I giorni passano ma la Regione Lazio continua ad aspettare i 14 milioni di euro che la società Seguros Dhi-Atlas avrebbe dovuto versare entro lo scorso 15 maggio. Somma di denaro che l'azienda dominicana con sede a Londra, avrebbe dovuto già ridare, visto che lo scorso «1 maggio è stato avviato l'iter di escussione delle polizze», come dichiarato dal presidente Nicola Zingaretti. Peccato che il giorno stesso in Regione era stata protocollata la riposta dell'Ivass che avvisava sulla falsità delle garanzie fideiussorie. Dunque ad oltre due settimane dall'avvio della pratica la società diretta da Andrea Battaglia Monterisi, imputato in un processo di camorra a Benevento, non ha versato un euro. Circostanza che ci viene confermata dal portavoce del segretario Pd. Ma c'è di più perché la regione Lazio non ha ancora denunciato Seguros Dhi-Atlas; ha preferito informare sull'attuale situazione la Procura della Repubblica e promuovere un decreto ingiuntivo. Quindi sul caso polizze farlocche sembrerebbe che in Lazio si navighi in alto mare, per di più in tempesta. Non va tanto meglio sull'altro fronte aperto, quello stabilito dal piano di rientro concordato da Eco Tech srl. Ad oggi, ultimo giorno utile per la restituzione, dei 13 milioni e mezzo che la ditta di Frascati e i suoi sub fornitori devono riconsegnare, ne sono sono stati restituiti solo un 1 milione e 746.000. Per i più smemorati, i sub fornitori di Eco Tech sono la Giosar ltd e la Exor Sa ltd. La prima guidata da Stefania Cazzaro che si sarebbe dovuta occupare della distribuzione delle mascherine, e secondo quanto pattuito deve restituire in un'unica soluzione 4.740.000 euro. Abbiamo contattato l'avvocato di Giosar, Massimiliano Usiello. Il quale nella breve conversazione ha ripetuto a sfinimento: «Non si permetta più di chiamarmi». Per comprendere meglio la situazione abbiamo sentito anche uno dei due legali di Eco Tech srl, Giorgio Quadri: «Giosar è stata la prima a contattarmi. Però adesso non ho loro notizie dal 15 maggio». Pausa. «Mi voglio fidare, aspetteremo ancora un po', poi non ci fideremo più». Come è inevitabile che sia, perché al momento promesse a parte Giosar non ha bonificato nulla. Il discorso invece sarebbe diverso per quanto riguarda Exor Sa. Dopo avere retrocesso il primo milione, dalla Regione sono in attesa di 3,5 milioni di euro. «Con Exor», ci riferisce il legale Giorgio Quadri, «la situazione è diversa. Abbiamo sottoscritto un atto al quale è seguito un bonifico corposo (il primo da 1 milione di euro, ndr). Due giorni fa ho sentito il loro avvocato il quale mi ha riferito che il suo cliente avrebbe avuto la disponibilità in questi giorni. Oggi dovremmo chiudere tutto, con il saldo totale (3,5 milioni di euro, ndr)». Anche il tono di voce dell'avvocato appare più disteso. Va da sé che il completamento o meno del piano di rientro potrebbe influenzare la prosecuzione dell'indagine aperta dalla Procura di Roma, dove al momento sono indagati per inadempimento in pubbliche forniture Anna Perna e Sergio Mondin. I quali secondo l'avvocato Cesare Gai: «Si sono messi a disposizione del pm fin dal primo e presentato un memoriale con 66 documenti». E soprattutto: «Non siamo mai stati interrogati». «Con quello che abbiamo fornito noi», conclude Cesare Gai, «si palesa un atteggiamento che non è caratterizzato dal dolo. L'evidenza è che questi soldi devono rientrare alla Regione». Sulla correttezza di questa affermazione non ci possono essere dubbi. Non si può certo dire lo stesso di quanto detto dal presiedente Nicola Zingaretti, che durante una conferenza stampa assieme all'assessore alla Sanità Alessio D'Amato per presentare i primi risultati della campagna di test seriologici per il coronavirus, è tornato a rivolgersi direttamente ai cittadini. «Alle ragazze e ai ragazzi che possono tornare a frequentare i locali la sera, dico: “Pensate a voi stessi, ai vostri genitori, ai vostri nonni, perché potete essere vettori del virus. Per questo mi auguro che la mascherina, oltre ad essere una protezione, diventi la moda dell'estate"». Per cui un indispensabile strumento per la salute di tutti guadagna il titolo di gadget dell'estate. Ma non è finita: «Le mascherine le dobbiamo tenere fino al vaccino». Così passa anche il messaggio che una volta scoperto il vaccino tutti i problemi legati al Covid-19 d'incanto spariranno. Eppure le sorprese, negative, di Nicola Zingaretti sembrano destinate a non avere fine. Con il suo ultimo decreto presidenziale ha nominato Carmelo Tulumello (capo della Protezione civile regionale, con evidenti responsabilità nel Maschierina Gate) «soggetto delegato per la gestione e l'utilizzo dei fondi in contabilità speciale previsti dall'Ordinanza del Capo della Protezione Civile n. 639 del 25 febbraio 2020, destinati per quanto di competenza alla Regione Lazio». Ecco un altro bel messaggio, chi sbaglia non paga. Anzi gli vengono affidati nuovi incarichi e nuovi poteri. Viene da chiedersi: il Mascherina Gate ha insegnato qualcosa alla maggioranza che guida il Lazio? Sembrerebbe proprio di no a giudicare dall'interrogazione presentata dal capo gruppo della Lega, Orlando Tripodi. Tema dell'atto, il ritardo nella fornitura di Dpi ad opera di cinque società: Wisdom Glory Holdings, Internazionale Biolife srl, Worldwide Luxury srl, European Network Tlc srl e Pio Macarra srl.
