Via al processo di manutenzione del Giudizio Universale di Michelangelo all’interno della Cappella Sistina. «Ci siamo accorti che c’era uno stato sottilissimo bianco, che si è scoperto essere un sale – il lattato di calcio», ha spiegato Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani. «Lo toglieremo con acqua distillata e carta giapponese», ha spiegato il capo restauratore Paolo Violini.
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2026-01-01
Dai Metafisici ad Arnaldo Pomodoro: le 10 mostre da non perdere in Italia nel 2026
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Andy Warhol. Ladies and Gentlemen (Wilhelmina Ross), 1975. Pittsburgh, The Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.167 © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2025
Dai Metafisici ad Arnaldo Pomodoro, passando da Anselm Kiefer a Mark Rothko, ecco le 10 imperdibili mostre che da Nord a Sud animeranno il ricco panorama espositivo del 2026. Senza dimenticare la 61esima Biennale d’Arte di Venezia, che seguirà il progetto espositivo pensato da Koyo Kouoh, la curatrice svizzera-camerenunse prematuramente scomparsa nel maggio del 2025. Vediamo insieme qualche anticipazione.
1. Metafisica/Metafisiche
21 gennaio - 21 giugno 2026. Palazzo Reale, Miano
Un progetto espositivo vasto, dislocato in 3 diversi musei milanesi (Palazzo Reale, il Museo del Novecento e Palazzo Citterio), che mette in dialogo i grandi Maestri della Metafisica (Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi ) con gli « eredi» internazionali e con gli «allievi » del XX e XXI secolo. Esposte a Palazzo Reale circa 400 opere tra dipinti, sculture, fotografie, disegni, oggetti di design oltre a plastici e modelli architettonici, illustrazioni, fumetti, riviste, video, vinili con prestiti nazionali e internazionali provenienti da più di 150 istituzioni tra pubbliche e private, gallerie, archivi e prestigiose collezioni private.
2. I Macchiaioii
3 febbraio – 14 giugno 2026. Palazzo Reale, Miano
A Palazzo Reale di Milano una grande retrospettiva con oltre 100 capolavori del movimento pittorico che rivoluzionò l'Ottocento italiano, anticipò l'Impressionismo ed ebbe un ruolo attivo nel Risorgimento. In mostra fra gli altri, opere di Fattori, Lega e Signorini, in un’esposizione e che è frutto degli ultimi studi sui Macchiaioli da parte dei tre esperti italiani più autorevoli del movimento: Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca
3. Le Alchimiste
7 febbraio - 27 settembre 2026. Palazzo Reale, Miano
Sarà allestita nella Sala delle Cariatidi Le Alchimiste, la nuova imponente mostra di Anselm Kiefer, tra i più influenti artisti contemporanei. L’esposizione, curata dalla storica dell’arte Gabriella Belli, nasce da un progetto avviato nel 2023 e presenta oltre quaranta grandi teleri, concepiti appositamente per dialogare con la drammatica bellezza di questo luogo, pesantemente segnato dal bombardamento del 1943. Attraverso la sua pittura materica e simbolica, l’artista restituisce volti e corpi cancellati dalla storia, riconoscendo alle alchimiste (a Caterina Sforza,scienziata e condottiera, in primis…) un ruolo cruciale nella nascita del pensiero scientifico moderno.
4. Barocco. Il Gran Teatro delle Idee
21 febbraio - 28 giugno 2026. Museo Civico San Domenico, Forlì
In un inedito confronto con il Novecento, che offrirà un’occasione unica per cogliere il sorprendente dialogo tra due epoche lontane ma intimamente legate da un’inquietudine formale ed esistenziale, la mostra intende restituire una visione complessiva della cultura barocca vista attraverso i suoi protagonisti, i committenti, il ruolo di Roma e delle corti europee. Oltre 200 le opere esposte, che spaziano da Guercino a De Chirico, da Rubens a Boccioni, da Borromini a Melotti.
