In due anni il mondo è cambiato. Tregua USA-Cina con l’accordo Trump-Xi. Volkswagen, trimestre in rosso. Rame, i prezzi record preoccupano le fonderie cinesi.
Maria Carla Bocchino (Ansa)
La dirigente Maria Carla Bocchino: «I nitazeni, acquistabili sul Dark web, cominciano a diffondersi e sono la principale minaccia, anche perché vengono pubblicizzati via social. Le mafie, però, puntano ancora sulle sostanze tradizionali».
«Il fentanyl in Italia non ha ancora attecchito. Ma sarebbe un errore pensare che il pericolo non esista, in realtà, però, c’è una nuova sostanza che stiamo monitorando e che ci dà preoccupazione, è un oppioide noto come nitazene». La dirigente superiore della polizia di Stato, a capo del Servizio studi, ricerche, informazioni e progetti della Direzione centrale servizi antidroga, Maria Carla Bocchino , non ha dubbi: «I nitazeni, acquistabili sul Dark web, cominciano a diffondersi e sono la nuova minaccia, anche perché vengono pubblicizzati via social».
Ci sono stati già dei sequestri?
«Più che sequestri, proprio di recente, ci sono stati dei ritrovamenti. Era stata usata come sostanza da taglio per produrre altri stupefacenti».
Di che tipo?
«In mix con eroina e cocaina, per esempio».
Mentre per il fentanyl?
«Il fentanyl in Italia non è esploso come nel continente americano. In sei, sette anni abbiamo trovato pochissimi grammi. Ma alle porte ci sono, come detto, altri oppioidi sintetici, cioè quelle sostanze chimiche che imitano i derivati dell’oppio. Sono molto più pericolose, bastano dosi infinitesimali per causare dipendenza e morte. Il rischio è la letalità immediata».
Come arrivano in Italia queste sostanze?
«Per ora i canali sono quelli postali. Le spedizioni vengono fatte via internet. Il fentanyl è cento volte più potente della morfina. È leggerissimo, trasportabile in buste sigillate e acquistabile online. È un farmaco, sì, ma potentissimo. E per questo in Italia è soggetto a prescrizione rigidissima».
C’è il rischio che la criminalità organizzata italiana metta le mani su queste droghe?
«Per ora no. Le nostre indagini non hanno rilevato interesse da parte delle mafie italiane. I gruppi storici sono ancora concentrati sui traffici tradizionali: cocaina, eroina, hashish. Il fentanyl è troppo rischioso. Una dose sbagliata uccide. Le mafie puntano sulla sopravvivenza e sulla fidelizzazione, non sulle stragi, che attirano troppa attenzione».
Chi lo traffica nel mondo?
«I narcos messicani sono i principali fornitori degli Stati Uniti e del Canada. I cartelli colombiani iniziano a interessarsi. Gli albanesi sono grandi intermediari. Ma da noi, per ora, le uniche tracce arrivano da furti in ospedali o da diversioni terapeutiche: ovvero quando l’uso corretto di un farmaco viene deviato per scopi ricreativi».
E il crack?
«L’allarme è forte. Il crack è un derivato della cocaina. Negli ultimi anni abbiamo visto una crescita esponenziale. Costa poco, è facile da produrre, e crea dipendenza immediata. È un cotto e mangiato. Si consuma subito, perché è volatile. E diventa una trappola: dopo la prima assunzione, hai già bisogno della seconda».
Chi lo consuma?
«Si è abbassata l’età media. Circola nei contesti più depressi, nelle periferie, nelle aree marginali. Costa poco al grammo ed è molto più abbordabile. E quindi lo troviamo anche tra le fasce più giovani e meno abbienti».
La criminalità organizzata commercia il crack?
«Sì. L’Italia non è un Paese produttore, ma di transito. La coca arriva dal Sud America, fa scali, e qui si trasforma. Il crack viene preparato in laboratori improvvisati. E poi immesso nel mercato. Qui c’è il business della criminalità organizzata».
