- Una volontaria dell'Ong Seefuchs parla di 120 persone lasciate perire dalle autorità italiane e subito il Pd accusa Matteo Salvini. Ma il racconto è pieno di buchi e incongruenze. Che nessuno verifica pur di fare propaganda.
- Il presidente dell'Inps Tito Boeri torna alla carica sull'immigrazione: «La diminuzione dei flussi di stranieri è un problema grave».
Lo speciale contiene due articoli.
Quando si è alle strette, privi di argomentazioni, smentiti dai fatti e dalla cronaca, allora resta una sola arma: l'invenzione. Si mistifica, nel tentativo di spargere veleno contro gli avversari politici. Si fabbricano notizie ad arte, si costruiscono polemiche basate sul nulla. Facciamo un esempio pratico, utile a mostrare nel dettaglio come funziona il meccanismo.
A sganciare la bomba è Repubblica, il 26 giugno. Pubblica un articolo intitolato «La volontaria della Seefuchs: “Abbiamo ubbidito agli ordini e visto sparire 120 migranti"». Si tratta di un'intervista a Giulia Bertoni, 25 anni, originaria di Cesena e dottoranda alla Columbia University. «Dopo esperienze tra i migranti nell'inferno di Calais», spiega il giornale, «col fidanzato Peter dal 15 giugno era sulla piccola nave della Ong tedesca Sea Eye addetta a ricerca e salvataggio dei migranti tra Libia e Malta». La giovane Giulia racconta una storia raccapricciante. «Ho ancora gli incubi e i sensi di colpa per quella notte», spiega, «quando 120 persone su un gommone sono probabilmente morte annegate avendo la salvezza vicina, dopo aver attraversato deserti e violenze».
Già qui c'è un particolare suggestivo. La ragazza dice che 120 persone sono «probabilmente morte». Ma come? O sono morte o non lo sono. Se non lo sono, tutto il ragionamento successivo è inutile. Eppure, senza ulteriori chiarimenti, la ragazza prosegue nel suo racconto strappalacrime. Spiega che il 18 giugno si trovava di vedetta sulla Seefuchs. «Ad un tratto abbiamo sentito sul canale delle emergenze la conversazione tra un aereo che segnalava a 11 miglia un gommone con 120 persone e una nave mercantile vicina disponibile ad aiutare. Dopo vari scambi in realtà nessuno si è mosso in soccorso di quei disperati al buio con le onde che crescevano. Allora abbiamo deciso di chiamare il coordinamento di Roma».
Insomma, la Seefuchs ha scoperto che c'era un gommone con 120 migranti a bordo, e ha chiamato le autorità italiane che coordinano il soccorso in mare. «Ma il coordinamento della capitaneria italiana a Roma non ci ha dato ordine di andare in soccorso», dice la Bertoni. «E noi abbiamo ubbidito, sbagliando. La mattina dopo un giubbotto galleggiante era l'unica cosa rimasta in mare».
Già, i signori della Seefuchs, la mattina dopo, hanno «pattugliato le acque dove avrebbe dovuto essere il gommone, rimanendo nei limiti. Di quelle persone nessun segno. Morte, probabilmente, annegate mentre noi, e tutti stavano fermi. Della guardia costiera libica mai visto traccia».
Questo racconto drammatico la Bertoni lo ha ribadito, il 28 giugno, all'Aria che tira su La7. In studio era presente Andrea Romano, del Partito democratico, il quale ha affermato: «C'è una nave Ong che poteva salvare 120 persone. Quella nave ha ricevuto ordini dal governo italiano, perché il centro di coordinamento prende ordini dal ministero degli Interni. Salvini ha ordinato all'Imrcc di non salvare 120 persone. Ci sono 120 persone che probabilmente sono morte in conseguenza di una decisione del ministro degli Interni italiano». Capito il procedimento? Le parole vaghissime di una ragazza a bordo di una nave Ong si trasformano nell'accusa al governo di aver scientemente lasciato morire 120 persone.