E alla fine spunta la mail che conferma che nel grande pasticcio delle mascherine del Lazio è coinvolto in prima persona, e non solo politicamente, pure Nicola Zingaretti, nonostante a marzo fosse a letto, causa coronavirus. Il governatore, per esempio, ha portato dentro all'affare una delle società più chiacchierate del Mascherinagate, la Wisdom glory holdings Ltd, domiciliata a Hong Kong, ma registrata alle Isole Cayman e inserita nel database degli Offshore leaks, creato nel 2013 dall'International consortium of jnvestigative journalists, lo stesso che ha realizzato il rapporto sui Panama papers.
Dalla Wisdom la Regione Lazio ha ricevuto 2 milioni di Ffp2 al prezzo 4,6 milioni di euro. Leggiamo la mail che chiama in causa Zingaretti. Il 20 marzo l'ex presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, da un indirizzo intestato «Jewish affairs», Affari ebraici, scrive al vicepresidente della giunta, Daniele Leodori: «Come da richiesta di Nicola Zingaretti mi sono attivato per far fronte alle richieste d'aiuto della Regione Lazio, a cui va il mio plauso e solidarietà per questa crisi pazzesca e inimmaginabile. Soprattutto augurio di pronta guarigione. Beck Gil è un mio carissimo amico israeliano di Ra'anana che vive in Cina, il quale opera nel settore di forniture sanitarie». Dopo l'introduzione Pacifici invia a Leodori i contatti di Gil «affinché nella massima trasparenza possiate coordinare il tutto per acquisto diretto e senza importatori che possano fare lievitare inutilmente i prezzi». Pacifici spiega anche che i prezzi sono comprensivi delle spese aeree e aggiunge: «Ti evidenzio che sta ricevendo richieste da tutto il mondo e quindi servono decisioni veloci». Il rappresentante della comunità ebraica fa riferimento anche al possibile acquisto di ventilatori per la terapia intensiva e conclude: «Resto a disposizione per altri canali. Credimi è stato faticoso». Alla mail è allegata anche «l'offerta di mascherine per l'Italia» della Wisdom: 10 milioni di Ffp2 a 2,5 dollari l'una (2,3 euro), la prima metà in consegna entro 10 giorni, l'altra nei successivi 10. Anticipo del 30 cento. L'offerta per 2 milioni di mascherine (e non 10) verrà formalizzata il 23 marzo e la determina di affidamento sarà firmata il 25. Anche se la proposta arriva da una società chiacchierata, i prezzi sono decisamente più bassi di quelli della concorrente Eco Tech, la quale non ha consegnato neanche una mascherina Ffp3, né Ffp2 dei 9,5 milioni ordinati dalla Regione tra il 16 e il 20 marzo.
Entro il 30 aprile la ditta di Frascati avrebbe dovuto restituire alla Regione Lazio 13.520.000 euro di anticipi e pagare 320.000 euro di penali e 730.000 euro di danni ulteriori.
Ieri la Regione ha annunciato festante il rientro, con 11 giorni di ritardo rispetto alla deadline, di poco più di un decimo del dovuto: «In data 11 maggio con due distinti bonifici, rispettivamente della Exor Sa (fornitore della Eco Tech, ndr) e della Eco Tech srl, la Regione Lazio ha ricevuto la restituzione di 1 milione e 746.000 euro». Nella nota diffusa dalla Regione viene scandito un piano di rientro concordato con la stessa Eco Tech, un cronoprogramma che ci siamo fatti puntualizzare dall'avvocato Cesare Gai, legale della ditta laziale: «Entro il 22 maggio Exor Sa verserà tutti i 4.530.000 euro incassati: 1 milione è già arrivato alla Regione e un altro è atteso nella giornata di oggi. Invece con la Giosar Ltd abbiamo fatto un accordo transattivo: ha promesso di restituirci 4.740.000 in un'unica soluzione. A queste cifre si deve aggiungere che la Eco Tech ha già versato 746.000 euro, 1,8 milioni di euro rientreranno grazie alla vendita di 500 mila mascherine chirurgiche e altri 1,7 milioni dalla cessione di tute protettive all'Emilia Romagna». Gai è soddisfatto: «Riuscire a restituire 13,5 milioni di euro sarebbe un'opera meritoria». Purtroppo la Giosar Ltd non ha ancora indicato una data di scadenza per la restituzione di quanto già ricevuto il 18 e il 23 marzo sul proprio conto Barclays. L'avvocato Gai sospira: «Noi il bonifico l'abbiamo sollecitato. Quando lo faranno? Non dipende da noi». Però una cosa è certa, che «senza il contributo di Giosar questo piano di rientro non è attuabile». Sulla solvibilità della società inglese resta qualche dubbio: l'azienda è diretta dall'imprenditrice padovana Stefania Cazzaro che alle spalle ha già un fallimento.
