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2023-10-23
El Greco: Milano lo celebra con una grande mostra a Palazzo Reale
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A dispetto del nome – anzi, del soprannome con il quale è universalmente conosciuto – El Greco nasce nel 1541 nel villaggio di Candia (l’attuale Heraklion), a Creta, allora colonia della Serenissima Repubblica di Venezia. Domínikos Theotokópoulos il suo vero nome, quello con cui - scritto per esteso e con i caratteri dell’alfabeto greco - firmava le sue opere, inequivocabile segno di un attaccamento alle sue radici molto forte e sentito, nonostante le sue scelte di vita lo portarono lontano da Creta: a Venezia innanzitutto (dove arrivò nel 1567, a 26 anni, subendo il fascino della pittura di Tiziano, Tintoretto, Veronese e Jacopo da Bassano), poi a Roma, città in cui ebbe lo « sconvolgente » incontro con Michelangelo e dove lavorò come miniaturista alla corte del cardinale Alessandro Farnese ed infine , nel 1577, in Spagna, per un brevissimo lasso di tempo a Madrid e poi a Toledo, capitale della Controriforma, città ricca e colta, in cui il suo peregrinare ebbe finalmente fine (vi morì nel 1614) e la sua arte, già così originale, diventò geniale.
Grecia, Venezia e Spagna, tre capisaldi fondamentali nella vita e nell’arte di El Greco, pittore mistico, irrequieto e misterioso, che seppe fondere l’iconografia bizantina con il Manierismo italiano, creando uno stile unico, inconfondibile e originale, drammatico ed espressionistico. Troppo fuori dagli schemi per essere compreso dai suoi contemporanei, ma eccezionale per gli avanguardisti del XX secolo (per Picasso soprattutto), che nelle sue figure umane sinuosamente allungate, nei ritratti sempre un po' stralunati e in quei colori forti e acidi colsero i segni di una straordinaria modernità.
A questo artista geniale e visionario, probabilmente strabico (da qui, si dice, l’asimmetria di molte sue figure), per molti aspetti misterioso, Palazzo Reale di Milano dedica una mostra eccezionale, che ne approfondisce l’evoluzione artistica, tematica e tecnica senza perdere di vista il rapporto di El Greco con i luoghi in cui ha vissuto e con gli artisti italiani che, più di altri, scelse come modelli.
La Mostra
Curata da Juan Antonio García Castro, Palma Martínez - Burgos García e Thomas Clement Salomon, con il coordinamento scientifico di Mila Ortiz, l’esposizione è suddivisa in cinque sezioni: si parte dal periodo cretese, dove predominano gli stilemi dell’arte bizantina e si arriva all’ultima parte, quella in cui si rende omaggio all’unica opera mitologica realizzata da El Greco, Laooconte, capolavoro tardivo e geniale, astratto e stravagante, pieno di messaggi criptici, che ancora oggi rimangono non completamente interpretati.
Nel mezzo, la cornice unica in cui le sue tele dialogano con quelle dei Maestri italiani (da Tintoretto a Jacopo da Bassano) e i capolavori del periodo spagnolo, quando El Greco è soprattutto pittore di scene religiose e dipinti devozionali, realizzati per una clientela eterogenea, di committenti famosi o anonimi. Tra i capolavori in mostra, oltre a quelli già citati, da segnalare anche l’ovale con Incoronazione della Vergine, l’ Adorazione dei Magi e la Madonna col Bambino e Santa Martina e Sant'Agnese.
Quella su Domínikos Theotokópoulos è davvero una mostra di grande valore e «Milano – come ha sottolineato il Sindaco, Beppe Sala - non può che amare l’arte di El Greco: un’arte capace di travalicare le mode e i gusti dei tempi, di superare limiti geografici e culturali, di alimentarsi dell’apporto di esperienze diverse per creare bellezza per tutti: una bellezza universale che non conosce confini».