Vediamo però che cosa non torna in questa storia. Primo: non si capisce se qualcuno abbia effettivamente visto dei morti. Ci sono, non ci sono? La volontaria dell'Ong né l'esponente del Pd sanno rispondere. Il 19 giugno, tuttavia, la guardia costiera libica ha diffuso un comunicato stampa in cui afferma di avere «potuto salvare» 115 migranti, tra cui 2 bambini e 22 donne, a bordo di su gommone che imbarcava acqua otto miglia a nord di Mellitah, a ovest di Tripoli. Purtroppo, ha anche dovuto recuperare i corpi di 5 persone morte. In sostanza i libici, prima che Giulia Bertoni concedesse interviste, hanno detto di aver salvato 115 persone su un gommone. Che siano le stesse avvistate il 18 sera dalla Seefuchs? Sarebbe importante saperlo. La nave della Ong si trovava per caso nei pressi di Mellitah? Purtroppo non lo sappiamo, perché, dice la stessa volontaria, «il nostro segnale Ais (sistema automatico di tracciamento) non funzionava, non poteva identificare la nostra posizione».
Seconda cosa che non torna: fonti ministeriali interpellate dal nostro giornale precisano che «dalla guardia costiera italiana non è arrivato alcun ordine o suggerimento in tal senso alla nave». Cioè smentiscono che alla Seefuchs sia stato ordinato di non soccorrere un gommone in difficoltà. Chi ha ragione? La giovane vedetta della Ong o il governo italiano? In ogni caso, c'è un altro punto oscuro nel racconto della volontaria a Repubblica. Lei sostiene che il centro di coordinamento di Roma avrebbe detto «in sintesi: non ci riguarda, chiamate la capitaneria libica». Forse gli attivisti della Seefuchs hanno obbedito? No. La Bertoni afferma che «il capitano non ha voluto. Non so perché».
Riepilogando. Una ragazza dice a Repubblica che si trovava a bordo della Seefuchs il 18 giugno. Il sistema di rilevamento della nave non funzionava, dunque l'imbarcazione non si sa dove fosse esattamente. La ragazza dice che il coordinamento di Roma ha ordinato di chiamare i libici affinché si occupassero dei soccorsi a un gommone, ma la Seefuchs, per sua decisione, non lo ha fatto. In ogni caso, fonti ministeriali smentiscono che sia stato ordinato di non soccorrere persone in difficoltà. La guardia costiera libica, in compenso, afferma di aver recuperato un gommone con 120 persone, purtroppo salvando solo 115 migranti. La ragazza sentita da Repubblica, però, dice che «probabilmente» i morti sono stati 120. È evidente che i buchi in questo racconto sono tanti, anzi troppi. Tuttavia, i media non si premurano di verificare ulteriormente, anzi un esponente del Pd incolpa Salvini di aver provocato una strage. La mistificazione è lampante.
Un'ultima riflessione: se le persone muoiono in mare, non è colpa del governo italiano, né di Salvini o di Minniti prima di lui. È colpa di chi mette in mare i migranti contando sulla presenza di soccorritori (Ong o altri) che completino il lavoro sporco. Giusto ieri fonti libiche hanno segnalato «il naufragio di un'imbarcazione a est di Tripoli che trasportava circa 100 migranti». Come prevedibile, gli attivisti pro invasione stanno già accusando l'esecutivo e perfino l'Europa di far morire persone nel Mediterraneo. Ancora una volta, è la realtà a smentirli. Nel 2016 sono perite in mare 5.140 persone. Nel 2017, 3.116. Nei primi sei mesi del 2018, secondo l'Onu, i morti sono stati 660. Certo, secondo altre fonti sarebbero invece un migliaio. Ma resta che la diminuzione dei decessi è evidente. E la ragione è chiara: sono calati gli sbarchi. Niente sbarchi, niente morti. Questo dicono i fatti, il resto è propaganda.
Boeri invoca più sbarchi: «Se gli ingressi calano le pensioni sono a rischio»
C'è gente che proprio non si rassegna. Che continua imperterrita a spargere bugie e inquinare le acque pur di far trionfare l'ideologia. Ci sono personaggi come Tito Boeri, il presidente dell'Inps, che per farsi notare sono disposti a proferire anche la peggiore bestialità.
Ieri, al Festival del lavoro di Milano, Boeri ha dichiarato che un azzeramento dei flussi migratori sarebbe un problema «serissimo» per il sistema pensionistico italiano. «Gli scenari più preoccupanti per quanto riguarda la nostra spesa pensionistica futura», ha detto, «sono quelli che prevedono una forte riduzione dei flussi migratori. Questa riduzione è in atto e i flussi cominciano a non essere più sufficienti per compensare il calo della popolazione autoctona».