L'esultanza della Regione per la restituzione di 1,75 milioni ha lasciato basita l'opposizione. Questo il commento di Fratelli d'Italia: «Se non fosse una questione tremendamente seria penseremmo di essere su Scherzi a parte. Non si capisce poi per quale motivo Tulumello (Carmelo, capo della Protezione civile regionale, ndr) debba aspettare fine maggio per riscuotere le somme, visto che in commissione Bilancio Leodori ci ha rassicurato sulla presenza di una polizza assicurativa». Polizza emessa da una società senza licenza. E che per questo, probabilmente, nessuno vuole rischiare di escutere. Intanto la consigliera regionale leghista Laura Corrotti (è vicepresidente commissione Protezione civile) e Fabrizio Santori, dirigente della Lega in Lazio aprono un altro fronte: «Con una delibera del 5 maggio l'Asl Roma 4 ha acquistato dalla ditta Jin Feng srl 10.000 mascherine chirurgiche a 0,90 centesimi al pezzo più Iva e 2 mila mascherine Ffp2 a 4,50 euro al pezzo più Iva, un prezzo decisamente alto, per un totale di 26.000 euro. Una spesa probabilmente provocata dai danni della vicenda mascherine fantasma da oltre 35 milioni di euro che ancora oggi non è stata del tutto chiarita e che vede, ora, ogni Asl e azienda ospedaliera del territorio laziale correre ai ripari ed effettuare l'approvvigionamento per proprio conto per reperire i dispositivi di protezione ai propri operatori sanitari».
Il fornitore, la Jin Feng 3 srl, controlla un ristorante cinese a Civitavecchia e ha come oggetto sociale l'acquisto, la vendita e la gestione di locali pubblici legati alla ristorazione. I nomi dei titolari sembrano usciti da un film di Quentin Tarantino: Jin Mike, Jin Jack, Jin Wei Ming e Zhou Chunu. Anche loro hanno partecipato alla grande corsa alle mascherine.
La Eco Tech, l'azienda che non ha mai consegnato 7,5 milioni di mascherine alla Regione Lazio, era arrivata al tavolo delle trattative, in virtù delle quali ottenne 35,8 milioni di euro di affidamenti, grazie a un collegamento con il vicepresidente della Regione, Daniele Leodori (l'uomo che più si è esposto a difesa della scelta della Eco Tech) e con Andrea Cocco, vicecapo di gabinetto di Nicola Zingaretti, già capo della sua segreteria politica. A fare da trait d'union tra ditta e Regione è stato un campione di karate di Frascati, dove risiedono gli amministratori della Eco Tech. Parte di questa storia si trova nelle 20 pagine di memoriale (più 66 allegati) che l'avvocato Cesare Gai ha depositato ieri in Procura a Roma, dove risultano indagati per inadempimento in pubbliche forniture Sergio Mondin e la moglie Anna Perna, amministratori della stessa Eco Tech. L'esperto di arti marziali è Ivan Gilardi: sarebbe stato lui a riferire ai Mondin che la Regione aveva necessità di mascherine. Il suo nome compare anche nell'elenco dei preventivi proposti. Il 12 marzo avrebbe offerto mascherine Ffp3 ed Ffp2 al prezzo di 3,90 euro.
Nel memoriale si legge che la Eco Tech entra in contatto con la Regione «tramite Ivan Gilardi [...] contattato [...] dal dottor Leodori». Quindi «il Gilardi presentava pertanto alla Regione Lazio in nome e per conto della Eco Tech, società con cui egli aveva avuto pregressi rapporti, una prima offerta datata 13 marzo inerente la fornitura di 3 milioni di mascherine, modello Ffp2 Ffp3 ad un prezzo estremamente concorrenziale, 3,60 e 3,90».
Dunque il «gancio» dell'affare più discusso dell'ultimo mese è stato un karateka di 32 anni, con alle spalle un'esperienza sfortunata da imprenditore con la Yes event, messa in liquidazione nel 2015. Il contatto diretto di Gilardi non sarebbe però Leodori, bensì Andrea Cocco, 49 anni, ex portavoce dello spin doctor di Zingaretti, Goffredo Bettini. Cocco come detto è attualmente il vicecapo di gabinetto del governatore. Viene dall'esperienza della Festa del cinema e dell'auditorium parco della Musica, creature di Bettini. Uomo di sinistra, ha iniziato la sua carriera in un Caf della Cgil. All'avvocato Gai il nome Cocco non dice molto: «Forse era presente alla riunione della Eco Tech con la Regione».