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Tra le mostre più attese dell’anno e per la prima volta a Milano, esposte a Palazzo Reale (sino all’11 febbraio 2024) ben 41 opere di Domínikos Theotokópoulos - meglio conosciuto come El Greco - uno dei pittori più significativi del tardo Rinascimento spagnolo. Fra le tele esposte, tutte provenienti da prestigiosi prestiti internazionali, capolavori assoluti come San Martino e il mendicante della National Gallery di Washington e il Ritratto di Jeronimo De Cevallos del Museo del Prado di Madrid. A dispetto del nome – anzi, del soprannome con il quale è universalmente conosciuto – El Greco nasce nel 1541 nel villaggio di Candia (l’attuale Heraklion), a Creta, allora colonia della Serenissima Repubblica di Venezia. Domínikos Theotokópoulos il suo vero nome, quello con cui - scritto per esteso e con i caratteri dell’alfabeto greco - firmava le sue opere, inequivocabile segno di un attaccamento alle sue radici molto forte e sentito, nonostante le sue scelte di vita lo portarono lontano da Creta: a Venezia innanzitutto (dove arrivò nel 1567, a 26 anni, subendo il fascino della pittura di Tiziano, Tintoretto, Veronese e Jacopo da Bassano), poi a Roma, città in cui ebbe lo « sconvolgente » incontro con Michelangelo e dove lavorò come miniaturista alla corte del cardinale Alessandro Farnese ed infine , nel 1577, in Spagna, per un brevissimo lasso di tempo a Madrid e poi a Toledo, capitale della Controriforma, città ricca e colta, in cui il suo peregrinare ebbe finalmente fine (vi morì nel 1614) e la sua arte, già così originale, diventò geniale.Grecia, Venezia e Spagna, tre capisaldi fondamentali nella vita e nell’arte di El Greco, pittore mistico, irrequieto e misterioso, che seppe fondere l’iconografia bizantina con il Manierismo italiano, creando uno stile unico, inconfondibile e originale, drammatico ed espressionistico. Troppo fuori dagli schemi per essere compreso dai suoi contemporanei, ma eccezionale per gli avanguardisti del XX secolo (per Picasso soprattutto), che nelle sue figure umane sinuosamente allungate, nei ritratti sempre un po' stralunati e in quei colori forti e acidi colsero i segni di una straordinaria modernità. A questo artista geniale e visionario, probabilmente strabico (da qui, si dice, l’asimmetria di molte sue figure), per molti aspetti misterioso, Palazzo Reale di Milano dedica una mostra eccezionale, che ne approfondisce l’evoluzione artistica, tematica e tecnica senza perdere di vista il rapporto di El Greco con i luoghi in cui ha vissuto e con gli artisti italiani che, più di altri, scelse come modelli.La MostraCurata da Juan Antonio García Castro, Palma Martínez - Burgos García e Thomas Clement Salomon, con il coordinamento scientifico di Mila Ortiz, l’esposizione è suddivisa in cinque sezioni: si parte dal periodo cretese, dove predominano gli stilemi dell’arte bizantina e si arriva all’ultima parte, quella in cui si rende omaggio all’unica opera mitologica realizzata da El Greco, Laooconte, capolavoro tardivo e geniale, astratto e stravagante, pieno di messaggi criptici, che ancora oggi rimangono non completamente interpretati.Nel mezzo, la cornice unica in cui le sue tele dialogano con quelle dei Maestri italiani (da Tintoretto a Jacopo da Bassano) e i capolavori del periodo spagnolo, quando El Greco è soprattutto pittore di scene religiose e dipinti devozionali, realizzati per una clientela eterogenea, di committenti famosi o anonimi. Tra i capolavori in mostra, oltre a quelli già citati, da segnalare anche l’ovale con Incoronazione della Vergine, l’ Adorazione dei Magi e la Madonna col Bambino e Santa Martina e Sant'Agnese.Quella su Domínikos Theotokópoulos è davvero una mostra di grande valore e «Milano – come ha sottolineato il Sindaco, Beppe Sala - non può che amare l’arte di El Greco: un’arte capace di travalicare le mode e i gusti dei tempi, di superare limiti geografici e culturali, di alimentarsi dell’apporto di esperienze diverse per creare bellezza per tutti: una bellezza universale che non conosce confini».