A suo parere, le proiezioni demografiche «ci dicono che anche nel giro di pochi anni, se i flussi dovessero ridursi ulteriormente o addirittura azzerarsi, perderemmo città intere di popolazione italiana». Motivo per cui i nostri governanti devono «spiegare questo problema, che è un problema demografico dell'immediato». Non è la prima volta che Boeri dice cose del genere, ma è indicativo che le ribadisca proprio adesso. Forse non si è reso conto che, per la prima volta, questo governo ha un ministro per la Famiglia. Il presidente dell'Inps, invece di invocare la sostituzione etnica, potrebbe, per esempio, occuparsi seriamente del calo delle nascite e invitare Lorenzo Fontana a studiare azioni comuni. Solo che, invece di augurarsi un'inversione di tendenza demografica, il simpatico Tito preferisce tifare per un aumento dei flussi migratori.
Per altro, le sue improvvide dichiarazioni contribuiscono a creare confusione su un tema delicatissimo. Gli stranieri che potrebbero - eventualmente - contribuire al nostro sistema previdenziale sono soltanto quelli regolarmente presenti sul territorio e in possesso di un lavoro che garantisca loro uno stipendio anche abbastanza sostanzioso.
I flussi migratori che si sta cercando di ridurre, però, riguardano persone che regolari non lo sono affatto. Nella gran parte dei casi, si tratta di gente che non ha diritto all'accoglienza. E, anche quando lo ottiene, non fornisce alcun contributo, anzi pesa sulle casse dello Stato, usufruendo della sanità, del Welfare e dell'ospitalità. Questo, ovviamente, il presidente dell'Inps non lo ha specificato. Egli approfitta del feroce dibattito politico sull'immigrazione per pronunciare parole che gli garantiscano un pochino di visibilità. Vuol farsi notare, insomma, e a questo scopo sfrutta le solite argomentazioni propagandistiche dei profeti dell'accoglienza.
Come più volte ha spiegato il professor Alberto Brambilla, per mettere davvero in sicurezza il sistema previdenziale, bisognerebbe «investire nelle politiche di sostegno alla maternità, con interventi organici che non si riducano a semplici bonus. Ma anche ridurre il costo del lavoro per permettere ai nostri ragazzi di accedere al mercato del lavoro, tagliando la componente fiscale».
Tutte le teorie su presunti «tesoretti» che ci lascerebbero gli stranieri e sull'«indispensabile contributo» dei migranti al Welfare sono state smentite a ripetizione. Boeri, però, tira dritto. Chissà, forse spera che qualcuno lo prenda in considerazione per un ruolo nel Partito democratico. O magari, semplicemente, ha bisogno di una vacanza. Diffondere falsità, in effetti, alla lunga può risultare molto stressante.
Le facce. Ecco: il vero spettacolo sono le loro facce in Tv. Vittorio Zucconi, Beppe Severgnini, Sabino Cassese, Vauro Senesi, Alan Friedman... Ma li avete visti mentre partecipano sgomenti al Rosikoni Super Classifica Show? La confezione di Maalox sotto la sedia per cercare di placare i bruciori di stomaco, assistono all'insediamento del nuovo governo gialloblù in uno stato di evidente prostrazione.
A un certo punto ieri mattina, durante l'Aria che tira, Andrea Romano era così angosciato che ha persino perso la parola. «Volevi intervenire?», ha chiesto la conduttrice Myrta Merlino vedendolo agitato. E lui, imbarazzato, non ha saputo cosa dire. È rimasto muto, lo giuro. «Siete un po' nervosetti, eh?», ha infierito maliziosa Myrta. E lui ha abbassato lo sguardo. Chissà, forse gli era solo andato di traverso il pop corn.
Già, il pop corn. Volevano assistere allo spettacolo, lo spettacolo sono diventati loro. Che meraviglia la Rosikatura dell'intellighenzia progressista di fronte ai barbari nel palazzo. Vittorio Zucconi a Piazzapulita, l'altra sera, ha subito dato il benvenuto al nuovo esecutivo: «Abbiamo i fascisti al governo», tuonava. A un certo punto l'ex direttore del Fatto, Antonio Padellaro, gli ha chiesto di fare i nomi di codesti fascisti. Ma lui, annaspando nella memoria, è riuscito solo a citare Tambroni e Scelba, che peraltro non risultano nelle liste consegnate al Quirinale.