A noi il politico ha offerto questa versione: «A marzo, nella fase più critica dell'emergenza nazionale da coronavirus, abbiamo cercato in ogni modo di supportare la Protezione Civile nella ricerca di mascherine e Dpi. Abbiamo messo in contatto con la Protezione Civile chiunque potesse reperirne per le opportune verifiche e valutazioni. Tra i vari che ho messo in contatto con la Protezione Civile c'è il signor Gilardi. Avevamo l'urgenza assoluta di reperire Dpi per medici e infermieri in prima linea». L'offerta della Eco Tech, secondo i difensori, prevedeva come garanzia delle lettere di credito degli istituti bancari. Secondo la difesa della Eco Tech, «a tale prima offerta non seguiva ordine alcuno». E così, il successivo 14 marzo, «a seguito di una nuova interlocuzione con il dottor Carmelo Tulumello (capo dell'agenzia regionale della Protezione civile, ndr), veniva rappresentato al Mondin l'interesse della Regione Lazio di dotarsi di circa 2 milioni e mezzo di mascherine di questo modello. La Eco Tech pertanto inoltrava alla Regione la relativa offerta, impegnandosi alla consegna». Però questa volta non veniva chiesta nessuna garanzia, «prediligendo» la Regione «il pagamento diretto dell'acconto, facendo ricorso a specifiche e urgenti disposizioni normative che avrebbero garantito maggiore celerità». Per l'avvocato Gai questa decisione è stata un problema pure per Mondin, infatti se l'affidamento fosse fatto stato attraverso le lettere di credito la eco Tech avrebbe avuto una garanzia bancaria, anziché quella fideiussoria della misteriosa Seguros Dhi-Atlas di cui abbiamo tanto parlato, riconducibile ad Andrea Battaglia Monterisi, broker invischiato in un processo di camorra. La sua compagnia sembra non fosse autorizzata a rilasciare fideiussioni - come ci hanno confermato l'Ivass e la Banca d'Italia.
Scavando spunta pure un curioso collegamento con il fallimento del Palermo calcio. Il link è Edoardo Caforio, il broker che il 3 maggio 2019 è stato nominato rappresentante per il mercato italiano della Seguros. Qualche giorno dopo, il 24 giugno, scadono i termini per la presentazione alla Figc di una garanzia da 800.000 euro che consenta alla squadra rosanero di partecipare al campionato. Purtroppo la polizza non viene consegnata alla scadenza richiesta. Dalle carte dell'amministratore giudiziario dell'epoca, Giovanni La Croce, emerge che «gli amministratori anziché interagire con il broker Francesco Barbaccia che aveva sempre assistito l'Unione sportiva Palermo nell'ottenimento delle garanzie nelle precedenti stagioni si rivolsero a Roberto Camilleri». Quest'ultimo lavorava per la Evc intermediazioni assicurative srl, società a sua volta controllata Abc Asssevera spa (con sede legale a Roma), il cui socio unico è proprio Caforio che ne detiene la totalità delle azioni. Il 26 giugno Alessandro Toscano della Evc annuncia alla stampa la volontà della sua società di «interrompere ogni rapporto professionale con la società di calcio» della famiglia Tuttolomondo. Aggiungendo che i problemi sulla mancata iscrizione della squadra sono dipesi dal ritardo con cui è arrivato il bonifico da 45.000 euro che certificava il pagamento del premio assicurativo. E a chiedere il completamento della documentazione necessaria sarebbe stato Caforio in persona. Nelle carte dell'amministratore giudiziario si legge, però, che la Evc «avrebbe assicurato il rilascio della fideiussione da parte della compagnia di assicurazione bulgara IC Lev Ins». Società coinvolta in «una serie di polizze contraffatte».
- La Giosar doveva spedire i dispositivi pagati dalla Regione Lazio. In passato aveva causato un incidente diplomatico Italia-Russia.
- Domenico Arcuri dichiara guerra «alla speculazione sulla tragedia». Ma non tiene conto dei costi di chi ha riconvertito la produzione. Federmoda: «Schiaffo che favorirà i cinesi». Luca Zaia: «0,50 è fuori mercato».
Lo speciale contiene due articoli.