Anche la cannabis è cambiata?
«Assolutamente sì. Non è più lo spinello di una volta. La concentrazione di Thc (il principio attivo, ndr) è altissima. E spesso è misto a sostanze sintetiche. Il tossicodipendente non lo sa e intanto danneggia il suo cervello in modo irreversibile. Le cellule cerebrali, una volta alterate, non tornano più come prima. È una bomba a orologeria per il sistema nervoso».
Ghb e Gbl, le cosiddette droghe dello stupro?
«Non sono diffusissime, ma presenti. Il Ghb è un sedativo. Sparisce dal corpo in poco tempo. Il Gbl è il precursore, si trasforma in Ghb una volta ingerito. Peraltro il Ghb è una sostanza che il nostro corpo produce naturalmente, ma se viene assunto in forma concentrata si ottiene l’effetto psicoattivo. Il Gbl è usato anche nell’industria, quindi non si può vietare facilmente. Per esempio viene usato per la panna montata. Come per il gas dei palloncini, che, anche se qui da noi non è diventato un fenomeno diffuso, può essere usato per sballarsi».
Il rischio è la somministrazione inconsapevole?
«Esatto. Sono incolori, insapori, inodori. Possono essere sciolti in un bicchiere. E il rischio è altissimo. Se mischiati con alcol o altre droghe possono provocare choc, arresti cardiaci, ictus. Ma di per sé, il Ghb non è sempre letale. Il problema è il mix di sostanze».
Cocaina rosa: c’è o è una leggenda metropolitana?
«C’è. Ma non è vera cocaina. È una sostanza sintetica, che non è naturalmente rosa, ma lo diventa solo grazie a degli additivi. Dentro c’è di tutto: ammoniaca, metanfetamine, precursori chimici. È una sostanza molto pericolosa. Non è diffusissima, ma circola. Viene usata in contesti dove non c’è disponibilità di droghe pure e, allora, si mescolano le scorte residue o quello che si trova a casa».
Quali sono oggi le sostanze più consumate dai giovani?
«Se togliamo le droghe naturali, oggi il podio spetta a crack, ketamina e anfetamine. La ketamina è un farmaco, usato anche in medicina, ma nei contesti ricreativi viene sniffata o ingerita. Le anfetamine, comprese le pasticche di ecstasy, sono tra le più consumate. Costano poco, danno effetti euforici immediati, ma hanno un impatto devastante».
Quanto conta l’informazione?
«Tantissimo. Purtroppo c’è una cattiva informazione generale sulle droghe. I ragazzi iniziano per gioco, con uno spinello o una pasticca, magari accompagnata da alcol. E poi inseguono effetti sempre più forti. Basta avere una base di chimica e muoversi con qualche click su Google per trovare e ordinare i precursori e fabbricare la droga in casa».
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- Non è vero che i danni alla salute sono lievi. E legalizzarle non fa diminuire i consumi né mette fuori gioco la criminalità.
- Il responsabile del centro di accoglienza Ets: «Gli adolescenti cercano un sostituto dei legami sociali che hanno perso. Le sostanze disponibili (anche online) sono centinaia, alcune durano una sola stagione».
- San Francisco, la città simbolo degli esperimenti sociali progressisti, è spaccata in due: «zombie» vittime del fentanyl in strada, ricchi politicamente corretti rinchiusi nei quartieri chic.
Lo speciale contiene tre articoli.
