in 42 cimiteri sul suolo italiano, da Udine a Siracusa (per fare un raffronto, i nostri partigiani morti in combattimento furono circa 6.000).
Onore alla resistenza e ai suoi morti: non c’è dubbio. Ma scommetto che anche quest’anno assisteremo a un 25 aprile che tradirà la storia e i suoi eroi venuti a liberarci e lo farà in nome di un anti-americanismo cronico e di un pacifismo sterile che rinnega il senso vero e profondo della ricorrenza: l’uso della forza legittima per cacciare i tiranni, l’Occidente a trazione americana come baluardo di libertà.
Senza dimenticare che se oggi abbiamo la Costituzione che abbiamo e che sventoliamo a ogni pie’ sospinto - spesso purtroppo a vanvera -, è perché gli americani liberatori ci permisero da subito di deciderla autonomamente, a differenza di quanto fecero con gli altri sconfitti della guerra, ovvero la Germania e il Giappone. Al netto della pazzie di Trump sono passati oltre ottant’anni e siamo ancora lì: il mondo libero - sempre guidato dall’America - da una parte, le tirannie dall’altra.
Non riconoscere questo significa disconoscere i presupposti su cui è nata la Repubblica, o peggio passare dalla parte sbagliata della storia. Quando la propaganda di sinistra punta il dito contro questo governo «succube dell’America» dice una bestemmia. Questo governo conosce e riconosce la storia per come è andata ed è grato a chi ha permesso che così andasse; questo governo sa che l’Occidente non è il paradiso terrestre ma che fuori dall’Occidente c’è soltanto di peggio, altro che Trump.
I nostri politici, gli intellettuali e i commentatori liberali e conservatori farebbero bene, invece che cincischiare timorosi, a trovare il coraggio di dirlo con forza. Nella situazione attuale il 25 aprile andrebbe rivendicato senza esitazione invece di essere lasciato in appalto alla falsa, ipocrita e pericolosa macchina della propaganda anti occidentale e quindi, in ultima istanza, anti italiana. Partigiani sì, ma a modo nostro. Che è poi quello autentico.