Nel mascherine gate del Lazio spunta una Cazzaro. «Un altro?», direte voi pensando a un refuso. E invece l'articolo giusto è al femminile, perché stiamo parlando di Stefania Cazzaro, padovana, classe 1966. La signora è il direttore della Giosar limited di Londra, la ditta di spedizioni che avrebbe dovuto portare in Italia i 7,5 milioni di mascherine Ffp3 ed Ffp2 marchiate 3M per conto della Eco Tech Srl, affidataria di un contratto da 35,8 milioni di euro. Il 23 aprile l'aereo con il carico sarebbe dovuto partire da Shanghai, ma così non è stato. Ad assicurarlo al consolato italiano sarebbe stato lo stesso spedizioniere, che però non parlava né italiano, né inglese, né cinese. Era un rappresentante della Giosar l'interlocutore del nostro ufficio diplomatico? Non è chiaro. Quel che è certo è che Cesare Gai, l'avvocato di Sergio Mondin e Anna Perna, gli amministratori di fatto e di diritto della Eco Tech, ci ha riferito che dei 13,5 milioni di anticipo che i suoi assistiti devono ancora restituire alla Regione, quasi 10 non sono più nella loro disponibilità: 4.530.000 euro sono andati alla Exor Sa, società svizzera che avrebbe dovuto fornire le mascherine 3M, 168.000 euro sono stati pagati di premio alla compagnia di assicurazioni Seguros Dhi-Atlas (una società non abilitata a emettere garanzie in Italia) e 4.740.000 sono stati versati alla Giosar.
Il nome della Giosar spunta nel verbale di un briefing della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che risale allo scorso 2 aprile. Tra i vari punti del verbale c'è anche la risposta a un articolo apparso sul quotidiano italiano La Stampa sul «carico umanitario russo con mascherine per la Regione Abruzzo presumibilmente detenute in Russia». Facendo riferimento «a fonti dubbie (se presenti)», dice la Zakharova il 2 aprile, sono state riportate «informazioni completamente inesatte su una spedizione dalla Russia che sarebbe stata presumibilmente sequestrata. Naturalmente, abbiamo risposto a livello di ambasciata russa e continueremo a rispondere. Siamo riusciti a identificare l'intermediario - Giosar Ltd, registrato a Londra, il cui rappresentante ha rifiutato categoricamente di fornire qualsiasi informazione sulla transazione menzionata nell'articolo, o di rispondere a qualsiasi domanda sulla posizione, il costo e la natura del carico, o su il mittente o il destinatario specifici». Zakharova aggiunge che «si trattava di una transazione puramente commerciale che alcuni intermediari stranieri hanno cercato di realizzare attraverso un regime non trasparente. Allo stesso tempo, le autorità russe non sono state informate in anticipo di questa spedizione e non avevano nulla a che fare con essa».
Insomma tutto molto opaco. E adesso la Giosar, guidata dalla Cazzaro, ricompare sui giornali italiani. Ma che cosa fa questa Giosar Ltd? Facendo una rapida ricerca nelle banche dati inglesi si scopre che la persona di riferimento dall'1 novembre 2018 è Stefania Cazzaro, nata nel luglio del 1966, indicata come «director». La stessa compare collegata con la stessa qualifica anche alla Chrome fashion limited, sempre di Londra, ma con sede a un indirizzo diverso. La Giosar risulta, infatti, appoggiata presso la G. Teoli&Co. al 741 di High road a Londra. Società che a sua volta fa capo a un commercialista, Giulio Teoli.
Ieri l'avvocato Gai ha incontrato i pm di Roma Paolo Ielo ed Elena Neri per proporre l'interrogatorio dei suoi assistiti accusati di frode in pubbliche forniture. I magistrati hanno rimandato il faccia a faccia con gli indagati, spiegando di dover prima leggere tutte le carte che la Guardia di finanza sta acquisendo negli uffici della Regione Lazio. A Gai è stato chiesto di preparare un memoriale, mentre un noto amministrativista è stato incaricato di studiare il possibile ricorso al Tar. I Mondin riusciranno a restituire i 14,5 milioni di euro che la Regione rivuole indietro entro il 30 aprile? «A meno di miracoli, non credo, ma il breve lasso di tempo dato per la restituzione mal si concilia con i 30 giorni concessi per l'eventuale ricorso al Tar», conclude Gai.
Intanto, a una settimana di distanza, la Regione Lazio non ha ancora consegnato tutta la documentazione richiesta dalle opposizioni al vicepresidente della Regione, Daniele Leodori, durante l'audizione del 20 aprile. Sergio Pirozzi, presidente della XII commissione, competente su emergenze e Protezione civile ci conferma: «Vedremo se la Regione avrà indietro i soldi dell'anticipo, se incasserà le polizze, o se ci sarà un ricorso al Tar che dilaterà i tempi. Sono comunque già emersi fatti gravi. Il vicepresidente Leodori ha dichiarato alla commissione che le fideiussioni sulla fornitura Eco Tech erano già state fornite alla Regione. In realtà le polizze sono state protocollate solo il giorno dopo. Questo significa che Leodori, che rappresentava Zingaretti che ha mantenuto la delega alla Protezione civile, ha mentito a due commissioni congiunte. All'estero ci si dimette per molto meno. Inoltre, mancano ancora tutti i preventivi sulle forniture di Dpi arrivati o richiesti dalla Regione nel mese di marzo. Il vicepresidente si era impegnato a fornire la documentazione entro 48 ore, ma così non è stato». La consigliera di Fratelli d'Italia Chiara Colosimo, che con la sua prima interrogazione ha innescato il mascherine-gate, aggiunge: «La revoca degli affidamenti alla Eco Tech è un tentativo della giunta Zingaretti di salvarsi in calcio d'angolo, ma in verità la toppa è peggio del buco. Come dimostrato infatti dalla vostra inchiesta, anche gli atti di revoca sembrano dimostrare un atteggiamento quanto meno approssimativo dei dirigenti e contenere ricostruzioni di dubbia veridicità. Se a tutto ciò si aggiunge il silenzio assordante del presidente Zingaretti appare ancora più evidente che abbiamo portato alla luce una vicenda vergognosa. Per questo attendiamo le dimissioni dei protagonisti e le scuse da parte di chi ci ha definito, anche attraverso l'uso distorto dei mezzi istituzionali, creatori di bufale mediatiche».