«Abbiamo un abbassamento dell’età del primo approccio della popolazione giovanile alla droga, con quasi 960.000 giovani tra i 15 e i 19 anni, ossia il 39% della popolazione studentesca, in pratica quattro studenti su dieci, che hanno assunto nella loro vita almeno una volta una sostanza psicoattiva illegale». Così, giorni fa, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano aveva sintetizzato le 112 pagine della Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia. Un documento pubblicato in tempi in cui, a livello nazionale e internazionale, le spinte per la legalizzazione delle cosiddette «droghe leggere» sono sempre più pressanti
Il 25 giugno scorso, davanti al ministero dell’Istruzione e del Merito, i Radicali Italiani hanno piantato una piantina di cannabis e Filippo Blengino, tesoriere del partito, ha espresso la necessità di una sua legalizzazione. Il giorno dopo la Corte suprema del Brasile, con otto voti a favore e tre contrari, ha deciso di depenalizzare il possesso di cannabis per uso personale. Sempre il 26 giugno – che è la Giornata mondiale contro l’abuso e il traffico illecito di droga – l’Onu ha pubblicato il World Drug Report 2024, sostenendo che, a livello internazionale, la legalizzazione della marijuana «potrebbe» aver contribuito a ridurre le dimensioni dei mercati illeciti e il suo stesso consumo. Notizia che avrà fatto felice la Germania che, da aprile, è il più grande Paese Ue ad aver legalizzato la cannabis a scopo ricreativo, dando il là alla segretaria del Pd, Elly Schlein, per rilanciare il tema anche in Italia.
La connotazione ideologica dei supporter della legalizzazione della cannabis - e la stessa prudenza con cui l’Onu parla dei presunti successi di questa strategia -, suggerisce di dare uno sguardo alle evidenze più sicure, che in realtà vanno nella direzione opposta alle tesi antiproibizioniste; a partire dall’idea che staremmo parlando di una sostanza «leggera». Così «leggera» che a marzo, su Scientific American, Jesse Greenspan ha scritto un articolo dove segnala che «oltre agli effetti collaterali minori su cui molti consumatori scherzano, come la perdita di memoria a breve termine, studi recenti hanno collegato la marijuana a effetti negativi sulla salute che coinvolgono polmoni, cuore, cervello e gonadi», senza dimenticare «la schizofrenia, la psicosi e la depressione, che influisce sul comportamento e sul rendimento scolastico». Proprio una sostanza «leggera», non c’è che dire. Un’altra classica tesi narcofila è quella per cui legalizzare una sostanza contribuirebbe, anche se non è chiaro perché (per la fine del fascino del proibito?), a ridurne l’uso.
Peccato che un’indagine uscita nel 2021 sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, basata sui dati raccolti tra 300.000 studenti in 15 anni e in 20 distinti Paesi, abbia rilevato il contrario, e cioè che, se da un lato «forme di intervento restrittivo riducono la prevalenza generale del consumo», dall’altro, «riforme più liberali paiono legate ad un aumento della percentuale di studenti che iniziano ad usare cannabis». Chiaramente, a più consumo di droga corrispondono più conseguenze negative. Lo scorso anno su Substance Use: Research and Treatment è uscita una ricerca che, a partire da 61 studi pubblicati tra il 2016 al 2022, ha verificato l’impatto della legalizzazione della cannabis «a scopo ricreativo»; ebbene, per quanto la letteratura dia «risultati contrastanti», non si è avuta difficoltà a rintracciare le «conseguenze negative della legalizzazione, come aumento dell’uso da parte di giovani adulti, delle visite mediche correlate alla cannabis e delle guida in stato di ebbrezza». A proposito di guida in stato di ebbrezza, in uno studio dell’Università della British Columbia pubblicato sul New England Journal of Medicine - tra le massime riviste scientifiche al mondo - cura di Jeffrey Brubacher si sono esaminati i campioni di sangue di oltre 4.339 conducenti rimasti «feriti moderatamente» e che, tra il 2013 e il 2020, hanno ricevuto successive cure presso quattro centri traumatologici. Ebbene, a partire da tale campione, si è visto come, se prima della legalizzazione della cannabis il 3,8% dei conducenti feriti aveva concentrazioni di Thc superiori al limite di guida legale canadese (due nanogrammi/ml), tale percentuale, dopo la legalizzazione, è schizzata all’8,6%. Un’impennata clamorosa in soli due anni: un dato che deve far riflettere.