5. Zandomeneghi e Degas. Impressionismo tra Firenze e Parigi
27 febbraio – 28 giugno 2026. Palazzo Roverella, Rovigo
Una mostra che mette in dialogo un protagonista dell’arte italiana dell’Ottocento e uno dei nomi più incisivi della scena europea: Federico Zandomeneghi (Venezia 1841 – Parigi 1917) ed Edgar Degas (Parigi 1834 – 1917), legati da una lunga e profonda amicizia parigina. Il percorso espositivo, curato dalla storica dell’arte Francesca Dini, illumina affinità, rimandi e sorprendenti convergenze tra due maestri capaci di ridefinire lo sguardo moderno ed è reso unico da prestiti nazionali e internazionali di straordinaria qualità, provenienti da importanti musei e collezioni.Fra le opere esposte, la celebre Dans un café di Degas e la spendida Bambina dai capelli rossi di Zandomeneghi.
6. Mark Rothko
14 marzo - 23 agosto 2026. Palazzo Strozzi, Firenze
Indiscusso maestro dell’arte moderna americana, la mostra permette di ripercorrere l’intera carriera di Rothko (1903-1970) attraverso oltre 70 opere provenienti da prestigiose collezioni private e dai più importanti musei internazionali. Curato dal figlio Christopher Rothko e da Elena Geuna, da Palazzo Strozzi il progetto si estende poi a tutta la città di Firenze, coinvolgendo due luoghi particolarmente cari all’artista: il Museo di San Marco, con opere in dialogo con gli affreschi di Beato Angelico, e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana progettato da Michelangelo.
7.Andy Warhol. Ladies and Gentlemen
14 Marzo - 19 Luglio 2026. Palazzo dei Diamanti, Ferrara
Un evento di respiro internazionale che non è solo una mostra su Warhol, ma una riedizione - a 50 anni di distanza - della trasgressiva esposizione che l‘artista in persona aveva presentato in Italia e che aveva segnato un punto di svolta nella sua produzione e nell’arte del tempo. Con Ladies and Gentleman, infatti, Warhol aveva per la prima volta eletto a protagonisti del proprio lavoro anonime drag queen afro-americane e portoricane, piuttosto che icone della società dello spettacolo sulle quali si era concentrato fino a quel momento. Esposta a Ferrara un’ eccezionale selezione di oltre 150 ritratti, tra acrilici, disegni, serigrafie e Polaroid, provenienti da importanti musei e collezioni, europei e americani.
8.Van Dyck l’europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra
20 Marzo 2026 - 19 Luglio 2026. Palazzo Ducale, Genova
Con un numero straordinario di opere di Van Dyck (58 in dieci sezioni tematiche) prestate dai più grandi e autorevoli musei d’Europa, l’esposizione genovese è senza dubbio la più grande mostra sul maestro fiammingo degli ultimi venticinque anni. Curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen - affiancate da un comitato scientifico onorario internazionale composto da prestigiosi studiosi italiani e stranieri - la mostra permette al pubblico di ammirare opere di straordinario valore, fra cui spiccano il primo autoritratto che si conosca del pittore, eseguito quando Van Dyck era ragazzino, il Ritratto dei Principi Palatini, Sansone e Dalila, il modernissimo studio per la figura di San Gerolamo e Le quattro età dell’uomo. Per chi volesse ammirare altre opere di Van Dyck e dei suoi contemporanei nordici, la mostra prosegue nei meravigliosi spazi dei Musei di Strada Nuova (Palazzo Rosso e Palazzo Bianco) , facendo di Genova, a città dove Van Dyck risiedette a lungo e dove ha lasciato segni tangibili della sua presenza, teatro perfetto per le opere di questo grande Maestro.