Arcuri fissa il prezzo alle mascherine e mette fuorigioco le imprese italiane
Era difficile scontentare in un solo colpo Regioni, imprenditori della moda che hanno da poco convertito la loro produzione per l'emergenza coronavirus e persino i farmacisti. E invece il duo Giuseppe Conte e Domenico Arcuri ci è riuscito in poco meno di 24 ore. Domenica sera il presidente del Consiglio aveva annunciato il prezzo calmierato a 50 centesimi per le mascherine chirurgiche, misura poi inserita nel decreto. Ieri mattina il commissario straordinario ha illustrato nella consueta videoconferenza con le Regioni il provvedimento, tra i dubbi dei delegati regionali che si ritrovano in queste ore a dover rinviare al mittente partite di mascherine chirurgiche già pagate a prezzi superiori. Ma Arcuri - che alla fine del suo intervento spiegherà che si può «uscire anche con un foulard a triplo velo» - è inflessibile sulla questione.
«Vi daremo una mano noi a rinegoziare il prezzo», dice. «Vedrete, lo dico per esperienza, tra due giorni il prezzo si allineerà, succede da 2.000 anni», ha spiegato annunciando una guerra personale contro chi si sarebbe arricchito in questi due mesi grazie all'emergenza coronavirus. «Non è giusto che ci sia gente che guadagni dalla tragedia. Noi stiamo pagando mezzo euro un oggetto che costava prima della crisi appena 5 centesimi. Stiamo comprando a dieci volte il costo di produzione. Nelle guerre c'è chi viene sconfitto con le armi, e chi vince invece con la borsa valori».
Eppure c'è qualcosa che non torna nelle citazioni belliche di Arcuri, nominato commissario l'11 marzo, già oggetto di critiche per i ritardi sulla distribuzione dei dispositivi di protezione. Inoltre non è ancora chiaro se sono compresi i costi di spedizione e soprattutto l'Iva, che secondo Conte non deve esserci, mentre per Arcuri a quanto pare sì. Secondo il commissario al momento il prezzo di produzione si aggira intorno ai 39 centesimi. Ma non sono tutti d'accordo con le sue cifre. Anzi. I farmacisti hanno già annunciato che rischiano di lavorare in perdita, anche se poi l'intervento di Federfarma sembra aver fatto rientrare la polemica. Alcuni produttori nazionali di mascherine chirurgiche, infatti, hanno comunicato alle Regioni di avere un costo di produzione più alto, che varia dai 60 centesimi ai 75. In questo modo vengono fatti fuori dal mercato. E tra questi ci sono molti imprenditori che negli ultimi due mesi avevano fatto investimenti, modificando la loro produzione originaria. In particolare quelli del settore moda, che ieri si son fatti sentire in un comunicato di Federmoda. «Il made in Italy non è evidentemente al centro delle attenzioni della politica del governo, almeno gli atti non sono conseguenti alle dichiarazioni. Evidentemente si pensa a una massiccia importazione di prodotti dalla Cina o da altri Paesi dove diritti del lavoro, rispetto dell'ambiente, etica e responsabilità sociale sono considerati un disturbo allo sviluppo economico». Secondo Federmoda, «l'imposizione del prezzo fissata ieri sera rappresenta un ulteriore schiaffo alle imprese italiane che hanno cercato di dare un contributo all'Italia mettendo a disposizione conoscenze e competenze e facendo lavorare persone che non gravano sulla spesa per gli ammortizzatori sociali. Il prezzo delle mascherine fissato a 50 centesimi non rispecchia i costi di produzione italiani». Ora infatti molti di loro si ritrovano di nuovo a ricominciare da capo. Non solo. Tutt'ora il prezzo delle mascherine chirurgiche è più basso in Cina e India. In questo modo non si farà altro che favorire le importazioni dall'estero, non premiando la nostra produzione nazionale. Lo stesso governatore del Veneto, Luca Zaia, sin dall'inizio della pandemia in aperto contrasto con l'esecutivo, lo ha spiegato: «Bisogna dare un aiuto alle imprese che producono mascherine a livello nazionale per poter stare sul mercato, ma se si dice che il prezzo è 50 centesimi, tutta la produzione nazionale sparisce perché penso che 50 centesimi non sia nemmeno il costo di produzione in Italia». Per di più non è ancora chiaro se nei 50 centesimi previsti da Arcuri siano comprese le spese di spedizione o l'Iva. È questo un dettaglio non da poco, perché con l'Iva bisogna togliere il 22% da 50 centesimi e si arriva così a 0,41, ma allo stesso tempo il rivenditore per non perderci deve acquistarle a 37 o 38 centesimi. Il commissario ha spiegato che i prezzi calmierati riguardano solo le mascherine chirurgiche, non quelle Ffp2 e Ffp3, «perché sono quelle destinate a un pubblico più ampio di cittadini». Anche Confcommercio è critica con la vicepresidente, Donatella Prampolini («il prezzo massimo di 50 centesimi è una cifra che non sta né in cielo né in terra»). Ma Arcuri tira dritto. E a metà pomeriggio, dopo un bombardamento di critiche e polemiche, ha annunciato contratti per 660 milioni di mascherine con cinque aziende italiane. Sono la Fab, la Marobe, la Mediberg, la Parmon e la Veneta distribuzione. Il prezzo medio è di 38 centesimi di euro al pezzo. Ma tutte le altre aziende?