Altre due tesi antiproibizoniste sono quelle secondo cui la droga legale toglierebbe terreno a mafie e mercato nero. Iniziando con le mafie, una risposta alla vulgata è stata già data nel 2019 sul Corriere della Sera, testata non certo conservatrice, da Massimo Gaggi, a partire dall’esperienza di ben 11 Stati Usa e del Canada. «Ci si aspettava di spazzare via un intero settore dell’economia criminale creando al tempo stesso un nuovo settore economico legale che produce lavoro ed entrate fiscali», spiegava Gaggi, aggiungendo: «Non è andata così: tanto in Canada quanto negli Usa la marijuana illegale continua a prevalere su quella che transita per i canali regolari. In sostanza il racket della droga si è dimostrato abile e reattivo nell’abbassare i costi del suo prodotto importato illegalmente».
Anche l’idea di chissà quali introiti fiscali vacilla. Nel 2022 Robin Goldstein e Daniel Sumner hanno dato alle stampe il libro Can Legal Weed Win? The Blunt Realities of Cannabis Economics (University of California Press) in cui raccontano come, a 10 anni dall’esperimento americano della legalizzazione della marijuana, molte aziende di marijuana restino in rosso e le entrate fiscali siano irrisorie, col mercato legale che cresce pianissimo. Per dire, a tre anni dalla legalizzazione, Goldstein e Sumner stimavano che appena un quarto dell’erba fosse importata in California da venditori autorizzati. Da qualunque angolazione la si guardi, insomma, la legalizzazione delle «droghe leggere» è un danno o un flop: in ogni caso, una fregatura.
«L’età di chi inizia è scesa ancora. E ogni fascia sociale è coinvolta»
Sociologo e dirigente del Centro Trentino di Solidarietà Ets - associazione che gestisce una comunità terapeutica per la prevenzione, cura e riabilitazione di persone con dipendenze patologiche sia chimiche che comportamentali e una casa per la cura di persone con Hiv-Aids e patologie correlate alle dipendenze, - Antonio Simula, 52 anni, ha un osservatorio privilegiato sul fenomeno della tossicodipendenza. La Verità lo ha contattato per un commento sulla situazione, alla luce anche dell’ultima Relazione annuale.
Simula, che giudizio dà del quadro emergente dall’ultima Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia?
«Di emergenza droga se ne parla da anni. Dalla prima Relazione al Parlamento, il fenomeno delle tossicodipendenze rappresenta una drammatica realtà che colpisce “democraticamente” l’Italia intera. Non ci sono più fasce di età o classi sociali più coinvolte. Dopo ogni presentazione si discute sulle strategie da adottare per ridurre la crescita di questo fenomeno che ogni giorno pone fine alla vita di decine di giovani. Il consumo di alcol e sostanze stupefacenti tra gli adolescenti non ha registrato diminuzioni rispetto al passato ma è cambiato l’atteggiamento sociale: si è trasformato in una silenziosa tolleranza dell’ormai “ne fanno uso tutti”».
C’è chi, alla pubblicazione della Relazione, ha colto la palla al balzo – dato che la cannabis rimane la sostanza più usata dai giovani – per rilanciare la richiesta della legalizzazione di questa sostanza. Che ne pensa?
«La cannabis è la sostanza più usata sia come sostanza primaria che come sostanza secondaria, seguita dalla cocaina usata associata all’uso problematico di alcol. L’attenzione verso la cannabis è sacrosanta, certo. Ma sono state segnalate più di 800 droghe sul mercato, molte delle quali disponibili su Internet. Nel mercato dello sballo è sempre più florida la produzione di nuove sostanze psicoattive. Sono sostanze che vanno fortissime per una stagione, poi vengono abbandonate. I ragazzi portano con sé una sofferenza psichica profonda che cercano di attenuare sia con l’alcol e le droghe, ma anche con l’autolesionismo e con un rapporto alterato con il cibo. Ma secondo lei il problema fondamentale è la legalizzazione della cannabis? Ma piuttosto che pensare alla legalizzazione, sarebbe l’ora di riconsegnare l’adolescenza ai nostri figli, con nuovi e solidi riferimenti valoriali».