Il settore italiano degli imballaggi vale 51,3 miliardi e impiega 12.000 addetti. Alla luce del nuovo regolamento europeo PPWR che punta a ridurre del 15% entro il 2040 i rifiuti da imballaggio, la filiera chiede strumenti stabili e un tavolo con governo e Parlamento per innovare senza penalizzare competitività e lavoro.
L’Italia dell’imballaggio è un settore solido e innovativo, un pezzo importante del Made in Italy che vale complessivamente 51,3 miliardi di euro, tra produttori di materiali e costruttori di macchine per confezionamento, stampa e converting. Con oltre 17 milioni di tonnellate di produzione nel 2024, pari all’1,7% del Pil, la filiera registra una crescita costante e prevede incrementi stabili anche nei prossimi anni.
Ma mentre i numeri confermano la salute del comparto, la sfida principale resta la transizione verso la sostenibilità. Il nuovo regolamento europeo Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR) punta a ridurre del 15% entro il 2040 i rifiuti da imballaggio, spingendo il settore a trovare un equilibrio tra crescita della domanda e riduzione dell’impatto ambientale.
Proprio su questo tema si è concentrato l’incontro Filiera a confronto: l’Italia dell’imballaggio verso la nuova normativa europea, organizzato al Senato dal senatore Gianluca Cantalamessa con il supporto di Giflex, l’associazione dei produttori di imballaggi flessibili. L’iniziativa ha messo sul tavolo dati, prospettive e richieste del settore, alla luce della nuova regolamentazione europea. «Oggi servono strumenti stabili e applicabili per chi produce, per chi utilizza, per chi recupera e per chi ricicla gli imballaggi. Le imprese non possono lavorare nell’incertezza: devono programmare, investire, innovare», ha dichiarato Alberto Palaveri, presidente di Giflex. «Siamo qui per rafforzare e difendere nel nuovo contesto europeo la leadership della nostra filiera». Il messaggio chiave è chiaro: servono regole praticabili, supportate da investimenti mirati che permettano alle imprese di trasformare gli obiettivi normativi in risultati concreti. La filiera chiede anche di potenziare i sistemi di raccolta e riciclo, compreso il riciclo chimico, e di accompagnare la transizione verso imballaggi innovativi con strumenti capaci di compensare i costi e proteggere la competitività del settore.
Un ruolo centrale è giocato dall’imballaggio flessibile, leggero ed efficiente: pesa in media solo il 2-3% del prodotto contenuto, richiede meno materie prime e genera basse emissioni di CO2, contribuendo così agli obiettivi europei. Il comparto europeo ha registrato nel 2024 un fatturato di 18,8 miliardi di euro e le previsioni per il 2029 stimano una crescita significativa, sia a livello mondiale sia in Europa. In Italia, il flessibile impiega circa 12.000 addetti, produce circa 400.000 tonnellate e fattura oltre 4,3 miliardi di euro. «Il Made in Italy dell’imballaggio è un modello industriale di eccellenza, competitivo e sostenibile», ha sottolineato il senatore Cantalamessa. «L’Europa deve riconoscere chi è avanti, non penalizzarlo con burocrazia e norme rigide uguali per tutti. La riduzione dei rifiuti si ottiene con filiera, dialogo e flessibilità normativa, non con regolazioni ideologiche».
Per affrontare queste sfide, Giflex ha annunciato la volontà di promuovere un tavolo di lavoro di filiera con governo e Parlamento, finalizzato a costruire soluzioni condivise per ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi senza compromettere innovazione, crescita e competitività.
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Ecco #DimmiLaVerità del 30 gennaio 2025. Il leader di Sud chiama Nord Cateno De Luca attacca Schifani sulla frana di Niscemi: «Lo vado a prendere!».