9.Obey
6 maggio - 6 settembre 2026. Galleria d’Italia, Napoi
In continuità con il progetto dell’artista JR Chi sei Napoli? realizzato a Napoli nel 2024, una nuova iniziativa sarà realizzata alle Gallerie d’Italia con l’artista e illustratore statunitense Frank Shepard Fairey, in arte Obey , street artist di fama mondiale noto per aver realizzato, tra l’altro, il manifesto Hope, che riproduce il volto stilizzato di Barack Obama in quadricromia.
10. Arnaldo Pomodoro
29 maggio – 18 ottobre 2026. Galleria d’Italia,Milano
Allestita alle Gallerie d’Italia milanesi, curata da Luca Massimo Barbero e Federico Giani in collaborazione con Fondazione Arnaldo Pomodoro, la mostra celebrerà il centenario della nascita di uno dei più grandi scultori italiani contemporanei. A raccontare il percorso artistico di Arnaldo Pomodoro una selezione di lavori in prestito dalla Fondazione, posti in dialogo con esemplari dell’artista presenti nelle collezioni di Intesa Sanpaolo.
LA BIENNALE DI VENEZIA
In Minor Keys: sarà questo il titolo della 61esima Biennale d’arte di Venezia, che si terrà dal 9 maggio al 22 novembre 2026. La scelta del tema e l’intero progetto espositivo resteranno quelli pensati da Koyo Kouoh, la curatrice camerenunse-svizzera (e la prima curatrice africana della Biennale Arte) prematuramente scomparsa lo scorso 10 maggio 2025, pochi mesi dopo la sua nomina da parte del Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia.
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Il sistema Dome (Leonardo)
Leonardo lancia il sistema per neutralizzare droni, aerei e persino missili ipersonici. L’ad Roberto Cingolani: «I nemici se ne fregano delle regole: investiamo o finiremo sterminati».
La pace va difesa, anche se ha un costo, altrimenti ci sterminano. Questa la sintesi della presentazione di ieri, fatta dall’amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani, di Michelangelo dome, il nuovo sistema di difesa integrata avanzata. «L’alternativa agli investimenti è la guerra all’arma bianca e io credo che sia molto importante capire qual è l’importanza della difesa» ha spiegato il manager. «Se non si fanno le cose insieme, sotto l’ombrello Nato, nessuno ce la farà da solo, proprio perché noi abbiamo ancora dei vincoli etici che vogliamo rispettare e non sacrificheremo mai mille giovani al giorno, non useremo mai un’Ia non etica, mentre i nostri avversari se ne fregano. Li sacrificano già quei giovani e non hanno nessuna intenzione di utilizzare l’Ia etica, utilizzano tutto quello che fa male. Allora credo che la riflessione di politica industriale sia: se noi intendiamo rispettare le regole di etica della civiltà occidentale, noi dobbiamo mettere su queste tecnologie, sennò ci sterminano».
Un discorso tranchant, quello di Cingolani, rivolto a investitori e giornalisti, riuniti ieri a Roma per la presentazione di Michelangelo dome. Lo scopo della nuova tecnologia è quello di rispondere alle minacce emergenti in uno scenario mondiale in cui alle nazioni si richiede di investire in strumenti per la difesa.
Come gli altri sistemi di questo tipo, Michelangelo nasce dall’esigenza di proteggere le infrastrutture critiche, quali aree urbane sensibili, territori e asset di interesse nazionale ed europeo, attraverso una soluzione modulare, aperta, scalabile e multidominio. Una novità che si inquadra nella più ampia strategia di Leonardo di consolidare la propria posizione di player di riferimento nel campo della sicurezza globale.
