
La guerra in Iran è una guerra sporca, ibrida, asimmetrica. Forse è una guerra «in ritardo», che poteva scoppiare nel 1979, quando la Persia, grazie all’imbecillità dei comunisti e alla cecità vigliacca dei Paesi occidentali, è diventata l’asse del male.
Quando la prima dodicenne è stata lapidata. Quando la prima ragazza senza velo è stata picchiata a morte. Quando è stato dichiarato ufficialmente che l’Iran aveva come scopo principale della sua esistenza la distruzione dello stato di Israele. Un Occidente ubriaco di correttezza, idiozia e buona educazione non è nemmeno stato in grado di rendersi conto che se una nazione, oltretutto enorme, dichiarava la distruzione di un’altra nazione come il suo scopo principale, andava fermata.
Poi è arrivato «Donald il Barbaro», Donald il bifolco, Donald il maleducato che se ne è reso conto, Donald che unico combatte l’aborto, Donald che unico leader occidentale parla dei cristiani macellati, in quelle terre africane dove si sta svolgendo il viaggio papale.
Durante queste prime settimane di guerra è stato dimostrato che l’Iran è in grado di lanciare missili a 4.000 km di distanza. Quando avrà la bomba atomica, e se nessuno lo ferma in una decina di anni al massimo disporrà di questa arma, sarà in grado di distruggere sia Tel Aviv che Gerusalemme , certo, ma in linea teorica anche Roma. Oppure si ricorrerà alla soluzione diplomatica, grazioso termine con cui si indicherà l’unico esito possibile quando si tratta con qualcuno che ha l’arma nucleare e la solida intenzione di usarla. L’Iran ci chiederà di introdurre la Sharia nelle nostre Costituzioni e naturalizzare almeno un milione di immigrati l’anno e in cambio ci lascerà sopravvivere.
brutto e cattivo
L’unica difesa ancora possibile la sta portando avanti Trump, che è sporco, brutto e cattivo. Quelli prima di lui, che erano carini, simpatici, educati e presentabili, dai Carter agli Obama (sorvolo su Biden perché è evidente che non sia mai stato in grado di governare per gravi deficit cognitivi), non hanno minimamente intralciato l’arricchimento dell’uranio, convinti che fosse un hobby innocuo. Non ci sono altri scopi per l’arricchimento dell’uranio ai livelli a cui lo sta portando l’Iran, se non l’ordigno nucleare. Viene quindi considerato normale che un Paese che, dal momento della sua fondazione, considera tra i suoi scopi ufficiali la distruzione di una nazione di 9 milioni di abitanti, di cui due di origine islamica (Israele), arrivi a fabbricare l’ordigno con cui distruggerà sicuramente Israele. Dopo di che, porrà sotto ricatto l’Occidente.
gli errori
Che una nazione con questi obiettivi non trovi argini convincenti è il più tragico errore politico della storia recente. Che con una nazione del genere possa esserci una soluzione diplomatica è semplicemente stupido. Come Hamas, sua emanazione diretta, l’Iran usa tregue, negoziati e sospensioni del fuoco solo per diventare più forte. Le gerarchie iraniane non vogliono la pace ma la distruzione di Israele e l’asservimento dell’Occidente. Nel 2015, furono firmati trattati (Joint Comprehensive Plan of Action), che sembrarono importanti, anzi risolutivi. Era tutta una burla, come le tregue di Hamas. L’uranio è rimasto dove era e continua ad essere arricchito. Anche ora, mentre sto scrivendo, l’uranio continua ad essere arricchito. L’uranio non è mai stato rimosso, le infrastrutture per arricchirlo non sono mai state distrutte. Slogan come «Morte all’America», «Morte a Israele», sono un programma politico, un programma che l’Iran attuerà, se nessuno lo ferma. Contrariamente a Churchill che poteva promettere lacrime e sangue, Trump non ha alle spalle un popolo, anzi dei popoli, consapevoli che per sconfiggere il male bisogna combattere. Trump è il solo, insieme al popolo di Israele, che se ne rende conto, da qui la sua collera, a volte scomposta, come può esserlo la collera davanti alla dabbenaggine e all’incoscienza.
conseguenze
Questa guerra ci darà crisi energetiche: ne abbiamo avute altre, saranno gravide di conseguenze, pessime conseguenze, ma non ci distruggeranno. Questa guerra ci darà picchi di povertà: ne abbiamo avuti altri, non saranno né i primi né gli ultimi, non ci distruggeranno. Questa guerra e solo questa guerra può fermare l’atomica iraniana, che distruggerà la decenza e la libertà del mondo per sempre, cancellerà Israele e asservirà il cristianesimo.
Quando paghi caro qualcosa che non ha prezzo, hai comunque fatto un affare. È già stato ottenuto un risultato epocale: è stato frantumato per sempre il fronte tra sunniti e sciiti. Gli accordi di Abramo hanno tenuto. L’islam sunnita, che si è trovato sotto il fuoco dei missili iraniani, si è reso contro che con la follia omicida non si tratta. Per quanto riguarda il cattolicesimo, San Tommaso cita Sant’Agostino, «se ci sia una guerra lecita» («utrum aliquod bellum sit licitum»), Summa Theologiae (II-II, q. 40, a. 1): Così scrive il santo padre Agostino: «L’ordine naturale, indicato per la pace dei mortali, esige che risieda presso i principi l’autorità e la deliberazione di ricorrere alla guerra. E dunque si sogliono definire fatte secondo il diritto quelle le guerre che vendicano delle ingiustizie: e cioè nel caso che si tratti di difendere un popolo o, escusse tutte le altre opportunità, di riparare un’ingiustizia». Se con una guerra lunga e piena di disastri, come ogni guerra, avremo evitato l’atomica iraniana, avremo comunque fatto un affare? Questa è la domanda da farsi.
lo scontro col papa
La scrittrice somala Hirsi Ali, infibulata a cinque anni, condannata a morte dalla jihad islamica, convertitasi al cristianesimo, ha espresso le sue perplessità a Sua Santità Leone XIV ricordando qualche giorno fa sul Daily Mail che il 9 aprile il Papa ha incontrato David Axelrod, uno dei più esperti strateghi del Partito democratico e l’architetto dell’ascesa di Barack Obama. Il Partito democratico è il partito che considera l’aborto anche al nono mese un diritto umano, Obama è il presidente che ha equiparato legalmente le chiese sataniche a quelle cristiane.
L’incontro è avvenuto nei giorni in cui Leone e Trump si sono confrontati in modo inedito e duro. «Un Papa che spezza il pane con attivisti di parte e pochi giorni dopo attacca un presidente in carica», ha scritto la Ali, «è diventato un attore politico».
L’uranio continua ad essere arricchito. I cristiani continuano a morire. L’unico che ne parla è Donald Trump il maleducato. Il momento per l’Occidente è venuto di svegliarsi da cecità e buona educazione.






