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Gli antifa riducono in fin di vita un giovane
Una manifestazione contro il collettivo «Némésis». A destra, due immagini dell'aggressione di Lione (Ansa)
A Lione un ragazzo di 23 anni, che faceva parte del servizio di sicurezza del collettivo femminista di destra «Nemesis», è stato aggredito da un gruppo di antagonisti. Tra loro, forse, anche il collaboratore di un deputato di estrema sinistra.

Alla fine potrebbe scapparci il morto. Si chiama Quentin il giovane attivista identitario francese pestato a morte da un branco di militanti antifascisti. Quentin ha 23 anni, è uno studente di matematica e la sua unica «colpa» è stata quella di aver voluto proteggere sei ragazze di Némésis, il collettivo femminile delle giovani identitarie francesi che difendono i diritti delle donne contro i soprusi degli immigrati (e il silenzio dei media). Negli ultimi tempi, peraltro, Némésis ha iniziato a spopolare sui social, con azioni e video che sono diventati virali.

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Donna, ingegnere aerospaziale dell'Esa e disabile. La tedesca Michaela Benthaus, 33 anni, prenderà parte ad una missione suborbitale sul razzo New Shepard di Blue Origin. Paraplegica dal 2018 in seguito ad un incidente in mountain bike, non ha rinunciato ai suoi obiettivi, nonostante le difficoltà della sua nuova condizione. Intervistata a Bruxelles, ha raccontato la sua esperienza con un discorso motivazionale: «Non abbandonate mai i vostri sogni, ma prendetevi il giusto tempo per realizzarli».

Segregata fino alle nozze combinate
(IStock)
Rimini, arrestati due genitori originari del Bangladesh: la figlia 18enne maltrattata e riportata in patria con l’inganno perché già «promessa» a un signore benestante.
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Matteo Lovisa: «Juve Stabia in B: il lavoro fa miracoli»
Matteo Lovisa (ufficio stampa Juve Stabia)
Il ds specializzato in promozioni: «L’obiettivo era la salvezza, ma passo dopo passo abbiamo alzato l’asticella. Il mio segreto? Zero social e 20 ore di lavoro al giorno. L’algoritmo serve, però è l’occhio a fare la differenza».
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Non abortisce: le portano via il bambino
(Istock)
Ragazzina sinti tradita dai servizi sociali. Dopo essere rimasta incinta ed essersi rifiutata di interrompere la gravidanza, la tredicenne non può riconoscere il figlio. A differenza del padre biologico, che è sotto inchiesta per avere abusato di lei.
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