Qualche ora prima, ospite di Lilli Gruber, Beppe Severgnini si disperava mostrando un video postato da Salvini. «C'è un immigrato che spenna i piccioni per strada e lui lo vuole espellere», ripeteva sdegnato. E concludeva che il cambiamento, se ci sarà, sarà in peggio. Come si possa arrivare a questa conclusione partendo da un piccione, solo Severgnini può dirlo. Ma è fatto così: se vede qualcuno che viene spennato, è felice. È l'idea di Salvini ministro invece che gli manda il ciuffo di traverso.
Del resto, capiamo lo choc. Siamo andati avanti per giorni a sentire i benpensanti che ripetevano la litania: «Salvini non vuole governare», «Salvini non vuole fare il ministro», «Ah quanto è furbo Salvini che fa saltare tutto perché ha paura di andare al Viminale». E adesso? Non sanno più cosa dire: Alan Friedman (Tagadà, La7) parla di «linguaggio dell'odio e della paura», Mario Lavia (una specie di Sandro Bondi del Pd) arriva quasi ad augurarsi l'aumento della criminalità per dispetto. E l'ex ministro Marco Follini rispunta dal suo tragico passato per lamentarsi dell'«atteggiamento», cioè del «linguaggio non verbale» di Salvini (e anche di Di Maio). La loro colpa? «Sono contenti». Follini ha anche raccontato di quando lui fu nominato vicepremier (ovviamente «di malavoglia»): «Ero angosciatissimo». E guai a voi se non ci credete, populisti che non siete altro.
Dunque Salvini impari: sia triste. Dica che lo fa di malavoglia: così magari riuscirà a raggiungere gli strabilianti risultati di Follini, no? È quello che si augurano i partecipanti al Gran Premio Rosikoni. Ma li avete sentiti? I ministri non avevano ancora giurato e loro già parlavano di «governo caotico» (Augusto Minzolini), di aumento sicuro dell'Iva (Simona Malpezzi) e anche di diffusione di nuove epidemie (ancora Andrea Romano). Quest'ultimo ha accusato anche Salvini di essere amico di Trump (ma come? Fino a ieri non era amico di Putin?). E il giornalista della Stampa Jacobo Jacoboni, con understatement sabaudo, ha completato l'opera elencando le caratteristiche di chi si sta insediando a Palazzo Chigi: «Xenofobi, antieuropeisti, filocinesi, filorussi, no vax, omofobi». Grazie, collega. Ma non hai forse dimenticato di dire che sono anche stupratori, stragisti e che quando giocano a rubamazzetto barano?
Il vignettista Vauro Senesi rincara la dose: quelli che governano ora, dice, sono anche «antiabortisti e andreottiani». Poi aggiunge con un'improvvisa lucidità autobiografica: «Siamo al delirio». Negli studi tv infatti fa capolino anche Lupo Rattazzi, figliol nobile e imprenditore, diventato eroe per aver comprato pagine di pubblicità pro euro e antiLega sui giornali. Chiede a Salvini un abiura pubblica sulla via di Bruxelles, e c'è persino qualcuno che lo sta a sentire. Intanto il direttore del Foglio Claudio Cerasa viene colto da sindrome da tweet compulsivo e comincia a sparare a raffica messaggi del tipo: «Ah ma quindi non esistono governi eletti dal popolo?», oppure «Davigo e Di Matteo hanno già aperto un fascicolo sulla trattativa Stato-spread?». Diagnosi certa: Angoscia Rosikante Progressiva. Pregasi chiamare il 118.
Ma non è uno spettacolo? Non sappiamo come andrà a finire questo governo, se riuscirà a realizzare quanto promesso o no. Ma lo spettacolo dei Rosikoni è impagabile. Siamo grati a Salvini e Di Maio solo per avercelo regalato. L'altra sera Sabino Cassese, giurista e accademico, già membro della Corte Costituzionale, più volte candidato invano a Palazzo Chigi, cercava di affogare la delusione di vedere un collega al suo posto. Diceva cose del tipo: «Non governano i vincitori ma i migliori perdenti». O ancora: «Il popolo ha chiesto in modo evidente un governo moderato, se voleva un governo estremista li faceva vincere davvero». E poi: «Hanno solo la maggioranza parlamentare». Ecco sì, professore, è vero: hanno «solo» la maggioranza parlamentare. Un dettaglio inutile, come avevamo fatto a non capirlo? Per fortuna c'è lei che ci illumina, conquistando l'unica premiership che le spetta di diritto. Quella del Rosikoni Super Classifica Show.