A spingere i giovani verso le droghe, oggi, è ancora una certa cultura dello sballo oppure prevale il disagio?
«L’età della prima assunzione è sempre più precoce. Oggi le droghe come i comportamenti additivi sono sostitutive dei legami sociali. Abbiamo un’adolescenza abbandonata. In Italia, ogni anno sono circa quattro milioni i ragazzi e le ragazze che decidono di togliersi la vita o tentano di farlo. Il cambiamento della tipologia di sostanze e della modalità della loro assunzione si inserisce in una cornice di grandi mutamenti sociali e culturali; come veri e propri prodotti di mercato, le sostanze rispondono a tutti i molteplici bisogni del consumatore. A seconda dell’esigenza si consumano droghe stimolanti come i derivanti delle anfetamine o la cocaina, o rilassanti come la cannabis e l’hashish. Si aggiungono poi le new addiction, che vanno a complicare la situazione. Il fenomeno della dipendenza è figlio di una società che ha delegato la formazione e la trasmissione dei valori ad una cultura che vuole “tutto e subito” e anche che sia facile ottenerlo».
Cosa possono fare la politica e le istituzioni per una maggiore prevenzione del fenomeno?
«La droga in Italia ha un giro d’affari di oltre 15 miliardi di euro ed il consumo di sostanze è percepito dai giovani come un marker di successo e identitario pericolosissimo. Bisogna investire su un sistema di prevenzione che non gravi solo ed esclusivamente sulla famiglia ma che avvenga attraverso il supporto ed il coinvolgimento della comunità di appartenenza. Il risultato di un lavoro di rete tra le amministrazioni locali e le principali agenzie educative. Le amministrazioni, la prefettura, i consultori, le scuole, le agenzie educative tutte - oratori, centri sportivi ed allenatori, centri di aggregazione giovanile, altre realtà di volontariato -, devono proporre un’azione formativa sinergica e permanente ed essere quindi in grado di sostenere la famiglia, sempre più sola, nel suo ruolo educativo. È responsabilità del mondo adulto offrire ai giovani occasioni di vita, occasioni in cui si sentano protagonisti e attori principali della propria vita. E non dobbiamo aver paura di proporre loro occasioni forti perché altrimenti se le vanno a cercare altrove».
La distopia liberal di San Francisco
Solo nello scorso mese di maggio sono morte 66 persone, più di due al giorno. È il tragico, parziale e in continua evoluzione bilancio dei morti di overdose di San Francisco, la metropoli americana da anni stretta nella morsa della tossicodipendenza. Per ricordare qualche numero, nel 2022 i reclami relativi all’uso di aghi in luoghi pubblici sono stati quasi 6.300. Lo scorso anno i morti per overdose sono stati 806: il dato peggiore di sempre per la ricca città della west coast, e soprattutto è un dato che segna un’impennata devastante. Nel 2017, infatti, lo stesso comunque tragico conteggio era di 222 vittime: significa che in sei anni l’aumento delle morti per droga è stato di oltre il 260%. Se lo scorso anno è stato terrificante, come ha scritto Yoohyun Jung sul San Francisco Chronicle, il 2024 è già «sulla buona strada per raggiungere quasi i numeri del 2023».
Il protagonista di questa impennata è il fentalyl, la «droga degli zombie» che sei anni fa mieteva il 10% delle vittime di overdose mentre oggi è di gran lunga il killer più prolifico. Benché la città sia dalla storica fama progressista – è qui che Kamala Harris, la vice di Joe Biden, ha fatto la procuratrice distrettuale -, per arginare la situazione il sindaco London Breed è da poco ricorsa a misure drastiche, da un lato rendendo obbligatorio lo screening antidroga per i beneficiari dell’assistenza sociale, dall’altra allentando le restrizioni per gli agenti di polizia; misure che Politico non ha esitato a definire «di destra».