«Con Michelangelo dome Leonardo conferma il proprio impegno a sviluppare soluzioni che proteggono cittadini, istituzioni e infrastrutture, unendo tecnologia avanzata, visione sistemica e capacità industriale. In un mondo in cui le minacce si evolvono rapidamente e diventano sempre più complesse, dove difendere costa più che attaccare, la difesa deve saper innovare, anticipare e aprirsi alla cooperazione internazionale», ha spiegato ancora Cingolani. Si tratta di uno strumento nuovo «che nessuno possiede», ha aggiunto, «con le nostre forze armate e con questo Integrated project team, può diventare il primo modello open, la prima architettura aperta di air defence dome nel mondo. Non c’è niente come questo: può ospitare qualunque altro Paese che abbia voglia di entrarci, nello standard Nato, targhettando al minimo, senza considerare tecnologie che stiamo sviluppando nuove, circa 200 miliardi nei prossimi 10 anni».
Parlando di numeri, Leonardo nel 2024 ha registrato ricavi consolidati pari a 17 miliardi e 800 milioni di euro. Nuovi ordini per più di 20 miliardi, investendone 2 e mezzo in ricerca e sviluppo. È sulle tecnologie digitali che si basa l’innovazione di Leonardo, in tutte le aree di business e nell’intera catena del valore, dai laboratori di ricerca fino alla delivery sul mercato. Il gruppo può far leva su un ecosistema dell’innovazione capace di intercettare nuove soluzioni tecnologiche e orientato a una continua sinergia tra i diversi settori di business.
Leonardo presenta Michelangelo dome non come un singolo sistema, ma come un’architettura completa che integra sensori terrestri, navali, aerei e spaziali di nuova generazione, piattaforme di cyber defence, sistemi di comando e controllo, intelligenza artificiale ed effettori coordinati. La piattaforma crea una cupola dinamica di sicurezza, capace di individuare, tracciare e neutralizzare minacce, anche in caso di attacchi massivi, su tutti i domini di operazione: aeree e missilistiche, inclusi missili ipersonici e sciami di droni, attacchi dalla superficie e sotto la superficie del mare, forze ostili terrestri.
Con Michelangelo dome, Leonardo consolida il proprio ruolo come riferimento europeo nella sicurezza multidominio e contribuisce agli obiettivi di autonomia strategica, resilienza tecnologica e integrazione delle capacità difensive europee e Nato. L’iniziativa, che si inserisce nei programmi di cooperazione continentale, mira a valorizzare ancora di più le eccellenze industriali presenti sul territorio nazionale.
Per quanto riguarda il piano industriale, Cingolani ha chiarito che sarà aggiornato all’inizio del prossimo anno «e comunque prima di marzo».
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Pietro Gaudenzi. La virtù delle donne, allestimento Ph Mart, Edoardo Meneghini, 2024
In corso al MART di Rovereto un’originale monografica alla scoperta di Pietro Gaudenzi (1880-1955), artista genovese fra i più apprezzati del suo tempo e oggi al centro di un crescente interesse da parte di critici e studiosi. Dagli esordi alla maturità, in mostra un’accurata selezione di dipinti a olio e opere su carta, prestiti di istituzioni pubbliche e prestigiose raccolte private.
Quello di essere ammirati nel loro tempo, cadere nell’oblio per decenni (o addirittura secoli…) ed essere poi riscoperti dai posteri è un destino che accomuna molti artisti. È successo, incredibilmente, a Sandro Botticelli, il pittore della «bellezza assoluta », venerato tra ‘400 e ‘500 ma rivalutato solo dai Preraffaelliti nell’ultimo quarto del XIX secolo; è successo, in epoca più recente, ad Italico Brass (1870-1943), dimenticato per oltre 60 anni e valorizzato ultimamente da pubblico e critica ( si ricordi, per esempio, la bella mostra del 2023 a Palazzo Loredan, a Venezia); ed è successo anche a Pietro Gaudenzi, finito nel dimenticatoio dopo la fine della seconda guerra mondiale per l’apprezzamento dimostratogli dalle più alte cariche dello Stato durante il ventennio fascista, e ora protagonista assoluto dell’esposizione in programma al MART di Rovereto sino al 1 settembre 2024.