Nei documenti della regione Lazio la prova che il Pd sapeva dei problemi nelle forniture, ma ha insistito per completarle. E ora mente pure sulla polizza e, per la rescissione dei contratti, dà la colpa ai giornali.
Il sito della Seguros Dhi-Atlas a cui la Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti ha affidato la protezione dei propri soldi ieri era bloccato e sulla pagina si leggeva «Prossimamente». Insomma Andrea Battaglia Monterisi, imprenditore imputato in un processo di camorra, ha provato a cancellare le informazioni che offriva su Internet della società che spacciava in Italia come compagnia assicurativa.
Per esempio, il 20 aprile ha emesso due fideiussioni per un importo complessivo di 14 milioni a beneficio dell'agenzia della Protezione civile laziale. Il contraente della polizza farlocca è la Eco Tech Srl a cui il 25 aprile la Regione ha revocato tre affidamenti per 7,5 milioni di mascherine Ffp3 e Ffp2 marchiate 3M. Adesso l'azienda dovrà restituire quasi 14 milioni di caparre entro fine mese e, se non ci riuscirà, toccherà alla Seguros coprire il buco. Ma pensare che lo farà rasenta la fantascienza. Ancora più incredibile è che il capo della Protezione civile laziale, Carmelo Tulumello, nelle determinazioni firmate sabato si risenta perché testate giornalistiche di «rilevanza nazionale», La Verità in primis, si sono occupate della vicenda causando alla Regione «un indicibile grado di discredito» e accusando «l'amministrazione e i propri dirigenti di inadeguatezza e di assenza di capacità professionale».
Purtroppo per l'ex capo dei vigili di Rieti i documenti in nostro possesso ci danno ragione. Per esempio dalle revoche del 25 aprile apprendiamo che già a marzo, quando la Regione chiede conto dei primi ritardi alla Eco Tech, l'azienda risponde con mail non certificate in cui non dava nessuna certezza sulla «concreta tempistica» delle forniture. A quel punto la Protezione civile prova a inviare qualche diffida, ma visto l'infruttuoso ping pong, Tulumello, tra il 29 marzo e il 2 aprile, decide di revocare gli affidamenti. E qui come abbiamo raccontato, dopo il «gatto» Eco Tech, compare sulla scena la «volpe» Exor Sa, società riconducibile a Paolo Antonio Balossi, imprenditore milanese attualmente sotto indagine per un'indebita compensazione di crediti Iva fittizi. E la Regione «Pinocchio» cade nel tranello. L'avvocato Giorgio Quadri, a nome della Eco Tech, fa sapere che i suoi clienti si sono appoggiati alla Exor, «distributore ufficiale 3M», con la «conseguente disponibilità a eseguire la prestazione entro 5/10 giorni». La Regione se la beve e Tulumello il 9 aprile decide, però, di passare il cerino al capo della Direzione salute Renato Botti, già subcommissario alla sanità di Zingaretti nel 2014, chiedendogli «se ritenesse necessario procedere ad acquisire i Dpi oggetto del contratto dichiarato risolto». Lo sventurato Botti rispose, evidenziando «la necessità di acquisire i Dpi oggetto della suddetta fornitura, “nella tipologia e consistenza proposta"». Per questo Tulumello il 10 aprile fa rivivere due dei tre contratti risolti. E inserisce nella determina quella che ha tutto l'aspetto di essere una clamorosa bugia: «La Eco Tech Srl […] rilascia idonea garanzia fideiussoria a prima richiesta», la più sicura. Peccato che quella polizza sia ancora in altissimo mare. Per Tulumello la Eco Tech, il 15 aprile, lo informava via mail di aver pagato il premio della «polizza assicurativa» da 10 milioni euro alla società Itc international brokers Srls e il 16 la stessa Itc «confermava la circostanza della ricezione del pagamento del premio e la conseguente operatività della copertura assicurativa della polizza». Ma per il direttore della Itc, Maurizio Derine, le cose sarebbero andate diversamente: «Non corrisponde al vero che la mia società abbia fornito alla Eco Tech Srl le polizze Seguros Dhi-Atlas Ltd e il signor Tulumello e la stessa Regione sono a conoscenza delle falsità contenute nelle revoche firmate il 25 aprile». Esistono prove di quanto afferma? «Il 18 aprile ho avvertito via posta elettronica la Eco Tech, con Tulumello in copia, che la Seguros, con cui facevo da intermediario, avrebbe inviato la garanzia il 20 aprile».