Resta da capire se questo basterà a mettere sotto controllo la situazione in una città che il degrado lo attira anche da fuori. Dei 718 fermati per abuso di sostanze tra il 30 marzo 2023 e il 2 febbraio 2024, quasi la metà – il 47% – non ha dichiarato di vivere a San Francisco. Numeri, ha detto il sindaco Breed, «che sono la prova che dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per chiudere i nostri mercati della droga che stanno attirando gente qui». Il dato che colpisce è che molte di queste drammatiche criticità sono concentrate in alcuni quartieri, come Tenderloin, dove il degrado è totale, con vie dove è normale imbattersi in feci umane; viceversa, in altre zone della città i ricchi continuano a vivere quasi indisturbati. Soprattutto, continua indisturbata la propaganda progressista, che ha in questa metropoli una sua Mecca.
Basti ricordare che a San Francisco, visto che bianchi e neri non avevano gli stessi risultati, dei funzionari avevano abolito l’algebra per i bambini delle nostre medie al fine di favorire l’«equità»: è stata reintrodotta ad aprile dopo 10 anni. C’è perfino un programma di reddito garantito per i trans, si chiama Guaranteed income for trans people. Se cambi sesso, in pratica, puoi vivere di sussidi.
Naturalmente, tornando alla droga, San Francisco è anche un laboratorio dov’è stata testata la legalizzazione di quelle «leggere». Che si sta rivelando un fallimento, come ha confermato a un imprenditore del settore, Nate Haas, che gestisce il Moe Greens Dispensary & lounge a San Francisco: «Facciamo pagare troppo ai nostri clienti, è dura competere con il mercato illecito». Da buon politico, il governatore Gavin Newsom pubblicizza la California come il più fiorente mercato legale di cannabis al mondo, ma chi su quel mercato deve camparci lotta ogni giorno con coltivazioni, distribuzione e rivendite illegali che – evadendo il fisco – possono offrire prezzi molto più bassi. La marijuana legale è dunque solo un regalo al degrado, in realtà. L’ennesimo, in questo caso, di una metropoli allo sbando.
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Il sottosegretario Alfredo Mantovano fa il punto sul Piano di prevenzione contro la droga sintetica: «Attenzione specifica al dark Web». La diffusione dell’oppioide preoccupa, anche perché scarseggia l’antidoto, prodotto solo all’estero: «Ci stiamo attivando con Aifa».
Il Fentanyl dopo aver invaso gli Stati Uniti, come previsto, alla fine è arrivato anche in Italia. «Si compra nel dark Web, i siti che lo spacciano sono per lo più cinesi e inviano la sostanza tramite posta dopo aver ricevuto il pagamento che avviene in criptovalute quindi, con transazioni non tracciabili».
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ieri ha fatto il punto sul dossier a due mesi dall’avvio del Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di Fentanyl e di altri oppioidi sintetici, messo a terra dal governo. Dopo il caso di Piacenza di novembre scorso che fece scattare l’allarme, adesso i casi di cronaca cominciano a moltiplicarsi tanto che nei giorni scorsi il ministero della Salute ha inviato alla Regioni una nota firmata dal direttore generale della prevenzione Francesco Vaia, per segnale l’innalzamento dell’allerta per il Fentanyl in Italia al livello 3. L’allarme è scattato dopo che a Perugia (seconda provincia in Italia per numero di morti per droga dopo Fermo), è stata sequestrata dell’eroina tagliata con la sostanza. L’eroina era il 50%, poi c’erano anche codeina (30%) e diazepam (15%) oltre al 5% di Fentanyl. Il Sistema nazionale di allerta rapida coordinato dal Dipartimento per le politiche antidroga si è dunque attivato. Il governo si è fatto trovare pronto.