Pietro Gaudenzi e la mostra
Nata da un’idea di Vittorio Sgarbi e curata da Manuel Carrera e Alessandra Tiddia, la mostra si snoda in un percorso espositivo articolato in cinque sezioni, che inizia con la pittura degli affetti e termina con i disegni - stupendi e colorati - del ciclo di affreschi (purtroppo andati perduti) per il Castello dei Cavalieri di Rodi, sede del Governatorato italiano del Dodecaneso dal 1912 al 1943: nel mezzo, c’è spazio per l’arte sacra, il periodo milanese e la tecnica pittorica. Una monografica davvero unica e completa, che copre tutta la parabola artistica e di vita di Gaudenzi, dagli anni della formazione (avvenuta tra La Spezia, Genova e Roma) fino a quelli del ritiro, in maturità, nel borgo laziale di Anticoli Corrado.
Fedele a una figurazione realista, lontana dai formalismi delle avanguardie, Pietro Gaudenzi - che soprattutto durante il suo soggiorno a Roma ebbe modo di studiare e apprezzare i grandi Maestri del Rinascimento (Leonardo e Michelangelo in primis) e rileggere con una sensibilità novecentesca la «pittura antica» - nei suoi lavori rappresentò chiaramente i temi classici della tradizione, spaziando dai ritratti (bellissimi, tra gli altri, il Ritratto di dama con ombrellino e Signora allo specchio in costume rosa, entrambi in mostra al MART) alle scene di intimità domestica, dalla maternità (incanta, per l’atmosfera ovattata e malinconica da Realismo Magico, la Maternità del 1932, altra chicca esposta a Rovereto, ) alle nature morte. Più rari i paesaggi. Ma la grande protagonista del suo universo visivo e artistico resta, sempre e comunque, la sua famiglia. Una famiglia «allargata » come diremmo oggi, visto che Gaudenzi, rimasto prematuramente vedovo della prima moglie, Candida Toppi (madre di suo figlio Enrico), si risposò con la cognata Augusta, dalla quale ebbe altri due figli.
Inevitabilmente, la vedovanza segnò profondamente la vita del pittore, influenzandone la scelta dei temi e la produzione che, dopo il 1920, si fece ricca di molte opere a soggetto religioso (notevole, sempre in mostra, Il battesimo, 1932). Una religosità che dona solennità alle figure e che ammanta tutti i soggetti che Gaudenzi rappresenta, siano essi Santi o figure profane: «Quando s’iniziò nella mia pittura una evoluzione verso la religiosità, mi si impose non il semplice studio dei fatti relativi alla vita dei Santi e al massimo dramma cristiano, ma la necessità d’una fede e d’una pratica sempre più aderenti allo spirito cristiano e cattolico. I fatti sono la storia, lo spirito è l’eterno. Mi abituai a vedere e sentire, comprendere e amare, credere e adorare. E fu tanto penetrata dal mio sentimento la verità religiosa, che giunsi a ritrovare sacro l’atto dell’uomo offerto alla purezza, alla bontà, a Dio», scrisse l’artista in maturità.
Ma se tante sono le opere a soggetto religioso e familiare, nella produzione artistica di Gaudenzi pochissimi sono i nudi: a questo proposito, tra le rarità esposte al MART, spicca La mia scuola di Napoli, una tela del 1938 circa, mai esposta prima in un museo pubblico. Il dipinto raffigura l’atelier di Gaudenzi all’epoca in cui insegnava pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli e rappresenta, appunto, uno dei suoi rari nudi.
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El Greco, Adorazione dei Magi,1568-1569 Ca. © Museo Lázaro Galdiano, Madrid
Tra le mostre più attese dell’anno e per la prima volta a Milano, esposte a Palazzo Reale (sino all’11 febbraio 2024) ben 41 opere di Domínikos Theotokópoulos - meglio conosciuto come El Greco - uno dei pittori più significativi del tardo Rinascimento spagnolo. Fra le tele esposte, tutte provenienti da prestigiosi prestiti internazionali, capolavori assoluti come San Martino e il mendicante della National Gallery di Washington e il Ritratto di Jeronimo De Cevallos del Museo del Prado di Madrid.
