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L’Europa brucia l’IA sull’altare del green
(iStock)
In nome della sostenibilità, Bruxelles costruirà data center più piccoli rispetto alle promesse sbandierate per il rilancio tech. Le gare d’appalto saranno così sempre meno attraenti per le grandi aziende, mentre gli Usa e la Cina saranno irraggiungibili.

Poco più di un anno dopo aver lanciato in pompa magna il piano per fare dell’Europa un continente dell’Intelligenza artificiale, l’Unione europea ne ha già ridimensionato il pilastro infrastrutturale. Le gare d’appalto per la costruzione di data center che dovrebbero aprirsi (forse) a luglio riguarderanno impianti più contenuti, quattro centri con almeno 25.000 GPU e tre con almeno 40.000 processori nella prima fase.

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Intelligenza artificiale, Trump firma l’ordine che mette d’accordo i Maga
Donald Trump (Getty Images)
  • Le Big Tech, senza obblighi, possono sottoporre i modelli al controllo della Casa Bianca.
  • Bruxelles vara in ritardo un piano per la sovranità tecnologica, puntando sullo sviluppo di data center. Necessari, ma energicamente insostenibili con le sole fonti rinnovabili.

Lo speciale contiene due articoli.

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Pannelli più cari: Pechino detta la transizione
Una fabbrica cinese di pannelli fotovoltaici (Ansa)
La Commissione blocca i fondi per l’import dei dispositivi cinesi per motivi di sicurezza. Peccato che il Dragone ne abbia quasi il monopolio. Intanto Xi ha sospeso i sussidi ai prodotti fotovoltaici: così il costo dell’energia solare imposta dal Green deal salirà.

La Ue ha deciso di sospendere l’erogazione di finanziamenti a qualsiasi progetto energetico che impieghi inverter provenienti da Cina, Russia, Iran e Corea del Nord. La motivazione ufficiale è quella che, nel vocabolario di Bruxelles, si chiama «preoccupazione per la sicurezza delle infrastrutture critiche».

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«Stop all’export di benzina, incentivare le bioraffinerie ma eliminare le tasse green»
Edoardo Rixi (Imagoeconomica)
Il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi: «Senza il mercato unico Ue pagheremmo l’energia meno Grandi problemi con l’asfalto, un derivato del petrolio: serve rinviare le scadenze Pnrr».
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Va male pure il verde. L’Oscar dei flop lo vince Farinetti
Oscar Farnietti (Imagoeconomica)
Dopo le disavventure con Fico e Eataly, l’imprenditore vicino alla sinistra chiude i negozi del centro commerciale Green Pea.

L’oscar dei flop non glielo toglie nessuno. Si difenderà dicendo che ha dato spazio ai figli. È la strategia Gianni Zonin, sempre dalle parti del vino siamo: dare tutto ai ragazzi prima che il clima si faccia pessimo. Eh già perché lottare contro il riscaldamento globale comporta dei sacrifici. Lo sa bene Natale Farinetti in arte Oscar che vede naufragare anche la sua ultima meravigliosa idea: il pisello verde detto anche Green Pea che chiude dopo neppure sei anni.

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