«Abbiamo fatto una prima verifica del lavoro svolto fino a oggi, come facciamo per i principali dossier, perché non si tratti di uno spot iniziale», ha spiegato Mantovano, che ha annunciato per il 2025 l’intenzione di organizzare una «Conferenza nazionale sulle dipendenze. La precedente è stata nel 2021, ma in modalità Covid. Sarà l’occasione di un aggiornamento dello stato delle dipendenze in Italia, non soltanto da stupefacenti, ma anche da alcol, fumo, gioco d’azzardo, prodotti web». Per quanto riguarda il Fentanyl «la diffusione attraverso il dark e anche deep Web», ha avvisato il sottosegretario che ha invitato le famiglie a monitorare i propri figli, «può avvenire o con prescrizioni mediche vere e proprie o con la vendita come farmaco senza prescrizione ma anche con denominazioni mascherate come “China White” che indica il Fentanyl». Sulla cosa, oltre alle forze dell’ordine, stanno lavorando anche i servizi di intelligence impiegati a condividere le informazioni anche con gli altri Paesi impegnati nella lotta al traffico di droga. Inoltre, la Procura nazionale antimafia ha messo su un gruppo di lavoro formato da diversi procuratori distrettuali incluso quello di Perugia «per elaborare protocolli di intervento». Sul dossier «sono sensibilizzate tutte le Procure, anche quelle ordinarie», ha spiegato Mantovano che ha promesso di dotare le forze dell’ordine di Naloxone spray, un farmaco salvavita, un antidoto all’insufficienza respiratoria causata da intossicazione da Fentanyl. Il farmaco tuttavia non potrà essere immediatamente disponibile perché la sua produzione è scarsa. «Il farmaco è sicuramente un salvavita, prodotto in quantità ridottissime da un’azienda che si trova fuori dal territorio nazionale. Vi è una esigenza molto forte che sia in dotazione alle forze dell’ordine, quindi immaginiamo un avvio di ordinativi graduale per arrivare in tempi ragionevoli a dotare tutte le forze dell’ordine che fanno i controlli». Ha chiarito Mantovano che sollecitato dalla Verità, ha aggiunto che oltre ai ministeri dell’Interno e della Salute se ne sta occupando anche Aifa.
L’impegno del Piano si snoda non solo a livello interno ma anche internazionale. Alla conferenza stampa di ieri era presente infatti anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. «In perfetta sintonia con i nostri alleati internazionali stiamo lavorando per contrastare l’uso delle droghe sintetiche: questa minaccia è stata al centro dei lavori del G7. Abbiamo stabilito una collaborazione operativa contro la loro produzione e diffusione», ha spiegato il vicepremier aggiungendo. «Stiamo lavorando anche con gli Usa, ci sono state più di una riunione con Antony Blinken (segretario di Stato americano, ndr)che ringrazia l’Italia per il suo impegno. La nostra ambasciata a Washington sta lavorando su altre azioni coordinate. Abbiamo disposto una campagna informativa come ministero. E il tema sarà al centro dei miei prossimi incontri con i paesi asiatici».
L’attenzione è altissima dunque anche perché quelli di Piacenza e Perugia non sono casi isolati. A Gioia Tauro è stata scoperta pochi giorni fa una farmacia clandestina che smerciava stupefacenti tra cui anche il pericoloso oppioide sintetico. Una beffa perché doveva essere un banco solidale per la distribuzione di medicinali per persone indigenti. Al momento del controllo, erano presenti due persone che sono state denunciate in stato di libertà alla procura di Palmi per esercizio abusivo della professione medica, violazioni del testo unico in materia sanitaria e violazione del testo unico sugli stupefacenti. A Firenze invece, un’infermiera ospedaliera è stata trovata morta nel suo appartamento zeppo di numerose confezioni di Fentanyl, vari strumenti chirurgici e altri ferri del mestiere. I carabinieri indagano sul caso.