A dispetto del nome – anzi, del soprannome con il quale è universalmente conosciuto – El Greco nasce nel 1541 nel villaggio di Candia (l’attuale Heraklion), a Creta, allora colonia della Serenissima Repubblica di Venezia. Domínikos Theotokópoulos il suo vero nome, quello con cui - scritto per esteso e con i caratteri dell’alfabeto greco - firmava le sue opere, inequivocabile segno di un attaccamento alle sue radici molto forte e sentito, nonostante le sue scelte di vita lo portarono lontano da Creta: a Venezia innanzitutto (dove arrivò nel 1567, a 26 anni, subendo il fascino della pittura di Tiziano, Tintoretto, Veronese e Jacopo da Bassano), poi a Roma, città in cui ebbe lo « sconvolgente » incontro con Michelangelo e dove lavorò come miniaturista alla corte del cardinale Alessandro Farnese ed infine , nel 1577, in Spagna, per un brevissimo lasso di tempo a Madrid e poi a Toledo, capitale della Controriforma, città ricca e colta, in cui il suo peregrinare ebbe finalmente fine (vi morì nel 1614) e la sua arte, già così originale, diventò geniale.
Grecia, Venezia e Spagna, tre capisaldi fondamentali nella vita e nell’arte di El Greco, pittore mistico, irrequieto e misterioso, che seppe fondere l’iconografia bizantina con il Manierismo italiano, creando uno stile unico, inconfondibile e originale, drammatico ed espressionistico. Troppo fuori dagli schemi per essere compreso dai suoi contemporanei, ma eccezionale per gli avanguardisti del XX secolo (per Picasso soprattutto), che nelle sue figure umane sinuosamente allungate, nei ritratti sempre un po' stralunati e in quei colori forti e acidi colsero i segni di una straordinaria modernità.
A questo artista geniale e visionario, probabilmente strabico (da qui, si dice, l’asimmetria di molte sue figure), per molti aspetti misterioso, Palazzo Reale di Milano dedica una mostra eccezionale, che ne approfondisce l’evoluzione artistica, tematica e tecnica senza perdere di vista il rapporto di El Greco con i luoghi in cui ha vissuto e con gli artisti italiani che, più di altri, scelse come modelli.
La Mostra
Curata da Juan Antonio García Castro, Palma Martínez - Burgos García e Thomas Clement Salomon, con il coordinamento scientifico di Mila Ortiz, l’esposizione è suddivisa in cinque sezioni: si parte dal periodo cretese, dove predominano gli stilemi dell’arte bizantina e si arriva all’ultima parte, quella in cui si rende omaggio all’unica opera mitologica realizzata da El Greco, Laooconte, capolavoro tardivo e geniale, astratto e stravagante, pieno di messaggi criptici, che ancora oggi rimangono non completamente interpretati.
Nel mezzo, la cornice unica in cui le sue tele dialogano con quelle dei Maestri italiani (da Tintoretto a Jacopo da Bassano) e i capolavori del periodo spagnolo, quando El Greco è soprattutto pittore di scene religiose e dipinti devozionali, realizzati per una clientela eterogenea, di committenti famosi o anonimi. Tra i capolavori in mostra, oltre a quelli già citati, da segnalare anche l’ovale con Incoronazione della Vergine, l’ Adorazione dei Magi e la Madonna col Bambino e Santa Martina e Sant'Agnese.
Quella su Domínikos Theotokópoulos è davvero una mostra di grande valore e «Milano – come ha sottolineato il Sindaco, Beppe Sala - non può che amare l’arte di El Greco: un’arte capace di travalicare le mode e i gusti dei tempi, di superare limiti geografici e culturali, di alimentarsi dell’apporto di esperienze diverse per creare bellezza per tutti: una bellezza universale che non conosce confini».
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