In effetti nel messaggio elettronico, di cui La Verità è in possesso, si legge: «L'emissione della polizza sarò effettuata dalla Compagnia lunedì (20 aprile, ndr) in quanto, come comunicatovi, i fondi sono arrivati solo venerdì pomeriggio e la nostra banca ancora non ce ne dato la disponibilità». Quindi il 16 aprile non poteva esserci nessuna «operatività della copertura assicurativa», contrariamente a quanto scritto da Tulumello. Il 17 scade l'ulteriore proroga per la consegna delle forniture. Il 18 la Eco Tech chiede un altro rinvio di 12 giorni e si impegna a fornire una seconda polizza da 4 milioni di euro a integrale copertura dell'acconto versato. Però, alle 15.30 del 20 aprile, la polizza non è ancora arrivata a Roma e allora, dopo aver ricevuto una doppia diffida, Derine rispedisce al mittente il bonifico da 160.000 euro. Mentre succede tutto questo, la Regione, pubblicamente, non ammette le difficoltà e il vicepresidente della giunta Daniele Leodori, sempre il 20 aprile, va in commissione Bilancio a riferire che c'è la polizza e che il consolato italiano di Shanghai ha verificato che è in partenza un volo per l'Italia con la merce a bordo. Nelle stesse ore la Seguros, che evidentemente ha scavalcato Derine, invia a Roma «gli schemi di polizze assicurative». Tulumello descrive gli «accurati» controlli fatti sulla compagnia dominicana con sede di rappresentanza a Londra: «Dal sito internet della Fca-Financial conduct authority- la Seguros risulta effettivamente iscritta al numero 776865» annota. Ma tralascia di dire che non lo è come compagnia assicurativa. In compenso l'ex vigile aggiunge che la Seguros è registrata alla Camera di commercio inglese «per attività ausiliarie di intermediazione finanziaria» e che «alla data del 19 settembre 2019 il capitale risulta pari a 31.789.000 sterline, interamente versato». Derine contesta queste informazioni: «In realtà la Seguros è una semplice Limited di diritto inglese dormiente con 1.000 sterline di capitale sociale e con un nome che copia quello della casa madre, la compagnia offshore: quindi si tratta di una truffa evidente della quale non mi ero accorto e della quale sono stato vittima anch'io». Ad attuarla sarebbero stati, sempre a giudizio di Derine, Battaglia Monterisi e il suo socio Pierfrancesco Colajacomo. A denunciare che la Seguros è buona come una moneta da 4 euro siamo è la Verità, che il 22 aprile chiediamo lumi all'istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, che risponde che Seguros «non risulta abilitata all'esercizio dell'attività assicurativa in Italia né in regime di stabilimento, né in regime di libera prestazione di servizi».
Subito dopo la pubblicazione di questa notizia, anche a Tulumello viene la splendida idea di «richiedere, rispettivamente, all'Ivass e alla Fca chiarimenti circa la correttezza ed idoneità della garanzia fideiussoria». Sempre il 23 aprile la Eco tech spedisce in Regione una mail della Exor in cui non viene data «alcuna evidenza dei tempi di consegna» e «propone la fornitura di prodotti alternativi a quelli di marca 3M oggetto del contratto […] seppure a un costo ridotto». Una proposta indecente che la stessa Eco Tech ha fatto anche alla Regione Veneto, prendendosi due porte in faccia. La goccia che fa traboccare il vaso sono le mail del 21 e 22 aprile tra consolato italiano a Shanghai e spedizioniere locale, che «riferisce di problematiche doganali relativamente ai prodotti di marca 3M, oggetto della fornitura» e «invita a rivolgersi per ogni ulteriore dettaglio ad altra società». Il 25 aprile scattano le revoche e la Regione chiede la restituzione di 13.520.000 euro di anticipo (senza chiedere indietro i quasi 2 milioni di Iva), 320.000 euro di penali (10.000 per ogni giorno di ritardo), più 730.000 euro di costi aggiuntivi per acquistare a prezzo maggiorato 1 milione di Ffp2 da un'altra ditta. Un conto a cui bisognerà aggiungere il risarcimento del danno che la Regione ha annunciato di voler chiedere in Tribunale. Difficile credere che la Eco Tech riuscirà a restituire tanti soldi. E se la Regione cercherà di incassare la garanzia della Seguros è probabile che si sentirà rispondere: «Prossimamente».