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2024-04-26
Droghe letali estratte dai medicinali. In commissione il decreto del governo per contrastarle
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(IStock)
Fentanyl e efedrina, principi attivi farmacologici alla base di droghe sintetiche letali. In commissione il decreto governativo le misure per contrastare la diffusione di sostanze che negli Usa hanno già causato migliaia di vittime tra i giovani.
Sintetizzare una droga letale a partire da un medicinale veterinario, o a volte da un semplice spray nasale. È l’ultima frontiera degli stupefacenti, che soprattutto negli Usa sta causando decine di migliaia di vittime per overdose. Un quadro allarmante al quale il nostro governo sta cercando di porre rimedio, a partire dalla non facile catalogazione e aggiornamento delle liste di sostanze proibite in continuo e vorticoso aumento. Poco più di un mese fa, il Consiglio dei ministri ha approvato uno schema di decreto legislativo che allarga ai cosiddetti “precursori” delle droghe sintetiche il divieto di esportazione e commercio, operando anche un giro di vite a livello penale. In cima alle preoccupazioni dei governi, a livello globale, c’è il Fentanyl, un oppioide sintetico inventato negli Stati Uniti decenni orsono, molto più potente della morfina e alla base di potenti antidolorifici utilizzati prevalentemente per le cure palliative dei malati oncologici. Negli ultimi anni, negli Usa il commercio illegale di questa sostanza, anche attraverso il dark web, ha raggiunto numeri altissimi e a farne le spese sono stati gli adolescenti: si stima che circa 100mila siano morti di overdose. Da qui l’allarme per l’Europa, dove le agenzie nazionali e comunitarie preposte alla repressione hanno già previsto uno sbarco in massa del Fentanyl e di altre droghe sintetiche. Nel decreto in questione, si interviene anche per applicare un maggiore controllo sui canali di vendita, chiedendo alle farmacie di applicare misure anti-furto severe, e prevedendo segnalazioni all’autorità giudiziaria dei medici che prescrivessero dosi eccessive di Fentanyl.
Ma i nuovi “precursori” non si limitano a questo oppiaceo sintetico legale: nelle nuove tabelle è stata inserita anche l’efedrina, nota ai più per essere la sostanza per cui il calciatore Diego Armando Maradona fu squalificato per doping ai mondiali svoltisi in Usa nel 1994. L’efedrina è contenuta, sotto forma di principio attivo, in numerosi farmaci d’uso comune, come i decongestionanti e gli spray nasali ma, se assunta in dosi più alte, assume un ruolo psicotropo e fortemente nocivo. Negli ultimi tempi le forze dell’ordine hanno riscontrato un sensibile incremento dell’uso di efedrina negli studenti, come “doping” per la concentrazione. A livello chimico, poi, l’efedrina è usata anche come “precursore” chimico delle famigerate e diffusissime metanfetamine.
Il decreto, oltre a inasprire in linea generale le pene per il commercio di tutte le tipologie di stupefacenti, estende queste a chi esporta medicinali e prodotti veterinari a base di efedrina o pseudoefedrina verso Paesi extra UE, senza l’autorizzazione delle competenti autorità italiane. Vengono poi aumentate le pene per la produzione, il traffico e la detenzione di Fentanyl e dei suoi analoghi e prevista la confisca dei beni dei trafficanti di Fentanyl. Per contenere la portata potenzialmente catastrofica del fenomeno, parallelamente al decreto, il governo ha messo a punto anche un Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di Fentanyl e di altri oppioidi sintetici, che prevede tra le altre cose campagne di sensibilizzazione sui rischi del Fentanyl, formazione per le forze dell’ordine e gli operatori sanitari e interventi di trattamento e riabilitazione per le persone che fanno uso di Fentanyl. Poco dopo la sua approvazione, il Piano del governo è stato consegnato dal sottosegretario Alfredo Mantovano al Segretario di Stato Usa Antony Blinken, come atto preparatorio ai panel del G7 a guida italiana in cui si parlerà di contrasto alle droghe
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